giovedì 14 marzo 2013

UN'ALTRA VOCE CONTRO L'EURO....


Intervista al prof.Gennaro Zezza,professore associato all’Università di Cassino e Levy Institute (Stati Uniti)

D. Nel suo interessante contributo sulla crisi dell’euro, Lei parla di un’ideologia "neoliberista" che è alla base della suddetta crisi appunto. Ci può spiegare in cosa consiste?

R. Quando parlo di “ideologia neoliberista” mi riferisco alle idee politiche che hanno ottenuto consenso elettorale prima con Margaret Thatcher, nel Regno Unito alla fine degli anni ’70, e poi con Ronald Reagan negli Stati Uniti.
Anche se l’ideologia neoliberista è più variegata, a mio avviso ci sono tre elementi di questa ideologia che sono alla radice della crisi attuale:

il primo è l’idea che se una quota maggiore del reddito va ai ceti più abbienti (e ai profitti delle imprese), gli investimenti aumenteranno, l’economia fiorirà creando posti di lavoro, e l’aumento del benessere verrà diffuso a tutti (la cosiddetta trickle-down economics). Si è quindi provveduto a ridurre le aliquote di imposta sulle fasce più alte di reddito, e la quota dei profitti sul reddito prodotto è aumentata in tutti i Paesi industrializzati. Ma se il reddito di una piccola minoranza della popolazione è aumentato rapidamente, il reddito della famiglia mediana è rimasto al palo, spingendo le famiglie verso l’indebitamento vuoi per difendere il tenore di vita relativo, vuoi per potersi permettere servizi sempre più cari, in particolare (soprattutto negli Stati Uniti) sanità e istruzione.

Un secondo elemento del neoliberismo è l’idea che i mercati, in particolare i mercati finanziari, siano efficienti e in grado di governarsi da soli. Questo ha portato ad eliminare, prima negli Stati Uniti e poi altrove, la regolamentazione che impediva alle banche tradizionali di operare in mercati più speculativi. L’ideologia prevedeva che una minore regolamentazione avrebbe consentito di finanziare un maggior numero di investimenti riducendo il rischio. Nei Paesi che hanno deregolamentato, a fronte di famiglie desiderose di espandere le proprie spese indebitandosi, è aumentata la disponibilità di credito anche a soggetti che non offrivano adeguate garanzie, perché lo sviluppo del mercato dei derivati consentiva alla banca di passare ad altri il rischio dei “prestiti facili”.
Il terzo elemento dell’ideologia neoliberista è lo specchio del secondo: i mercati sono efficienti, mentre il settore pubblico è inefficiente, corrotto, sprecone. Va ridotta la presenza dello Stato nell’economia, per avere maggiore benessere.
A distanza di oltre trent’anni dal primo governo Thatcher, dovrebbe essere ormai possibile tracciare un bilancio del programma neoliberista, e constatarne il totale fallimento: le privatizzazioni non hanno aumentato l’efficienza nella fornitura dei servizi, ma hanno senz’altro aumentato le fortune di chi ha preso in gestione i mercati prima pubblici; la deregolamentazione dei mercati finanziari ha consentito che si arrivasse alla crisi dei mutui negli Stati Uniti, che si è trasmessa rapidamente in Europa, costringendo i governi ad intervenire per salvare le proprie banche, e contribuendo in questo modo alla esplosione dei deficit pubblici; infine, la concentrazione dei redditi nelle mani di pochi ha contribuito a tener bassa la domanda, e non si è tradotta in maggiori investimenti produttivi e in un aumento duraturo del benessere.
Nonostante questi fallimenti, mi sembra che le tre idee di cui ho parlato abbiano ancora un forte fascino in Italia. E anche i movimenti contro la “casta dei politici” che si propongono di smantellare gran parte delle strutture pubbliche di governo – invece di renderle efficienti – forniscono supporto al neoliberismo.

D. Lei parla anche della Grecia e della crisi del debito. Si parla molto in questi giorni della situazione in Grecia, si grida allo scandalo, denunciando una situazione che potrebbe degenerare in una guerra civile e poi si smentisce tutto, dichiarando che il paese è ancora in gravi difficoltà, ma che iniziano a farsi sentire i primi campanelli d’allarme sulla ripresa. Lei quale pensa sia la reale situazione della Grecia in questo momento?

R. Anche la Grecia ha subito i processi di cui abbiamo già parlato. E inoltre, come in Italia, la Grecia soffre della incapacità di raccogliere le tasse in modo equo e di gestire la spesa pubblica in modo efficiente, e questi aspetti contribuiscono ad una divaricazione nei redditi in cui solo in pochi riescono ad aumentare considerevolmente i loro redditi. Detto questo, la Grecia aveva un problema irrisolto di indebitamento con l’estero, mentre il suo debito pubblico – allo scoppio della crisi greca – non era particolarmente elevato in una prospettiva storica, e soprattutto era facilmente gestibile con interventi da parte delle istituzioni europee e della BCE. Si è deciso invece far provare ai greci a ridurre il loro debito pubblico tramite misure di austerità, per scoprire quel che noi “eterodossi” abbiamo sempre sostenuto: un taglio del deficit pubblico in una fase di crisi economica, facendo cadere la capacità di acquisto dei cittadini, provoca un calo della domanda di beni prodotti dal settore privato che è un multiplo del taglio iniziale nella spesa pubblica. La conseguenza è un calo del PIL più rapido del calo nel deficit pubblico, per cui il rapporto deficit/PIL e debito PIL non diminuiscono, mentre la disoccupazione aumenta. Se guardiamo al PIL reale, la Grecia è tornata al livello che aveva nel 2001, è tornata indietro di 12 anni, e poiché il PIL reale non tiene conto della distribuzione dei redditi, gli effetti di cui abbiamo detto comportano probabilmente, per la famiglia mediana, una perdita di benessere ancora maggiore. Le mie stime prevedono che, senza un intervento di sostegno massiccio all’economia greca, la situazione continuerà a peggiorare almeno fino alla fine del 2014. Deboli segnali di una inversione di tendenza vengono dai conti con l’estero, che sono migliorati sia per il crollo delle importazioni, sia perché i programmi di rifinanziamento del debito hanno consentito di ridurre gli interessi pagati dai greci ai creditori esteri, ma se il governo continuerà con ulteriori misure di austerità, il miglioramento dei conti con l’estero sarà del tutto insufficiente per una ripresa dell’economia.

D. Lei ha anche parlato di “austerità espansiva”. Ci può spiegare cosa si intende esattamente con questo termine?

R. Nessun governo potrebbe proporre e far accettare manovre di austerità nella consapevolezza che comportino un crollo della produzione e del benessere, ed un aumento della disoccupazione. Chi propugna l’austerità nei conti pubblici e il contenimento dei salari ha in mente almeno due effetti espansivi: il primo si ottiene quando il calo di prezzi e salari, relativamente a quello dei Paesi concorrenti, aumenta la competitività del Paese, e quindi le esportazioni nette. Il secondo effetto opererebbe tramite le aspettative dei consumatori/risparmiatori sui redditi futuri: se il governo taglia oggi la spesa pubblica, potrà in futuro ridurre le tasse, e quindi se il reddito futuro aumenterà si può risparmiare di meno e spendere di più.
Di questi due effetti, il primo opera lentamente ed è completamente inefficace quando l’intera zona euro persegue la stessa politica: se tutti i Paesi concorrenti riducono prezzi e salari, la loro posizione competitiva non cambia, e l’unico effetto è deprimere la domanda interna in ciascun Paese.
Il secondo effetto si basa su quella che Krugman chiama la “confidence fairy”, la fatina della fiducia, e può andar bene per chi crede nelle fate, piuttosto che nei dati.

D. Da quello che ha scritto secondo Lei una soluzione potrebbe essere quella di un’uscita dall’euro, seppur con le conseguenze che questa porterebbe. Pensa ancora che questa sarebbe una soluzione vincente per il nostro paese?

R. Le istituzioni che governano l’euro sono state impostate con una logica neoliberista, di cui dobbiamo liberarci per uscire dalla crisi. Il problema quindi non è l’euro di per sé(*), ma l’ideologia che impedisce interventi sulla distribuzione del reddito, sulla regolamentazione del sistema bancario, sulla gestione efficiente dei beni pubblici contrastandone la privatizzazione.
L’uscita dell’Italia dall’euro, unita alla disponibilità di una nuova Banca centrale italiana a finanziare il deficit pubblico, trasformerebbe il deficit pubblico in un surplus, togliendo ogni motivo ad ulteriori manovre di austerità. La possibilità di far variare il cambio della nuova valuta italiana, inoltre, renderebbe inutile ulteriori politiche di deflazione salariale.
Questi stessi risultati si potrebbero ottenere con una modifica radicale nell’impostazione della politica europea (*), ma non sembra che questa sia all’orizzonte, e quindi ritengo che dichiarare fallito l’esperimento dell’euro sia una soluzione preferibile allo status quo, soprattutto se la fine dell’euro è concertata tra i Paesi dell’eurozona.

http://www.forexinfo.it/Gennaro-Zezza-a-Forexinfo-l-uscita

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(*) E' anche l'euro,professore,perchè non può darsi una moneta unica che funzioni fra paesi strutturalmente diversi; in caso di problemi o di crisi generale,bisogna che i paesi in maggiore difficoltà accettino di farsi tagliare i salari.
Questo diceva il Nobel Robert Mundell nel 1961....e pare sia stato un buon profeta..
Vale a dire che la Zona Euro è sempre stata sin dall'inizio  un'area valutaria non ottimale ,disequilibrata per poter reggere una moneta unica.

(*) credo non siano possibili trasformazioni o modifiche  radicali della politica europea...verrebbero meno i motivi per cui è stata scientemente creata,e cioè a tutto vantaggio delle elites economico-finanziarie e a danno dei popoli.
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Intanto ieri il Parlamento europeo approva il cosiddetto Two pack ovvero la parte finale del nuovo regolamento di stabilità economica che assegna alla Commissione europea un ruolo del tutto inedito: la possibilità di pronunciarsi,in pratica di controllo, sui bilanci nazionali dei 17 Paesi della zona euro (a partire dal 2014) ed eventualmente di porre il veto (fino ad oggi poteva esprimere solo raccomandazioni),chiedere modifiche sostanziali ai governi nazionali e imporre sanzioni..
I nuovi regolamenti sulla governance finanziaria dell’Eurozona, che completano il quadro legislativo già stabilito con il rafforzamento del Patto di stabilità (Six-pack)....(siamo invasi dai pacchi.).. entrato in vigore l’anno scorso.

Al centro del dibattito c’è stato soprattutto il modello economico che l’Unione dovrebbe utilizzare per uscire dalla crisi sistemica che la sta mettendo a dura prova. Questo pacchetto legislativo, insieme al già noto Patto di stabilità, va in direzione dei veti tedeschi all’utilizzo di politiche keynesiane per far ripartire la crescita.

Il cosiddetto Two-pack, intanto divide l’Europa tra chi vede il bicchiere mezzo pieno (il commissario Olli Rehn, il presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, la cancelliera Angela Merkel e i falchi del rigore), chi ancora non si è espresso, ma inizia ad avere in casa le prime serie difficoltà (François Hollande), e chi lo vede mezzo vuoto (i Paesi del Sud Europa).

Un altro pezzo di libertà-sovranitá politica ed economica che ci viene strappata in sordina, senza che politici e media dicano alcunché, come fosse un fatto ovvio e di nessuna rilevanza o addirittura vantaggioso. E per giunta assegnandola ad una Commissione Europea neanche democraticamente eletta! Come puó accadere tutto questo nel silenzio piú assoluto, senza che qualcuno in alto si alzi ad esprimere un dubbio, senza che i cittadini siano adeguatamente informati e resi consapevoli di ció che accade e delle conseguenze? É possibile che un piccolo gruppo si arroghi il diritto di decidere il bene di tutti?

Mi viene in mente un film di Nanni Loy  "Pacco, doppio pacco e contropaccotto" in cui imbroglioni più o meno professionisti, si arrangiano cercando di truffare il prossimo. 
Il titolo richiama il sistema del “pacco”, ben conosciuto a Napoli,ossia della truffa ai danni del malcapitato di turno.

16 commenti:

  1. Credo che ormai sempre più studiosi ed economisti ,chi per un versi,chi per un altro,abbiano ben illustrato e capito questo fallimento dell'euro.Solamente un paio d'anni fa,uscirne sembrava una bestemmia,mentre ora sembra l'unica via di salvezza per noi.Purtroppo sono i politici che ancora non capiscono o non vogliono capire.
    Sono affaccendati in questioni marginali,non hanno il coraggio dello statista e dubito che pensino all'interesse nazionale.
    Quando ci arriveranno sarà sempre tardi,auguriamoci che non sia troppo tardi...

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    1. Sai benny,a lungo andare la forza dei fatti e di una informazione fuori dalla vulgata liberista,abbia convinto molti.Senza contare che da anni diversi economisti keynesiani abbiano fatto presente sia i guasti del sistema inaugurato da Reagan e Thatcher e specialmente che un'europa siffatta non avesse futuro per i popoli.
      Purtroppo i centri di potere proseguono su questa strada sempre più protervi creando danni gravissimi aiutati in quest'opera da politici sciagurati succubi e collusi.

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  2. Quest'Europa è tutta u pacco....

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    1. già...una truffa per i popoli che vivono in questa bisca truccata...

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  3. Volevo consigliarvi un libro di Luttwak: La dittatura del capitalismo. Un libro a dir poco profetico visto che fu scritto nel "lontano" 1999. Era chiaro fin da subito che questa era la logica conclusione di una iattura come il liberismo selvaggio. Bastava leggere quanto detto da Henry Ford a un giornalista che gli chiedeva perchè i suoi operai guadagnavano più della media: li pago tanto così possono acquistare le mie auto!
    Era così difficile? Se hai i soldi, spendi. Se non ne hai... bè, lo sappiamo già... ;-)

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    1. Tks per il libro....in verità,come sopra detto,diversi economisti avevano fatto presente i danni di questo liberismo selvaggio e il prevalere della finanza sull'economia reale.Il fatto é che dopo il crollo del sistema di Bretton Woods,invece di sostituirlo con un altro più adatto ai tempi,si è proceduto ad una deregulation selvaggia ,specie nel campo finanziario,trasformando la normale attività bancaria in pura speculazione (abolizione dello Steagall-Act) che ci ha portato alla crisi in cui siamo.In più noi,abbiamo pure l'euro...!

      Infatti il problema attuale è una crisi della domanda,è inutile produrre (offerta) se non c'è nessuno che compra....
      E in una crisi,una recessione di tale portata che stiamo vivendo,solo una forte liquidità immessa nel sistema produttivo potrebbe ovviarvi e l'unico che può fare questo è lo Stato sovrano,padrone della propria moneta,come sta accadendo in Usa e in Giappone.
      Che fanno invece alla BCE? Danno soldi alle banche per far fronte ai loro debiti derivanti da speculazioni sbagliate e da sofferenze (tipo MPS),per salvarle....e istituendo improbabili fondi ESM che nessuno usa,viste le condizioni capestro.
      Non si va da nessuna parte,considerando anche che la politica di austerità,non solo non serve a nulla,ma impoverisce ulteriormente i popoli incapaci quindi di sostenere la domanda.
      Continuano a batterla sul debito (per dar modo alle banche,specie tedesche, ripulirsi dai titoli spazzatura) che hanno creato in gran parte loro (si provi a fare un calcolo degli interessi pagati dopo il divorzio BC e Tesoro del 1981),debito che nonostante le sbandierate poitiche di austerità,non solo non si è fermato,ma è aumentato.
      Se poi consideriamo il fiscal compact,l'ammontare annuale degli interessi e il vincolo di bilancio...c'è da chiedersi,e da chiedere ai nostri dementi plitici,come ne usciremo da questa recessione,quand'anche aumentasse il pil mondiale a eguitodi una ripresa.(cosa tutt'altro che probabile).

      Insomma,considerato tutto,solo uno stato sovrano potrebbe i qualche modo ovviare a questa situazione,non certo la BCE.
      E quindi,sacrifici per sacrifici,meglio farli per uno scopo e non per null come attualmente.Uscire da questa trappola dell'euro.

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    2. Ricordo il paradossale NO alle disastrose politica di austerità dell’Unione Europea arriva da chi non te l’aspetti, cioè dalla Germania.
      Il Bundesrat tedesco, la Camera dei Laender, ha bloccato il Fiscal Compact.
      Insomma, trovare la soluzione sarà tutt’altro che semplice. Resta un fatto: la Germania, in questo momento, non è dentro il Fiscal Compact e non lo sarà fino alle prossime elezioni.

      E in Italia? Il dibattito sul Fiscal Compact e il Mes semplicemente non esiste.
      Il parlamento l’ha approvato a maggioranza compatta senza fiatare e nessun organo istituzionale si è pronunciato contro.
      Eppure parliamo di strumenti infernali, che costeranno all’Italia decine di miliardi di euro l’anno e che comporteranno sacrifici immani, superiori a quelli già fatti. Il paradosso è che un paese devastato dalla crisi come il nostro ritiene di potere dare altri miliardi alle banche.

      Meglio appassionarci alla stotia di grillo e casaleggio,vero?

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    3. La questione è che non è logicamente possibile aumentare LA domanda all' infinito. Certo, si spera sempre che i nuovi paesi possano subentrare nei consumi "sfrenati" modello occidentale ma, ad un certo punto, qualcosa dovrà pure fermarsi. Almeno per riprendere il fiato! Qui ormai, se non aumenti il fatturato e l'utile del 30% annuo sei un fallito, vedi esempio di Apple che, a dispetto di dati incredibili, ha perso valore in quel casinò che è la borsa. Per non parlare del fatto che molte aziende vivono solo grazie ai prestiti miliardari gentilmente offerti dalle banche. Tutto il mondo è debitore di qualcuno... domanda: ma se tutti i paesi sono in debito, molte aziende sono in debito, le banche hanno miliardi di € in crediti quasi non esegibili, chi è che ha in mano il credito? Il re è nudo, ma nessuno può dirlo, pena la caduta di tutto il sistema finanziario.

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    4. Non si tratta di aumentare la domanda all'infinito,ma di ripristinarla,visto che manca .E parlo ovviamente della domanda interna,perchè quella estera non è da noi controllabile o manipolabile,a prescindere da una svalutazione che potrebbe stimolarla.
      Certo che il modello di crescita infinita non è sostenibile,ma non è certo il caso attuale....noi all'opposto, siamo in recessione,altro che preoccuparsi di una crescita che non c'è!
      Quanto ad aziende che vivono dei prestiti bancari,non mi sembra che i casi siano poi molti,la situazione di credit crunch è ancora prevalente.
      Non si tratta di consumi sfrenati,ma di beni normali....noi abbiamo bisogno di una domanda che non c'è,e per farla nascere non servono certo i palliativi BCE.
      Chiudo con le tue parole e di Ford "Era così difficile? Se hai i soldi, spendi. Se non ne hai... bè, lo sappiamo già".
      Appunto,per creare domanda,bisogna che ci siano soldi da spendere

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    5. è vero! un sistema socio liberale pragmatico e ponderato, con una maggiore propensione alla ridistribuzione degli utili sarebbe stata la salvaguardia del benessere dei popoli e la conservazione di un capitalismo non atrofizzato ma purtroppo i colpevoli e i loro collaboratori sanno quello che fanno e contrariamente a quanto vogliono darla a bere la loro ottica è l'unica giusta possibile, immaginabile e bensì non sbagliata. Hanno sedimentato delle fondamenta inattaccabili sulle quali hanno eretto un sistema che per infinite vie è riconducibile a quello delle vecchie caste indiane, con la differenza che l'emblema di tutto cio non è la religione ma bensi una coalizione di poteri organizzata nel nome di una moneta unica vessatrice, volta all'emancipazione del più forte sul più debole, nel quale l'obiettivo principale è allargare le frangie delle categorie meno abbienti e garantire quindi un assetto che di socio liberale alla fine non ha nulla, tranne il fatto di conglobare nelle istanze che lo caratterizzano, surrogati di varie ideologie e teorie economiche rivisitate in un quadro garantista sempre più forzatamente indotto alla preservazione del potere di cui si fa portatore. Giorno dopo giorno quello che rimane è solo un unico pensiero "nulla cambierà a meno che"; un orribile gioco al ribasso come quello che regola la casualità del lancio dei dadi. Tuttavia questo è il prezzo che l'occidente deve pagare per un ipotetica redenzione dalle misfatte che nel corso della storia ha commesso, la farsa sta anche nel fatto di essersi auto commissionato questa pesante sanzione, che tuttavia abbiamo meritato. Ciao shadow

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    6. Nel nostro caso europeo,una moneta unica vessatrice,come dici....nel caso più generale,una completa deregulation bancaria finanziaria che ha scavato un solco tra popoli ed elites che,credo,mirano ad un potere incontrollato su una massa di forza lavoro suddita.Considerando anche il deficit democratico che ne deriva,sembra attualizzarsi quanto profetizzato da Orwell.

      Nonostante questo deterioramento generale,non siamo alla fine dell Storia,idea a suo tempo propugnata da Fukuyama,bisogna sperare,come sempre accaduto,che avvenga una reazione che rimetta in moto una Storia che sembrerebbe essere conclusa con questo sistema.Ci sono incognite di cui non si può prevedere gli sviluppi (una é la Cina,la stessa Russia..) e che certamente avranno un ruolo dialettico nell'articolarsi di un nuovo percorso storico,oppure un imprevedibile colpo di dadi.

      Certo,sembra di assistere ad una nemesi storica dell'Occidente,ormai sempre più incapace di controllare processi distruttivi da esso causati e di cui non si può prevedere l'esito.E' anche indubbi che tutti i nodi stanno venendo al pettine e che sembrano molto difficili da sciogliere senza preoccupanti conseguenze.
      Vedremo se prevarrà la ragione o l'hybris.....

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    7. Aggiungerei anche il Giappone, forse sbagliandomi, ma tuttavia per alcuni aspetti almeno...shaodap

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  4. scusa se esco un attimino dal seminato. Come vedi l'elezione di Laura Boldrin alla camera? grazie shadow

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    1. male,specie dopo questo ""L'Italia è Paese fondatore dell'Unione europea, dobbiamo lavorare nel solco del cammino tracciato da Altiero Spinelli...."
      Laura Boldrini,neo presidente Camera.

      Altro cameriere,non ce n'erano abbastanza...!

      Ma già in passato si era lasciata andare a certe affermazioni retoriche e ipocrite circa l'immigrazione....questa è tutto di vecchio....

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    2. Intanto che la Boldrini parlava di solchi e Spinelli a Cipro con un'operazione alla Giuliano Amato e su suggerimento Ue prelevano nottetempo da un 6,70% al 9,5% dai conti correnti bancari,a fronte di eventuali aiuti.
      Contemporaneamente la Bundesbank (ma che c'entra?è una banca nazionale,parli per i tedeschi...) ammonisce l'Italia che in caso di mancate riforme non potrà più contare sul sostegno della BCE.
      A casa mia si chiama ricatto....ha voglia la Boldrini indomita di tracciare solchi....! te lo raccomando il cammino europeo....

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