lunedì 27 maggio 2013

RAPINA A MANO DISARMATA


Circa il tanto parlare di crisi delle PMI,sottoponiamo ai lettori questo caso reale veramente inquietante  su cui trarre le opportune riflessioni.
Non siamo tecnici del ramo,ma se tutto quanto descritto corrisponde a realtà,c'è da allibire. 


ECCO COME LE TASSE DISTRUGGONO LE IMPRESE

Il caso di seguito descritto rappresenta la pressione fiscale complessiva subita da una piccola società con due soci, che ha realizzato, nell’esercizio 2012, un utile di appena 32000 euro. Una miseria, insomma.
Eppure la pretesa del fisco è tale da richiedere alla società e ai soci il pagamento di circa 27 mila euro tra tasse e contributi, ossia quasi l’85% dell’utile realizzato.

In questi giorni, visto l’approssimarsi delle scadenze fiscali, sono molto impegnato con le dichiarazioni fiscali per il periodo di imposta 2012. Questo periodo, oltre ad essere sempre intenso di lavoro, ispira  numerose riflessioni e  altrettanti spunti  sullo stato di salute delle nostre imprese, sulla pretesa tributaria che patiscono, e sul futuro che ci attende.
In una di queste, sono giunto alla conclusione che, in Italia, conviene non lavorare, non imprendere. Starsene beatamente a casa curando i propri interessi, i propri hobby, e magari darsi a qualche buona lettura, ripagherebbe molto di più che fare impresa. Sarebbe molto più utile, almeno nello spirito. Perlomeno, fino a quando non accadrà qualche shock di sistema, tale da riformare strutturalmente i meccanismi fiscali  al limite dell’incredibile, dell’immaginario e della sopraffazione.
Mi riferisco alla sopraffazione che il fisco pratica nei confronti dei contribuenti e, nel caso specifico, di chi fa impresa.

Qualche giorno fa, mi è passata di mano una dichiarazione di un piccola società di capitali: una srl, con due soci che svolgono entrambi la propria opera all’interno della società.
Il bilancio al 31/12/2012, presenta un utile prima delle imposte di appena 32000.

La tassazione pretesa dal fisco in capo alla società è di oltre 15.000 euro. 15.593 euro, per l’esattezza.
Di cui, 12.024 a titolo Ires (Imposta sul reddito delle società) e 3569 per Irap.(Imposta regionale sulle attività produttive).
Quindi, la società subisce un carico tributario di oltre il 48%.

Vi chiederete come sia possibile, immagino. E’ possibile perché il legislatore fiscale, sempre in cerca di nuova materia imponibile da colpire, e quindi di nuovo gettito tributario, nel corso degli anni, ha reso indeducibili una serie di costi, sia ai fini Ires che Irap.
Solo per enunciarvi qualche esempio, le società, ai fini Ires, nonostante abbiano patito un incremento dei costi finanziari per via dell’inasprimento delle condizioni bancarie, nella determinazione del reddito, non possono portare in deduzione tutti gli interessi passivi che pagano, ma possono farlo solo nei limiti del 30% del ROL (Reddito Operativo Lordo).
Essendo il ROL una variabile che dipende, tra l’altro, dai ricavi conseguiti, diminuendo questi ultimi, ne deriva che si contrae anche il ROL, divenendo meno capiente ai fini della deduzione degli interessi passivi, che comunque aumentano. Invece, ai fini Irap, gli interessi passivi sono, in buona sostanza, indeducibili nella sua interezza. Quindi, aumentano gli interessi (costi), diminuiscono i ricavi, il reddito, ma si pagano più imposte.
Altro esempio emblematico riguarda le autovetture.
Si pensi ai costi di acquisto, gestione e manutenzione del parco autovetture.  Questi, possono essere dedotti solo per il 40% (deduzione ridotta al 20% dal primo gennaio 2013).
Oppure, ancora, all’indeducibilità dei costi del personale ai fini Irap, per i quali, il legislatore riconosce comunque alcune deduzioni.
Per queste componenti di costo, enunciate solo  a titolo esemplificativo, il legislatore ha previsto l’indeducibilità ai fini della determinazione del reddito tassabile, ancorché siano costi sostenuti nell’ambito del normale svolgimento dell’attività di impresa, pertinenti e indispensabili  al conseguimento del fine imprenditoriale.
Per via della parziale deducibilità o dell’indeducibilità totale di questi  costi, accade che, paradossalmente, l’erario può fondare la pretesa tributaria su un reddito non prodotto e su un utile realizzato.

Ritornando all’esempio che ci occupa, la tassazione della società e dei due soci non si esaurisce con i 15.593 euro di tasse in capo alla società. Ma anche i soci sono colpiti dal imposizioni tributarie e contributive.
Già, per l’anno 2012, i due soci hanno corrisposto i contributi Inps sul reddito minimale individuato a circa 15000 euro. 
E quindi altri 3200 euro ciascuno di contributi Inps facendo salire il conto a 21993.
Oltre ai contributi pagati sul reddito minimale,  la legge prevede che, ciascun socio che lavora nell’azienda debba versare anche i contributi Inps a percentuale sulla parte di reddito eccedente il minimale.
In questo caso, essendo il reddito fiscale di euro 43722 per via della ripresa a tassazione delle componenti di costo poc'anzi enunciate, ne consegue che ciascun socio debba corrispondere all’Inps altri 1482 euro , ancorché il reddito prodotto non sia stato prelevato in forma di utili distribuiti.
E l’imposizione fiscale complessiva, con un utile  di appena 32000, è già arrivata a quasi 25000 euro, ossia il 78% dell’utile prodotto nel 2012.
Ma c’è dell’altro. I due soci, nel corso del 2013, volendo prelevare l’utile netto realizzato nel 2012 , o meglio quel che rimane (16.407=32.000-15.939) anche per far fronte alle proprie spese e al pagamento dei contributi Inps in scadenza nell’anno, saranno sottoposti a un’ulteriore tassazione.
Prima di tutto dovranno  registrare la delibera di distribuzione dell’utile, pagando 168 euro.
Poi, nel 2014, nella propria dichiarazione dei redditi dovranno riportare l’utile imputato a ciascuno di loro (8.203) che andrà a formare la base imponibile in misura del 49.72% dell’utile prelevato, in quanto, in parte, già tassato in capo alla società. Quindi, ipotizzando che lo scaglione di reddito da applicare sia il più basso (23%), ciascuno di loro, al netto degli oneri deducibili pagati nel corso del 2013, dovrà corrispondere all’erario ulteriori 900 euro tra Irpef e addizionali varie.

Quindi, il conto delle imposte pagate sia dalla società che dai soci, per un misero utile di 32000 euro, sale fino ad arrivare a 27000 euro, euro più euro meno. Ossia l’85% dell’utile prodotto dalla società nel 2012. Oltre alle tasse di cui abbiamo dato nota, c’è da dire che l’impresa, durante l’esercizio, subisce altre forme di imposizione. Si pensi, ad esempio, al diritto annuale della camera di commercio, alla tassa sulla vidimazione dei libri sociali, all’eventuale IMU (indeducibile) e ad altre contribuzioni obbligatorie per legge, che, tuttavia, sono già considerate nella determinazione del risultato d’esercizio originario(32.000 euro).

Se pensate che il caso appena descritto costituisca  un caso limite, vi state sbagliando di grosso. Benché il caso proposto offra dei piccoli margini di ottimizzazione del livello di pressione fiscale, esistono casi in cui le aziende, nonostante conseguano delle perdite anche significative, sono esposte ugualmente al pagamento di un carico fiscale eccessivo ed insostenibile. Tanto più in momenti di crisi profonda come quello attuale.
Ciò è possibile per effetto della ripresa a tassazione dei costi che il fisco considera indeducibili, nonostante siano indispensabili e strumentali  al raggiungimento degli scopi imprenditoriali.



L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.....!!!


(Paolo Cardenà) 

http://finanzanostop.finanza.com/tag/vincitori-e-vinti/


16 commenti:

  1. sarebbe meglio dire una Repubblica fondata sul fisco.Si accaniscono contro i piccoli,mentre banche,grandi imprese,finanziarie....evadono miliardi.

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    1. E pensare che che son questi che tendono in piedi il paese....

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  2. Se poi questi evadono,qualche ragione ce l'hanno pure!

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    1. beh,ci vuole un pazzo pagare l'85% di tasse....il lavoro in tutte le sue forme,dipendente o no,è penalizzato a favore di tante altre fesserie...

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  3. E magari queste imprese hanno pure da riscuotere crediti dallo Stato,che on paga,e quando col contagocce lo sta facendo come ora privilegia i grossi gruppi per primi,col bel risultato che poi la Fiat se ne vuole andare dall'Italia.

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    1. già....gli aiuti li hanno dati alla Fiat,col bel risultato che conosciamo...l'italia non è paese di grandi multinazionali (salvo poche eccezioni),ma ha un patrimonio incredibile di piccole aziende in ogni settore che hanno contribuito per la maggior parte a far crescere il Paese....ma più che aiutate,sono penalizzate...

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  4. Risultato elettorale(grande astensione)...tentativo di spiegazione...Definizioni
    -"Fattori"etimologia dal Devoto Oli....amministratori di una fattoria...
    -La Fattoria degli animali...splendido libro profetico di tal...Orwell...
    -Operazioni matematiche(il"prodotto")...."Cambiando l'ordine dei ^Fattori^il risultato non cambia"...
    -Ergo...la gente sveglia non è andata a votare...perchè si aspetta che "come sempre le cose non cambieranno in meglio"
    -a Roma è spuntato...in mezzo a tanto disastro... un tal Marino....Ma chi è????Mai sentito nominare.Ciao Tonino

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    1. Potremmo dire,abbiamo vinto.....anche se ancora troppi votano...ancora la solita minestra,se non peggio....e pensare che con una città del genere unica in the world...!....
      Al posto della fede,della speranza,del futuro...la volontà del nulla..l'hanno resa una città in festosa agonia,esausta,che sa di non produrre più nulla di eclatante,nè geni,nè capolavori....forse solo un grande spettacolo del suo funerale...
      Troppo cinico?
      No, se penso che potrebbe toccarvi un chi é?,un pinocchietto sindaco come becchino...e con diversi gatti e volpi al seguito.

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  5. ..oh.........tutto d'un tratto, siamo a posto? tafazzismo o cosa?

    http://it.finance.yahoo.com/blog/dietrolanotizia/italia-ue-cosa-cambia-con-l-uscita-dalla-080451838.html

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    1. Aspetta....stasera o domani faccio un post su sta vicenda ....e annunci tromboneschi...

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    2. onestamente ci ho riflettuto senza capire dove sia l'inghippo, se non che possa trattarsi di una bufala per imbonire un po l'opinione pubblica....ma mi sembra troppo strano non ci sia una tafazzata di mezzo! un po come la storica mortadella sugli occhi del "ci sono due super mario nazionali" shadow

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    3. ....in definitiva.......domani esce......(ma l'hanno deciso quando? ieri? stanotte?)......ma per uscire bisognerà vedere se il governo riuscirà entro la fine dell'anno ad apportare manovre significative difficili da attuare visti i margini...quindi? guardano nella palla di vetro? hanno un troupe di cartomanti a disposizione.....attueranno uno slittamento temporale di un anno tale da farlo coincidere a domani? insomma! bohhhhhh shadow...

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    4. legittimare una copia del governo Monti?? non penso abbiano bisogno di qualche approvazione mi pare.......

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    5. leggi il post di domani,poi ci risentiamo,sperando d'aver chiarito qualche punto

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