domenica 23 settembre 2012

SVENDITA ITALIA


Qui si spiega che cosa stanno combinando Monti e Passera.
Mentre la cupola mediatica, ben orchestrata, gestiva la grancassa dello scilinguagnolo teledipendente in questo finale estivo -facendoci credere che il destino dei popoli europei e delle nazioni mediterranee dipendesse da ciò che fa il mattino Gianroberto Casaleggio-  Mario Monti & co. mettevano a segno l’operazione di schiavismo annunciato, gestendo a meraviglia “la tempesta perfetta”, peraltro da loro annunciata con enfasi su tutta la stampa cartacea.
Bravi, non c’è che dire. Gli sta andando di lusso.

Talmente “perfetta” nella sua esecuzione  (questo era il vero e autentico senso del suo essere “perfetta”) da passare completamente sotto silenzio, non commentata, non dibattuta, non analizzata.
Per i detentori del potere, la “perfezione” consiste nell’omertà e nel silenzio acquiescente.
Loro devono essere liberi di poter operare a loro piacimento nell’ombra. Per loro i parlamenti, la Politica, le persone, sono un impaccio.

A fine luglio, avendo preparato molto bene i vassalli dell’informazione, avevano annunciato che il mese di agosto sarebbe stato un mese terribile, che la speculazione si sarebbe scatenata e che bisognava prepararsi all’impatto. Tutti con l’elmetto in testa.
C’era addirittura chi voleva esportare i capitali in attesa di clamorosi tonfi in borsa e uno spread a 650.
Avevano ragione quelli che annunciavano”la tempesta perfetta”.
E’ ciò che è puntualmente accaduto.
C’è stata.
Anzi, ci stiamo proprio dentro.
All’italiana, si intende, ovvero “a nostra insaputa”.
Approfittando della sonnolenza culturale e della complicità corrotta di chi deve informare, non hanno spiegato che la “cosiddetta speculazione” si muove da sempre – per definizione- su un binario, perché così funziona il mercato finanziario: rialzo e ribasso.
Per il mercato finanziario che i titoli siano positivi o siano negativi è del tutto irrilevante, ciò che conta è lo spostamento del capitale in anticipo.
Esempio pratico e banale: se io so che il 15 agosto la Tizio & associati varrà -6%, siccome io sono furbo, allora vendo le azioni il 30 luglio così evito un salasso; ma se un altro è più furbo di me e sa che la Tizio & associati il 15 agosto varrà -6% ma il 30 agosto varrà +12% perché il 16 agosto per evitare la bancarotta venderà il proprio pacchetto azionario al miliardario Vattelapesca che li riempirà di soldi, allora io sarò il primo a spingere al ribasso così le compro a un prezzo molto basso (e tutti avranno pena di me pensando che io mi sto rovinando e non so come va il mercato) e addirittura scommetto sopra che il 30 agosto varranno +12% e tutti arriveranno convinti che io sia un demente e accettano la scommessa puntandomi contro. Così il 31 agosto io mi ritrovo con azioni che ho sottopagato e incasso anche il premio delle scommesse vinte perché io sono stato più furbo dei furbi. Il mercato funziona così.

In Italia, invece, hanno fatto credere –per ovvi motivi- che il concetto di “speculazione finanziaria” viaggia su una linea retta singola piuttosto che su un binario parallelo. Questo Falso induce la gente a credere ciò che i telegiornali e il Sole24 ore & co. annunciano quando lo spread sale, le borse perdono, e le aziende denunciano insolvenza, e cioè: “la speculazione si sta accanendo approfittando della situazione di crisi e quindi le borse soffrono” ecc.,ecc. Questa argomentazione è falsa e fuorviante.
La verità che ogni novizio,assunto il giorno prima alla borsa di Milano,sa molto bene é che é del tutto irrilevante dove punti l’indice; non ha nessuna importanza se le aziende colano a picco o godono di ottima salute, perché in aperto regime iper-liberista finanziario non conta più il bilancio, la produzione, il consumo, la circolazione della moneta, bensì ciò che conta “è la capacità di saper operare con tempismo ed efficacia sul mercato, prevedendo lo spostamento delle curve finanziarie per riuscire ad intervenire preventivamente e quindi essere in grado di spostare ingenti quantità di capitale finanziario dal mercato al ribasso al mercato dove si sta per manifestare il rialzo”
(base dei principia economici della teoria della moneta di Milton Friedman sulla auto-regolamentazione dei mercati, basata sul principio che è la finanza ad avere il controllo di chi produce merci e non l’imprenditoria attiva, perché ciò che conta non è la produzione di ricchezza, indivuale e collettiva, bensì la produzione di “danaro puro” che consente al mercato la “possibilità di garantirsi accumulazione del capitale all’infinito grazie alla capacità di massimo impiego della libertà di investimento che consente al capitale finanziario di produrre capitale finanziario”).

Tradotto in parole chiare e nette: l’irruzione sul mercato della carta straccia, ovvero il virtuale che prende il posto del reale. Piuttosto che produrre lavatrici e correre il rischio di non venderle tutte perché io sono Pinco e invece Pallino le fa più belle e più economiche e quindi la concorrenza mi batterà, mi conviene investire i miei soldi, non nella produzione di lavatrici più belle e più economiche, ma in un fondo di investimento finanziario che gestisce il capitale di Pallino, così lo frego sul mercato perché anche se ha ordini di acquisto per tutte le sue lavatrici e le sue lavatrici sono le più belle e le più richieste al mondo, alla fine vinco io che neppure le produco perché siccome gestisco i suoi soldi dentro un modesto ufficio anonimo, posso –in qualunque momento io lo desideri- interrompere la catena negandogli l’accesso al flusso di cassa necessario a Pallino per produrre merci, distribuirle, pagare i salariati. Pallino ha 200 Tir pieni di lavatrici al parcheggio ma io banca non gli do i soldi per acquistare la benzina e trasportarli, quindi o Pallino mi paga l’interesse che io gli propongo oppure butta via le lavatrici.

Per far sì che questo meccanismo funzioni ho bisogno di “produrre e inventare crisi economiche cicliche”. Il punto centrale della teoria iper-liberista di Milton Friedman consiste proprio nella spiegazione di come si costruisce, si programma e si gestisce una crisi economica.
Come Mario Monti, ormai in chiaro delirio di onnipotenza, ha candidamente confessato di aver fatto, tre giorni fa.
Ma qual’era lo scopo della “tempesta perfetta”?

E adesso veniamo alle notizie.
Questa noiosa premessa era necessaria per comprendere che cosa sta accadendo nel nostro paese, e capire, quindi, anche, alcuni sommovimenti politici.

Grazie alla crisi economica, grazie al crollo del consumo, grazie all’aumento del debito pubblico, grazie all’eccessiva spesa pubblica volutamente non contenuta, il governo ha fatto credere (e qui c’è “l’invenzione della tempesta perfetta”) di essere talmente nei guai, talmente in crisi, e talmente rovinati, da chiedere, pretendere e ottenere (come straripante vittoria della volontà) dalla BCE e dall’Europa e dai cosiddetti mercati, una copertura finanziaria che consenta il superamento della crisi stessa. Ha fatto credere alla gente che la tempesta è stata evitata perché grazie alla BCE c’è qualcuno che impedirà la “speculazione al ribasso” e quindi ci sono i soldi.
E Monti e Passera annunciano che la luce è in fondo al tunnel.
E la borsa va su e i conti “magicamente” migliorano.
La cupola mediatica tira un sospiro di sollievo e definisce Monti e Draghi una coppia di maghi meravigliosi che ha evitato la “tempesta perfetta”.
E invece c’è stata, eccome.
La raccontano perfino sui giornali. Tanto la gente non si rende neppure conto di ciò che sta leggendo. L’inflazione bulimica dell’uso indiscriminato del termine “informazione” ha fatto dimenticare il fatto che, senza adeguata formazione, le informazioni sono inutili.

L’Italia industriale, oggi 14 settembre 2012 non è più l’Italia industriale del 14 giugno 2012.
Questa è la notizia in prima pagina nel mio quotidiano surrealista economico.

Ci stanno portando via la spina dorsale della nazione nel silenzio generalizzato.
La prima banca italiana non è più italiana.
Monti e Passera hanno gestito la ricapitalizzazione di Unicredit la scorsa primavera in modo tale da assicurare il pacchetto di maggioranza al fondo del Qatar, il quale si è alleato al Dubai, all’Arabia Saudita, all’Oman e al gruppo di Emirati Arabi del Golfo Persico e subito dopo si sono presi per qualche centinaio di milioni di euro Valentino  e la Marzotto (è l’inizio dell’addio del made in Italy nel settore tessile/moda/stile) e si sono impossessate di circa 50.000 aziende medio/piccole nel settore.
Dopodichè sono andate all’attacco delle telecomunicazioni riempiendo di soldi il gruppo decotto di Mediaset che sta svendendo tutte le proprie consociate al pool di arabi e infine (notizia del giorno) sotto gli occhi di tutti, hanno iniziato lo smantellamento dell’ENI.
I principali fondi di investimento arabi hanno dato inizio ad acquisizioni di pacchetti azionari di fondazioni bancarie italiane completamente decotte, le quali, essendo proprietarie delle banche, detteranno legge su che cosa bisogna produrre, ma soprattutto dove e a che prezzo: ovvero in Africa e in Asia Minore.
Non più in Europa. Ieri è stata formalizzata la vendita di un pacchetto azionario nell’ordine di 1,7 miliardi di euro a soggetti in teoria anonimi senza alcun commento da parte di chicchessia.
Il tutto gestito da J.P. Morgan di New York che risulta “ufficialmente” il mediatore e gestore dei nuovi pacchetti azionari.
Se tutto ciò fosse accaduto quando era vivo Enrico Mattei, a quest’ora ci sarebbero venti interrogazioni parlamentari con il coltello fra i denti.
Questi sono i risultati della “tempesta perfetta” pienamente riuscita.
Una gigantesca operazione di speculazione al rialzo che comporta una immissione di capitale finanziario all’interno del sistema Italia che NON VA AFFATTO ad inserirsi all’interno del mercato produttivo industriale che potrebbe quindi creare lavoro, occupazione e ripresa del paese, bensì lo de-industrializza, lo de-localizza, lo annienta.
Con l’ottima scusa che, così facendo, si finisce per rispettare il pareggio di bilancio perché si eviterà un aumento dell’Iva. In termini economici secchi, ciò vuol dire che i conti “nudi e crudi” miglioreranno, ma aumenterà la disoccupazione; altre aziende chiuderanno senza che vi sia nessun impatto né sulla borsa nè sui mercati finanziari (e quindi zero notizie da dare) perché seguiteranno a salire in borsa i titoli di banche, finanziarie e aziende che valgono sempre di meno in termini reali, ma sempre di più in termini virtuali, spostando l’Italia dal suo baricentro geo-politico e spingendola, inevitabilmente, nella periferia delle nazioni che contano. L’amministratore dell’Eni, Paolo Scarano, annuncia di aver già dato avvio alle dismissioni nell’azienda Snam progetti (cavallo di battaglia strategico dell’autonomia energetica nazionale, del proprio investimento in innovazione tecnologica, ricerca, sviluppo, per renderci sempre più autonomi): un’altra fetta dell’Azienda Italia che se ne va.
Tra un po’ toccherà a Telecom,  il 40% dell’industria tessile e del mobile marchigiano sta passando sotto il controllo di capitali stranieri, la cui conduzione è sempre gestita da J.P.Morgan e sono già pronti i piani strategici creati da architetti e ingegneri per andare a costruire gigantesche aziende produttrici di cucine, lavatrici, mobili, nello sterminato deserto arabo-saudita. Al posto di operai salariati garantiti –come in Italia- ci saranno gli schiavi sicuri in Asia Minore. Hanno bisogno di avere, proprio là, grandi aziende che producano acciao e alluminio, in modo tale da abbattere i costi di trasporto. E’ ciò che stanno facendo.

Sergio Di Cori Modiglianihttp://terrarealtime.blogspot.it/2012/09/nella-piu-totale-indifferenza-si-stanno.html

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OUTLET ITALIA

A ciò si aggiunga la vicenda Fiat Auto,la cui partita ormai si gioca fuori dall'Italia.
In questi giorni stiamo assistendo ad un bel  teatrino di parole e promesse...forse arriverà un temporaneo contentino (magari dietro un po' di grana pubblica),ma il Gruppo ha già deciso strategicamente di lasciare l'Italia ....la nuova 500 la fanno in Serbia ,i nuovi investimenti in Usa e America Latina...

Insomma,Il gioco è molto semplice: si fa indebitare lo stato, concedendo prestiti che si sa non può permettersi di onorare, dopodiché si chiede ai cittadini di pagare con l’introduzione di nuove tasse o aumentando l’età pensionabile (vedi riforma Fornero); poi quando il paese è alla disperazione ed altre tasse sono impensabili si svende il patrimonio immobiliare e poi, alla fine, si svendono le aziende di stato (quelle produttive, si intende, in particolare Eni e Enel e non è un caso che entrambi gli amministratori delegati abbiano partecipato al meeting del gruppo Bildeberg). Monti fa il loro gioco: svende. D’altronde è stato nominato per questo. Non deve rispondere agli elettori che mai si sono pronunciati, ma alle banche.

Ricordiamo pure la Ducati alla tedesca Audi,Parmalat acquisita dalla francese Lactalis,Il leader nelle conserve di pomodoro,Ar industrie alimentari da Miysubishi,Bulgari da Lvmh.....e l'interesse Volkswagen per Alfa Romeo.

Se poi aggiungiamo quelle che se ne scappano dall'Italia,c'è da domandarsi se finiremo solo a produrre pizze e piadine.
Oggi 1100 imprese del nostro paese hanno investito 26 miliardi solo in Austria facendo dell'Italia la seconda presenza dopo la Germania...senza contare delocalizzazioni e investimenti in svariate parti del mondo.
Mentre qui l disoccupazione é al 10%.
I motivi sono certo molti (costo del lavoro,burocrazia...),ma uno Stato non può permettersi di depauperare un patrimonio produttivo così importante,deve intervenire comunque con opportune misure per porre fine a questa emorragia.
Restando in Europa e con un Monti alla guida non succederà mai...

Un piccolo campione:

DAINESE: due stabilimenti in Tunisia, circa 500 addetti; produzione quasi del tutto cessata in Italia, tranne qualche centinaio di capi.
GEOX: stabilimenti in Brasile, Cina e Vietnam; su circa 30. 000 lavoratori solo 2. 000 sono italiani.
BIALETTI: fabbrica in Cina; rimane il marchio dell’ “omino”, ma i lavoratori di Omegna perdono il lavoro.
OMSA: stabilimento in Serbia; cassa integrazione per 320 lavoratrici italiane.
ROSSIGNOL: stabilimento in Romania, dove insiste la gran parte della produzione; 108 esuberi a Montebelluna.
DUCATI ENERGIA: stabilimenti in India e Croazia.
BENETTON: stabilimenti in Croazia.
CALZEDONIA: stabilimenti in Bulgaria.
STEFANEL: stabilimenti in Croazia..

Questi processi di delocalizzazione e vendita del nostro patrimonio produttivo finiranno per renderci sempre più poveri e marginalizzati.....e pensare che eravamo la sesta potenza industriale mondiale..!..

(george)

18 commenti:

  1. Infatti, nell'aggiornamento DEF, assieme ad un noncurante 'opss, ci siamo sbagliati, la stima del pil 2012 non è -1.2% ma -2.4%' (quasi la stessa cosa, non è vero?), si può trovare l'accenno a nuove dismissioni (...) che si protrarranno per tutto il 2013 e 2014.
    Quanto poi al debito, dai numeri si desume che è rimasto sostanzialmente invariato (secondo le stime ufficiali), ma ho la vaga idea che a fine anno subirà un peggioramento.
    Non c'è che dire, Monti sta lavorando bene, per gli speculatori e le multinazionali.

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    1. Già..si son sbagliati....e comunque nessuna dismissione servirà mai a sanare il debito,il cui aggiornamento in tempo reale puoi vedere in fondo al blog.Aumenta costantemente,non c'è tregua...
      Ormai é chiaro ance ai gatti in che pozzo senza fondo ci siam ficcati...

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  2. Ma quello che è più strano, almeno a me pare strano, è che nessuno scenda in piazza o dica qualcosa.

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    1. Altro che strano....indecente.Ieri in Portogallo dopo dieci giorni di manifestazioni il governo ha dovuto far marcia indietro su certi provvedimenti.
      E poi dicono che ribellarsi non seve! certo se dobbiamo andare in piazza a far festa,con canti e balli,é meglio starsene a casa....altro che festa...qui bisognerebbe andare incazzati come i tori...

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  3. Sentite che ha detto questo carneade qualche mese fa : "Noi non vogliamo assolutamente che qualcuno possa pensare di svendere Eni, Enel e Finmeccanica. Appoggiamo il governo anche per questa ragione". Lo ha detto Francesco Rutelli nel suo intervento all'assemblea dell'Api.

    Siamo alle comiche...

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  4. Ricordi che tornano: vent'anni fa la speculazione della City contro la lira che finì per essere svalutata del 30%, rendendo più convenienti per la stessa percentuale diverse aziende pubbliche che vennero messe in vendita. In seguito con i governi Prodi, D’Alema e Amato, vennero messi sul mercato una quota Eni ed Enel, prevedendo guarda casa, che una percentuale del 30% di questa, fosse offerta agli investitori internazionali. Cioè a gli stessi anglo-americani che ora sognano di mettere le mani sul restante dell’Eni che un governo Monti presumibilmente sarà ben felice di mettere in vendita, con la scusa di fare cassa e abbattere il debito pubblico (impossibile da abbattere).

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    1. e questi sciagurati sono ancora qui che fanno i maestri...

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  5. Monti ha detto in giugno che non ci sarà nessuna cessione della partecipazione dello Stato in Eni, Enel e Finmeccanica.
    Ci credete?

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  6. L’Eni, di gran lunga la prima impresa italiana, 38°nell’elenco di Forbes delle prime 2000 al mondo. e frutta al Tesoro (detentore del 3,93% più il 26,73 tramite la Cassa depositi e prestiti, a sua volta del Tesoro al 70% e in lista nelle privatizzazioni) dividendi non da poco :nel 2010 1,2 miliardi di euro.

    Per non parlare di Enel e Poste, altre galline dalle uova d’oro (le migliaia di clienti di Bancoposta saranno contenti?).
    E di Finmeccanica, attiva nel delicato settore della Difesa, delle Ferrovie (che la Gran Bretagna della Tathcher provò a privatizzare, e fu un disastro).
    Dopo telefonia e auutostrade, lo Stato rinuncia anche a energia, ferrovie, servizi postali, controllo aereo...?

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    1. Il piano é questo,Amato,Prodi,Ciampi,Monti...stessa cricca,stessi camerieri,stesse sciagure italiane.

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  7. il problema del debito pubblico non solo non viene affatto risolto, ma anzi viene aggravato dalle privatizzazioni,come si é dimostrato negli anni novanta.
    Le privatizzazioni hanno smantellato o indebolito i pochi settori industriali dove il nostro paese era all’avanguardia, settori più avanzati tecnologicamente e a più alta produttività. E l’economia italiana poi si è sempre più concentrata sui settori meno produttivi, meno capital intensive e basati sui bassi salari.
    Inoltre i grandi gruppi privati , sono più portati a delocalizzare. E tendono a investire capitale non proprio, il che vuol dire dover poi destinare i ricavi a ripagare i debiti fatti, invece che a investimentie innovazioni. Emblematiche le vicende della Telecom di Tronchetti-Provera.

    E chi sono i più interessati alla svendita?Ovvio,banche e i famigerati mega fondi di investimento internazionali – azionisti delle stesse megabanche, e delle stesse agenzie di rating (un bell'intreccio...!) - i quali, sempre più convinti che i debiti sovrani non saranno mai ripagat,cercano in ogni modo di “fare cassa”, acquistando beni reali, cioè imprese. Magari a prezzo di saldo, dopo che la speculazione - di cui sono i primi protagonisti - ne hanno ridotto all’osso le quotazioni.

    Oltre alla perdita di sovranità,pure il saccheggio....Rik

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    1. Sottoscrivo Rik...attuale situazione.

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  8. Stiamo parlando del quinto gruppo petrolifero mondiale per giro d'affari,dietro a Exxon Mobil, BP, Shell e Total,e di leadership nel mercato europeo del gas naturale.

    L’11 luglio 1992,Governo Amato I,l’Eni fu trasformato in una Società per azioni controllata dal Ministero del Tesoro,poi nel 1995 una prima quota del capitale di Eni fu collocata sul mercato; ulteriori cessioni negli anni successivi hanno portato il Ministero del Tesoro a scendere fino al 30 % circa del capitale.
    Dal 1995 al 2001, lo Stato italiano ha venduto in cinque fasi una parte consistente del capitale azionario, conservandone sempre una quota intorno al 30% (sommando le quote Ministero dell'Economia e delle Finanze e della Cassa Depositi e Prestiti), e detenendo comunque il controllo effettivo della società e altri poteri (golden share) ,pur non disponendo più della maggioranza assoluta dei voti in assemblea.
    Molti azionisti stranieri,tra i più significativi,Gruppo BNP Paribas e il fondo Blackrock,il secondo miglior fondo hedge al mondo in termini di performance nell’ultimo biennio.

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    1. Infatti,é in ballo questa golden share circa l'Eni...cioè il controllo.Il fatto é che molti pensano sia positivo che entrino capitali stranieri,senza pensare che non andranno mai a beneficio del sistema peoduttivo,utili cmpresi.
      Un po' come il debito dello Stato in mano a gruppi esteri,un finanziamento assurdo e suicida,oltre che per gli interessi,per il potere condizionante dei detentori di detti titoli.
      Vuol dire "sudamericanizzare" una nazione,anche se il termine é ormai inappropriato,visto che i più grandi paesi di quell'area han preso altre strade.I sudamericani di un tempo siamo noi.

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  9. Su Blackrock:
    http://www.finanzainchiaro.it/dblog/articolo.asp?articolo=3051

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