martedì 30 aprile 2013

L’ISLANDA SI PREPARA A DIRE “NO” ALLA UE

Gli islandesi hanno vinto.
 La Corte dell’Efta (Associazione europea di libero scambio) ha sancito che l’Islanda non deve risarcire i risparmiatori britannici e olandesi che avevano investito nei conti Icesave andati in fumo dopo il tracollo nel 2008 di alcuni istituti di credito dell’isola, tra cui la Landsbanki e la Glitnir Bank.
 A pagare restano i rispettivi Paesi che hanno dovuto rimborsare i correntisti per alcuni miliardi di euro. La Commissione europea, che si era costituita parte civile nel processo contro l’Islanda, cerca di gettare acqua sul fuoco,ma i truffatori di Bruxelles stanno già studiando le carte del caso e le implicazione che la sentenza della Corte Efta potrebbe comportare in futuro. 


Correva l’anno 2007 e nel mondo le cose andavano avanti. L’ONU stilava la sua annuale graduatoria dell’Indice di sviluppo umano e la medaglia d’oro di questa graduatoria andava a un’isola del Mare del Nord abitata da circa 300 mila abitanti, ovvero l’Islanda. 
 Sì, stando alle sirene onusiane, alle agenzie di rating e ai media non c’era posto migliore in cui vivere dell’Islanda. Il settore finanziario deregolamentato e liberalizzato agli albori del millennio aveva creato un benessere mai visto prima in quella terra fredda e isolata dal resto del mondo. Ma quando nel settembre del 2008 Lehman Brothers, dotata di valutazione AAA secondo le tre Parche del rating, dichiara il proprio fallimento, il sogno islandese finisce bruscamente. Di colpo infatti l’Islanda scopre di essere seduta su un vulcano ben più pericoloso ed esplosivo di tutti i suoi celebri geyser messi insieme. Le tre banche, che con politiche finanziarie allegre e credito facile avevano aiutato il boom dell’isola di ghiaccio, Landisbanki, Kaupthing e Glitnir, si ritrovano al collasso e vengono nazionalizzate, mentre la libera circolazione dei capitali viene temporaneamente limitata. L’Islanda, la perla del Nord si ritrova a chiedere un prestito al Fondo Monetario come un qualsiasi paese africano. Il sogno islandese diventa un incubo. Oggi però, a cinque anni di distanza dall’apocalisse, l’Islanda pare essere uscita dal tunnel. L’isola di ghiaccio, devastata dai disastri della cieca cupidigia di banchieri e speculatori, sembra si stia avviando verso un nuovo inizio. L’economia islandese è ben lontana dai fasti del 2007, ma cresce del 2% l’anno e la disoccupazione, schizzata dal 3 all’8% dopo la crisi, è ora in calo intorno al 5%. Nell’indice di sviluppo umano l’Islanda, crollata dal primo al diciasettesimo posto, è ora risalita in quattordicesima posizione. Come abbiamo detto l’isola di ghiaccio è ben lontana dal tenore di vita precedente alla crisi, ma con forza ed orgoglio è riuscita a rialzarsi e ora può guardare al futuro con cauto ottimismo, consapevole che la lezione è stata appresa e che certi errori non saranno ripetuti. Ma cosa ha reso possibile per Reykjavik uscire dalla crisi economica? Perché l’Islanda ce l’ha fatta e l’Europa è invece ancora impantanata nel disastro? Molte versioni, spesso discordanti tra loro, sono rimbalzate nella rete in questi anni riguardo l’Islanda e quanto accaduto, io credo che sia meglio sentir parlare chi è stato tra i protagonisti della risoluzione della crisi dell’isola di ghiaccio, ovvero il presidente della repubblica Olafur Grimsson, diventato celebre nella rete per aver posto il veto ai due piani di rimborso del debito del conto “Icesave”, un fondo creato da Landisbanki, verso investitori inglesi e olandesi. Questa è un’interessate intervista, rilasciata dal presidente Grimsson a febbraio al sito francese “Rue 89” (di cui qui ho trovato una traduzione in italiano) in cui quello che per molti nella blogosfera è diventato un eroe, ripercorre i passaggi e dice la sua su come l’Islanda è riuscita a oltrepassare la terribile crisi finanziaria che la attanagliava.


 Intervista di di Pascal Riché al presidente islandese Grimsson
 http://www.rue89.com/rue89-eco/2013/01/28/en-refusant-de-rembourser-les-deposants-etrangers-lislande-etait-dans-son-droit 

(una intervista da meditare bene,c'è il riassunto di tutto...)

 Björk non era la sola star islandese in tournée in Francia, questa settimana. Il presidente del paese Ólafur Ragnar Grímsson, 69 anni, era in visita ufficiale, con l’aureola dei successi islandesi contro la crisi, nonché del ruolo che ha giocato in questa correzione di rotta spettacolare con cui ha deciso, in due riprese, di consultare il popolo via referendum. Ha incontrato per 35 minuti François Hollande. Si dice che abbiano parlato di tre questioni: «La ripresa economica in Islanda e le lezioni da trarne; la cooperazione economica nell’Artico e l’esperienza islandese in materia di geotermia – che assicura il 90% del riscaldamento degli abitanti – e come potrebbe essere sviluppata in Francia». Il presidente islandese, attualmente al suo quinto mandato, cammina sopra una piccola nuvola. Quattro anni dopo l’esplosione delle banche islandesi, il suo Paese è ripartito più forte della maggior parte degli altri in Europa, e ha appena vinto una battaglia davanti alla giustizia europea. Lo Stato islandese - ha giudicato la corte dell’Associazione europea di libero scambio (EFTA) a fine gennaio, era nel suo diritto quando si è rifiutato di rimborsare i risparmiatori stranieri che avevano piazzato i propri soldi presso le sue banche private.

 Rue89: Ha richiamato assieme a François Hollande le lezioni da trarre dalla correzione di rotta islandese. Quali sono? 

 Ólafur Ragnar Grímsson: Se fate un paragone con quanto è successo in altri paesi dell’Europa, la riuscita esperienza islandese si è avverata in modo diverso su due aspetti fondamentali.
 Il primo, consiste nel fatto che noi non abbiamo seguito le politiche ortodosse che da trent’anni in qua si sono imposte in Europa e nel mondo occidentale. Noi abbiamo lasciato che le banche fallissero, non le abbiamo salvate, le abbiamo trattate come le altre imprese. Abbiamo instaurato dei controlli sui cambi. Abbiamo cercato di proteggere lo stato previdenziale, rifiutandoci di applicare l’austerità in modo brutale.

 Seconda grande differenza: abbiamo subito preso coscienza del fatto che questa crisi non era solamente economica e finanziaria. Era anche una profonda crisi politica, democratica e perfino giudiziaria. 
Ci siamo quindi impegnati in riforme politiche, riforme democratiche, e anche riforme giudiziarie [un procuratore speciale, dotato di una squadra, è stato incaricato di investigare sulle responsabilità della crisi, ndr]. Questo ha permesso alla nazione di affrontare la sfida, in modo più ampio e più globale rispetto alla semplice attuazione di politiche finanziarie o di bilancio.

 L’Islanda ha 320mila abitanti. Queste politiche sono esportabili in paesi più grandi, come la Francia?

 Innanzitutto, esito sempre nel dare raccomandazioni concrete ad altri paesi, perché ho sentito una caterva di pessime raccomandazioni propinate al mio! Quel che posso fare, è semplicemente descrivere ciò che l’Islanda ha fatto, così ognuno può trarne le sue proprie lezioni. Ma è chiaro che molte delle scelte che noi abbiamo fatto potrebbero essere fatte in altri paesi. 
Per esempio, guardarsi bene da un’austerità troppo rigida.

 Quindi avete perseguito una politica di austerità rigidissima

 Senz’altro. Ma uno degli assi delle politiche ortodosse sta nel tagliare aggressivamente le spese sociali.
Non è quel che abbiamo fatto. Abbiamo invece protetto i redditi più modesti. L’ approccio ampio alla crisi – politico e giudiziario – può essere seguito anche in altri paesi oltre all’Islanda. La misura che è impossibile applicare in Francia, così come in altri paesi della zona euro, è evidentemente la svalutazione monetaria.

 Per quanto riguarda il non aver salvato le banche, l’Islanda aveva davvero scelta? Sarebbe possibile lasciar affondare le grandi banche europee?

 Le nostre banche erano importanti. Pesavano dieci volte la taglia della nostra economia. Io non dico che la dimensione non conti, ma se la si mette in termini di dimensioni, allora chiedetevi: il Portogallo è un paese grande o piccolo? La Grecia è un paese grande o piccolo? Se avessimo potuto fare altra cosa piuttosto che lasciare che le nostre banche fallissero, questo è un dibattito ancora aperto. In ogni caso tutto ciò corrispondeva a una scelta.
Quelle banche erano private: perché mai delle imprese nel settore bancario dovrebbero essere trattate in modo diverso da altre aziende private di altri settori come le tecnologie informatiche, internet, le compagnie aeree? Queste imprese sono indispensabili alle nostre società, eppure lasciamo che falliscano. Anche le compagnie aeree. Perché mai le banche sono trattate come dei luoghi santi? 

La risposta tradizionale è che il loro fallimento possa trascinarne altri e mettere in ginocchio il sistema finanziario: c’è un rischio “sistemico”. 

 Sì, questa è l’argomentazione che viene avanzata; eppure badate a cosa è successo in Islanda con il caso Icesave. Il governo britannico e quello dei Paesi Bassi, sostenuti dall’Unione Europea, pretendevano che i contribuenti islandesi rimborsassero i debiti di questa banca privata, anziché lasciare che il liquidatore fosse il responsabile di tali debiti.
A quel punto ho fatto fronte a una scelta: era il caso di sottoporre la questione a referendum? Un esercito di esperti e di autorità finanziarie mi dicevano: se voi autorizzate la gente ad esprimersi, isolerete finanziariamente l’Islanda per decenni. Uno scenario catastrofico senza fine… Ero davanti a una scelta fondamentale: da una parte gli interessi della finanza, dall’altra la volontà democratica del popolo. E io mi son detto: la parte più importante della nostra società – e l’ho detto anche ai nostri amici europei – non sono mica i mercati finanziari. È la democrazia, sono i diritti umani, lo Stato di diritto. Quando siamo di fronte a una profonda crisi, sia quella islandese sia quella europea, perché non ci dovremmo lasciar guidare sulla via da seguire dall’ elemento più importante della nostra società? 
Ed è quel che ho fatto. Dunque abbiamo indetto due referendum.
Nel primo trimestre dopo il referendum, l’economia è ripartita. E in seguito la ripresa è continuata. Ora abbiamo un tasso di crescita annuale del 3%, uno dei più elevati in Europa. Abbiamo un tasso di disoccupazione del 5%, uno dei tassi più bassi. Tutti gli scenari dell’epoca, di un fallimento del sistema, si sono rivelati fasulli. Il mese scorso c’è stato l’epilogo: l’EFTA ci ha dato ragione. Non solo la nostra decisione era giusta, era democratica, ma era anche giuridicamente fondata. i I miei amici europei dovrebbero riflettere su tutto questo con uno spirito aperto: come mai erano loro in errore politicamente, economicamente e giuridicamente?
L’interesse di porsi questa questione è più importante per loro che non per noi, perché continuano, loro, a lottare contro la crisi applicando a se stessi certi principi e certi argomenti che usavano contro di noi.
Il servizio che può rendere l’Islanda è dunque quello di essere una sorta di laboratorio, che aiuta i Paesi a rivedere le politiche ortodosse fin qui da essi seguite. Io non vado certo a dire alla Francia, la Grecia, la Spagna, il Portogallo o l’Italia: fate così, fate cosà. Ma la lezione dataci dall’esperienza da questi quattro anni in Islanda è che gli scenari allarmisti, delineati come delle certezze assolute, erano fuori bersaglio.

 L’Islanda è diventata un modello, una fonte di speranza per una parte dell’opinione pubblica, specie la sinistra anticapitalista. La cosa le fa piacere?

 Sarebbe un errore interpretare la nostra esperienza attraverso una vecchia chiave di lettura politica. In Islanda i partiti di destra e di sinistra sono stati unanimi sulla necessità di proteggere il sistema sociale. Nessuno, né a destra né al centro, ha difeso quelle che voi definireste come “politiche di destra”.

 È la via nordica... 

Sì, è la via nordica. E se osservate cosa è accaduto nei Paesi nordici in questi ultimi 25 anni, hanno tutti conosciuto delle crisi bancarie: Norvegia, Finlandia, Svezia, Danimarca e infine Islanda, dove sempre abbiamo un momento di ritardo. La cosa interessante è che tutti i nostri paesi si sono ripigliati relativamente presto.

 Rimpiange di aver incoraggiato lei stesso la crescita della banca negli anni 2000? All’epoca, lei paragonava l’Islanda a una nuova Venezia o Firenze? 

 Fra l’ultimo decennio del XX secolo e i primi anni del XXI, si sono sviluppate imprese farmaceutiche o di ingegneria, tecnologiche, bancarie e hanno procurato ai giovani islandesi istruiti, per la prima volta nella nostra storia, la possibilità di lavorare su scala globale senza dover lasciare il proprio Paese. Anche le banche facevano parte di questa evoluzione. Se la cavavano bene. Nel 2006 e nel 2007, abbiamo sentito le prime critiche. Io mi sono chiesto a quel punto: cosa dicono mai le agenzie di rating? Redigevano per le banche islandesi un ottimo certificato di salute. Le banche europee e americane facevano tutte affari con le nostre banche e desideravano farne sempre di più! Le agenzie di rating, le grandi banche, tutti in generale, avevano torto. E anche io. È stata un’esperienza costosa, che il nostro Paese ha pagato pesantemente: abbiamo conosciuto una grave crisi, delle sommosse… Ce ne ricorderemo a lungo.
Oggi il pubblico continua ad ascoltare le agenzie di rating. Bisognerebbe chieder loro: se vi siete sbagliate così tanto sulle banche islandesi, perché dovreste avere ragione oggi sul resto?

 Quelle che lei definisce “sommosse”, non fanno forse parte del necessario “approccio politico” alla crisi, da lei descritto un instante fa? 

 Non la direi in questa maniera. L’Islanda è una delle democrazie più stabili e sicure al mondo, con una coesione sociale solida. E tuttavia, a seguito del fallimento finanziario, la polizia ha dovuto difendere giorno e notte il Parlamento, la Banca Centrale e gli uffici del Primo Ministro… Se una crisi finanziaria può, in un lasso di tempo brevissimo, far precipitare un tale paese in una così profonda crisi politica, sociale e democratica, quali potrebbero essere le sue conseguenze in paesi che abbiano un’esperienza più corta di stabilità democratica? Posso dirvi che durante le prime settimane del 2009, al mio risveglio, il mio cruccio non era quello di sapere se avremmo ritrovato o meno la strada per la crescita, bensì quello di sapere se non avremmo assistito al crollo della nostra comunità politica stabile, solida e democratica.
Ma noi abbiamo avuto la fortuna di poter rispondere a tutte le domande dei manifestanti: il governo è caduto, sono state organizzate delle elezioni, sono state sollevate dall’incarico le direzioni della Banca Centrale e dell’autorità di sorveglianza delle banche, abbiamo istituito una commissione speciale d’inchiesta sulle responsabilità, ecc.
C’è un’idea, diffusa nelle società occidentali, secondo cui i mercati finanziari devono rappresentare la parte sovrana della nostra economia e dovrebbero essere autorizzati a ingrandirsi senza controllo e nella direzione sbagliata, con l’unica responsabilità di fare profitti e svilupparsi… Ebbene, questa visione è pericolosissima. 

Quel che ha dimostrato l’Islanda è che quando un tale sistema ha un incidente, fa derivare tragiche conseguenze politiche e democratiche. In questo approccio politico, un progetto di nuova Costituzione è stato elaborato da un’assemblea di cittadini eletti. Sembra che per il Parlamento non sia urgente votarlo prima delle elezioni del 17 aprile. Pensate che questo progetto abortirà? 

 La Costituzione attuale ha giocato il suo ruolo nella crisi: quello di far tenere delle elezioni e indire dei referendum… Questo non vuol dire che sia perfetta, essa può essere migliorata. Con la crisi, il bisogno di rinnovare il nostro sistema politico ha trovato una sua espressione. Si è dunque attivato un processo di riforma costituzionale assai innovativo: è stata eletta un’assemblea di cittadini, i cittadini sono stati consultati via internet… ma, secondo me, non hanno avuto abbastanza tempo: appena quattro mesi. Solo dei superuomini avrebbero potuto realizzare un testo perfetto in soli quattro mesi. In questi ultimi sei mesi, c’è stato un dibattito in Parlamento, con dei propositi… il Parlamento adotterà forse certe misure, o forse si accorderà su un modo di proseguire il processo, o adotterà una riforma più completa. Nessuno lo sa.

 La svalutazione ha aiutato la ripresa dell’Islanda. L’idea di raggiungere un giorno l’euro è stata scartata per sempre?

 La corona è stata una parte del problema che ha portato alla crisi finanziaria, ma è stata anche una parte della soluzione: la svalutazione ha reso i settori dell’esportazione (pesca, energia, tecnologie…) più competitivi, così come il turismo, certamente. 
C’è una cosa di cui non si è ancora preso bene coscienza nei paesi dell’Europa continentale : i Paesi del Nord dell’Europa – Groenlandia, Islanda, Gran Bretagna, Norvegia, Danimarca e Svezia - non hanno adottato l’euro, a parte la Finlandia. Nessuno di questi Paesi si è unito all’euro. E comparativamente, questi Paesi si sono comportati meglio, economicamente, durante gli anni successivi alla crisi del 2008, dei paesi della zona euro, eccetto la Germania.
È quindi piuttosto difficile sostenere che l’adesione all’euro sia una condizione indispensabile per il successo economico.
Da parte mia, non vedo nessun nuovo argomento che possa giustificare l’adesione dell’Islanda all’euro. 

Banche addio… oppure i giovani islandesi che abbiano fatto studi superiori vi troveranno un impiego?

 Le banche, che siano in Islanda o all’estero, sono diventate delle imprese molto tecnologiche, che danno lavoro a numerosi ingegneri, informatici e matematici. Attraggono talenti da settori innovativi, quali le alte tecnologie o le tecnologie dell’informazione. Dopo la caduta delle banche, questi talenti si sono ritrovati sul mercato del lavoro. In sei mesi, avevano tutti trovato lavoro … E le imprese tecnologiche o di design hanno avuto un rapidissimo sviluppo nel corso degli ultimi tre anni. Centinaia di nuove aziende sono state create. Sono ben lieto di constatare che le giovani generazioni hanno risposto alla crisi in modo molto creativo. Morale della favola: se volete che la vostra economia sia competitiva nel settore delle tecnologie innovative, il fatto di avere un grosso settore bancario, ancorché capace di notevoli prestazioni, è una cattiva notizia.

 E questo è quanto, e a parlare non è qualche complottista paranoico, ma un capo di stato democraticamente eletto. Il presidente Grimsson in questa intervista ha toccato diversi punti caldi e smentito luoghi comuni a raffica. In particolare esprime posizioni scettiche sull’Euro e sull’adesione dell’Islanda all’Unione Europea. E proprio questo argomento, l’adesione all’Unione Europea, è stato l’argomento cardine della campagna elettorale che ha portato alle elezioni di oggi. Dopo la crisi finanziaria l’Islanda sembrava in procinto di aderire all’Unione Europea ma, visto che gli islandesi se la sono cavata benissimo da soli, le pratiche sono state congelate dal governo uscente. Se i sondaggi non sbagliano, alle elezioni odierne i primi due partiti saranno il Partito Progressista e il Partito dell’Indipendenza che probabilmente formeranno una coalizione di governo. 
Come in Italia insomma, direte voi, beh non esattamente. Perché in Italia i partiti si sono uniti al grido di “Ce lo chiede l’Europa” dietro un oscuro figuro, che quando s’è candidato alla guida del suo partito ha preso meno voti perfino di Rosy Bindi, che nel ’97 scriveva “Morire per Maastricht”. In Islanda invece i due maggiori partiti si uniranno al grido di “Europa? No grazie, qui ce la caviamo da soli!” e come primo atto di governo getteranno in un geyser le trattative con l’idra di Bruxelles. 
Ah, avercelo noi un Grimsson come capo dello stato al posto di Giorgio “L’URSS ha contribuito alla pace nel mondo” Napolitano.

 (Johnny 88) 

http://www.scenarieconomici.it/mentre-lislanda-si-prepara-a-dire-no-allue-sentiamo-cosha-da-dire-il-presidente-grimsson/

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Già,avercelo.....! Possibile che questi concetti elementari espressi da un capo di stato, passato attraverso tragiche esperienze,non vengano capiti? No,non è possibile....
Resta quindi l'ipotesi,anzi la certezza che la maggior parte dei pallidi governanti europei siano totalmente in malafede,quasi tutti personaggi legati all'establishment usuraio europeo,messi alla guida dei loro popoli non per l'interesse di questi ultimi,ma per quelli di coloro che servono.
Ultimamente abbiam visto pure la Francia comprata dalla Merkel,tramite concessioni in deroga ad ogni trattato,il povero Hollande è una specie di bottegaio che in nome di qualche aspirina alemanna,sacrifica ancora il suo Paese alle assurde regole di questa europa usuraia.Alla fine,non ne ricaverà nulla,salvo una solenne trombatura del popolo francese.
http://www.federazionemovimentiantieuro.com/2013/04/letta-va-rimediare-due-pesci-in-faccia.html

E pensare che questo popolo sarebbe il solo che potrebbe porsi alla guida di una ribellione generale contro le demenze di tutti i trattati che ingabbiano nella più completa passività e depressione gli Stati di quasi tutta lEuropa,ora sudditi del Reich.

MINISTRI

Riportiamo da Libero di ieri alcuni gustosi commenti sui nuovi ministri,con qualche nostra aggiunta.


- EMMA BONINO: una vita contro la casta l'ha resa organica alla casta. Lo 0,02% alle elezioni premiato con gli Esteri. Italia,terra di miracoli


.


  SACCOMANNI : supertecnico liberista bocconiano,scambiato per keynesiano da qualche narcotizzato.
Come ha detto qualcuno,quelli del Pdl devono averlo scambiato con Saccomanno....

PATRONI GRIFFI. già ministro montiano,doveva fare la spending review,poteva cominciare da se stesso.ma poi...

GRAZIANO DEL RIO: nel nulla pd,sembra qualcuno....sembra...

ENRICO GIOVANNINI: presidente ISTAT...(chissà dove prendono certi dati)...un saggio di Napolitano...doveva indicare come tagliare gli stipendi parlamentari...dopo settimane di grande attesa,comunica che i dati raccolti non portano da nesuna parte.Tocchiamo ferro....

ANDREA ORLANDO:  responsabile giustizia pd e in nome delle competenze finito all'ambiente.
Poco tempo fa sosteneva l'assoluta impraticabilità di qualsiasi governo col caimano.Tutto regolare...

MASSIMO BRAY: direttore editoriale Treccani,presidente Amato.
Direttore rivista "Italianieuropei",fondazione D'Alema,cofondatore Amato.
CARLO TRIGILIA: professore universitario,fa parte della fondazione "Italianieuropei",di Amato e D'Alema
Per questi due sconosciuti,tutto diventa più chiaro

ENZO MOAVERO: incarnazione del montismo,bocconiano,europeista di ferro,capogabinetto Monti quand'era Commissario Ue.Trombato alle elezioni con Scelta Civica e ora premiato agli Affari Europei....l'uomo giusto al posto giusto per combattere gli usurai.....te possino...

GIAMPIERO D'ALIA : un Udc figlio di deputato UDC,noto per la proposta di legge contro l'apologia di reato a mezzo internet..... l'ammazza web....come si intuisce,un nostro caro amico....

JOSEFA IDEM: è nata a Goch,Germania....se non altro abbiamo trovato un'interprete per parlare con la Merkel

CECILE KJENGE. fautrice del meticciato in parlamento...un programma di alto profilo

MARIA CHIARA CARROZZA: due volte rettore della scuola S.Anna,presidente Amato (questo sta dappertutto....),frequentata da Letta e dove insegna il padre di Letta....e infine ministro del governo Letta
Solidarietà scolastica.

MAURIZIO LUPI. a forza di banalità e bignami televisivi scambiati per buon senso, alla fine ce l'ha fatta....


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ADDENDA AL PRECEDENTE POST "SPARI"

A LOR SIGNORI.....

Assistiamo in queste ore a patetiche dichiarazioni sugli spari di Montecitorio. di tanti politici,scribacchini e altri impresentabili (il bilderberg Berrnabè : "dai social netweork potenziali rischi per la democrazia")
Ora si cerca ,come sempre, di strumentalizzare la vicenda,ma questi squallidi signori dovrebbero chiedersi come mai si è arrivati a questo punto e chi sono i responsabili dello stato dell'arte...e dei tanti suicidi  ora dimenticati con le solite parole di circostanza...e poco oggetto di attenzione mediatica,che non si presti a certi fini
Non si tratta di fomentare l'odio o seminare vento,MA DEL SACROSANTO DIRITTO DEI POPOLI DI RIBELLARSI CON OGNI MEZZO ALLE INGIUSTIZIE che subiscono ad opera di bande usuraio-finanziarie e dei loro manutengoli ....e i rischi della democrazia,caro Bernabè, derivano solo da quelli che ora alzano ipocritamente il ditino senza aver fatto nulla per scongiurarli.Anzi...
E' ora di piantarla con questa frusta tecnica e mantra di regime...il cui scopo è ancora una volta quello di intimidire e ridurre i cittadini alla rassegnazione,alla passiva accettazione di ogni sorta di vessazioni.
Non ci piegheremo mai a questa misera propaganda.
La battaglia contro questa falsa democrazia continua.

domenica 28 aprile 2013

SPARI

Flash: Proiettili all’ingresso di Palazzo Chigi. 

che vi aspettavate, il riso?



Ora ci saranno i soliti fans della strategia della tensione,come se di tensione non ce ne fosse già a iosa.....qui c'è solo la tensione di disperati senza strategia,strumentalizzati o meno... la situazione è esplosiva per colpa dei burattini politici e tecnici impegnati nei loro squallidi riti e imbrogli di palazzo e che ancora non capiscono la vera realtà che il paese sta vivendo,schiavo degli usurai europei.....
Ed è inutile stracciarsi le vesti perché qualcuno ha sparato,non c'è da meravigliarsi....forse si son stancati di suicidarsi....cosa che certamente avrebbero preferito i nostri burattini... come tanti altri,due righe su tv e giornali e subito dimenticati...

sabato 27 aprile 2013

GOVERNO DI SERVIZIO.....BILDERBERG


Solo un flash sui posti che contano nel nuovo governo

Presidente Enrico Letta (quello di morire per Maastricht),Ministro degli Esteri Emma Bonino,ex Commissario Europeo (che ancora crede all'Europa dell'euro)....frequentatori del Bilderberg.......
poi Enzo Moavero agli Affari Europei,bocconiano e consigliere dei governi Amato e Ciampi, nel 2002 è stato nominato segretario generale aggiunto della Commissione Europea......
e tanto per non sbagliare il banchiere Saccomanni all'Economia,bocconiano ed elogiatore di Monti....."Le misure varate dal governo Monti hanno come effetto un ritorno positivo sulla crescita".....
Mica male come tecnico e profeta....!
Peccato non aver trovato posto per la Gruber.....magari allo Sviluppo Economico....
Una squadra che certamente lotterà per riacquistare la sovranità nazionale....

Speriamo in Gengis Khan...!

MA CHE VUOLE QUESTA...??



La madonnina dell'Onu, presidente della Camera dei Rifugiati vuole essere solo incensata.
Non sopporta l'ironia...il potere gli ha dato alla testa...chissà chi crede di essere...solita storia del parvenu.....lei non sa chi sono io...
Lo sappiamo,lo sappiamo...


CLAMOROSO!, Laura Boldrini (Sel,il partito del frottoliere delle Puglieinvia pattuglie di Polizia presso abitazioni private per far cancellare pagine web non gradite
Polizia a casa (senza mandato), famiglia terrorizzata....un gruppo di divise impegnate nella cancellazione della burla dal web

L’accusa di Dagospia: 7 poliziotti che monitorano la rete per conto della Presidente della Camera


Scrive Dagospia:

“Non ha voluto la scorta in strada, per andare contro gli abusi della vecchia politica. L’ha pretesa invece sulla rete, per controllare internet e far incriminare chiunque si diverta a ironizzare su di lei.
Escono inediti e inquietanti particolari sullo smodato uso del potere, da casta vecchio stile, della presidente della Camera, Laura Boldrini, che per arginare la foto-burla che su Facebook ritraeva una finta Boldrini nuda, ha scatenato l’inferno e preteso la presenza di ben 7 poliziotti alla Camera così da monitorare il web e perseguire chiunque osi scherzare sulla terza carica dello Stato.
I sette poliziotti ad personam sono stati distolti da importanti attività contro il crimine informatico tant’è che le altre indagini della squadra social network del compartimento Polizia postale e telecomunicazioni del Lazio sono praticamente bloccate.
Formalmente solo la responsabile risulta aggregata a Montecitorio con un ordine di servizio. Gli altri 4 agenti della «squadra», e altri 2 poliziotti in forza alla PolPost del complesso Tuscolano, ufficialmente non risultano distaccati né aggregati in Parlamento: sono «fantasmi», a servizio della presidentessa, con problemi di straordinari, buoni pasto e vestiario (si sono dovuti pagare giacca, cravatta e tailleur per lavorare in presidenza) come denunciato dal sindacato Coisp.
Ma c’è di più. Incrociando più fonti, e consultando carte, il Giornale ha ricostruito l’iter di quest’incredibile vicenda che ha portato al siluramento di Gaudenzio Truzzi, dirigente dell’ispettorato di polizia della Camera. Domenica 14 quest’ultimo riceve la denuncia «dalla persona offesa» (cioè la Boldrini, ma secondo il suo entourage non vi era stato intervento diretto). Truzzi informa la segreteria del capo della polizia e il vertice della «Postale» (Andrea Rossi). Vengono allertate Digos e Mobile a Latina che fanno visita a un giornalista di Fondi che aveva postato il fake su Fb.
Respinti i poliziotti per mancanza del mandato di sequestro, la postale si rivolge alla procura di Roma.
Salta fuori un pm disponibile, ma non è in ufficio bensì in un ristorante romano vicino piazza Navona.
uno stuzzichino e un drink, firma un decreto «d’urgenza» di sequestro preventivo.
E parte il repulisti sul web, tra perquisizioni e sbianchettamenti. Spariscono molte foto della falsa Boldrini, ma anche articoli che denunciavano la bufala.
Nel decreto si dispone «il sequestro preventivo mediante oscuramento delle pagine web (…) nonché delle diverse e ulteriori pagine web che verranno individuate sulla rete con loghi, marchi, contenuti, riconducibili alla persona offesa».
È la parolina «contenuti» a inquietare. Non si può nemmeno parlare di questa storia? Siamo alla censura? Anziché chiedere ancora più poliziotti, come la Boldrini sembra voler fare per rendere operativa anche di notte la sua squadretta web-buoncostume, la presidente farebbe bene a fermarsi. E a riflettere.”

fonte: http://www.cadoinpiedi.it/2013/04/26/laura_boldrini_e_la_scorta_sul_web.html

P.S. Anche a noi è stato richiesto telefonicamente dalla Polizia Postale di cancellare l’articolo con in più l’impiego di una volante della Polizia sotto casa al citofono alle 24:30. Manco fossimo le brigate rosse!
http://www.laretenonperdona.it/2013/04/26/laura-boldrini-invia-pattuglie-di-polizia-presso-abitazioni-private-per-far-cancellare-pagine-web-non-gradite/

ARTICOLI CORRELATI:

http://www.ilgiornale.it/news/interni/e-ora-boldrini-si-fa-scortare-pure-su-internet-911484.html
 - http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/web-fake-una-falsa-boldrini-nuda-finisce-su-facebook-e-arriva-la-polizia-54433.htm
- http://it.ibtimes.com/articles/47317/20130426/laura-boldrini-scorta-web-facebook-foto.htm
- http://www.blitzquotidiano.it/rassegna-stampa/fake-boldrini-il-giornale-silurato-il-1537174/
- http://fartguy.tumblr.com/post/48348221711/dora-in-avanti-se-qualcuno-vi-sputtanera-su
- http://www.liberoquotidiano.it/news/personaggi/1231279/Altro-che-basso-profilo—su-internet-la-Boldrini–scortata-da-7-bodyguard.html
- http://www.occhiosulweb.it/2346/boldrini-nuda-blitz-a-casa-del-presunto-colpevole/
- http://voxnews.info/2013/04/20/foto-della-boldrini-la-postale-a-caccia-di-chi-parla-male-di-lei/
- http://www.crashdown.it/2013/04/37158-attenzione-sentite-cosa-ha-combinato-laura-boldrini-non-ci-crederete/
 - http://www.crashdown.it/2013/04/35086-clamoroso-ecco-la-foto-di-laura-boldrini-nuda-in-

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Questa miracolata si prende pure sul serio,dopo che per anni e tuttora,satira,ironia (per non dir altro) ben più pesanti vanno in diretta su diversi programmi tv,anche in fascia protetta.
Ogni personaggio pubblico,compresi re e regine (e la nostra è ben lontana da questi...) è soggetto a questo tipo di trattamento,peraltro spesso ignorato dagli interessati,ben sapendo che è nell'ordine delle cose.
Se è così permalosa,doveva starsene a casa,o rintanata nella sinecura Onu...
Qui poi siamo al comico...una finta foto di una somigliante a lei...basta per scatenare polizia e censura.
Fatela calmare,che non è nessuno.....ancora non siamo nel regime che piacerebbe a lei.
Anzi,ci auguriamo che ritorni presto dal suo antico datore di lavoro,l'ONU...centro del parassitismo mondiale.

mercoledì 24 aprile 2013

BILDERITALIA


Abbiamo schivato il ratto ladro di c/c.....
in compenso abbiamo acquistato il pizzinaro leccaculo di Bilderberg,Aspen e Trilateral....percorso completo...
Capace pure di far ministro il compare Monti.....
Mancano solo la Lagarde e Draghi...

Questo scriveva il nostro nuovo burattino:

"Euro sì. Morire per Maastricht", Roma-Bari, Laterza, 1997

"Vale la pena di morire per l'Euro e Maastricht, come nel 1939 valeva la pena di "morire per la Polonia".
Non c'è un Paese che abbia, come l'Italia, tanto da guadagnare nella costruzione di una moneta unica.
Abbiamo moltissimi imprenditori piccoli e medi che, quando davanti ai loro occhi si spalancherà il grandissimo mercato europeo, sarà come invitarli a una vendemmia in campagna. 
E' impossibile che non abbiano successo."

Delirium schizoide....e scrivono pure libri....che pubblicano anche....
E questo andrebbe a negoziare in Europa per l'Italia?....sì...la paga da cameriere...!...


 - I grillini rompono con la giunta Crocetta.
Bisognerebbe rompere le corna a quei coglioni pd e m5s che in piazza Montecitorio inneggiavano (per il governo nazionale) all'esperimento siciliano,un caravanserraglio di figurine che vanno e vengono.... e a Rodotà,quello dell'Elogio del Moralismo e che raccomandava la figlia....e pensare che avevano pure in lista candidati Imposimato....che ne vale cento di Rodotà.!


 - Ora si parla di governo forte,larghe intese ,responsabilità......premier Pd e pure ministri Pd....mettiamo il caso che  uno di loro proponga una legge che non piace al Pdl  ,ma a Grillo....
Votano insieme,e questa passa....e mettiamo anche che qualche procura mandi una richiesta di arresto al caimano....che succede?
Governabilità? Stabilità?...piuttosto una polveriera...!
Se succede qualcosa del genere,vedo vita corta por todos caballeros....


- 25 aprile e 1 maggio....festa della liberazione e del lavoro...
Beh...oggi più una comica (e tragica) ironia....!
Dovrebbero suonare campane a morto.....e accendere ceri a questi due cari estinti....

lunedì 22 aprile 2013

DISCORSO PRESIDENZIALE


«È tempo per me di fare qualcosa che avrei dovuto fare molto tempo fa: mettere fine alla vostra permanenza in questo posto, che voi avete disonorato disprezzandone tutte le virtù e profanato con la pratica di ogni vizio; siete un gruppo fazioso, nemici del buon governo, banda di miserabili mercenari, scambiereste il vostro Paese con Esaù per un piatto di lenticchie; come Giuda, tradireste il vostro Dio per pochi spiccioli.
Avete conservato almeno una virtù? C'è almeno un vizio che non avete preso? Il mio cavallo crede più di voi; l'oro è il vostro Dio; chi fra voi non baratterebbe la propria coscienza in cambio di soldi? È rimasto qualcuno a cui almeno interessa il bene del Commonwealth?
Voi, sporche prostitute, non avete forse sporcato questo sacro luogo, trasformato il tempio del Signore in una tana di lupi con i vostri principi immorali e atti malvagi? Siete diventati intollerabilmente odiosi per l'intera nazione; il popolo vi aveva scelto per riparare le ingiustizie, siete voi ora l'ingiustizia! Ora basta! Portate via la vostra chincaglieria luccicante e chiudete le porte a chiave. In nome di Dio, andatevene!».

(Oliver Cromwell, 20 aprile 1653.)
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Parole del durissimo discorso del leader repubblicano Oliver Cromwell pronunciato alla Camera dei Comuni il 20 aprile 1653  in polemica con il Parlamento creato dopo l'abbattimento della monarchia per opera dello stesso Cromwell.
Non credo che gli eletti alla Camera dei Comuni applaudissero,come invece hanno fatto comicamente a Montecitorio i nostri babbuineschi non-rappresentanti accusati da Napolitano di ogni misfatto....veramente surreale vedere ladri e corrotti applaudire a scena aperta la denuncia della loro indecenza....e purtroppo Napolitano non é Cromwell....


venerdì 19 aprile 2013

LA COLLINA DEL DISONORE


Titolo di un film,ma perfettamente idoneo a rappresentare il colle Quirinale in mano a qualcuno di questi nomi.

QUARTA VOTAZIONE
Prodi            395
Rodotà         213
Cancellieri      78
D'Alema         15
altre                13
bianche           15                                  

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Ancora una volta,la frattura,la faida è nel Pd....i così detti responsabili !....grillo ha votato il suo,come i montiani....speriamo che questo ectoplasma di partito la finisca con le sue demenze una volta per tutte...
Per ora l'abbiamo schivato.....il maiale,la zecca prodiana di Stato...domani vedremo, perchè nel pd son più volubili delle puttane...in crisi di nervi
Certo che guardando questi nomi,c'è da rabbrividire...e da bastonarli a vita,dopo tanti discorsi di cambiamento,rinnovamento del pirla Bersani.....eccolo...! propongono un presidente delinquente...
Una rima perfetta per l'ipocrita che vorrebbero eleggere.Un curriculum di misfatti ai danni della nazione ,uno sguattero di tutti i poteri usurai,al cui confronto i mafiosi sono dei galantuomini.


PD...PARTITO DISPERSO,PARTITO DISPERATO,PARTITO DEMENTE....

Nel bordello di Montecitorio va in scena uno spettacolo surreale,un happening dada,una ubuesca rottamazione della logica,una ulteriore dimostrazione di una classe politica di castrati,guardiani eunuchi dell'harem dell'idiotismo.
C'è un partito,pardon...un mucchio di mezzecartucce che decide di votare all'unanimità un suo candidato,il povero Marini....subito trombato in aula dagli stessi piddini....che si riuniscono ancora nella notte e scelgono Prodi,un delinquente comune elogiato dal due di coppe Fassina,un noto disabitato....risultato? affossato in aula dallo stesso Pd...
C'è da chiedersi fin quando questi dilettanti allo sbaraglio (udite,udite...! che pretendono di governare un Paese quando manco sono in grado di farlo nel loro pollaio..!) continueranno a tenere in ostaggio una nazione per i loro miseri giochetti di bottega.
Tranquilli,domani verranno fuori con un altro nome....Almodovar ci farebbe un film....bruscolinari sull'orlo di una crisi di nervi.....aggiungo io,da ricoverare alla neuro più vicina....
Poco ha da esultare Grillo...che propone un gemello di Prodi,un altro vecchio rottame e piccolo parassita,accumulatore di cariche inutili che mai ha combinato un cazzo per il Paese,un'icona pure un po' ridicola della peggior casta parolaia e retorica.
Se c'è un dio,dovrebbe fulminarli tutti....diventerei credente...!

ULTIME

GARGAMELLA SI E' DIMESSO.....come volevasi dimostrare....LO VEDREMO AI GIARDINETTI COL SUO BARBONCINO...PD CAOS...


LA FARSA NAPOLITANO BIS

E' l'esempio eclatante di quanto andiamo dicendo da mesi sulla classe politica italiota,al di là di ogni schieramento:
la sua pochezza,l'indecenza,l'impotenza,l'inaffidabilità,l'assenza di dignità....che non ha consentito a questi eunuchi di fare un governo e nemmeno di eleggere un presidente della repubblica.Una vergogna mondiale.
Non stiamo a dar colpe in particolare (che pure ci sono),ma è il giudizio complessivo che è negativo,e cioè la totale incapacità di guidare un paese,di curare l'interesse nazionale,la nullità sul piano internazionale,l'assenza di idee generali,il vivere in un loro mondo fittizio spesso interessato solo a conservare privilegi.
E questo riguarda tutti lor signori,nessuno escluso.
Ora siamo a questa ridicola trovata...far restare sul colle il vecchio pulcinella.
Una inqualificabile dimostrazione di impotenza e nullaggine...c'è da chiedersi che ci stanno a fare in parlamento.. e perchè mai siano stati eletti...
Ma con che coraggio ancora votano gli italiani? Come possono vivere in un sistema politico-istituzionale che è un reperto archeologico,come è possibile sentir ancora gente che blatera della più bella Costituzione del mondo?
Infatti....si è visto....!


mercoledì 17 aprile 2013

MALFATTTORI,VECCHI ROTTAMI E QUAQUARAQUA



Queste sono le categorie a cui associare i papabili quirinalizi.E' sconfortante e indecente che non ci sia di meglio nel Paese che possa rappresentarlo come merita ,che sia un presidente di tutti gli italiani e non di una parte, e non frutto dei soliti miseri intrallazzi parlamentari.Questo è il nuovo che sbandierano....archeologia politica....
Alvaro Vitali e la Fenech non avrebbero sfigurato....










L'aspetto più vergognoso e di cui questa fuffa politica non si accorge,è che alcuni di questi dovrebbero stare in galera....altri alla sagra della porchetta....ma forse proprio per questo candidati ideali...

sabato 13 aprile 2013

CENTRO E PERIFERIA


Il romanzo di centro e di periferia

(dove il centro é la Germania o....e la periferia Grecia,Spagna o....)


Capitolo espunto dal "Tramonto dell'euro", per motivi di spazio,ma proposto nel blog di Alberto Bagnai,e leggermente riadattato da noi.

Leggete con attenzione,e tenete a mente,perché questo é quanto ci é capitato
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Il centro è un paese sviluppato,con una forte base finanziaria e industriale; quello di periferia è un paese, o un gruppo di paesi, relativamente arretrato.
Fra centro e periferia l’attrazione è subitanea e fatale (soprattutto per la periferia), ma, come in ogni trama che si rispetti, la diversità di origini pone qualche problema. 
Il centro è un paese moderno, spregiudicato, mentre la periferia è un po'all’antica, risparmiatrice, saggia, e un po’ repressa.No, non sessualmente....
La periferia è, come dicono gli economisti, un po’ repressa finanziariamente, il che significa, in buona sostanza, che nella periferia lo Stato mantiene un certo grado di controllo sul circuito del risparmio e dell’investimento.
Ad esempio, pensate un po’ che idea bislacca...! Nella periferia si considera la politica monetaria come uno strumento a disposizione dell’azione del governo, da mantenere, sia pure in forma mediata, sotto il controllo della sovranità democratica dei cittadini. 
Avete capito bene: è esattamente quello che gli intellettuali della nostra sinistra definirebbero “populismo”, che è poi il termine con il quale certi sinistri intellettuali etichettano qualsiasi circostanza nella quale il popolo non fa ciò che loro hanno deciso che faccia. Che ne sa il popolo della moneta?

La periferia è repressa e populista, e da questo scaturiscono tutta una serie di vetuste pratiche:

la banca centrale non è “indipendente” (dai lavoratori,ma non dai capitalisti...), e una serie di istituzioni finanziarie (banche, fondi pensione) sono sotto il diretto o indiretto controllo dello Stato; il costo del denaro quindi non è fissato ad arbitrio del mercato, ma è gestito, indirizzato, dallo Stato; e per realizzare questo obiettivo i movimenti internazionali di capitali sono sottoposti a controlli, perché altrimenti i capitali fuggirebbero in cerca di miglior remunerazione altrove; ma non solo i deflussi, anche gli afflussi di capitali sono controllati, dalla periferia repressa.
L’idea moderna che le aziende (pubbliche o private) nazionali siano lì per essere messe in vendita al miglior offerente, questa idea tanto progredita, nella periferia ancora non è arrivata; e questo vale soprattutto in ambito finanziario.
Invece, guarda un po’, la periferia è talmente repressa che perfino le istituzioni finanziarie nazionali vengono controllate dallo Stato, che impone loro vincoli di portafoglio, che poi significa che queste istituzioni sono obbligate ad acquistare una certa quota di titoli del debito pubblico; e impone anche massimali sul credito, che significa che le banche non possono prestare troppo, cioè che i privati non possono indebitarsi troppo; del resto, nemmeno lo Stato si indebita troppo, e anzi il suo debito in rapporto al Pil scende, perché i tassi di interesse sono tenuti sotto controllo, e quindi non è necessario rincorrere, aumentando la pressione fiscale e diminuendo la spesa per i servizi essenziali, l’esplosione della spesa per interessi (che poi significa redistribuire reddito dai contribuenti che contribuiscono ai detentori dei titoli del debito... che spesso non contribuiscono). 

Ecco: questa è la repressione finanziaria. Non se n’è occupato Sigmund Freud, ma Carmen Reinhart (fra gli altri). Qualcuno, più cortese, la chiama “regolamentazione” dei mercati finanziari.

Vi sembra un mondo così strano, così vetusto?
Be’, avete memoria corta: fino agli anni ’80 questo mondo è stato il nostro mondo, il mondo occidentale, ed è ormai chiaro che occorre che torni nuovamente a esserlo.
Comunque, quel mondo ora non è più il nostro, e quindi così non va: il centro, che è un ragazzo evoluto, non può mica presentare ai propri genitori, i mercati, una ragazza così fuori moda!
E allora il centro “suggerisce” alla periferia qualche riforma, anzi, due riforme a caso, sempre quelle: l’adozione di un tasso di cambio fisso e la liberalizzazione, dei mercati finanziari, e anche, a valle, dei movimenti internazionali di capitale.

Il centro, che è un po’ un furbetto, ottiene così due vantaggi.
Vantaggio numero uno: in periferia la liberalizzazione dei mercati finanziari necessariamente fa salire i tassi d’interesse.
Pensate: lo Stato non può più contare su una serie di acquirenti istituzionali per i suoi titoli (non la Banca centrale, che diventa “indipendente”; non le banche e i fondi pensione, che piano piano passano in mano al settore privato), e quindi per finanziarsi deve offrire tassi d’interesse più alti.

Ma anche i tassi del settore privato vengono liberalizzati, e quindi tendenzialmente crescono. Pensate: in periferia di capitali in effetti bisogno ce n’è, visto che, come abbiamo detto, la sua base industriale è arretrata, il che necessariamente comporta che i tassi d’interesse tendano ad essere alti.
Ma prima, quando la periferia era repressa, lo Stato in qualche modo controllava il costo del denaro, mantenendolo entro limiti da lui stabiliti.
Certo, in questo modo il denaro costava relativamente poco, ma se l’economia si surriscaldava, perché gli imprenditori ne prendevano troppo in prestito, lo Stato interveniva, magari con strumenti di tipo quantitativo, come il massimale sugli impieghi: se, per un dato costo del denaro, il settore privato si stava indebitando troppo, finanziando in debito la propria domanda di beni, semplicemente lo Stato proibiva alle banche di prestare oltre un certo limite.
Ma ora i controlli quantitativi vengono aboliti: che brutta cosa, sa di economia pianificata, mica siamo bolscevichi!
Il mercato sa cosa fare, lasciamo che domanda e offerta siano guidate dal prezzo, liberalizziamo i tassi! Quindi, se si vuole evitare che venga erogato troppo credito necessariamente bisogna lasciare che il tasso di interesse cresca. Certo: in questo modo gli imprenditori locali ci pensano due volte a indebitarsi a tassi più alti (legge della domanda e dell’offerta: costa di più, compro di meno).

Ma... forse avete dimenticato un dettaglio. Eh già!
Abbiamo liberalizzato anche i movimenti internazionali di capitali. E allora cosa succede?
Succede che i creditori del centro, le grandi banche del sistema maturo, attirati dai tassi più alti, esportano i capitali in periferia.
Capitali ne hanno, e come! Il centro ha un’industria che guadagna bene, e gli industriali non son soliti tenere i soldi sotto il materasso, sapete? Quindi le banche del centro i soldi ce li hanno, e li spostano in periferia, dove lo Stato e i privati pagano interessi più alti che nel centro, maturo, sazio,riempito di capitali.

Come fanno? In mille modi: aprono filiali delle loro banche nella periferia (ora si può); aprono finanziarie che gestiscono il risparmio o erogano credito al consumo (ora si può); magari integrano queste finanziarie nelle catene di distribuzione (supermercati, concessionarie) che nel frattempo si sono acquistate (ora si può); e poi possono sempre intervenire nei mercati borsistici e acquistare pacchetti di controllo di aziende nazionali (ora si può); e se qualche azienda nazionale che fa bei soldi fosse, malauguratamente, pubblica, non c’è problema: si comprano due o tre giornali (ora si può) e un po’ di ministri (questo si è sempre potuto), e si comincia a diffondere ventiquattro ore su ventiquattro l’idea che lo Stato è inefficiente e fonte di ogni male, e che quindi bisogna privatizzare le aziende pubbliche, partendo da quelle che funzionano, e il gioco è fatto.

Illustri economisti, dalle colonne di prestigiosi quotidiani, annuiranno compiaciuti.

Ma perché siamo partiti dalla fissazione del cambio?
Ma è semplice! Perché i capitalisti del centro desiderano (legittimamente) lucrare lo spread, la differenza, fra i tassi d’interesse, senza patire rischio di cambio, cioè senza correre il rischio che la periferia svaluti, come sarebbe in fondo naturale per un paese che diventa importatore netto di capitali e quindi di merci. In fondo non c’è nulla di male: giochi innocenti, purché si sappia smettere al momento debito (cioè: al momento giusto, ma non so perché mi è venuta la parola “debito”).

E poi, pensateci un momento. Se anche i tassi d’interesse fossero uguali al centro e alla periferia, fissando il cambio, un effetto comunque lo si ottiene. Sapete quale? Ve lo dico subito: aumenta lo spread.
 “Come?” direte voi “Ma adottando un cambio credibile non si abbassano forse gli spread, com’è successo in Europa, dove i greci e gli spagnoli hanno potuto beneficiare di tassi tedeschi?”
Aspettate un attimo: al vostro ragionamento manca un pezzo.
Se si effettua un investimento in un’altra valuta, nel rendimento complessivo bisogna anche considerare la rivalutazione o svalutazione attesa di questa valuta.

Esempio pratico: prima dell’euro, il tedesco che prestava allo spagnolo doveva guardare non solo ai tassi d’interesse (più alti in Spagna), ma anche a cosa avrebbe fatto il cambio.
Ti serve a poco guadagnare un punto di interesse in più prestando a Carlos anziché a Hans, se poi Carlos svaluta, poniamo, del 4%, giusto? Dice: ma noi quando parliamo di spread confrontiamo solo due tassi di interesse, mica parliamo di cambio. E certo, appunto: oggi il cambio non c’è più: è 1 euro (italiano) per 1 euro (tedesco). Per questo non parliamo di cambio, perché il cambio non c’è.
Ma quando c’era se ne parlava.

Vuoi un esempio? Nel 1998, un anno prima dell’entrata in Eurolandia, il tasso d’interesse sui titoli a lungo termine era 4.8 in Spagna contro 4.6 in Germania (dati IFS, 2010), e quindi lo spread era 0.2, cioè 20 punti base. Ma siccome la peseta nel 1998 perse circa l’1.2% sul marco, lo spread effettivo, cioè corretto per la svalutazione, fu negativo: 0.2-1.2=-1.0, cioè l’investitore tedesco prestando a Carlos in fondo ci avrebbe rimesso. Meglio prestare a Hans.
Nel 1999 i due tassi erano entrambi scesi, di conserva: Spagna 4.7, Germania 4.5. 
Lo spread quindi era 0.2, come l’anno prima. E quello corretto per la svalutazione? Ehi, amico, sveglia!
Nel 1999 c’era l’euro, quindi non bisognava più correggere per la svalutazione.
Capisci cosa significa? Significa che lo spread della Spagna era passato da -1.0 a 0.2, cioè era aumentato di 1.2, di 120 punti base. Con l’euro, meglio prestare a Carlos, no? Sembra poco, lo so, a me e a te che movimentiamo un conto corrente a tre zeri (se va bene): ma se tu muovessi milioni di euro, questa differenza di rendimenti diventerebbe significativa, credimi, e porteresti i tuoi soldini dove essa è positiva: nell’esempio, in Spagna.

L’arrivo di liquidità in periferia apre nuove opportunità d’investimento e di consumo, sia perché l’afflusso di denaro dall’estero, piano piano, dopo la fase iniziale, fa diminuire tassi e spread (legge della domanda e dell’offerta), sia perché la liberalizzazione dei mercati finanziari crea nuove possibilità di spesa.
Nel mondo represso non si “fanno le rate” per un televisore. In quello libero sì.
Gli economisti li chiamano “mercati finanziari perfetti”, quelli dove si può avere tutto subito, perché trovi sempre qualcuno che ti finanzia, ovviamente pagando un prezzo.
Quindi la periferia è euforica: le sembra di toccare il cielo con un dito: titillata dai capitali del centro raggiunge vette di piacere consumistico per lei insospettate fino a pochi mesi prima. Orgasmi multipli, lubrificati dalle rate: nuova automobile, nuovo frigorifero, nuovo televisore... Per non parlare della possibilità di contrarre mutui per acquistare prime, e anche seconde case (perché spesso, nella periferia, la prima casa una famiglia ce l’ha)...
Come avrete capito, qui subentra il secondo vantaggio per il centro:
drogando coi propri capitali la crescita dei redditi della periferia, il centro si assicura un mercato di sbocco per i propri beni, che i cittadini della periferia possono ora acquistare grazie agli effetti diretti e indiretti di un più facile accesso al credito.
Insomma: è la solita storia. Il centro versa da bere, la periferia, distratta (d’accordo, non sempre), beve, e accorda al centro gli estremi favori... dei suoi cittadini, che comprano, comprano, comprano, assorbendo il sovrappiù del maturo sistema industriale del centro.


Inizia la parte triste della storia.

La periferia si gonfia.
E anche qui siete fuori strada: non è una gravidanza, ma una bolla.
Siete sicuri di sapere cos’è una bolla? Come la definireste? Va bene, dai, non voglio mettervi in difficoltà.
Una bolla è lo scostamento del prezzo di un’attività finanziaria dal suo valore fondamentale.
Mi spiego. Il valore attuale di un’azione, in linea teorica, dipende dal valore dei dividendi futuri, da quanto reddito l’azione ti garantisce nel lungo termine. Un valore incerto, naturalmente. L’azione però può anche essere comprata e venduta liberamente, lo sapete. Ora, succede che se qualcuno si aspetta che i rendimenti futuri crescano, offrirà di più per acquistare una data azione. E se qualcuno si aspetta che qualcun altro offra di più per acquistare un’azione, cercherà di acquistarla, per venderla quando l’altro sarà disposto a pagarla di più, ma così facendo (cioè acquistandola) contribuisce a farne salire il prezzo.
Si chiama “aspettativa che si autorealizza” (self-fulfilling expectation).
Ora, siccome al primo che fa questo ragionamento le cose vanno, evidentemente, bene, anche un secondo, e poi un terzo, e poi un quarto, si accodano, domandando quell’azione, il cui prezzo viene spinto su da una domanda che non ha più alcuna relazione con il rendimento atteso a lungo termine (i dividendi futuri), ma solo con l’aspettativa che tutti hanno che il prezzo cresca.

Capite cosa vuol dire che il prezzo si scosta dal valore fondamentale? La matematica finanziaria ci insegna che con tassi al 5%, ha un senso pagare 20 un pezzo di carta che ogni anno ti paga un reddito di 1. Ma se per qualche motivo quel pezzo di carta lo vogliono tutti, tu magari ti trovi a pagarlo 100, e lo fai volentieri, perché pensi che dopodomani lo vendi a 150. Perbacco! Vuoi mettere il 50% in due giorni rispetto al 5% in un anno?
Ma quanto possano essere lunghe quarantotto ore lo sanno bene quelli che avevano azioni in portafoglio il 25 ottobre del 1929, aspettando la riapertura dei mercati il lunedì successivo, sì, proprio quello passato alla storia come “lunedì nero”.
E la bolla immobiliare? Semplice: tornate indietro di qualche riga, sostituite alla parola “azione” la parola “appartamento”, e alla parola “dividendo” la parola “affitto”, ed ecco la bolla immobiliare.
La quale, però, una differenza ce l’ha: che gli appartamenti sono meno “liquidi” delle azioni: non basta telefonare al proprio promotore finanziario per disfarsene...

dal debitInsomma: la periferia, grazie ai capitali esteri, cresce. Crescono i consumi, crescono anche gli investimenti. Allettati dalla sua crescita, i mercati convogliano verso di essa capitali in misura sempre maggiore, tanto più che la crescita drogata dal debito privato (i capitali esteri prestati a famiglie e imprese) causa un miglioramento delle finanze pubbliche: il rapporto debito pubblico/Pil si stabilizza o scende. 
I grulli (o i furbi?) per i quali “l’unico debito è quello pubblico” sono così rassicurati. Quanto sembra virtuosa la periferia agli sceriffi (ingenui o conniventi?) del Fondo Monetario Internazionale! Vedi? La periferia è una brava ragazza, ha fatto quello che dicevamo noi, gli sceriffi: si è data un cambio “credibile” (infausto eufemismo), si è fatta un tantinello zoccola, cioè si è liberalizzata, e i risultati si vedono...

Libertà (finanziaria), quanti delitti si commettono in tuo nome!

L’afflusso di capitali non è più guidato dallo spread, dalla differenza fra tassi della periferia e tassi del centro. Può infatti accadere (ma non sempre accade) che questa differenza si riduca: la mobilità dei capitali, dicono i libri degli economisti, eguaglia i rendimenti da un paese all’altro (legge della domanda e dell’offerta).
Non è sempre così, ma anche fosse, ormai quello che attira i capitali in periferia non è il tasso d’interesse, il rendimento a lungo termine, ma il guadagno in conto capitale, la crescita convulsa del prezzo delle attività.

Nell’economia drogata sale la febbre: l’accesso al credito facile fa salire l’inflazione, e se all’inizio ci si rivolgeva all’estero per comprare beni di lusso, col tempo i prodotti esteri diventano competitivi anche sulle fasce più basse, perché i prezzi interni sono cresciuti, quindi il deficit commerciale si approfondisce, e occorrono nuovi capitali esteri per finanziarlo.
Del resto, lo abbiamo detto prima: un importatore netto di capitali è anche un importatore netto di beni.

Proprio così: drogata, la periferia è drogata di capitali esteri, e la dose deve essere sempre maggiore, per fare effetto.
Non c’è crimine verso se stessa che la periferia non perpetri pur di ottenerla. Si prostituisce in ogni modo, distruggendo in pochi anni lo stile di vita e le ragionevoli aspettative di reddito dei suoi cittadini, che si vedono privati dall’oggi al domani di diritti che ritenevano acquisiti, come quelli all’assistenza e alla previdenza; smantellando il proprio sistema industriale, che tanto non le serve più, perché i capitali arrivano, quindi arriveranno sempre, e sarà sempre possibile acquistare all’estero, dove lo fanno tanto meglio, quello che non si ha più convenienza a produrre in casa; cedendo insomma il meglio di se stessa, tutta se stessa, al centro.

A proposito,dice il centro alla periferia : ma cosa te ne fai di quell’industria petrolifera, come si chiama... Ani, Azienda nazionale idrocarburi... Dai, dammela, su, dammi l’Ani, che in cambio avrai un afflusso di capitali che neanche te l’immagini” “Ma devo darti anche questo?” “Ormai mi hai dato tutto!
Ma hai visto Solone e Licurgo dalle colonne del Corriere? Vedi come ti incitano a vendere l’Ani”
 “Ma io ho un po’ paura... Dai, dimmi di sì, e vedrai quanta liquidità inietterò nel tuo circuito...”

Il fatto però è che esiste una legge non so se dell’economia o proprio della natura, quella che dice che “il troppo stroppia”. In economia penso la chiamino legge dei rendimenti decrescenti.
Trovare impieghi produttivi per masse enormi e crescenti di capitali non è facile, e gli afflussi di capitali (sì, proprio quelli dei quali i nostri Quisling tanto lamentano la carenza in Italia), sono, per il paese che li riceve, debiti esteri, che occorrerà rimborsare, e che però, quanto più crescono, tanto meno producono i redditi necessari a ripagarli.

Ah, non lo sapevate? Come? Proprio voi, i luogocomunisti, gli spaghetti-liberisti, gli araldi del libero mercato e dell’economia ortodossa, mi ignorate quest’altra semplice verità: non ci sono pasti gratis, no free lunch, non puoi avere qualcosa per niente.
Ah, capisco, capisco... In effetti, sì, mi era sembrato di leggere qualcosa del genere nei giornali italiani.
Sapete, io ormai li uso solo per incartare il pesce, e così, fra una squama di branzino e uno schizzo di nero di seppia mi era sembrato in effetti di intravvedere che esiste in Italia una sinistra genia di imbecilli che pensa che i capitali arrivino dall’estero gratis, che gli imprenditori esteri comprino azioni italiane, o comunque acquisiscano il controllo di aziende italiane, perché noi siamo simpatici, creativi, insomma, perché ci vogliono bene.
E che quindi gli afflussi di capitali sono un bene: noi ne abbiamo bisogno, loro ce li danno, e la storia finisce lì. Ma pensavo di aver letto male, sapete, nella fretta, la padella sul fuoco, gli ospiti in terrazza... Invece voi mi dite che c’è veramente qualcuno che è così cretino da pensare che l’estero i capitali li regali!?
E quindi che la svendita delle aziende pubbliche e private italiane a investitori esteri vada non solo non ostacolata, ma addirittura favorita!? E mi dite addirittura che glielo fanno scrivere sui giornali!?
Ma io, da domani, con quei giornali non ci incarto più nemmeno il pesce. Il nobile branzino non merita un sudario tanto abietto...
Vi spiego: chi presta, che deve farsi ridare i soldi con gli interessi, lo sa. Mica pensa di regalarli. Fosse scemo! E questo vale per tutti i tipi di prestiti, capite?

Esempio: chi acquista un’azienda in periferia non lo fa perché vuole portare in periferia lavoro e crescita (in effetti, in due casi su tre comincia col licenziare qualcuno, ci avevate fatto caso?).
No: lo fa perché vuole giustamente far profitti e poi riportarli al centro (e magari, per farne di più, di profitti, passa sopra a qualche regola, ci avevate fatto caso?).
Ecco, cercate di stamparvi in capo questa semplice realtà: quello che oggi è un afflusso di capitali domani diventa un deflusso di redditi.
L’afflusso di capitali dall’estero (per comprare un titolo pubblico, per finanziare l’acquisto della seconda casa o del primo televisore al plasma di un privato, per acquistare un’azienda), domani diventa un deflusso di redditi verso l’estero (interessi o profitti). Capito?
Oggi entrano i soldi, sotto forma di credito (per il centro), cioè debito (per la periferia).

Domani i soldi escono, sono redditi passivi in bilancia dei pagamenti, redditi che ampliano ancora di più il deficit estero della periferia, la quale, come usura insegna, a un certo punto è costretta a farsi prestare altri capitali, non più per finanziare investimenti produttivi, e nemmeno per finanziare consumi, ma semplicemente... per pagare gli interessi!

E quei capitali, la periferia, all’inizio magari nemmeno li voleva, all’inizio non ne aveva nemmeno bisogno.
Perché nel mondo “represso” il circuito del risparmio si chiudeva all’interno del paese: alla periferia bastavano i risparmi dei suoi cittadini, che ne avevano, perché siccome non tutto era stato privatizzato, e quindi i servizi essenziali non costavano somme sempre maggiori, in fondo non si stava così male, qualcosa si risparmiava.


Ci si avvicina al triste epilogo.

Un bel giorno la periferia si sveglia, ha le nausee, vomita. Una grossa azienda va in crisi finanziaria? Le banche accusano “sofferenze” (che poi significa che capiscono che i loro debitori non ce la faranno a restituire i soldi)? Insomma, succede qualcosa, e l’amore finisce, lasciando il posto a una certa insofferenza. Il centro comincia a dubitare della capacità della periferia di rimborsare i propri debiti. Esige così il pagamento di interessi sempre più alti a copertura del rischio, lo spread, che era partito alto (vi ricordate?)e poi si era annullato, decolla di nuovo.
La periferia si avvita nella spirale del debito estero, si gonfia sempre di più, e per sapere il seguito basta aprire un giornale.
Non è un happy ending.




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Nota di servizio

Invitiamo amici bloggers e gruppi ad aderire alla Federazione Antieuro,su cui verranno pubblicati i loro articoli più significativi su euro e l'europa.Potete contattarci sul sito http://federazionemovimentiantieuro.blogspot.it/,
email :  federazione.movimenti.antieuro@gmail.com
Stesso invito rivolgiamo ai lettori e amici di questo blog ad iscriversi nella lista "lettori fissi" della Federazione.
Ragazzi,grazie in anticipo a tutti.

PS - Mi assenterò per qualche giorno,quindi risponderò a tutti al mio ritorno.A presto

giovedì 11 aprile 2013

DEMOCRASSERIE


LA NAVE AFFONDA....I TOPI SCAPPANO

Cominciamo con la casalinga di voghera del pennivendolismo italiota,la barboncina vanity fair Conchita dei Gregori (titolo peraltro contestatole dalla Spinelli).
Ieri,in un ampio articolo sulla nota carta da imballo di Repubblica, illumina noi,poveri sprovveduti,su Bilderberg,Trilateral,poteri forti,dominio Usa.....con uno scoop di cui pure i gatti sapevano,....alla buon'ora,scoperta dell'acqua calda della scimmietta che se prima c'era,dormiva....!
Chissà dove stava tempo fa...così impegnata a distruggere l'Unità,corrierino dei piccoli piddini...! si accorge ora di queste cricche e dei tanti suoi affiliati amici di allora(e di oggi) che che nomina nell'articolo (Schioppa,Prodi,Draghi,D'Alema,Amato,Letta jr....), tutti beniamini e sodali del bancarottiere,speculatore,truffatore di stato ed evasore,nonchè padrone del giornale su cui scrive questa pupazzetta da prova del cuoco.
Incredibile prendere lezioni da questa macchietta in gonnella.....!!

Ed ora al falso ipocrita pretino e untuoso Prodi che,sentito odor di poltronissima,anche lui si esercita ad attaccar poteri forti ,a cui da sempre è asservito anema e core,come responsabili della crisi....,.lui invece no,che ci ha trascinato giulivo in questa gabbia usuraia dell'euro!
Disse:"noi dobbiamo spiegare che questo cambiamento (cfr.euro) non porta altro che benefici"...maledetto demente e venduto!!
Ne ha pure per la Thatcher che,pur nella sua furia liberista demolitrice,una cosa giusta l'aveva detta ("l'euro si dimostrerà fatale per i pesi meno ricchi perchè devasterà le loro economie"),al contrario di questa faccia di bronzo mortadellesca,accanito sostenitore e fautore di questa sciagura....nonchè intrallazzato con tutti quelli che ora critica e a cui ha svenduto mezzo Paese.Faremmo notte ad indicare tutti i misfatti di questo indecente e losco figuro!

Voglia il cielo che questi ratti che ogni tanto riemergono dalla fogna per saltar sul nuovo carro,ci ritornino alla svelta per non riemergerne mai più.


ANDIAMO,E' TEMPO DI MIGRARE...

Il pastorello Ingroia è migrato da Rivoluzione Civile a Riscossione Civile in quel di Sicilia,a 40000 ghinee cash,con grida di tripudio in quel di Aosta.
Ma non aveva detto che nonostante il trombaggio elettorale " l'esperienza continua"?
Infatti,sempre nel Civile stiamo....ha messo una bella Crocetta su aule e tribunali...uno scrannicello è sempre pronto per i conducators....per la truppa dei credenti invece...beh,lasciamo perdere...
Morale: il famoso detto del Marchese del Grillo...
(pare che il CSM abbia rifiutato di farlo diventare esattore....disperazione ad Aosta)


COMICS

L'altra sera,in una intervista ad un Tg,ho sentito un Berlusca fuori di testa dire che la Thatcher è stata il più grande statista del secolo e che le sue ricette e il liberismo sono quello che ci vuole per noi....cambiare spacciatore,no eh....!

Un altro che fuma merce avariata,ultimo giapponese nella jungla,é il Gargamella del Pd che crede ancora di stare in plancia comando mentre è già confinato nella stiva dei vuoti a perdere.
Continua a recitare il suo mantra come quel tale sulla pianta in Amarcord :
"voglio il governo,voglio il governo..."..
Come ricorderete,è finita che a sera ,dopo aver rotto i coglioni a tutti, l'han riportato in manicomio....


martedì 9 aprile 2013

FEDERAZIONE MOVIMENTI ANTIEURO

Si é inaugurato ieri il sito della Federazione a cui hanno aderito diversi gruppi facebook e blogs.
L'iniziativa è coordinata da noi e dall'amico John Infotricks del blog Trucchi dell'informazione.

http://federazionemovimentiantieuro.blogspot.it/


Non c'è nessuna possibilità di riformare dall'interno il sistema antidemocratico e vessatorio che regge l'Unione Europea, sistema che inevitabilmente ci condurrà alla bancarotta.

Questa è l'Europa delle banche e non dei popoli.

Siamo contro l'Europa che ci sta distruggendo come popolo e nazione, contro il mondialismo massonico e finanziario, contro la prezzolata opera di disinformazione dei media, contro i servi politici del potere usuraio, contro il Sistema ed il falso Antisistema, contro questa falsa democrazia.

Ogni nostra iniziativa, intento e opera di divulgazione mira al recupero della sovranità politica, economica e monetaria che ci son state confiscate a favore della finanza internazionale.

Vogliamo offrire un punto di riferimento comune ed unitario a tutte le voci antieuro e antieuropeistiche per contrastare in modo sempre più efficace l'imperante disinformazione della quasi totalità dei media.


Pubblicazione articoli

Sarà cura della redazione scegliere i post più significativi pubblicati nei vari gruppi ,pagine fb e blogs che hanno aderito alla Federazione Movimenti Antieuro,i cui contenuti siano esclusivamente relativi ad argomenti riguardanti L'Europa nei suoi diversi aspetti politici,economici e monetari.
Gli stessi gruppi,pagine e blogs,potranno sottoporre alla redazione gli articoli che riterranno più interessanti.
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Invitiamo amici bloggers ,o chi volesse aderire all'iniziativa, a contattarci su questo blog ,su http://infotricksblog.blogspot.it/.o sul sito stesso della Federazione.
I non titolari di blogs o gruppi possono comunque iscriversi alla lista dei lettori fissi.
Eventuali ideee e suggerimenti dei nostri lettori sono bene accetti. nella lotta contro la costante disinformazione su questi temi.


E' di oggi la notizia che ll Bundesrat tedesco, la Camera dei Laender, ha bloccato il Fiscal Compact,il che vuol dire che fino alle prossime elezioni, la Germania non entrerà nel Fiscal Compact.

Ma la stampa italiana? La notizia ha suscitato clamore? Acqua in bocca, vorrai mica far fare brutta figura al Pd, al governo dei tecnici salvatori della Patria comune?
C'è da restare allibiti dall'insipienza,dalla nullaggine e dal servaggio di tutta la fuffa politica e tecnica che non ha nemmeno il coraggio, la dignità di contestare questa demenza del fiscal compact,quando a farlo è la stessa nazione del padrone.
Mai si è vista una tale indegna nullocrazia ,ormai totalmente allo sbando ed incapace di un minimo scatto d'orgoglio nel tutelare gli interessi nazionali.

domenica 7 aprile 2013

DEFICIT E VORAGINI


Per non disturbare la leggenda metropolitana della grande e virtuosa Germania e del suo ultimo land l’Olanda, dove i ministri delle finanza diventano presidenti dell’Eurogruppo e propongono la paranoia austera in casa altrui mentre da loro si spende e spande,e che magari con terrorismo mediatico fanno fuggire i depositanti dalle banche del club MED  per portare i soldi in Olanda e Germania, dove si trovano i buchi e le voragini bancarie più grandi d’Europa.

Ma questo mi raccomando non ditelo agli italiani, potrebbero prendersi un coccolone e veder rovinata la leggenda metropolitana del virtuosismo nordico!

Invitiamo a leggere con attenzione tutti i rimandi dei links postati,per sfatare una volta per tutte le menzogne della vulgata mainstream.


http://www.wallstreetitalia.com/article/1536782/olanda-in-crisi-tra-rischio-bolla-immobiliare-e-debiti-enormi.aspx

e pure

http://icebergfinanza.finanza.com/2013/04/04/deutsche-bank-sorpresa-la-bundesbank-scopre-la-voragine-con-la-banca-intorno/

http://icebergfinanza.finanza.com/2013/03/14/commerzbank-la-voragine-con-la-banca-intorno/

http://www.trend-online.com/blog/germania-soffin-casa-spiriti-201112/



Qui sotto i deficit di bilancio che avrebbero dovuti essere rispettati,anche da chi ha sempre il ditino alzato verso gli altri.


La tabella  indica il deficit di bilancio rispetto al Pil,fissato dagli usurai eruropei al 3%.
Come si può vedere ben pochi l'hanno rispettato,ma i richiami all'ordine riguardano sempre i soliti.
Ricordiamo che esiste l'obbligo di mantenere il deficit pubblico sempre al di sotto del 3% del PIL, come previsto dal Patto di stabilità e crescita; in caso contrario scatteranno sanzioni.

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I premi Nobel per l'economia Kenneth Arrow, Peter Diamond, William Sharpe, Eric Maskin e Robert Solow,hanno affermato che "Inserire nella costituzione il vincolo di pareggio del bilancio rappresenterebbe una scelta politica estremamente improvvida. Aggiungere ulteriori restrizioni, quale un tetto rigido della spesa pubblica, non farebbe che peggiorare le cose"; soprattutto questo "avrebbe effetti perversi in caso di recessione.
Nei momenti di difficoltà diminuisce infatti il gettito fiscale (per concomitante diminuzione del PIL) e aumentano alcune spese pubbliche tra cui i sussidi di disoccupazione. Questi ammortizzatori sociali fanno dunque aumentare il deficit pubblico, ma limitano la contrazione del reddito disponibile e quindi del potere di acquisto (che influiscono sul consumo o domanda di beni o servizi).
Nell'attuale fase dell'economia, continuano, "è pericoloso tentare di riportare il bilancio in pareggio troppo rapidamente. I grossi tagli di spesa e/o gli incrementi della pressione fiscale necessari per raggiungere questo scopo, danneggerebbero una ripresa economica già di per sé debole".

Francia,Olanda,Portogallo,Spagna,Irlanda.già contestano per quest'anno il tetto.E i nostri che fanno?
Sacrificano interventi a favore di imprese e famiglie per rispettare come i fessi più solerti questi trattati di demenza.

venerdì 5 aprile 2013

FANTOZZIANA...


LA SAGGISTICA

Il saggio miles ingloriosus Onida non manca di darci un saggio involontario della sua saggezza:
"Siamo inutili,siamo qui solo per perder tempo".
Il saggista del colle: "non perdo tempo...".

Coraggio,caro pubblico,la farsa del saggiodromo continua...Plauto vive e lotta insieme a noi..
(addetto teatrale del Quirinale)


LESSICO E NUVOLE...

La Boldrini,nota rifugiata della Camera e preoccupata della situazione economica nazionale,ha chiesto di non usare il termine clandestini....uno scandalo per il vocabolario Barboncini e Strafatti....e notoriamente uno dei problemi più urgenti che angosciano gli italiani...
Vorrà dire che chiameremo le puttane "operatrici peripatetiche pubbliche non autorizzate di piacere dietro compenso non tassato" e i parlamentari "organismi parassitari sciaguratamente eletti dal popolo e ladri autorizzati di danaro pubblico non tassato".....quanto a come chiamare la Boldrini,è meglio lasciar perdere....


PUBBLICITA'

Romoletto,sfasciacarrozze sulla via Aurelia,annuncia di aver a disposizione pezzi del superato modello "Desert Mind" (per il mercato italiano: "Mente Deserta),nota roulotte marchio PD, e del suo autista Gargamella,peraltro già arrivato in stato di rottamazione effettuata dai suoi passeggeri,dal Colle,da Grillo,da....prezzi di realizzo.



giovedì 4 aprile 2013

I MISERABILI

I presidenti del Titanic....italia,il quartetto sciagura...dove passano questi l'unica cosa che cresce è la miseria...


Che non sono quelli di Hugo,ma quelli veri,al governo e in parlamento.
Gli uni impegnati ad inventar sempre nuove sciagure,gli altri impegnati da quasi due mesi in un patetico tressette col morto,l'ibernato Bersani che spera ancora di scongelarsi grazie al ponzio pilato del colle e il suo trucco dilatorio dei saggi.

Ma é mai possibile dover assistere alla grottesca pantomima sul pagamento dei debiti della PA verso le PMI? E' mai possibile sentire i soliti mentecatti parlare di eventuali aumenti Irpef per far fronte (e solo molto parzialmente) a questo impegno ,e per obbedire a demenziali imposizioni della puttanaio europeo?

Che aspettate,mezzecartucce tecniche e politiche,a buttare alle ortiche la follia usuraia del rispetto del deficit di bilancio quando ad altri(Francia,Olanda,Portogallo,Spagna,Irlanda..) é stato concesso di farlo?
Apettate suicidi di massa?
Maledetti e squallidi servi ,ma pensate agli interessi degli usurai di Bruxelles o a quelli del Paese?
Senza palle,senza dignità,senza vergogna.....!


Ah,dimenticavo questa squallida pantegana....

"“Non sono il topo nel formaggio, io dallo Stato riscuoto solo la mia pensione..." squittisce lui... poi aggiunge pure questa:"I politici non eletti? Sono come gli esodati: per loro serve un’indennità
Avete notizia di quanto abbia fatto qualche mese fa da nominato dal compare Monti....oltre a rosicchiare ancora?Ogni crosta è buona...

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Ricordo che nel Decreto Ammazza-Italia di Monti si sono autorizzate le Regioni ad aumentare l'addizionale Irpef regionale dello 0,5% per gli anni 2012 e 2013, del 1,1% per l'anno 2014 e del 2,1% a decorrere dal 2015, determinando possibili aumenti a partire da 135 euro per gli anni 2012 e 2013, da 300 euro per l'anno 2014 e da 450 euro per l'anno 2015, calcolati su redditi superiori ai 15000 euro all'anno.
Questi calcoli sono stati effettuati partendo dall'aliquota base dell'addizionale Irpef regionale dello 0,9% che però non è applicata in tutte le Regioni, infatti in Regioni gravate da dissesto finanziario, come Campania e Calabria, si parte da un aliquota del 1,7% che comporta che nel 2015 gli abitanti di queste Regioni pagheranno 570 euro all'anno, sottraendo più risorse all'economia regionale rispetto al resto di Italia, anche se in queste Regioni la disoccupazione è la più elevata della Nazione.

La Cgia di Mestre: dal 2008 alla fine del 2012 sono oltre 15mila le aziende che hanno dovuto chiudere i battenti a causa dei ritardi dei pagamenti.I fallimenti sono 3.860 con 60.000 posti di lavoro persi....oltre a molte vite.
I crediti ammontano a 90 miliardi,dicono che i rimborsi saranno 20 quest'anno (ma cash parlano di 7) e 20 l'anno prossimo.Il resto.... campa cavallo...!