martedì 17 giugno 2014

QUELLI CHE CHIEDONO PIU' EUROPA...QUELLI CHE......

L'impossibilità di costruire un'altra Europa e l'assoluta necessità di uscire dall'euro e dai trattati UE.
Raccomanderei agli amici lettori di stamparsi bene in testa le argomentazioni di Bagnai e quelle delle altre INFO in fondo al post,sia per capire veramente i dettagli circa l'impatto di una nostra uscita da questo sistema europeo di truffatori,sia per ridicolizzare le farneticanti affermazioni degli automi euristi.

C'è sempre una folla di incapienti mentali (piddioti vari,liberisti pentiti per il loro fallimento.....) che continuano a  chiedere più Europa...Europa federale,Stati uniti d'Europa,Europa politica....e chi più ne ha,più ne metta...
Dio ci scampi da una unione politica o altre simili soluzioni che non farebbero che moltiplicare i problemi dell' unione economica attuale,già una sciagura per i popoli.
Gli Stati Uniti d’Europa sono un progetto antistorico, il loro fallimento è sotto i nostri occhi,
I sostenitori di  queste tesi sembrano non tener affatto conto della realtà.

1- i paesi monarchici (Spagna, Benelux, Svezia, Danimarca, Norvegia ed Inghilterra) accetterebbero di federarsi in una unione repubblicana? Nel caso, si è mai vista una repubblica con enclaves monarchiche al suo interno? Anche ignorando il problema, evitando di definire la natura del nuovo stato, resterebbero problemi non secondari di convivenza fra monarchie e repubbliche, quantomeno sui principi del diritto costituzionale.

2 - Analoghe considerazioni si potrebbero fare a proposito della convivenza fra stati unitari centralizzati (come la Francia), stati federali (come la Germania) e stati regionali (come Italia e Spagna). Bisognerà scegliere un criterio unico per l’intera Unione. E se gli stati nazionali sopravvivranno come unità federate, che senso avrà suddividerli al proprio interno in ulteriori unità federate?

3 - Inoltre, non si dà Stato senza costituzione. L’Inghilterra ne ha una consuetudinaria (come altri paesi del suo vecchio impero), ma la norma è quella delle costituzioni scritte. Quando si è provato a scriverne una per la Ue, ci si sono impiegati circa cinque anni ed il risultato è stato un testo improponibile di circa 600 pagine, con articoli disseminati di commi e sottocommi che si contraddicevano a vicenda, descrivendo un processo decisionale macchinoso e caotico. Giustamente quell’aborto di costituzione venne ripetutamente impallinato nei referendum popolari di Francia e Danimarca, dopo di che non se ne parlò più. Grazie a Dio.

4 - Occorrerebbe quantomeno eleggere una Assemblea Costituente Europea, nella speranza che essa riesca a produrre in tempi accettabili (un anno o poco più, al massimo) questo tipo di costituzione. Dopo ciò, sa va sans dire, sarebbe necessario quantomeno un referendum popolare in ogni paese per vedere quali  popoli sono disposti a ratificare la nuova Costituzione e la confluenza del proprio nel nuovo Stato. Insomma, non proprio una cosa che si fa dalla sera alla mattina. Ma, nel frattempo, che fine fanno le costituzioni nazionali, restano vigenti o no? Peraltro, dopo l’eventuale approvazione della Costituzione federale, occorrerebbe adeguare le costituzioni nazionali a quella federale per tutto quanto sia in contrasto con essa. Ed occorrerebbe una Corte Costituzionale (o Suprema) Europea che giudichi se l’adeguamento sia soddisfacente o meno.

5 - Peraltro resterebbe il problema del dualismo economico fra area mediterranea e nord  Europa (e parlare di dualismo è molto ottimistico, perché in realtà le realtà divaricanti sono ben più di due)
C’è poi la fastidiosa questione della lingua: quale sarà quella ufficiale dell’Unione?
Venendo a questioni di minor peso: uno Stato ha una Capitale,  dove la mettiamo? Berlino?

Quindi,parliamo di cose più serie:secondo voi chi vince fra Germania,Brasile,Argentina,Inghilterra ed Italia?Parlo del campionato di calcio ovviamente….

http://www.aldogiannuli.it/2012/06/unita-europea/


Vediamo le altre alternative dei fautori del "più Europa",lasciando perdere quelle politiche.

 Le tre strade comunemente indicate:

(1) una “Bce simile alla Fed”;
(2) gli eurobond di qualsiasi tipo;
(3) politiche espansive del Nord

Tutte e tre le ipotesi urtano tutte contro un limite che agli occhi dell’economista risulta ovvio.
Tutte e tre comportano il trasferimento di risorse dal Nord al Sud, esattamente come comporterebbe trasferimenti simili l’esistenza di uno Stato federale europeo.
Una Bce più inflazionistica trasferirebbe risorse dai creditori ai debitori (sapete bene che l’inflazione svantaggia il creditore, che presta moneta “pesante” e viene rimborsato in moneta “leggera”, cioè dotata di minor potere d’acquisto)
Qualsiasi forma di mutualizzazione del debito comporterebbe uguali trasferimenti di risorse o garanzie da parte dei paesi del Nord; lo stesso vale, implicitamente, per qualsiasi politica espansiva del Nord.

Il vantaggio competitivo della Germania deriva, come ammettono gli stessi economisti tedeschi, dalla precarizzazione del lavoro e dalla compressione dei salari. Compressione dei salari significa espansione dei profitti.
Ci andate voi dai capitalisti tedeschi a dire che devono ridurre i propri profitti e pagare di più i propri lavoratori per fare un piacere a noi?

Quindi la fede federalista, la granitica certezza che il “più Europa” ci salverà, che sia così santa da giustificare qualche lieve danno collaterale (che tanto riguarda gli altri)si sbriciola come un wafer contro il granito della logica economica e politica: non si son mai visti dei vinti minacciare credibilmente i vincitori, dopo essersi legati le mani dietro la schiena col cambio fisso.

Ma vediamo qualcos'altro ancora ...

Nel periodo della globalizzazione abbiamo visto repressione salariale ovunque nel mondo. La caduta principale della quota salari è stata pari -8% in Germania, in Italia -5%.
La compressione dei salari nel breve periodo è una politica che frega il vicino: si cerca di fare dumping salariale, di pagare il lavoro a vile prezzo, per essere più competitivi e vendere di più all'estero, crescere sulla domanda altrui (finanziata dal debito) anziché sulla propria (finanziata dal reddito).
Alla fine però diventa sempre una politica che frega se stessi, perché la compressione dei salari distrugge il mercato interno e in un'Unione Economica distruggere il mercato interno significa andare contro la logica dell'economia.(quanto sta accadendo in Germania)

L’Eurozona è stata gestita come un gioco a somma zero, dove quello che vinceva la Germania veniva perso dai paesi del Sud.
Il gioco a somma zero sta diventando un gioco a somma negativa. L’euro è un morto che cammina.

Se si prende una valuta unica si avrà un unico tasso di interesse, e questo sarà troppo basso per i paesi deboli (sia per il loro settore pubblico che per quello privato).
Ora la Germania ci accusa, ci dice che abbiamo avuto condizioni di credito troppo facili, troppo buone, ed è vero! È verissimo! Ma è proprio questo l’argomento che dimostra quanto sia illogico l’euro, perché diversi paesi devono avere tassi di interesse diversi per gestire bene le loro economie.

Ci sono effetti perversi anche sui paesi forti, ed è importante sottolinearlo. Se si abolisce il rischio di cambio, se si eliminano i segnali legati ai tassi di cambio, le istituzioni finanziarie e private dei paesi forti presteranno troppo all'estero. Le banche tedesche hanno prestato troppo all'estero. 
Non ti puoi indebitare troppo se non c'è nessuno che presta troppo.

La moneta unica ha un incentivo perverso, per i paesi forti, oltre a quello di spingerli a prestare troppo. La moneta unica è troppo debole per i paesi forti, come la Germania, e consente dunque ad essi di fare grandi profitti rispetto esportando verso i paesi deboli. Il rovescio della medaglia è che questa facilità di far profitti col cambio drogato disincentiva gli investimenti produttivi. Il settore privato non finanziario dei paesi forti investe troppo poco a casa propria

Andiamo a vedere i dati: la Germania è il paese col più basso rapporto tra investimento e PIL in Europa nel periodo 1999-2007. Insomma: dimenticatevi la favoletta dalla Germania che è competitiva perché investe tanto. Scordatevelo,va bene? (dwellings=edilizia)



Cosa ha fatto la Germania?

Ha fatto una politica assolutamente standard di dumping salariale, esattamente quella che, ironia della sorte, rimproveriamo alla Cina....
I paesi del Nord ci danno la colpa della crisi perché non avremmo fatto le riforme strutturali. Cosa sono le riforme strutturali? Sono pagare un po' meno i lavoratori.
(a lor signori non importa più di tanto la riforma del Senato,delle Province....importa sopratutto la riforma sul lavoro,una certa riforma...facile indovinare perchè...)
La Germania ha cominciato a farlo nel 2002.
In nero vedete la quota salari in Germania dal 2002 al 2007, e il suo crollo dopo le cosiddette riforme Hartz. La discesa dei salari è impressionante, e ha reso possibile un aumento di competitività proprio perché il tasso di cambio coi principali partner era fisso.

Osservate l’andamento della disuguaglianza del reddito in Germania: vedete quanto è aumentata rapidamente dopo l'approvazione delle cosiddette riforme strutturali?



La Germania è il paese della zona euro dove le diseguaglianze sono cresciute di più in questo periodo: la povertà cresce, cresce il divario fra Est e Ovest, e quello tra lavoratori strutturati e lavoratori precari o con contratti atipici.(i tedeschi non lavorano tutti alla Volkswagen....!)
Il giochetto sporco della Germania: comprimere le dinamiche dei salari reali al di sotto della dinamica della produttività

Due condizioni sono necessarie per superare la crisi.

Primo, armonizzare i mercati del lavoro dei paesi membri, riportando i salari reali in linea con la produttività del lavoro ovunque nella zona euro, perché se un paese fa il giochetto sporco della Germania comprimendo le dinamiche dei salari reali al di sotto della dinamica della produttività alla fine saltiamo tutti. Dobbiamo regolamentare nuovamente i mercati finanziari europei, e naturalmente dobbiamo smantellare l'euro, e dobbiamo farlo ora, sia per motivi di breve termine che per motivi di lungo termine.

Per quanto riguarda il debito pubblico, la situazione attuale è molto simile a quella vissuta alla fine della Seconda guerra mondiale. Veniamo da trent'anni di guerra del capitale contro il lavoro. Cos’è successo a quel tempo, cosa è stato fatto dai governi dopo la Seconda guerra mondiale?
Questo è stato il periodo in cui i salari reali sono cresciuti in linea con la produttività, quindi c'è stata una equa distribuzione del reddito. La seconda è che abbiamo regolamentato i mercati finanziari

La liquidazione dell'enorme debito dopo la Seconda guerra mondiale è stato resa possibile da due cose:

1- intanto, da quello che gli economisti chiamano "repressione finanziaria" (io la chiamerei piuttosto "regolamentazione finanziaria").
Cosa vuol dire repressione finanziaria? Dovremmo reintrodurre per esempio qualche forma di regolamento, tipo il  Glass–Steagall Act, cioè separare le banche commerciali dalle banche d'investimento, perché il modello tedesco di banca universale non ha funzionato. Dovremmo riconsiderare la posizione delle banche centrali. L'indipendenza della banca centrale è stata additata come una minaccia alla democrazia da economisti come il premio Nobel Josef Stiglitz

2 - La seconda cosa che ha facilitato il rientro del debito è stata l'equa distribuzione del reddito: il capitalismo funzionava come afferma (o pretende) di funzionare, cioè pagando i fattori della produzione in funzione della produttività. Ciò ha favorito la crescita e ha evitato l’accumularsi di ulteriori debiti per assorbire la produzione, rendendo possibile il rientro dai debiti pregressi, perché qualsiasi problema di debito è sempre un problema di crescita del reddito.
Cosa vuol dire adeguata distribuzione dei redditi? Ci sono diverse proposte: ne prendo una di un economista tedesco, per mostrarvi che i tedeschi non sono i miei nemici.
Un'equa distribuzione del reddito vuol dire che il salario nominale contrattuale dovrebbe aumentare al tasso della crescita della produttività aumentato dall'obiettivo d'inflazione (se decidiamo di conservare un obiettivo d’inflazione comune fra paesi europei).
Questo significa equa distribuzione del reddito: che chi produce sia remunerato in proporzione al proprio contributo.
(due condizioni praticamente impossibili nell'attuale sistema euro)

L'euro è un morto che cammina (..e che fa altri morti)

(stralci sa Alberto Bagnai)

(il corsivo é nostro)


Euro, quelli che ‘se ne usciamo ci sarà la corsa agli sportelli’

Mentre gli oligarchi, quelli per i quali i suicidi provocati dalla crisi sono “l’emersione di una contraddizione tale da aprire la strada a un progetto costituente europeo”,(non c'è male come espressione delinquenziale..!),se ne stanno ben rinchiusi e defilati nei loro bunker, nelle strade, casa per casa, lotta un’improbabile armata Brancaleone di bambini soldato, mandati allo sbaraglio con argomenti tanto insulsi quanto terroristici. Fra questi, come spesso accade, il più convincente ad occhi inesperti è anche il più ridicolo agli occhi del professionista. Ma se il pubblico non coglie immediatamente il ridicolo, la colpa non è certo sua: la colpa è di un sistema dell’informazione volto da trent’anni a distorcere i più elementari fatti economici.
Per ripristinare un minimo di buon senso, però, basta poco, come spero di chiarirvi se avrete la pazienza di leggermi.

Dunque: li avete mai sentiti quelli che raccontano che se si uscisse la nuova lira si svaluterebbe, e quindi, nell’imminenza di questa prospettiva, ci sarebbe una fuga di capitali all’estero, preceduta da una corsa agli sportelli (che gli espertoni chiamano bank run)?
La conclusione dei nostri economisti improvvisati è che privando di liquidità il sistema economico italiano, questo fenomeno condurrebbe rapidamente l’Italia al collasso.

Ora, questo argomento è infondato per un semplice motivo: chi aveva soldi da portare all’estero lo ha già fatto, e ha fatto bene, per il semplice fatto che l’euro a 1.37 (diciamo 1.4, arrotondando) sul dollaro è troppo alto, come anche Prodi autorevolmente ci ha ricordato, http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/03/leuro-una-moneta-che-funzionerebbe-solo-se-fosse-la-lira/898941/  (che paraculo però...il signor Prodi!)

il che apre la strada a due soluzioni: o l’euro si svaluta, o crolla sotto il proprio peso.
La perdita da svalutazione quindi, da qui ai prossimi due anni, ci dovrà essere in ogni caso. Anch’io, che di soldi ne ho pochi, li ho portati all’estero, in modo del tutto legale, investendoli in un fondo dove ho pesato opportunamente dollaro e mercati emergenti, evitando l’Europa (il che non significa escluderla, perché non si devono mai mettere tutte le uova in un solo paniere, ed è sempre bene comprare “basso” per vendere “alto”). Punto. Chi ha senno fa così e lo ha già fatto (come credo abbiano fatto tutti quelli che mi leggono), perché non ha comunque senso investire in un continente che si sta suicidando e va da un rimbalzo del gatto morto al successivo.
http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2014/05/15/pil-italia-01-nel-primo-trimestre_04e78195-a8ca-41c4-8266-c0b46d183230.html

Se ti vuoi proteggere da una svalutazione, devi investire nella valuta rispetto alla quale sei rivalutato (cioè il dollaro) e se vuoi rendimenti devi investire in economie che crescono (Usa e emergenti).
La morale della favola è che agli intervistatori che con aria sapiente (“Eh, ora ti metto io in difficoltà!”) mi chiedono: “Ma lei cosa farebbe?”, io rispondo: “Niente, perché ho già fatto quello che c’è da fare. Lei no? Mi dispiace.”

Dirò di più.

Il rischio di svalutazione drastica, e in generale il “rischio paese” dell’Europa, è molto più remoto in caso di dissoluzione che in caso di mantenimento dell’euro. Paradosso? No, logica.
 Il nostro principale concorrente è e resta la Germania.
Ora, se noi ci sganciamo da lei, solo un fesso patentato può pensare che la Bundesbank lasci cadere la nuova lira del 20% in una notte, non solo perché non è mai successo, ma anche perché far cadere del 20% la nuova lira significa alzare del 20% l’asticella della Germania, che ora è per lei convenientemente bassa, come affermano tedeschi tanto diversi quanto Hans-Olaf Henkel e Ska Keller.
Germania e Italia hanno una struttura di vantaggi comparati molto simile e competono sugli stessi mercati terzi.
Se noi ci sganciassimo dall’euro, sarebbe interesse della Germania non calcare troppo la mano e sostenere il nostro cambio, per non perdere importanti quote di mercato.

D’altra parte, stando dentro lo “stabile” euro, ci è già successo di sperimentare svalutazioni contro dollaro del 20% pressoché istantanee. Guardate un po’ cos’è successo nel 2008, ad esempio:



Qualcuno ricorda fughe agli sportelli, inflazione al 20%, e altre amenità simili? I problemi erano, e sono, ben altri.

Mi preme anche farvi notare che se l’euro non scompare, l’unico modo per “risanare” le finanze pubbliche, devastate dal proprio generoso quanto vano tentativo di salvare la finanza privata, sarà quello di “ristrutturare” il debito pubblico.
Gentile eufemismo per il più esplicito: dare il pacco ai creditori.
Ora: con un haircut del 20% il creditore da un giorno all’altro si vede restituire il 20% in meno, ma il debitore non riallinea il proprio cambio e quindi, non recuperando competitività, non riesce nemmeno a restituire il restante 80% (è più o meno quello che sta succedendo in Grecia, se avete presente).
Con una svalutazione del 20% invece, il creditore vede sì il 20% in meno, ma il debitore recupera competitività, cresce, e il restante 80% è in grado di restituirlo. Questa è logica.

Dentro l’euro quindi c’è più rischio, per i creditori (buon motivo per sottopesare l’Eurozona nei portafogli). E allora perché tutti lo difendono?
Ma è semplice: perché il Nord, come da prassi, vuole stravincere. I creditori del Nord sanno che il 20% (o più) è comunque perso, in un modo o nell’altro, ma elaborare questo lutto diventa più facile se pensi che comunque sei riuscito a mantenere i tuoi debitori in una posizione di inferiorità competitiva (impedendo alla tua valuta di rivalutarsi).
(più che elaborare lutto,mantenere giustamente il debitore in inferiorità e continuare a goderne i benefici....)

Giova ricordare che sarà anche vero che noi italiani ultimamente non abbiamo vinto nessuna guerra, ma i tedeschi in compenso le hanno perse tutte. La storia si sta ripetendo.

Permettetemi di concludere con la madre di tutte le dilettantesche scemenze:
l’idea spesso espressa da economisti improvvisati secondo cui la famosa svalutazione del 50% (che non sarebbe tale perché i partner lo impedirebbero, come ho detto sopra) abbatterebbe del 50% in una notte (che non sarebbe una notte perché i riallineamenti anche ampi normalmente prendono almeno un anno) i nostri risparmi.

Scusate, ma i risparmi a cosa servono? In sintesi, a tirare a campare quando si smette di lavorare, no?
Ora, io mi chiedo: ma voi, che oggi fate la spesa sotto casa, a 65 anni prenderete ogni giorno l’aereo per farla a Manhattan? Così, per sapere…
I cialtroni terroristi sistematicamente confondono il valore esterno della moneta (il suo tasso di cambio) con quello interno (il suo potere di acquisto).
Se l’euro si svalutasse del 50%, significherebbe (a spanna) che un dollaro costerebbe del 50% in più. Ma voi il latte sotto casa lo comprate in dollari?
L’obiezione (ridicola) è: “Ma le materie prime si comprano in dollari!”.
Ma ragazzi: il costo delle materie prime è solo una parte del costo finale del prodotto, le strategie di prezzo delle imprese sono orientate a comprimere i margini in caso di svalutazione per evitare di perdere quote di mercato, ecc. ecc.
La morale della favola è che gli studi più recenti -  ci dicono che nei paesi europei una svalutazione si trasferisce sull’indice dei prezzi al consumo per circa il 23% nel lungo periodo.

Quindi anche una svalutazione del 50%, del tutto improbabile, farebbe aumentare l’indice dei prezzi al consumo al massimo del 0.5×0.23=11.5% distribuito su più di un anno.
Il che significa, in buona sostanza, che anche in questo scenario catastrofico l’incremento del tasso di inflazione su base annua sarebbe al massimo di 6 punti, sempre nell’ipotesi che il governo non attui contromisure, come, ad esempio, ridurre le accise sulla benzina messe da Monti, guarda un po’, per difendere l’euro..(1)
http://www.asimmetrie.org/news/svalutazione-del-cambio-e-prezzo-della-benzina/

Se invece la svalutazione fosse di un più realistico 20%, come fra 1992 e 1993, l’impatto sull’inflazione in base annua sarebbe di due punti.

Ehi, amici, come devo dirvelo? Se tanto svaluteremo dentro o fuori dall’euro, se per difendere l’euro sarebbe opportuno che la Bce provocasse un’inflazione analoga a quella che ci aspetta se ne usciamo, e se per difendere l’euro dobbiamo mettere nuove imposte sulla casa e nuove accise (e in Italia un’accisa è per sempre), mi spiegate a cosa ci serve restare dentro l’euro? 
A sentirci bravi come i tedeschi? Se avete un complesso di inferiorità parlatene con uno psicanalista: farete felici il vostro (o la vostra) partner.
Un economista, se non è un cialtrone, non vi dirà niente di diverso da quanto trovate scritto qui.


(alberto bagnai)

(cdr: corsivo tra parentesi nostro)

--------------------
NOTA

(1) Ad esempio la benzina (che un pirla terrorista del Sole24Ore,un certo Plateroti,annunciava che in caso di uscita dall'euro sarebbe aumentata di 7-8 volte...! Non c'è limite all'idiozia...)

La composizione de costo del carburante aggiornata al 1° marzo 2014

1. Accise – la voce più rilevante (69%):

Guerra in Abissinia del 1935 (1,90 lire)
La crisi di Suez del 1956 (14 lire)
Il disastro del Vajont del 1963 (10 lire)
Alluvione di Firenze del 1966 (10 lire)
Terremoto del Belice del 1968 (10 lire)
Terremoto del Friuli del 1976 (99 lire)
Terremoto in Irpinia del 1980 (75 lire)
Missione in Libano del 1983 (205 lire)
Missione in Bosnia del 1996 (22 lire)
Rinnovo del contratto degli autoferrotranvieri del 2004 (0,020 euro, ossia 39 lire)
Decreto Legge 34/11 per il finanziamento alla cultura (0,0073 Euro)
0,040 Euro per far fronte all’emergenza immigrati dovuta alla crisi libica del 2011, ai sensi della Legge 225/92
0,0089 per far fronte all’alluvione in Liguria ed in Toscana del novembre 2011
0,112 Euro sul diesel e 0,082 Euro – decreto ‘Salva Italia’ del governo Monti – 6 dicembre 2011
0,0024 “Decreto del fare” Letta-Renzi 1° marzo 2014.

2. Trasporto e raffinazione (3,10%)

3. Percentuale del rivenditore (2,90%)

4. Prezzo del greggio (25%)

Se l’aumento teorico del 20% dovuto alla svalutazione della nuova Lira deve esserci esso si abbatterà soltanto sul 25% del prezzo che coincide con la materia prima. 5%
Analoga  situazione  si  verifica  per  il  costo  del  kWh  elettrico  e  per  il  gas  naturale,
con  un forte aggravio sui costi operativi del sistema Italia

-------------------

ALTRE INFO ( oltre a quanto illustrato dal Prof.Bagnai) in ordine a smontare DEFINITIVAMENTE tutte le stupidaggini che i terrroristi mediatici euristi vanno spacciando.

A- Come si é visto una svalutazione del 20-25% della nuova lira(una volta usciti dall'euro) non comporterebbe nessun dramma di quelli paventati da certi terroristi mediatici.
Senza contare che  la  nuova  lira  si  deprezzerebbe  rispetto  all’euro-marco,  ma  potrebbe
apprezzarsi  nei  confronti  di  altre  valute  con  i  cui  paesi  di  origine  l’Italia  intrattiene
rapporti  commerciali.(Usa...).
Ma quello  che  è  importante  non  è  tanto  la  svalutazione bilaterale  fra  l’Italia  e  un  altro  paese,  ma  il  tasso  di  cambio  effettivo  che  è  una  media pesata di  tutti  i tassi di cambio bilaterali  principali misurata in base  al valore specifico degli scambi effettuati con i rispettivi paesi d’origine

B - Ma l’aspetto  più  incredibile  e  grottesco  di  tutta  la vicenda é che  secondo  gli  automi  con  una  svalutazione  della  lira  del 20-25% avremmo un’inflazione della stessa entità.Basterebbero i dati storici per controbattere che di solito ad una tale svalutazione,l'inflazione si attesta su un terzo.Molte altre variabili influiscono sull'inflazione. Fra  svalutazione e  inflazione  c’è  in  mezzo  un  oceano  di  elementi,  fattori,  variabili,  caratteristiche produttive  di  un  certo  sistema  paese  che  impediscono  la  postulata  e  quanto  mai assurda relazione diretta di causa effetto fra svalutazione e inflazione.
Fatto sta che:
- 8 settembre del 1992 uscita dell’Italia dallo SME ,svalutazione nominale effettiva del 20%,inflazione 5%
- Dall’agosto  del  2008  al  febbraio del  2009  la  moneta  polacca  si svaluta  51%,  cosa  sarà  successo
all’inflazione  in Polonia? l’inflazione  in  Polonia  diminuisce  dal  4%  al3,2%!

Forse l’automa …..è male informato!Bisogna  spiegargli  la  semplice  differenza  tra inflazione e svalutazione: 
l’inflazione misura il valore interno  della  moneta  tramite  il  potere  di  acquisto,la  svalutazione  (o rivalutazione)  serve  invece  a quantificare  il  valore  esterno  della  moneta  tramite il tasso di cambio.
La verità é che 
l’inflazione  mantenuta  artificialmente  bassa  in Europa serve più  che  altro  a proteggere  nel  tempo  il  valore  dei  grandi  patrimoni accumulati  dagli  oligarchi,  dai  capitalisti, dagli  speculatori,  e  da  tutti coloro che vivono di rendita senza sapere neppure cosa sia il lavoro.. 


C - Usciamo dall'euro,e il cambio é 1 Nuova Lira= 1 Euro (per comodità di conto)

Nel mercato interno non succede praticamente nulla,1 kg di pane costerà 1 Lira,invece di 1 euro.
Idem per i risparmi,resteranno identici,a meno che non vogliate comprare una casa in Olanda o una BMW tedesca.Certo costerebbe di più.E allora? Compreremmo più auto italiane.
Ma avrebbero convenienza i tedeschi a mantenere una tal situazione,con loro prodotti fuori mercato? Certamente no.(ecco perchè temono l'uscita dell'Italia,un mercato importante per la Germania)

D - Certo le importazioni costerebbero di più,ma i nostri prodotti sarebbero molto più convenienti....le esportazioni aumenterebbero di molto (grazie al recupero della competitività di prezzo delle aziende italiane rispetto a quelle estere e ad un miglioramento della domanda interna),facendo riapprezzare la nuova lira (la domanda di lire cresce presso gli importatori per pagare il loro import),fino a raggiungere l'equilibrio del sistema a medio termine.

E - Naturalmente,ritornando uno Stato Sovrano ,uscendo dall'euro ,e con una BC nazionalizzata,é questa che decide i tassi d'interesse.
In  uno  scenario  di  uscita  dell’Italia e  ritorno  alla  lira,con  tutto  ciò  che  comporta  in  termini  di  ripristino  di  una corretta  e  normale  politica  monetaria  da  parte  della  “nostra”Banca  Centrale Nazionalizzata,  non  si  capisce  bene  il  motivo per  cui  l’autorità  monetaria  nazionale  dovrebbe  subito procedere  ad  un  aumento  dei  tassi  di  interesse:  la  nostra bilancia  commerciale  è  pressoché  in  pareggio    e  con  la svalutazione  della  nuova  lira  dovrebbe  andare  rapidamente  in surplus,  mentre  il  perdurante  deficit  delle  nostre  partite correnti  è  dovuto  soprattutto  agli  interessi  sul debito  da corrispondere agli investitori stranieri.
I  tassi  di  interesse  potranno  essere  invece  gestiti tranquillamente  da  Banca  d’Italia  , adeguandosi  al  basso regime  di  tassi  di  interesse,  che  al  momento  viene  adottato un  po’ dovunque  da  tutte  le  Banche  Centrali  del  mondo  e consente  un  abbondante  afflusso  di denaro,  quanto  meno nel settore bancario.
La  Banca  Centrale  riprendendo  a  sostenere  direttamente  i deficit  pubblici  come  avveniva  prima dello  sciagurato divorzio  fra  Banca  d’Italia  e  Ministero  del  Tesoro  del  1981,agendo  da  acquirente residuale  dei  titoli  invenduti  può controllare  adeguatamente  i  tassi  di  interesse  sui  titoli  di Stato.


F - Il governo tasserà e spenderà in Lire,ma chi avrà un conto corrente in euro potrà mantenerlo.Ovviamente,dovendo poi pagare e comprare in Lire,sarà lo stesso correntista a dover cambiare gli euro in lire.(sempre che l'uscita dell'Italia (o della Francia) che non é la Grecia (2% del Pil europeo)non determini,come probabile,il crollo  dell’unione  monetaria  in  toto,  siglando  la  fine  dell’euro.nel qual caso ci sarebbe un riallineamento di tutte le monete europee,in base al cambio flessibile)

G - Un governo a moneta sovrana,potrà dar impulso alla DOMANDA,a tutto il sistema produttivo...finanziando opere,infrastrutture....creando così VERA occupazione,REDDITI  e aumentando la ricchezza del Paese.
Non esiste nessun pericolo di inflazione almeno fino alla piena occupazione...ma uno Stato sovrano ha comunque diversi strumenti per controllarla: emissioni di titoli per drenare circolante,imporre tasse (che hanno una ragion d'essere solo nei periodi dio crescita,e non come nella attuale situazione di vergognosa  austerity....una totale demenza l'aumento di tasse..)
Non dovrebbe più inoltre pagare interessi per finanziarsi,pagando tassi superiori all'inflazione,cosa che non consentirà mai di pagare nessun debito.Perché mai chi acquista titoli di stato privi di rischio e con la garanzia di essere ripagato a scadenza, dovrebbe ottenere rendimenti superiori all’inflazione? (come accade ora)

Un piccolo esempio di questa aberrazione (dati 2013)

Due ipotesi: USA e ITALIA

PIL Reale + Inflazione > Tasso d’indebitamento  Riduzione del debito
PIL Reale + Inflazione < Tasso d’indebitamento  Aumento del debito

Per gli USA abbiamo:
   2,2 + 2 > 1,8%  -  il debito si riduce del 2,6% ogni anno (4,4-1,8)

Per l’Italia abbiamo:
 -2,2 + 2,5 < 4% -  il debito sale del 3,7% ogni anno  (4-0,3)
 ( diciamo che raddoppia quindi ogni circa  25 anni)

Mentre l’economia USA cresce annualmente del 4,4%, la nostra povera Italia segna un preoccupante + 0,3% (-2,2 + 2,5= 0,3)in termini di crescita nominale.
Mentre l’Italia paga tassi d’interesse del 4% , gli USA pagano interessi dell’ordine dell’1,8% grazie al fatto che attraverso i vari Quantitative Easing comprano il debito emesso comprimendo i tassi .
L’Italia invece deve collocare i titoli (BTP,CCT,CTZ) sul mercato e pagare a questo un premio ben più elevato.
Il tutto accade paradossalmente mentre gli USA fanno deficit di bilancio del 7-8% annui e l’Italia, grazie al fiscal compact voluto da tutte le forze politiche in Parlamento, realizza degli avanzi primari di bilancio aumentando le tasse e cercando di comprimere la spesa pubblica.

Posto che il deficit è la condizione fisiologica di uno Stato che eroga servizi alla popolazione e che è da imbecilli pensare di voler realizzare dei Surplus di bilancio ( cosa che accade oggi), la normale conseguenza di un innalzamento delle imposte e riduzione della spesa è la contrazione della domanda, dei consumi e quindi del PIL.
Se il PIL si riduce, il rapporto Debito/PIL cresce e finisce fuori controllo come oggi, dove nonostante gli sforzi fatti , siamo in una situazione disperata. Altro che tendere al 60 %; qui si andrà dritti dritti al 150%!!

Il fiscal compact è una follia, una mostruosità: imporre a forza il pareggio di bilancio pubblico in Italia è un cappio al collo che ci strangola perché distrugge l’economia reale e vede comunque aumentare il rapporto Debito/PIL.
Se si procede attraverso l’Austerity ( riducendo la spesa ed aumentando le imposte),il reddito nominale non aumenta più e se per finanziare il tuo debito sei costretto a ricorrere al mercato per vendere i BTP, allora dovrai pagare tassi ben superiori all’inflazione anche di un 3%.
Il risultato? Il risultato è che nonostante tutti gli sforzi, ogni anno il debito pubblico aumenta,e il rapporto Debito/PIL finisce col peggiorare.

H - Il discorso sul maggiore costo dei mutui in euro, conseguente ad un ritorno alla lira e tirato in ballo ripetutamente dagli automi come controprova del disastro catastrofico di  un’eventuale  uscita  dalla  zona  euro,  risulta  in  effetti  l’argomento  più  facile  da smontare  e  in  un  certo  senso  quello  più  esilarante.  Secondo  i  ridicoli  e  caracollanti sragionamenti  degli  automi,  chi  ha  contratto  un  mutuo  in  euro  vedrebbe aumentare  il  costo  del  debito  e  della  corrispondente  rata  del  20%  circa,  in  seguito alla svalutazione dello stesso ordine di grandezza della lira.
Ma  se  questo  nuovo  debito  venisse  denominato  in  nuove  lire,  con  un  rapporto  dicambio  di  1:1  con  l’euro,  di  quale  perdita  stiamo  parlando?
 I  mutuatari pagheranno  il  loro  debito  con  la  nuova  moneta,  senza  accorgersi  minimamente  del passaggio  (la  svalutazione  nei  confronti  delle  monete  estere  non  entra  affatto  in gioco  in  questo  caso,  perché  stiamo  parlando  di  un  processo  tutto  interno  alla giurisdizione  nazionale)  e  anzi,  qualche  punto  di  inflazione  in  più li  aiuterebbe  a ripagare  con  meno  affanni  il  debito  ancorato  invece  al  vecchio  valore  della  moneta(l’inflazione  aumenta  sia  i  prezzi  dei  beni  che  dei  salari,  mentre  il  valore  nominale del debito  non viene modificato, diventando più gestibile nel corso del tempo).


Tornando alla nostra povera Italia,la verità è che siamo circondati da un manipolo di talebani dell’Euro e dell’Europa,una schiera di pirla di destra, sinistra,centro che non solo non capiscono l’economia , ma neppure l’aritmetica.

Insomma,non riesco a trovare nessuna seria controindicazione ad una uscita dalla Ue e dall'euro da parte dell'italia....ammesso poi che l'euro esista ancora....
Vedo solo vantaggi a ritornare sovrani e a gestire la propria moneta.

21 commenti:

  1. ADDENDA

    la causa dell’elevato debito pubblico, attualmente di 2.100 miliardi, sta nel fatto che negli ultimi trenta anni lo Stato italiano ha pagato più di 3.000 miliardi di interessi. La soluzione del problema è quindi ridurre il costo degli interessi sul debito ad un livello pari o inferiore all’inflazione, come accade in Gran Bretagna, Stati Uniti, Giappone, Cina o come si faceva anche in Italia fino al 1981. Anzi,di azzerarli...uscendo dall'euro e finanziandosi senza pagare interessi.Potremmo pure fare a meno di emettere titoli a questa bisogna.
    Il problema del debito pubblico non è, quindi, un problema di deficit eccessivi, ma di interessi eccessivi: ce lo dicono i dati. Basta notare che dal 1992-1993 le spese delle Stato in Italia sono sempre inferiori alle entrate e addirittura, se guardiamo alla situazione attuale nel mondo, l’Italia è oggi il paese in cui lo Stato ha il surplus di bilancio più alto! Il debito pubblico italiano è esploso di colpo tra il 1982 al 1993, quando la spesa per interessi passò da 35 a 156 miliardi (traslando le lire di allora in euro di oggi). Si può quindi sostenere che, a parità (presumibilmente) di sprechi e corruzione, il debito pubblico è raddoppiato in percentuale del Pil a causa della spesa per interessi.

    L'ECONOMIA ITALIANA E' ENTRATA IN CRISI DOPO LA PERDITA DELLA SOVRANITA' MONETARIA

    Anche l'Italia ,un tempo,era così ma, sotto Ciampi e Andreatta,nel 1981,l'Italia rinunciò al vecchio sistema e si affidò,per finanziare il proprio deficit pubblico,al mercato speculativo,coll'immediato risultato di:

    -far schizzare i tassi d'interesse

    -raddoppiare in pochi anni dal 60 al 120% il rapporto debito/pil

    -rendersi condizionabile e ricattabile dagli speculatori finanziari

    -dover pagare a questi crescenti quote del proprio reddito sotto forma di interessi sul debito

    -non poter generare denaro per spingere l'economia fuori dalla recessione

    -essere costretta ad affamare pensionati e disoccupati

    Come si è visto,i mercati in questione,cioè quelli finanziari-speculativi,non sono liberi e genuini indicatori di efficienza,bensi strumenti di profitto per chi li manipola,che non è interessato a rendere piu efficiente la spesa pubblica e la politica economica dei vari paesi,ma a guadagnare nel modo per lu piu efficiente e rapido, ossia speculate su crolli e impennate che egli stessa suscita,con strumenti che abbiamo visto in azione piu volte:lo shorting (vendita od offerta in vendita allo scoperto),il trading automatizzato ,il falso rating ecc.Quindi ha bisogno che i vari paesi siano destabizzabili,sempre con l'acqua alla gola,per costringerli a consegnar loro reddito e risparmio dei cittadini.La BCE è concepita proprio per questo:privata,segreta e irresponsabile.E tutto ciò è confermato dal fatto che l'affidamento del debito pubblico ai mercati ha prodotto un forte aumento del debito,una forte carenza di moneta per l'economia reale,una forte perdita di diritti,di reddito,di posti di lavoro ,di democrazia,di sicurezza,di speranza.
    Prima del famoso "divorzio" tra Tesoro e Banca d'Italia del luglio 1981,quest'ultima aveva la possibilità di acquistare i titoli di stato partecipando all'asta,sostenendo il prezzo d'emissione,calmierando quindi il tasso di rendimento e consentendo comunque il finanziamento del deficit.

    Tenete a mente pure questa: la riforma Draghi-Prodi che nel 1999 ha autorizzato le banche di credito e risparmio alle scommesse speculative in derivati usando i soldi dei risparmiatori e alle cartolarizzazioni di mutui anche fasulli,come i subprime loans americani.Sono sempre gli stessi....

    RispondiElimina
  2. Per i diversamente intelligenti (quelli per cui ci vuole più europa) metto a disposizione il seguente link:

    http://www.ilnord.it/c-3145_BILANCIO_A_META_2014_LA_ZONA_EURO_E_IN_STAGNAZIONE_RESTO_DEUROPA_IN_FORTE_CRESCITA_PROVA_PROVATA_DEL_DISASTRO_EURO

    Anche senza leggere l'articolo (a qualcuno potrebbe venire il mal di testa) basta dare una occhiata alla figura in fondo: CASUALMENTE i paesi di zona euro sono in stagnazione o peggio, gli altri crescono con precentuali 'da sogno', almeno per noi internati nel gulag UE.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ormai solo un incapiente mentale non si accorgerebbe della situazione,cioè che dove c'è l'euro c'é miseria (tranne ovviamente il Reich),e dove non c'è le cose vanno molto meglio.Ormai solo un deficiente non si accorgerebbe che stiamo "lavorando per loro",cioè per i tedeschi."Tra questi va degnamente annoverato il premier non eletto italiano, tal Matteo Renzi da Firenze, che nei primi quattro (dicasi quattro!) mesi del 2014 è riuscito a far lievitare il debito pubblico di una somma di miliardi pari a tutta quella cumulata nel 2013."

      Elimina
  3. Altri dati stessa conclusione:

    https://plus.google.com/u/0/+EconomiapericittadiniIt/posts/DAi8tQWsmU9

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un grande successo del Pil Italia....! Tranquillo,risaliremo certamente....i geni di Bruxelles,stanno studiando di mettere nel calcolo del Pil le puttane e la droga....faremo un figurone!

      http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2014/05/22/droga-e-prostituzione-in-calcolo-pil_853dfe27-9410-451f-ab22-134bd9d1b3e8.html

      Ogni delinquente sarà un benemerito per la crescita del paese,.....

      Elimina
  4. Grazie per queste informazioni che mi saranno utili per controbattere le obiezioni che molti miei colleghi fanno contro l'eventuale uscita dall'euro.Spero di aver capito un po' tutto,ma se io ho 10 mila euro di risparmi,passando alla nuova lira,che succede?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Assolutamente nulla....sarebbero denominati in nuove lire,al cambio 1 euro= 1 nuova lira.
      Certo,in caso di svalutazione del 20%,varrebbero meno all'estero,ma non in Italia.
      La svalutazione ha effetto su esportazioni (avvantaggiate) e importazioni (più care).

      1) La Lira si svaluta e questo rende meno conveniente comprare dall'estero i prodotti, questo significa che è più conveniente produrre in italia rispetto che comprare da altri paesi, risultato: le aziende lavorano di più e assumono persone = più ricchezza e più lavoro italia

      2) La lira si svaluta e quindi i prodotti italiani diventano più conveniente per chi è all'estero, risultato: le aziende lavorano di più e assumono persone = più ricchezza e più lavoro in italia

      3) Andare in vacanza all'estero è più costoso e quindi diventa più conveniente fare vacanze in italia: risultato: le aziende operanti nel turismo lavorano di più e assumono persone = più ricchezza e più lavoro in italia

      4) Venire in vacanza in italia diventa più conveniente per gli stranieri, si aumenta quindi il numero di turisti che scelgono l'italia come destinazione, risultato: le aziende attive ne turismo lavorano di più e assumono persone = più ricchezza e più lavoro in italia

      5) I prodotti alimentari italiani diventano più convenienti che quelli importati dall'estero, quindi si aumenta la produzione agricola in italia, risultato: le aziende lavorano di più e assumono persone = più ricchezza e più lavoro in italia

      I carburanti,capitolo importane del nostro import,sarebbero più cari....ma vale il discorso fatto sulle accise,solo il 25% è il costo della materia prima.

      Poi,nel medio termine,la nuova lira di apprezzerebbe e il sistema tornerebbe in equilibrio.L'Italia ha ancora una economia importante,e il cambio flessibile sarà il suo termometro,quelli dell'economia reale,non quella di carta.

      Elimina
  5. Trovo questa notizia in Rete:

    Sin da quando si sono firmati il “Trattato di Lisbona” ed il “Trattato di Maastricht”, è stato stabilito che si può uscire dall'euro in qualsiasi momento. Uscire dall'euro si può. Nel caso dell'Italia, si deve. Si tratta di una sorta di piano di “evacuazione”, un piano di emergenza, tenuto nascosto da tutti i governi che si sono succeduti, per vari motivi, indipendenti dalla volontà popolare, che ignara, cerca di sopravvivere. Nonostante l'euro.

    Il piano di emergenza, denominato “Opting Out”, prevede che in caso di necessità, ogni paese membro dell'unione monetaria, possa uscire dall'area euro e riprendersi la propria sovranità. E stampare moneta propria. Esattamente quello che serve al nostro Paese, in barba ai patti di stabilità. Esattamente l'opposto di quello che dicono i tre governi staffetta sponsorizzati da Napolitano. Renzi incluso.
    I fatti. Alla firma del trattato di Maastricht, 7 febbraio 1992, è stata prevista la possibilità di uscire dall'euro. Si fa riferimento alla possibilità di rientrare nella moneta di provenienza, per esigenze contingenti, per la risoluzione dei bisogni delle popolazioni degli stati che ne volessero fare richiesta, per reali necessità. Non è un articolo specifico del Trattato, quanto un contenuto omissis. Una di quelle clausole scritte in piccolo, che spesso ci fanno preoccupare, quando firmiamo un contratto commerciale, che serve per nascondere determinati contenuti, spesso vessatori. L'obiettivo è di tenere nascosta questa facoltà al grande pubblico, e renderla invisibile. La finalità è politica. L'obiettivo è di tutelare le grandi banche internazionali.Rik

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non è una bufala,è vero.credo che ne abbia parlato Paolo Savona,non ricordo in che libro o articolo un paio d'anni fa.
      Ricordo benissimo invece quando in Senato illustrò la cosa.Naturalmente nessuno lo filò,stampa compresa.Meglio non far sapere al popolo che dorme....

      Elimina
  6. "Qualsiasi forma di mutualizzazione del debito comporterebbe uguali trasferimenti di risorse o garanzie da parte dei paesi del Nord; lo stesso vale, implicitamente, per qualsiasi politica espansiva del Nord."

    vuoi dire che avvantaggia le mafie.

    COSA SONO GLI EUROBOND???
    I debiti degli stati MESSI INSIEME.
    Da che cosa sono formati??

    PURE DALLE TAV, DAI MOSE, DALL'EXPO CON ANNESSE TANGENTI

    Sinceramente se tedeschi, spagnoli, francesi e chiunque si OPPONESSE A PAGARE PER DEBITI NON CONTRATTI DA LUI HA PIENAMENTE RAGIONE

    rompe a me cittadina italiana pagare la mafia del cemento e del tondino POSSO BIASIMARE I TEDESCHI se non vogliono fare lo stesso?


    RispondiElimina
    Risposte
    1. ma siccome non è che sia una rivelazione chissà di che tipo, mi chiedo come mai piuttosto si insista sull'accusare i paesi del nord di essere egoisti e privi di solidarietà se si oppongono agli eurobond o alla trasformazione della BCE in fed.

      Non è che in realtà si fanno promotori di interessi di altri soggetti?

      Gli eurobond ripeto sono un regalo alle mafie che si vedono il loro potenziale di spesa ultragarantito.

      Beh per la Fed, va da se. Chi si è intascato i soldi delle iniezioni da 85miliardi? Visto quanto si espandono le tendopoli non sembra che il cittadino medio abbia visto un dollaro.

      Perché se la BCE si mette a stampare soldi pensate che aumenteranno le pensioni, i salari, daranno un reddito minimo garantito agli unici che in Ue ne sono privi cioè Grecia e Italia, e non certo per colpa dei tedeschi.

      Elimina
    2. Gli eurobond sarebbero obbligazioni del debito pubblico dell'eurozona emessi dalla BCE o da Agenzia Europea del debito,garantiti solidalmente da tutti i Paesi.
      I paesi cosidetti virtuosi,Germania in testa,si oppongono non volendo partecipare ad onorare il debito dei paesi del Sud.
      Certo Tav,Mose.....fanno parte del debito pubblico italiano,ma sono briciole in confronto agli interessi pagati...sono questi i soldi che vanno alla vere mafie di speculatori europei e mondiali..!!

      Beh sai,se leggi il post,ti accorgerai che la Germania (barando pure in certe occasioni) ha approfittato e di molto (a ns danno) del meccanismo euro.
      Non è che loro sono bravi e virtuosi e noi cattivi e spendaccioni.....se poi una Unione deve avere un senso,è un po' come funziona uno Stato Federale::
      Certo il timore dei tedeschi è che qualcuno ne approfitti avendo il debito garantito,oltre ad un potenziale pericolo di inflazione.

      La Fed è altra cosa,opera in uno Stato Federale,con una autorità politica centrale che l'EU non ha..e pare che le continue iniezioni di dollari siano anche andate a beneficio del Paese,visto l'aumento del Pil e il calo della disoccupazione.Le tendopoli in Usa,gli slums ci sono sempre stati,il sistema Usa è molto diverso da quello europea (basti pensare all'assistenza sanitaria).In pratica, il 20% di poveri,non interessano a nessuno,Fed o non Fed.

      Comunque,non c'è pericolo,gli eurobond ben difficilmente entreranno in vigore.E' inutile,l'unica soluzione é uscire e che ogni Stato si arrangi per proprio conto e con la propria moneta.Questo economicamente.

      Elimina
  7. Bella la botta sui denti di Barnard a Padoan ieri sera alla Gabbia ,di cui il link alla fine del mio commento!! Liberare le energie” dichiara Matteo Renzi, ripetendo ancora che se “le riforme non si faranno” lascerà il governo. “Fare le riforme strutturali”chiosa il suo alter ego, ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, spacciando dichiarazioni sulla necessità delle cosiddette riforme per “creare occupazione”. Il Gatto e la Volpe in versione tridentina. Sbandierano le “riforme”, restando sul vago (non mettono cioè l’accento su cosa significhi per un governo liberaldemocratico la “modifica strutturale”: e cioè i tagli sociali, i tagli alle tutele per i lavoratori e i cittadini nel nome del “libero mercato”…), e pensano invece e soprattutto a consolidare il successo del pd renziano, ampliando la maggioranza a Sel e ai dissidenti Cinque stelle. Sarebbe tuttavia facile per ogni italiano tradurre l’ipocrita messaggio del governo: non è nulla di nuovo da vent’anni a questa parte. E’ la ricetta liberalcapitalista che la troica Fmi-Bce-Ue sta imponendo ovunque a colpi di rigore e massacro del lavoro.
    Ma sentiamolo l’uomo dell’Ocse, imposto da Napolitano alla guida della politica economica del governo Renzi. «Se un Paese realizza le riforme strutturali, dovrebbe essere riconosciuto un differente profilo di bilancio». Così Pier Carlo Padoan dichiara per “rassicurare Bruxelles” in vista del semestre europeo di presidenza italiana e per una pagella possibilista sulle iniziative di “crescita” di un’Italia che non può far altro che sbandierare i suoi record negativi in materia di indebitamento, recessione e disoccupazione. (Nonché di impossibilità di adottare, almeno per un altro anno, il feroce e vergognoso sistema del pareggio di bilancio).
    Ma dal "Consiglio" degli esaminatori Ue è giunto il diktat: «Il Consiglio è del parere che siano necessari sforzi aggiuntivi, in particolare nel 2014, per garantire la conformità ai requisiti del patto di stabilità e crescita». Con interventi "sul fronte del fisco", con cancellazioni delle agevolazioni Iva e una "riforma" del catasto (per ottenere più tasse sugli immobili, residenziali e industriali.
    Una nuova "manovra" da 10 o 15 miliardi da prelevare dalle tasche dei cittadini. Altro che crescita: ancora rigore e recessione targata Ue.
    Ma secondo Padoan «L’Europa ha affrontato la crisi mettendo in agenda, dal 2007, il consolidamento fiscale, il riacquisto di competitività nei paesi periferici e la riforma bancaria ma manca ancora in agenda la crescita e l’occupazione». Che per Padoan non significa però, affatto, non rispettare la politica europea in materia di bilanci, anzi. Per l’ex capo economista dell’Ocse, infatti, «chi chiede modifiche non è che non fa i compiti a casa».
    E i compiti a casa sono nuove liberalizzazioni, nuove privatizzazioni, nuove politiche di “riequilibrio” (sic) del costo del lavoro per “guadagnare competitività”. E, naturalmente, più tasse.
    Un percorso che è il programma di un governo, quello italiano, restato l’unico nella Ue ad essere riuscito ad avere un ampio placet elettorale, nel bel mezzo di sonore sconfitte calate ovunque sui partiti di falsa destra e falsa sinistra del partito unico liberaldemocratico imposto al potere nell’occidente del nostro continente.
    Un cammino bocciato dai popoli d’Europa nel voto del 25 maggio ma che i guardiani della finanza usuraia internazionali, i delegati delle multinazionali colonizzatrici delle economie nazionali, non intendono assolutamente modificare.Ciao Tony http://www.youtube.com/watch?v=EOdPk2QUk1s&feature=youtu.be

    RispondiElimina
  8. Ho seguito la trasmissione e pure le cazzate economiche di Friedman...che sarà pure un buon giornalista,ma poco capisce di economia...
    Queste riforme in atto,comunque peggiori del male,sono bricioline per una ripresa economica,non c'entrano nulla,perchè le vere riforme,la vera azione non la possono fare,nè loro nè altri,restando nell'euro.
    Agli usurai,non importa un fico secco della riforma del senato,province.....ma solo quella del lavoro che deve obbedire ai diktat tedeschi,alla BCE....cioè riduzione effettiva dei salari...come più volte hanno ripetuto.La competitività....goà...o svaluti la moneta,o i salari.....
    In più interessa a loro comprare i più importanti assets produttivi italiani a prezzi stracciati.....del resto se ne fregano...
    Su Renzi e le suer velleita (frustrate) europee,faro presto un post.

    RispondiElimina
  9. Come sempre...un articolo preciso/scientifico...sia per l'argomento trattato....che gli argomenti riportati...a sostegno.
    Su quanto descritto,c'è poco da discutere...tanto meno da aggiungere...solo prenderne atto.
    Completamente d'accordo sulle benèfiche ricadute che ci ritroveremmo,se potessimo decidere autonomamente la nostra politica economica...con una nostra moneta,una nostra banca centrale...e libertà di accordi commerciali di libero scambio con chi più ritenessimo opportuno.
    Ma ...solo una preoccupazione...Noi,oemai da diversi decenni, siamo stati gettati(Dai potenti strozzini transnazionali,con la complicità di tanti omuncoli,servi,opportunisti nostrani)....in un tritacarne....."o te magni sta minestra o te butti dalla finestra".
    Chissà che rappresaglia(altro che le "sanzioni")Potere eterno usuraio,potrebbe scatenarci contro....per punirci....in caso di nostra ribellione..."Ma"...
    Come fai notare tu....questa Europa unita...è come un castello di carte....e la Carta Italia è una importante del piano che sostiene tutte le altre....Se cade Lei....se ne viene sicuramente tutto giù.
    E allora...una bella scommessa.....puntare violentemente i piedi...per riottenere autonomia...altrimenti non saranno c..zi solo per noi.....ma per l'Europa tutta, subito dopo....e poi le epidemie,si sà....travalicano qualsiasi frontiera...potrebbero essere c..zi per tutti.
    Visto che così rimanendo siamo destinati comunque a stare male anzi peggio....perché non tentare il destino.....almeno(in caso negativo) ci rassegneremo che,a viver male, saremo in "buona"(?)compagnia.
    Saluti Tonino

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ogni tanto,al di là delle mie opinioni,cerci di portare dati e discorsi utili a far capire la situazione.certo,non sono argomenti sempre facili stante la generale disinformazione su diversi fatti economici che stanno alla base della crisi presente ,almeno per quanto riguarda l'italia.
      Occorre riflettere un po',ma non si possono ignorare,se si vuol capire.

      Non sarà tutto rose e fiori,specie nel momento del trapasso ad una nuova moneta,ma i benefici a breve, medio e lungo termine sono indubbi.

      Se uno riflette un po' sulla presente situazione,non esiste altra alternativa.
      Le rappresaglie non convengono a nessuno,men che meno ai nostri cari crucchi...inoltre il sistema euro mostra ormai tante crepe da non poter più funzionare come prima (il saccheggio c'è già stato) e molti popoli hanno ormai aperto gli occhi,come hanno mostrato le recenti elezioni europee.Certo tenteranno comunque di prolungare la rapina,ma gli ostacoli non mancano..
      Insomma,per quanto ne dicano,credo che questa europa sia ormai condannata...
      La carta Italia è importante,ma anche altre,come la Francia....solo che da noi il piddiotismo e il renzismo sono un ostacolo grosso alla liberazione...e finchè non atrrivi un partito con un leader diverso,c'è poco da sperare.....spero più in altri o in un collasso del sistema.
      Gli italiani son sempre gli ultimi a capire e come al solito si alleano sempre con il partner sbagliato,la Germania....e non con Francia e Inghilterra....ti ricorda qualcosa?
      Già,basterebbe la tua ultima considerazione....peggio di così,impossibile...

      Elimina
  10. Pittibimbo ha fatto l'ubbidiente picciotto, andando dalla Merkel e appoggiando la proposta Juncker invece di kapò Schulz. E ieri era da Hollande. Mi piacerebbe capire cosa si sono detti i due nanerottoli.

    Hai sentito Patuelli dell'ABI dire alla Gabbia che non ci saranno rifinanziamenti di denaro pubblico dopo gli stress test alla banche italiane? Io non ci credo...

    RispondiElimina
  11. Da due conigli come Hollande e Renzi,vedrai che c'è poco da capire...qualunque cosa si son detti,conterà quasi zero."Uniti sulla crescita" dicono...prima del vertice PSE.....il pentolaio manco appoggia il suo candidato...mica male....

    Quanto a quell'ologramma di Patuelli (non può che essere tale..era del PLI...estinto ere fa...) bisognerebbe ricordargli che la Commissaria Europea alla Vigilanza bancaria,la francese Louey,ha detto che in caso di stress tests negativi,toccherà agli stati nazionali intervenire....idem,in una nota scritta, il governatore di Bankitalia Visco..
    Vale a dire,toccherà a noi pagare...un altro mentitore

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Questi politici,più son trombati e più trovano posti da favola,come questo Patuelli che contava zero a capo del PLI.Sempre a galla.
      Nel contempo sarebbe bene rammentargli che tutti i vertici delle maggiori banche...Mussari,Profumo,Ghizzoni,Banca Carige sono indagati per usura e bancarotta......insieme ai vigilantes Saccomanni e Tarantola,sentinelle che dormivano di grosso...

      Elimina
    2. Vedendoli assieme, mi è venuto in mente un film anni 90..scemo & + scemo (1994, Jim Carrey e Jeff Daniels)
      Questa però non è fiction, è il PSE.

      Elimina
  12. Già, Patuelli, fa rima con "ombrelli",quelli che dovremo pagare noi in autunno per la bellezza di 15 miliardi. Ce lo chiede l'Ue. La "quota rosa" di cui hai parlato prima si chiama Nouy, Danièle Nouy. Un'altra criminale sul genere Lagarde.

    RispondiElimina