sabato 13 aprile 2013

CENTRO E PERIFERIA


Il romanzo di centro e di periferia

(dove il centro é la Germania o....e la periferia Grecia,Spagna o....)


Capitolo espunto dal "Tramonto dell'euro", per motivi di spazio,ma proposto nel blog di Alberto Bagnai,e leggermente riadattato da noi.

Leggete con attenzione,e tenete a mente,perché questo é quanto ci é capitato
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Il centro è un paese sviluppato,con una forte base finanziaria e industriale; quello di periferia è un paese, o un gruppo di paesi, relativamente arretrato.
Fra centro e periferia l’attrazione è subitanea e fatale (soprattutto per la periferia), ma, come in ogni trama che si rispetti, la diversità di origini pone qualche problema. 
Il centro è un paese moderno, spregiudicato, mentre la periferia è un po'all’antica, risparmiatrice, saggia, e un po’ repressa.No, non sessualmente....
La periferia è, come dicono gli economisti, un po’ repressa finanziariamente, il che significa, in buona sostanza, che nella periferia lo Stato mantiene un certo grado di controllo sul circuito del risparmio e dell’investimento.
Ad esempio, pensate un po’ che idea bislacca...! Nella periferia si considera la politica monetaria come uno strumento a disposizione dell’azione del governo, da mantenere, sia pure in forma mediata, sotto il controllo della sovranità democratica dei cittadini. 
Avete capito bene: è esattamente quello che gli intellettuali della nostra sinistra definirebbero “populismo”, che è poi il termine con il quale certi sinistri intellettuali etichettano qualsiasi circostanza nella quale il popolo non fa ciò che loro hanno deciso che faccia. Che ne sa il popolo della moneta?

La periferia è repressa e populista, e da questo scaturiscono tutta una serie di vetuste pratiche:

la banca centrale non è “indipendente” (dai lavoratori,ma non dai capitalisti...), e una serie di istituzioni finanziarie (banche, fondi pensione) sono sotto il diretto o indiretto controllo dello Stato; il costo del denaro quindi non è fissato ad arbitrio del mercato, ma è gestito, indirizzato, dallo Stato; e per realizzare questo obiettivo i movimenti internazionali di capitali sono sottoposti a controlli, perché altrimenti i capitali fuggirebbero in cerca di miglior remunerazione altrove; ma non solo i deflussi, anche gli afflussi di capitali sono controllati, dalla periferia repressa.
L’idea moderna che le aziende (pubbliche o private) nazionali siano lì per essere messe in vendita al miglior offerente, questa idea tanto progredita, nella periferia ancora non è arrivata; e questo vale soprattutto in ambito finanziario.
Invece, guarda un po’, la periferia è talmente repressa che perfino le istituzioni finanziarie nazionali vengono controllate dallo Stato, che impone loro vincoli di portafoglio, che poi significa che queste istituzioni sono obbligate ad acquistare una certa quota di titoli del debito pubblico; e impone anche massimali sul credito, che significa che le banche non possono prestare troppo, cioè che i privati non possono indebitarsi troppo; del resto, nemmeno lo Stato si indebita troppo, e anzi il suo debito in rapporto al Pil scende, perché i tassi di interesse sono tenuti sotto controllo, e quindi non è necessario rincorrere, aumentando la pressione fiscale e diminuendo la spesa per i servizi essenziali, l’esplosione della spesa per interessi (che poi significa redistribuire reddito dai contribuenti che contribuiscono ai detentori dei titoli del debito... che spesso non contribuiscono). 

Ecco: questa è la repressione finanziaria. Non se n’è occupato Sigmund Freud, ma Carmen Reinhart (fra gli altri). Qualcuno, più cortese, la chiama “regolamentazione” dei mercati finanziari.

Vi sembra un mondo così strano, così vetusto?
Be’, avete memoria corta: fino agli anni ’80 questo mondo è stato il nostro mondo, il mondo occidentale, ed è ormai chiaro che occorre che torni nuovamente a esserlo.
Comunque, quel mondo ora non è più il nostro, e quindi così non va: il centro, che è un ragazzo evoluto, non può mica presentare ai propri genitori, i mercati, una ragazza così fuori moda!
E allora il centro “suggerisce” alla periferia qualche riforma, anzi, due riforme a caso, sempre quelle: l’adozione di un tasso di cambio fisso e la liberalizzazione, dei mercati finanziari, e anche, a valle, dei movimenti internazionali di capitale.

Il centro, che è un po’ un furbetto, ottiene così due vantaggi.
Vantaggio numero uno: in periferia la liberalizzazione dei mercati finanziari necessariamente fa salire i tassi d’interesse.
Pensate: lo Stato non può più contare su una serie di acquirenti istituzionali per i suoi titoli (non la Banca centrale, che diventa “indipendente”; non le banche e i fondi pensione, che piano piano passano in mano al settore privato), e quindi per finanziarsi deve offrire tassi d’interesse più alti.

Ma anche i tassi del settore privato vengono liberalizzati, e quindi tendenzialmente crescono. Pensate: in periferia di capitali in effetti bisogno ce n’è, visto che, come abbiamo detto, la sua base industriale è arretrata, il che necessariamente comporta che i tassi d’interesse tendano ad essere alti.
Ma prima, quando la periferia era repressa, lo Stato in qualche modo controllava il costo del denaro, mantenendolo entro limiti da lui stabiliti.
Certo, in questo modo il denaro costava relativamente poco, ma se l’economia si surriscaldava, perché gli imprenditori ne prendevano troppo in prestito, lo Stato interveniva, magari con strumenti di tipo quantitativo, come il massimale sugli impieghi: se, per un dato costo del denaro, il settore privato si stava indebitando troppo, finanziando in debito la propria domanda di beni, semplicemente lo Stato proibiva alle banche di prestare oltre un certo limite.
Ma ora i controlli quantitativi vengono aboliti: che brutta cosa, sa di economia pianificata, mica siamo bolscevichi!
Il mercato sa cosa fare, lasciamo che domanda e offerta siano guidate dal prezzo, liberalizziamo i tassi! Quindi, se si vuole evitare che venga erogato troppo credito necessariamente bisogna lasciare che il tasso di interesse cresca. Certo: in questo modo gli imprenditori locali ci pensano due volte a indebitarsi a tassi più alti (legge della domanda e dell’offerta: costa di più, compro di meno).

Ma... forse avete dimenticato un dettaglio. Eh già!
Abbiamo liberalizzato anche i movimenti internazionali di capitali. E allora cosa succede?
Succede che i creditori del centro, le grandi banche del sistema maturo, attirati dai tassi più alti, esportano i capitali in periferia.
Capitali ne hanno, e come! Il centro ha un’industria che guadagna bene, e gli industriali non son soliti tenere i soldi sotto il materasso, sapete? Quindi le banche del centro i soldi ce li hanno, e li spostano in periferia, dove lo Stato e i privati pagano interessi più alti che nel centro, maturo, sazio,riempito di capitali.

Come fanno? In mille modi: aprono filiali delle loro banche nella periferia (ora si può); aprono finanziarie che gestiscono il risparmio o erogano credito al consumo (ora si può); magari integrano queste finanziarie nelle catene di distribuzione (supermercati, concessionarie) che nel frattempo si sono acquistate (ora si può); e poi possono sempre intervenire nei mercati borsistici e acquistare pacchetti di controllo di aziende nazionali (ora si può); e se qualche azienda nazionale che fa bei soldi fosse, malauguratamente, pubblica, non c’è problema: si comprano due o tre giornali (ora si può) e un po’ di ministri (questo si è sempre potuto), e si comincia a diffondere ventiquattro ore su ventiquattro l’idea che lo Stato è inefficiente e fonte di ogni male, e che quindi bisogna privatizzare le aziende pubbliche, partendo da quelle che funzionano, e il gioco è fatto.

Illustri economisti, dalle colonne di prestigiosi quotidiani, annuiranno compiaciuti.

Ma perché siamo partiti dalla fissazione del cambio?
Ma è semplice! Perché i capitalisti del centro desiderano (legittimamente) lucrare lo spread, la differenza, fra i tassi d’interesse, senza patire rischio di cambio, cioè senza correre il rischio che la periferia svaluti, come sarebbe in fondo naturale per un paese che diventa importatore netto di capitali e quindi di merci. In fondo non c’è nulla di male: giochi innocenti, purché si sappia smettere al momento debito (cioè: al momento giusto, ma non so perché mi è venuta la parola “debito”).

E poi, pensateci un momento. Se anche i tassi d’interesse fossero uguali al centro e alla periferia, fissando il cambio, un effetto comunque lo si ottiene. Sapete quale? Ve lo dico subito: aumenta lo spread.
 “Come?” direte voi “Ma adottando un cambio credibile non si abbassano forse gli spread, com’è successo in Europa, dove i greci e gli spagnoli hanno potuto beneficiare di tassi tedeschi?”
Aspettate un attimo: al vostro ragionamento manca un pezzo.
Se si effettua un investimento in un’altra valuta, nel rendimento complessivo bisogna anche considerare la rivalutazione o svalutazione attesa di questa valuta.

Esempio pratico: prima dell’euro, il tedesco che prestava allo spagnolo doveva guardare non solo ai tassi d’interesse (più alti in Spagna), ma anche a cosa avrebbe fatto il cambio.
Ti serve a poco guadagnare un punto di interesse in più prestando a Carlos anziché a Hans, se poi Carlos svaluta, poniamo, del 4%, giusto? Dice: ma noi quando parliamo di spread confrontiamo solo due tassi di interesse, mica parliamo di cambio. E certo, appunto: oggi il cambio non c’è più: è 1 euro (italiano) per 1 euro (tedesco). Per questo non parliamo di cambio, perché il cambio non c’è.
Ma quando c’era se ne parlava.

Vuoi un esempio? Nel 1998, un anno prima dell’entrata in Eurolandia, il tasso d’interesse sui titoli a lungo termine era 4.8 in Spagna contro 4.6 in Germania (dati IFS, 2010), e quindi lo spread era 0.2, cioè 20 punti base. Ma siccome la peseta nel 1998 perse circa l’1.2% sul marco, lo spread effettivo, cioè corretto per la svalutazione, fu negativo: 0.2-1.2=-1.0, cioè l’investitore tedesco prestando a Carlos in fondo ci avrebbe rimesso. Meglio prestare a Hans.
Nel 1999 i due tassi erano entrambi scesi, di conserva: Spagna 4.7, Germania 4.5. 
Lo spread quindi era 0.2, come l’anno prima. E quello corretto per la svalutazione? Ehi, amico, sveglia!
Nel 1999 c’era l’euro, quindi non bisognava più correggere per la svalutazione.
Capisci cosa significa? Significa che lo spread della Spagna era passato da -1.0 a 0.2, cioè era aumentato di 1.2, di 120 punti base. Con l’euro, meglio prestare a Carlos, no? Sembra poco, lo so, a me e a te che movimentiamo un conto corrente a tre zeri (se va bene): ma se tu muovessi milioni di euro, questa differenza di rendimenti diventerebbe significativa, credimi, e porteresti i tuoi soldini dove essa è positiva: nell’esempio, in Spagna.

L’arrivo di liquidità in periferia apre nuove opportunità d’investimento e di consumo, sia perché l’afflusso di denaro dall’estero, piano piano, dopo la fase iniziale, fa diminuire tassi e spread (legge della domanda e dell’offerta), sia perché la liberalizzazione dei mercati finanziari crea nuove possibilità di spesa.
Nel mondo represso non si “fanno le rate” per un televisore. In quello libero sì.
Gli economisti li chiamano “mercati finanziari perfetti”, quelli dove si può avere tutto subito, perché trovi sempre qualcuno che ti finanzia, ovviamente pagando un prezzo.
Quindi la periferia è euforica: le sembra di toccare il cielo con un dito: titillata dai capitali del centro raggiunge vette di piacere consumistico per lei insospettate fino a pochi mesi prima. Orgasmi multipli, lubrificati dalle rate: nuova automobile, nuovo frigorifero, nuovo televisore... Per non parlare della possibilità di contrarre mutui per acquistare prime, e anche seconde case (perché spesso, nella periferia, la prima casa una famiglia ce l’ha)...
Come avrete capito, qui subentra il secondo vantaggio per il centro:
drogando coi propri capitali la crescita dei redditi della periferia, il centro si assicura un mercato di sbocco per i propri beni, che i cittadini della periferia possono ora acquistare grazie agli effetti diretti e indiretti di un più facile accesso al credito.
Insomma: è la solita storia. Il centro versa da bere, la periferia, distratta (d’accordo, non sempre), beve, e accorda al centro gli estremi favori... dei suoi cittadini, che comprano, comprano, comprano, assorbendo il sovrappiù del maturo sistema industriale del centro.


Inizia la parte triste della storia.

La periferia si gonfia.
E anche qui siete fuori strada: non è una gravidanza, ma una bolla.
Siete sicuri di sapere cos’è una bolla? Come la definireste? Va bene, dai, non voglio mettervi in difficoltà.
Una bolla è lo scostamento del prezzo di un’attività finanziaria dal suo valore fondamentale.
Mi spiego. Il valore attuale di un’azione, in linea teorica, dipende dal valore dei dividendi futuri, da quanto reddito l’azione ti garantisce nel lungo termine. Un valore incerto, naturalmente. L’azione però può anche essere comprata e venduta liberamente, lo sapete. Ora, succede che se qualcuno si aspetta che i rendimenti futuri crescano, offrirà di più per acquistare una data azione. E se qualcuno si aspetta che qualcun altro offra di più per acquistare un’azione, cercherà di acquistarla, per venderla quando l’altro sarà disposto a pagarla di più, ma così facendo (cioè acquistandola) contribuisce a farne salire il prezzo.
Si chiama “aspettativa che si autorealizza” (self-fulfilling expectation).
Ora, siccome al primo che fa questo ragionamento le cose vanno, evidentemente, bene, anche un secondo, e poi un terzo, e poi un quarto, si accodano, domandando quell’azione, il cui prezzo viene spinto su da una domanda che non ha più alcuna relazione con il rendimento atteso a lungo termine (i dividendi futuri), ma solo con l’aspettativa che tutti hanno che il prezzo cresca.

Capite cosa vuol dire che il prezzo si scosta dal valore fondamentale? La matematica finanziaria ci insegna che con tassi al 5%, ha un senso pagare 20 un pezzo di carta che ogni anno ti paga un reddito di 1. Ma se per qualche motivo quel pezzo di carta lo vogliono tutti, tu magari ti trovi a pagarlo 100, e lo fai volentieri, perché pensi che dopodomani lo vendi a 150. Perbacco! Vuoi mettere il 50% in due giorni rispetto al 5% in un anno?
Ma quanto possano essere lunghe quarantotto ore lo sanno bene quelli che avevano azioni in portafoglio il 25 ottobre del 1929, aspettando la riapertura dei mercati il lunedì successivo, sì, proprio quello passato alla storia come “lunedì nero”.
E la bolla immobiliare? Semplice: tornate indietro di qualche riga, sostituite alla parola “azione” la parola “appartamento”, e alla parola “dividendo” la parola “affitto”, ed ecco la bolla immobiliare.
La quale, però, una differenza ce l’ha: che gli appartamenti sono meno “liquidi” delle azioni: non basta telefonare al proprio promotore finanziario per disfarsene...

dal debitInsomma: la periferia, grazie ai capitali esteri, cresce. Crescono i consumi, crescono anche gli investimenti. Allettati dalla sua crescita, i mercati convogliano verso di essa capitali in misura sempre maggiore, tanto più che la crescita drogata dal debito privato (i capitali esteri prestati a famiglie e imprese) causa un miglioramento delle finanze pubbliche: il rapporto debito pubblico/Pil si stabilizza o scende. 
I grulli (o i furbi?) per i quali “l’unico debito è quello pubblico” sono così rassicurati. Quanto sembra virtuosa la periferia agli sceriffi (ingenui o conniventi?) del Fondo Monetario Internazionale! Vedi? La periferia è una brava ragazza, ha fatto quello che dicevamo noi, gli sceriffi: si è data un cambio “credibile” (infausto eufemismo), si è fatta un tantinello zoccola, cioè si è liberalizzata, e i risultati si vedono...

Libertà (finanziaria), quanti delitti si commettono in tuo nome!

L’afflusso di capitali non è più guidato dallo spread, dalla differenza fra tassi della periferia e tassi del centro. Può infatti accadere (ma non sempre accade) che questa differenza si riduca: la mobilità dei capitali, dicono i libri degli economisti, eguaglia i rendimenti da un paese all’altro (legge della domanda e dell’offerta).
Non è sempre così, ma anche fosse, ormai quello che attira i capitali in periferia non è il tasso d’interesse, il rendimento a lungo termine, ma il guadagno in conto capitale, la crescita convulsa del prezzo delle attività.

Nell’economia drogata sale la febbre: l’accesso al credito facile fa salire l’inflazione, e se all’inizio ci si rivolgeva all’estero per comprare beni di lusso, col tempo i prodotti esteri diventano competitivi anche sulle fasce più basse, perché i prezzi interni sono cresciuti, quindi il deficit commerciale si approfondisce, e occorrono nuovi capitali esteri per finanziarlo.
Del resto, lo abbiamo detto prima: un importatore netto di capitali è anche un importatore netto di beni.

Proprio così: drogata, la periferia è drogata di capitali esteri, e la dose deve essere sempre maggiore, per fare effetto.
Non c’è crimine verso se stessa che la periferia non perpetri pur di ottenerla. Si prostituisce in ogni modo, distruggendo in pochi anni lo stile di vita e le ragionevoli aspettative di reddito dei suoi cittadini, che si vedono privati dall’oggi al domani di diritti che ritenevano acquisiti, come quelli all’assistenza e alla previdenza; smantellando il proprio sistema industriale, che tanto non le serve più, perché i capitali arrivano, quindi arriveranno sempre, e sarà sempre possibile acquistare all’estero, dove lo fanno tanto meglio, quello che non si ha più convenienza a produrre in casa; cedendo insomma il meglio di se stessa, tutta se stessa, al centro.

A proposito,dice il centro alla periferia : ma cosa te ne fai di quell’industria petrolifera, come si chiama... Ani, Azienda nazionale idrocarburi... Dai, dammela, su, dammi l’Ani, che in cambio avrai un afflusso di capitali che neanche te l’immagini” “Ma devo darti anche questo?” “Ormai mi hai dato tutto!
Ma hai visto Solone e Licurgo dalle colonne del Corriere? Vedi come ti incitano a vendere l’Ani”
 “Ma io ho un po’ paura... Dai, dimmi di sì, e vedrai quanta liquidità inietterò nel tuo circuito...”

Il fatto però è che esiste una legge non so se dell’economia o proprio della natura, quella che dice che “il troppo stroppia”. In economia penso la chiamino legge dei rendimenti decrescenti.
Trovare impieghi produttivi per masse enormi e crescenti di capitali non è facile, e gli afflussi di capitali (sì, proprio quelli dei quali i nostri Quisling tanto lamentano la carenza in Italia), sono, per il paese che li riceve, debiti esteri, che occorrerà rimborsare, e che però, quanto più crescono, tanto meno producono i redditi necessari a ripagarli.

Ah, non lo sapevate? Come? Proprio voi, i luogocomunisti, gli spaghetti-liberisti, gli araldi del libero mercato e dell’economia ortodossa, mi ignorate quest’altra semplice verità: non ci sono pasti gratis, no free lunch, non puoi avere qualcosa per niente.
Ah, capisco, capisco... In effetti, sì, mi era sembrato di leggere qualcosa del genere nei giornali italiani.
Sapete, io ormai li uso solo per incartare il pesce, e così, fra una squama di branzino e uno schizzo di nero di seppia mi era sembrato in effetti di intravvedere che esiste in Italia una sinistra genia di imbecilli che pensa che i capitali arrivino dall’estero gratis, che gli imprenditori esteri comprino azioni italiane, o comunque acquisiscano il controllo di aziende italiane, perché noi siamo simpatici, creativi, insomma, perché ci vogliono bene.
E che quindi gli afflussi di capitali sono un bene: noi ne abbiamo bisogno, loro ce li danno, e la storia finisce lì. Ma pensavo di aver letto male, sapete, nella fretta, la padella sul fuoco, gli ospiti in terrazza... Invece voi mi dite che c’è veramente qualcuno che è così cretino da pensare che l’estero i capitali li regali!?
E quindi che la svendita delle aziende pubbliche e private italiane a investitori esteri vada non solo non ostacolata, ma addirittura favorita!? E mi dite addirittura che glielo fanno scrivere sui giornali!?
Ma io, da domani, con quei giornali non ci incarto più nemmeno il pesce. Il nobile branzino non merita un sudario tanto abietto...
Vi spiego: chi presta, che deve farsi ridare i soldi con gli interessi, lo sa. Mica pensa di regalarli. Fosse scemo! E questo vale per tutti i tipi di prestiti, capite?

Esempio: chi acquista un’azienda in periferia non lo fa perché vuole portare in periferia lavoro e crescita (in effetti, in due casi su tre comincia col licenziare qualcuno, ci avevate fatto caso?).
No: lo fa perché vuole giustamente far profitti e poi riportarli al centro (e magari, per farne di più, di profitti, passa sopra a qualche regola, ci avevate fatto caso?).
Ecco, cercate di stamparvi in capo questa semplice realtà: quello che oggi è un afflusso di capitali domani diventa un deflusso di redditi.
L’afflusso di capitali dall’estero (per comprare un titolo pubblico, per finanziare l’acquisto della seconda casa o del primo televisore al plasma di un privato, per acquistare un’azienda), domani diventa un deflusso di redditi verso l’estero (interessi o profitti). Capito?
Oggi entrano i soldi, sotto forma di credito (per il centro), cioè debito (per la periferia).

Domani i soldi escono, sono redditi passivi in bilancia dei pagamenti, redditi che ampliano ancora di più il deficit estero della periferia, la quale, come usura insegna, a un certo punto è costretta a farsi prestare altri capitali, non più per finanziare investimenti produttivi, e nemmeno per finanziare consumi, ma semplicemente... per pagare gli interessi!

E quei capitali, la periferia, all’inizio magari nemmeno li voleva, all’inizio non ne aveva nemmeno bisogno.
Perché nel mondo “represso” il circuito del risparmio si chiudeva all’interno del paese: alla periferia bastavano i risparmi dei suoi cittadini, che ne avevano, perché siccome non tutto era stato privatizzato, e quindi i servizi essenziali non costavano somme sempre maggiori, in fondo non si stava così male, qualcosa si risparmiava.


Ci si avvicina al triste epilogo.

Un bel giorno la periferia si sveglia, ha le nausee, vomita. Una grossa azienda va in crisi finanziaria? Le banche accusano “sofferenze” (che poi significa che capiscono che i loro debitori non ce la faranno a restituire i soldi)? Insomma, succede qualcosa, e l’amore finisce, lasciando il posto a una certa insofferenza. Il centro comincia a dubitare della capacità della periferia di rimborsare i propri debiti. Esige così il pagamento di interessi sempre più alti a copertura del rischio, lo spread, che era partito alto (vi ricordate?)e poi si era annullato, decolla di nuovo.
La periferia si avvita nella spirale del debito estero, si gonfia sempre di più, e per sapere il seguito basta aprire un giornale.
Non è un happy ending.




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Nota di servizio

Invitiamo amici bloggers e gruppi ad aderire alla Federazione Antieuro,su cui verranno pubblicati i loro articoli più significativi su euro e l'europa.Potete contattarci sul sito http://federazionemovimentiantieuro.blogspot.it/,
email :  federazione.movimenti.antieuro@gmail.com
Stesso invito rivolgiamo ai lettori e amici di questo blog ad iscriversi nella lista "lettori fissi" della Federazione.
Ragazzi,grazie in anticipo a tutti.

PS - Mi assenterò per qualche giorno,quindi risponderò a tutti al mio ritorno.A presto

23 commenti:

  1. ADDENDA

    Non si può svalutare,visto che tutti i paesi Eurozona adottano l'euro

    Questo fatto specifico,l'aver adottato in pratica una moneta straniera in tutti i Paesi, è determinante per capire la sciagurata situazione in cui ci troviamo.

    Un ulteriore esempio per meglio comprendere

    Prima del 1999 (prima dell'euro) se una banca tedesca voleva concedere un prestito a un cittadino spagnolo avrebbe dovuto valutare non solo il rischio di restituzione del prestito,ma anche il rischio del cambio,e cioè anche quanto eventualmente nel frattempo si sarebbe potuta svalutare la valuta spagnola (peseta) rispetto a quella tedesca (marco).
    Poniamo che il cambio peseta marco sai 1 a 1,e che la banca tedesca avesse deciso di concedere un prestito della durata di un anno a un cittadino spagnolo di 100 pesetas a un tasso del 5% (mentre lo stesso prestito di 100 effettuato in Germania avrebbe fruttato alla banca solo un 2% di interessi.Ricordate? In periferia i tassi sono più alti)).
    Dopo un anno il cittadino spagnolo ripaga il suo debito alla banca tedesca (che incassa 105 pesetas).
    Ma se nel frattempo la peseta si è svalutata nei confronti del Marco del 5%,la banca incassa marchi:

    X : 105 = 5 : 100

    Il 5% di 105 è 5,25. Quindi le 105 peseta convertite nella valuta tedesca diventano 99,75 marchi . La banca tedesca in pratica ci ha perso col rischio di cambio.

    Con l’Euro, però, questo rischio non esiste più: un Euro a Madrid equivale a un Euro a Berlino. La banca non deve più fronteggiare il rischio di una svalutazione del cambio e quindi presta senza problemi dove i tassi sono più alti.

    RispondiElimina
  2. http://noisefromamerika.org/articolo/negazionisti-euro

    ciao


    shadow

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    Risposte
    1. Caro shad,conosciamo questo articolo...tristemente noto per pubblicare grafici fasulli ad hoc ( fa anche ridere uno che ha detto mezze cazzate per due anni, stupidaggini generiche e a un certo punto decide di prendere di petto la questione euro e a quel punto prende il grafico dei salari nominali al posto dei reali). e per la malafede dimostrata nei confronti di Bagnai,perchè un economista ,pur con idee diverse,non può contestarne l'analisi complessiva,peraltro qui nel post riassunta sinteticamente.

      Conosciamo pure il sito ,una sorta di covo dell'ultraliberismo più ottuso,e quanto a Bisin,sarà utile fornire qualche informazione.

      Già alla spicciola,apprendiamo da Wiki che "si è laureato presso l'Università Bocconi nel 1987,sotto la supervisione del professor Mario Monti..(sic!)...il che già é illuminante....

      E' noto poi che,insieme ad altri terroristi euro (Boldrin,Alesina,Giavazzi...),ha firmato il manifesto programmatico e la sponsorizzazione di "Fermare il declino",che meglio sarebbe chiamare "Fermare il cretino",movimento di Oscar Giannino.
      Come sia andata è noto...se poi come economisti dimostrano lo steso acume,siamo a posto...!
      Chissà,qualche livore nei confronti altrui si può capire....

      Ma veniamo al post,che già dal termine ""negazionista" vorrebbe accostare chi critica l'euro a chi nega l'olocausto: complimenti veramente degno di uno scribacchino....livoroso

      Caro Bisi,tu sei l'ultimo giapponese nella jungla ultraliberista,che ancora va sostenendo la favola dei Piigs fannulloni e cicale e della Crucchia,formica e lavoratrice...e che si ostina a non vedere il dumping salariale tedesco e la compressione della loro domanda interna.....che mezza Germania è precarizzata con salari ridicoli dalle riforme Hartz e da deflazione salariale in genere....non è che i lavoratori di Germania possano essere identificati con quelli della Volkswagen!
      La Germania ha accumulato, ad euro vigente, ingenti surplus commerciali negli ultimi 10 anni grazie alla deflazione salariale,come ben illustrato da Bagnai,che certo non può essere accusato di non esser chiaro nelle illustrazione delle "aree valutarie ottimali" (AVO).Concetto che non abbiamo certo imparato su Noise from Amerika... che dopo un po' che se ne è parlato su Goofynomics (blog Bagnai), piano piano la teoria delle Avo ha iniziato a essere citata dappertutto...
      Forse è Bisin che non ci arriva,ma noi pensiamo sia altro...

      Poi si spiana il campo eliminando l'argomento: MONETA e lo si sostituisce, guarda un po', con uno a caso: la PRODUTTIVITA' (altro mantra della vulgata....).E' la domanda che latita Bisin,non l'offerta!
      Si dà per scontato che lo Stato non serva niente se non a dilapidare preziosi capitali che invece avrebbero dovuto essere più proficuamente giocati in borsa e si sparge un po' di terrorismo sul crollo dell'economia mondiale se l'Italia uscisse dall'euro

      Perché sta tutto lì il discorso sulla moneta, nel ruolo dello Stato come regolatore dell'economia e della sua capacità di agire in un fattore cruciale: l'occupazione. Nel modello moneta sovrana lo Stato ha la facoltà di entrare in modo diretto nell'economia produttiva (può farlo in certi casi o non farlo in altri, ma dipende solo dalla convenienza, non da un dogma religioso imposto da una moneta elevata a gold standard), stabilendo regole e facendole rispettare. Ciò che Bisin non vuole...
      Nel modello Euro lo Stato svanisce, solo le banche possono finanziare la produzione (con il credito), senza nessuno sopra se non i mercati, che chiaramente sono guidati dall'unico criterio del maggior guadagno). Non si tratta, quindi, di moneta magica, ma di regole, leggi, fatte da uno Stato democratico a beneficio del comune interesse dei cittadini.

      (segue)

      Elimina
    2. (seguito)

      Sorvolo sulla patetica spocchia di entrare nel dibattito credendo che tutti coloro che se ne son occupati non siano in grado di leggere dei dati.Già dall'incipit:

      "Molti lettori ci hanno chiesto di occuparci delle argomentazioni “negazioniste” riguardo all’Euro. “Negazioniste” nel senso che negano quelli che alla maggior parte degli osservatori economici paiono fatti incontrovertibili:

      che i) l’entrata nell’Euro è stata in principio cosa buona per il nostro paese,
      e che ii) uscire adesso sarebbe una follia. "

      Bisin,prova a farci i nomi di questi osservatori economici,a patto che non siano i trombati della lista Giannino,tuoi compagni di merenda!
      Poi ci devi raccontare pure la FINE e non solo il PRINCIPIO dell'euro (cosa peraltro non negata da Bagnai,,,).
      La maggior parte? Fai due nomi Bisin, mica abbiamo tutti l'anello al naso come i lettori dell'.'Espresso e Repubblica, dove accettano senza problemi economisti gaglioffi d'ogni tipo. Anzi, più son gaglioffi più possono scrivere.

      Qui se c'è un negazionista (e quisling ,e collaborazionista,per metterci a livello di questo linguaggio) é proprio Bisin,e quelli come lui,che ha negato e nega ai peones la possibilità di uscire dallo status di beati addormerntati in cui stanno e non capire un cazzo di economia e di quello che ci circonda.Racconti le sue favole sul dogma eurista ai piddini...quelli credono pure agli asini volanti e a Fassina...

      Ah dimentico le ultime del nostro.

      "Ma era prevedibile che il sistema sarebbe fallito in una crisi come quella che stiamo sopportando? Difficile a dirsi."
      Difficile sì, impossibile forse se hai un impianto teorico e logico di un Bisin.....che si evince pure da questo suo commento all'articolo:

      alberto bisin •11/3/2013 - 20:05

      "Ok, magari ci metto un po' di piu' a rispondere, che ci sono un casino di commenti. alcuni folli, ma molti intelligenti e utilissimi. ad esempio c'e' un punto riportato da Piga che mi par corretto, e uno di Iodice che anche e' corretto. entrambi sono ERRORI MIEI. magari invalidano parte del mio argomento o magari no - CI DEVO PENSARE BENE. comunque vada avro' imparato qualcosa. appena posso ci penso e scrivo un post... "

      Quanto sopra, scritto dall'autore dell'articolo,fa pensare che l'abbia scritto a cazzo di cane, giusto per sporcare il foglio, e, quando dice che ci deve pensare (e cosa faceva quando scriveva?)....magari, rileggendo i colleghi, avrà imparato qualcosa, ne da la dimostrazione....
      Magari,prima di scrivere,e specialmente nel confutare un collega, documentarsi no eh?...per essere inattaccabile e presentare dati, sopratutto dati corretti.
      Se, invece di farsi sti pezzi si leggesse direttamente le istruzioni per l'uso....?

      Nonostante tutto questo, mi rifiuto di pensare che possa essere in buona fede essendo un economista,e la chiusa del suo articolo autorizza più di un dubbio:

      "l'uscita dell'Italia dall'Euro metterebbe in gravissimo pericolo la ... stabilità del sistema bancario mondiale "

      Ma certo,quella bella stabilità che abbiamo...a lui interessano le banche ,non i popoli!
      E qui si capisce che in sostanza l'autore è un altro propagandista stipendiato (direttamente o indirettamente) dalle banche e quindi pensa alla propria pagnotta.
      Amen

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  3. beh Johnny una cosa però io vorrei ribadirla, se avessimo avuto politici seri, c'è una elevata probabilità che lo scatafascio attuale non sarebbe ora cosi insormontabile, quindi non mi sento di dissentire del tutto su quello che dice il tizio. Per quello che mi compete, e se la faccenda non fosse cosi contestualizzata, lira o euro è solo una questione di nomi che si da alle valute e tutto dipende poi come si predispone economia e mercato sul piano politico nazionale ed internazionale. Trovo eccessivamente ortodosso sostenere che l'euro è la panacea di tutti i mali e il presupposto per la crescita e l'efficienza. E' sicuramente un falso mito e che sia falsata alla base non ci sono dubbi, è come il gioco delle scatole cinesi, ne apri una e ne trovi sempre un'altra, ma è altrettanto vero che se avessimo, quantomeno, cercato di attuare politiche a lungo termine ed in considerazione di certi fattori che i nostri sicuramente non ignoravano, non posso dire che sarebbe stato tutto diverso ma probabilmente saremmo riusciti ad attenuare l'implosione della nostra economia evitando di concedere dei presupposti (tra l'altro validissimi, per quanto nessuno dovrebbe andare in casa altrui a dettare ordini e a dara poi voti in pagella) al commissariamento del paese. In ogni caso tenendo conto di dove sia arrivata la situazione ora come ora, anzichè il tiramolla circense che stiamo vedendo, preferirei di gran lunga una scelta di campo precisa e coerente con il momento attuale quindi le privatizzazioni di Fare per fermare il declino, per esempio, pur vero che vanno incontro a certe "pretese" internazionali potrebbero essere un buon nuovo punto di partenzama anche perchè se tanto mi da tanto prendetevi quel cazzo che volete e poi fatela finita! Non escluderei a priori che sia sbagliato. A mio avviso tutti i sistemi hanno delle pecche, ma sta a chi li gestisce e come, evitare il piu possibile che franino. Ps: è comunque di neo liberista la faccenda euro ha ben poco, poichè in ogni caso sono gli stati che suppliscono alle manchevolezze (volute o no che siano) del privato, pertanto è solo un grande dissesto ideologico, sia politico che economico. Beh comunque......ciao shadow

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    1. Diciamo che qualsiasi sistema se gestito male,sprechi,ladrocini.....non può che funzionare male.Ma questo assioma generale non può nascondere,e non può essere alibi,ad un sistema euro nato per non funzionare,se non per i signori che l'hanno architettato....e certo non per il bene dei popoli e degli Stati.
      Se si é ben compreso il discorso economico e politico che lo sottende,é evidente che nessuna gestione dello Stato,per quanto buona possa essere,no risolverebbe un bel nulla.
      Vuol dire non tener presente tutte le disposizioni liberticide e demenzali della UE ,che da mesi evidenziamo.Non possono essere ignorate,o considerate prive di effetto sulla vita di uno Stato e dei suoi cittadini.
      Non è la stessa cosa lira o euro...l'euro è nato per ragioni ben precise,di cui ora vediamo le nefaste conseguenze...non poteva essere gestito in altro modo,pena il metterne in discussione tutta l'architettura politica ed economica...non è riformabile,sopratutto non si ha la più pallida idea di farlo,se non qualche aggiustamento che non infici comunque il ruolo degli usurai e della potenza egemone tedesca..
      Se non si comprende questo,ogni altro discorso rischia di non fotografare la realtà,e comunque di essere ininfluente,privatizzazioni comprese,che vorrebbe dire svendere gli assets più produttivi....film già visto all'epoca Amato,Prodi,Ciampi....coi bei risultati che ne sono usciti.
      Eh,no...prendetevi quel cazzo che volete,non mi sta affatto bene....nonostante l'indecente teatro politico nazionale.Non posso essere d'accordo su questo punto,e nemmeno sul, discorso generale.
      Il dissesto è iniziato con l'epoca Reagan - Thatcher,e cioè col togliere ogni freno agli speculatori e al capitale,il dissesto è opera di un ultraliberismo senza controllo,e l'euro ne è il prodotto più iniquo.
      Sai,poi ognuno é libero di vivere come vuole,in uno stato sovrano o in una colonia....questione di gusti...

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    2. Comunque questo articolo di Bisin è puro terrorismo mediatico e in malafede con dati volutamente artefatti...ultimi fuochi di gente che cerca solo di mantenere un ruolo che non ha più.
      A tratti è financo patetico,nel suo arrampicarsi sugli specchi.
      Ciao shad.

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  4. Bentornato piacere di leggerti...sono daccordo su tutto, però io mi riferivo a modelli di sistema. Ovvio che quello dell'euro, con la sua artificiosità macchiavelica, non puo essere nemmeno definito modello quindi era fuori dall'assioma generale tracciato nel mio commento, che per quanto possa non fotografare la realtà, non concede alibi ma caso mai evidenzia dubbi leciti, direi: se tanto mi da tanto cercando di rientrare nei parametri indicati da Maastricht, a suo tempo, a questo punto, forse, non eravamo messi cosi. Il mio è semplicemente un dubbio. Certo poi che la cosa lato Italia è stata gestita con un mix micidiale di opportunismo, servilismo, ed anche ignoranza e incompetenza. In ogni caso Reagan e la Thatcher non sono figure che porto su un palmo di mano ma tuttavia è innegabile una certa prosperità e benessere ai tempi dei loro governi, questo solo per ribadire il concetto di cui sopra, tutti i modelli di sistema sono applicabili, dipende da chi e come, ed in ogni caso tenendo sempre conto che in un arco di tempo piu o meno lungo potrebbero comunque implodere su se stessi a prescindere. ps: l'articolo di Bisin l'ho postato perchè da un confronto con posizioni diverse ho pensato potesse nascere un dibattito interessante e ancor più volto ad approfondire la questione. ciao grazie shadow

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  5. ps: in relazione a "prendetevi tutto" era in senso figurato, qui potrebbe essere un discorso "morale" a me onestamente se gli uni, gli altri o chi per loro, si pappano quel comparto industriale, quell'azienda o altro onestamente non me ne puo fregare di meno, purchè tutto questo, se concesso venga accompagnato da accordi politici e giusti compromessi sulla base dei quali restituire lavoro agli italiani. Non l'ho specificato ma credevo fosse implicito.......non sono in cattiva fede noh? ma penso lo si era capito. shadow

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    1. Ma é proprio il parametro di Maastricht che è demenziale....e che per primi tedeschi e francesi non hanno a suo tempo rispettato...vuol dire castrare ogni iniziativa di uno Stato che usi il deficit per creare ricchezza nel paese,servizi,infrastrutture....questo trattato è l'inizio della rovina.
      Dovresti chiedere in Inghilterra il benessere che ha portato la Thatcher...certo benessere per i grandi rentiers....quanto alla deregulation reaganiana,sappiamo bene a chi è finito in tasca il benessere.....senza poi dimenticare che queste polituiche ci hanno condotto dove siamo....
      Dove non siamo d'accordo è che tutti i modelli di sistema siano applicabili (da un punto di vista tecnico,certamente....che si può applicare di tutto,anche il feudalesimo)....devono essere applicati quelli che non solo fanno crescere una nazione,o solo una sua parte...ma che assicurino benessere a tutti i cittadini e un livello di vita degno di essere chiamato tale,e non solo economicamente....altrimenti potrebbe pure andar bere una dittatura.La Germania hitleriana ha certo generalmente fatto uscire economicamente la nazione dalla palude inflazionistica e dalla fame postbellica,ma a che prezzo....
      Da sistemi che confiscano la libertà individuale o collettiva,che privano lo Stato della sua sovranità,non credo che possa nascere qualcosa di buono.

      Certo che hai fatto bene a postare l'articolo di Bisin,perchè comunque restino le ns posizioni,è servito almeno per sviscerare certi argomenti e obiezioni che ho cercato di esporre come meglio ho potuto.

      Ma certo che non sei in cattiva fede,altrimenti non avrebbe senso il dibattito...ma il fatto é che non è indifferente chi si pappa un certo comparto industriale....credo che abbiamo visto recentemente casi di investitori esteri che a condizioni favorevoli e con tutti gli accordi che vuoi,in un primo momento hanno creato lavoro (e utili spediti a casa loro),poi quando non era più conveniente la remunerazione del capitale han chiuso baracca e burattini e se ne sono andati,lasciando sul groppone allo Stato disoccupati e quant'altro....é quanto tecnicamente avvenuto nei paesi periferrici europei,come descritto dal post...e su scala più generale,quanto avvenne in tutto il Sudamerica anni fa,in cui tutte le attività produttive importanti erano in mano a multinazionali Usa...
      Cedere gli asets più produttivi di un Paese vuol dire condannarlo ad una eterna subalternità e povertà...l'Italia non deve permettere questo,deve proteggere la sua ricchezza produttiva che ci ha consentito di esportare in tutto il mondo e che i capitali venissero reinvestiti sul territorio nazionale,creando benessere e lavoro.
      Tutte cose in grande pericolo col sistema euro e finanziario internazionale.

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  6. Ho capito ma sono rimaste le briciole oramai! Sai a me pare davvero che la cosa sia diventata irreversibile e quindi, considerato i pagliacci che abbiamo in parlamento, e tutto il resto, mi sembra più logico ed auspicabile arrivare ad un compromesso "serio" (intendo in tutte le sue sfaccettature anche quelle che giustamente tu hai sottolineato) piuttosto che continuare a perpetuare ad oltranza questa eterna lotta tra il bene e il male. ps: beh la Thatcher non era una tipa leggera, in ogni caso è giusto riconoscerle un sentito spirito nazionale (che magari avessero i nostri) e quantomeno di aver portato fuori l'Inghilterra dalla cosidetta Ice Age durante il suo primo mandato. Shadow.......................

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    1. Ah beh,su questo non ci piove....la Thatcher,ma gli inglesi in genere,in fatto di spirito nazionale non son nemmeno lontanamente paragonabili a noi!,,,,forse anche al limite della spocchia,Ma loro possono permetterselo, sono un popolo che non rinuncerebbe mai alla propria identità e prerogativa di sovranità ed indipendenza,noi un ammasso di individui.
      Non a caso non mollano la sterlina...
      Capisco il tuo discorso dei pagliacci e del compromesso....che non manca di logica,per quanto ultrapessimistica.
      Con la mente lo capisco,ma se mi passi l'espressione,non col cuore....per me resta una battaglia,una guerra fin che il "male" non sarà sconfitto....non posso e non voglio rassegnarmi a questi usurai (poco fa leggevo un articolo sulle malefatte di Prodi all'Iri...se l'avessi avuto fra le mani l'avrei strozzato...)
      Se poi non succederà,almeno non avrò nulla di cui rimproverarmi o da rimpiangere..Bye

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    2. ultrarealistica sarebbe piu corretto!....ma perchè tu hai fiducia che questi politicanti che anche tu stesso critichi possano agevolarci?.....questo ballo andrà avanti ancora per molto mi sa, e allora mi chiedo.....ma consumarsi le suola per poi essere punto e a capo? ma in ogni caso la gente che ci governa non farà ne l'una ne l'altra cosa! non uscirà dall'euro, non spingerà per ricontestualizzare la posizione italiana in Europa, non revisionerà i punti di alcuni trattati e cercherà di attuare politiche alla spera in dio per conformarsi il piu possibile a quanto imposto. comunque.......shadow

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    3. Ma shad....e chi ha mai fiducia su questi politicanti? Sono mesi che da qui sosteniamo una tabula rasa,che non è stata possibile visto che les italiens corrono sempre in massa a votare....Una qualche speranza,l'avevo col m5s,e non tanto per le loro qualità,competenze,programmi....ma strumentalmente,nel senso di creare una rottura non ricomponibile dei vecchi schemi....speranza sempre più flebile.
      Non so che succederà,se qualcuno avrà il coraggio di farci uscire da questa gabbia usuraia dell'euro (che magari potrebbe pure implodere su se stesso...),ma ciò non toglie che si depongano le armi della controinformazione e della contestazione,mi auguro sempre meno pacifica, contro gli usurai,i loro manutengoli e questa imbelle classe politica subalterna e dimentica degli interessi nazionali..Sempre più persone e addetti ai lavori si stanno accorgendo del guaio in cui siamo e che ha una sola soluzione:uscire dall'euro e dalla Ue.
      Anzi,intensificheremo la lotta,non si può mollare e ...mai dire mai,shad....
      L'unica cosa che mi dispiace è che stiamo facendo questi discorsi solo a due voci...pensavo che il post solleticasse più interesse degli amici lettori,come accaduto altrove.
      Ma come si dice,non si può avere tutto....comunque qui,la battaglia continua e,se ce ne fosse bisogno,con sempre più determinazione.
      Permettimi un'osservazione finale: se tutti,nel corso della Storia,avessero assunto certe posizioni alla "rien ne va plus",staremmo ancora alle caverne... comunque....vedremo...

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    4. no problem osservazioni critiche espresse con dignità sono ben accolte come i complimenti.........ehm beh oddioh tanto per dire! non ho certo detto di deporre le armi della controinformazione, comunque hai ragione, mai arrendersi e dire mai, ma dopo un anno e 8 mesi di ricerca di lavoro a vuoto, sai....uno comincia un attimo a dire..da qui in poi non posso nemmeno ambire ad un posto come operatore ecologico ... cosa stanno facendo tra tutti? mi sembra un continuo tira e molla. Prima il dibattito era dx sx, berlusconi si berlusconi no, ora è euro si euro no.....mi sembra la storia infinita delle contrapposizioni eterne.......insomma, alla fine, che cosa bisogna fare? se non usciamo, perchè non ne usciamo, cosa dobbiamo fare? e semplicemente mi sono detto, che sia un'alternativa valida quella di mettersi ad un tavolo e dire......signori qui la situazione è cosi, ora, cosa volete? il sangue? ecco tutto lih...anche perche poi in questo bailamme, ho spesso avvertito una certa tendenza a deresponsabilizzare i nostri politici, perchè il dibattito non puo e non deve spostarsi dagli eurocrati.....e mi sta pure bene, ma fino ad un certo punto, se no la storia qui rischia di ripetersi sempre e rimanere a quel punto fermo

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    5. "Prima il dibattito era dx sx, berlusconi si berlusconi no, ora è euro si euro no.....mi sembra la storia infinita delle contrapposizioni eterne.."
      Innanzitutto l'ultima non è certo paragonabile alle altre due,qui non si tratta del cortile,del pollaio politico si sempre,ma del condominio Italia che sta crollando....inoltre la contrapposizione è pane quotidiano in una (sempre meno) democrazia e nella vita oserei dire...la pace,la concordia le troveremo sottoterra.
      Purtroppo il lavoro dipende dal famoso terzo dibattito e ben poco si può fare senza la DOMANDA,perchè è questa che manca,non l'OFFERTA..In queste condizioni,ben poco può fare qualsiasi governo,costretto a rispettare le demenziali disposizioni europee.Se non ne usciamo,non possiamo far un bel nulla di sostanzioso,solo continuare questa sofferenza...che mi pare non tocchi solo a noi,ma a tutta l'europa.E torniamo sempre a bomba....é inutile.

      Qualche pannicello,potrebbe certo essere "...che sia un'alternativa valida quella di mettersi ad un tavolo e dire......signori qui la situazione è cosi, ora, cosa volete? il sangue?..",ma chi di grazia lo farebbe tra quelli che vedi ora impegnati nel circo quirinalizio ? chi avrebbe questo coraggio?
      l di là di certe uscite elettorali o propagandistiche,lor signori son tutti appecorati agli usurai,docili camerieri agli ordini..

      C'è la tendenza che dici,ma per colpa loro...e perchè la gente si rende conto che non contano una mazza...ma in fondo,vorrebbe responsabilizzarli a certe decisioni per l'interesse nazionale,ma quelli fanno orecchie da mercante e pensano alle loro misere bottegucce...io vedo che vorrebbe piuttosto bruciarli...
      Purtroppo se c'è un tumore,non puoi curarlo con aspirine...! Fotse il male è proprio questo,che si parla solo di aspirine...non farti ingannare del chiodo fisso del web sull'euro,fuori è un altro mondo,sebbene qualcosa si muova rispetto a mesi fa...
      Noi combattiamo ancora in pochi e con le fionde contro i cannoni,ma continuiamo a credere che la Storia non finisce qui,per sempre immobile,come pensava tempo fa Fukuyama,puntalmente smentito..

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  7. Il post è interessantissimo..ben fatto......"ma"....
    -nella storia siamo passati dai comuni,alle signorie,ai principati,ai regni.... fino ai grandi Stati...è impossibile pensare di vivere in competizione,con agglomerati di exNazioni,ormai confederate in grandi blocchi economici(l'unica eccezione il Giappone...ma con 100 milioni di abitanti,e con sfere di influenza che noi non ci possiamo nemmeno immaginare.
    -Quindi...siamo in Europa e ci dobbiamo restare....abbiamo l'euro e ce lo dobbiamo tenere...altimenti faremmo la fine di un piccolo pesce vicino a tanti grossi pesci.
    -Non ci resta che lottare fermamente,per (ri)avere in questa Europa il posto che ci compete....primi i Tedeschi,secondi i Francesi?,va bene!....ma terzi di diritto gli Italiani.Certo dovremmo avere dei leaders politici con le "Palle"che sappiano far rispettare i rapporti di forza....e non mezzecalzette(che pretendono pure di voler fare i Presidenti),e che la loro perizia economica l'hanno dimostrata solo come liquidatori del nostro patrimonio industriale,per pareggiare i conti..... che ancor più scarsi economisti di loro,hanno saputo accumulare in un truffaldino "debito pubblico"ormai in mano di intrallazzoni(loro si autodefiniscono investitori)stranieri.
    -Da miei commenti precedenti,tu sai che Io privilegio l'economia reale,che è l'unica che produce beni di consumo che arricchiscono il popolo,all'economia finanziaria,basata su giochi di prestigio cartaceo,giocando sul mercato del "denaro"....denaro che dovrebbe servire solo come intermediario di scambio tra merci e servizi.....visto che il baratto ha le sue limitazioni.
    -Ma per fare ciò servirebbe una squadra "potente" multifunzionale ,di esperti in pianificazione economica....nei vari campi...agricoltura/zootecnia....industriale.....energetica....infrastrutture...turismo....sevizi.
    E uno che sappia fare la voce grossa con i nostri"compari"....ma che non venga,sconfessato,desiso bunghizzatto,in ogni sua iniziativa,dal primo o ultimo fregnone di turno dell'apparato burocratico(e partitico) in generale.
    -Noi(come ricchezza) abbiamo solo Professori, troppi dei quali insegnano a studenti i "rudimenti"dell'economia,essendo loro i primi a non essere esperti nella materia che insegnano(non hanno mai lavorato in campo un'ora in vita loro).....e tutto ciò lo vedi in giro....scribacchini di giornali,lettori di telegiornali,opinionisti che sanno di tutto dal calcio ai dervati allo spread(?)...e chiacchierano,chiacchierano.......,ma chi li paga?...ma non si parlava della necessità di fare tagli....perché non cominciamo da lì.
    -CONCLUSIONE....uscire dall'Europa è impensabile.....bisogna,invece, cominciare a farci sentire....ed ottenere il rispetto dovuto....Ma chi mandi a difenderci?....un pullman di grillini che si presentano come se fossero un gruppo di persone in pellegrinaggio a Lourdes....o giganti come il prf. mortadella,il sorcio,o il Bocconiano,col rischio che,ritornando, si sono venduti pure quei quattro rottami di ferro che ci sono rimasti .
    -Come vedi(e fai amaramente notare) la gente si è stufata di sentire chiacchiere di chiunque ormai ha qualche cosa da propore(abbiamo avuto pure il plurilaureato con barba e master).....ed è staca di parlarne invano.
    Mentre quelli che in silenzio si rimboccano le maniche(producendo qualche cosa che si può vedere e toccare) sono sempre di meno......perche questi ottusi burocrati che li govenano....o li fanno suicidare....o li fanno fallire.Ciao Tonino

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    1. "Quindi...siamo in Europa e ci dobbiamo restare....abbiamo l'euro e ce lo dobbiamo tenere...altrimenti faremmo la fine di un piccolo pesce vicino a tanti grossi pesci."
      Nein,nein mein doktor....dobbiamo andarcene e basta,io non so più che dati portarvi sulla realtà che stiamo vivendo!...
      i pesci grossi c'erano anche prima,ma ci siam sempre difesi,e bene credo...non eravamo le sesta settima potenza industriale? Considerate le new entries,magari saremmo decimi o undicesimi,non certo Grecia o simili...nonstante i demenziali vincoli imposti,ti ricordo che siamo ancora,sebbene in crisi,la terza economia europea...da Stato Sovrano faremmo molto,ma molto meglio...quindi per favore,non tiriamo fuori questa balla della vulgata filoeuro,della Cina....

      Tutto il resto che dici mi trova d'accordo....ma perchè pensare che dovremmo sempre avere professori? e dire come fa Draghi che l'euro è irreversibile ,o come tu che dici che uscire dall'europa è impensabile?
      E' pensabilissimo e pure fattibile,se per questo...manca solo il coraggio ...il tuo discorso assomiglia a quello che doveva attraversare il fiume per rientrare a casa,ma non avendo una barca decideva di costruirsi lì una nuova casa e restarci...
      La troveremo una barca,magari un tronco e attraverseremo il fiume,la nostra casa è sull'altra sponda,non sulla frana in cui ci troviamo.

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  8. VA BENe dai ho detto una cazzata puo capitare del resto comunque mi spiace.....non so piu cosa dire a questo punto! ciao shadow

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    1. Ma perchè la prendi così? Perchè dispiacersi,e di cosa?
      Ma quale cazzata...! Hai solo esposto alcune tesi e dubbi sull'incerto futuro che ci attende.Si è sviluppato una discussione in merito dove ognuno ha potuto trarre elementi di riflessione,come mi auguro.Non è una gara dialettica,tipo dialogo platonico.Credo di aver capito le tue argomentazioni e le preoccupazioni che le ispirano e anche che in fondo condividiamo l'insostenibilità di questo sistema ,pur sostenendo operatività e rimedi diversi.Il mio più drastico,il tuo più soft.
      Ciao shad.

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    2. no era cosi per dire..........mi spiaceva non aggiungere nient'altro, si beh e poi perchè comunque è una situazione da circo...ciao grazie no problem.........

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