sabato 30 marzo 2013

INSOSTENIBILITA' DELL'EURO

Auguri a tutti i lettori,ci sentiamo la prossima settimana.
Intanto vi sottopongo queste brevi note per eventuali riflessioni.


I motivi sono essenzialmente due e sono complementari. Quando si blocca il cambio accadono essenzialmente due cose: nei paesi periferici della eurozona, quelli solitamente più arretrati in termini economici, normalmente la competitività peggiora. Il fatto di avere il cambio fisso, inoltre, significa che il cambio non può essere aggiustato alle variazioni dei prezzi, quindi è ovvio che piano piano la competitività di prezzo di tali Paesi cali notevolmente. Detto in parole semplici, agli abitanti di questi Paesi è stata data una moneta che è troppo forte rispetto alla loro economia, e questo li incita a vivere al di sopra dei loro mezzi comprando molti beni all’estero. Ai paesi del centro Europa questo ovviamente fa comodo, perché con tali spese dei Paesi di periferia sostengono la propria industria.

Quando il cambio è bloccato, i prestiti da un Paese a un altro non scontano il rischio di cambio e quindi può accadere una cosa sola: il nord Europa presta ai paesi del sud, con estrema larghezza, somme che vengono utilizzate per acquistare i beni del nord. I Paesi del nord traggono dunque due vantaggi: uno in termini di profitti industriali e uno in termini di profitti finanziari.

I fondamentali dell’economia italiana sono sostanzialmente buoni, il debito pubblico italiano non è a rischio e il popolo italiano è ancora risparmiatore, quindi ha tutto il vantaggio di tirarsi fuori da questa trappola prima che la propria ricchezza, gli immobili e i risparmi in banca vengano aggrediti dall’Europa per ricapitalizzare quelle banche del nord che hanno sbagliato.

Si esce dall’euro fondamentalmente per sganciarsi dall’eurozona e per avere una valuta che possa essere liberamente quotata sul mercato secondo il grado di forza dell’economia. Come questa valuta debba o possa chiamarsi non è così rilevante, però sono convinto che tornare indietro, per l'Italia, significherebbe solamente adottare il suo standard monetario, lasciando però poi che sia il mercato a determinarne il valore.

 Il tasso di cambio è semplicemente un prezzo, determinato sul mercato delle valute, e francamente continuo a non capire come mai persone che si professano liberiste hanno così tanta paura che sia il mercato a determinare questo prezzo. Dietro tale atteggiamento, quindi, potrebbero esserci essenzialmente due spiegazioni: o una profonda incoerenza logica, al limite della dissonanza cognitiva, o una malafede che rivela dei conflitti d’interesse, in particolare con quei poteri finanziari che da questa situazione hanno tratto solamente vantaggi.

(Alberto Bagnai)

giovedì 28 marzo 2013

UOVA PASQUALI


Mettetevi nei pannoloni di Bersani....siamo in periodo pasquale...ma un po' di compassione non alberga nei vostri aridi cuori?
Dopo la sua settimana di comica passione (per lo scranno)....è stato crocifisso come un pirla qualsiasi sul golgota di Palazzo Madama ...e non avendo le doti del Salvatore......non risorgerà più.
Più che il terno al lotto delle elezioni...si può parlare di un terno al "lutto".
Normalmente chi vince a questo Gratta e Vinci,mi correggo...Vinci e Gratta, sorride pensando ad un aureo futuro....qui invece,il grande stratega condominiale ha la faccia di uno che ha solo un grottesco passato di giaguari (non) smacchiati,di bambole pettinate,di partiti bocciofili...e altre fesserie d'antan.
Dato il clima pasquale,per lui,come ha detto qualcuno,resta solo un lavoro socialmente utile...raccogliere le foglie al giardino pubblico di Bettola....
De profundis..povero cristo!

Lastra tombale con ignominia pure su Monti,la sua banda bassotti e la stampaglia delle canaglie di regime che lo incensava come genio...ricordate il sobrio loden,le lacrimucce,i tailleurs della Fornero,scambiati per doni divini al popolaccio dai soliti intellettuali Conad tre per due,tipo Ravera.
Anche l'ascaro Usa Di Paola si mette a piangere per i marò...altro ipocrita piagnone...sempre quando i buoi son scappati dalla stalla...
De profundis...per sempre.

Ma non mancano altri doni....

Per la serie disgrazie e cotillons,pare che nell'uovo pasquale,qualche fesso voglia rifilarci al Quirinale o al Governo la pantegana resuscitata Amato,uno che riemerge sempre da qualsiasi fogna col grugno pulito....quando fiuta qualche poltroncina...con quelle che ha collezionato potrebbe aprire un cinema...uno squallido e rovinoso topo gigio sempre nel formaggio degli altri,quel ladro dei nostri conti correnti...torna nella tua fogna!!!!


Poi ce mancava pure il Papa poverello ad esaltare la povertà come la fortuna più grande per l'uomo....
Santità,capisco il suo ruolo e il nome Francesco,pure a me è più che simpatico il fraticello di Assisi....ma nel caso non se ne fosse accorto,in Italia di questa fortuna ne abbiamo da vendere.......basta così,grazie.

Ora tocca alla Slovenia,mentre la Polonia è stata chiara: niente euro prima del 2015. “Dobbiamo valutare costi e benefici” ha detto il Presidente polacco Bronislaw Komorowski.
Beati loro che possono ancora valutare....siamo al paradosso surreale che i debiti delle banche li devono pagare i correntisti....grazie a dei dementi,ladri e usurai...


Auguri a tutte le simpatiche canaglie dei lettori...forza,ce la faremo...il neurodelirium dell'euro sta barcollando....de profundis!

mercoledì 27 marzo 2013

QUALCOSA SI MUOVE....


Alzi la mano chi ha sentito o letto queste notizie sui media italiani! Leggere attentamente la storia,molto istruttiva pure per noi.

Enda Kenny primo ministro irlandese:
" ma se i soldi prestati dalla BCE al governo irlandese vengono creati dal nulla, perché i cittadini dovrebbero svenarsi e privarsi dei loro risparmi per rimborsare del denaro che una volta rientrato alla base verrebbe distrutto o bruciato? Che senso ha mettere in ginocchio un’intera nazione per dei semplici bit elettronici o delle voci contabili all’interno del bilancio di una banca centrale?...."


MENTRE L’EUROZONA E’ NEL CAOS L’IRLANDA SI RIPRENDE PARTE DELLA SUA SOVRANITA’

Che l’eurozona sia nel caos ormai è un dato di fatto. La mancanza di un governo centrale capace di prendere decisioni univoche e chiare (e magari anche razionali e comprensibili, che non guasta) si sta facendo sentire proprio adesso che bisogna fare delle scelte, e nessuno sa bene chi sia autorizzato a farle.
In mezzo a questo putiferio istituzionale l’Irlanda nel silenzio più assoluto dei media (perché parlare di cose importanti, ci sono tante belle scemenze di cui parlare? Gli occhi di Berlusconi, le lacrime di Bersani, le bacchettate di Grillo, l’elezione del papa, insomma per i cialtroni dell’informazione c’è solo l’imbarazzo della scelta), la piccola Irlanda ha fatto una mossa che potrebbe mettere presto in crisi il colosso d’argilla europeo e nessuno sembra avere la capacità di cambiare gli eventi.
La Commissione Europea scarica il compito alla BCE e la BCE, a sua volta, per bocca del suo governatore Mario Draghi, passa la patata bollente al Consiglio Direttivo, che a quanto pare sul caso specifico dell’Irlanda dovrà pronunciarsi entro la fine dell’anno.
In questo contesto di confusione assoluta, il governo irlandese guidato dal primo ministro Enda Kenny  pare sia l’unica istituzione ad avere le idee chiare e abbia deciso di continuare ad andare avanti per la sua strada, in attesa che qualcuno si decida a pronunciarsi chiaramente sul da farsi.
"Il risultato odierno è un passo storico sulla strada per la ripresa economica" ha detto trionfante al Parlamento di Dublino Kenny qualche giorno fa "Questa manovra assicura la futura sostenibilità finanziaria dello stato".

Ma cosa ha fatto di così rivoluzionario ed epocale Kenny? Si tratta di un’ennesima bufala o fregatura per i cittadini, oppure questa decisione aiuterà concretamente la ripresa di uno stato a pezzi?
Andiamo con ordine perché la posizione attuale dell’Irlanda è molto delicata.
Malgrado tutti i plausi pervenuti da ogni parte, da Bruxelles e Berlino in particolare, per il rigore teutonico con cui l’Irlanda ha seguito il suo programma di austerità, fatto principalmente di licenziamenti nel settore pubblico e tasse, la situazione del paese è ancora drammatica, con l’economia che ristagna e la disoccupazione che si attesta intorno al 14%. Senza considerare tutti i massicci movimenti migratori dei giovani ragazzi irlandesi verso l’Australia, soprattutto.
Una catastrofe sociale che come i meglio informati sanno non è dovuta affatto all’eccesso di debito pubblico, agli sprechi o alla corruzione della classe politica, ma alle sciagurate gestioni fallimentari di un ristretto manipolo di banchieri privati, appoggiati e spalleggiati ovviamente dai politici locali, che nel giro di pochi anni sono riusciti a sommergere di debiti l’intero paese.
Chi ancora ha dei dubbi su come si sia sviluppata e quale sia la vera origine della crisi finanziaria che attanaglia oggi l’eurozona, dovrebbe studiare meglio il caso dell’Irlanda che è sicuramente il più emblematico di tutti. E con qualche piccola variante, dovuta alla minore o maggiore compartecipazione del settore pubblico, applicarlo poi agli altri paesi PIIGS. Italia compresa.

Ma vediamo innanzitutto a grandi linee quali sono gli elementi e gli eventi principali che caratterizzano il caso irlandese.
Prima dello scoppio della bolla speculativa dei titoli subprime americani del 2008, l’Irlanda era a detta di tutti il paese più “virtuoso” d’Europa per quanto riguarda i conti pubblici: aveva raggiunto il pareggio di bilancio fra entrate e uscite e il suo debito pubblico era sceso addirittura sotto il 40% del PIL.
Il regime di defiscalizzazione degli investimenti, con una tassazione media del 12% fra le più basse del mondo, aveva convinto molte multinazionali (Google è soltanto la più famosa, ma ci sono anche IBM, Apple, Xerox, Intel) a prendere sede in Irlanda, per godere dei vantaggi di arbitraggio concessi dalla globalizzazione. I nuovi capitali che arrivavano a fiumi in Irlanda, oltre a dare la parvenza di un paese sviluppato con bassa disoccupazione, avevano ingrossato anche i depositi presso le banche locali che prese dall’euforia si erano lanciate con entusiasmo nel campo degli investimenti speculativi in titoli derivati, soprattutto americani, e nell’attività creditizia interna nel settore immobiliare. 
Insomma fra l’acclamazione generale si stavano creando le premesse per la nascita di una piccola bolla bancaria all’interno della più grande bolla finanziaria che intanto si stava minacciosamente gonfiando a livello internazionale.

Attirate dagli alti rendimenti, le banche tedesche e francesi non avevano lesinato a loro volta ad investire in titoli delle banche irlandesi, mantenendo in piedi uno schema finanziario molto fragile, perché sostenuto appunto dai capitali e dagli investimenti esteri e non dai risparmi interni.
E così mentre il debito pubblico scendeva rapidamente, il debito estero, contratto soprattutto dal settore bancario privato, continuava ad ingigantirsi senza che nessuno suonasse mai il campanello di allarme. Anzi, gli analisti finanziari più esperti si sperticavano in una serie interminabile di elogi per il modello di sviluppo applicato in Irlanda, presentandolo al mondo come un esempio da seguire per molte altre nazioni che stentavano a far ripartire l’economia.
L’Irlanda era chiamata la “Tigre Celtica”, proprio per la sua intraprendenza nel campo finanziario, cosa che in effetti avrebbe dovuto preoccupare e insospettire qualcuno dei residenti visto la fine che avevano fatto le “Tigri Asiatiche” dopo lo scoppio della bolla speculativa del 1997. Ma gli analisti finanziari come si sa hanno la memoria corta, soprattutto quelli che lavorano all’interno di grandi gruppi bancari e finanziari e devono tenere alto il valore degli investimenti fatti dalle rispettive società di appartenenza. Importante in questi casi è non rimanere mai l’ultimo con il cerino in mano quando scoppia la bolla, ma fino a quando gli affari si gonfiano bisogna soffiare aria fritta e parole a vanvera con tutta l’energia e la credibilità possibile.

Il momento di smobilitare gli investimenti fatti in Irlanda arrivò appunto nel settembre 2008, quando a causa della crisi dei titoli subprime americani, le sei maggiori banche del paese, fra cui la Anglo Irish Bank e la INBS (Irish Nationwide Building Society), si trovarono strette in una doppia morsa di crisi di solvibilità e liquidità, dato che gran parte delle attività finanziarie e immobiliari si erano deprezzate drasticamente e chi era ancora in tempo aveva provveduto a prelevare i suoi depositi per riportarli all’estero. Per impedire che iniziasse una furibonda corsa agli sportelli, il governo irlandese si vide costretto ad apporre la garanzia statale sui depositi delle banche intervenendo pesantemente per evitare il collasso e fornire il salvataggio pubblico necessario.
E qui finisce la storia della virtù pubblica dell’Irlanda, che da stato “virtuoso” cominciò ad essere additato dai soliti analisti come uno stato spendaccione, un maiale, alla stregua degli altri PIIGS dell’eurozona.
(pochi ebbero la decenza e il pudore di spiegare che il governo irlandese era intervenuto soprattutto per salvare gli investimenti delle banche tedesche e francesi, che in caso contrario avrebbero subito ingenti perdite).
Ma per capire meglio le dimensioni del debito estero accumulato dall’Irlanda :  già nel 2010, il debito estero complessivo ammontava a €1,73 trilioni circa, ovvero 10 volte maggiore del PIL del paese di €173 miliardi. Una situazione molto preoccupante, che non si discostava affatto da ciò che stava accadendo intanto in Spagna, Portogallo e Grecia.

Ovviamente, e per fortuna, l’Irlanda ha anche un credito estero, dal cui saldo derivava una posizione netta sull’estero passiva superiore al 90% del PIL (quindi ben oltre il livello di guardia fissato dai più autorevoli economisti intorno al 50% del PIL).
Nel 2010, il governo irlandese ormai alle corde, impossibilitato a finanziarsi sui "mercati" a rendimenti accettabili, si vide costretto a chiedere un piano di salvataggio internazionale da €67,5 miliardi all’Unione Europea, alla BCE e al FMI.
In particolare i €30,6 miliardi concessi dalla BCE dovevano servire per il salvataggio diretto delle due banche più in crisi, la AIB e la INSB, che furono fuse in un’unica banca chiamata IBRC (Irish Bank Resolution Corporation). Gli investitori stranieri furono così tutelati senza alcuna perdita e ricevettero la garanzia del ritorno del 100% del loro investimento iniziale, mentre tutto il peso della cattiva gestione delle banche irlandesi ricadde sul governo e indirettamente sui cittadini, che furono penalizzati con un notevole aumento della pressione fiscale e un taglio netto della spessa pubblica, che comportò migliaia di licenziamenti nel settore statale. 
In finanza accade sempre questo strano fenomeno: chi investe grosse somme non perde mai, mentre chi scommette poco o non ha mai messo piede in una banca e non sa nemmeno cosa sia la borsa deve pagare per i primi. 

E così, gravati da questa pesante passività, i conti pubblici andarono in rovina, il surplus faticosamente raggiunto prima del 2008 passò a diventare un deficit pubblico, che dal disastroso -30,9% del 2011 è passato al -8,2% attuale  Anche perché come capita spesso in questi casi oltre alle maggiori uscite per il salvataggio pubblico delle banche il governo dovette assistere ad un calo delle entrate tributarie dovuto al crollo del reddito nazionale.

Il programma di assistenza, Emergency Lending Assistance (ELA), negoziato dal governo con la Banca Centrale d’Irlanda, prevedeva in cambio della liquidità necessaria per far funzionare la nuova banca IBRC la firma e la consegna di vere e proprie cambiali (Promissory Note) pagabili dal governo in 20 anni.

Il piano di rientro era così composto: €3,1 miliardi ogni anno per 12 anni (il 2% del PIL nazionale), €2,1 miliardi nel 2024, quindi €0,9 miliardi per 5 anni e infine €0,1 miliardi a saldo nel 2031, con un interesse complessivo associato all’operazione di €17 miliardi che il governo avrebbe dovuto corrispondere durante tutto il corso dei venti anni. Con le solite tasse e i tagli alla spesa pubblica.

Di conseguenza il debito pubblico, sotto il peso di questo macigno, è sprofondato dalla sua iniziale quota “virtuosa” inferiore al 30% agli oltre 100% del PIL attuali , facendo allarmare sia i politici che i cittadini sulla reale sostenibilità dell’intera manovra di salvataggio bancario. Anche perché a più riprese, la protesta dei cittadini si è fatta sentire rumorosamente, sia con manifestazioni contro le crescenti tasse che con proteste di piazza contro i banchieri truffatori e i governanti compiacenti.

Ma a questo punto comincia la parte più interessante del racconto.
Già ad inizio gennaio del 2013, il premier Kenny intraprende i suoi primi viaggi della speranza verso Bruxelles e Francoforte per trovare nella Commissione Europea o nella BCE degli interlocutori validi per ritrattare l’intero programma di rientro.
La situazione già precaria dell’economia irlandese che mostrava qualche timido cenno di ripresa non poteva essere appesantita con i previsti prelievi annuali e secondo Kenny era più che mai necessaria una ristrutturazione del debito per consentire un atterraggio più morbido e allungare il piano generale di rimborso.
Tuttavia il classico balletto dello scaricabarile inscenato dagli inconcludenti tecnocrati europei unito all’avvicinarsi della data del 31 marzo in cui l’Irlanda avrebbe dovuto rimborsare la sua quota annuale, hanno convinto Kenny a prendere una decisione perentoria.
Il governo irlandese scambierà le cambiali in scadenza possedute dalla Banca Centrale d’Irlanda con titoli del debito pubblico con tempi di maturazione media superiori a 34 anni, in cui le maggiori quote di rimborso sono previste per il 2038 e il 2053. 

Per la prima volta, uno stato non più sovrano dell’eurozona se ne è infischiato di attendere le decisioni degli sfaccendati e stralunati tecnocrati di Bruxelles e ha fatto una scelta a tutti gli effetti “sovrana”, che contrasta vistosamente con i trattati europei e in particolare con il famigerato articolo 123 che impedisce alle banche centrali dell’eurozona di finanziare direttamente i rispettivi governi.
Il precedente prestito si è trasformato insomma in una forma più o meno camuffata di monetizzazione del deficit pubblico: soldi freschi della banca centrale in cambio di titoli di stato, anche se poi questi soldi non servono per alimentare la spesa del governo ma sono stati già convogliati nelle casse delle banche fallite.
In ogni caso, questo legame diretto fra governo e banca centrale rappresenta un vero abominio e un affronto per la tecnocrazia europea, che proprio su questa inconsueta e ancora incomprensibile cesura aveva fondato le basi del suo primato oligarchico e antidemocratico. 

Interrogato sullo smacco irlandese dai giornalisti nell’ultima conferenza stampa di inizio marzo, il governatore della BCE Mario Draghi non senza qualche imbarazzo ha riferito di avere preso nota di ciò che sta accadendo in Irlanda, riservandosi di rivedere con calma l’intera faccenda insieme agli altri membri del Consiglio Direttivo della banca centrale di Francoforte. Ad ogni modo, Draghi ha fatto capire che la questione riguarda ormai i rapporti interni fra il governo irlandese e la Banca Centrale d’Irlanda, mentre le presunte irregolarità inerenti il rispetto dell’articolo 123 verranno analizzate con la dovuta scrupolosità entro la fine dell’anno.
Nulla però Draghi ha detto riguardo la questione di fondo che soggiace all’intera vicenda e lo stesso Kenny ha spesso accennato in modo velato, con tutte le cautele del caso (non sia mai svegliare i cittadini e spiegargli apertamente quale sia il vero significato dei soldi oggi: i politici sono pur sempre i camerieri dei banchieri, o no?), in pubblico:

ma se i soldi prestati dalla BCE al governo irlandese vengono creati dal nulla, perché i cittadini dovrebbero svenarsi e privarsi dei loro risparmi per rimborsare del denaro che una volta rientrato alla base verrebbe distrutto o bruciato? Che senso ha mettere in ginocchio un’intera nazione per dei semplici bit elettronici o delle voci contabili all’interno del bilancio di una banca centrale? 
Non sarebbe più giusto che la parte di debito dovuto alla BCE venisse in qualche abbonata o decurtata, lasciando intatta solo la quota prestata dal FMI?

Ovviamente di fronte a questi scottanti interrogativi i funzionari della banca centrale tedesca Bundesbank sono sobbalzati all'unisono e hanno fatto una corale levata di scudi, ricordando che il compito principale della banca centrale deve essere il controllo dell’inflazione e pur di mantenere bassa l’inflazione, la gente può essere tranquillamente dissanguata e lasciata morire.
Ricordiamo che i tedeschi sono ormai gli unici al mondo, insieme ai loro servili lacchè europeisti disseminati in tutto il continente, a credere che l’aumento della massa monetaria crei automaticamente inflazione e soprattutto che una banca centrale possa davvero influenzare e modificare il livello della massa monetaria circolante.
Due scemenze belle e buone che servono per coprire la verità profonda dell'intransigenza teutonica in tema di politica monetaria: per chi ancora non lo avesse capito, l’euro non è una moneta comune ma una veste un po’ più sofisticata del marco tedesco e i marchi, da che mondo è mondo, non si regalano a nessuno, ma bisogna guadagnarseli con il sangue.
Fine della storia.

O almeno così sembra, dato che nel caos attuale imperante nell’eurozona la decisione “sovrana” dell’Irlanda potrebbe creare un precedente politico a cui potranno in futuro appellarsi gli altri governi degli stati più in difficoltà. In particolare pensiamo a Grecia e Portogallo, i cui governi invece stanno continuando a pagare a caro prezzo i loro durissimi piani di rientro con rivolte popolari, sofferenze e vessazioni non più tollerabili della cittadinanza.
Ma anche l’Italia potrebbe essere presto coinvolta in questa faccenda e non a caso qualche tempo fa il direttore del collocamento dei titoli pubblici del MEF Maria Cannata aveva timidamente accennato alla possibilità di rifinanziare l’enorme debito pubblico italiano con titoli a più lunga scadenza, dai 30 fino ai 50 anni. Non è sicuramente una soluzione definitiva al problema del debito pubblico e della perdita della sovranità monetaria, ma indubbiamente un’operazione del genere potrebbe alleviare non poco la pesantezza degli impegni immediati di consolidamento del debito e partecipazione ai fondi di salvataggio presi in sede europea dall’Italia (vedi Fiscal Compact e Mes).

Se i tecnocrati europei sono degli inetti, perché i politici e i funzionari nazionali non dovrebbero adoperarsi da soli, in piena autonomia, per modificare le norme più criminali e controverse dei trattati europei? 
In questo ingarbugliato castello di carte e burocrazia costruito dal comitato d’affari di Bruxelles, esiste ancora per un governo democratico nazionale lo spazio di manovra necessario per prendere decisioni “sovrane”?
La strategia del silenzio assenso potrebbe essere il metodo migliore per riformare rapidamente in senso democratico l’impostazione monolitica e totalitaria dell’eurozona?
L'anarchia istituzionale, in cui ognuno decide per sé e cerca di salvare il salvabile, sarà la prossima evoluzione del mostro giuridico europeo? 
Invece di stare appresso alle lusinghe del fallito Bersani e alle congiuntiviti di Berlusconi, i neo-deputati del Movimento 5 Stelle dovrebbero pronunciarsi e seguire attentamente ciò che sta accadendo oggi in Europa se vogliono stare al passo con i tempi e risultare davvero decisivi per il nostro paese e per il futuro di tutti noi.
Perché ormai le decisioni che contano veramente per i cittadini si prendono o non si prendono a Bruxelles, a Francoforte, a Berlino. Mentre a Roma al massimo si elegge un papa e poco altro. E anche qui il baricentro pare essersi spostato verso Buenos Aires. E poco importa se il nuovo papa argentino sia ostile al governo progressista sudamericano e un convinto conservatore, perchè adesso i media italiani saranno costretti loro malgrado a parlare di Argentina. E chissà se un giorno la presidentessa Kirchner verrà in visita in Italia a dare lezioni di democrazia a noi inconsapevoli vittime di una dittatura.      

(PIERO VALERIO )

http://tempesta-perfetta.blogspot.it/2013/03/mentre-leurozona-e-nel-caos-lirlanda-si.html

lunedì 25 marzo 2013

NEURODELIRI


UN CASO PSICHIATRICO

Bersani é ormai un patetico soggetto da ricovero.Uno che per formare il governo va a consultare Saviano e Don Ciotti....non deve certo essere nel pieno delle facoltà mentali!
Perchè non consultare pure Paperino e Pippo...tutto sommato....meglio questi....
Te mancano i voti,a Bersa',che vai cercando? Una manciata de transfughi per un governicchio? Perchè de più,nun becchi.E sarebbe questo l'interesse nazionale?
Ma vah, raccontala a Fessina....!
L'ostinazione imperterrita votata al fallimento,la bufala della responsabilità richiesta agli altri (ma solo a chi vuole lui ) ,l'offerta illogica al Pdl dei due forni....ha un solo obiettivo,che non è certo l'interesse della Nazione.
L'obiettivo è formare uno straccio di un governo con una fiducia qualsiasi per gestire le nuove elezioni da posizione dominante,con tutte le caselle piene (Governo,Camera,Senato,magari pure il Colle).
Questa demenziale ostinazione non ha alcuna logica,se non alla luce di questa opzione partitica.
Un tentativo destinato a fallire,e con lui pure il povero Bersani,stratega di Bettola....


UN ALTRO.....

Jörg Kramer,il babbuino alemanno della Commerzbank che ha proposto un prelievo del 15% dai c/c italiani.
Un altro che fa il furbetto....come dire,italiani attenti,salvate i vostri depositi e magari investiteli in bund tedeschi....
Comunque sia,o furbo,sgherro usuraio o solo fesso di turno,...se poi qualcuno volesse aspettarlo sottocasa e riempirlo di legnate lo proporremmo al posto di Bersani.


FLORES D'ARCAIS,MICROMEGA E MICROALTRO....

Manifestazione a Roma dei cagnolini salottieri e rottami vari recuperati in nome dei soliti mantra ad usum micromega...legalità,libertà,democrazia....nouvelle cuisine,giardinaggio e arti varie.
Una riunione in terrazza tra pochi intimi con tartine e champagne..e i popolo che guarda...roba preistorica,a cui possono abboccare gli ingroia trombati e i fossili di  vario tipo...genere Hack...
Ma per restare in tema di libertà e democrazia,mi chiedo dove erano rintanate queste pantegane democratiche durante il governo Monti,mentre sovranità,diritti,costituzione....venivano svenduti a piene mani.
Questi intellettuali da discarica non differenziata,come mai solo ora si fanno vivi ?
Manco un respiro abbiam sentito al tempo da questi ipocriti...una marcetta,un sit in davanti ad una pizzeria!
Sembrano in vita solo grazie al caimano,come i pivieri che gli ripuliscono la bocca da parassiti e residui alimentari.


LA SCUOLA DEGLI ORRORI

In una quarta elementare di Cadoneghe-Padova cicli di lezioni su "moneta e strumenti di pagamento",a cura di Bankitalia,alias BCE.
Educare i teneri fanciulli al bancomat,alla moneta elettronica,l'ora di educazione bancaria....!
Se poi restano ignoranti sul resto,come di regola,poco importa....basta che sappiano manovrare il bancomat e vedano nella troika l'angelo della salvazione.
Fortunatamente,in questo caso, i genitori si sono ribellati a questa lobotomia bancaria.



A VOLTE RITORNANO...

Giuliano Amato è preoccupato per i giovani.
"Quando tanti giovani arriveranno alla pensione dopo uno slalom tra diversi lavori si troveranno con una pensione miserabile con cui non potranno vivere e si troveranno a dormire in auto" e ancora "Sono troppe le differenze tra le pensioni ricche e quelle povere serve un contributo di solidarietà...."

Lui si becca una pensione mensile di 11000 euro....bene,comincamo da qui....ma ecco che subito....i ma,i .però...
"E’ una pensione alta, lo so, che sta tuttavia sotto il tetto stabilito dal governo Monti per i trattamenti pubblici ed è peraltro inferiore a quella che riscuotono giudici costituzionali....".
Eh,eh....il solito giochetto....insomma,è inferiore al tetto...capito giovani...da lui non beccate nada..!

Ma quando la smetterà di squittire questo topo malefico,quello che nottetempo ci ha fregato i soldi sul c/c?



giovedì 21 marzo 2013

BANANILAND NEWS.....


.- Ingroia: trombato alle elezioni torna a fare il magistrato,e pure giudice....nemmeno nel paese dei campanelli accadono simili minchiate.
Mi chiedo che può pensare uno dell'avversa parte politica che deve essere giudicato da un tale giudice. Manco sfiora l'idea al CSM che un giudice deve essere al di sopra da ogni sospetto,neppure l'impressione deve dare....figuriamoci una candidatura politica.

- Lasciamo stare il merito della questione,ma occupiamoci del metodo.Giorni fa il ministro annunciava trionfante che i due marò non sarebbero tornati in India.
Oggi,con motivazioni ridicole,apprendiamo il contrario.
Ulteriore esempio che siamo in mano a dei ridicoli burattini...e poi dicono che abbiamo recuperato credibilità.
Sì,come cazzoni....

- Portare Ballarò in prima serata,e confinare L'Ultima Parola di Paragone (unica trasmissione a due cifre auditel che dà spazio anche ad argomenti tabù,quale l'euro...) on fondo alla notte.
La trovata è del boss Rai Gubitosi,messo lì da Monti,e che cerca nuovi accreditamenti,visto il fallimento del suo mentore.Un altro da aggiungere all'epidemia di lacchè che ammorba il Paese.

- Lo strombazzamento mediatico dei tagli del 30%agli stipendi di Grasso e Boldrini.
I giornalai e mezzibusti per caso si dimenticano di dire che il taglio riguarda solo una parte della retribuzione totale e che in pratica si riduce ad una decurtazione del 7%,pari a circa 1500-1800 euro.
Oggi Grasso corre ai ripari e parla del 50%....di cosa poi ce lo farà vedere....


- Cipro.Non solo l'isola di Afrodite,di Marcantonio Bragadin....da qualche giorno e’ anche l’isola che ha avuto il coraggio di urlare e di votare no all’ennesima porcata della Troika,sponsorizzata da una cena di cretini a Berlino.
Non si sa come finirà,visto che combattono con fionde contro i cannoni,ma 
almeno han mostrato le palle (meno i deputati al soldo del reich,i montiani...tanto per capirci),invece dell'altra cosa che di solito mostrano i nostri indecenti babbuini capitani coraggiosi... 

lunedì 18 marzo 2013

RICORDANDO CARMELO...



Come ogni anno ricordiamo con affetto Carmelo Bene...a 11 anni dalla morte.....ma per noi sempre vivente.

Con Benigni siamo amici da anni. Lui è grande nel "buffo", ma lasciamo stare il "comico". I buffi sono concilianti, rallegrano la corte e le masse. Il comico che interessa a me è un'altra cosa. Cattiveria pura. 
Il ghigno del cadavere. Il comico è spesso involontario. Specialmente quando si sposa con il sublime.

AUSTERITY ? ...NO GRAZIE !


Gli effetti dell’austerità ,in base ai dati certi e non alla solita vulgata dei "sacrifici,ce lo chiede l'Europa",come unica ricetta per sopravvivere.
Meglio sarebbe chiamarla ricetta per sottovivere......
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Quanto funziona bene questa austerità indotta dal panico? Ecco qualche risposta nelle Figure 4 e 5.
La Figura 4 mostra la relazione tra le misure d’austerità introdotte nel 2011 e la crescita del PIL nel 2011-2012.
Troviamo una forte correlazione negativa.
I Paesi che hanno imposto le più severe misure d’austerità hanno anche sperimentato i più drammatici cali nei loro PIL. 


Qualcuno dirà che questo è il prezzo che deve essere pagato per rimettere in sesto l’ortodossia di bilancio. Ma è davvero così?
La Figura 5 potrebbe portarci a dubitare di ciò.
Mostra le misure di austerità e il conseguente cambiamento nel rapporto debito/PIL. E’ impressionante accorgersi che c’è una fortissima correlazione certa.
Più è intensa l’austerità, maggiore è il conseguente incremento del rapporto debito/PIL.
Non è veramente sorprendente, perché abbiamo imparato dalla figura precedente che quei Paesi che hanno applicato l’austerità più forte hanno anche visto il loro PIL (il denominatore nel rapporto col debito) abbassarsi molto energicamente.
Perciò, si può concludere che le acute misure di austerità che sono state imposte dal mercato e dal panico della politica non solo hanno prodotto profonde recessioni nei Paesi che sono stati esposti alla cura, ma anche che finora questa cura non ha funzionato.
Infatti ha portato semmai a ancor più alti rapporti tra debito e PIL, e ha danneggiato la capacità di questi Paesi di continuare a servire il debito. Perciò la crisi di liquidità che ha dato origine a tutto questo, rischia di degenerare in una crisi di insolvenza.




(Fonte: Financial Times and Datastream.)


I programmi di forte austerità che sono stati dettati dai mercati finanziari creano nuovi rischi per la zona euro. Mentre la decisione del 2012 della BCE di fare da prestatore di ultima istanza sul mercato dei titoli di stato ha eliminato le paure esistenziali circa il futuro dell'eurozona, i nuovi rischi per il futuro dell'eurozona si sono spostati nell'ambito politico e sociale. Dato che è evidente che i programmi di austerità producono inutili sofferenze soprattutto per i milioni di persone che sono precipitate nella disoccupazione e nella povertà, la resistenza contro questi programmi è destinata ad aumentare.
Una resistenza che può portare milioni di persone a desiderare di essere liberati da ciò che percepiscono come delle catene imposte dall'euro.


Paul De Grauwe, 21 Febbraio 2013


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Mi permetto di fare qualche osservazione:

"Quanto funziona bene questa austerità indotta dal panico?"

 - Sarebbe bene precisare che questo panico non è un evento naturale,ma abilmente provocato dai detentori e privati speculatori delle agenzie di rating,spesso senza nessun rapporto con l'economia reale,ma in base ai loro interessi particolari.
Questa storia è ormai ben conosciuta,a partire dalla crisi del 2008,quando questi trafficanti del rating attribuivano una tripla A a banche in fallimento.Chiedetevi come mai?
Per non parlare,ancor prima,del caso Parmalat....
Non a caso cinesi ed europei vogliono una nuova agenzia di rating (un organismo pubblico e non privato) più attinente alle condizioni reali dell'economia e non agli intrallazzi degli speculatori.
Quello che De Grauwe chiama generalmente "sentimento dei mercati",io lo chiamerei in modo molto più specifico "manipolazione dei mercati", da parte di queste agenzie della truffa.


- Le "paure esistenziali" circa il futuro dell'eurozona non sono state affatto eliminate dalle decisioni della BCE,in quanto persiste una paura ancor più grande di ricorrere ai vari fondi ESM.....per non essere commissariati definitivamente dalla famosa troika.
A questa vanno aggiunti i rischi politici e sociali già evidenziati da De Grauwe.


- "Una resistenza che può portare milioni di persone a desiderare di essere liberati da ciò che percepiscono come delle catene imposte dall'euro"
Non sono percepite queste catene....sono reali.
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Penso che De Grauwe,(consulente di Barroso)pur nella sua giusta disamina sulla follia dell'austerità come elemento aggravante dei problemi,creda ancora che questa Europa sia riformabile dai suoi stessi organi,cosa molto improbabile.
Verrebbero meno infatti i presupposti per cui questa sciagurata unione è stata creata,e cioè a beneficio delle elites bancarie-finanziarie,e non dei popoli.
Certo,potrebbero pure allargare la stretta con qualche misura che apparentemente venga incontro a certe esigenze popolari e che corregga in parte certe folli decisioni,cosa sollecitata da De Grauwe,ma sarebbe solo un non far morire la mucca per continuare a mungerla.
Non c'è speranza per noi in questa Europa.


sabato 16 marzo 2013

SEMPRE PEGGIO....

INFO FLASH


"L'Italia è Paese fondatore dell'Unione europea, dobbiamo lavorare nel solco del cammino tracciato da Altiero Spinelli...." 

Laura Boldrini,neo presidente Camera.

Altro cameriere,non ce n'erano abbastanza...!

Nel frattempo,tanto per gradire,a Cipro con un'operazione alla Giuliano Amato e su suggerimento Ue,per concedere aiuti,prelevano nottetempo da un 6,70% al 9,5% dai conti correnti bancari.
Contemporaneamente la Bundesbank (ma che c'entra?) ammonisce l'Italia che in caso di mancate riforme non potrà più contare sul sostegno della BCE.
A casa mia si chiama ricatto....ma la Boldrini indomita pensa a tracciare solchi....

giovedì 14 marzo 2013

UN'ALTRA VOCE CONTRO L'EURO....


Intervista al prof.Gennaro Zezza,professore associato all’Università di Cassino e Levy Institute (Stati Uniti)

D. Nel suo interessante contributo sulla crisi dell’euro, Lei parla di un’ideologia "neoliberista" che è alla base della suddetta crisi appunto. Ci può spiegare in cosa consiste?

R. Quando parlo di “ideologia neoliberista” mi riferisco alle idee politiche che hanno ottenuto consenso elettorale prima con Margaret Thatcher, nel Regno Unito alla fine degli anni ’70, e poi con Ronald Reagan negli Stati Uniti.
Anche se l’ideologia neoliberista è più variegata, a mio avviso ci sono tre elementi di questa ideologia che sono alla radice della crisi attuale:

il primo è l’idea che se una quota maggiore del reddito va ai ceti più abbienti (e ai profitti delle imprese), gli investimenti aumenteranno, l’economia fiorirà creando posti di lavoro, e l’aumento del benessere verrà diffuso a tutti (la cosiddetta trickle-down economics). Si è quindi provveduto a ridurre le aliquote di imposta sulle fasce più alte di reddito, e la quota dei profitti sul reddito prodotto è aumentata in tutti i Paesi industrializzati. Ma se il reddito di una piccola minoranza della popolazione è aumentato rapidamente, il reddito della famiglia mediana è rimasto al palo, spingendo le famiglie verso l’indebitamento vuoi per difendere il tenore di vita relativo, vuoi per potersi permettere servizi sempre più cari, in particolare (soprattutto negli Stati Uniti) sanità e istruzione.

Un secondo elemento del neoliberismo è l’idea che i mercati, in particolare i mercati finanziari, siano efficienti e in grado di governarsi da soli. Questo ha portato ad eliminare, prima negli Stati Uniti e poi altrove, la regolamentazione che impediva alle banche tradizionali di operare in mercati più speculativi. L’ideologia prevedeva che una minore regolamentazione avrebbe consentito di finanziare un maggior numero di investimenti riducendo il rischio. Nei Paesi che hanno deregolamentato, a fronte di famiglie desiderose di espandere le proprie spese indebitandosi, è aumentata la disponibilità di credito anche a soggetti che non offrivano adeguate garanzie, perché lo sviluppo del mercato dei derivati consentiva alla banca di passare ad altri il rischio dei “prestiti facili”.
Il terzo elemento dell’ideologia neoliberista è lo specchio del secondo: i mercati sono efficienti, mentre il settore pubblico è inefficiente, corrotto, sprecone. Va ridotta la presenza dello Stato nell’economia, per avere maggiore benessere.
A distanza di oltre trent’anni dal primo governo Thatcher, dovrebbe essere ormai possibile tracciare un bilancio del programma neoliberista, e constatarne il totale fallimento: le privatizzazioni non hanno aumentato l’efficienza nella fornitura dei servizi, ma hanno senz’altro aumentato le fortune di chi ha preso in gestione i mercati prima pubblici; la deregolamentazione dei mercati finanziari ha consentito che si arrivasse alla crisi dei mutui negli Stati Uniti, che si è trasmessa rapidamente in Europa, costringendo i governi ad intervenire per salvare le proprie banche, e contribuendo in questo modo alla esplosione dei deficit pubblici; infine, la concentrazione dei redditi nelle mani di pochi ha contribuito a tener bassa la domanda, e non si è tradotta in maggiori investimenti produttivi e in un aumento duraturo del benessere.
Nonostante questi fallimenti, mi sembra che le tre idee di cui ho parlato abbiano ancora un forte fascino in Italia. E anche i movimenti contro la “casta dei politici” che si propongono di smantellare gran parte delle strutture pubbliche di governo – invece di renderle efficienti – forniscono supporto al neoliberismo.

D. Lei parla anche della Grecia e della crisi del debito. Si parla molto in questi giorni della situazione in Grecia, si grida allo scandalo, denunciando una situazione che potrebbe degenerare in una guerra civile e poi si smentisce tutto, dichiarando che il paese è ancora in gravi difficoltà, ma che iniziano a farsi sentire i primi campanelli d’allarme sulla ripresa. Lei quale pensa sia la reale situazione della Grecia in questo momento?

R. Anche la Grecia ha subito i processi di cui abbiamo già parlato. E inoltre, come in Italia, la Grecia soffre della incapacità di raccogliere le tasse in modo equo e di gestire la spesa pubblica in modo efficiente, e questi aspetti contribuiscono ad una divaricazione nei redditi in cui solo in pochi riescono ad aumentare considerevolmente i loro redditi. Detto questo, la Grecia aveva un problema irrisolto di indebitamento con l’estero, mentre il suo debito pubblico – allo scoppio della crisi greca – non era particolarmente elevato in una prospettiva storica, e soprattutto era facilmente gestibile con interventi da parte delle istituzioni europee e della BCE. Si è deciso invece far provare ai greci a ridurre il loro debito pubblico tramite misure di austerità, per scoprire quel che noi “eterodossi” abbiamo sempre sostenuto: un taglio del deficit pubblico in una fase di crisi economica, facendo cadere la capacità di acquisto dei cittadini, provoca un calo della domanda di beni prodotti dal settore privato che è un multiplo del taglio iniziale nella spesa pubblica. La conseguenza è un calo del PIL più rapido del calo nel deficit pubblico, per cui il rapporto deficit/PIL e debito PIL non diminuiscono, mentre la disoccupazione aumenta. Se guardiamo al PIL reale, la Grecia è tornata al livello che aveva nel 2001, è tornata indietro di 12 anni, e poiché il PIL reale non tiene conto della distribuzione dei redditi, gli effetti di cui abbiamo detto comportano probabilmente, per la famiglia mediana, una perdita di benessere ancora maggiore. Le mie stime prevedono che, senza un intervento di sostegno massiccio all’economia greca, la situazione continuerà a peggiorare almeno fino alla fine del 2014. Deboli segnali di una inversione di tendenza vengono dai conti con l’estero, che sono migliorati sia per il crollo delle importazioni, sia perché i programmi di rifinanziamento del debito hanno consentito di ridurre gli interessi pagati dai greci ai creditori esteri, ma se il governo continuerà con ulteriori misure di austerità, il miglioramento dei conti con l’estero sarà del tutto insufficiente per una ripresa dell’economia.

D. Lei ha anche parlato di “austerità espansiva”. Ci può spiegare cosa si intende esattamente con questo termine?

R. Nessun governo potrebbe proporre e far accettare manovre di austerità nella consapevolezza che comportino un crollo della produzione e del benessere, ed un aumento della disoccupazione. Chi propugna l’austerità nei conti pubblici e il contenimento dei salari ha in mente almeno due effetti espansivi: il primo si ottiene quando il calo di prezzi e salari, relativamente a quello dei Paesi concorrenti, aumenta la competitività del Paese, e quindi le esportazioni nette. Il secondo effetto opererebbe tramite le aspettative dei consumatori/risparmiatori sui redditi futuri: se il governo taglia oggi la spesa pubblica, potrà in futuro ridurre le tasse, e quindi se il reddito futuro aumenterà si può risparmiare di meno e spendere di più.
Di questi due effetti, il primo opera lentamente ed è completamente inefficace quando l’intera zona euro persegue la stessa politica: se tutti i Paesi concorrenti riducono prezzi e salari, la loro posizione competitiva non cambia, e l’unico effetto è deprimere la domanda interna in ciascun Paese.
Il secondo effetto si basa su quella che Krugman chiama la “confidence fairy”, la fatina della fiducia, e può andar bene per chi crede nelle fate, piuttosto che nei dati.

D. Da quello che ha scritto secondo Lei una soluzione potrebbe essere quella di un’uscita dall’euro, seppur con le conseguenze che questa porterebbe. Pensa ancora che questa sarebbe una soluzione vincente per il nostro paese?

R. Le istituzioni che governano l’euro sono state impostate con una logica neoliberista, di cui dobbiamo liberarci per uscire dalla crisi. Il problema quindi non è l’euro di per sé(*), ma l’ideologia che impedisce interventi sulla distribuzione del reddito, sulla regolamentazione del sistema bancario, sulla gestione efficiente dei beni pubblici contrastandone la privatizzazione.
L’uscita dell’Italia dall’euro, unita alla disponibilità di una nuova Banca centrale italiana a finanziare il deficit pubblico, trasformerebbe il deficit pubblico in un surplus, togliendo ogni motivo ad ulteriori manovre di austerità. La possibilità di far variare il cambio della nuova valuta italiana, inoltre, renderebbe inutile ulteriori politiche di deflazione salariale.
Questi stessi risultati si potrebbero ottenere con una modifica radicale nell’impostazione della politica europea (*), ma non sembra che questa sia all’orizzonte, e quindi ritengo che dichiarare fallito l’esperimento dell’euro sia una soluzione preferibile allo status quo, soprattutto se la fine dell’euro è concertata tra i Paesi dell’eurozona.

http://www.forexinfo.it/Gennaro-Zezza-a-Forexinfo-l-uscita

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(*) E' anche l'euro,professore,perchè non può darsi una moneta unica che funzioni fra paesi strutturalmente diversi; in caso di problemi o di crisi generale,bisogna che i paesi in maggiore difficoltà accettino di farsi tagliare i salari.
Questo diceva il Nobel Robert Mundell nel 1961....e pare sia stato un buon profeta..
Vale a dire che la Zona Euro è sempre stata sin dall'inizio  un'area valutaria non ottimale ,disequilibrata per poter reggere una moneta unica.

(*) credo non siano possibili trasformazioni o modifiche  radicali della politica europea...verrebbero meno i motivi per cui è stata scientemente creata,e cioè a tutto vantaggio delle elites economico-finanziarie e a danno dei popoli.
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Intanto ieri il Parlamento europeo approva il cosiddetto Two pack ovvero la parte finale del nuovo regolamento di stabilità economica che assegna alla Commissione europea un ruolo del tutto inedito: la possibilità di pronunciarsi,in pratica di controllo, sui bilanci nazionali dei 17 Paesi della zona euro (a partire dal 2014) ed eventualmente di porre il veto (fino ad oggi poteva esprimere solo raccomandazioni),chiedere modifiche sostanziali ai governi nazionali e imporre sanzioni..
I nuovi regolamenti sulla governance finanziaria dell’Eurozona, che completano il quadro legislativo già stabilito con il rafforzamento del Patto di stabilità (Six-pack)....(siamo invasi dai pacchi.).. entrato in vigore l’anno scorso.

Al centro del dibattito c’è stato soprattutto il modello economico che l’Unione dovrebbe utilizzare per uscire dalla crisi sistemica che la sta mettendo a dura prova. Questo pacchetto legislativo, insieme al già noto Patto di stabilità, va in direzione dei veti tedeschi all’utilizzo di politiche keynesiane per far ripartire la crescita.

Il cosiddetto Two-pack, intanto divide l’Europa tra chi vede il bicchiere mezzo pieno (il commissario Olli Rehn, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, la cancelliera Angela Merkel e i falchi del rigore), chi ancora non si è espresso, ma inizia ad avere in casa le prime serie difficoltà (François Hollande), e chi lo vede mezzo vuoto (i Paesi del Sud Europa).

Un altro pezzo di libertà-sovranitá politica ed economica che ci viene strappata in sordina, senza che politici e media dicano alcunché, come fosse un fatto ovvio e di nessuna rilevanza o addirittura vantaggioso. E per giunta assegnandola ad una Commissione Europea neanche democraticamente eletta! Come puó accadere tutto questo nel silenzio piú assoluto, senza che qualcuno in alto si alzi ad esprimere un dubbio, senza che i cittadini siano adeguatamente informati e resi consapevoli di ció che accade e delle conseguenze? É possibile che un piccolo gruppo si arroghi il diritto di decidere il bene di tutti?

Mi viene in mente un film di Nanni Loy  "Pacco, doppio pacco e contropaccotto" in cui imbroglioni più o meno professionisti, si arrangiano cercando di truffare il prossimo. 
Il titolo richiama il sistema del “pacco”, ben conosciuto a Napoli,ossia della truffa ai danni del malcapitato di turno.

martedì 12 marzo 2013

MARCHETTARI,BUFFONI E BANCAROTTIERI

I MARCHETTARI

 Esordiscono con "caro Grillo" i così detti intellettuali fuori intelletto di Repubblica,noto foglio di carta da imballaggio dedicato alla disinformazione continua.
L'incipit in ginocchio è degno degli ipocriti nanetti agli ordini del principe e del loro padrone bancarottiere ed evasore,tessera n.1 del partito bancario.

Sentite che untuosi tappetini interessati: "Una grande occasione si apre, con la vostra vittoria alle elezioni, di cambiare dalle fondamenta il sistema politico in Italia e anche in Europa."
L'occasione sarebbe quella di fare un governo col Pd,il partito dei banchieri,per cambiare il sistema politico e,udite udite,l'Europa!!!! Capito,sti peracottari...?
Citano pure il Nobel Joseph Stiglitz,il loro esatto contrario...senza vergogna!
Poi finiscono col ridicolo e befanesco urlo di battaglia "Se non ora,quando?"
Già...quando il popolo si stancherà di questi buffoni prezzolati?
 E meno male che Grillo,oxfordianamente parlando,li ha mandati affanculo,il posto che meritano questi ipocriti e privilegiati firmaioli pro domo loro e dei loro padroni.
Si scrive scouting,si legge compravendita.....a proposito di....e ci siamo intesi...vero Tabacci?

Alcuni dei marchettari:  Remo Bodei, Roberta De Monticelli, Tomaso Montanari, Michele Serra, Roberto Benigni, don Luigi Ciotti, Oscar Farinetti, don Andrea Gallo, Lorenzo Jovanotti, Carlo Petrini, Roberto Saviano, Salvatore Settis e Barbara Spinelli.

 Manca Paperino....


I BUFFONI


Sul Corriere della Sera on line del 26 gennaio 2013 si leggeva un appello di alcuni intellettuali europei, tra cui il nostro Umberto Eco (questo non manca mai,firma più appelli che articoli...) , che conclude con “L’UNIONE POLITICA O LA MORTE ”, O L’EUROPA FA UN PASSO IN PIÙ, MA DECISIVO, SULLA VIA DELL’INTEGRAZIONE POLITICA, OPPURE ESCE DALLA STORIA E SPROFONDA NEL CAOS”.
Eh sì...o Roma o Orte....

Non hanno il diritto di parlare di democrazia, né di libertà, né di diritto, difendendo la chiusura del cerchio di un’Europa che si palesa come la più terribile violazione proprio di quei principi che, nel loro appello, pretenderebbero di voler difendere.

A dimostrazione che gli intellettuali quasi mai hanno capito un cazzo di politica.....e che si son sempre accontentati di fare i giullari del principe...a questi della libertà dei popoli poco interessa,loro son sempre intorno alla tavola per ricevere qualche osso,non importa da chi.
...


I BANCAROTTIERI 

 MPS HA UN BUCO DI OLTRE 15 MILIARDI,è gestito da una fondazione controllata dal PD...e questi ipocriti cosa fanno? Chiedono chiarimenti a Grillo (articolo sull'Espresso) su fantasiose operazioni fiscali su un resort che non esiste,una mezza bufala pubblicata dall' Espresso,settimanale di un bancarottiere,evasore e truffatore dello Stato,nonchè tessera n.1 del PD.
Questi sono quelli che vorrebbero governare.....per di più in ginocchio davanti agli usurai dell'euro. Cricca di ipocriti!

 24 maggio 2012 . Il gruppo editoriale L'Espresso è stato condannato al pagamento di imposte di 225 milioni su plusvalenze non dichiarate per un importo pari a oltre 440 miliardi delle vecchie lire. 
Questi sono i pezzenti moralisti che chiedono conto agli altri....e di nessun reato per giunta....
Pensassero ai contacci loro...al sistema Siena,al sistema Penati,al sistema Emiliano-Tedesco, ...

http://www.nocensura.com/2013/03/lespresso-evade-225-milioni-la.html

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Ora,su Grillo,le sue contraddizioni e certi personaggi, è lecito avere tutti i dubbi del mondo....ma almeno non fasciamoci la testa prima di rompercela.....aspettiamo i fatti,anche perchè,volenti o nolenti e stante la larga affermazione,é l'ultima chance che ci è data per disfarci di una classe politica indecente e che qualcosa cambi.
O qualcuno vede all'orizzonte qualche altra alternativa?
A poco vale anche la considerazione della vera o  presunta impreparazione dei nuovi eletti,basterebbe ricordare i neofiti della Lega e Forza Italia del 1994...si fa presto ad imparare....tanto più che la quasi totalità dei parlamentari é lì solo per votare.....
Poi magari bisognerà anche mettersi d'accordo...se sono professionisti della politica,siamo alle solite, nulla cambia,non va bene...se sono esponenti normali della società civile,non sono preparati.....idem...e allora?

Quanto alla strumentale,molto sospetta e generale canea mediatica scatenatasi contro il movimento in questi giorni : e perchè mai vogliono fare un governo coi grillini a tutti i costi?
Lo facciano PD e PDL (ed è quello che forse Napolitano auspicherebbe..!),che hanno votato tutti i misfatti di Monti,le cavino loro le castagne dal fuoco,visto che hanno largamente contribuito a mettercele.
Se poi il PD accampa la scusa di berlusconi come ostacolo,allora vuol dire che il tanto strombazzato interesse nazionale non frega una beata mazza,ed è ridicolo che facciamo morali a Grillo su questo tema.

Da non votante e non fan di Grillo,e visto che le cose così sono andate,mai avrei pensato di dover difendere il movimento da ipocriti e strumentali attacchi di tutta la stampaglia italiana,reo di non aver fatto ancora nulla....se non di resistere ad abbracci mortali....e già questo fatto la dice lunga.....probabilmente ha rotto le uova nel paniere a molti che già si vedevano al comando del condominio.....e sempre i soliti,quelli che da mesi andiamo criticando...mi chiedo chissà mai cosa si aspettasse dal voto il popolo italiano!
 La vittoria del Pd,di Monti,di Berlusconi? Questi già li abbiamo visti.all'opera...era questo il nuovo?
Invece son venuti alla ribalta nuove forze della società civile,ripeto con tutti i dubbi,le contraddizioni e gli interrogativi del caso...non firmiamo cambiali in bianco a nessuno,ma concediamo almeno il beneficio del dubbio.
Presto vedremo se saranno uguali agli altri,se tradiranno le speranze dei loro elettori,se si accontenteranno della solito modo di far politica o se veramente rappresenteranno qualcosa di innovativo nello sclerotico panorama politico italiano,e sopratutto se muterà l'atteggiamento succube verso l'Europa degli usurai.

http://informare.over-blog.it/article-perche-lo-scouting-con-i-grillini-non-puo-funzionare-116117331.html

domenica 10 marzo 2013

IL DEFICIENTE.....

Quello che questo squallido venduto del bilderberg non dice.
La BC veniva sollevata dall'obbligo di comprare i titoli di stato alle aste,e staccata dal Tesoro divenendo indipendente,il primo passo che ci ha portato poi alla rovina euro.
Debito pubblico e disoccupazione decollarono e si fermò il potere d'acquisto delle famiglie.
Quanto all'inflazione scese,che questa scendesse,non è affatto strano,manon per questa demenziale operazione che sottrae la politica monetaria allo Stato.
Negli anni 80 il mondo annegava nel greggio,dal 1980 al 1986 il prezzo del petrolio scese del 75%,ovvio che l'inflazione scendesse.

ELA....ALTRO TRUCCO DELLA BISCA...


Altra sigla truffaldina della banda usuraia europea....la conoscevate?

La sovranità monetaria, come indicata nella trattatistica europea è  stata garantita esclusivamente alla BCE. E’ la Banca Centrale Europea che emette la moneta e che peraltro incamera il signoraggio derivante dall’emissione degli euro. Eh sì, perché con buona pace di chi nega l’esistenza del signoraggio, basterebbe leggere uno dei tanti documenti ufficiali, come ad esempio la prima delle interrogazioni parlamentari che cita Marco Saba nel suo Bankenstein. Si tratta dell’interrogazione  1673/02 presentata da Helmer, Tannock e Villiers alla quale il Consiglio ha risposto che “dopo l’adozione dell’euro da parte degli Stati membri partecipanti, il reddito monetario che questi precedentemente generavano dalle loro valute nazionali (“signoraggio”) è stato trasferito alla BCE.”

Dunque, riassumendo, solamente la BCE emette gli euro. Sicuri? No.
Lo descrive molto bene Loretta Napoleoni nel suo “Democrazia Vendesi”: quando nell’agosto dell’anno scorso la Grecia non aveva i 3,2 miliardi di euro necessari per onorare la scadenza dei titoli detenuti dalla BCE, Mario Draghi autorizzò la Banca Centrale Greca a stampare euro per finanziare il governo greco (tramite indebitamento, ovvio) con la garanzia dell’ELA.
Il tutto quindi in violazione – ci spiega la Napoleoni – di quanto previsto dallo statuto della BCE e dell’Unione.
Ma cos’è quest’ELA?
Si tratta dell’Emergency Liquidity Assistance, ovvero liquidità di emergenza fornita dalla banca centrale nazionale previa autorizzazione europea. Per dirla ancora più chiaramente, la banca centrale di uno stato viene autorizzata dalla BCE ad emettere euro.
La procedura, come indica un articolo pubblicato su Bloomberg il 25 maggio 2012 http://www.bloomberg.com/news/2012-05-24/frozen-europe-means-ecb-must-resort-to-ela-as-finance-lights-dim.html non è trasparente: ciò che è dato sapere è che questa stampa del denaro avviene a un tasso di interesse penalizzato con condizioni che non sono mai state rese pubbliche.
L’ELA è stato già applicato in Germania, Irlanda, Belgio prima di essere approvato per la Grecia, ma la BCE si rifiuta di dichiarare l’importo complessivo di questa forma di emissione.
E così, nonostante per emettere gli euro in base all’ELA sia lo Stato che si indebita ancora di più (il chè significa che saranno costretti a pagare i cittadini) , tutto viene coperto da rigorosissimo silenzio. Tutto segreto.

Al cittadino non è dato sapere, anzi, deve restare nella più totale ignoranza, altrimenti come sostiene Mario Monti finirebbe per elevarsi al livello di chi fa leggi, di chi governa. E così oggi ci troviamo in una dittatura della grande finanza gestita da un manipolo di uomini che agisce in segreto e che pubblicamente sostiene che questa mostruosità europea è cosa buona e giusta.

Chi osa semplicemente chiedere, domandare, dubitare viene tacciato di qualunque ideologia sia utile a paventare qualche fantasma del passato. Ma gli scheletri negli armadi ce li hanno questi squallidi personaggi che ci governano e che hanno, convinti o meno che siano delle loro idee, una paura folle di chi mette in discussione la loro parte, di chi irrompe nel loro palcoscenico, di chi dimostra la montagna di artifici che stanno utilizzando per renderci schiavi.


(da http://www.stampalibera.com/?p=60780#more-60780)

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Interrogazione alla Commissione - http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+WQ+E-2011-001626+0+DOC+XML+V0//IT

Risposta - http://www.europarl.europa.eu/sides/getAllAnswers.do?reference=E-2011-001626&language=IT

Ma guardate il "giro" di carta straccia,degno dei famosi banchetti delle tre carte.

Il sistema bancario per fare fronte a queste richieste in condizioni normali cosa fa? 
Prende i propri titoli, i prestiti dell’attivo e li consegna in garanzia alla Banca Centrale Europea che lo finanzia. 
Ma già ora non funziona più così perché i titoli della Grecia, essendo in default,carta straccia in pratica, non possono essere accettati in garanzia dalla BCE. Per questo ci si è inventati un meccanismo che si chiama ELA (emergency liquidity assistance) che in italiano significa “sporco sotto il tappeto”. In pratica le banche greche invece di dare i titoli in garanzia alla BCE li danno alla banca centrale greca (sotto la sua responsabilità) che a sua volta si finanzia dalla BCE.(che autorizza la stampa euro)
Giri viziosi,senza alcun controllo...tutto per non dare direttamente soldi agli Stati,ma alle banche centrali che ricordiamo sono private e sottratte esse stesse da ogni controllo politico degli Stati.Uno Stato nello Stato.Un sistema inaccettabile,un'invenzione mostruosa.


Emergency Liquidity Assistance  è un fondo di emergenza abbastanza segreto, sul quale si sa pochissimo.
E' difficilissimo trovare anche i dati nel bilancio della Bce. Sappiamo che questo fondo è stato usato dai paesi in crisi, sappiamo che la Grecia fino a oggi ha avuto 96 miliardi, l'Irlanda 41, Cipro (anche Cipro si trova tra i paesi che hanno chiesto aiuto all'Europa unita) 4 miliardi. Il totale, secondo alcuni calcoli fatti da banche d'affari inglesi, è di 140 miliardi che fino ad adesso sono stati elargiti sottobanco. E questi soldi sono equivalenti a più del 10% dei prestiti che sono stati concessi al settore bancario all'interno dell'Eurozona. Non si sa bene da dove provengono, nel senso non si sa se la Bce stampa questi soldi o parte di questi, o se la Bce usa i depositi dei paesi membri per utilizzarli in questo fondo segreto.

Ormai in questa bisca clandestina che è l'Europa non si capisce più una mazza di niente...se non che è un'accozzaglia di sigle che copre una costruzione artificiale truffaldina,un mostro giuridico ed economico sottratto ad ogni controllo che non sa più cosa inventarsi per continuare a sfruttare i popoli a vantaggio di un gruppo criminale di usurai e con la compiacenza dei sicari che hanno piazzato nei governi nazionali.

venerdì 8 marzo 2013

IL MAFIOSO BCE


"L'Italia non spaventa l'Europa. I mercati non temono il risultato del voto nel nostro Paese e non c'e' alcun rischio contagio." Lo ha assicurato il presidente della Bce, Mario Draghi, nel giorno un cui l'Eurotower ha lasciato i tassi invariati. 

Già,i mercati....mi raccomando,non li spaventate,poverini.....altrimenti come faranno i manovratori a continuare ad infinocchiarci in tranquillità.......

Draghi ha affrontato anche il nodo dell'economia nell'Eurozona che "resta ancora debole" per la prima parte dell'anno.
La ripresa arrivera' solo nel secondo semestre. La Bce ha quindi tagliato le stime del Pil: quest'anno la crescita subira' una contrazione dello 0,5%, per poi risalire a +0,1% nel 2014. 
In precedenza la Bce aveva stimato un Pil a -0,3% nel 2013 e nel 2014 a +1,2%. 

Bravo,resta ancora debole,chissà mai perchè...Arriverà la ripresa,sì campa cavallo....con queste cure ammazza popoli !...a parte il fatto che è già la seconda volta che il nostro deve rivedere le stime...a dimostrazione di quanto ci prendono in giro....ce ne sarà pure una terza,se continuiamo così...

Tra le priorita' dei governi dell'Eurozona deve esserci la lotta alla disoccupazione giovanile, ha poi ribadito Draghi. "Il risanamento - ha spiegato - deve far parte di un'agenda di riforme strutturali che puntino alla liberalizzazione del mercato dei beni e dei servizi, in modo da stimolare la creazione di posti di lavoro e creare un ambiente economico dinamico e competitivo".

Mr.Goldman,prova un po' a dirci tu come si fa a limitare la disoccupazione con la politica di austerity e distruzione dell'economia dovuta al tuo sgherro Monti e che vuoi continuare.....non certo svendendo a tuoi amici gli assets industriali o facendo demenziali liberalizzazioni....creare un ambiente economico competitivo..!! ma per favore,col truffaldino cambio fisso dell'euro non svalutabile o con l'ennesima compressione dei salari? Saremo solo competitivi in miseria...

Tornando all'Italia Draghi ha evidenziato che il risultato delle elezioni ha lasciato "i mercati meno impressionati dei politici e di voi". "Dopo un po' di eccitazione subito dopo le elezioni, i mercati sono tornati piu' o meno dove erano prima. I mercati capiscono che siamo democrazie, che siamo 17 paesi". "Credo che la democrazia sia molto cara a noi tutti", ha detto ancora il presidente della Bce. "Pensando al contagio abbiamo visto che il contagio ad altri paesi stavolta e' stato attutito, contrariamente a quanto sarebbe accaduto un anno un anno e mezzo fa. 

Vedremo poi perchè i mercati sono poco impressionati....che poi questi capiscano che siamo democrazie e che la democrazia sia cara a tutti noi (loro),è solo da ridere.....quando mai ai mercati o a Draghi è importato della democrazia...? Ti sei scordato la lettera BCE che hai mandato al governo italiano? Un'offerta che non si poteva rifiutare....alla Don Corleone

Inoltre, ha proseguito "dovete tenere conto del fatto che in Italia l'aggiustamento fiscale proseguira'". Quanto alla necessita' di interventi per acquistare bond sul mercato, Draghi ha ribadito che "la palla e' nelle mani dei governi". Per Draghi "l'Italia prosegue sulla strada delle riforme" indipendentemente dall'esito elettorale. Il processo di aggiustamento fiscale continuera' come se l'Italia avesse "inserito il pilota automatico". Le riforme strutturali sono "l'unica strada per ripristinare la crescita".

E qui si capisce quanto importi appunto la democrazia ai mercati e a Draghi.Da perfetto mafioso,lancia avvertimenti....la spoliazione,l'affossamente dell'Italia deve continuare...c'è un pilota automatico,indipendente da ogni volere degli elettori.
Poi il ricatto:se non continuate in quest'opera demolitrice,vi appioppo la troika....
Aggiustamento fiscale? Tasse,amigos,ancora tasse e manovre...lacrime e sangue...

"In secondo luogo", ha aggiunto Draghi, "deve costruire sul consolidamento fiscale molto significativo raggiunto, che e' molto importante per la credibilita' sui mercati e per lo spread, che significa costo del credito piu' basso e quindi piu' credito per l'economia e piu' posti di lavoro: questa e' la strada".

Sempre i mercati che devono credere....noi obbedire e combattere....contro la miseria impostaci da questo picciotto.E dagli con lo spread,un club di privati speculatori e truffatori...credito più basso? Ma dove vive questo malfattore che ha riempito di soldi le banche per salvarle dai loro misfatti e che da mesi non sganciano una lira a credito di imprese e famiglie? Sì,questa é la strada del cimitero....

Non preoccupatevi più di tanto, in Italia chiunque vada al Governo dovrà fare il compitino richiesto.
Quindi ponetevi questa domanda: chi è che comanda? Che si va a votare a fare?

Ma non sarà così facile,come ipotizza Mr.Britannia....



martedì 5 marzo 2013

L'UNGHERIA SFIDA GLI USURAI EUROPEI


La scelta del premier magiaro Orban di sostituire il governatore della BC  scatena l’ira della stampa internazionale e dell’Unione europea.
Il suo nome è Gyorgy Matolcsy, Ministro dell’Economia.  Un passo, questo, che dovrebbe portare l’istituto d’emissione del fiorino a una politica più gradita al governo.
Orban ha reso pubblica la sua scelta nella sua intervista settimanale alla radio pubblica MR1 e, a chi gli faceva notare che i mercati considerano Matolcsty un rischio, ha risposto: “Questo vuol dire che è il rischio minore”.

Il Wall Street Journal aveva già ipotizzato da tempo che potesse avvenire questo stravolgimento all’interno dell’Ue.
"La Banca centrale e il Governo dovrebbero cooperare tra loro” aveva risposto ad una delle tante domande l’ex Ministro dell’Economia. Ovviamente, la scelta ha fatto adirare la stampa europea.
Anche da noi gli ascari liberisti di Repubblica definiscono il gesto del premier magiaro come “una gravissima sfida ai princìpi del mondo libero e delle istituzioni economiche e finanziarie".
Capito? Se non sei schiavo degli usurai europei non fai parte del mondo libero! 
Ma, fino a prova contraria, l’Ungheria è uno Stato sovrano e il suo Governo è stato eletto liberamente e democraticamente dal popolo. 
Tra l’altro, anche il Giappone sta attuando le stesse politiche del premier magiaro. 
Sempre secondo “La Repubblica”, Matolcsy prende il posto di Andras Simor, banchiere apprezzato da personaggi come Mario Draghi e dal Governatore della americana Fed, Bernanke, oltre che da vari capi di Stato, come Angela Merkel ed Obama. 
Insomma, un uomo di cui i nostri paesi si dovrebbero vantare,un amico degli amici...
Ma ad Orban questo non interessa. 
D’altronde c’è un limite al volere della Germania, degli Usa o della troika. 
E il premier magiaro non è neanche molto incline a rispettare le direttive europee, dato che da quando si è insediato sia la stampa internazionale, sia il mondo delle istituzioni occidentali, non hanno fatto altro che dargli addosso. 
Insomma, l’inserimento di Matolcsy ha acquisito un sapore di nazionalizzazione che non piace a Bruxelles. 

La stretta del governo ungherese sulla banca centrale, in realtà, non è un caso isolato. Casualmente la nomina di Matolcsy viene nello stesso giorno di quella di Haruhiko Kuroda a capo della Banca del Giappone. Anche nel caso di Tokyo, il governo ha deciso di perseguire politiche inflazionistiche per rilanciare l’economia e ha voluto allineare un’istituto centrale considerato troppo timido su questo fronte.
Anche in Europa le pressioni in questo senso sono forti. In Polonia membri di governi, tra i quali il ministro delle Finanze Jan Vincent-Rostowski, hanno criticato duramente la banca centrale. 
In Serbia, il governo di Belgrado dopo le elezioni ho voluto una legge che fornisce ai politici strumenti per controllare la banca centrale. Dopo che il governatore, per protesta, si è dimesso, alla testa dell’istituto è stato indicato un politico.

http://www.losai.eu/lungheria-nazionalizza-la-banca-centrale-e-scatena-lira-dell-unione-europea/

http://www.formiche.net/2013/03/01/ungheria-orban-banca-matolcsy/

sabato 2 marzo 2013

NON E' GRILLO L'ALIBI DEL LORO FALLIMENTO...


E' veramente singolare...noi che non votiamo e che già in tempi non sospetti abbiamo sollevato dubbi su Grillo e il suo entourage,ora ci tocca difenderlo da forsennati attacchi di tutti i media,da ipocriti richiami alla responsabilità da parte degli autori del disastro.
Vogliono a tutti costi che entri in un governo PD (ma ha sempre detto che il movimento non farà accordi con nessuno) in nome della responsabilità e dell'interesse nazionale.
Razza di insopportabili  ipocriti..!
Vediamola questa responsabilità e cura dell'interesse nazionale che avrebbero questi zombies politici e mediatici che lo attaccano.
I cosidetti responsabili lo sono solo del disastro attuale,visto che non son nemmeno riusciti a fare una nuova legge elettorale che avrebbe certo evitato questo tragico impasse.Il PD e Bersani in primis,visto che con il porcellum pensavano di avere la vittoria in tasca e governare con Monti.Non si aspettavano il grande exploit di Grillo,la rimonta del Berlusca e la debacle dell'armata brancaleone del burattino bocconiano.
Non si capisce poi come mai criticano Grillo che non vuol essere coinvolto in nessun governo,come coerentemente ha sempre detto,e contemporaneamente pongono una pregiudiziale su un governo a maggioranza bulgara col PDL.
Se è vero che siamo sull'orlo del baratro,che siamo in una tragica emergenza che richiederebbe una responsabilità di tutte le forze politiche,non si capisce perchè sia così impraticabile un tal governo a tempo.
In Germania,in Belgio l'hanno fatto.
E non ci sarebbe nemmeno bisogno di Grillo.
La verità è che all'interesse nazionale non pensa nessuno,in primis ancora il Pd ,a cui interessa molto più quello della botteguccia.
La responsabilità vale per tutti e a tutto campo,non ci si può chiamare responsabili solo verso una parte e porre pregiudiziali ad un'altra in una situazione così drammatica.Non si può pretenderla da una parte e negarla ad un'altra.Vuol dire porre pregiudiziali di carattere ideologico e "particulare" anche all'interesse del Paese.
Lo stesso D'Alema aveva fatto balenare un governo di larghe intese,di unità nazionale non ad excludendum,tanto più che Berlusconi si è dichiarato disponibile.
Il Pd è spaccato e Bersani,insieme al suo ridicolo spin doctor Gotor,sono finiti.
Il tentativo di imbarcare Grillo in un governicchio fallirà miseramente,perchè mai potrà assicurare un governo stabile con un pugno di transfughi grillini,e credo che nemmeno Napolitano accetterà un tale sterile papocchio.
Qui serve un governo,pur a tempo, con una stabile maggioranza e con un patto che ponga in second'ordine gli interessi particolari,che faccia quel che serve al Paese con urgenza per non farlo affondare definitivamente,poi magari si ritorni pure al voto con una nuova legge elettorale.
Se vogliono,possono farlo in nome dei tanto sbandierati interessi superiori.
Non vedo sul tappeto altre ipotesi praticabili,men che meno un prosequio del governo Monti,ipotesi sciagurata e una beffa ai cittadini da squalificare per sempre questa miserrima classe politica e istituzionale.

Quindi, la smettano di considerare Grillo come il problema e addirittura come il responsabile di questa situazione,sono loro gli artefici di questo casino politico in cui siamo,e il Pd di Bersani ne è il maggiore responsabile.

Naturalmente in questa analisi manca il convitato di pietra,e cioè l'Europa,la sciagurata moneta unica e tutto quanto ne consegue di negativo per noi.Mettiamoci in testa che se non ci libereremo da questa gabbia che ci sta soffocando,per quanto possiamo fare con qualsiasi governo,non riusciremo mai a riprenderci