martedì 14 maggio 2013

L’ITALIA HA BISOGNO DI UN CHURCHILL...


......per combattere i ‘danni di guerra’ dell’austerità UE


Dopo questo articolo,chiederemo al giornale inglese di assumerci,visto che sono mesi,per non dire anni,che continuiamo a scrivere queste cose.
E' tutto talmente chiaro che anche i bambini dell'asilo ormai capiscono.
I bambini.....!

Secondo Il Telegraph, Letta, come Monti, è un altro insider molto coinvolto nell'eurocrazia. 
Le vecchie abitudini sono dure a morire. Due mesi dopo che gli elettori italiani si sono ribellati con furia contro le istituzioni, le élite del paese hanno scelto come leader un altro insider.

IL NUOVO GOVERNO – Il primo ministro incaricato Enrico Letta è senza dubbio un tecnocrate dignitoso, fermo, onorevole. Ha delle buone intenzioni. Mercoledì ha promesso di condurre la lotta contro l’austerità in Europa.
Eppure è difficile immaginare un uomo meno incline a gettare il guanto di sfida e a forzare un cambiamento radicale nella politica Europea, prima che questa soffochi a morte l’economia italiana.
E’ cresciuto a Strasburgo. Ha fatto il suo dottorato di ricerca in diritto comunitario. E’ strettamente legato al Progetto UE quanto l’uomo che va a sostituire, l’ex commissario europeo Mario Monti, che a Roma si è circondato di emigrati da Bruxelles ancora a libro paga UE.
Questa settimana la lobby italiana Confindustria ha detto che le politiche di austerità hanno causato “danni devastanti, paragonabili a una guerra.” lanciando l’allarme sull’ “emergenza credito” che il paese sta attraversando.
Grillo non è forse da citare come una fonte autorevole, ma certo aveva più ragione che torto quando, mercoledì, ha avvertito che l’Italia è a corto di tempo. “Ogni minuto c’è una ditta che chiude. Entro l’autunno avremo raggiunto il punto di non ritorno.”
Sia chiaro, l’Italia nei suoi fondamentali non è un caso disperato.
L’indagine BCE sulla ricchezza mostra che il patrimonio medio per famiglia è € 275.000. Il debito privato è più basso che in Olanda, Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e Giappone. La sua posizione sull’estero è quasi in equilibrio, a differenza della disastrosa storia iberica. Ha un avanzo primario del 2.5% del PIL, il che significa che può lasciare l’UEM e riguadagnare competitività in qualunque momento lo desideri, senza dover affrontare una crisi di finanziamento.
I Nord europei, che continuano a costringere Roma a fare politiche recessive, potrebbero utilmente domandarsi chi andrebbe davvero a perdere da una resa dei conti.
Il problema fondamentale dell’Italia è che si trova nella valuta sbagliata, con un cambio cronicamente sopravvalutato all’interno dell’UEM e nei confronti del dollaro e yuan.
Tutto il resto è gestibile.
Quel che rischia di trasformare l’Italia in un caso disperato creato dall’UEM è la inopportuna politica di austerità a cui è costretta. Non c’era alcuna giustificazione economica per la stretta fiscale del 3.2% del PIL dell’anno scorso. E’ stata una manovra eccessiva. Il bilancio è vicino all’avanzo primario da cinque anni. Il debito pubblico italiano era costante a circa il 120% del PIL.

CRISI ECONOMICA ITALIA – La situazione è diventata urgente solo perché l‘UEM non ha un prestatore di ultima istanza e la crisi in Grecia, Portogallo e Irlanda ha ingiustamente contagiato Italia.
Da allora la BCE ha intensificato il suo intervento, ma a condizione di tagli da terra bruciata.
I dati della Banca d’Italia mostrano che l’economia si è contratta del 2.4% l’anno scorso, la domanda interna è scesa del 5.3%, e gli investimenti fissi sono caduti dell’ 8%.
Le vendite di case sono crollate e dal 2007 l’economia si è ridotta del 6.9%
Questo è il profilo di un paese in depressione.
Per completare il quadro, l’anno scorso il debito pubblico è passato dal 121%al 127%del PIL.
Dopo l’efficace cura medievale dell’UE, l’Italia è più vicina a una spirale del debito di quanto non lo fosse prima.
E rischia di avvicinarcisi ancora di più, mentre Eurolandia barcolla in un settimo trimestre di recessione autoimposta. Citigroup si attende che il PIL dell’Italia si contragga dell’1.6% nel 2013 e dell’1.2% nel 2014, restando poi vicino una crescita zero, per finire comunque in una ristrutturazione del debito.
Senza un leader della statura di un Churchill, l’Italia sembra condannata a questo destino, mentre cerca di ripristinare la competitività nell’UEM attraverso una “svalutazione interna”, con la disoccupazione giovanile che a Napoli e nelle città del Mezzogiorno supera il 50pc.

CRISI EURO – Se Mr Letta pensa che le élite politiche dell’UE stiano riconsiderando l’austerità, sarà presto disilluso. Sì, il presidente della Commissione Josè Barroso si è lasciato sfuggire questa settimana che l’Europa è “al limite delle attuali politiche” e deve fare di più per garantirsi il consenso popolare, ma sono cose che dice di tanto in tanto.
Ha insistito anche che la politica è “sostanzialmente giusta” e che in Irlanda funziona, nella speranza che la rimonta Celtica – meno chiara di quanto egli affermi – possa essere replicata in paesi con mercati del lavoro flessibili come l’Irlanda ed esportazioni vivaci.
La posizione della Commissione è stata chiara: la scorsa settimana Ollie Rehn ha portato ad esempio una serie di successi – tutti di dubbia consistenza – e ha concluso che “la zona euro ha mostrato un grado di resistenza e una capacità di problem solving che solo un anno fa molti politici non avrebbero nemmeno previsto.”

E’ falso. Solo una cosa è cambiata. La BCE ha accettato di acquistare bond spagnoli e italiani, se necessario, a condizioni rigorose. Lo ha fatto perché l’euro sarebbe stato spazzato via la scorsa estate, se il Cancelliere Merkel non avesse autorizzato la banca ad agire.

La tesi di Rehn è stata confermata dal capo olandese dell’Eurogruppo e da due alti funzionari tedeschi, e questo è il punto. La linea è imposta dal nucleo AAA. La Commissione si inchina al potere, e non si muove, a meno che il resto della UEM non riesca a mobilitare un contro-potere più forte.
Nella fossa dei serpenti dell’euro, tutto il resto è irrilevante.
Mrs. Merkel non si è discostata dall’austerità, o dal “pareggio di bilancio”, come dice con seducente semplicità. Con il tempo Mr Letta imparerà sulla propria pelle cosa questo significa, e l’Italia avrà perso ancora più tempo all’interno di un sistema di fede economica pre-moderna.

E’ possibile che Berlino diventi più morbida verso lo stimolo monetario, ora che la stessa Germania sta rallentando, con i nuovi ordini in caduta, ma ci vorrebbe ben più di un quarto di punto di taglio dei tassi per riparare i canali di credito interrotti di Italia, Spagna e Portogallo.
Se Mr Letta è fortunato, può sperare di mettere insieme una litigiosa “grande coalizione” per alcuni mesi.
Ma è difficile vedere come questa potrebbe invertire il lento sfacelo creato dalla deflazione del debito e della perdita di posti di lavoro.

La crisi deve diventare più profonda prima che il popolo italiano riesca a trovare un leader disposto a giocare duro.

(Ambrose Evans Pritchard)

Articolo originale: Italy needs Churchillian leader to fight ‘war damage’ of EU austerity
 http://www.telegraph.co.uk/finance/comment/ambroseevans_pritchard/10016431/Italy-needs-Churchillian-leader-to-fight-war-damage-of-EU-austerity.html


Da: http://www.investireoggi.it/economia/litalia-ha-bisogno-di-un-churchill-per-combattere-i-danni-di-guerra-dellausterita-ue/#ixzz2TId5xvGC

--------------------------------------------------------

Scrive Wolfgang Munchau sul Financial Times- 5 maggio 2013


(estratto)

La nuova strategia europea di austerità morbida, di cui Enrico Letta appare oggi l’alfiere, è più che altro un’operazione cosmetica. 
La Germania non accetterà di attuare stimoli fiscali per il bene dell’Europa meridionale.
E grazie al fiscal compact l'austerità durerà per quasi un’intera generazione. 

Vi è un grande brusio in Europa circa il fatto che l’austerità potrebbe finire presto.
Le elezioni italiane hanno impaurito i politici in altre parti del Sud Europa. Anche la Commissione europea sembra amichevole. Di conseguenza, mi aspetto di vedere cambiamenti di portata minore sulle politiche economiche.
Tuttavia, il principale cambiamento non sarà la politica in sé, ma il modo in cui viene venduta.

Un buon esempio della nuova strategia anti-austerità basata sulle pubbliche relazioni è venuto dal discorso della scorsa settimana di Enrico Letta, il nuovo primo ministro italiano.

Ha inveito contro l’austerità, ma allo stesso tempo ha sottolineato il suo impegno per rispettare gli obiettivi di bilancio dell’Italia, come se le due cose fossero in qualche modo non correlate.

Egli ha in programma di sospendere l’impopolare tassa di proprietà [l'IMU, ndt], la cui abolizione provocherebbe un buco di 8 miliardi di euro nel bilancio. Si dice che il suo governo stia lavorando ad una imposta sostitutiva per colmare questa lacuna.
La mia ipotesi è che l’Italia probabilmente si attenerrà al piano di riduzione del deficit strutturale.

La politica fiscale continuerà ad avere un effetto negativo sulla crescita.
Se la zona euro fosse sul serio in una inversione a U sulla austerità, l’unico modo efficace per raggiungere questo sarebbe per i paesi creditori l’espansione dei loro bilanci durante la recessione. Ma accade l’opposto.

Non c’è possibilità che la Germania, in particolare, accetti uno stimolo fiscale per il bene dei paesi dell’Europa meridionale. Questo perché la stessa Germania ha bloccato se stessa facendo passare una legge di bilancio in pareggio che impone al governo di perseguire deficit strutturali quasi nulli a tempo indeterminato.
Il patto di bilancio europeo [fiscal compact, ndt], il trattato intergovernativo che è entrato in vigore a gennaio, lascia molta meno flessibilità ai paesi che cercano di raggiungere i loro obiettivi di riduzione del disavanzo rispetto agli accordi precedenti. Sotto il fiscal compact, l’Italia sarà tenuta a ridurre il debito di oltre il 2% del PIL ogni anno.
Per raggiungere tale obiettivo, l’Italia avrà bisogno di enormi avanzi strutturali per quasi una generazione.
Quindi, se si vuole far cessare l’austerità, è necessario iniziare abrogando il fiscal compact e modificando alcuni atti di diritto derivato in materia di politica fiscale di coordinamento. Non credo che questo accadrà.
La mia conclusione è che l’austerità è qui per restare, ma verrà semplicemente presentata con parole più dolci.
E durerà per tutto il tempo in cui esisterà l’euro.

....sempre per i bambini.....!

11 commenti:

  1. "L'Italia ha bisogno di un Churcill"...
    Lo dice "The Telegraph"(antico sistema di trasmissione di messaggi non più in uso)...e ci soccorre pure il"Financial Times"...di questi tempi dove tutto ciò che odora di finanza...porta la puzza dello "sterco di Satana"...il denaro.
    Non mi è simpatico Churcill e non ne vorrei mai uno come lui come mio Premier,anche per sostituire tante mezzecalzette che abbiamo avuto,e abbiamo...Perché???
    Tutte le sue biografie ce lo descrivono come alcolista(ubriaco un giorno si e l'altro pure)...e dedito,forse, alle"fumate o sniffate"di allora.
    Un voltagabbana conclamato...Nei suoi anni giovanili ,all'origine del nostro ventennio era sul libro paga del Duce come articolista dell'allora giornale del Partito....ammiratore del Regime,fino a pronunciarne lodi a tutto campo.
    Poi,dopo l'avventura Etiopica,con le sanzioni ci ha "buttato" in braccio al peggior nemico di sempre dell'Italia...il Reich...e così ritirammo i 6 milioni di baionette dal confine del Brennero....messi là,a difesa di possibili invasioni barbariche.
    Quando nel '39 la Russia di Baffone,e il Reich di Baffetto si spartirono la Polonia,e scoppiò conseguentemente la seconda guerra mondiale dichiararono guerra solo a Baffetto.... si "dimenticarono" di dichiararla al compagno Baffone che diventò,poi, addirittura loro alleato....per ridiventare poco dopo loro nemico.
    Per "amore" della storia ricordo che l'Italia entrò in guerra(abboccando ai successi di grande Germania)) il 10 giugno del '40,alcuni giorni dopo la disfatta di Dunkerque....dove un'armata inglese di 300mila sodati lasciò armi e bagagli ai Tedeschi,ritornando in Patria senza perdite,salutati da un volo di aerei tedeschi...Per i Crucchi un "insperato"aiuto dal cielo....per iniziare la guerra verso est.

    Non parlo della cartella nera che "Benito" teneva sempre stretta con se,fuggendo per il Nord Italia,e che conteneva forse il famoso carteggio Churcill/Mussolini...(più qualche lettera dei Francesi che lo pregavano di entrare in guerra...per avere nemici più umani)e che avrebbe forse spiegato tante decisioni(e accordi)tra i due(o tre)...e avrebbe garantito la sopravvivenza al "portatore"a guerra finita...
    Ma il carteggio non si trovò mai,nemmeno il Churcill lo trovò...pur avendo passato più volte le vacanze nell'area.
    Last but not the least...Il Telegrafo dimentica...che con Churcill,pur avendo vinto la guerra,l'Inghilterra perse lo scettro di padroni del mondo,che passò agli USA...e insieme perse tutto l'Impero...e fino ad un ventennio fà avevano le toppe al culo come noi.

    Ringraziamo...ma un Churcill se lo tenessero loro....noi,(con l'eccezione del Governo dell'ultimo anno)a questo punto preferiamo le nostre Mezzecalzette.Ciao Tonino

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Beh...insomma...non era Eden,tanto per cominciare...e comunque confronto ai nostri non c'è paragone come orgoglio di essere inglese e di non cedere ai crucchi.
      E certo politicamente vedeva molto più in là di Roosvelt,capiva che il nemico era sempre Stalin...
      Certo che la potenza dominante divennero gli Usa,con una industria nemmeno paragonabile a nessun stato europeo e INTATTA.Capace di sfornare migliaia di aerei e navi,ma la GB conservò ancora per qualche decennio i resti dell'impero,e ancora oggi la City è uno dei centri finanziari mondiali.
      Quanto alle pezze al culo,è così ancora oggi,gli operai inglesi stanno molto peggio dei nostri,basta entrare nelle loro case e osservare.Ne vedi operai inglesi in vacanza in Italia?
      Ma questo dipende anche da un diverso atteggiamento di questo popolo,le cyui componenti vivono separater,posti e locali per i ricchi e posti e locali per i popveri.Non c'è la smania di mescolarsi,e ognuno è orgoglioso della propria "cata" e di non confondersi.Avrei tanti episodi da raccontare,e non tanto di Londra,città cosmopolita,ma di Manchester ,Birmingham....

      Non è che ami molto gli inglesi,per molte ragioni che non sto qui a spiegare,ma sorry,come popolo noi dobbiamo imparare da loro ancora molto.
      Idem, per Churcill...o preferisci De Mita,Natta,Mancino,Lupi,Amato,Prodi....

      Elimina
    2. Vedi,gli Inglesi son stati tanto abili a fare della sconfitta di Dunkerque "una ritirata strategica",falso in parte,ma pure vero,perchè salvarono 300 mila uomini,per dabbenaggine crucca,tanto per specificare.La Raf,vinse la battaglia aerea d'Inghilterra,distruggendo la Luftwaffe e il paese non si arrese mai,nonostante quotidiani bombardamenti sulla capitale.
      Da uomo autoritario quale era,non è tanto strano che ammirasse il Duce.
      E comunque la è politica é questa,bisogna sporcarsi le mani,lo Stato non è una parrocchia,beninteso,sempre per il bene e il meglio per il Paese.Cosa che da noi manco sanno che sia,e non solo da ora.Che importa poi se beveva...è stato tanto lucido da vincere la guerra...vero é che senza gli yankees diventava un po' difficile,ma gli inglesi han fatto la loro parte...ci hanno distrutto la flotta,che a quei tempi non era un bruscolino.

      Elimina
    3. E comunque Churcill a parte,il post è una conferma a quanto ormai mi è venuto quasi a nausea di illustrare.

      Elimina
  2. Più che Churcill direi uno Spartacus, non appena gli schiavi si saranno accorti di esserlo..

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Hux...però Spartaco finì male,se non sbaglio....e pure gli schiavi...qui c'è bisogno di un grande politico figlio di puttana,più di loro....se salva il paese gli si può perdonare ogni cosa....con i nostri attuali,non si può perdonare nulla,perchè son mezzecalzette,ansiose solo di servire...

      Elimina
  3. si vede che il povero Ambrose Evans Pritchard non ci
    conosce bene: quando mai la classe politica italiana
    potrebbe partorire un " churchillian " leader?
    solo gli altri ci possono salvare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Credo molto difficilmente....ma la speranza è sempre l'ultima a morire.A proposito Branca,vuoi aderire alla Federazione Antieuro col tuo blog?

      Elimina
    2. Caro Johnny,mi riferisco al tuo invito ad aderire alla Federazione Antieuro con il mio
      modesto blog.Grazie! e scusa il ritardo nel
      rispondere.Mi dai l'occasione per esternare
      il mio stato d'animo sulla vita di oggi.
      Basta adesioni,basta contributi,basta partecipazione.
      Lo sconforto regna sovrano:mi limto a dire la
      mia e consolarmi con i blog intelligenti
      (come il tuo )ma niente di più.
      Vivo questo paese da troppo tempo-grazie a Dio-per non credere più nell'autenticità di
      un credo,nella missione di una strategia,nel
      perseguimento di un sogno( anche sbagliato ):
      tutto massacrato dalla "bottega".
      Ho visto troppe mistificazioni,troppo trasformismo,troppa apostasia.
      Tu sei giovane ( intuisco )e guai a mollare!
      GFC

      Elimina
    3. Aderire,voleva solo dire essere tra quelli da cui scegliere articoli da pubblicare.Tutto qui.Nessun impegno,nessun credo...se non l'avversione a questo tipo di europa.
      Comunque,capisco quanto vieni dicendo e lo sconforto che ne deriva.Solo,conserva ancora qualche desiderio....
      Ciao

      Elimina