martedì 28 agosto 2012

LO SCANDALO LIBOR

Questo post cerca di spiegare l'ennesima gigantesca truffa che recentemente ha tenuto banco in Gran Bretagna e sui giornali di tutto il mondo.Come vedrete,non si tratta di cosa da poco,come molta nostra stampa ha cercato di minimizzare,ma é uno scandalo di sistema e non solo di una banca o un gruppo di banche.L'argomento non é dei più semplici,ma speriamo che risulti il più chiaro possibile.



IL CUORE OSCURO DELLO SCANDALO LIBOR
dI Mark Vorphal


Per molti lo scandalo del sistema di determinazione del tasso di scambio interbancario (London Inter-Bank Offer Rate – Libor) può sembrare qualcosa di alieno, troppo complicato da capire, ma le sue conseguenze potenziali potrebbero essere devastanti quanto una guerra mondiale.

Il Libor viene utilizzato per regolare transazioni per 800.000 miliardi di dollari in strumenti finanziari. Stabilisce quanto debbano pagare corporation e cittadini per un prestito e quanto interesse ricevono sui loro conti.
Dato che la truffa riguarda 10.000 miliardi di prestiti al consumo, lo scandalo Libor probabilmente farà sembrare bazzecole tutti i precedenti scandali finanziari che hanno contribuito alla Grande Recessione.

E solleva anche il velo che copriva i meccanismi alla base dell'economia mondiale, le sue priorità antisociali, la sua volontà di giocare d'azzardo col futuro di miliardi di persone, e la complicità del governo in queste operazioni. Lo scandalo Libor ci svela che la “mano invisibile” di cui parlava Adam Smith per spiegare come l'economia capitalistica si auto-regola si è trasformata nella mano esperta di un truffatore.

Il Libor e i suoi problemi

Il Libor stabilisce quotidianamente i tassi di interesse che le banche si applicano l'una con l'altra nei prestiti tra di loro. Sedici (oggi diciotto) grandi banche propongono le loro stime su quanto gli costerebbe anticipare il credito. I quattro calcoli più bassi e i quattro più alti vengono scartati, e il tasso di interesse viene stabilito facendo la media delle stime superstiti.

Il metodo usato dalle banche per determinare le cifre da sottoporre al Libor è piuttosto arbitrario, ma nonostante questo si presume che non si avvantaggino del meccanismo per truccarlo. Si tratta di un bell'atto di fede, dato che se le banche trovassero un modo di aggirare le regole i profitti sarebbero nell'ordine dei miliardi. Contro ogni saggezza popolare, con il Libor ci si aspetta che ci sia onore tra i ladri.

Estremamente ingenuo, non c'è dubbio. Si è scoperto di recente che le banche si accordavano tra loro per presentare al Libor tassi di interesse più bassi dei loro reali costi creditizi, nascondendo in tal modo la loro situazione incerta.
Conseguenza ancora più grave, si sa ormai che le banche truccavano il Libor fin dal 2005, per ottenere il massimo profitto dalle loro scommesse sui derivati, e che gli organi di controllo ne erano consapevoli. Finora la Barclays Bank (con sede a Londra) è stata multata di 455 milioni di dollari dalla U.S. Commodity Futures Trading Commission (CFTC), dal Dipartimento di Giustizia statunitense e dalla britannica Finacial Service Authority.
Probabilmente si tratta solo di una piccola parte del denaro ottenuto con la frode. Il direttore esecutivo della banca, Bob Diamond, è stato costretto alle dimissioni, di certo con una bella liquidazione, anche se ha dovuto rinunciare a una parte di essa dietro suggerimento del consiglio di amministrazione della banca stessa. La Barclays Bank è solo la punta dell'iceberg. In svariati paesi 20 grandi banche sono sotto inchiesta, compresi pezzi da novanta come Citigroup, Deutsche Bank, HSBC, JPMorgan Chase, RSB e UBS.
L'attuale Segretario del Tesoro Timothy Geithner (ex presidente della Federal Reserve di New York) e Ben Bernanke (presidente del Comitato dei Governatori della Federal Reserve) hanno dovuto giustificare il comportamento della Fed al momento in cui, nel 2008, ci rese conto della frode. Per quanto Geithner abbia detto di aver espresso “aggressivamente” le sue preoccupazioni, lo scandalo in atto non è venuto alla luce se non quattro anni dopo.

Perché i controllori non hanno controllato

La contraddizione si spiega con il fatto che la frode commessa dalle banche produceva risultati che erano in linea con la politica della Fed, per quanto ci fosse preoccupazione per il modo disinvolto con cui erano ottenuti.
In The Meaning of Libor-gate,Paul Craig Roberts spiega:

È la prospettiva di tassi di interesse sempre decrescenti che spinge gli investitori ad acquisire titoli che praticamente non rendono. I titoli acquistati rimediano al tasso di interessi negativo per messo dell'aumento del prezzo di quegli stessi titoli nel successivo abbassamento dei tassi. Quando la Federal Reserve e le banche spingono in giù il tasso di interesse, i titoli acquisiti aumentano di valore, e i loro acquirenti ottengono un aumento di capitale.
Dato che la Federal Reserve e la Banca d'Inghilterra già fissano per conto loro tassi al minimo storico per mascherare l'insolvenza dei loro rispettivi sistemi bancari, ovviamente non hanno nulla da obbiettare se anche le banche contribuiscono al successo di questa politica tramite il Libor e la vendita di massicce quantità di swap sui tassi di interesse [1], un sistema per ridurre i tassi di interesse e spingerli verso il basso, o comunque per impedir loro di crescere.
Più basso è il Libor, più alta è la valutazione dei titoli di debito a tasso variabile, come i CDO [2], e quindi i bilanci delle banche sembrano più solidi.
Significa forse che i sistemi finanziari statunitense e britannico stanno in piedi grazie a una frode che colpisce gli acquirenti di IRS, tra i quali ci sono comunità locali consigliate da venditori di IRS e semplici risparmiatori?
La risposta è sì, ma lo scandalo Libor è solo una piccola parte dello scandalo della manipolazione dei tassi di interesse. La stessa Federal Reserve li ha truccati. Come sarebbe possibile altrimenti che l'emissione abbondante di debito sia gravata da interessi negativi?”

Più avanti nell'articolo Roberts sottolinea sinteticamente:

“Immaginate che la Federal Reserve debba presentarsi davanti al Congresso o al Dipartimento di Giustizia per spiegare come mai non abbia resa nota la frode perpetrata dalle banche private, una frode che coadiuvava la manipolazione dei tassi di interesse praticata dalla stessa Fed (così come accadeva nel Regno Unito).
La Federal Reserve risponderebbe: 'Volete forse che lasciamo decollare i tassi di interesse? Siete pronti a tirar fuori i soldi per salvare i depositi assicurati dal governo presso la JPMorgan Chase, la Bank of America, la Citibank, la Wells Fargo, eccetera? Siete preparati al crollo dei prezzi dei buoni del tesoro, con la conseguente distruzione dei fondi di investimento e delle rimanenze della ricchezza degli USA, siete pronti ad alzare i tassi di interesse, rendendo così impossibile il pagamento degli interessi sul debito federale necessario per sostenere l'enorme debito pubblico, e dare il colpo di grazia a ciò che resta del mercato immobiliare? Siete pronti, voi che avete deregolamentato il sistema finanziario, a prendevi la responsabilità di questa apocalisse economica?' 
Naturalmente i politici diranno NO, e la frode andrà avanti. Il pericolo pubblico di un collasso economico è di gran lunga maggiore della perdita di interessi derivata dall'abbassamento artificioso del tasso di interesse, praticato proprio per prevenire quel collasso. La Federal Reserve direbbe di stare facendo del suo meglio per creare profitti a favore delle banche fino a quando sarà possibile disinnescare la truffa e tornare alla normalità. Il Congresso non vedrebbe altra alternativa.”

In parole povere, si è permesso alla Federal Reserve e ad altri organi politici di agire come gregari negli intrighi delle banche – è la coda che agita il cane.

Le dimensioni del problema

Il livello di azzardo che è stato irresponsabilmente tollerato dai barattieri di Wall Street è quasi al di là del concepibile. Per fare un esempio, si stima che il PIL mondiale oscilli tra i 50 e i 60.000 miliardi di dollari. Sono bruscolini rispetto all'esposizione dei mercati finanziari mondiali riguardo strumenti speculativi come i derivati.
Paul Wilmott ha stimato che il totale dei derivati trattati nei mercati ammonti a 1,2 milioni di miliardi.
Sono 20 volte l'intero ammontare della valuta circolante nell'economia globale. Come detto più sopra, la quantità di strumenti finanziari legati al Libor ammonta da sola a 800.000 miliardi.
A dispetto della opaca complessità e dei modelli matematici utilizzati per giustificare queste cifre abnormi, la questione essenziale è che esse, inevitabilmente, restano legate all'economia reale di produzione e consumo. Più si allontanano da terra e puntano alla stratosfera, più grande sarà il botto quando piomberanno giù, con catastrofiche conseguenze per la gente che lavora.
Lo scandalo Libor, insieme al gioco d'azzardo finanziario autorizzato dal governo, contribuisce a creare crisi economiche sempre peggiori.

Nessuno viene chiamato a rendere conto di questa foia pazzesca per il profitto a breve termine, anche se illusorio, di cui fa le spese il benessere economico a lungo termine.
I responsabili ricevono riparo dalla devastazione che seminano grazie alla prodiga formula del “troppo grande per fallire” e i soldi dei contribuenti.
Niente di cui sorprendersi, visto che questi truffatori possiedono sia il partito Democratico sia quello Repubblicano.
Non c'è migliore prova di questa: dopo essere state salvati, i bankster [4] proseguono con la loro orgia speculativa e i loro scandali, mentre i lavoratori continuano a subire gli effetti della Grande Depressione.
Se i partiti statunitensi fossero anche solo in minima parte indipendenti dall'élite finanziaria, avrebbero fatto mettere in galera i responsabili della crisi economica, confiscato i loro patrimoni, alzato di netto le tasse sui ricchi, e utilizzato queste nuove entrate per creare occupazione, un'istruzione pienamente pubblica, assistenza sanitaria per tutti, e la ricostruzione delle nostre infrastrutture in sfacelo.

In aggiunta ad aver sottratto ai lavoratori le risorse per questi bisogni fondamentali, coloro che stanno dietro lo scandalo Libor hanno utilizzato i tassi di interesse truccati per derubare comunità locali e regionali già a corto di soldi. Mentre ci sono molti esempi al riguardo in Wall Street's Biggest Heist Yet? How the High Wizards of Finance Gutted Our Schools and Citiesdi Pam Marten, uno solo è sufficiente a far comprendere come hanno fatto:

“Secondo il rapporto del revisore contabile della città di Oakland (California) del 30 giugno 2011, la città si accordò per uno swap con la Goldman Sachs Mitsui Marine Derivatives Products, utilizzando 187,5 milioni in bond municipali per la Oakland Joint Powers Financing Authority. Secondo i termini dello swap, la città avrebbe pagato la Goldman a un tasso fisso del 5,6775% fino al 2021 e incassato in base a un tasso variabile basato sull'indice della Bond Market Association (il vecchio nome dell'indice SIFMA). Nel 2003 il tasso variabile non è stato più collegato alla Bond Market Association, ma è stato fissato al 65% del tasso mensile Libor.
La città sta ancora pagando il pesante tasso fisso, mentre incassa a un tasso minuscolo di meno dell'uno per cento
Secondo funzionari locali, la città ha finora dato alla Goldman all'incirca 32 milioni in più di quanto abbia ricevuto, e potrebbe star fuori di altri 20 milioni se mantenesse lo swap fino al 2021. L'associazione Oakland Coalition to Stop Goldman Sachs è riuscita a ottenere che il 3 luglio il consiglio comunale votasse per la cessazione di ogni rapporto d'affari con la Goldman Sachs se quest'ultima non avesse consentito l'estinzione dello swap senza alcuna penale. L'associazione ha dichiarato il risultato 'una grande vittoria sia per la città di Oakland sia per tutti quelli che nel mondo vivono sotto l'oppressione degli Interest Rate Swap.'”

Grazie alle pressioni dal basso, Oakland ha avuto abbastanza fortuna da evitare di pagare i costi di chiusura di quei fraudolenti IRS. Ma non è così che va di solito. Secondo il rapporto del marzo 2010 della Service Employees International-Union (SEIU), dal 2006 al 2008 le banche hanno ricevuto 28 miliardi di dollari in penali di rescissione così da permettere a stati e governi locali di revocare accordi del genere. Chiaramente l'obbligo di pagare simili penali per sottrarsi a IRS irregolari dovrebbe essere nullo a livello federale.

La strada da percorrere

Oltre a questo, in reazione allo scandalo Libor molti hanno invocato la reintroduzione del Glass-Steagall Act [5], abolito sotto la presidenza Clinton. Questa legge aveva evitato in passato alcuni dei peggiori eccessi di oggi.
In ogni caso, l'attività truffaldina ha raggiunto oggi una proporzione talmente mostruosa che una misura del genere sembra del tutto inadeguata. Le rovine del sistema di regolazione bancaria non possono essere riparate affidandosi da attori politici dalla prospettiva distorta [6] e che ci guadagnano con le deregolamentazioni. Per cominciare, ogni movimento riformatore che si attui come esercizio di lobbying è una completa perdita di tempo.

Occorrerebbe un movimento indipendente di massa che eserciti la pressione necessaria per l'eliminazione di questo tipo di frode finanziaria. Quando le strade vengono regolarmente affollate da milioni di persone unite nella protesta, accompagnate da iniziative di sciopero che aiutino la gran maggioranza dei lavoratori, allora gli ostacoli alla riforma si disintegrano.

Lo scandalo Libor evidenzia la necessità di un cambiamento fondamentale nel sistema bancario. Anche se ci sarà qualche multa e qualche aggiustamento, questo non sarà nemmeno l'inizio dell'eliminazione del marciume. Il problema è che gli interessi dei proprietari di banche sono agli esatti antipodi degli interessi dei lavoratori e della società in generale. I loro profitti sono le nostre perdite.
Non si può controllare un sistema che non si possiede. Le banche devono diventare di proprietà pubblica e i loro attuali possessori privati messi alla porta.
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Mark Vorpah è rappresentante sindacale e attivista per la giustizia sociale, scrive per Worekers' Action – www.workercompass.org – Per contattarlo: Portland@workerscompass.org

Fonte: www.counterpunch.org -  Link: http://www.counterpunch.org/2012/08/07/the-dark-heart-of-the-libor-scandal/ 7.08.2012

Traduzione per www.comedonchisciotte.org ,
a cura di Domenico D'Amico

anche : http://unprogrammaperlitalia.blogspot.it/2012/08/il-cuore-oscuro-dello-scandalo-libor.html
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NOTE del TRADUTTORE

[1] Interest Rate Swap: “Swap d'interessi, dove due controparti, che hanno preso a prestito lo stesso importo per la medesima scadenza, si mettono d'accordo, con l'intermediazione di una banca o di una società specializzata, per scambiarsi reciprocamente l'onere degli interessi. Generalmente una controparte paga un tasso fisso, mentre l'altra paga un variabile.” [Schroders]
“Ad esempio, una società in difficoltà economiche, la quale a causa del suo basso rating di credito si trovi nell’impossibilità di ottenere finanziamenti a lungo termine, può utilizzare tale strumento. In questo modo la società potrà trasformare il suo debito a tasso variabile (e a breve termine) in un debito a tasso fisso e a medio/lungo termine. L’esigenza della società, in questo caso, è evidentemente quella di coprirsi (“hedging”) dal rischio di perdite, mentre la controparte si assume il rischio che il tasso variabile diventi più basso del tasso fisso.”] [Centro Tocqueville-Acton “(...) i banchieri hanno ingannato governi e istituzioni di tutto il mondo occidentale puntando migliaia di miliardi di dollari (e/o euro) nella scommessa che i tassi di interesse stavano per schizzare alle stelle per poi crollare ai livelli più bassi della storia. Questa truffa è conosciuta come “interest rate swap” [Informare per Resistere]

[2] CDO: “Cosa sono i CDO - Questa sigla indica i "collateralized debt obligations". Si tratta di prestiti obbligazionari creati, usando la tecnica della cartolarizzazione, impacchettando una serie di bond o di derivati. I Cdo sono emessi in varie tranche (con rating e rischiosità a scalare) da speciali società-veicolo: il loro rimborso e le loro cedole sono garantite dal portafoglio sottostante di obbligazioni o di prestiti o di derivati. I Cdo possono avere strutture molto complesse, che creano anche un effetto leva. Alcuni Cdo sono "gestiti": l'emittente ha la facoltà di sostituire i titoli sottostanti posti in garanzia.
  I rischi dei CDO - L'investimento in Cdo comporta vari rischi (e ovviamente pari rendimenti). C'è il rischio che il portafoglio sottostante posto in garanzia vada in default, almeno in parte. C'è poi un rischio di "concentrazione": se i titoli sottostanti sono concentrati in settori simili o nello stesso settore. E c'è un rischio di "struttura": un investitore può infatti acquistare la tranche migliore (con il rating più elevato) o quella peggiore. La tranche più rischiosa in un'emissione di Cdo è quella definita equity: quella che va ad assorbire le prime perdite del portafoglio sottostante.” [ilSole24Ore]

[4] Bankster: neologismo (probabilmente creato dal pensatore libertarian Murray N. Rothbard) derivato dall'unione di “banker” (banchiere) e “gangster”.

[5] Una legge del 1933 (a ridosso della Depressione): “Il Glass-Steagall Act proibiva alle banche commerciali, o a società da esse controllate, di sottoscrivere, detenere, vendere o comprare titoli emessi da imprese private.”

[6] “political players who are holding the hammers”. Letteralmente “che impugnano, sono dotati di martello”. È un modo di dire che, completo, suona così: “A chi ha un martello, tutto sembra un chiodo”. Attribuita a Mark Twain (probabilmente a torto), il motto è più chiaro nella sua prima formulazione pubblica , attribuita ad Abraham Kaplan, filosofo statunitense: “Dai a un bambino un martello, e lui si accorgerà che tutto quello che incontra ha bisogno di un po' di martellate”. Quando l'utensile diventa ideologico, ci si trova davanti all'incapacità di concepire azioni che vadano al di fuori di un dogma o un paradigma considerato ineludibile. Nel caso specifico, il “martello” è la deregulation.

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Ci rendiamo conto che non é sempre facile capire la complessità di questi "derivati" a altri sofisticati strumenti finanziari,così pure come la complessità dei meccanismi che li regolano (o li sregolano).
Quello che invece appare chiarissimo, é che si tratta di una montagna di carta straccia,un trucco,una truffa inventata da questi banksters per arricchirsi alle spalle di interi popoli,in spregio a qualsiasi norma e con la collusione di chi dovrebbe controllare questa attività delinquenziale.
Montagna di carta straccia con nessun collegamento con l'economia reale,ma che purtroppo viene fortemente penalizzata,a volte messa in ginocchio,da queste operazioni finanziarie.
Se volete,questo post può essere anche letto come un  risultato della famosa abolizione dello Steagall Class Act del post precedente,anche se al punto in cui siamo,a buoi scappati dalla stalla,una sua pur comunque utile reintroduzione non potrebbe certo sanare i danni già fatti ed in atto,come peraltro nota l'estensore dell'articolo.
Forse, se non fosse stato abolito questo Atto e le autorità preposte lo avessero fatto rispettare ,ci saremmo risparmiati molti dei guai che ora ci affliggono.

LIBOR,un altro capitolo delinquenziale della deregulation neoliberista che da ormai troppi anni sta ammorbando il mondo e distruggendo popoli.

venerdì 24 agosto 2012

THE GLASS-STEAGALL ACT

(per meglio capire) 



Quanti conoscono il Glass-Steagall Act, cancellato con una firma di Bill Clinton nel 1999? 

Il Glass Steagall Act che fu introdotto dal Presidente Roosvelt, ha protetto gli Stati Uniti, e di conseguenza anche gli altri paesi del mondo, dal 1933 al 1999 dalle bolle speculative.

L'atto regolamentava la separazione tra le banche di carattere commerciale, ovvero quelle che investivano nell'economia reale, e che andavano protette dagli Stati, da quelle di carattere finanziario speculativo, che in caso di default venivano abbandonate a se stesse.

Perchè Bill Clinton ha sottoscritto la scellerata abolizione del Glass Steagall Act?
La campagna elettorale di Bill Clinton fu sostenuta dalla lobby finanza speculativa internazionale.
I membri della lobby erano contemporaneamente proprietari di azioni di banche di carattere commerciale. Ovviamente le lobby dopo l'elezione a Presidente hanno presentato il conto a Bill Clinton.

L'investimento di una banca di carattere commerciale in un progetto di economia reale, es. il finanziamento di un'attività imprenditoriale, porta a dei risultati di guadagno con tempi di medio-lungo termine. Viceversa, l'attività speculativa sui mercati ha una resa immediata, continuamente ripetibile, con la possibilità di aumentare sempre più i profitti derivanti dalla speculazione.
Quindi perché investire in un progetto di economia reale, quando é possibile in una sola giornata guadagnare una somma ben superiore?
Con l'annullamento del Glass Steagal Act é venuta meno la separazione tra investimento reale e azione speculativa. 

Se ben ricordate, nel nostro paese esistevano numerosi istituti di credito, anche di piccole dimensioni. La gestione era prettamente territoriale. Il Direttore di Agenzia aveva facoltà di concedere prestiti, finanziamenti, scoperti di conto, ecc.
Dal 1999, subito dopo la cancellazione del Glass Stegal Act, sono iniziati "gli accorpamenti" di tutti gli istituti di credito, ovvero banche di una certa dimensione ne hanno inglobate di più piccole, e la gestione da territoriale, si é trasformata in globalizzata. I Direttori di Agenzia sono stati spogliati del potere di concedere crediti, potere che é stato accentrato.
In questo modo tutti i risparmi degli italiani sono confluiti in un unica cassa. La banca a causa della forte richiesta di capitali da investire in borsa, rimane con i caveau vuoti e non ha più soldi da investire nell'economia reale, quindi non concede più crediti a famiglie e imprese.

L'organo legislativo dello Stato, il Parlamento, è stato incapace non solo di opporsi, ma anche di dare una regolamentazione nazionale che potesse in qualche modo obbligare le banche a continuare ad investire perlomeno una parte dei capitali nell'economia reale.
Sono stati revocati crediti e non ne sono stati concessi di nuovi.
Ciò ha provocato un collasso delle imprese, un aumento delle procedure concorsuali (liquidazioni, fallimenti), e conseguenti tagli di occupazione.Il collasso ha aggredito di conseguenza le famiglie che private di reddito, in alcuni casi dell'unico reddito, non hanno più potuto far fronte al pagamento dei propri debiti, quali ad esempio il mutuo per la casa, o il pagamento di tributi, subendo di conseguenza pignoramenti da parte di banche e Stato.
A tutti questi danni si é aggiunta la beffa: i provvedimenti normativi di salvaguardia degli istituti di credito.
Gli italiani finanziano le banche attraverso i loro depositi, e quando queste compiono azzardi speculativi e subiscono perdite, sono costretti a ripagare i debiti di quest'ultime al fine di evitare il loro il fallimento.
Ci viene detto che il sistema bancario è irrinunciabile e va difeso, ma a difendere gli italiani chi pensa?

Il sistema speculativo galleggia su una bolla che “vale” 1.000.000 di miliardi di dollari (ca. 15-20 volte il PIL mondiale), niente e nessuno potrà ripagare anche solo la decima parte di questa marea speculativa, inutile tentare di salvare banche e mercati, non esiste al mondo tutta la ricchezza necessaria.
Si può e si deve fare a meno di mercati e speculatori, o meglio regolamentare il sistema creditizio che in ogni caso deve essere basato su una netta separazione delle attività bancarie, il Glass-Steagall Act.

Lorella Presotto
Massimo Lodi Rizzini 

(da:  http://quiliberaitalia.blogspot.it/2012/07/glass-steagall-act-di-l-presotto-e-m.html)

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LA STORIA


"Proprio come accaduto in Europa dal 1992 in poi, negli USA del dopo McKinley (il presidente assassinato perché intenzionato a portare avanti progetti di sviluppo infrastrutturale: ferrovie, strade, centrali elettriche, dighe, canalizzazioni ecc.), ci furono 3 decenni di politiche ecologiste-liberiste iniziate da Theodore Roosevelt (Teddy Bear) e portate avanti da tutti i presidenti succedutesi, compresa la nascita (incostituzionale) del sistema delle Federal Reserve banks. Ovviamente la distruzione del concetto di Stato Sovrano proseguì con le solite politiche di privatizzazione, deregolamentazione e liberalizzazione; gran parte del bene pubblico (infrastrutture) venne svenduto ai privati (Rockefeller, Mellon, Astor, Vanderbildt, Morgan, Bush, tanto per citarne alcuni) e questi utilizzarono questi beni fisici come sottostante per montare bolle speculative finanziarie.
Ovviamente presero il controllo delle infrastrutture per fare cassa (soldi veri) e senza avere alcuna intenzione di espanderle attraverso investimenti e innovazioni tecnologiche. Le infrastrutture richiedono infatti ingenti finanziamenti iniziali e non rendono utili nel breve periodo, ecco perché in una sana economia le infrastrutture devono tutte rimanere sotto il controllo statale, perché sono un servizio, sono la civiltà, e non si possono fare utili diretti sulle infrastrutture. Pertanto grandi zone degli USA piombarono o rimasero nella povertà per mancanza di sviluppo (e manutenzione) infrastrutturale.
Solo nei grandi centri abitati ci fu una espansione, ma solo perché il gran numero di utenti poteva garantire, come dicevo prima, il flusso monetario che faceva gola alla speculazione dei privati.
Questa panoramica serve per capire come mai ci fu la creazione della bolla speculativa che scoppiò nel 1929, perché allora come oggi l’economia reale venne dimenticata. 

Lo Stato non finanziò più le grandi opere e questo demolì la capacità industriale, i privati montarono una serie di bolle speculative una dietro l’altra, la follia borsistica si diffuse nella grande massa (il parco buoi) ma tutto quello che si produsse fu un mare di carta senza più alcun contatto con la realtà fisica.

Inoltre, proprio come oggigiorno, le banche commerciali, quelle che hanno sportelli e che dovrebbero occuparsi di depositi e prestiti, furono fagocitate dalla banche d’affari (speculazione pura) e siccome i depositi dei clienti vennero usati per attività speculative, il credito venne a mancare, niente più soldi per l’imprenditoria quindi, perché concedere prestiti e mutui a basso tasso di interesse e per un lungo periodo e non fare soldi in pochi giorni scommettendo in borsa? Era questo infatti il pensiero dominante, proprio come oggi!
Però l’economia di carta non può reggere all’infinito e prima o poi le bolle scoppiano lasciando in malora il famoso parco buoi, ma non solo, anni e anni di abbandono dell’economia reale fa si che tutte le attività produttive vengano spazzate via e quelle poche che rimangono non sono in grado di mantenere un livello di civiltà accettabile: niente soldi per la sanità, per la giustizia, per la sicurezza, per l’istruzione, per le infrastrutture essenziali come strade, ferrovie, centrali elettriche, ponti eccetera. Il mondo civile crolla improvvisamente e decine di milioni di poveri piombano in una condizione di miseria medioevale.

Quando FD Roosevelt vinse le elezioni presidenziali, si trovò di fronte l’apocalisse, una nazione in rovina, milioni di poveri, disoccupati, senza prospettive. Per fortuna durante il periodo iniziale della sua malattia, ebbe l’occasione di leggere la corrispondenza tra un suo avo ed Alexander Hamilton, il primo segretario al Tesoro degli USA, l’ideatore, assieme a Benjamin Franklin, del Sistema Americano di Economia Politica (sistema creditizio) che si oppone al sistema britannico usuraio e speculativo (sistema monetarista in uso anche oggi);
Con quella impostazione, non appena entrò alla Casa Bianca, istituì una commissione di inchiesta sulle attività speculative (Commissione Pecora) e trascinò alla sbarra gli speculatori che subirono le giuste condanne. 
Fece inoltre predisporre una legge per la separazione bancaria, il Glass Steagall Act, le banche commerciali (depositi e prestiti) potevano godere della protezione statale in caso di necessità, ma dovevano venire rigidamente regolamentate; mentre le banche d’affari (speculative) in caso di problemi sarebbero lasciate fallire senza alcun aiuto pubblico, visto che la loro attività non riveste nessun interesse per il bene comune.
Riordinato il sistema bancario, poté ordinare credito pubblico per le grandi opere infrastrutturali (ad es. la Tennessee Valley Authority). In questo modo il New Deal trasformò gli USA devastati da decenni di speculazione liberista in una sana e forte economia agroindustriale, così potente che riuscì a fornire, 10 anni più tardi, materiale bellico, logistico, alimentare, farmaceutico ed industriale a tutti gli alleati, rendendo così possibile la vittoria contro il nazifascismo.
Mi auguro che questa esposizione sia utile per chiarire il perché della Glass-Steagall di allora e perché sia fondamentale ripristinarla anche oggigiorno.

(Massimo Lodi Rizzini)

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Inutile sottolineare che l'abolizione del Glass Steagall Act é la causa principale della degenerazione dell'attività bancaria in pura speculazione,che ha portato al demenziale e incontrollato uso di strumenti finanziari che hanno originato la crisi che stiamo vivendo.

C'é da dire che recentemente la questione del ripristino del Glass Steagall Act ha trovato terreno favorevole in Gran Bretagna.
La Rouche ha sottolineato che "un gruppo di persone responsabili in Gran Bretagna é arrivato alla conclusione  che “é necessario un immediato ripristino del Glass-Steagall Act”. 
LaRouche ha aggiunto, : "Questo significa anche che non si può più tollerare che Obama rimanga  in carica”.  
Non solo, ma il gruppo Londinese é giunto alla conclusione che  “il sistema é già saltato” , e che é urgente agire al fine di salvaguardare gli interessi britannici, e dunque rimuovere Obama.
La questione reale che però sta dietro la rimozione di Obama,  è che lui , Geithner e Bernanke sono i maggiori ostacoli per il ripristino  immediato del Glass-Steagall.

leggere intero articolo in: http://quiliberaitalia.blogspot.it/2012/07/glass-steagall-act-parte-seconda-di-l.html

giovedì 23 agosto 2012

EURO,UN FALLIMENTO ANNUNCIATO



Venti anni fa il keynesiano Wynne Godley spiegava perché non poteva funzionare



Se un Governo non ha la propria Banca Centrale sulla quale può creare denaro liberamente, i suoi utilizzatori (spenditori) possono essere finanziati solo attraverso il prestito nel libero mercato in competizione con le Imprese, e questo può risultare eccessivamente caro o addirittura impossibile, particolarmente quando si è in condizione di estrema emergenza; il pericolo, allora, è che le restrizioni di bilancio alle quali i Governi sono singolarmente impegnati faranno conoscere una tendenza disinflazionistica che chiuderà l' Europa in blocco in una depressione senza potere di ripresa".

(Wynne Godley, 1992)


In primo luogo va sottolineato che la creazione di una moneta unica nella Comunità Europea dovrebbe porre fine alla sovranità delle sue nazioni componenti e alla loro autonomia di intervento sulle questioni di maggior interesse. Come l’onorevole Tim Congdon ha sostenuto in modo molto convincente, il potere di emettere la propria moneta, di fare movimentazioni sulla propria banca centrale, è la cosa principale che definisce l’indipendenza nazionale.
Se un paese rinuncia o perde questo potere, acquisisce lo status di un ente locale o colonia.
Le autorità locali e le regioni, ovviamente, non possono svalutare. Ma si perde anche il potere per finanziare il disavanzo attraverso la creazione di denaro, mentre altri metodi di ottenere finanziamenti sono soggetti a regolamentazione centrale. Né si possono modificare i tassi di interesse. Poiché le autorità locali non sono in possesso di nessuno degli strumenti di politica macroeconomica, la loro scelta politica si limita a questioni relativamente minori: un po’ più di istruzione qui, un po’ meno infrastrutture lì.
Penso che quando Jacques Delors pone l’accento sul principio di ‘sussidiarietà’, in realtà ci sta solo dicendo che [gli stati membri dell'Unione europea] saranno autorizzati a prendere decisioni su un maggior numero di questioni relativamente poco importanti di quanto si possa aver precedentemente supposto.
Forse ci lascerà tenere i cetrioli, dopo tutto. Che grande affare!

da: Maastricht and All That

Articolo originale - http://www.lrb.co.uk/v14/n19/wynne-godley/maastricht-and-all-that

mercoledì 22 agosto 2012

PENSIERINO DELLA SERA




"Distruggiamo la bellezza del paesaggio perché gli splendori della natura, liberamente disponibili, non hanno alcun valore economico. 
Saremmo capaci di spegnere il sole e le stelle perché non pagano un dividendo".


(John Maynard Keynes - Collected Writings, 1971-1989, XXI, p. 242))

venerdì 17 agosto 2012

QUELLI CHE "FAREMO LA SPESA IN CARRIOLA"

Dedicato ai vari catastrofisti e terroristi mediatici.Una lucida analisi di un economista che stimiamo e che purtroppo cadrà nel vuoto,nel vuoto dei cervelli dei nostri politici affaccendati in tutt'altro che alle sorti del Paese che sta lentamente affondando.
La nostra salvezza é uscire da questa infernale macchina di sfruttamento messa su da una cricca di usurai.
Purtroppo é una decisione politica ,ma con le mezzefigure che popolano Parlamento,Colle e Governo,non possiamo che cadere in preda ad un pessimismo profondo.
Miracoli a parte.

di Alberto Bagnai 
15 agosto 2012


Come ogni ideologia, anche il luogocomunismo rinsalda il consenso col terrore. Che qualcosa suoni falso, nei grandi proclami ideologici, nel grande sogno europeo, i meno sprovveduti lo intuiscono presto.
 Basta leggere sul Sole 24 Ore le lucide parole di Da Rold: per un paese dell’eurozona, in caso di crisi “non ci sono alternative: o si svaluta la moneta (ma nell’euro non si può più) o si svaluta il salario”.
Impeccabile: come ogni economista sa, e come del resto lo stesso “padre dell’euro”, Mundell, tranquillamente ammetteva, lo scopo del gioco, nelle unioni monetarie, è “disciplinare” i lavoratori, scaricando su di essi e solo su di essi il peso degli shock avversi.
Il meccanismo funziona alla perfezione, se non fosse per un dettaglio: quando la crisi arriva, anche chi non se ne fosse accorto prima intuisce di aver preso una fregatura. Interviene allora, puntuale come un detonatore svizzero, il terrorismo, per convincerlo che nella trappola è meglio restarci.

Il terrorismo più naif echeggia le parole della nuova guida (rinuncio a tradurre) europea, Angela Merkel: “fuori dall’euro c’è la guerra!”
Ma alla guerra, oggi, in Europa, non ci crede più nessuno: tutti pensano che sia ormai una cosa per persone dal colore della pelle diverso dal nostro, una cosa che quindi non ci fa più paura, a casa nostra, di quanta ce ne facciano la malaria o i tifoni.

Il terrorismo si fa allora più subdolo: “fuori dall’euro c’è l’iperinflazione, sarà come a Weimar, andremo a fare la spesa con una carriola di monete, compreremo il giornale con un chilo di lire in tasca”.
Affermazioni confezionate sapientemente, per far breccia nelle menti degli elettori più ingenui (sperando siano i più numerosi). In queste parole lievemente imprecise certo non può esserci buona fede.
Cerchiamo di riportarci almeno un minimo di buon senso:

(1)  Tutti concordano sul fatto che si tornerà alle valute nazionali con un cambio uno a uno: un euro per una “nuova lira” (vedi Sapir, Bootle, ecc.). È la cosa più semplice e razionale da fare per facilitare la transizione e per evitare fregature come quella che ci siamo presa con il passaggio dalla lira all’euro (vedi oltre).

(2) Ci sarà una svalutazione, ovvio: usciamo proprio per non essere stritolati da un cambio troppo forte. Di quanto sarà? Le stime vanno da un 20% (Altomonte) a un 30% (Bootle).

(3) Come si calcola? Andando a vedere quanta competitività abbiamo perso rispetto al nostro principale partner commerciale (la Germania): il cambio nominale si muoverà per compensare questa perdita. Questo dice la teoria della parità dei poteri d’acquisto, che (giusta o sbagliata che sia) è quella cui fanno riferimento gli stessi mercati nel formulare le loro previsioni. È già successo. Fra 1992 e 1993 la svalutazione fu di circa il 20%, perché nei cinque anni precedenti, quelli seguiti all’ultimo riallineamento dello Sme (1987-91), l’inflazione italiana era stata in media di quattro punti più alta di quella tedesca: come da copione, il cambio recuperò con 5×4=20 punti di svalutazione.

(4) Sarà una catastrofe? No. Tanto per capirci, questo è più o meno l’ammontare della svalutazione che subì l’euro nel primo anno di vita (26.7% dal gennaio 1999 all’ottobre 2000). Attenzione: noi l’euro non lo avevamo ancora in tasca, ma già lo usavamo negli scambi internazionali, cioè per comprare i dollari necessari ad acquistare le materie prime (i cui prezzi erano in crescita). Qualcuno ricorda carriole in giro per le strade?

(5) L’inflazione aumenterà di 30 punti, arrivando al 33%! No, appunto. Il coefficiente di trasferimento della svalutazione sull’inflazione è di norma molto inferiore a uno. Nel 2000, nonostante l’euro si fosse svalutato di quasi il 30% dall’anno precedente, l’inflazione aumentò di un solo punto (dall’1.6% al 2.6%). Nel 1993 il tasso di inflazione addirittura diminuì di mezzo punto (dal 5% al 4.5%). E la sapete la cosa più divertente? Perfino il prof. Monti ammise che la svalutazione (di circa il 20%) ci aveva fatto bene!

Insomma: l’idea dell’on. Bersani che il giorno dopo la liberazione andremo a comprare il giornale con 2323 monete da una lira in tasca (al posto di 1,20€) è molto pittoresca. A noi piace ricordarlo così, con la sua eloquenza immaginifica e le sue maniche rimboccate, a ostentare pragmatismo.
Se il governo farà il suo lavoro, ci si andrà con 1.20 nuove lire, che diventeranno 1.30 dopo un anno (contando che l’inflazione aumenti di 6 punti, ad esser pessimisti). Non mi pare una tragedia, rispetto al devastante cambio 1000 lire = 1 euro, che abbiamo subìto per la colpevole inerzia del governo Berlusconi. Proprio questa esperienza recente ci aiuterà a fare più attenzione.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/15/quelli-che-%E2%80%9Cfaremo-spesa-con-carriola%E2%80%9D/326195/

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mercoledì 15 agosto 2012

KEYNESIANA

«Come la maggior parte degli inglesi, sono stato educato nel rispetto del libero scambio, considerato non solo come dottrina economica che nessuna persona razionale ed istruita potrebbe mettere in dubbio, ma come un elemento della morale. Consideravo le offese a questo principio come stupide e scandalose. Pensavo che le inconcusse convinzioni dell’Inghilterra in materia di libero scambio, mantenute da più di un secolo, spiegassero la sua supremazia economica davanti agli uomini e a Dio».

Il dogma liberista: l’aumento degli scambi fra Stati, l’interdipendenza economica degli uni dalle merci degli altri, favorisce la pace mondiale; non si può fare la guerra al tuo fornitore o al tuo cliente.

«Non è evidente che concentrare i propri sforzi nella conquista dei mercati stranieri, introdurre nelle strutture economiche di un Paese le risorse e l’influenza di capitalisti stranieri, e dipendere strettamente dalle politiche degli altri per la propria vita economica, sia una garanzia di pace fra le nazioni; l’esperienza e la previdenza ci spingerebbero anzi ad affermare il contrario».

«Se si potesse evitare la fuga dei capitali, opportune direttive economiche interne sarebbero più facili da attuare. C’è un vero divorzio tra i proprietari del capitale e i gestori delle imprese, quando, a causa della forma giuridica delle aziende, il loro capitale è suddiviso tra una miriade d’individui che comprano azioni oggi, le rivendono domani e non hanno la conoscenza né la responsabilità di ciò che possiedono per poco tempo. Questo è già grave all’interno di un Paese; ma le stesse pratiche estese su scala internazionale diventano intollerabili in periodi di tensione».

«Un calcolo puramente finanziario può mostrare che è vantaggioso per me investire in qualche parte del mondo dove l’efficacia marginale del capitale è massima o dove i tassi d’interesse sono più alti. Ma si vede dall’esperienza che il fatto che il proprietario sia lontano dalla gestione nuoce ai rapporti tra gli uomini; e questo provoca presto o tardi delle tensioni ed inimicizie che finiscono per annullare i calcoli finanziari.Mi sento dunque più vicino a coloro che vogliono diminuire l’interconnessione delle economie nazionali, pià che a quelli che la vogliono aumentare. Le idee, il sapere, lascienza, l’ospitalità, il viaggio devono essere per natura internazionali. Ma produciamo in casa ciò che è razionalmente e praticamente possibile, e soprattutto facciamo che la finanza sia nazionale.
Tuttavia coloro che vogliono svincolare un Paese dai suoi legami è bene lo facciano con prudenza e senza precipitazione; non si tratta di strappare la pianta con le sue radici, ma di abituarla a poco a poco a crescere in una direzione diversa».

«Una più grande indipendenza economica fra le nazioni di quella che abbiamo conosciuto nel 1914 possono servire alla causa della pace. L’internazionalismo economico non è riuscito a scongiurare la guerra».

«Il capitalismo, internazionale e tuttavia individualista, decadente ma dominante dalla fine della guerra, non è un successo. Non è nè intelligente nè bello, nè giusto nè virtuoso, e non mantiene le sue promesse. In breve, non lo amiamo e anzi cominciamo a disprezzarlo».

"Abbandonare tutto all’iniziativa privata è incompatibile con il livello di benessere materiale che l’avanzamento tecnologico ci consentirebbe. Soprattutto, i tassi d’interesse devono calare a un livello nettamente inferiore da quello che fissato dal gioco naturale delle forze operanti secondo le antiche regole» (il mercato).


"L’internazionalismo economico con quel che comporta di libero movimento dei capitali e di libero scambio delle merci, può condannare il mio Paese, per una generazione, ad un livello di prosperità materiale inferiore a quella che potrebbe conseguire in un altro sistema. Penso che una deliberata transizione verso una maggiore autosufficienza nazionale e un più grande isolamento economico ci faciliterebbe il compito, senza un costo eccessivo».

«Il XIX° secolo ha assegnato un posto eccessivo a quelli che si possono chiamare “risultati finanziari”, li ha promossi a criterio unico di valutazione di ogni azione, sia pubblica o privata. Vivere era diventato una sorta di parodia di un incubo di contabile. Invece di usare le risorse materiali e tecniche sempre crescenti, per costruire una città splendida, gli uomini costruivano dei quartieri-dormitorio... perchè secondo i criteri dell’impresa privata, i quartieri-dormitorio sono “redditizi”, mentre una città splendida sarebbe stata una folle prodigalità e, nel linguaggio stupido dei finanzieri, avrebbe “ipotecato l’avvenire” – anche se non si capisce come la costruzione oggi di grandi e magnifici edifici impoverirebbe l’avvenire».

«La regola del calcolo finanziario, autodistruttrice, regge ogni momento della vita. Distruggiamo la bellezza della campagna perchè gli splendori della natura, non appartenendo a nessuno, non hanno alcun valore economico. Saremmo capaci di spegnere il Sole e le stelle perchè non rendono dividendi. "

 «Abbiamo cosiderato che dovevamo assolutamente rovinare i contadini e distruggere un’economia fondata su tradizioni antichissime, per guadagnare qualche centesimo su una michetta di pane. Niente doveva sfuggire all’altare di Moloch e Mammona uniti, tutto dovevamo sacrificare a questi mostri, il cui culto ci permetterebbe di vincere la povertà.Tutto s’è ridotto in pura perdita... perchè sono stati sacrificati valori diversi da quelli economici, più essenziali di questi per la vita umana.»

"Che gli individui pensino e agiscano secondo il profitto, da liberisti, va bene. Ma è lo Stato più che l’individuo a dover cambiare i suoi criteri»

«La cosa che dobbiamo cancellare, è la concezione di un ministro delle Finanze che si consideri come il presidente di una sorta di società per azioni.  Le funzioni e gli obbiettivi dello Stato vanno estesi, la scelta di quel che va prodotto all’interno della nazione e di ciò che deve fare oggetto di scambi con l’estero dovrà figurare ai primi posti tra le priorità politiche».

«Produciamo in patria ogni volta che ciò è ragionevolmente e praticamente possibile; e soprattutto, facciamo in modo che la finanza sia nazionale».

«Mi sento più vicino a chi vuol diminuire l’interdipendenza delle economie nazionali, che a coloro che la vogliono accrescere».

( National Self-Sufficiency,pubblicato sulla The Yale Review nel giugno 1933 )

da Keynes, l’autarchico
di Maurizio Blondet


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Ricordiamo che Keynes  rappresentò la Tesoreria alla Conferenza di Pace di Versailles, ma, nel Giugno 1919, decise di dimettersi a causa del fatto che le proposte fatte per la riparazione della Germania erano  impraticabili.  
Pubblica Gli effetti economici della pace (The economic consequences of peace, 1919), e Per una revisione del Trattato (A revision of the Treaty, 1922), in cui sostiene che le pesanti riparazioni imposte alla Germania dai paesi vincitori avrebbero portato alla rovina l'economia tedesca a causa degli squilibri che le avrebbero apportato. Questa previsione viene confermata durante la repubblica di Weimar: solo una piccola parte delle riparazioni viene pagata ai vincitori. Nel tentativo di rispettare gli obblighi la Germania sviluppa una potenza industriale di tutto rispetto, destinata a contribuire al successivo riarmo. Inoltre l'iperinflazione del 1923 che pesa duramente sull'economia tedesca, causa un forte scontento che prepara la strada all'avvento del nazismo. 
In questo lavorò attaccò le figure politiche dominanti con modi sicuri e come risultato non fu più creduto pienamente dal governo.

Con il Trattato sulla riforma monetaria (A tract on monetary reform, 1923) attacca le politiche deflazioniste britanniche degli anni venti, sostenendo l'obiettivo della stabilità dei prezzi interni e proponendo tassi di cambio flessibili. Nel Trattato sulla moneta (Treatise on money, 1930), in 2 volumi, sviluppa ulteriormente la sua teoria del ciclo del credito.

La sua opera principale è la Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse e della moneta (The general theory of employment, interest and money, 1936), un volume che ha un notevole impatto sulla scienza economica, e costituisce il primo nucleo della moderna macroeconomia.


Nella Teoria generale, Keynes afferma che sono giustificabili le politiche destinate a stimolare la domanda in periodi di disoccupazione, ad esempio tramite un incremento della spesa pubblica. Poiché Keynes non ha piena fiducia nella capacità del mercato lasciato a se stesso di esprimere una domanda di piena occupazione, ritiene necessario che in talune circostanze sia lo Stato a stimolare la domanda. Queste argomentazioni trovano conferma nei risultati della politica del New Deal, varata negli stessi anni dal presidente Roosevelt negli Stati Uniti.
La teoria macroeconomica con alcuni perfezionamenti negli anni successivi giunge ad una serie di risultati di rilievo nelle politiche economiche attuali.


Keynes è nel 1944 alla guida della delegazione inglese a Bretton Woods, negoziando l'accordo finanziario tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti.
Non riesce tuttavia a raggiungere i suoi obiettivi. Keynes sa che il sistema di cambi fissi stabilito dagli accordi può essere mantenuto nel tempo, in presenza di economie molto diverse quanto a tassi di crescita, inflazione e saldi finanziari, solo a patto di costringere gli Stati Uniti, destinati ad avere una bilancia commerciale e finanziaria positiva, a finanziare i paesi con saldi finanziari negativi
Ma incontra l'opposizione statunitense verso la predisposizione di fondi, che Keynes avrebbe voluto essere assai ingenti, destinati a tale scopo.
Risulteranno insufficienti a finanziare i saldi finanziari negativi dei paesi più deboli e a fronteggiare la speculazione sui cambi, che nel corso del tempo, e in particolare dopo che la crisi petrolifera degli anni settanta avrà riempito di dollari le casse dei paesi produttori di petrolio, diventa sempre più aggressiva.


Keynes, la rivincita sul liberismo

Non sarà stato un profeta... e però sì, aveva proprio ragione lui, John Maynard Keynes, economista principe del New Deal. Lo riconosce il giurista Guido Rossi, che gli ha dedicato un piccolo libro insolito, dal sapore curiosamente utopistico; ma probabilmente lo capirà chiunque, sfogliando le pagine divertenti e fantasiose in cui il grande studioso inglese polemizza con i colleghi liberisti e illustra con gusto la sua idea di futuro (Possibilità economiche per i nostri nipoti, Adelphi, pagine 52, 5,50). 
Opera anomala nel nostro panorama editoriale, il minuscolo saggio ha una struttura a specchio: la prima metà è di Keynes, cioè il testo di una conferenza da lui tenuta a Cambridge nel 1928 (dunque alla vigilia della Grande Depressione) e pubblicato nel ' 31. Subito dopo entra in scena Guido Rossi, che sposta l' obiettivo sul presente, aggiungendo un punto interrogativo al titolo originario e mettendosi nei panni di un Keynes attualizzato, in grado di valutare gli effetti delle sue stesse antiche previsioni. 

Così, apprendiamo  che la crisi attuale non sorprenderebbe il maestro, il quale anzi ci si ritroverebbe a suo agio. Perché il testo filosofico di quegli anni lontani, in seguito ampliato nella celebre Teoria generale del ' 36, denunciava esattamente le stesse cose che gli economisti, allora come oggi, non vogliono ascoltare
Cioè: le presunte virtù magiche e taumaturgiche del mercato, come il riequilibrio automatico della domanda e dell' offerta, sono pura follia; e insomma, se non si provvede a creare la domanda, chi produce alla fine lo fa soltanto per il magazzino.
 Il capitalismo è per sua natura instabile, sicché, per non incorrere nelle inevitabili crisi di sistema, necessita dell' investimento pubblico dello Stato. Rivoluzionarie le tesi di Keynes negli anni in cui furono formulate, e tali restano attualmente per quelli che Guido Rossi definisce i «talebani del mercato», ossia gli ideologi incorreggibili del laissez-faire. 
Ne dà anche una spiegazione: «Gli economisti - afferma - non sono purtroppo gente di cultura. Che abisso li separa da Keynes, raro esempio di literary economist!». Meglio sarebbe stato se costoro avessero seguito l' invito formulato in quella lontana conferenza del 1928: cercassero di somigliare ai dentisti, cioè ad autentici specialisti, anziché a custodi sacerdotali di chissà quale sapienza! 
Ma non c' è speranza che vogliano emendarsi, come dimostra l' attualità della polemica

Quando finirà il culto astratto del capitale finanziario per riscoprire il valore del lavoro, commisurando l' interesse alla produttività?.  

Fin qui,siamo nel seminato,ma poi Rossi tira certe  conclusioni da dimenticare , che nulla hanno a che fare con Keynes: 
la globalizzazione selvaggia cui siamo sottoposti gli sembra possa trovare un limite, una regola (e magari una possibile sanzione) nell' idea di una moneta unica da estendere a tutto il mondo.
Ecco come usare Keynes a sproposito,anzi al servizio di chi lui combatteva..


venerdì 10 agosto 2012

DATECI CRISTINA...E NON VECCHI ROTTAMI...!!

Kirchner,una lezione all'Europa

Parlando alla Camera di Commercio di Buenos Aires il 2 agosto, nella ricorrenza della sua fondazione, il Presidente argentino Cristina Fernandez de Kirchner ha nuovamente stigmatizzato la politica antipopolare dei governi europei ricordando che il suo scomparso consorte Nestor Kirchner ammonì nel 2003 alle Nazioni Unite che "i morti non possono pagare i debiti"
L'allora Presidente Kirchner spiegò che l'austerità non avrebbe mai generato una ripresa in Argentina e giurò di non anteporre gli interessi dei banchieri a quelli dei cittadini.
"Sento che l'Europa non capisce questo", ha detto la Kirchner.
Guardiamo alla Spagna: "Come si fa ad avere la crescita se la gente perde il lavoro, i salari vengono tagliati, le case messe all'asta e i benefici sociali ridotti?" Ho letto che il 10 per cento dell'impiego pubblico verrà tagliato, assieme a 50 mila posti letto negli ospedali, ha detto. "Non si può sostenere un'economia o una società in queste condizioni", ha ammonito.
In Europa "c'è un'incredibile crisi speculativa", aggiunto, "qualcosa che noi conosciamo bene". Confutando l'idea che in Europa ci sia un'eccessiva spesa pubblica, ha ricordato che ci sono stati i salvataggi bancari, come quella della Bankia in Spagna, che era amministrata dall'ex direttore del FMI, Rodrigo Rato. Rato. "Era solito impartirci lezioni" sulla politica economica, ma la sua banca ha un buco di 230 miliardi di euro. 
C'è stato un incredibile salvataggio delle banche, così che queste hanno potuto disimpegnarsi dalle posizioni difficili" , ma si tratta "delle stesse banche che hanno prestato i soldi a quei paesi! 

È proprio "come l'Argentina nel 2001", quando i predatori finanziari stranieri imposero "mega-swaps" e salvataggi a condizioni usuraie, promettendo che ciò avrebbe blindato il paese dalla crisi.
Fino all'ultimo i finanzieri proclamarono che l'economia fosse veramente "solida".
Era una frode, e gli argentini ne furono vittima.
Il Presidente argentino ha parlato alla vigilia del pagamento di 2,3 miliardi di dollari ai possessori dei bonds Boden-2012, rilasciati in cambio dei soldi congelati nel "corralito" imposto nel 2001 dal folle ministro delle Finanze Domingo Cavallo. La Kirchner ha sfruttato l'occasione per documentare come il debito estero, a cominciare dal famoso prestito dei fratelli Barings nel 1811, è stato usato per saccheggiare il paese, dettagliando come l'"aritmetica dei banchieri" ha costretto l'Argentina a pagare e pagare ma il debito cresceva sempre.
Il presidente Kirchner esulta e afferma che il suo paese ce l'ha fatta senza adottare misure di austerity.
Dopo più di dieci anni, da quando fece default su debiti esteri per un valore superiore a 100 miliardi di dollari, l'Argentina ha onorato i suoi impegni. Esattamente, stando a quanto riporta AP, il paese ha rimborsato il 92,4% di quelle obbligazioni, e l'ultimo pagamento avverrà oggi, e sarà pari a 2,3 miliardi di dollari.
La bella notizia riguarda quei risparmiatori che rischiarono di più e che si trovarono a fare una difficile e terribile scelta, quando l'Argentina fu sull'orlo del collasso e, in modo particolare, quando il governo sequestrò, nel 2002, i depositi denominati in dollari, al fine di porre un freno alla corsa agli sportelli:.
La scelta fu decidere di convertire i loro depositi in pesos - una valuta dal valore crollato - per accedere a quanto era rimasto dei loro risparmi, oppure accettare un pezzo di carta, che conteneva la promessa che il governo avrebbe ripagato l'ammontare in dollari nel corso dei 10 anni successivi.
 Chi optò per la seconda ipotesi, mettendosi in tasca un pezzo di carta che un decennio fa era a dir poco carta straccia,ora sorride.

Sul proprio sito Facebook, la Kirchner ha pubblicato tabelle del governo che mostrano come tutti i parametri finanziari, economici e sociali sono migliorati dal 2002 ad oggi.
Il debito pubblico è sceso dal 166% al 41,8%, il PIL è raddoppiato, gli interessi sul debito sono passati dal 21,9 al 6% del bilancio, il salario minimo è cresciuto otto volte, il numero dei poveri è sceso dal 48 al 7%, il debito delle province dal 21,9 al 6,9%. Sono cifre da spiattellare in faccia a chi dice che se l'Italia esce dall'Euro "farà la fine dell'Argentina".

http://movisol.org/12news165.htm

Leggere anche

http://www.firstonline.info/a/2011/12/23/il-sudamerica-vola-largentina-in-testa-a-10-anni-d/b6362396-7c10-4f99-8641-ca2b051552ea

- http://www.movisol.org/12news112.htm

- http://movisol.org/12argentina.htm (grafici)
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Una famosa canzone recitava Don't cry for me Argentina....era per Evita...
Beh,ora l'Argentina non piange più,può sorridere con Cristina...
Siamo noi a piangere,e per noi stessi....
Loro si sono liberati dalle scimmie usuraie che avevano sulle spalle, scimmie che in un abbraccio mortale,stanno invece soffocando noi.
Il problema é che noi non abbiamo una Cristina Kirchner,non abbiamo un tal coraggioso presidente che ama e vuole il suo Paese libero,ma un vecchio rottame servo di questi usurai che ha nominato uno squallido esecutore tecnico dei loro ordini:la distruzione del nostro Paese,aiutato in questo da un pattume parlamentare di azzeccagarbugli senza dignità e che mai più dovremmo avere davanti agli occhi.

E' certo che nessuno piangerà per la scomparsa di questi incapaci e servili parassiti.

martedì 7 agosto 2012

MARIO IL BRUSCOLINARO

Ogni volta che parla Mariobufala,o dice cazzate o fa danni.Quest'ultimo caso é di appena qualche giorno fa,quando il nostro burattino tecnologico,nella sua megalomania, si é messo ad impartire lezioni ai crucchi che,pur con tutti i difetti che avranno,ci han messo due secondi per mandarlo a farsi fottere.
Già...un pallonaro che gira tutta Europa col piattino in mano,e che si mette a pontificare,cose di questo tipo su Der Spiegel.

Cercando di far la morale al Parlamento tedesco(e alla Corte Costituzionale) se ne esce: "I Paesi più forti economicamente,dovrebbero lasciare più spazio di manovra indipendente ai governi rispetto alla decisione dei Parlamenti...."....e questo già la dice lunga sulla sua concezione di democrazia ,abituato a che fare con gli zombies del parlamento bananiero italiota.
Alcune risposte alemanne: "attentato alla democrazia"...."noi tedeschi non siamo disposti ad abrogare la ns democrazia per finanziare i debiti italiani"..."Nè in Germania,nè altrove il tentativo di costruirsi un profilo per ragioni di politica interna può diventare misura del proprio agire".
Quest'ultima é molto appropriata per Mariobufala che da mesi in patria e fuori,sempre in preda ad una costante sindrome di autoesaltazione, si spaccia come un gran personaggio,un salvatore,un mediatore,un Talleyrand dei poveri....rimediando in fondo solo  figure da peracottaro come questa.
Da noi,purtroppo,tutto il pattume politico e mediatico alimenta demenzialmente questa favola del presunto genio bocconiano.
E ancora: " Monti vuol risolvere i suoi problemi (un fallimento finora,questo lo aggiungiamo noi) a spese dei contribuenti tedeschi"...
Lui specifica ulteriormente  che "se i Parlamenti bloccano l'azione dei governi la frantumazione dell'euro sarebbe molto probabile"....santa sincerità sconcertante dei dilettanti politici.!....con questo non fa che confermare il funzionamento antidemocratico dell'Europa,la conferma che su questo criterio é stato costruito questo baraccone.....
Ora,a prescindere da torti o ragioni tedesche,ci troviamo di fronte ad un grande capolavoro diplomatico dello staff dilettantesco di professori che farebbero meglio a coltivar zucchine....!
Il risultato,a parte la figuretta da tartarino e i numerosi vaffa, é che il Frankfurter Allgemeine ha subito invocato il veto della Corta Costituzionale all'Esm.Tanto per gradire...
Se poi consideriamo che Draghi é sotto attacco da quasi tutti l'establishment teutonico....abbiam fatto giornata,,,,.
Quando si capirà che questo bufalaro di bocconiano é poco più di un nulla politico e che con le sue barzellette da inviato divino sta sotterrando una nazione! che é gonfio d'aria fritta come la famosa rana!
Naturalmente,a nessuno dei suoi degni compari istituzionali dell'obitorio romano é venuto in mente di dire qualcosa su questa sua pietosa rappresentazione internazionale....ridà dignità all'Italia,avevano detto....più che altro, con le sue velleità di Metterinich da cortile,fa ridere l'Europa.

(george)

giovedì 2 agosto 2012

IL TRUCCO CONTINUA



Cominciamo col dire che nessuno é in grado di prevedere che succederà in caso di uscita dall'euro.
Che poi bisognerebbe anche distinguere se unilaterale di un solo paese o concordata per tutti o addirittura a causa del crollo euro.Le variabili sono tante.Se dovessimo stare alla storia,nel 92 (dopo che il solone Ciampi bruciò 40 mila miliardi in una sciagurata difesa della lira),a seguito della successiva svalutazione,calò addirittura l'inflazione,dal 5% al 4% ..(dati OCSE ).
Questo per dire quanto improbabili possono essere certe conclusioni catastrofiste di uscita euro.Ora,i capitali che contano già sono fuggiti dall'Italia,in caso di uscita probabilmente dato l'impulso produttivo ed export conseguente ad una svalutazione,magari rientrerebbero per essere investiti in attività produttive.
Sono tutte ipotesi ovviamente,improbabili o probabili come tante altre dei catastrofisti.Le variabili sono molte e poco quantificabili per una previsione.
Io però farei un'altra domanda circa opportunità,convenienza e sopratutto costi,e cioè; quanto ci é costato,quanto ci costa e ci costerà in futuro permanere in questo baraccone traballante europeo?
Sicuramente,molto di più che uscirne.

Ora si parla di intervento BCE,ma per noi non cambierà nulla,saremo sottoposti sempre allo strozzinaggio, pur con interesse inferiore sui bond.Il meccanismo perverso resta in funzione.
Questo di Draghi é solo un'ulteriore regalo agli amici per liberarsi di titoli spazzatura e metterli in pancia alla BCE,che non potrà mai essere come la FED (vietato dallo statuto),se non temporaneamente.....un contentino....(Draghi ha detto che la BCE interverrà "nei limiti del ns mandato".Pochi han fatto caso a questa frase...beh..leggetevi questo mandato e si capirà che non potrà mai essere una misura definitiva.).
Potete scordavi una BCE prestatore in ultima istanza!
Immaginatevi se poi i tedeschi e loro amici intendono socializzare ad libitum il debito europeo! Perderebbero tutti i vantaggi.Non vogliono infatti uscire dall'euro,ma mantenere la situazione così com'é (pur con qualche concessione ai Piigs per non uccidere la gallina dalle uova d'oro),una situazione che fa loro molto comodo.
Insomma,non segherebbero mai il ramo su cui stan comodamente seduti,ma non ne vogliono certo scendere.

Molti si chiedono perchè solo ora questo intervento,quando fatto prima ci avrebbe evitato tanti guai,Monti compreso...
Il signor Draghi lo conosciamo....interviene ora perchè si stava sfasciando il giocattolo usuraio,e non come credono i grulli per favorire gli Stati,ma solo per favorire gli amici strozzini nel continuare a spremerci.
Cosa può accadere, dunque? Il rischio,ma più una certezza, è che la Bce voglia solo guadagnar tempo, durante il quale assisteremo a una lunga agonia e a un consolidamento della cosiddetta “mezzogiornificazione” degli Stati periferici europei.
Con il risultato finale di vedere a un certo punto comunque implodere l’attuale zona euro.

Il funerale é solo rimandato.

(george)