giovedì 29 novembre 2012

PRIMARIE PD,LA FIERA DELLA PORCHETTA

Istruzioni per l'uso....



Questi son quelli che telefonano ai banchieri ("abbiamo una banca"),ai padroni del vapore (Riva-Ilva),quelli che,come dicono loro stessi, hanno istituito Equitalia (proposta Visco-Bersani),quelli che (insieme a tutti gli altri) han votato l'invotabile del governo golpista Monti,quelli che non perdono occasione per farci restare in quest'europa di usurai,quelli che (Bersani) ""porterei la Fornero al governo con me",quelli che alla loro festa non intonano più Bandiera Rossa,ma l'inno europeo,quelli che...é meglio sorvolare.
A proposito,4 milioni di votanti (dicono loro) a due euro,fanno 8 milioni di euro...esentasse?
Meglio saperlo,Monti-Sachs,perchè se così é ,mi metto a far primarie in ogni condominio domattina,al grido "rottamate gli amministratori condominiali!"...per la democrazia del portierato,la libertà di pianerottolo,la pace nel mondo,e l'ascensore libero...poi grande bisboccia del Comitato "Condomini liberi" al bar dell'angolo,alla faccia dei votanti...! Le primarie insegnano sempre qualcosa...
Ha votato pure la moglie del pulcinella del colle.Ma non era la moglie di Cesare non doveva essere al di sopra di ogni sospetto....?


martedì 27 novembre 2012

GLI AVVOLTOI E I LORO CLOWNS


Europa in rivolta contro la dittatura degli usurai europei.
Spagna,Portogallo,Ungheria,Romania...ora finalmente anche Italia.
In Croazia bruciano le bandiere Ue,in Grecia la situazione è esplosiva e la Polonia ha detto no grazie all'entrata nell'euro,senza contare i numerosi vaffa inglesi alle proposte di Bruxelles.
Francia ridimensionata dal rating.L'Olanda se ne vuol andare...e ora protestano pure nella Deutschland tripla A
Consigli europei che quasi sempre terminano con un nulla di fatto.
Non san più che pesci pigliare per continuare a rapinare..
Agenzie di rating che impazzano falcidiando mezza Europa,in una guerra di ladri per dividersi il bottino
Insomma un vero bordello generale,un edificio fasullo che rischia di crollare come un castello di sabbia.
E qui da noi? In questa italietta piena di mezzecartucce politiche?
Nonostante questo sfascio,invece di ripudiare i Trattati capestro che ci han fatto piombare in una vera e propria dittatura che ha espropriato gli stati e i popoli di ogni sovranità,.....i nostri cari parassiti politici ci triturano con spettacolini elettorali da sagra paesana,con ladrocini vari,con guerre dei bottoni e con primarie pon pon di contorno...una politica da cortile...
Si riscontra il più ignobile leccaculismo di regime da parte dei media mainstream,di squallidi politici alla Casini e di patetici economisti che mai ne hanno azzeccata una,and last but not the least,un presidente degli italiani che pare il presidente del Roccasecca Club come tifoso montiano e dell'euro.
A suo tempo,ci s'é messo pure il Papa,dicendo che Monti aveva iniziato bene.Ci mancava....
Certo,come macelleria sociale è stato un buon inizio...e pure il seguito....figuriamoci quello che verrà !
E' pur vero che molto popolo sembra addormentato,e subisce passivamente ogni inutile angheria....inutile, perchè queste misure si son rivelate,come a suo tempo sostenevamo,solo un danno per il paese,accelerando impoverimento e recessione.E la crescita? L'araba fenice...a dopo...a mai...
Sentir parlare a suo tempo di taxisti,farmacisti,orari dei negozi...come misure per rilanciare la crescita,c'era da sbellicarsi dal ridere.

E ora una piccola nota sui clowns ed intellettuali (si può togliere a piacere anche la ed) che tanto contribuiscono, più del rating,a far dell'Italia un paese di serie B,se non la semplice espressione geografica che ora é.
Vorrei sapere dove stanno ora tutti quei coglionazzi ,quelle befane e giullari mediatici che gridavano al regime al tempo del caimano.
Puttaniere,barzellettiere,imbonitore,trafficante e gaffeur fin che si vuole,ma come dittatore più simile a quelli dell' Opéra Comique .
Ora che gli stravolgimenti democratici e i diktats degli usurai sono all'ordine del giorno....che le istituzioni e tutta la classe politica sono in ginocchio davanti ad un vero regime degli strozzini,....questi miseri eroi cartonati tacciono,o parlano d'altro, accucciati nelle loro comode tane di profittatori, se non apertamente collusi con questo miserabile governo fantoccio.Come loro abitudine storica.
Penso a personaggi taroccati alla Zagrebelsky,alla Eco,alla Scalfari,alla Spinelli,alla Sartori,alla Saviano,alla De Gregorio,ma sono legioni.... alle pietose truppe cammellate di una sinistra indecente alleata di banche e speculatori....tutti tamburini che rullavano in continuazione di democrazia,costituzione e tutto l'armamentario truccato che riempiva i loro ipocriti sermoni.
L'augurio é che quando questi indecenti ipocriti riappariranno a raccontarci le loro solite storielle da barbiere,vengano accolti da sonore pernacchie e rimandati a calci in culo nei loro loculi.


venerdì 23 novembre 2012

DUE DI LORO


Guicciardini: “…e spesso tra il palazzo e la piazza è una nebbia sì folta o un muro sì grosso che tanto sa el popolo di quello che fa chi governa o della ragione perché lo fa, quanto delle cose che si fanno in India”

Questi sguatteri degli usurai continuano col loro mantra quotidiano di cedere ogni sovranità nazionale .E' vergognoso come non abbiano il minimo senso di dignità e rispetto per i ruoli che rappresentano.
Noi,non ci rappresentano certo....e a Guicciardini dico che il popolo qualcosa comincia a saperlo...

IL PULCINELLA

" E’ NECESSARIO ”ANDARE AVANTI SULLA VIA DELLA INTEGRAZIONE” EUROPEA SECONDO LO SPIRITO COMUNITARIO DELLE ORIGINI” E NON ”RIPIEGARE SU POSIZIONI DI DIFESA ANACRONISTICA DI INTERESSI E PREROGATIVE NAZIONALI” TALVOLTA ”DETTATE DA EGOISMI E DA ILLUSIONI DI AUTOSUFFICIENZA DI TALUNI STATI MEMBRI”. 

E’ un passaggio dell’intervento del vostro presidente della Repubblica Napolitano davanti all’Assemblea nazionale francese.Dichiarazioni infami!

Già....e si è visto nella riunione di oggi a Bruxelles quale sia lo spirito comunitario e come gli interessi nazionali e gli egoismi non esistano...solo dei dementi possono continuare ad insistere e a credere a questa favola dell'integrazione e cessione di sovranità, ingannando i popoli!!!

Un capo di uno stato che non vuole difendere l’interesse nazionale del suo Paese!!
Quali interessi difendere invece? Una volta quelli dei carri armati sovietici a Budapest,e ora quelli delle Banche? Quelli di Goldman Sachs? Quelli dei suoi padroni?

Se ci fosse un Parlamento,e non quel verminaio di incapaci e corrotti sguatteri da stalla,sarebbe già stato destituito come un comune traditore.


LA ZOCCOLA FORNERO 

il 15 novembre 2012, partecipando al WorldPensionSummit ad Amsterdam, alla conferenza che riunisce i colossi mondiali delle pensioni private, gente con interessi finanziari per 1.925 miliardi di dollari...gli squali che aspettano a bocca spalancata che la barca affondi:

“I CAMBIAMENTI PORTATI DALLA RIFORMA DELLE PENSIONI DEL GOVERNO MONTI ERANO NECESSARI PER COMPIACERE I MERCATI FINANZIARI”

Insomma, questa sciagura nazionale ha fatto una riforma delle pensioni per compiacere le banche, le assicurazioni, i fondi monetari, gli hedge funds, cioè i gruppi privati di speculatori dediti al profittoe all'usura.

Lo stato sovrano non esiste più, è morto. Ma chi lavora per i mercati viola la costituzione. 
Per questo l’italia si sta ribellando nelle piazze...e non cesserà di farlo...

martedì 20 novembre 2012

PROGRAMMA-MANIFESTO ME-MMT






FONTE: PAOLOBARNARD.INFO


Adottando l'Euro,
l'Italia si è ridotta allo stato di una nazione del Terzo Mondo
che deve prendere in prestito una moneta straniera,
con tutti i danni che ciò implica. 
Paul Krugman, Premio Nobel per l'Economia


Estensori:

dott. Warren Mosler - macroeconomista - Stati Uniti
prof. Mathew Forstater - macroeconomista - Stati Uniti
prof. Alain Parguez - macroeconomista - Francia
Paolo Barnard - giornalista - Italia




MEMENTO 


L'Italia uscì dalla seconda guerra mondiale povera, distrutta, semi analfabeta, ma ricca di tre doti immense: la Costituzione del 1948, lo Stato democratico a Parlamento sovrano, una propria moneta. Nell'arco di meno di trent'anni, questa penisola priva di grandi risorse, senza petrolio, finanziariamente arretrata, diventa la settima potenza economica del mondo, prima fra tutti per risparmio delle famiglie. Fu il ‘miracolo italiano' scaturito dalle tre immense doti di cui sopra.

Oggi quelle doti sono state distrutte, e il Paese è sprofondato nella ver- gogna dei PIIGS, i 'maiali' d'Europa. I Trattati europei, in particolare quelli associati all'Eurozona, ci hanno tolto la sovranità costituzionale, quella parlamentare e quella monetaria. Ci hanno tolto tutto. La crisi che oggi sta distruggendo l'economia e i diritti delle famiglie e delle aziende italiane come mai dal 1945 a oggi, viene da questo.


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Insieme al libro di Bagnai del precedente post,proponiamo anche questo Manifesto,a dimostrazione che l'impostazione neoliberista trova ormai molti oppositori in vari ambienti accademici.
Per quanto ci siano punti di divergenza tra queste due testimonianze,siamo sempre nell'area keynesiana,e comunque é una occasione offerta ai lettori per farsi una propria opinione.

Questo manifesto doveva essere pubblicato giorni fa sul Corriere della Sera.

Paolo Barnard si è recato al Corriere della Sera con i 42000 euro necessari per pubblicare sul quotidiano il manifesto mmt stilato con Mosler. 
Beh! Si sono rifiutati di pubblicarlo con pretestuose e patetiche motivazioni

Ora pare che...
Qualcosa è cambiato nel weekend, e al drammatico comunicato che ci negava per motivi indecifrabili la pubblicazione del PROGRAMMA ME-MMT sul Corriere della Sera*, sono seguite trattative oggi, fino al direttore responsabile, e ora ci sono speranze.

Ci rincresce davvero che questi incidenti ci pongano fra l’altro nella spiacevole condizione di essere ora anche in trattativa con altre testate nazionali, e di dover tenere tutti in sospeso. Non è per nostra negligenza che questo accade.

Speriamo che il Corriere ci dia una risposta definitiva in queste ore. 

(Paolo Barnard)

* Avevamo ricevuto nel venerdì sera una mail di rifiuto definitivo che è in archivio.





IL TRAMONTO DELL'EURO



Un libro da leggere e rileggere

Finalmente qualcuno spiega al popolo come funzionano le politiche dei cambi e i mercati delle valute.
Ma Bagnai fa di più: ripercorre e rilegge la storia economica del nostro paese e dell’Eurozona alla luce della scelta compiuta, a partire dalla seconda metà degli anni ’70, di convergere verso la moneta unica, prima con il propedeutico divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia, poi l’ingresso nello Sme, la crisi del 1992 (quando Amato “rubò” il 6‰ dai conti correnti degli italiani), infine l’Euro. E ci spiega ad ogni passo le conseguenze di queste scelte sulle esportazioni, il debito estero, la distribuzione del reddito, ecc, fornendoci chiavi di lettura essenziali per capire il recente e meno recente disastroso passato politico del nostro paese, e aiutandoci a valutare con maggior cognizione di causa le conseguenze del rimanere ovvero dell’uscire dall’Euro.

Il testo fa giustizia così anche dei luoghi comuni autorazzisti circa “l’Italietta” della “liretta” e delle “svalutazioni competitive”. Le svalutazioni italiane sono state poche e di natura difensiva a seguito di shock esterni avversi (p.e. gli shock petroliferi degli anni ’70), seguiti spesso da rivalutazioni.

Il testo fa giustizia anche dei tanti luoghi comuni legati alla svalutazione, l’inflazione, ecc con cui si cerca di terrorizzare la gente riguardo l’ipotesi di uscita dall’Euro. L’uscita dall’Euro, spiega Bagnai, è non solo possibile, ma sarà comunque inevitabile perché è un progetto insostenibile, e la crisi corrente lo sta dimostrando.

La moneta unica tra aree con diversa produttività è possibile solo a patto di condizioni politiche inesistenti nell’Europa di oggi. D’altro lato la svalutazione reale della nostra economia è conseguenza diretta dell’impossibilità di riaggiustare in modo automatico, graduale e indolore, lasciando agire il mercato del cambio, le piccole differenze di competitività con la Germania,  che invece si sono accumulate nel corso degli anni.

Questo dato di fatto non muterebbe se la BCE “stampasse moneta” per venire incontro ai problemi di finanziamento del debito pubblico degli stati dell’Eurozona, e neppure se lo facesse senza porvi sopra le condizioni vessatorie previste dal Fiscal Compact. All’interno dell’Euro la prospettiva è quella della deindustrializzazione delle economie più deboli e delle acquisizioni straniere dei nostri asset … fino a quando non saremo dichiarati semplicemente un “onere” e non ci avranno dato il benservito.

Il problema quindi è solo se l’uscita dall’Euro sarà decisa e governata ordinatamente il prima possibile, o se avverrà caoticamente con il paese in ginocchio dopo un disastro tipo greco e dopo il compiuto saccheggio della nostra ricchezza collettiva ad opera della finanza internazionale e del complesso bancario-industriale tedesco.

Soprattutto ci viene spiegata la “razionalità politica” di certe scelte apparentemente tecniche: cambi rigidi o flessibili? chi ci guadagna e chi ci perde, tra paesi e all’interno dei singoli paesi? Il mercato delle valute, legato principalmente all’andamento del commercio estero, è l’unico mercato che i neoliberisti vorrebbero regolamentare con cambi rigidi agganciati a monete forti (vedi Argentina …) invece che lasciar corso anche qui alla legge della domanda e dell’offerta. Perché? Perché così si favoriscono le rendite rispetto ai redditi di lavoro, e si consentono politiche predatorie da parte degli investitori a danno dei debitori, e dei paesi con maggiore produttività a danno degli altri.

Testi sulle politiche economiche all’interno di un singolo paese già ce ne sono (per esempio “Economia politica” di Massimo Pivetti, dove le implicazioni sociali delle politiche keynesiane e neoliberiste sono ben esplicitate partendo dai fondamentali dell’economia), e così pure sulla finanza internazionale, soprattutto dopo la crisi del 2008, ma le politiche dei cambi e i mercati delle valute finora li avevo visti confinati nella letteratura per specialisti, come meri “problemi tecnici”.

L’effetto complessivo del libro è liberatorio, nel senso che offre strumenti per capire la realtà e incoraggiarci a pensare che il futuro può tornare a dipendere da noi. Innanzitutto perché ci offre strumenti per cogliere la”razionalità” economica all’opera nella crisi attuale, spazzando i tentativi di dipingerci come vittime impotenti di mercati impazziti, o peggio ancora gli assurdi tentativi di colpevolizzarci tentando di ricondurre i nostri problemi alla nostra inadeguatezza, come popolo e come sistema, di fronte alla sfida della “superiorità tedesca”.

Ma soprattutto perché se la scienza economica continua ad offrire strumenti validi per capire quanto accade all’interno di un quadro interpretativo tradizionale, allora vuol dire che  la ricerca di un paradigma alternativo al neoliberismo oggi dominante è conclusa: Keynes non è affatto morto, il mondo non è cambiato tanto da doverci costringere a buttare a mare l’esperienza positiva di molti decenni di stato sociale, tendenze egualitarie, sviluppo, piena occupazione, diritti del lavoro. Certo, ci sono vecchi problemi e nuove sfide, ma le ricette neoliberiste e il “sogno dell’Euro” appartengono al campo dei problemi, non delle soluzioni.

Dietro i tentativi di convincerci che non c’è alternativa allo stato di cose presente non c’è una scienza “più avanzata”, ci sono soltanto antichi e ben noti interessi di classe da un lato, e un ceto politico (non solo italiano, ma in tutto l’Occidente) che ha sostanzialmente abdicato alle proprie responsabilità, dall’altro.


Recensione di Claudio Romanini

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"La chiarezza espositiva è un altro pregio dell'opera, che si pone così sul piano della migliore divulgazione scientifica, a disposizione di quanti vogliano comprendere i meccanismi dell'economia e il gioco degli interessi di classe e geopolitici che ad essi sottostanno. Il fatto poi che le tesi sostenute da Bagnai coincidano con le opinioni dei massimi economisti contemporanei, contribuisce a dare credibilità alle argomentazioni, anche agli occhi di chi, non essendo del mestiere, potrebbe obbiettare che sì, certo, Bagnai dice cose interessanti, ma ci sono altri economisti che affermano il contrario. Le cose non stanno così, nemmeno sul piano dell'accreditamento internazionale degli studiosi dai quali Bagnai trae ispirazione, rispetto a quelli che egli critica aspramente."

"Le "fonti" e i riferimenti di Alberto Bagnai spaziano da Robert Mundell, economista per altro di scuola liberista, che nel 1961 pubblicò sull’American Economic Review un lavoro dal titolo “Una teoria delle aree valutarie ottimali” che gli valse il premio Nobel per l'economia nel 1999, a Rudiger Dornbusch (346 pubblicazioni scientifiche di cui 112 articoli su rivista, di cui due sono fra i più citati nel dopoguerra; il suo testo universitario sulla macroeconomia è un manuale per i corsi di base di economia che negli anni '80 e '90 del secolo scorso è stato il più diffuso a livello mondiale), allievo di dottorato di Mundell e prematuramente scomparso nel 2002, a Paul Krugman (chi non lo conosce?) premio Nobel per l'economia nel 2008, fino a comprendere persino molti economisti del mainstream più liberista i quali, per dovere di rigore scientifico, non hanno mai lesinato critiche al progetto di unione monetaria in un continente che non aveva, e non ha, le caratteristiche minime per renderlo economicamente sostenibile."

"Dati dunque per assodati il rigore scientifico e il valore divulgativo del lavoro di Alberto Bagnai, una sua ulteriore qualità è costituita dalla prospettiva politica che viene inquadrata, laddove, pur nel rigoroso rispetto dei metodi di indagine dei dati, emerge una valutazione delle scelte che sottendono il lungo processo di gestazione e di gestione della moneta unica, che Bagnai approfondice con il preciso intento di mostrarne le ragioni profonde, sfrondate da ogni forma di retorica europeista."

"Una valutazione che conduce ad una risposta univoca: il progetto di integrazione europea, perseguito con un approccio di tipo monetarista, e culminato nell'euro, è stato il principale determinante della straordinaria operazione di redistribuzione della ricchezza operata negli ultimi trent'anni, sia tra classi sociali che tra i paesi che lo hanno adottato. Più ancora della liberalizzazione dei movimenti di capitali, del divorzio tra Tesoro e Banca d'Italia, della finanziarizzazione dell'economia e delle delocalizzazioni industriali, è la moneta unica la prima a dover essere messa in stato di accusa, perché, introducendo un elemento di rigidità nelle relazioni economico-finanziarie tra i paesi, e, all'interno di questi, tra le classi sociali, ha finito con il rendere persistenti gli squilibri, aggravandoli nel tempo. La governance europea, e i governi, hanno gravemente, e forse intenzionalmente, sottostimato i rischi di tali squilibri, fino alla formazione e deflagrazione delle bolle di debito privato che, oggi, gli Stati sono chiamati a sanare con il ricorso all'indebitamento pubblico. Con l'ulteriore conseguenza di imporre una ancor maggiore diminuzione dell'impronta pubblica sull'economia, a vantaggio delle logiche di privatizzazione di ogni aspetto della vita degli infelici cittadini di questo continente.
olle di debito privato che, oggi, gli Stati sono chiamati a sanare con il ricorso all'indebitamento pubblico."


"In filigrana, lungo tutta l'opera, traspare un atto d'accusa nei confronti di tutte le forze politiche, europee e soprattutto italiane, che non hanno saputo, o non hanno voluto, comprendere i rischi e i costi di un esperimento economico e monetario che avrebbe visto, anche in caso di successo, le classi lavoratrici pagare il prezzo più salato in termini di redditi. Un atto d'accusa che diventa spietato quando viene rivolto alle classi politiche di sinistra, che si sono rese complici di una paternalistica operazione di occultamento della verità a danno dei loro stessi elettori."

Stralci da Fiorenzo Fraioli
http://www.ecodellarete.net/code/xslt.aspx?p=47708



lunedì 19 novembre 2012

I MAFIOSI A ROMA

Global Mafia

I centrotrenta potenti del mondo, coloro che decidono le sorti dell’economia (e non solo) mondiale, si sono incontrati a Roma il tredici novembre scorso. Si tratta del cosiddetto Gruppo Bilderberg le cui riunioni sono sempre avvolte dal massimo della segretezza. L’incontro doveva tenersi all’Hotel Russie ma, per maggiore riservatezza - data la concomitanza con il festival del Cinema - è stato spostato in Campidoglio. I beneinformati pensavano che il meeting si dovesse tenere alle 18 ma è stato invece spostato a un’ora dopo quando gli ospiti stranieri si sono riversati in piazza del Campidoglio.

di Viviana Pizzi


I PARTECIPANTI ITALIANI E STRANIERI

Alle 19.45 è stato visto entrare Ignazio Visco, governatore della Banca Centrale; un quarto d’ora dopo il ministro del Lavoro Elsa Fornero, seguito dal presidente del Consiglio Mario Monti, avvistato intorno alle 20.30. Tra i ministri del governo tecnico erano presenti anche Corrado Passera (delega allo Sviluppo Economico) e Francesco Profumo titolare del dicastero all’Istruzione

Tra gli altri invitati Mauro Moretti, ex sindacalista della Cgil; Angelo Cardani, presidente di Agcom; Fulvio Conti dell’Enel; Anna Maria Tarantola presidente della Rai; Federico Ghizzoni, amministratore delegato di Unicredit; Paolo Scaroni, amministratore delegato di Eni; Franco Barnabè di Telecom Italia, Alberto Nagel ad di Mediobanca, Enrico Cucchiani di Mediaintesa e Rodolfo de Benedetti del Gruppo Cir.

Dall’estero sono invece arrivati Tom Enders, Ceo della Eads, Marcus Agius di Barclays, il canadese Edmund Clark boss della Td Bank, Kenneth Jacobs numero uno di Lazard e l'americano capo dell'Alcoa Klaus Kleinfeld.

C’erano anche il francese Henri Castries presidente del gruppo Axa, il tedesco Josef Ackermann presidente del consiglio di amministrazione del Gruppo Executive Committee Deutsche Bank, lo statunitense Keith Alexander comandante dell’Us Cyber Command e direttore dell’Agenzia di Sicurezza Nazionale, lo spagnolo Joaquin Almunia vicepresidente Commissario per la concorrenza Commissione Europea, lo statunitense Roger Altman presidente della Evercore Partners, il portoghese Luis Amado presidente del Banco Internacional do Funchal, il norvegese Johan Andresent proprietario e amministratore delegato della Ferd, il finlandese Matti Apunen direttore Finnish Businness and Policy Forum Eva, il turco Ali Babacan vice primo ministro per gli affari economici e finanziari, il portoghese Francisco Pinto Balsemao presidente e Ceo di Impresa ed ex primo ministro, il francese Nicolas Baverez Partener della Gibson Dunn & Crutcher LLP, il francese Christophe Béchu senatore e presidente del Consiglio Generale del Maine et Loire, e il turco Enis Berberoglu editore del quotidiano Hurriyet.
Tutti i nomi presenti sono personaggi abitualmente chiamati a partecipare agli incontri del Bilderberg anche quando si tengono in altre nazioni. A questi se ne aggiungono altri che restano segreti nonostante gli insiders provino in tutti i modi a stanarli.


I TEMI DELLA DISCUSSIONE

Di cosa si è discusso in questo vertice mondiale di governanti e banchieri di tutte le specie? Dell’andamento economico del globo, questo è certo nonostante non arrivino conferme ufficiali. E tenendosi in Italia, nel vertice si sarà discusso molto probabilmente di eurozona e degli andamenti economici di nazioni che non ce la fanno a stare al passo con la tabella di marcia imposta dai mercati.

Indiscrezioni raccontano però che, oltre a euro-questioni, durante l’incontro siano state affrontate anche tematiche legate alla politica italiana.

E infatti la domanda che si pongono gli italiani è che cosa ci facesse il premier Mario Monti a questo incontro insieme alla sua squadra di governo, praticamente al completo salvo rare eccezioni. Monti è un habitué del Bilderberg, tanto è vero che in passato ha già preso parte ad altri incontri insieme a Paolo Scaroni di Eni e Franco Barnabè di Telecom Italia.

Da fonti interne a Palazzo Chigi arrivano però soltanto dei rumours: Mario Monti avrebbe presentato una relazione su come far uscire l’Italia dalla crisi economica in cui è sprofondata. Manovre finalizzate a perseguire gli scopi dei vertici più alti delle banche mondiali, che coincidono però con le tanto agognate misure di impoverimento del Paese Italia messe in campo negli ultimi dodici mesi. Sempre secondo indiscrezioni emerge che si è parlato anche di un eventuale commissariamento dell’economia dei paesi più deboli della zona euro tra i quali oltre alla Grecia e alla Spagna guarda caso figura proprio l’Italia.

Perché mai l’incontro è stato previsto proprio a Roma e come mai alcuni ministri del Governo sono stati invitati alla mensa del Re? 
Probabilmente – e siamo nel campo delle ipotesi, perché di conferme ufficiali non ne arriveranno mai - i potenti del mondo hanno chiesto garanzie politiche ed economiche proprio ai banchieri di casa nostra, sempre disponibili e asserviti nei confronti delle lobby mondiali.

 LE CONSEGUENZE PER L’ITALIA: ACCELERATA SUL MONTI BIS

Gli osservatori più attenti ritengono che si sia chiesto all’Italia di rispettare i patti e garantire, quindi, con il risanamento del debito pubblico attraverso la tassazione ai cittadini, la stabilità economica che le banche pretengono. Non per nulla la maggior parte degli appartenenti al Bilderberg rappresentano i più potenti istituti di credito del mondo. Tutto questo però potrebbe portare al disastro per l’Italia.

Una tesi portata avanti anche dal giornalista russo Daniel Estulin, specialista delle influenze del Bilderberg sull’economia mondiale, che parlando di Mario Monti, ha svelato il piano per la distruzione dell’Italia, risultante dal rispetto dei patti con il Bilderberg.

“Qualunque governo che cercherà di ripagare questo debito distruggerà il proprio paese, tutto quello che finora si è fatto è stato obbligare i cittadini a pagare il debito pubblico gonfiato dagli interessi usurai della finanza internazionale e aggravato nell’eurozona, dall’impossibilità di ricorrere, a costo zero, all’ossigeno della moneta sovrana. Dal momento che non possiamo pagare e non può farlo nemmeno il governo, allora ci si rivolge alle istituzioni finanziarie internazionali. Chiunque tenta di farlo distruggerà il proprio paese”.

Con molta probabilità a Mario Monti è stato chiesto di impegnarsi ancora personalmente nella politica italiana per permettere che il sistema bancario continui ad avere la meglio sulla nostra economia. E questo, con qualsiasi altro premier, non sarebbe stato possibile come con il Professore.


IL DOPO BILDERBERG E LE DICHIARAZIONI IN KUWAIT

Solo in questa chiave è possibile spiegare le dichiarazioni che lo stesso Mario Monti ha rilasciato nella sua recente visita in Kuwait dove ai petrolieri asiatici si è presentato come l’unico in grado di poter fornire garanzie in vista di futuri investimenti in Italia.

"Non posso garantire per il futuro – questo ha dichiarato Mario Monti a chi gli chiede se abbia fornito in Kuwait garanzie sull'affidabilità dell'Italia dopo il suo mandato - chi governerà deve avere come obiettivo quello di continuare a garantire crescita, giustizia, lotta a corruzione e evasione. Le valutazioni sono ai minimi e servono capitali per la crescita. Abbiamo illustrato a potenziali investitori che è il momento in cui i titoli a reddito fisso e le valutazione delle imprese in Italia sono bassi”. 

Tradotto: venite a comprare che vendiamo a prezzi stracciati.

Dopo la riunione del Bildeberg lo stesso Monti ha assicurato però che “i conti pubblici stanno avviando un percorso di risanamento e le riforme sono sulla strada giusta: questo permetterà ai paesi euro, nel loro insieme e individualmente, di diventare più solidi e stabili".

Il premier ha anche ricordato che l'Italia ha adottato tutti gli strumenti necessari per rendere il paese più attraente agli investitori del Golfo.

“Appena il mio governo si è insediato – ha anche sostenuto - abbiamo avviato una politica di risanamento dei conti basata su rigore ed equità, che ci permetterà di raggiungere nel 2013 il pareggio di bilancio”. Lo ha fatto citando anche le riforme strutturali adottate dal suo governo: quella del sistema pensionistico che rende sostenibile il sistema previdenziale per i conti pubblici, la riforma del mercato del lavoro e tutta una serie di provvedimenti per aumentare la concorrenza e favorire la liberalizzazione dei servizi e delle professioni.

Una serie di passaggi che fanno intuire quello che molte forze politiche vorrebbero che fosse reso pubblico.
Il Bilderberg ordina a Monti di continuare a governare per la stabilità del sistema nel nostro Paese.
A danno di chi? Dei cittadini che continueranno a vedersi impoveriti ogni giorno di più mentre i soldi pagati con le loro tasse andranno a colmare - in maniera insufficiente - il debito pubblico. Creando però disoccupazione, povertà e disperazione. E ricchezza per le banche, ça va sans dire.

da : http://www.infiltrato.it/notizie/italia/bilderberg-roma-ecco-i-nomi-di-chi-ha-partecipato-

domenica 18 novembre 2012

UN CRIMINALE A PIEDE LIBERO

Il vostro nemico è Mario Monti. È un traditore della nazione italiana, dovrebbe essere messo in prigione».
Parola di Daniel Estulin, giornalista russo di origine lituana, autore del dirompente saggio sull’oscura influenza del Gruppo Bilderberg nella politica economica mondiale. La clamorosa denuncia di Estulin, introdotto dal blogger Claudio Messora, autore di “Byoblu”, è andata in onda – clamorosamente – su RaiDue il 26 ottobre 2012, grazie all’info-talk “L’ultima parola”, condotto da Gianluigi Paragone.
 Una puntata interamente concentrata sul nodo della sovranità monetaria, la cui “amputazione” imprigiona gli Stati dell’Eurozona al giogo del debito pubblico.
In studio, Giorgio Cremaschi attacca: «Soffriamo per i trattati-capestro varati da Bruxelles: perché in Italia non c’è mai stato un referendum che li convalidasse?».
Rincara la dose l’economista Giulio Sapelli: «È ora di dire la verità alla gente: possiamo votare solo per il Parlamento Europeo, che non conta niente».
 Risultato: fine della democrazia reale, per sopraggiunta impossibilità di decidere. Con buona pace dei nostri inutili politici e di un Parlamento ormai esautorato. Stabilisce tutto Bruxelles, a monte dei cittadini-elettori, lasciando allo Stato il triste compito di fare da notaio del disastro, nonché da spietato esattore. «Stiamo vivendo la crisi finanziaria più terribile di tutta la storia dell’umanità», sostiene Estulin, nipote di un colonnello del Kgb. Il padre dell’autore russo era invece un dissidente, imprigionato e torturato per il suo impegno a favore della libertà di espressione in Unione Sovietica. Fuggito dapprima in Canada, Daniel Estulin vive ora in Spagna.
 La prima edizione del suo libro-denuncia sulla cupola della finanza mondiale risale al 2005 . «Si tratta di una crisi che riguarda miliardi e miliardi di dollari che non potranno mai essere ripagati», dichiara Estulin su RaiDue in seconda serata: «Qualunque governo che cercherà di ripagare questo debito distruggerà il proprio paese».
 Tutto quello che finora si è cercato di fare, aggiunge lo scrittore russo, è stato obbligare i cittadini a pagare il debito pubblico, gonfiato dagli interessi usurai della finanza internazionale e aggravato, nell’Eurozona, dall’impossibilità di ricorrere – a costo zero – all’ossigeno della moneta sovrana. «Dal momento che noi non possiamo pagare, e non può pagare neanche il governo – continua Estulin – allora ci si rivolge alle istituzioni finanziarie internazionali: il che significa che chiunque cercherà di far questo distruggerà il suo paese».
Quindi l’affondo contro il premier “tecnico” italiano, che proviene dalla Goldman Sachs e dallo stesso Bilderberg: «In Italia, persone come Mario Monti, che sanno esattamente quello che sta succedendo nel mondo, distruggeranno l’Italia apposta».
Di qui l’accusa di alto tradimento, crimine che andrebbe punito con il carcere. Niente di nuovo sotto il sole, aggiunge Estulin: «Se ne parlò già nel 1968 alla conferenza Bilderberg in Canada, dove si disse che non era più possibile avere fiducia negli Stati-nazione e sperare che facessero il “lavoro sporco” delle grandi corporations». Troppi rischi: la democrazia può allevare politici onesti. Tanto vale “spegnerla”, e commissariare – di fatto – gli Stati democratici, revocando la loro sovranità.
 «Qui si vuole creare un’unica azienda globale a responsabilità limitata – dice Estulin nello studio di RaiDue – perché le aziende hanno molto più potere di qualsiasi altro governo al mondo. E creature come Mario Monti sono, semplicemente, il sottoprodotto di questo sistema».
E quindi, attenzione: «Se non ci liberiamo da questo cancro, saremo di fronte alla più terribile crisi dell’umanità. Siamo alla svolta della storia, e la strada che prenderemo adesso deciderà il futuro dell’umanità».

Leggere anche: http://ilupidieinstein.blogspot.it/2012/11/il-governo-del-bilderberg.html

sabato 17 novembre 2012

SGUATTERI ALL'ATTACCO

Dopo le manifestazioni di protesta in tutta Europa,il frescacciume pennivendolo nostrano ha prontamente ubbidito ai padroni del vapore lanciando a più non posso strali contro la violenza.
Gli stessi che ben poco hanno stigmatizzato la vera violenza del governo golpista in questi mesi verso la popolazione,gli stessi che applaudivano ai bombardamenti sulla Libia e che ora li invocano sulla Siria.

Si va "dal traffico interrotto","dai poveri poliziotti aggrediti" a "volevano il morto",dai "figli di papà" a "meglio l'Imu che questa belluina anarchia",da "i veri tartassati pensionati non c'erano"... (già...mancavano anche i bambini...) a "non é stata l'intera Europa,mancavano i paesi del nord"...e ancora"quanto ci costa questa giornata".
Fino ad un deficiente,un tale che si firma F.D.D. e che su Libero scrive: " Prese di mira,banche,assicurazioni,e come se non bastasse,hanno bruciato migliaia di auto".
Ma dove le ha viste,questo indecente pennivendolo le migliaia di auto bruciate?
Probabilmente solo nella sua fregola di servo nel compiacere i suoi padroni.....

 Infine Giacalone,uno che ha le idee chiare...come il pantano: "...spero sia lecito segnalare la confusione mentale della protesta.Da una parte non si vogliono i tagli,dall'altra si assaltano banche che non prestano i soldi e strozzano i clienti.Ma per finanziare la spesa pubblica le banche hanno ricevuto soldi dalla BCE per comprare i titoli di Stato."
 Già...solo che il nostro economista da cortile,si dimentica di dire che le banche prendono soldi all'1% e allo Stato richiedono il 5-6%..!!!!....,solo che non spende una parola per denunciare il bacato sistema finanziario che ci affama.....anzi conclude dicendo:
"Se non ci fosse la UE,cascun paese conterebbe meno...non serve a nulla aver ragione (e meno male...!),se non si conoscono le proprie ragioni..."
Alla faccia della confusione mentale......povero Giacalone...si vede come invece tu le conosci..!!

E si potebbe continuare con questa litania di frescacce,con questo armamentario archeologico da cani pavloviani,con questo becerume da cassonetto che é ormai la stampa italiota.
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 In Europa e in tutta Italia il popolo si é svegliato,ha cominciato veramente a lottare contro questa orrenda dittatura di banchieri e i loro sgherri tecnici.La misura é colma,siamo ormai stanchi di farci prendere in giro dai criminali del governo e da indecenti politici. Basta con canti e balli,spazio solo alla rabbia del popolo oppresso.
 In tutta Europa,a Roma,Milano (lì c'ero pure io),Bologna,Padova,Torino,Brescia......Passera fugge dal Sulcis....la Fornero asediata a Napoli...il popolo é stanco,non sopporta più.....e agli eventuali benpensanti che inevitabilmente si scaglieranno contro la violenza,diciamo che é ora di finirla di comportarsi da agnelli contro questi lupi delinquenti che ci sgovernano!
 Facciamo in modo che questa giornata del 14 novembre non sia un episodio isolato,ma l'inizio della guerra...non arrendersi finchè questi usurai criminali non saranno sconfitti,a costo di farci arrestare tutti.

mercoledì 14 novembre 2012

IL PORCILE POLITICO

Aggiungi didascalia

Non bastava la continua confisca di democrazia della cricca usuraia europea e dei suoi sicari tecnici,ora ci si mette anche questa indecente classe politica che ci sta ancora tra i piedi.
In primis il caltagironiano Casini,uno degli zeri che popolano il pallottoliere dei parassiti,seguto subito a ruota dal frescone Pd Bersani ,dal golpista del colle e dal coro degli altri zombies,timorosi di perdere il posto.
Non occorre essere un fan di Grillo per smascherare l'ignobile truffa che stanno studiando con la legge elettorale.
E lo dicono apertamente: "bisogna fare in modo che l'antipoltica non vinca.....la riforma del Porcellum serve per ostacolare Grillo».

Meglio che vincano loro.... i Fiorito,i Lusi,i Maruccio,i Penati,i Belsito (toh...ce son proprio tutti...!)
A prescindere che la vera antipolitica sono questi miserabili guappi da strapazzo,che democrazia sarebbe quella che fa una legge ad hoc contro un movimento politico che partecipa alle elezioni?
Solo in uno squallido regime a partito unico in cui siamo (quello dell'euro e dei ladri) può mettere in atto una tale aberrazione liberticida!
Ma lo scandalo maggiore é che nessuno di quegl ipocriti e vecchi barboncini da salotto, che ogni giorno imperversano sui giornali a darci lezioni di democrazia e di civiltà,non abbiano niente da dire.
A che serve votare? Con questa gentaglia servono solo kalashnikov...!!!!

sabato 10 novembre 2012

PICCOLI IDIOTI CRESCONO....



Di idioti é pieno il mondo....ma in Italia sono all'avanguardia....





Lista Monti 

SIAMO

Cittadini comuni, stufi di essere governati da Politici incapaci e arroganti.
 Cittadini convinti che l’Italia meriti di meglio e che, fortunatamente, possa esprimere di meglio.
 Abbiamo deciso di aprire questo sito web, di nostra iniziativa e all’insaputa del Professor Mario Monti, al quale non ci lega alcun tipo di rapporto se non quello di profonda stima.
 Abbiamo deciso di aprire questo sito per dare voce ad altri comuni cittadini che, come noi, non si sentono rappresentati dall'attuale classe politica.

 PENSIAMO CHE

 il Governo Monti abbia restituito all’Italia dignità e rispetto a livello internazionale e che oggi l’Italia possa contribuire, da protagonista, alla costruzione di un’Europa più forte e più giusta;

il Governo Monti abbia salvato l’Italia dal fallimento e stia gestendo al meglio una situazione economica e sociale drammatica;

l'azione di governo sia frenata dall’assenza di una “maggioranza propria” e dai condizionamenti imposti dai Politici che lo “sostengono” per puro opportunismo;

i gravissimi problemi del’Italia non possano essere completamente risolti nei pochi mesi che ci separano dalle elezioni;

per risolvere i problemi dell’Italia ci sia bisogno di competenze e serietà e non certo di Grillo, del Trota dei “vaffa day” e di altre pagliacciate simili.

 PROPONIAMO 

che alle prossime elezioni politiche il presidente Monti presenti una sua lista, con l’obiettivo di costruire una solida base parlamentare che consenta al Governo di fare “quello che serve”, senza dover scendere a compromessi con Politici tanto arroganti quanto incapaci.

http://www.lista-monti.it/

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Saranno i nipoti di Casini......

giovedì 8 novembre 2012

I RINNEGATI

 L'Italia è come il Titanic: le aziende chiudono, le famiglie faticano a vivere,la nazione é una colonia... ma il Parlamento degli zombies trova tempo per imporre per legge l'inno di Mameli nelle scuole.
Il senato approva anche il provvedimento che istituisce la Giornata dell’Unità della Costituzione, dell’inno e della bandiera.
E' paradossale e indecente che la cricca di rinnegati parlamentaro, che ha firmato tutti i trattati di svendita della nazione,ipocritamente voti questa legge e mortifichi un inno,che per quanto retorico possa essere,é stato scritto da uno che è morto a 22 anni combattendo per la libertà di una nazione.
In un verso l'inno così recita: "Giuriamo far libero il suolo natio..."
Questi vergognosi ectoplasmi politici,compreso il giullare del colle,hanno invece giurato di renderlo schiavo degli usurai internazionali !
Siate maledetti in eterno,ipocriti vigliacchi.....possiate crepare sotto le macerie di questo palazzo,vergogna della Repubblica Italiana...!

I PREDATORI DELL'ITALIA PERDUTA

Benito Li Vigni,assistente d Mattei,descrive lo scempio delle privatizzazioni. La distruzione di un modello di economia pubblica che per anni aveva consentito all'Italia di essere la sesta potenza industriale, fino al 1990. I nomi dei colpevoli sono sempre gli stessi. Ormai sappiamo: Ciampi e Amato, per insipienza,e ancor di più per connivenza. Ma un nome spicca su tutti, per le accuse che Li Vigni muove;Mario Draghi. 
Ascoltate ciò che Benito Li Vigni dice dal quinto minuto e ventisei secondi e, mi auguro, comincerete a nutrire il più profondo disprezzo per quest'uomo, che sarà certamente ricordato come il peggior membro della classe politica italiana di tutti i tempi.

 HANNO PRIVATIZZATO ENI,IRI E MOLTE ALTRE AZIENDE ITALIANE DISTRUGGENDO LA POLITICA DI MATTEI.. SCEMPIO PERPETRATO DA GOLDMAN SACHS E MERRYLL LINCH... E I MANUTENGOLI DRAGHI CIAMPI AMATO PRODI.... L'ITALIA VI CHIEDERA' IL CONTO !!!! DOCUMENTO DA ASCOLTARE!!!IMPERDIBILE....

lunedì 5 novembre 2012

DON MARIO CORLEONE



Mentre in Italia tutti i pennivendoli cazzeggiatori si occupano di primarie,di improbabili leggi elettorali e ciofeche varie,la cosca della suburra usuraia europea bada al sodo.
Sentite cosa ha detto qualche giorno fa allo Spiegel il capobastone DRAGHI:

"Molti governi devono ancora capire che la sovranità nazionale l'hanno persa molto tempo fa.In passato hanno consentito che il debito sovrano toccasse livelli record ed ora hanno bisogno della buona volontà dei mercati..."


Come dire,ormai ce l'avete in quel posto....e via con la favola del debito e con la sublime barzelletta della "buona volontà"dei mercati,noti benefattori e samaritani....sempre pronti ad aiutare il prossimo...con una buona sepoltura.
Il nostro caro spacciatore principe di bufale dovrebbe però spiegarci come mai al Giappone che ha un debito doppio del nostro, nulla è accaduto,oppure perchè la Spagna che aveva un debito poco pù del 60% invece c'e dentro fino al collo!
Si dirà che il debito giapponese é interno ,al riparo quindi dalla speculazione (ma dovrebbe pure dirci che é un Paese a moneta sovrana),mentre il 40% del nostro è estero...già,però sarebbe interessante sapere dal nostro imbonitore come mai siamo indebitati con l'estero.....come mai si é verificata l'internazionalizzazione del debito,una volta quasi identico ad ora,ma in mano ai risparmiatori italiani.....e come mai un anno e mezzo fa,con lo stesso debito,avevamo uno spread metà dell'attuale....

Una risposta la dà Alberto Bagnai,un economista che non sta con gli usurai,ma con qualche premio Nobel:


 “la casta, infetta dalla corruzione, si è data a una forsennata spesa pubblica improduttiva che ha fatto esplodere il debito pubblico, causando la crisi”,e ancora "tagliare la spesa improduttiva e ridurremmo di certo il debito pubblico.
Ragionamenti semplici per anime semplici,una miniera d’oro elettorale...( per i soliti sicari degli usurai)
I dati lo smentiscono. All’inizio della crisi (2007), su cinque paesi colpiti tre avevano il debito pubblico in calo (Irlanda, Italia e Spagna), uno lo aveva stazionario (Grecia) e solo il Portogallo lo aveva in crescita, su valori che oggi farebbero invidia alla Germania. E allora perché mai la crisi sarebbe dovuta scoppiare proprio mentre scendeva? 
A questa replica qualcuno tira fuori l’argomento risolutore: “La colpa è di Berlusconi”! Un argomento che andava ancora bene per i gonzi a settembre, ma che dopo qualche mese di spread a 500 anche loro valutano ormai per quello che vale: zero.
Una risposta meno insulsa viene da un altro dato comune alle cinque economie in crisi: dall’entrata nell’euro (1999) allo scoppio della crisi (2007) in ognuna di esse era esploso il debito privato, con aumenti dai 31 punti di Pil (Italia) ai 98 punti di Pil (Irlanda e Spagna). 
Quella che ora i mezzi di disinformazione di massa presentano come crisi bancaria causata da una crisi del debito pubblico, nei dati si presenta in modo opposto: la crisi di debito pubblico è causata dal dissesto finanziario del settore privato (come ammettono anche Giavazzi ed Alesina), attraverso gli interventi di salvataggio delle banche con soldi pubblici, e attraverso il crollo dei redditi privati e quindi delle entrate fiscali. 
Casta, corruzione, evasione sono certo da combattere, ma con questa dinamica c’entrano poco.
C’entra invece la strategia di espansione del capitalismo del Nord, che ha favorito lo smaltimento della propria sovrapproduzione inondando di liquidità i mercati del Sud, onde facilitare l’accesso al credito di famiglie e imprese
Un bel giochetto (ti presto i soldi così mi compri i miei beni), simile a quello che la Cina gioca con gli Stati Uniti: sarebbe potuto durare più a lungo se da oltre Oceano non fosse arrivato lo shock del fallimento Lehman. Questo ha costretto le banche alemanne a rientrare dalle loro esposizioni, facendo, come nella miglior tradizione locale, la voce grossa coi più deboli: i Pigs."


Tutto questo non può certo dirlo Draghi,vale a dire che è opera della sua cupola e degli scagnozzi tecnici e politici,fedeli alla Onorata Società europea...e naturalmente manco gli passa per la testa di parlarci dei misfatti del sistema finanziario che sempre pagano i popoli.
La vulgata usuraia sul debito causa di tutto, è meglio lasciarla agli zelanti stallieri...ai Casini,ai Bersani,ai Giannino,ai Cicchitto,ai Napolitano,ai Monti.....insomma a tutta la frattaglia che campa au questa idiozia.

Nonostante siamo già una colonia,il capobastone BCE vuole altra cessione di sovranità residua,tipo un commissario europeo con potere di intervenire direttamente sui bilanci dei singoli stati...ovviamente in nome della democrazia,dell'integrazione e altre simili fesserie...
Da buon rinnegato e ruffiano,visto che sta parlando ai crucchi,ecco la perla finale:

" Se i governi dell'europa del sud continueranno con le riforme degli ultimi mesi (cioè a favore della Germania),i contribuenti tedeschi ricaveranno un utile dagli acquisti BCE.."....

E' tutto chiaro,se ancora occorressero conferme...si preoccupa che il risparmiatore e il contribuente tedesco guadagnino....dal massacro di altri popoli ordinato dalla cupola camorrista BCE e soci...
L'amico del giaguaro.....


"Ci sono due modi per conquistare e sottomettere una nazione ed il suo popolo. 
Uno è con la spada, l'altro è controllando il suo debito".
(John Adams. Secondo presidente degli Stati Uniti)


sabato 3 novembre 2012

DEUTSCHLAND UBER PALLES...



LA GERMANIA NON E’ MAI STATA LA LOCOMOTIVA DELL’EUROPA, MA IL RIMORCHIO

di Piero Valerio


Il 9 novembre 1989 cade il muro di Berlino e il potente cancelliere tedesco Helmut Kohl si trova ad affrontare un difficile e costoso processo di riunificazione fra la più moderna Germania Federale e l’arretrata Germania Democratica. Gli squilibri fra questi due paesi sono enormi: basta citare un solo dato per avere un’idea, la disoccupazione nella DDR è al 20% e la sua industria è praticamente ferma in termini di sviluppo e innovazione ai primi anni del dopoguerra. Ci sono città intere da ricostruire da zero come la stessa Berlino Est, Dresda, Lipsia. Secondo alcune stime recenti i costi totali della riunificazione tedesca sono stati circa 1.500 miliardi di euro. Un’enormità.
La Germania Federale può contare su un ottimo tessuto industriale, basato sulla chimica, l’industria pesante, l’automotive, ma malgrado l’indubbia caratteristica di affidabilità e resistenza i prodotti tedeschi risultano ancora molto costosi rispetto ad analoghi prodotti delle industrie italiane, francesi, spagnole, che potendo appoggiare le vendite su una moneta più debole del marco, sono sicuramente più avvantaggiate nelle esportazioni.
Italia e Spagna soprattutto, considerati dai tedeschi dei veri e propri stati canaglia per la loro aggressività competitiva, hanno ancora una loro piena sovranità monetaria e possono agire liberamente (tramite il supporto tecnico della propria banca centrale di emissione) sulla leva delle svalutazioni competitive esterne della moneta nei confronti del marco per migliorare il livello delle esportazioni e riequilibrare eventuali squilibri della bilancia dei pagamenti.
Per fare un po’ di cassa al cancelliere Kohl non resta che puntare tutto sul processo di unificazione economica e monetaria della comunità europea, già avviato per altri motivi in quegli stessi anni dalla Francia del presidente Francois Mitterand e del primo commissario europeo Jacques Delors, a cui era stato affidato il compito di studiare un programma e un piano di progressiva unificazione delle monete nazionali in un’unica moneta: l’euro.
Dopo un’iniziale accoglienza tiepida di questo progetto, la Germania di Kohl diventa improvvisamente un fautore entusiasta della nascente Unione Monetaria Europea (che a quel tempo contava solo 11 stati rispetto ai 17 attuali: Germania, Francia, Italia, Spagna, Belgio, Olanda, Irlanda, Finlandia, Portogallo, Austria e Lussemburgo).

Il cancelliere Kohl stringe un patto di ferro con il presidente francese Mitterand e il processo di unificazione monetaria europea subisce un’accelerazione impressionante: già nel 1992 vengono firmati a Maastricht i Trattati di Funzionamento dell’Unione Europea.
Il proposito del cancelliere Kohl è abbastanza chiaro a chiunque tranne che ai governanti dei paesi coinvolti nell’accordo (per l’Italia in particolare Prodi, Monti, Padoa Schioppa, Draghi, Amato, Ciampi, Dini, tutti uomini appoggiati con ambigua convinzione politica dalla sinistra, ma che in realtà erano ex-banchieri o ex-membri del vecchio regime socialista e democristiano): spalmare gli enormi costi dell’unificazione tedesca sui paesi della periferia dell’Europa, che a causa delle loro beghe interne politiche (ingovernabilità, corruzione) e di bilancio (elevati debiti pubblici) o per paura di rimanere isolati sono costretti loro malgrado o per interessi particolari ad aderire al progetto franco-tedesco di unificazione monetaria. Paesi più stabili economicamente e pliticamente come Gran Bretagna, Svezia e Norvegia non pensano neanche per un attimo ad unirsi a questa grande ammucchiata, in cui era molto prevedibile che prima o dopo la grande Germania avrebbe fatto un massacro.
Nel 1998 vengono fissati rigidamente i tassi di cambio fra le monete degli 11 paesi: la lira italiana viene ancorata al marco tedesco con un rapporto di cambio di 990 lire per un marco, in previsione del successivo e definitivo ingresso dell’euro.
E’ un tasso di cambio ancora favorevole per le imprese italiane e infatti le esportazioni verso la Germania sono abbastanza sostenute. Intanto, nello stesso anno, in Germania il cancelliere Kohl viene sostituito dal socialdemocratico Gerhard Schroeder, che nonostante sia un oppositore politico, continua pedissequamente il progetto del predecessore: bisogna mettere la Germania in una posizione di vantaggio rispetto ai concorrenti europei (non alleati, beninteso, perché i tedeschi non hanno mai ragionato in questi termini) così non appena verrà introdotta la moneta unica e nessun paese dell’eurozona potrà più agevolarsi di svalutazioni competitive sul tasso di cambio, la grande Germania potrà accumulare enormi surplus di ricchezza con le sue esportazioni.
Dato che non si potranno più utilizzare svalutazioni esterne, bisogna agire sui metodi di svalutazione competitiva interna del lavoro e della produzione per rendere più apprezzabili e convenienti i prodotti tedeschi e la Germania fa proprio questo.
Dal 1997 al 2009 il governo Schroeder abbassa progressivamente l’aliquota massima d’imposta per i privati cittadini dal 53% al 42%, mentre per le imprese viene quasi dimezzata arrivando al 29,4%: i margini di profitto delle aziende tedesche possono quindi essere rimodulati su prezzi inferiori.
Ma non solo, sfruttando gli alti livelli di disoccupazione (8%-10%) e la minaccia di licenziamenti e delocalizzazione delle imprese, il governo mette a punto un piano di liberalizzazione sfrenata dei contratti di lavoro e riduzione delle tutele sindacali: dal 2003 al 2009 i salari reali dei lavoratori tedeschi corretti all’andamento dell’inflazione e al costo medio della vita scendono del -6% ( i salari italiani rimangano stabili mentre quelli tedeschi scendono proprio in concomitanza con l’introduzione dell’euro nel 2002).



Nel 1998 viene inaugurata la Banca Centrale Europea BCE che, su indicazione della banca centrale tedesca Bundesbank che è il maggiore azionista, avrà come scopo principale il controllo dell’inflazione: l’obiettivo della BCE è quello di mantenere l’inflazione annua intorno al 2% per tutti i paesi dell’eurozona, ignorando tutte le differenze produttive, economiche e di spesa che esistono già fra i vari stati.
I paesi dell’eurozona si adeguano, tutti tranne la Germania che dal 2000 al 2007 mantiene un’inflazione media più bassa dell’obiettivo della BCE (1,6%), senza che quest’ultima faccia mai notare ai proprietari tedeschi che avere un’inflazione più bassa del target fissato in un contesto di unificazione monetaria può creare scompensi macroeconomici immensi e risulta un comportamento scorretto nei confronti dei paesi alleati.
Nello stesso periodo infatti l’inflazione media dell’Irlanda (3,4%), Grecia (3,2%), Spagna (3,1%), Portogallo (2,9%) risulta più alta. L’Italia (2,1%) si mantiene invece abbastanza aderente al vincolo europeo, ma questa costante divaricazione dell’andamento dei prezzi al consumo fra la Germania e i paesi PIIGS sarà fondamentale per la nascita di quegli squilibri macroeconomici che stanno portando al collasso l’intero sistema dell’eurozona.
Nel 2002 viene introdotto l’euro e la Germania entra a piedi uniti nel mercato unico, avendo già attuato in pratica una politica di svalutazione competitiva interna sui prezzi e sul lavoro (precarizzazione del lavoro, riduzione dei salari, minaccia di disoccupazione, aumento delle disuguaglianze sociali) che la mette in una posizione di netto vantaggio rispetto agli altri paesi (alla faccia dei sani principi comunitari di sussidiarietà e collaborazione).
La forbice dei prezzi continua ad aumentare e questo rende più agevoli e convenienti le esportazioni tedesche nei paesi PIIGS, ma allo stesso tempo rende più complicato esportare in Germania per i paesi della periferia perché i prezzi dei loro prodotti risultano abbastanza alti e impraticabili per i consumatori tedeschi. I paesi che hanno un differenziale dei prezzi maggiore con la Germania sono anche gli stessi che tendono ad indebitarsi più velocemente, perché importano molto dalla Germania ed esportano poco ai tedeschi.



Le banche tedesche che hanno accumulato un surplus di riserve, tramite le esportazioni del settore imprenditoriale, investono nei paesi e nelle banche dei PIIGS per sostenere i consumi e accelerare i processi di indebitamento privato.
A differenza di quello che molti continuano ancora a ripetere il problema del debito non riguarda tanto la parte pubblica e il contenimento delle spese governative (ricordiamo per esempio che la Spagna è stata per molto tempo l’unico paese che rientrava nei parametri del Patto di Stabilità europeo del 3% del deficit/PIL e del 60% del debito pubblico/PIL), ma l’indebitamento privato, perché un sistema illogico dei pagamenti fra i paesi dell’eurozona come TARGET2 non metteva praticamente limiti all’indebitamento dei residenti dei vari stati dell’unione e alla possibilità delle banche locali di concedere prestiti, anzi questi venivano incentivati tramite l’afflusso di nuovi capitali dalla Germania e dal regime sorprendentemente basso e indifferenziato dei tassi di interesse.
 Fra il 2000 e il 2007 l’incremento di indebitamento è soprattutto nel settore privato e non pubblico (anzi paesi come Irlanda, Italia e Spagna hanno addirittura ridotto i margini di debito pubblico accumulato).




La storia dei “paesi spendaccioni” quindi è falsa e infondata, perché i dati dicono esattamente un’altra cosa: quasi tutti gli stati PIIGS hanno adottato politiche di spesa pubblica virtuosa, mentre il vero problema è stato il credito privato gonfiato artificialmente dalle banche locali sostenute da lontano dai colossi tedeschi della finanza (Deutsche Bank e Commerzbank).
Il sistema macroeconomico sbilanciato dell’eurozona è stato quindi corrotto sia in modo strutturale che finanziario dall’atteggiamento competitivo e aggressivo della Germania e ora la stessa Germania chiede agli stati di fare quei sacrifici di austerità che in verità sono già stati fatti durante questi lunghi 10 anni: mentre niente dice la Germania sul vero dilemma dell’eurozona, costituito dagli squilibri commerciali degli scambi, dai differenziali del regime dei prezzi, dalla diversa competitività produttiva, perché questo metterebbe in discussione proprio il modo in cui si sono formati gli alti volumi delle esportazioni tedesche.
Ovviamente esistono anche casi limite, come quello del governo greco che nel 2009 truccò i dati del bilancio pubblico per rientrare nei parametri richiesti dall’Unione Europea, ma questo stratagemma fu applicato grazie al supporto di uno dei grandi creditori internazionali del debito pubblico greco come Goldman Sachs, con la tacita approvazione a distanza sia della BCE che delle istituzioni europee, che pur sapendo bene quello che stava accadendo in Grecia, non avevano alcuna intenzione di interrompere il carosello impazzito dei flussi finanziari e commerciali nell’eurozona, tanto cari alla Germania.
Tutti hanno cercato di nascondere sotto il tappeto la polvere, convinti che quella stessa polvere non sarebbe mai uscita allo scoperto. Anche perché, quando il marcio ritorna a galla, la soluzione viene sempre trovata rapidamente dai tecnocrati e dagli operatori finanziari che sono stati i veri artefici del disastro: scaricare a valle sul popolo tutti gli errori e le inefficienze che sono state create a monte del sistema.
La colpa è del popolo spendaccione e non del banchiere o governante che ha consentito ai cittadini di indebitarsi oltre i limiti della decenza e della logica. E il popolo intero deve ripagare centesimo dopo centesimo, con tasse e tagli allo stato sociale, i debiti contratti da una parte minima dei suoi stessi concittadini.
Ma torniamo di nuovo ai dati, ai fatti, che erano noti da tempo e sotto gli occhi di tutti. Se indichiamo con il termine produttività totale dei fattori il rapporto tra il valore di mercato di ciò che si produce e il valore di mercato dei fattori produttivi impiegati, ossia capitale umano, capitale fisico (ammortamenti e nuovi investimenti), energia, materie prime e intermedie, importazioni, vediamo ancora una volta che i differenziali di prezzi e salari prima descritti hanno creato uno squilibrio sempre più marcato fra paesi della periferia come Spagna e Italia e i paesi del centro come la Francia e la Germania, senza che nessuno nelle varie commissioni o vertici europei abbia mai alzato un dito o detto una parola per ripristinare un contesto più equilibrato delle efficienze produttive e delle condizioni di lavoro nei vari stati dell’eurozona.
Perché esisteva il veto proprio di Germania e Francia su qualsiasi proposta di modifica dei trattati europei, che potesse rendere minimamente più credibile e omogenea l’impalcatura fragile dell’unificazione monetaria, che senza una precedente unificazione delle politiche economiche e fiscali dell’intera eurozona sarebbe stato sempre un processo incompleto e difettoso. Ai tedeschi e francesi andava bene così e fosse stato per loro il gioco poteva andare avanti all’infinito.



Ma un’altra stupidaggine che viene spesso ripetuta da politici ed economisti di regime (ribadiamo sia di destra che di sinistra che di centro, per par conditio) è che la Germania ha potuto creare questi enormi surplus delle esportazioni perché è riuscita a penetrare nei mercati dei paesi emergenti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e in Cina in particolare.
Ma se esaminiamo la tabella sotto vediamo che la situazione è ben diversa da ciò che ci raccontano: dal 1999 al 2007 il maggiore incremento delle esportazioni di beni è avvenuto verso i paesi europei (66%, di cui il 32% solo nei paesi PIIGS), mentre il saldo fra esportazioni e importazioni nei paesi BRICS è diminuito del -2% (di cui il -8% per la Cina, che esporta in Germania più di quello che importa). 



Nel grafico sotto vediamo ancora meglio e in modo immediato come la crescita dei saldi commerciali netti (esportazioni meno importazioni di beni) della Germania sia sempre stata superiore nei paesi dell’eurozona rispetto a tutti gli altri paesi del mondo (BRICS, Unione Europea non euro, Stati Uniti e altro). Ciò significa evidentemente che i saldi commerciali tedeschi verso i paesi dell’eurozona negli ultimi 10 anni sono stati sempre maggiori del 50% rispetto al totale.



Nello specifico, il confronto bilaterale fra i bilanci commerciali di Germania e Cina vede sempre i tedeschi in deficit rispetto ai cinesi, perché se è vero che i volumi di esportazioni sono aumentati nel tempo, è anche vero che le importazioni dalla Cina hanno avuto un tasso di crescita maggiore: come ripete spesso il professore Bagnai, in una verifica seria i flussi della bilancia dei pagamenti vanno visti sempre esaminando i dati nel complesso e non prendendo soltanto un valore di flusso come riferimento (ovvero dire che le esportazioni tedesche verso la Cina sono cresciute non significa niente, se non guardiamo pure nello stesso periodo cosa è accaduto alle importazioni di prodotti cinesi in Germania, perchè è dal saldo finanziario fra entrate e uscite monetarie che si può capire la reale efficacia e convenienza di una certa scelta commerciale o strategia economica).



Se entriamo ancora di più nel dettaglio (vedi tabella sotto), notiamo che anno dopo anno il saldo commerciale della Germania verso i paesi dell’area euro è stato superiore rispetto al resto del mondo (non euro area), per un semplice motivo: la Germania esportava molto nei paesi PIIGS ma importava poco i loro prodotti (per la già citata forbice dei prezzi, che rendeva poco appetibili e molto costosi per i consumatori tedeschi i prodotti di paesi in cui l’inflazione era considerevolmente più alta).
Se esaminiamo soltanto la colonna delle esportazioni, vedremo che verso il resto del mondo le esportazioni tedesche sono state sempre maggiori in valori assoluti rispetto alle esportazioni nell’eurozona, ma se verifichiamo la colonna delle importazioni vedremo nei dati quello che sappiamo già nei fatti: la Germania importava dal resto del mondo molto di più in proporzione di quello che importava dai paesi dell’eurozona, quindi la parte maggiore del suo surplus commerciale si formava sempre a danno degli altri stati dell’area euro.



A questo punto risulta abbastanza chiaro il motivo per cui la Germania non è mai stato la locomotiva dell’eurozona, ma si è sempre configurata come un pesante rimorchio per tutti i paesi PIIGS, dato che è riuscita ad espandere la sua economia soprattutto grazie ai surplus accumulati in Europa, mentre nel resto del mondo i suoi dati di performance sono stati molto modesti.

A differenza invece della Cina, che è una vera locomotiva per la sua area perché risulta quasi sempre in deficit commerciale con i paesi limitrofi e accumula i suoi enormi surplus con il resto del mondo, facendo da volano per un intero continente: quindi paragonare la Germania alla Cina è fuorviante e sbagliato, perchè la Cina consente lo sviluppo delle economie dei paesi confinanti e non li soffoca o li indebita come ha fatto la Germania in tutti questi anni con i paesi della periferia europea.

Dopo questa analisi, unita alla descrizione del meccanismo di funzionamento del sistema di regolamento dei pagamenti TARGET2, diventa ancora più evidente il modo in cui la Germania è riuscita ad imporre il suo disegno e a perseguire i suoi interessi a danno di tutti gli altri presunti alleati europei: vantaggio competitivo sleale sui prezzi e i salari, banca centrale BCE compiacente, istituzioni europee assenti, subdolo incoraggiamento ad utilizzare lo strumento del debito illimitato per acquistare prodotti tedeschi.

E ora che questo sistema perverso è andato in frantumi, la Germania reclama l’austerità e il rigore nella gestione dei bilanci pubblici (vedi assurda imposizione dell’accordo intergovernativo Fiscal Compact) come unica via di uscita dal disastro, deviando l’attenzione dal vero nocciolo duro della questione europea che come invece abbiamo già visto è lo squilibrio e lo sbilanciamento macroeconomico. 
Ma come? Verrebbe da chiedersi, prima i tedeschi consentono a italiani, portoghesi, irlandesi, spagnoli e greci di indebitarsi, invitandoli palesemente a sfruttare la convenienza del regime dei bassi interessi che regnava nell’area dell’eurozona, e ora chiedono a quegli stessi popoli di svenarsi per ripagare un debito che è stato contratto in modo illecito e truffaldino? Questo sarebbe un atteggiamento corretto e solidale da parte di un paese alleato?
Questa sarebbe l’Europa della libertà e della democrazia che qualcuno ha cercato di venderci?

In conclusione, è utile ricordare come promemoria per comprendere ancora meglio come funziona il meccanismo contorto dell’economia europea, cioè che è accaduto lo scorso anno durante gli accordi di salvataggio della Grecia: la Germania e la Francia hanno imposto alla Grecia di acquistare armamenti tedeschi e francesi per centinaia di milioni di euro nonostante i greci siano costretti – sempre dagli stessi – a imporre feroci tagli di spesa su salari, pensioni, sanità.
Berlino e Parigi hanno preteso l’acquisto di armamenti (carri armati, sottomarini, cannoni) come condizione per approvare il primo piano di salvataggio della Grecia da 110 miliardi di euro.
Il governo greco ha provato a negoziare ma alla fine, nel 2011, ha dovuto tirare fuori 1,3 miliardi di euro per due sommergibili tedeschi (inizialmente erano addirittura 4), 403 milioni di euro per i carri armati Leopard, mentre la Francia ha imposto l’acquisto di 6 fregate, 15 elicotteri e motovedette francesi per una spesa di 4,4 miliardi di euro.
Questa insomma sarebbe l’Europa della collaborazione, della cooperazione e della fraterna amicizia fra paesi alleati.
Con il suo incredibile rapporto fra spese militari e PIL nazionale del 7%, la Grecia si piazza al 5° posto nel mondo fra i paesi più guerrafondai che investono maggiori fondi pubblici per l’acquisto di armamenti militari: ma come mai? Contro chi dovrà muovere guerra la Grecia con tutti questi armamenti?
Quali nemici al confine costituiscono una minaccia così incombente per Atene? Vuoi vedere che alla fine i greci insorgeranno contro i loro stessi dittatori europei che sono arroccati a Berlino, Bruxelles, Francoforte? Chissà. Per adesso non ci rimane che inviare un caloroso invito a resistere e a combattere ai fratelli greci, consapevoli che fra poco arriverà anche il turno degli italiani di scegliere se lasciarsi spolpare vivi sulla gogna degli aguzzini o scendere nell’arena della resistenza comune europea. La guerra è appena iniziata e il nemico purtroppo non fa prigionieri.

Intero articolo :in: tempesta-perfetta.blogspot.it/2012/02/la-germania-non-e-mai-stata-la.html