sabato 30 giugno 2012

VERTICE EUROPEO: METAFISICA DELLA SUPERCAZZOLA

 Nel 1268,a Viterbo, doveva eleggersi il successore di Urbano IV ed i cardinali, divisi in due fazioni contrapposte, non riuscivano a mettersi d’accordo sulla scelta di un papa.Questa manfrina durò 33 mesi ed un giorno. Finchè il popolo viterbese si incazzò  e scoperchiò il tetto del palazzo dei Papi,esponendo  i religiosi al sole ed alle intemperie e affamandoli.Subito dopo il papa fu eletto.

Ora,dal 2008  si sono susseguiti 25 vertici dei cardinali strozzini della UE,senza cavare un ragno dal buco,anzi aggravando la situazione.
Molto più che a Viterbo....
La differenza é che il popolo europeo non fa una piega talmente é rincitrullito per suo conto e da media indecorosi,e che gli affamati siamo noi, non i conclavisti.
Pochi giorni fa,tra squilli di tromba e di vittoria,nonostante nessun papa sia stato eletto,si é concluso il ventiseiesimo vertice.
Finalmente,direte voi,era ora che mettessimo riparo a questo bordello che é l'Europa.
Purtroppo non é così,altri vertici seguiranno,senza risolvere in pratica nulla.
Un paio di aspirine al malato terminale,nonostante i bollettini mediatici ne parlino come di una nuova Austerliz di Marionapoleone.

Come considerazione generale ,diciamo subito che si é trattato di un'azione europea che continua a considerare le banche come la questione principale.
Quanto a rimedi per disoccupazione e crescita tanto invocata urbi et orbi....nulla di nuovo sul fronte occidentale...
Tutti insieme appassionatamente in una sola cosa: la tutela della finanza e delle banche.

A) CRESCITA E SVLUPPO

1- Lo sforzo per uscire dalla recessione è illusorio, i 120 miliardi (per metà già precedentemente stanziati) servono solo per un caffè,una puntura di spillo alla recessione in atto.
Può servire  soltanto ad Hollande per tornare a Parigi con una contropartita simbolica per la sua resa sul «fiscal compact» annunciata proprio ieri.
Alla faccia di tutte le promesse elettorali....anche questo pare il solito tromboncino...

2 - La Tobin tax,tassa sulle rendite finanziarie,altro specchietto per le allodole,rinviata sine die e comunque più dannosa che utile,visto che Londra non ci sta e comunque i capitali speculativi avrebbero altre piazze free a disposizione per continuare la loro azione.

Per quanto riguarda crescita e sviluppo,fine dei giochi.Veramenre esaltante.
Recessione e disoccupazione,nulla cambia.
Ma si sa che per i tecnocrati popoli e condizioni di vita contano poco.
Per gli istituti di credito l'Europa ha trovato negli ultimi tempi ben 4500 miliardi, pari al 34% del pil.


B)-UNIONE BANCARIA 

La Commissione presenterà a breve proposte relative a un meccanismo di vigilanza unico con il coinvolgimento della Bce, e che si chiede al Consiglio di prenderle in esame già entro il 2012.
È questa la premessa anche per concedere al fondo salva-Stati permanente Esm la possibilità di ricapitalizzare le banche. Più tardi, parlando al Bundestag, la cancelliera Merkel ha confermato che il piano di una supervisione europea sulle banche dell'Eurozona sarà pronto entro la fine del 2012, anche se per rendere il tutto operativo potrebbe volerci un anno intero.
Il via libera a un sistema di vigilanza bancaria centralizzato rappresenta una ulteriore cessione di sovranità da parte dei Paesi ed è dunque una concessione alla Germania,  probabile merce di scambio per ottenere l'assenso tedesco a misure per sostenere i Paesi più deboli della periferia euro,leggi scudo anti-spread.
L'unione bancaria riguarderà solo l'Eurogruppo e non la Ue a 27, cioè la Gran Bretagna e la piazza finanziaria della City di Londra resteranno fuori dal processo.
Non sono ancora chiari i rapporti con l'Eba, l'agenzia bancaria europea con sede a Londra che è stata fino all'ultimo l'alternativa alla Bce.
La vigilanza bancaria comune, non sarà una passeggiata ma un percorso a ostacoli visto che 14 delle 17 banche centrali di  Eurolandia sono titolari della vigilanza e non saranno proprio felici di cedere la sovranità a Francoforte.
Questo dicono,sarebbe il primo passo per un'unione fiscale,economica ,politica....roba da calende greche.
Per adesso c'è solo una cessione di sovranità,e in pratica senza tante contropartite.


C ) SCUDO ANTISPREAD

E veniamo alla medaglia appuntata sul petto di Marionapoleone da deliranti media quasi impazziti ,fino alle manifestazioni più grottesche,come il programma OMNIBUS di TV7,che per tutta la durata recava in sovraimpressione: Italia-Germania 3-1 (marcatori Balotelli,Balotelli,Monti).
Il pugno sul tavolo mariocazzola l'ha pur dato, ma vediamo per cosa:.

Il fondo salva-Stati Efsf, che tra poche settimane cederà il testimone all'Esm (Meccanismo europeo di stabilità), dovrà intervenire sui mercati in modo flessibile ed efficace per proteggere dallo spread eccessivo gli Stati membri (come l'Italia) che rispettino le raccomandazioni della Ue. Tali condizioni, che non non sono aggiuntive rispetto a quelle già soddisfatte dal Paese, dovranno comunque figurare in un memorandum d'intesa. Nessun intervento automatico dunque.
Per chiedere un aiuto nella discesa dei tassi d'interesse , un Paese dovrà formalizzare la domanda al fondo salva-Stati e firmare un protocollo d'intesa ma, se continuerà nel suo percorso di risanamento, non sarà sottoposto a ulteriori misure di austerità come accaduto a Grecia, Irlanda e Portogallo.
A richiesta degli Stati.quindi...
Cosa che gia i promotori Monti e Rajoy hanno escluso.Un po' paradossale.Sto scudo sembra essere più uno spauracchio ,uno spaventapasseri che dovrebbe scoraggiare gli speculatori.Ci credo poco,ma vedremo....
Non esaltiamoci per l'effetto positivo della borsa,trattasi solo di chiusura della posizione di vendita allo scoperto degli speculatori,e con un sostanzioso guadagno.
Resta da vedere anche in cosa consisterà questo memorandum d'intesa e il percorso di risanamento....se é quello che già abbiam visto in questi mesi....non resta che votarsi a S.Antonio...
Resta inoltre da vedere la consistenza del fondo Esm,pare 500 miliardi (cui andranno sottratti gli aiuti chiesti per le banche spagnole e fissati in circa 100 miliardi).
Troppo poco per resistere alle manovre speculative.
Consideriamo sempre che sono soldi nostri e una volta esaurito il fondo, che é temporaneo,che si fa?

Già la BCE ha svolto temporaneamente questa funzione,per poi smettere di comprare titoli dei vari Stati in difficoltà,operazione insostenibile,considerando l'entità dei capitali della speculazione,certo maggiori di questo fondo.
La Banca Centrale Europea fino a qualche mese fa utilizzava il  Securities Market Programme per calmierare gli spread tra titoli di stato. Il risultato ottenuto è stato nullo sebbene le risorse impiegate siano state considerevoli.Oltretutto ora la situazone é peggiorata.


Tutti questi nodi sul meccanismo anti-spread dovranno essere sciolti in un altro conclave dell'Eurogruppo, il 9 luglio,compreso il livello di spread a cui il Fondo Esm. interverrà su richiesta

Insomma,formalmente un buon risultato da dar in pasto ai media,sostanzialmente cambierà poco o nulla.Molto fumo e poco arrosto.Volendo esser cattivi,una presa in giro rispetto allo stato comatoso dell'Europa.
Niente eurobond,niente Bce che compra direttamente i titoli di Stato, ulteriore cessione di sovranità e controllo,nulla per la crescita.Sul debito,manco una parola.
Pallide,quasi inesistenti opzioni per una unione fiscale,non parliamo poi di quella politica.
In pratica la Germania non ha concesso nulla.
Inoltre,al di là del grottesco trionfalismo dei giornali italiani che sostengono il governo Monti, la principale misura assunta al vertice – e che in Italia passa quasi sotto silenzio – prevede che i cittadini pagheranno i debiti delle banche private di tutta Europa.Si tratta di una gigantesca socializzazione delle perdite che non ha precedenti. Gli speculatori non dovranno così pagare il conto dei propri azzardi perché il conto lo pagherà il Fondo Salva Stati cioè i cittadini di tutta Europa con le loro tasse.
E qui é una vera presa per i fondelli.
Un'altra cosa che salta all'occhio é che il Parlamento europeo sembra una bella statuina che assiste alle manovre di tecnocrati non eletti,non avendo alcun potere per interferire,naturalmente in nome della democrazia e dei popoli....Ma a che serve? A stabilire la lunghezza delle zucchine?
Giusto titolo del Manifesto: "L'euforia dei mercanti".
Solo loro,al di là del teatrino economico-calcistico Italia Germania,Monti vs Merkel....solo loro sorridono.

In compenso sul groppone ci ritroviamo sempre il Fiscal Compact,che non è stato affatto modificato e questo determinerà per l’Italia la recessione assicurata per i prossimi vent’anni.
Si tratta di una misura che ha l’effetto di una guerra, perché il Fiscal Compact obbliga tutti i paesi che hanno un debito superiore al 60% del Pil a rientrare nell’arco di vent’anni.
Per l’Italia si tratta di tagliare 45 miliardi all’anno che saranno fatti in parte con tagli alla spesa (a partire da quella sociale come abbiamo già avuto modo di verificare) e in parte con la svendita del patrimonio pubblico: immobili, imprese, fino ad arrivare all’oro della Banca d’Italia. 
Questi tagli non verranno per nulla compensati dalle inesistenti misure per la crescita.

Questo é tutto per ora.
Nessun problema di fondo affrontato.Il malato ha avuto un lieve sussulto,ma il coma continua.


Un gioco illusorio di specchietti per i peones,una supercazzola..prematurata come fosse d'antani,ovviamente con scappellamento a sinistra...


(george)

AVVOLTOI SUL TERREMOTO


http://247.libero.it/focus/22084286/0/senza-vergogna-banche-speculano-sul-terremoto/

http://www.free-italy.info/2012/06/i-soldi-degli-sms-ai-terremotati_05.html

http://www.webcontro.com/2012/06/dove-finiscono-i-soldi-degli-sms-per-i.html

Fra un po' andremo a comprare anche il pane o la frutta in banca,naturalmente con interessi....siamo in mano a dei delinquenti,governo,parlamento e colle.....
altro che Italia - Germania 3-1 (Balotelli,Balotelli,Monti),come ha sottotitolato vergonosamente per tutta la trasmissione il programma di approfondimento politico-economico Omnibus su TV7...!!!!
Un leccaculismo esagitato dopo la riunione europea,dove in pratica,non é successo nulla,come spiegheremo in un prossimo post.
E il MES,.il FISCAL COMPACT?

DEUTSCHLANDS ANGSTGEGNER


Tièèèèèèèèèhhhh...!!...culona !! ...visto che con i Greci saltavi come una babbuina....prova a saltar ora su sto salame...!! Beccati sti due wurstel..!!


Un po' di cazzeggio.....visto che i crucchi tanto ne hanno fatto....prima

martedì 26 giugno 2012

SIRIA IL SOLITO TRUCCO UMANITARIO


La vicenda siriana é un perfetto copia incolla del golpe libico.Stessa tecnica,stesse bufale,stessi utili idioti disinformatori di TV e giornali.
E poi,in base a quale principio sono presenti CIA e forze speciali sul territorio siriano? E l'ONU,questa fasulla organizzazione di parassiti che dice? non é una violazione di sovranità? O questa non vale quando ci sono gli Usa di mezzo?Chissà come reagirebbero loro se agenti stranieri fomentassero rivolte in territorio americano! 
I Turchi poi,te li raccomando....!
Smettiamo di parlare di democrazia per favore...!

BUFALE

Il massacro avvenuto il 5 maggio nella città siriana di Houla (84 trucidati, molti bambini) è stato attribuito al regime siriano. È dopo questo massacro che Usa e Gran Bretagna, seguite dai Paesi europei, hanno chiuso le loro ambasciate a Damasco. È stata una svolta cruciale, passata sui media come «una dittatura che uccide il suo popolo».
Ora è stato invece stabilito che il massacro di Houla l’hanno commesso i cosiddetti «ribelli»; le vittime sono tutte della minoranza alawita e sciita. A confermarlo è un importante giornale non sospettabile di simpatie per Assad, il Frankfurter Allgemeine Zeitung, e il suo principale inviato speciale sul luogo, Rainer Hermann, che ha interrogato i sopravvissuti.
Dunque si sta attuando alla lettera una delle opzioni che la Brooking Institution (il think tank che si occupa del regime change in Siria) raccomandava alla Casa Bianca nel suo rapporto del 15 marzo 2012: «...Gli Stati Uniti possono calcolare che conviene comunque incastrare il regime di Assad e dissanguarlo, indebolendo un avversario regionale pur evitando il costo di un intervento diretto».
(Saving Syria: Assessing Options for Regime Change.
Nel rapporto Brookings c’è anche tratteggiata in anticipo la tattica che abbiamo visto all’opera con la mediazione di Kofi Annan: «... ottenere accesso umanitario, (per) portare alla creazione di santuari (per i ribelli ndr.) e corridoi umanitari, che potrebbero essere tenuti con una forza militare», in attesa che «una ampia coalizione con il mandato internazionale possa aggiungere una maggiore forza coercitiva»

Gli Stati Uniti (e i loro serventi europei) si arrogano non si sa di quale posizione di superiorità morale: il loro intervento a fianco di fanatici islamisti è «umanitario», quello russo è «irresponsabile».

https://www.facebook.com/notes/ghirardi-marco/la-moralit%C3%A0-dellomicida-americano-of-course-mblondet-18-06-12-da-divulgare/249820291798669


L'aereo turco abbattuto


Domenica, il ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu ha riconosciuto che l’aereo di tipo Phantom F4 era momentaneamente entrato nello spazio aereo siriano. Inoltre ha preteso che gli fu sparato senza un preventivo preavviso da parte dei siriani, esattamente nel momento in cui tornava nuovamente in spazi aerei internazionali! Questi commenti sono in contraddizione con quelli del portavoce del Ministero degli affari esteri turco, Selcuk Unal, che ha dichiarato che: “ il mio paese sa esattamente in quale area delle acque territoriali siriane il nostro veicolo si è abbattuto, ma non lo abbiamo ancora trovato”.

Questa affermazione dimostra che il velivolo (in missione di addestramento secondo Ankara), è stato colpito ed abbattuto sopra le acque territoriali siriane.Sabato, il capo di stato turco Abdullah Gül aveva riconosciuto che il velivolo militare turco avrebbe potuto temporaneamente violare lo spazio arereo siriano a causa secondo lui “della sua alta velocità.”

L’F – 4 Phantom turco abbattuto venerdì stava testando la difesa aerea siriana per conto della NATO e la sua distruzione hanno dimostrato l’efficacia dei sistemi di russi con cui è equipaggiata la Siria, stimavano alcuni esperti specializzati russi citati come fonte lunedì scorso dall’agenzia di stato Ria Novosti. L’agenzia dice dal canto suo, citando che l’esperto Saïd Aminov ha dichiarato, che il volo aveva lo scopo “con ogni probabilità di testare i sistemi DCA siriani al fine di aggiornarsi sulla natura dei suoi elementi”. ”L’aereo stava volando a bassa quota, ed è questo uno degli elementi chiave della violazione di qualsiasi sistema di difesa aerea"

http://www.informarexresistere.fr/2012/06/26/la-storia-completa-della-caduta-dellf4-turco/#ixzz1yudrOfyz


Proponiamo di seguito il recente intervento di Ron Paul al Congresso degli USA, in cui delinea il quadro delle attività e delle ingerenze militari statunitensi nell'area mediorientale e in Siria. Da sempre non-interventista, iperliberista, candidato alle Presidenziali del 2012 con il partito repubblicano, Paul offre un punto di vista "conservatore" e interno all'Impero, sulle attuali e passate strategie statunitensi di "regime change".




TESTO

Quando attaccheremo la Siria? I piani, le voci, e la propaganda di guerra per attaccare la Siria e deporre Assad sono in circolazione da molti mesi.
La settimana scorsa, però, è stato riportato che il Pentagono ha infatti messo a punto piani per realizzare ciò. A mio parere, tutte le prove per giustificare questo attacco sono false.
Non hanno maggiore credibilità dei pretesti adottati per l’invasione dell’Iraq del 2003 o l’attacco alla Libia del 2011.
Gli esiti fallimentari di quelle guerre dovrebbero indurci ad una pausa prima di impegnarci nell’occupazione e nel cambio di regime iniziato contro la Siria.
Non ci sono preoccupazioni di sicurezza nazionale che richiedano una tale e folle escalation di violenze in Medio Oriente. Non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che è nei nostri interessi di sicurezza rimanere completamente fuori dal conflitto interno che infuria in Siria.
Siamo già troppo impegnati a sostenere le forze dentro la Siria che desiderano di rovesciare l’attuale governo. Senza interferenze esterne, quel conflitto – ora caratterizzato come una guerra civile – sarebbe probabilmente inesistente.
Indipendentemente dal fatto di attaccare o no un altro paese, occupandolo ed istituendovi un nuovo regime che speriamo di poter controllare, si pone una seria domanda costituzionale: da dove un Presidente riceve un tale potere?
È dalla seconda guerra mondiale che l’autorità con i poteri legali per entrare in guerra viene ignorata. È stata sostituita da organismi internazionali come le Nazioni Unite e la NATO, o lo stesso Presidente, sempre ignorando il Congresso. E purtroppo, la gente non si oppone.
I nostri ultimi Presidenti sostengono esplicitamente che il potere di entrare in guerra non è del Congresso degli Stati Uniti. Questo è sempre successo a partire dal 1950, quando entrammo nella guerra in Corea sotto la risoluzione delle Nazioni Unite ma senza l’approvazione del Congresso.
E ancora una volta, stiamo per intraprendere un’azione militare contro la Siria, riattivando anche, irresponsabilmente, la Guerra Fredda con la Russia. Siamo ora impegnati in un gioco di “polli” con la Russia, che rappresenta una minaccia molto più grande per la nostra sicurezza rispetto alla Siria.
Come reagiremmo noi se, in Messico, la Russia chiedesse una soluzione umanitaria contro le violenze sul confine USA-Messico? La prenderemmo come una preoccupazione legittima per noi. Ma, per noi, essere impegnati in Siria, dove i russi hanno una base navale legale, è l’equivalente dei russi impegnati in Messico.
Siamo ipocriti nel condannare i russi che stanno proteggendo i loro interessi nelle loro zone per le stesse cose che stiamo facendo noi stessi, a migliaia di chilometri di distanza dalle nostre coste. Non è nel nostro interesse farci coinvolgere, fornendo segretamente assistenza e incoraggiare la guerra civile, allo scopo di effettuare un cambio di regime in Siria.
Falsamente abbiamo accusato i russi di aver fornito elicotteri militari ad Assad. E questa è una provocazione inutile. Falsamente abbiamo accusato il governo di Assad dei massacri perpetrati da una violenta fazione ribelle. E questa si chiama propaganda di guerra.
La maggior parte delle persone ben informate ora riconoscono che la guerra contro la Siria è il prossimo passo per arrivare al governo iraniano, ed è qualcosa che i neo–cons ammettono apertamente.
Controllare il petrolio iraniano, proprio come abbiamo fatto in Arabia Saudita e stiamo cercando di fare in Iraq, è il vero obiettivo dei neo-conservatori che sono stati a capo della nostra politica estera per un paio di decenni.
La guerra è inevitabile senza un significativo e rapido cambiamento della nostra politica estera. I disaccordi tra i nostri due partiti politici sono piccoli. Entrambi concordano sul sequestro di tutti i fondi di guerra che devono essere annullati. Nessuna delle due parti vuole abbandonare la nostra crescente presenza aggressiva in Medio Oriente e nell’Asia meridionale.
Questa crisi può facilmente andare fuori controllo e diventare una guerra molto più grande di un altra semplice pratica di occupazione e cambiamento di regime che il popolo americano è stato abituato ad accettare o ignorare.
È tempo che gli Stati Uniti inizino una politica di diplomazia, puntando alla pace, al commercio e all’amicizia. Dobbiamo abbandonare i nostri progetti militari atti a promuovere e garantire un impero americano.
Inoltre, siamo in crisi, non possiamo permettercelo, e la cosa peggiore è che stiamo realizzando la strategia portata avanti da Osama bin Laden, il cui obiettivo era sempre stato quello di affossarci nel Medio Oriente e di trascinarci alla bancarotta.
È tempo di riportare a casa le nostre truppe e stabilire una politica estera di non–interventismo, che è l’unica strada per la pace e la prosperità.
Questa settimana presenterò delle proposte di legge per vietare all’Amministrazione, in assenza di una dichiarazione di guerra del Congresso, di sostenere – direttamente o indirettamente – ogni operazione militare o paramilitare in Siria. Spero che i miei colleghi si uniranno a me in questo progetto.

19 giugno 2012
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Certo che queste parole dette da un leader politico americano,fanno impressione.
Le famose rivolte arabe,le primavere arabe,si son trasformate in un inverno profondo.
Libia in preda al caos,come l'Egitto....e così sarà in Siria,in caso di intervento armato,anche se stavolta la Russia non sembra essere così accomodante come nel caso libico.
Accomodanti eccome,alla pari di squallidi servitorelli,sono invece i nostri della Farnesina,subito accodatisi alle dichiarazioni deliranti della Clinton,circa l'abbattimento dell'aereo turco....e in spregio ad ogni evidenza di verità.
Prossimamente si riunirà la Nato per esaminare la faccenda turca.C'è da chiedersi ancora una volta che c'entri la Nato col Medio Oriente,a meno che non sia ormai l'esercito lanzichenecco e mercenario degli USA,il cui presidente é premio Nobel per la pace!
La farsa continua......

sabato 23 giugno 2012

I CATASTROFISTI

 Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi il 22 giugno durante il convegno 'Europa federale, unica via d'uscita?'. «Un default dell'area Euro porterebbe soltanto nel primo anno a un crollo del Pil tra il 25 e il 50%», ha detto riportando i dati del loro ufficio studi,che saremmo curiosi di vedere.
Terrorismo mediatico.
Uno scenario catastrofico che a molti è sembrato un' esagerazione. «Sono cifre e stime fatte usando la 'nasometria'», ha commentato con Lettera43.it Giuseppe Ferraguto, docente di Economia internazionale alla Bocconi, «si fanno tante ipotesi, ma le variabili sono infinite e nessun costo finora calcolato è affidabile».
E ancora: «L'uscita di un solo Paese non è possibile, ne basterebbe uno e a catena uscirebbero anche gli altri».
Cosa che sosteniamo da tempo,se uscisse l'Italia,non ci sarebbe più l'euro.Quindi é impossibile fare calcoli alla Squinzi.Molti personaggi,e non certo di secondo piano, la pensano diversamente,nel senso che non sarà poi una grande catastrofe.
Intanto gioverebbe ricordare che siamo entrati nell'euro per mano dei tedeschi, anche se non avevamo le carte in regola, dopo avere accettato un progetto di deindustrializzazione che ha reso poveri noi e ricchi loro. Lo dice chiaramente Nino Galloni, altissimo funzionario del tesoro all'epoca del sesto Governo Andreotti, in una intervista.C'è un video su You Tube di circa un'ora in cui galloni ben spiega la vicenda.
E ora non usciamo dall'euro per non distruggere Berlino. Lo dice altrettanto chiaramente questo articolo dello Spiegel, datato 13 giugno 2012, di cui riporto un estratto:

« Con un'uscita dall'Euro e un taglio netto dei debiti la crisi interna italiana finirebbe di colpo. 
La nostra invece inizierebbe proprio allora. 
Una gran parte del settore bancario europeo si troverebbe a collassare immediatamente. Il debito pubblico tedesco aumenterebbe massicciamente perché si dovrebbe ricapitalizzare il settore bancario e investire ancora centinaia di miliardi per le perdite dovute al sistema dei pagamenti target 2 intraeuropei. E chi crede che non vi saranno allora dei rifiuti tra i paesi europei, non s'immagina neanche cosa possa accadere durante una crisi economica così profonda. Un'uscita dall'euro da parte dell'Italia danneggerebbe probabilmente molto più noi che non l'Italia stessa e questo indebolisce indubbiamente la posizione della Germania nelle trattative. Non riesco ad immaginarmi che in Germania a parte alcuni professori di economia statali e in pensione qualcuno possa avere un Interesse a un crollo dell'euro. » [Spiegel Online: Kurz vor dem Kollaps]

Secondo l'economista Daniel Gros, con la svalutazione di proprietà e investimenti in euro di banche e aziende, la Germania perderebbe circa duemila miliardi di euro, cioè più o meno l’89% del suo prodotto interno lordo annuo

Eh gia,la Germania ha tutto l'interesse che nessuno esca dall'Europa ,ma mantendo le stesse condizioni di ora,che le consentono di finanziarsi al tasso irrisorio del 2%,mentre ai paesi mediterranei tocca sborsare dal 5 al 7%.

Non ci sarà mai una vera europa federale,probabilmente la Germania accetterà qualche marginale correzione della sua politica,ma non rinuncerà mai a questa posizione privilegiata.La BCE non agirà mai comela FED americana,cosa che tutti invocano.Le soluzioni per risolvere la crisi europea potrebbero essere anche semplici,ma il vero nodo é che qualsiasi radicale e giusta soluzione svantaggerebbe la Germania,ora in posizione di privilegio.Cosa che non accetterà mai.Tutti i vertici saranno destinati a fallire.
E ci tocca sentire Monti proporre l' inutile aspirina.Vuole usare l'European financial stability facility (Efsf) e il suo prossimo successore, la struttura permanente dell'European stabilisation mechanism (Esm), per comprare debito sovrano dei Paesi in difficoltà. «Ma questi fondi europei hanno risorse limitate e questo comporta un invito alla speculazione», sottolinea Ferraguto.Inoltre la Germania fa orecchie da mercante.
L'intruduzione di una Tobin Tax é poi l'ennesima presa in giro,anzi si rivelerà solo dannosa.Una tassa che già Londra ha detto che non accetterà e che se non applicata globalmente,non farà altro che spostare i capitali da un'altra parte,da un'altra base per continuare l'azione speculativa.


Tornando a bomba,ormai molti commentatori che non fanno terrorismo mediatico evocando catastrofi,non considerano più un tabù la fine dell'euro.Così ora i termini si spostano sul terreno politico,sulla democrazia.
Nella discussione sulla crisi della moneta unica e sulle possibilità di uscita dall’euro, ci siamo finalmente liberati di un tabù economico. Dopo le prese di posizioni di molti autorevoli economisti, anche alcuni dei partiti che sostengono l’attuale governo sono stati costretti ad ammettere che un ritorno alle monete nazionali potrebbe presentare, dal punto di vista economico, una serie di vantaggi.
Ma lo spettro della «catastrofe economica», scacciato dalla porta, rientra dalla finestra sotto mentite spoglie, quelle della «catastrofe politica».
Si ammette che uscire dall’euro potrebbe rappresentare una soluzione meno dolorosa dell’agonia provocata dall’attuale unione monetaria, ma, nel contempo, si alza la posta in gioco: ciò provocherebbe, infatti, «forti rischi» sia per la democrazia politica che la stessa integrità dello Stato nazionale.
(Come se oggi fossimo i forti rischi non li avessimo già trasformati in realtà.Sostenere infattiche oggi godiamo di una democrazia,é una barzelletta)
Tale è la tesi sostenuta da Angelo Panebianco, in un recente intervento sulle pagine del Corriere della Sera («Moneta unica e democratica», 21 Giugno 2012): la fine della moneta unica annuncerebbe, ora, una «catastrofica dissoluzione di quasi tutto ciò che è stato costruito in sessanta anni di integrazione europea». Secondo Panebianco, la stabilità del sistema politico e democratico italiano sarebbe inseparabile dalla presenza di un «vincolo esterno». 
L’Italia avrebbe, in altri termini, trovato la propria stabilità non tanto nelle proprie tradizioni culturali e politiche, quanto da una sere di vincoli e costrizioni esterne («la Nato e, per essa, il rapporto con l'America, la Comunità europea in subordine») senza le quali la stessa unità nazionale sarebbe stata destinata a disgregarsi dall’interno. Senza la moneta unica, sembra doversi concludere, verrebbe meno non tanto la stabilità economica dei Paesi europei, quanto la stessa esistenza dell’Italia, dello Stato-nazione.

Ora che lo spauracchio della «crisi economica» è stato smentito, ecco dunque farsi avanti l’incubo politico, ed il suo scenario catastrofista: democrazia a rischio, vuoti improvvisi di stabilità, forse la guerra civile. Ma noi non possiamo permetterci, soprattutto oggi, questa assuefazione alla catastrofe, questo senso di paura di vedere lo Stato disgregarsi.
 La realtà è, tuttavia, rovesciata. È, infatti proprio la moneta unica che costituisce, oggi, il «vincolo esterno» che impedisce all’Italia di poter rivendicare la stessa sovranità e stabilità interna.
È la moneta unica che è in crisi perché non è stata uno strumento efficiente nel favorire quel processo di unificazione politica dell’Europa a cui era preordinata. L’integrazione politica degli Stati era stata pensata al fine di evitare altri milioni di morti in Europa, ma ha finito per produrre miseria e desolazione.
http://www.byoblu.com/post/2012/06/22/La-Germania-ammette-se-uscite-dalleuro-ci-rovinate!.aspx

Perché Angelo Panebianco ,arriva allora a dire che senza un vincolo esterno alla nostra democrazia (Nato, Usa, UE e così via) l'Italia politica, lasciata sola, si disgregherebbe arrivando a mettere in crisi la stessa esistenza dello Stato-nazione? Come si può accettare che qualcuno parli del nostro Paese in questo modo, come se potessimo esistere solo in un ambito di commissariamento continuo, sia esso oscuro (come nel caso dei governi precedenti a quello attuale) o manifesto (come nel caso del Governo Monti)?
Non vogliamo essere troppo maliziosi nel rispondere....

http://www.lettera43.it/economia/aziende/squinzi-e-l-allarme-pil_4367555432.htm

Questo é l'articolo di Panebianco:

Moneta unica e democratica

La crisi dell'euro ha rilanciato anche in Italia la tesi, che circola qua e là con sempre maggiore insistenza, secondo cui un'eventuale uscita dalla moneta unica, ancorché drammatica, sarebbe pur sempre meno dolorosa di una agonia prolungata e senza sbocchi. Meglio, pensano alcuni, fare da soli, tornare alla lira e alle svalutazioni competitive del passato, piuttosto che continuare a precipitare, senza reagire, nell'abisso in cui la crisi dell'euro sta trascinando l'Europa. Persone stimabilissime, da Paolo Savona ad Antonio Martino, lo pensano e lo dicono. Fermo restando che, di sicuro, l'infallibilità non ci appartiene, è però lecito ipotizzare che se l'euro crollasse, anche a voler prescindere dalle conseguenze economiche di un simile evento (per l'economia mondiale e quindi anche per noi), i contraccolpi politici sarebbero assai violenti per il nostro Paese. La ragione è che verrebbe meno quel famoso «vincolo esterno» in assenza del quale in Italia potrebbero correre forti rischi sia la democrazia politica che la stessa integrità dello Stato nazionale.


Possiamo discutere quanto vogliamo sul vizio d'origine della moneta unica, una moneta non sorretta da quella unificazione politica che tanti oggi invocano pur sapendo che essa non è comunque a portata di mano. Ma il fatto è che, quali che siano stati gli errori commessi, giunti a questo punto, la fine dell'euro avrebbe forti probabilità di risolversi, per contraccolpo, in una catastrofica dissoluzione di quasi tutto ciò che è stato costruito in sessanta anni di integrazione europea. E l'Italia si ritroverebbe nelle condizioni di una zattera alla deriva nel Mediterraneo.


Si può naturalmente pensare che ci sia molta esagerazione nella tesi secondo cui l'Italia necessitava prima e necessita oggi di stringenti vincoli esterni. Si può pensare che sia addirittura offensivo, o magari antipatriottico, dipingere un'Italia minorenne, incapace di gestirsi da sola, senza tutori e imposizioni esterne. Ma una più attenta osservazione della nostra storia postbellica nonché delle condizioni presenti del Paese, dovrebbe consigliare maggiore prudenza. Il patriottismo è un'ottima cosa ma a patto che non renda ciechi.


Per tutto il periodo della guerra fredda la democrazia italiana sopravvisse più a causa dei vincoli esterni (la Nato e, per essa, il rapporto con l'America, la Comunità europea in subordine) che a causa delle sue tradizioni e della sua cultura politica. Senza bisogno di spingersi a sostenere che, durante la guerra fredda, la democrazia sopravvisse in Italia nonostante quelle tradizioni e quella cultura politica, non può essere negato il potentissimo ruolo stabilizzatore che ebbero le costrizioni esterne.


Oggi, il rapporto con un'America sempre più lontana non funziona più come vincolo, non può più proteggerci da noi stessi. È rimasta solo l'Europa. Venisse meno anche quest'ultimo vincolo, che accadrebbe all'Italia? Si considerino due aspetti (che, sono, ovviamente, fra loro connessi): la condizione in cui versa la nostra democrazia politica e le vistose crepe che esibisce lo Stato nazionale.


Per quanto riguarda la democrazia, basta leggere le cronache quotidiane: classe politica delegittimata, disaffezione di porzioni ampie dell'opinione pubblica nei confronti del Parlamento e di altri fondamentali istituti democratici, rischi gravi di ingovernabilità una volta che si sia chiusa la parentesi del governo detto tecnico. Nonché la noia infinita di una discussione sulle «urgentissime» riforme costituzionali che si trascina sterilmente da trenta anni (dagli anni Ottanta dello scorso secolo) e minaccia di durare per altri trent'anni. Quanto questo eterno discutere senza sbocchi operativi, senza costrutto, abbia contribuito a usurare linguaggi e simboli della democrazia è difficile stabilire.


Altrettanto grave, e forse ancor più grave, è la condizione in cui versa lo Stato nazionale. Dopo centocinquanta anni di unità, il fallimento è evidente: la grande questione italiana, la questione meridionale, non ha mai trovato soluzione. La frattura Nord/Sud è più viva e forte che mai e, con essa, la distanza che separa certe regioni del Sud dal Nord d'Italia. Con la differenza che, un tempo, la speranza di venirne a capo mobilitava intelligenze, cervelli. Oggi non più. Non esiste più un pensiero meridionalista degno di questo nome. È subentrata la rassegnazione. Se verrà meno il vincolo europeo quanto tempo passerà prima che il conflitto territoriale esploda in forme incontrollabili?


Immediati costi economici a parte, la fine dell'euro, trascinando nella rovina anche l'Unione, ci lascerebbe soli alle prese con tutti i nostri fantasmi. Non ci conviene. Nel calcolo dei costi e dei vantaggi, la bilancia continua a pendere dalla parte dell'Unione. Non siamo certo gli unici, ma siamo comunque fra coloro che hanno un vitale interesse a che la crisi dell'euro venga superata.


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Nota

 Se c'è una svalutazione, in media una percentuale del 10-20% di essa si trasferisce sull'inflazione. Nei suoi primi due anni di vita l'euro svalutò del 35% rispetto al dollaro e il tasso di inflazione aumentò soltanto dello 0,7%. L'esperienza storica e la letteratura scientifica concordano nel dire che quando c'è una svalutazione, in media una percentuale del 10-20% di essa si trasferisce sull'inflazione. Ossia, se usciamo dall'euro è ipotizzabile che la conseguente svalutazione sia nell'ordine del 20%, corrispondente al differenziale di inflazione cumulato rispetto alla Germania dall'adozione dell'euro, e il relativo coefficiente di inflazione, vale a dire il trasferimento della variazione del cambio sui prezzi interni (pass through) è di circa 0,1/0,2. Niente di spaventoso né di ingovernabile, come invece ripetono insistentemente i media. Lo si desume da studi scientifici ben noti, tra cui: Giancarlo Gandolfo, 2002, International Finance and Open Economy Macroeconomics, Berlin, Heidelberg: Springer Verlag, pag. 290, dove si cita, uno studio della Banca centrale del Brasile, le cui conclusioni stabiliscono che nei paesi OCSE (fra cui l'Italia) il pass through è molto basso, molto più basso che nei paesi emergenti.
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giovedì 21 giugno 2012

MARIOCAZZOLA IL LIQUIDATORE

LIQUIDAZIONE TOTALE

(di Italo Romano)


«L’Italia si è spostata dall’orlo del precipizio solo che il cratere del precipizio si sta allargando e siamo di nuovo in una crisi».
Così il presidente del Consiglio Mario Monti nel corso dell’inaugurazione del nuovo quartier generale di Vodafone Italia alle porte di Milano. Evento di vitale importanza e rilevanza che richiedeva necessariamente la partecipazione del premier tecnico. Roba di marketing, Vodafone è il più grande operatore telefonico del mondo per fatturato, roba da élite, noi non possiamo capire ma solo comprare.
Una domanda a questo punto è lecita?
Come mai fino a poche settimane fa Mario Monti esaltava il grande lavoro del suo entourage dicendo che il paese era fuori pericolo e oramai non più sotto osservazione del mondo internazionale? 
Questa nuova ondata di terrore potrebbe servire al governo oligarco-finanziario oggi al potere in Italia, come giustificazione di una liquidazione totale delle ricchezze dell’ex Belpaese?
Già nei giorni precedenti, il trilateralista Mario Monti aveva lamentato l’abbandono dei cosiddetti poteri forti. Tale dichiarazione è stata lasciata dal suddetto dopo che il Corriere della Sera, vero organo della Confindustria, ha preso le distanze dalla sua folle politica di austerità senza ripresa.
L’ex Goldaman-Sachs ha colto la palla al balzo con una dichiarazione di piagnisteo, identificando i poteri forti, che secondo me e molti altri stanno dietro l’operato e l’avvento di questo governo tecnico, con la Confindustria.
Peccato aver dimenticato un po’ di gente che sta ben al di sopra all’organizzazione che raggruppa gli imprenditori italiani. Quali? Ben consci che il premier tecnico conosca bene, a dispetto di quanto dichiarato, cosa sia la massoneria, non poteva certo dire che lui ne è un membro di alto livello. Come in tali dichiarazioni non poteva che fare passare sotto silenzio il ruolo di gruppi elitari, paramassonici e mondialisti di cui fa parte, tra i quali, solo per citarne alcuni, vogliamo ricordare: il gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale e l’Aspen Institute.


L’Italia è sempre più impantanata nelle sabbie mobili, nonostante un alone di menefreghismo generale, sia i lavoratori che gli imprenditori si troverebbero d’accordo nel chiedere la fine di questo governo fantoccio.
Solo che i poteri forti sono rappresentanti da gruppi extranazionali ben contenti dell’operato di Mario Monto e della sua squadra di devastazione sociale. L’ambiguità di questi personaggi è seconda solo al loro cinismo e alla loro viscidità. Nella loro dichiarazioni vi è sempre quel pizzico di vago che distrae e narcotizza.
I media imbonitori, loro servi, in questa macelleria sociale hanno la loro grande fetta di responsabilità, in quanto propinano quotidianamente menzogne, illusioni e paure. E’ una strategia, mi pare evidente.
Come pure è evidente dove questi signori della finanza vogliono arrivare.
L’Italia deve essere messa sul mercato e venduta al migliore offerente. Monti è stato nominato dagli usurai dello stato italiano, le banche d’affari, per svendere le aziende di Stato in attivo (quelli in perdita rimarranno statali e continueranno a contribuire all’incremento del debito pubblico), il patrimonio immobiliare e privatizzare tutti i servizi sociali.
E’ stato messo al potere dai gruppi mondialisti per distruggere definitivamente il walfare itaiano: dalle pensioni alla scuola, dai diritti dei lavoratori alla sanità. Il martello neoliberista si sta per abbattere sullo Stato italiano, che si vedrà spogliare della sua indipendenza economica, e quindi di quella politica, diventando definitivamente schiavo di un sistema finanziario ultraliberista e turbo capitalista il cui unico scopo è il profitto.
Quello di Mario Monti è la sua cricca è stato un golpe finanziario, il cui scopo è svendere l’Italia ai privati e saccheggiare le sue ricchezze materiali. Il progetto era chiaro sin dall’inizio, ma le accuse di complottismo e dietrologia sono fioccate come se piovesse.
Anche oggi, nonostante l’evidenza, incontrerete persone disposte a negare la realtà oggettiva di quanto sta avvenendo e, addirittura, di quanto è stato detto dai soggetti protagonisti.
E’ lo stesso premier che da Berlino, dove ha ricevuto il premio “Responsible Leadership Award”, ha esplicitamente annunciato: “Stiamo preparando la cessione di una quota dell’attivo del settore pubblico, sia immobiliare che mobiliare, anche del settore locale”.
Insomma, lo strozzino che costringe l’indebitato e svendere tutto.
Già nel XVIII secolo John Adams (1735-1826) sosteneva: “ci sono due modi per conquistare e schiavizzare una nazione. Una è con la spada, l’altra è con i debiti”.
Dichiarazioni che proprio oggi vengono riconfermate dallo stesso premier tecnico a Milano: 
«Prendere provvedimenti per la crescita è un percorso lungo e faticoso, presto vedremo alcuni effetti ma non sono cose che possono essere misurate nel mese o nel trimestre. Abbiamo avviato un’importante politica di dismissioni del patrimonio pubblico. Ci potreste chiedere perché non l’abbiamo fatto subito: sarebbe stato un messaggio sbagliato al mercato e alla comunità internazionale».
Se vogliamo è stato ancora più chiaro. Ci troviamo dinanzi una liquidazione totale, come già avvenuto nel 1992.
Chi potrà permettersi di acquistare i beni? Semplice, chi possiede il capitale o chi vanta crediti nei confronti dell’erario, ovvero banche, organizzazioni criminali, speculatori e faccendieri, come nella vecchia tradizione italiana.
Il gioco perpetuato in questi anni è stato semplice quanto diabolico. Messo in pratica con l’aiuto di fantocci e pupazzi tanto corrotti quanto incompetenti. Di chi parlo? Della classe politica.

Lo Stato italiano, nel tempo, è stato privata delle sovranità necessarie a consentire una autonoma strategia economica, quindi di gestione delle ricchezze e della politica sociale. Per ovviare a queste mancanze strumentali, siamo stati costretti e spinti ad indebitarci. Sono stati concessi prestiti pubblici e privati che palesemente nessuno poteva permettersi di onorare. Fatto ciò, la trappola è pronta. Si chiede ai cittadini di pagare, così vengono introdotte nuove tasse (vedi l’IMU), aumentando l’età pensionabile (vedi riforma Fornero).
Finite la misure di austerità, inizia la svendita del patrimonio immobiliare, per poi passare ai gioielli di Stato: Eni, Enel, Finmeccanica ma anche le multiutility e le municipalizzate che gestiscono i servizi al cittadino, come Hera, Acea, A2A, partendo dai colossi, fino ad arrivare agli enti più piccoli che operano a livello comunale.

Cari lettori, non è un caso che gli amministratori delegati di Eni ed Enel abbiano preso parte all’incontro annuale del gruppo Bilderberg.
I privati gestiranno l’acqua, gli alimenti, l’energia, i rifiuti e le industrie di armi. Avranno carta bianca per lo sfruttamento del suolo e del sottosuolo, dalla gestione del territorio a quella dei servizi, passando attraverso qualsiasi attività pubblica che renda quattrini. E dove andranno a finire i ricavati di questa ciclopica operazione di liquidazione dell’Italia? In molti credono che saranno girati nel decreto sviluppo tanto caro a Corrado Passera, che ha già deciso di destinare almeno 100 miliardi di euro alla cementificazione del Belpaese.
(sì,buonanotte....)
Monti fa il loro gioco: svende. D’altronde è stato nominato per questo. Non deve rispondere agli elettori che mai si sono pronunciati, ma alle banche.
Fatto ciò, l’unica via d’uscita per il nostro paese da queste crisi, non avendo più i mezzi di sussistenza per proporre una uscita coatta dall’euro e dal sistema Europa, sarà quella della violenza.
Dinanzi una diseguaglianza sociale a cui non siamo pronti, dinanzi la rinuncia di uno stile di vita in cui la maggior parte delle generazioni viventi sono cresciute, la sollevazione popolare e i disordini sociali saranno una conseguenza purtroppo inevitabile. Le forze di polizia internazionali e i corpi speciali dell’esercito si stanno addestrando per far fronte a scenari del genere. In Grecia, durante le protesta, abbiamo già avuto un piccolo assaggio della violenza e della cruenza di questi agenti di sistema, pronti a schiacciare come mosche chiunque provi a non chinare la testa dinanzi il nuovo impero del male.

Si scatenerà il caos. Un caos essenziale e vitale per la sussistenza di un sistema totalitario che verrà allo scoperto, dalle tenebre in cui è stato nascono per decenni, in tutta la sua potenza. La distruzione totale sarà l’anticamera dell’instaurazione di un nuovo ordine mondiale, composto da superstati centralizzati in cui il ruolo del cittadino sarà pari a quello di uno schiavo.
In uno contesto sociale come quello attuale, dove siamo stati educati alla servitù, mai nessuno tenterà di ribellarsi coscientemente. Non si vede per quale motivo – usando le parole di Aldous Huxley – dovrebbe crollare una dittatura integralmente scientifica.
Il totalitarismo capitalista, che ha i suoi massimi rappresentanti nella oligarchia massonica-finanziaria, è una dittatura quasi perfetta, al massimo perfettibile, che porterà definitivamente il potere e il controllo totale nella mani di pochi “illuminati” che sfrutteranno noi e il pianeta che abitiamo a proprio uso e consumo.
Uno dei pilastri portanti di questo sistema siamo noi, che lo alimentiamo quotidianamente con ogni nostro pensiero e azione. Se non agiamo adesso, ci troveremo dinanzi un futuro impensabile fino a pochi anni fa. Schiacciati dal potere, in tutte le sue forme, non avremo da scegliere che tra il suicidio e la disperazione.

da: http://www.oltrelacoltre.com/?p=12606

Links


http://infotricksblog.blogspot.it/2012/06/monti-svende-litalia-per-tutelare-gli.html

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43483

http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/8388-monti-svende-litalia-per-tutelare-banche.html

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10441

http://ilcorrosivo.blogspot.it/2012/06/svenditalia.html

http://www.evolfenix.org/vita-sulla-terra/il-neoliberismo-contro-il-progresso

http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/2012/06/nato-allarme-nero.html

http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2012/06/questuomo-non-sta-facendo-gli-interessi.html

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 «L’Italia si è spostata dall’orlo del precipizio, solo che il cratere del precipizio si sta allargando e siamo di nuovo in una crisi».....ipse dixit,il burattino Mariocazzola,la più grande sciagura italiana dopo Prodi.....
Il cratere,in primis, l'hai allargato tu con misure demenziali..,maledetto servo dei banchieri..e ci siamo dentro fino al collo..altro che allontanati dal precipizio...
Un'altra cazzata di questo miserabile imbonitore...non era lui che dieci minuti fa diceva " il paese era fuori pericolo e oramai non più sotto osservazione del mondo internazionale"? 
Che vuoi fare ora,del terrorismo mediatico per poter meglio liquidare il paese?
Infatti aggiunge;" «Prendere provvedimenti per la crescita è un percorso lungo e faticoso (già,specialmente con le ciofeche che hai fatto fin'ora), presto vedremo alcuni effetti, ma non sono cose che possono essere misurate nel mese o nel trimestre. Abbiamo avviato un’importante politica di dismissioni del patrimonio pubblico..."
Attenzione al film già visto nel 1992....lo sguattero Bilderberg,Trilateral,Goldman...é qui per questo.


L'ultima: Il presidente confindustriale (e i sindacati)  dice che la riforma del lavoro é una "boiata",ma che la voterà (idem il parlamento degli stracciaroli) per favorire Mariocazzola nella prossima riunione dei burattini europei.
La Frignero,che fa più danni di un tornado, dice che saranno poi possibili aggiustamenti.
Come dire,é uno scherzo....ma facciamo finta che sia una cosa seria....
Insomma mandiamo con una bufala il nostro alieno a Bruxelles,come se gli altri,e specialmente gli squali speculatori, non lo sapessero.
Ma si può continuare con questi miseri trucchetti da asilo? Professori?
Meglio i bidelli!


L'articolista conclude con la previsione di violenze,peraltro a suo dire senza conseguenze,propinandoci o il suicidio o disperazione.Magari ci fosse una vera e violenta rivolta generale che però,stando a quanto si vede,appare una chimera .Altrimenti ci sarebbe forse un'alternativa tra suicidio o disperazione.E comunque sempre meglio che assistere passivamente a questa distruzione.

martedì 19 giugno 2012

AVVOLTOI SUL PARTENONE

Ecco dove va a finire il debito pubblico degli stati sovrani

ORIGINI E SEGRETI DEL FONDO AVVOLTOIO CHE STA SPOLPANDO ATENE


 da il Foglio  Quotidiano
(di Ugo Bertone)
Saturday 19 may 2012


L’avvoltoio è già ripartito dai cieli di Atene.Ma tornerà presto.
 Il 90 per cento dei capitali, 436 milioni di euro, che la Repubblica greca ha rimborsato due giorni fa per evitare la bancarotta è finito nelle mani di uno dei più spietati e abili “fondi avvoltoio” (vulture funds) che s’aggirano a caccia di prede, per lo più stati sovrani: il Dart Management, finanziaria ultra segreta che ha la sua base nelle isole Cayman, paradiso fiscale che ospita questo diavolo dei capitali che oggi, tra i pochi, ha motivo di festeggiare su quel che resta della Grecia.
Ad aprile tutti i detentori di bond greci hanno dovuto accettare un taglio del valore dei titoli che avevano in mano, fatta eccezione per un manipolo di hedge fund testardi. Tra questi c’era Dart che, pochi mesi fa ha fatto incetta di titoli greci emessi a Londra sotto le leggi della City (perciò immuni dal taglio volontario degli interessi concordati a Bruxelles) a meno del 70 per cento del valore nominale.
Ma il ministero delle Finanza di Atene, nel momento di massima debolezza politica, martedì ha dovuto versare l’intero importo nominale. Insomma, i gestori di Dart hanno intascato più di 120 milioni di profitti nel giro di pochi mesi, solo l’antipasto dell’abbuffata futura: almeno 6 miliardi dei 7,6 miliardi fuori dall’accordo con la Ue sono nelle mani di Dart e dei colleghi di Elliott, di Hemisphere di Peter Grossman o degli altri vulture funds che hanno spolpato, negli ultimi 20 anni, le finanze di Congo, Ghana o Perù.
Senza trascurare i vecchi debitori: due mesi fa Dart ed Elliott hanno presentato un’ingiunzione di pagamento per sequestrare i dollari dell’Argentina posteggiati presso la Federal Bank di New York.
L’assalto, per ora, non è riuscito: ma Kenneth Dart non dispera.

Già, esiste un mister Dart, da 16 anni cittadino delle Cayman. L’ironia della sorte vuole che la fortuna della ditta di famiglia, aperta dal nonno nel 1937 a Mason nel Michigan, sia decollata grazie allo sforzo dei soldati americani: nonno Dart, infatti, ebbe il fiuto di mettersi a produrre per primo le targhette di riconoscimento dei soldati Usa alla vigilia della Seconda guerra mondiale. Poi, nel 1960, il vero salto di qualità: il padre di Kenneth, piccolo genio della chimica, diede vita a Styrofoam, destinato a diventare uno dei colossi mondiali dei contenitori alimentari in plastica.
Gli indignados di piazza Syntagma non lo sanno, ma quando bevono una Coca in bicchiere di cartone o mangiano un’insalata in una vaschetta di plastica, probabilmente pagano una royalty all’avvoltoio che tiene in scacco il fisco statunitense.
Nel ’91 Kenneth decise che era l’ora di smetterla di versare soldi a Washington.
Prima pensò di prendere la cittadinanza del Belize senza muoversi dalla casa di Sarasota, Florida.
Ma quando il governo del Belize si fece avanti chiedendo l’apertura di un consolato guidato da un Beliziano in quel di Sarasota, non ci volle molto a capire che la sede era proprio la casa della signora Dart.
La povera donna da allora si divide tra le Cayman, dove Dart ha avviato progetti urbanistici rivoluzionari, all’insegna del verde (per i miliardari ovviamente) e la villa/palazzo in Florida.
Qui, nel 2005, aveva allestito una cena in favore di Bill Clinton e della sua Fondazione.
Ma l’ex presidente, una volta conosciuta l’identità del principe degli evasori, sbattè la porta e se ne andò: la fuga dorata di Dart era stata una delle figuracce peggiori della sua gestione.
Kenneth non se l’è presa. I suoi avvocati continuano a inseguire i suoi debitori ovunque ci sia odore di quattrini sfuggiti ai suoi crediti: a Londra, Hong Kong o New York. Con un occhio rivolto ad Atene.
La diagnosi degli “avvoltoi” è lucida e spietata: la Grecia, prima o poi, dovrà fare default per la seconda volta. Allora, quando la repubblica avrà l’acqua alla gola, i “vultures” faranno di nuovo incetta di titoli che varranno poco più che carta straccia. Poi non resterà che attendere. Infine l’avvoltoio, con il bottino tra le zampe, farà rotta di nuovo verso l’isola dei Caimani.
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Pubblichiamo questo articolo di un mese fa,primo perchè l'avvoltoio sta già svolazzando sul Partenone per la seconda volta, in attesa di planare sui resti della Grecia.
La infottibile kaiserina ddr ha infatti dichiarato che non ci saranno sconti per i greci,nonostante abbia scritto una patetica lettera pre-elettorale sul Financial Times (in greco addirittura...!!), incitandoli a votare secondo i suoi gusti.Chissà che effetto avrebbe una simile lettera in tedesco scritta dai francesi per invitare i crucchi a non votar la culona.
Fatto sta che in Grecia avremo un governo di chi ha truccato i conti (Goldman connivente),e cioè Nuova Democrazia,e chi ha dovuto dimettersi mesi fa (Pasok).Entrambi responsabili del disastro.
non male....ma é il bello della democrazia....o meglio,della democretineria che domina in Europa...


Secondo,far conoscere al nostri lettori uno dei rappresentanti più emblematici dei signori criminali che stanno fottendo il mondo.Sconosciuti al grande pubblico,agiscono senza strepito nello spolpare le carogne degli stati.
Questa gentaglia é quella che fa cadere i governi,che getta sul lastrico milioni di persone e che si impingua del debito dei paesi in difficoltà aggravandone le sorti.
Ma a noi,oltre a questi delinquenti,alla culona tedesca,a Monti,a quell'asse da cesso marcia che é l'Europa e che finirà per affondarci nella cacca....oltre ai quaquaraqua politici che ci ritroviamo e ad un presidente pulcinella golpista...a noi ,che ci deve ancora capitare?

domenica 17 giugno 2012

SPAGNA IN VENDITA

Nonostante il piano di salvataggio da 100 miliardi di euro deciso domenica, nè i mercati nè le gli osservatori più autorevoli (come il premio Nobel J. Stiglitz) ritengono che Madrid sia fuori pericolo. Anzi, lo spread viaggia a quota 544 punti e i tassi di interessi al 7%. In queste condizioni, sono in molti a pensare che un’altra iniezione di denaro sia inevitabile. D’altra parte, alcuni analisti si aspettavano un’elargizione addirittura doppia rispetto a quella decisa dalle istituzioni internazionali.
Ma i guai della Spagna non finiscono qui. Ieri è arrivato anche il downgrade di Moody’s, che pone la Spagna molto vicina al livello “junk”. Moody’s sostiene che il piano dell’Europa per salvare le banche iberiche aumenterà il carico del debito sovrano. Il downgrade, da A3 a Baa3, potrebbe proseguire entro i prossimi tre mesi, fanno sapere dall’agenzia di rating.
E pensare che Rajoy aveva cercato di rassicurare tutti proprio su questo punto, sottolineando che l’aiuto esterno a Madrid serve a garantire liquidità al sistema bancario e non a rifinanziare il debito pubblico, come invece è accaduto in Grecia, Irlanda e Portogallo.
Come nota il quotidiano Europa , il quale rivela che dietro il salvataggio di Madrid c’è la mano di Parigi - è stato infatti Pierre Moscovici, ministro dell’economia e braccio destro del neo presidente, a mediare tra le posizioni in campo, scrivendo infine col suo omologo spagnolo Luis De Guindos i termini del salvataggio -:

I soldi andranno al Fondo di ristrutturazione bancaria (Frob), aumentando il debito pubblico, e gli interessi si caricheranno sul deficit: cento miliardi di debito, la cifra ritenuta attendibile dalla maggior parte degli analisti, e tre miliardi l’anno di maggior deficit (al 3 per cento di interessi).
Né i fondi andranno nell’economia reale incentivando il credito. Serviranno a sanare le perdite, mentre il controllo sul sistema finanziario spagnolo avrà l’immediato effetto di ridurre ancora la concessione di crediti. La troika controllerà da vicino la ristrutturazione del sistema finanziario e il rispetto degli impegni spagnoli che, come per Irlanda, Grecia e Portogallo, verranno sottoscritti con la firma del memorandum of understanding, il memoriale di intesa che, come esplicitamente detto dall’euroguppo, avrà carattere vincolante e presuppone, per cominciare, il rispetto di tutti gli impegni presi da Zapatero e confermati da Rajoy. Il tutto, in un contesto ancora oscuro, illuminato solo in piccola parte.


Ancora una volta le banche vengono salvate coi soldi dei contribuenti, aumentando il debito pubblico precluso invece a politiche di sviluppo economico e potenziamento del welfare.
Ne consegue che se la Spagna dovesse essere davvero declassata a livello spazzatura, alcuni investitori potrebbero essere costretti a dover vendere i propri titoli, aggravando una situazione già drammatica.
La morale della favola è che Madrid ha un bisogno disperato di quattrini, e la via più semplice dove andare a cercali (a parte la nota “più tagli, più tasse”, già ampiamente battuta) è quella delle privatizzazioni.

Il patto dell’euro sottende l’equazione di potere della nuova Europa: la Germania finanzia i Paesi più indebitati in cambio dell’etero-direzione dei conti pubblici e la cessione degli asset virtuosi.
Se la prima fase può dirsi praticamente raggiunta – stando alle condizioni che Madrid, al di là dei giri di parole di Rajoy, sarà costretta a rispettare a fronte dell’aiuto ricevuto -, l’effetto del downgrade di Moody’s (al quale presto seguiranno quelli delle altre due Parche del rating, visto che la tempistica dei loro giudizi è quasi sempre sincrona) sarà quello di imprimere una brusca accelerazione alla seconda.
Nemmeno 20 giorni fa il Ministreo dell’Economia di Madrid aveva annunciato che su tavolo del governo c’è un piano di privatizzazioni da approvare entro l’estate, che dovrebbe garantire alle casse dello Stato un introito complessivo tra 20 e 30 miliardi di euro.
Le dismissioni dovrebbero riguardare società pubbliche come Renfe, Aena, Puertos del Estado, Paradores, Loterias y Apuestas del Estado, oltre alle cessione delle partecipazioni in altre grosse aziende – come IAG, compagnia risultante de la fusione di Iberia e British Airways, Ebro Foods o Red Electrica de Espana – detenute tramite la Sociedad Estatal de Participaciones Industriales (SEPI).
E sullo sfondo rimangono i bocconi più ghiotti: Telefonica e Repsol - benché il valore di quest’ultima sia parecchio diminuito dopo la spoliazione di YFP da parte del governo argentino.
Tuttavia, questo non significa che l’economia tedesca o quella americana (principale beneficiaria, dei declassamenti, almeno nelle intenzioni) potranno fare una scorpacciata al prossimo banchetto di cessioni pubbliche che Madrid sarà costretta ad imbandire. 
Al tavolo c’è già la Cina che, forte delle sue immense riserve valutarie, avrà modo di proseguire la sua campagna di acquisizioni nel Vecchio Continente.
Proprio domenica 10 giugno, giorno del rescate da 100 miliardi di euro, Telefonica ha annunciato la vendita di una quota del 4,56% di una delle principali società cinesi di telecomunicazioni, China Unicom, per 1,13 miliardi di euro. E due settimane prima la compagnia cinese STGRD.UL ha annunciato l’acquisto delle attività in Brasile della spagnola Actividades de Construcción y Servicios SA per 531 milioni di dollari più l’accollo dei debiti per ulteriori 411 milioni.
Antipasto di un simposio in procinto di essere servito.
(16 giugno 2012)

 http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-spagna-prossimamente-in-vendita-107003098.html

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E' veramente esilarante questo libero mercato che funziona in una sola direzione! 
E perché mai in un regime di libero mercato si dovrebbero salvare banche private,tanto più che sono responsabili delle loro dissennate politiche?
Così é successo in Usa nel 2008,così sta succedendo ora in Europa.
Privatizzare i profitti e socializzare le perdite....questo é il motto della bisca chiamata a torto libero mercato...più somigliante ad una roulette truccata....e la cosa più tragica é che i giocatori sono obbligati a partecipare con una pistola puntata alla testa,ovviamente perdendo sempre.
Oddio,però qualche esempio bisogna pur darlo (vedi Lehman Bros) per illudere la platea e poter continuare il gioco (salvataggio pubblico di tutte le altre banche)....così potrebbe pure essere probabile che la Grecia,qualunque sia l'esito elettorale,venga fatta fallire a mo' di esempio e continuare a salvar le altre banche con i soldi dei peones.
Il bello é che questi luridi istituti benefici bancari,una volta salvati,hanno continuato a speculare e ad intrallazzare come prima,vero Obama?
Quello che mai si capirà (o meglio,forse si capisce benissimo...) é perchè il dinero non vien dato direttamente agli Stati,invece che alla catena di bische bancarie in mano agli strozzini.
Questo non é libero mercato, ma libera truffa...e poi mi tocca sentire seri e sobrii mentecatti televisivi sostenere che uscire dalla bisca sarebbe una catastrofe!

mercoledì 13 giugno 2012

MA SPARIAMOCI CHE E' MEGLIO....



Beh,forse bisognerebbe sparare a loro.....comunque...
ad integrazione di alcuni commenti del precedente post,pubblichiamo un contributo video sull'articolo di Salvati.


Insomma, dopo le lamentele del bocconiano traditore (Monti aveva appena sostenuto di aver perso l'appoggio dei cosiddetti poteri forti), arriva la marchetta del Corriere. Perché a parte l'analisi stantia, trita e ritrita che ormai potrebbe essere svolta con più profondità dal tema di attualità di un ragazzino delle medie, sostenere che su 60 milioni di italiani non ce n'è uno che sappia l'inglese, che abbia studiato, che conosca i salotti buoni e che abbia viaggiato quanto basta per fare le quattro stupidaggini che fa Mario Monti, ovvero tassare ed affamare il popolo e salvare le banche, è non solo un errore - parafrasando lo stesso Salvati - ma un crimine.

Sempre il 14 maggio,il nostro pensatore scriveva:


"Rimedio? Cerchino, i Paesi deboli, di eliminare rapidamente i disavanzi e il debito che allarmano i potenziali prestatori. E cerchino di diventare più efficienti nell'organizzare il settore pubblico e privato, rassegnandosi - finché non lo sono diventati - a salari e stipendi più bassi, in modo da produrre merci e servizi migliori e a prezzi più convenienti. 
Questo è il succo della strategia Merkozy che anche il nostro governo ha dovuto adottare: rigore fiscale e ricerca di maggiore efficienza mediante riforme strutturali, dal lato dell'offerta: perché di questo si tratta, non di crescita subito, come sembrava promettere il trittico rigore-crescita-equità."

Peggio di un neoliberista vintage,il nostro pensatore del PD....che come molti degli esaltati iniziali,ora corre ai ripari dopo le magre di Mariocazzola...rimandando i risultati,che mai verranno da questa politica,alle calende greche...bravo!.....già qui si vede il topo che inizia ad abbandonare la nave che affonda....
Cerchino di eliminare il debito,dice....ok,scienziato dei miei stivali,perchè non ce lo dici tu come si fa ad eliminare un debito di 2000 miliardi? Altrimenti é meglio il mago Otelma...
E questo sarebbe un pensatore,un intellettuale,un economista...perchè non mandare lui come nostro ambasciatore in Europa? Può pure darsi che riesca a far più ridere di Mariocazzola...!.

Per finire, sulla Spagna e Hollande....non darei per scontato comunque nulla...non sono così ottimista come l'amico Messora...
http://www.byoblu.com/post/2012/06/11/Ma-spariamoci-che-e-meglio.aspx

martedì 12 giugno 2012

DOPO LA SPAGNA L'ITALIA...?




Dopo la Spagna l'Italia.Lo tsunami é in arrivo.

DI MORENO PASQUINELLI
sollevazione.blogspot.it


Il momento è drammatico. Gli eurocrati non demordono. Pur di salvare l’euro, e con esso la loro dittatura, dopo che sono fallite tutte le cartucce, hanno in mente di usare l’ultima arma letale a loro disposizione: seppellire le nazioni, espropriare i popoli di ogni residua sovranità, per fondare un super-stato imperiale comandato dalla aristocrazia finanziaria e parassitaria.


I salvataggi portano sfiga a quelli che li ricevono. E' dimostrato non solo dalla Grecia, ma pure da Irlanda e Portogallo che, dopo gli "aiuti" europei, hanno conosciuto paralisi dell'economia, aumento della disoccupazione, crescita dei disavanzi e dei debiti, privati e pubblici. 
Quello offerto alla Spagna non farà eccezione


Tab.1. La montagna dei debiti

Il Primo ministro spagnolo Mariano Rajoy fa davvero pena nel suo tentativo di spiegare che non si tratta di "salvataggio". Tenta di salvare la faccia, lui che fino a l'altro ieri, con sicumera, rassicurava i mercati finanziari che la Spagna ce l'avrebbe fatta da sola a salvare le sue banche traballanti. 
«Ma al di là di come lo si chiami l'ammontare di soldi che l'Ue si prepara a stanziare per la Spagna (100Mld) è superiore ai 78 miliardi del piano salva-Portogallo e ai 67 del pacchetto salva-Irlanda. Solo la Grecia ha avuto prestiti più consistenti (247 miliardi in due distinti salvataggi, quello concordato a maggio 2010 e quello resosi necessario a febbraio 2012». [1]

Se l'Unione europea, con il consenso del G7, ha accettato di sborsare cento miliardi la ragione è semplice, non ci sono soldi nelle casse di Madrid, né quest'ultima poteva fare affidamento sull'emissione di nuovi titoli pubblici, visto che eventuali acquirenti esigono rendimenti (interessi) oramai superiori al 7%.


Il crack spagnolo non è stato scongiurato


Che sia stato evitato il crack del sistema bancario spagnolo, questo è tuttavia da vedere.  Lo avevano già detto in pompa magna mesi addietro, dopo che la Bce di Draghicon l'operazione Ltro, aveva sganciato alle banche più di mille miliardi (più di 250 solo alle banche spagnole) —operazione evidentemente andata a vuoto. Le borse, ieri, hanno già espresso il loro malumore. Chi fa il bello e cattivo tempo sui mercati finanziari, cioè chi possiede liquidità, non si fida, né della Spagna né del "salvataggio". 


Diverse sono le ragioni dei timori nuovi padroni del vapore, leggi i grandi speculatori della finanza, temono il disastro della Spagna, nonostante i 100 miliardi elargiti dalla Ue. La prima di queste è che l'economia spagnola è profondamente malata.




Tab.2. Composizione del debito spagnolo
Nella tabella n.1 è possibile vedere come la Spagna, per debito aggregato (la somma dei debiti pubblici e privati), sia terza in Europa dopo Irlanda e Portogallo (ben prima della Grecia). 


La Tabella n.2 qui accanto non è meno significativa. A sinistra vediamo chi sono i creditori della Spagna, a destra abbiamo la composizione del debito estero per settori, dove spicca la montagna dei 263 miliardi di dollari in soli derivati, esattamente in Cds (Credit default swap), le note polizze per cautelarsi dal default —la qual cosa è l'indice più infallibile di cosa pensino i mercati finanziari dell'economia spagnola..


Alla base della situazione drammatica spagnola ci sono tutte le storture e i guasti del tessuto economico del paese —la fuga dal capitale alla rendita, il peso abnorme della finanza, il sistema bancario elefantiaco, tra quelli europei forse il più inserito nel circuito del capitalismo-casinò—, quei guasti che portarono all'esplosione della bolla immobiliare, avvenuta sotto gli occhi e e con la complicità sia delle banche tedesche che della stessa Bce.[2]


Ma veniamo ora ai problemi del "salvataggio". Non si tratta solo di dettagli.

Il primo è che l'esborso da parte della Ue non è affatto dietro l'angolo. C'è un iter di diverse settimane (l'Irlanda, ad esempio attese quasi tre mesi prima di ricevere la prima tranche), durante le quali la situazione potrebbe precipitare.

Il secondo
 è che, se come sembra il prestito (che viene offerto ad un interesse più basso di quello di mercato, e la qual cosa ha subito fatto incazzare portoghesi e irlandesi, che non ricevettero lo stesso favore) verrà elargito attraverso il veicolo del famigerato Esm (Meccanismo di stabilizzazioe europea), quest'ultimo gode dello status di "creditore privilegiato", il che significa che ha il diritto ad essere rimborsato prima degli altri eventuali creditori. 

Difficile con questa clausola che la Spagna trovi altri creditori privati sul mercato.
 «L'altra conseguenza è il rischio legato ai parametri degli aiuti che potrebbero rendere più difficile per la Spagna raccogliere risorse sul mercato: l'Esm ha infatti uno status di "creditore senior", il che significa che deve essere rimborsato prima dei "normali creditori", che verranno così disincentivati ad acquistare titoli spagnoli, visto che finirebbero in second'ordine rispetto al Fondo salva stati».[3] 


Il terzo problema è fin troppo ovvio. Questo nuovo debito dovrà essere ripagato, col che non solo il debito pubblico crescerà (si parla che potrebbe arrivare al 100% del Pil), ma con esso salirà anche il disavanzo —col che addio ai parametri del Fiscal compact.

Il quarto problema è che i cento miliardi assicurati dall'Unione potrebbero non essere sufficienti:

«È questo insieme di circostanze che spinge molti, nei governi e nel mercato, a sospettare che l'intervento per le banche sia solo il primo dei salvataggi necessari per Madrid. Se tutto fosse stato fatto prima, forse sarebbe stato diverso. Ma ora Janet Henry, capo-economista di Hsbc per l'Europa, pensa che sterilizzare il contagio spagnolo intervenendo solo sulle banche non sia scontato: «La domanda chiave - osserva l'economista inglese - è capire se un pacchetto di sostegno per il settore finanziario sia la fine o solo l'inizio dell'assistenza alla Spagna». Dopo gli istituti, anche il governo potrebbe aver bisogno di un prestito internazionale tra non molto. La differenza fra le due opzioni è fra un pacchetto di circa cento o di 300 miliardi di euro». [4]





Tab.3. Il trend dei debiti spagnolo: prima e dopo l'euro



L'onda si avvicina all'Italia



Dicevamo del "malumore" del mondo della grande finanza rispetto al "salvataggio" della Spagna. Malumore è un eufemismo. L'inchiostro con cui erano stato scritto dai quotidiani che "La Spagna è salva" era ancora fresco che la Borsa di Milano risponde con un rumoroso tonfo. Così, nella loro versione web, gli stessi quotidiani capovolgono in poche ore la linea: "Allarme rosso per lo spread": «Doveva avere l'effetto di rassicurare i mercati finanziari. Invece, l'accordo sulle banche spagnole ha finito con il moltiplicare le paure di un contagio. E l'Italia ne ha pagato le conseguenze. 
Nel giro di poche ore, la Borsa di Milano ha perso il 2,9% (la peggiore d'europa, bersagliati nuovamente i titoli degli istituti di credito), mentre lo spread BTp-Bund è schizzato 470 punti». [5]

L'avvento della moneta unica era stato fortemente voluto dai principali circoli della nostra classe dominante perché venne ritenuto la sola maniera per porre fine all'andazzo di una spesa pubblica fuori controllo e di un capitalismo che troppo si affidava alle svalutazioni della lira. Il vincolo esterno della moneta unica, l'incatenarsi al ceppo tedesco, erano presentati come salvifici. 

Questo disegno è fallito. Il vincolo della moneta unica si è rivelato un nodo scorsoio, tutti i differenziali tra noi e la Germania sono cresciuti, mentre, più che al ceppo tedesco siamo incatenati a quelli dei paesi "periferici" e tra questi la Spagna. Se la Spagna precipita nel baratro, certo tutta l'eurozona verrà sconquassata, ma di sicuro l'Italia sarà trascinata a fondo per prima. Il rischio, come segnaliamo da tempo, dato il legame strettissimo tra banche e debito sovrano (vedi Tab.n.4) è che in Italia si verifichi un crack bancario parallelamente al crollo dei titoli di stato diventati "tossici" o "titoli spazzatura".

Tab. 4. Debiti sovrani e banche: l'intreccio esplosivo

Se lo spread e i tassi con cui la Spagna ha a che fare, invece di scendere, saliranno, il contagio, l'onda, arriveranno immediatamente in Italia, con effetti, anche sul governo Monti, non meno devastanti di quelli che dovette subire l'esecutivo di Berlusconi nell'autunno 2011, visto che già adesso, malgrado le durissime manovre di austerità e rigore «Con gli attuali tassi d'interesse di mercato la posizione di bilancio dell'Italia è probabilmente su un percorso di lungo termine insostenibile...a causa della crescita cronicamente assente, il rapporto fra debito e Pil tende a salire per un periodo prolungato»[6] 


Nelle prossime settimane sapremo se l'euro riuscirà a sopravvivere o se imploderà. Lo sanno gli analisti, gli economisti, gli stessi eurocrati, tra cui Monti. Lo ha affermato ieri lo stesso direttore del Fmi. [7]

Come potrà essere salvato non è più un mistero per nessuno. Se ne parla in tutte le tribune da mesi. 
L'Unione europea deve mutualizzare (con titoli "eurobond") i debiti sovrani. Deve stabilire una garanzia unica per le banche, ovvero garantire i debiti bancari)
Per farlo deve passare ad una univoca politica fiscale ed economica; deve in poche parole fare un salto mortale verso una più stringente unificazione politica, deve edificare, sulle ceneri di ciò che resta degli stati nazionali, una forma di super-stato imperiale e oligarchico. 


Con le sovranità nazionali risucchiate nel vortice centralista verranno cancellati gli ultimi brandelli di sovranità popolare. I parlamenti nazionali  saranno solo passacarte di decisioni già prese dalle autorità europee centrali.


Come afferma Roberto Napoletano, vice della Confindustria italiana:
«Si può raggiungere solo a patto che si scambi la protezione in comune con la modifica della Costituzione di ciascun Paese per cedere sovranità nazionale e acquistare sovranità europea sigillata da una nuova, vera carta costituzionale. Perché diventi realtà chi governa i singoli Paesi (Francia e Germania comprese) deve avere la forza di far capire ai suoi elettori gli indubbi benefici di breve e medio termine conquistabili con tale scelta. Può sembrare un processo ardito (di certo non è agevole) ma è addirittura obbligato se non si vuole fare la fine dei dieci piccoli indiani di Agatha Christie». [8]
Questo è ciò che chiedono i "mercati", leggi la potentissima finanza globale. Questo è ciò che vogliono sull'altra sponda dell'Atlantico. Ora sappiamo che lo desidera anche la Cina. Che questo super-stato possa diventare dopodomani un problema geopolitico, si vedrà, oggi lo si deve istituire, non tanto e non solo per la salvezza dell'euro, ma per salvare la baracca pericolante del capitalismo internazionale. Un super-golpe per un ultra-stato.

Non pensiamo ci sia bisogno di spiegare per quali ragioni i popoli, tutti i popoli, debbono opporsi a questa follia imperialistica. Ciò che la Ue porta in grembo è talmente mostruoso che anche le forze che oggi, in nome di un malinteso "europeismo", difendono l'euro, dovranno cambiare opinione.

La domanda è: ce la faranno gli eurocrati a compiere questo passo prima che tutto crolli?
Riusciranno a piegare i sovranismi tedesco e francese? Accetteranno le borghesie di questi due paesi una coabitazione more uxorio? A cedere anche loro potere per trasferirli una volta per sempre ad una curia sovranazionale?

Noi lo riteniamo altamente improbabile. Mentre è quasi impossibile che ci riescano nei tempi strettissimi (alcuni mesi) in cui consiste quest'ultimo atto dello psicodramma dell'euro. Vedremo cosa riuscirà a partorire il vertice europeo del 28 giugno.

Tra le diverse spinte e controspinte, azioni e reazioni, la tendenza oggettiva più forte resta quella che conduce all'implosione della moneta unica e, con essa dell'unione europea. A questo chi ha vuole davvero cambiare l'ordine di cose esistente deve prepararsi



Moreno Pasquinelli
Fonte: http://sollevazione.blogspot.it
Link: http://sollevazione.blogspot.it/2012/06/dopo-la-spagna-litalia.html
12.06.2012

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10427

sugli "aiuti" vedi anche Marcello Foa: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10428

e: http://www.corriere.it/economia/12_giugno_11/piani-ue-italia-paghera-48-miliardi_9194b364-b385-11e1-a52e-4174479f1ca9


Note

[1] Vito Lops. Il Sole 24 Ore, del 11 giugno 2012

[2] «Oltre a questo, la crisi spagnola condensa tutti i vizi dell'ultima grande crisi finanziaria, quella partita cinque anni fa dagli Stati Uniti e dai derivati sui mutui subprime. Perché, come negli Usa del 2007-2008, quella iberica è una crisi immobiliare-bancaria. Come negli Stati Uniti le banche spagnole hanno concesso credito facile a categorie che non sono più in grado adesso di rimborare le rate del mutuo.
La differenza? subprime (categorie meno abbienti) americani erano lavoratori il cui basso reddito consentiva solo di rimborsare rate di mutui con tassi variabili ai minimi storici (una volta poi saliti i tassi son diventati insolventi). Mentre i subprime spagnoli sono perlopiù costruttori che hanno ottenuto crediti facili dalle banche per mettere in piedi palazzi a un ritmo sfrenato e privo di logica. Gonfiando la bolla immobiliare su cui si è retta sinora l'economia spagnola, grazie al meccanismo di crediti facili. Garantiti tanto dai colossi del credito spagnolo quanto da banche cooperative politicizzate» (...) «Nel vortice dei prestiti facili delle banche spagnole è stata coinvolta anche la Bce che ha finanziato gli istituti di credito spagnoli ottenendo come garanzia anche i prestiti fantamilionari concessi a società sovra-indebitate. Del resto, le maglie delle garanzie con cui la Bce ha prestato soldi agli istituti di credito europei a tassi agevolati nell'ambito delle ultime due operazioni Ltro (a dicembre e febbraio) si sono allargate parecchio (sono stati chiesti in cambio anche titoli con basso rating)».
Vito Lops, Ibidem
[3] Wall Street Journal del 10 giugno 2012, in IlSole24Ore.com del 11 giugno 2012
[4] Federico Fubini, Corriere/economia del 10 giugno 2012
[5] Il Sole 24 Ore del 12 giugno 2012
[6]  Rapporto di Citigroup del 9 giugno 2012; in Federico Fubini, ibidem
[7] Christine Lagarde, Il Corriere della sera del 12 giugno 2012
[8] Roberto Napoletano, Il Sole 24 Ore del 12 giugno 2012


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Avete capito a cosa mirano? A togliere completamente la sovranità ai popoli,a renderli sudditi docili ai voleri degli strozzini internazionali,che l'ineffabile Napoletano scambia per "protezione.".
E in nome anche di un  nuovo super-stato che non sarà mai un problema geopolitico,che poco o nulla conterebbe nello scacchiere mondiale,che non ha alcuna forza per difendersi,sarebbe sempre un gigante con i piedi d'argilla rispetto alle vere super potenze.Finirebbe per diventare solo una colonia.
La verità é che non importa nulla a nessuno dei popoli europei,quel che importa alla speculazione mondiale é salvare un barcollante sistema truffaldino e continuare a mungere la mucca europea senza più problemi..


E' molto probabile,come menzionato dall'articolista,che ciò però non avvenga.
Non ne sarei così sicuro,ma lo spero.
Lo scenario a cui occorre prepararsi sembra essere sempre più la fine di questa sciagurata esperienza di unione e della sua moneta.

Leggere anche nei commenti le considerazioni sui banali articoli sul Corsera di Michele Salvati e Angelo Panebianco.