domenica 17 giugno 2012

SPAGNA IN VENDITA

Nonostante il piano di salvataggio da 100 miliardi di euro deciso domenica, nè i mercati nè le gli osservatori più autorevoli (come il premio Nobel J. Stiglitz) ritengono che Madrid sia fuori pericolo. Anzi, lo spread viaggia a quota 544 punti e i tassi di interessi al 7%. In queste condizioni, sono in molti a pensare che un’altra iniezione di denaro sia inevitabile. D’altra parte, alcuni analisti si aspettavano un’elargizione addirittura doppia rispetto a quella decisa dalle istituzioni internazionali.
Ma i guai della Spagna non finiscono qui. Ieri è arrivato anche il downgrade di Moody’s, che pone la Spagna molto vicina al livello “junk”. Moody’s sostiene che il piano dell’Europa per salvare le banche iberiche aumenterà il carico del debito sovrano. Il downgrade, da A3 a Baa3, potrebbe proseguire entro i prossimi tre mesi, fanno sapere dall’agenzia di rating.
E pensare che Rajoy aveva cercato di rassicurare tutti proprio su questo punto, sottolineando che l’aiuto esterno a Madrid serve a garantire liquidità al sistema bancario e non a rifinanziare il debito pubblico, come invece è accaduto in Grecia, Irlanda e Portogallo.
Come nota il quotidiano Europa , il quale rivela che dietro il salvataggio di Madrid c’è la mano di Parigi - è stato infatti Pierre Moscovici, ministro dell’economia e braccio destro del neo presidente, a mediare tra le posizioni in campo, scrivendo infine col suo omologo spagnolo Luis De Guindos i termini del salvataggio -:

I soldi andranno al Fondo di ristrutturazione bancaria (Frob), aumentando il debito pubblico, e gli interessi si caricheranno sul deficit: cento miliardi di debito, la cifra ritenuta attendibile dalla maggior parte degli analisti, e tre miliardi l’anno di maggior deficit (al 3 per cento di interessi).
Né i fondi andranno nell’economia reale incentivando il credito. Serviranno a sanare le perdite, mentre il controllo sul sistema finanziario spagnolo avrà l’immediato effetto di ridurre ancora la concessione di crediti. La troika controllerà da vicino la ristrutturazione del sistema finanziario e il rispetto degli impegni spagnoli che, come per Irlanda, Grecia e Portogallo, verranno sottoscritti con la firma del memorandum of understanding, il memoriale di intesa che, come esplicitamente detto dall’euroguppo, avrà carattere vincolante e presuppone, per cominciare, il rispetto di tutti gli impegni presi da Zapatero e confermati da Rajoy. Il tutto, in un contesto ancora oscuro, illuminato solo in piccola parte.


Ancora una volta le banche vengono salvate coi soldi dei contribuenti, aumentando il debito pubblico precluso invece a politiche di sviluppo economico e potenziamento del welfare.
Ne consegue che se la Spagna dovesse essere davvero declassata a livello spazzatura, alcuni investitori potrebbero essere costretti a dover vendere i propri titoli, aggravando una situazione già drammatica.
La morale della favola è che Madrid ha un bisogno disperato di quattrini, e la via più semplice dove andare a cercali (a parte la nota “più tagli, più tasse”, già ampiamente battuta) è quella delle privatizzazioni.

Il patto dell’euro sottende l’equazione di potere della nuova Europa: la Germania finanzia i Paesi più indebitati in cambio dell’etero-direzione dei conti pubblici e la cessione degli asset virtuosi.
Se la prima fase può dirsi praticamente raggiunta – stando alle condizioni che Madrid, al di là dei giri di parole di Rajoy, sarà costretta a rispettare a fronte dell’aiuto ricevuto -, l’effetto del downgrade di Moody’s (al quale presto seguiranno quelli delle altre due Parche del rating, visto che la tempistica dei loro giudizi è quasi sempre sincrona) sarà quello di imprimere una brusca accelerazione alla seconda.
Nemmeno 20 giorni fa il Ministreo dell’Economia di Madrid aveva annunciato che su tavolo del governo c’è un piano di privatizzazioni da approvare entro l’estate, che dovrebbe garantire alle casse dello Stato un introito complessivo tra 20 e 30 miliardi di euro.
Le dismissioni dovrebbero riguardare società pubbliche come Renfe, Aena, Puertos del Estado, Paradores, Loterias y Apuestas del Estado, oltre alle cessione delle partecipazioni in altre grosse aziende – come IAG, compagnia risultante de la fusione di Iberia e British Airways, Ebro Foods o Red Electrica de Espana – detenute tramite la Sociedad Estatal de Participaciones Industriales (SEPI).
E sullo sfondo rimangono i bocconi più ghiotti: Telefonica e Repsol - benché il valore di quest’ultima sia parecchio diminuito dopo la spoliazione di YFP da parte del governo argentino.
Tuttavia, questo non significa che l’economia tedesca o quella americana (principale beneficiaria, dei declassamenti, almeno nelle intenzioni) potranno fare una scorpacciata al prossimo banchetto di cessioni pubbliche che Madrid sarà costretta ad imbandire. 
Al tavolo c’è già la Cina che, forte delle sue immense riserve valutarie, avrà modo di proseguire la sua campagna di acquisizioni nel Vecchio Continente.
Proprio domenica 10 giugno, giorno del rescate da 100 miliardi di euro, Telefonica ha annunciato la vendita di una quota del 4,56% di una delle principali società cinesi di telecomunicazioni, China Unicom, per 1,13 miliardi di euro. E due settimane prima la compagnia cinese STGRD.UL ha annunciato l’acquisto delle attività in Brasile della spagnola Actividades de Construcción y Servicios SA per 531 milioni di dollari più l’accollo dei debiti per ulteriori 411 milioni.
Antipasto di un simposio in procinto di essere servito.
(16 giugno 2012)

 http://www.frontediliberazionedaibanchieri.it/article-spagna-prossimamente-in-vendita-107003098.html

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E' veramente esilarante questo libero mercato che funziona in una sola direzione! 
E perché mai in un regime di libero mercato si dovrebbero salvare banche private,tanto più che sono responsabili delle loro dissennate politiche?
Così é successo in Usa nel 2008,così sta succedendo ora in Europa.
Privatizzare i profitti e socializzare le perdite....questo é il motto della bisca chiamata a torto libero mercato...più somigliante ad una roulette truccata....e la cosa più tragica é che i giocatori sono obbligati a partecipare con una pistola puntata alla testa,ovviamente perdendo sempre.
Oddio,però qualche esempio bisogna pur darlo (vedi Lehman Bros) per illudere la platea e poter continuare il gioco (salvataggio pubblico di tutte le altre banche)....così potrebbe pure essere probabile che la Grecia,qualunque sia l'esito elettorale,venga fatta fallire a mo' di esempio e continuare a salvar le altre banche con i soldi dei peones.
Il bello é che questi luridi istituti benefici bancari,una volta salvati,hanno continuato a speculare e ad intrallazzare come prima,vero Obama?
Quello che mai si capirà (o meglio,forse si capisce benissimo...) é perchè il dinero non vien dato direttamente agli Stati,invece che alla catena di bische bancarie in mano agli strozzini.
Questo non é libero mercato, ma libera truffa...e poi mi tocca sentire seri e sobrii mentecatti televisivi sostenere che uscire dalla bisca sarebbe una catastrofe!

14 commenti:

  1. una seconda Grecia...

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  2. Pare che in Grecia abbia vinto nuova Democrazia,gli strozzini hanno vinto,non uscirà dall'euro.

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    1. Per la verità,nemmeno Syriza ha detto di voler uscire dall'euro,ma entrambe di ridiscutere le condizioni imposte che affossano la nazione.
      Forse Syriza avrebbe avuto più potere di trattativa...ma comunque la crisi greca continuerà.
      Non riusciranno mai a pagare il debito e a riprendesi economicamente.... tanto varrebbe cancellarlo e ripartire su nuove basi.
      D'altronde vorrei sapere come pure noi potremmo pagare un debito di 2000 miliardi...non esiste...e la Spagna?

      Il problema é un altro...é l'europa senza guida politica,senza democrazia,in mano alle banche e aklla Bce,unico organo che comanda e che non dà soldi agli Stati ma alle banche.

      Una vera Europa Federale,avrebbe una costituzione votata dai popoli,organi direttivi politici eletti e un vero parlamento democratico rappresentativo dei popoli e non un branco di fannulloni che non contano nulla.

      Questo è il problema,se si vuol davvero slvare l'Europa,e no le banche...

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  3. Libero mercato?

    No, proprio per nulla. Se fosse il "libero mercato" di cui si lavan la bocca questi dovrebbero fallire e basta senza tanti piagnistei e impicci.

    Che poi da un certo punto di vista potrei anche capire. Potrei perché Lehman Brothers è stata lasciata fallire ed è stato scoperchiato il vaso di Pandora. Sicché se proprio si deve ok, sganciamo. In cambio però io chiederei

    1-Nazionalizzazione feroce. Da oggi, care banche questuanti, i membri del vostro CDA li spediamo in villeggiatura permanente e comandiamo noi.

    2-Siccome non siamo nell'URSS e lo stato non deve essere la tetta da cui ciucciare, la banca la cediamo nuovamente al mercato ma, facciamo una bella cosa, la "spacchettiamo", la dividiamo in tante banche piccole, piccole che così non sono più "too big to fail"

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    1. Perfettamente in sintonia con te....
      ma: chi comincia? visto che da qualche parte bisogna pur partire, e qui sembra che tra partite e olimpiadi a quasi nessuno gliene frega una beneamata m....a delle cose serie
      titti

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  4. Questa storia del to big to fail deve infatti finire! Non é possibile che da un pugno di banche debbano dipendere le sorti di una Nazione!
    E comunque la BC va nazionalizzata tutta la vita,non é possibile che uno Stato sovrano non controlli,tramite il Tesoro,la sua banca centrale,e da questa debba dipendere!Il problema é che siamo una colonia,altro che sovrani!
    La maggior parte del sistema bancario,dovrebbe dedicarsi alla raccolta risparmio ed elargizione del credito,lasciando perdere improbabili speculazioni su cds,swaps e derivati,tutta carta truccata,col risultato che abbiam davanti...
    Prima del 1981,era così in Italia,anzi c'erano pure le tre BIN...che poi la politica nostrana si sia dimostrata solo all'altezza di lassismo e ruberie,é un altro discorso.La stessa Fed americana,per salvare le banche ha dovuto chiedere al congresso...io son del parere che la "politica" debba regolare l'economia,troppe persone sono in ballo...se vogliamo uno Stato che abbia una parvenza sociale e non lasci i suoi cittadini in balia di banche e finanzieri.La situazione europea é assurda.

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    1. Però, non mi va molto a genio neppure il liberismo classico,vecchio stampo diciamo,così come uno stato accentratore di tutto,totalitario come l'Urss.
      Dobbiamo trovare una via di mezzo che non mortifichi la libertà di intraprendere,ma nemmeno la convivenza civile e una possibile democrazia reale.

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  5. Mi piacerebbe sapere come mai la Germania,che ha sempre il ditino alzato su tutti,che si lamenta dei PIIGS,che qui,che là....come mai non se ne va dall'euro,visto che a suo dire ci sta cosi stretta e sopportando tutte le nefandezze di questi paesi?

    La verità é che conviene assai ai tedeschi restarci,le nostre disgrazie sono il loro bene,visto che solo loro si finanziano al 2% e anche meno....più i nostri spread sono alti é più godono.Impedendo pure di svalutare l'euro,son diventati i maggior esportatori in Europa,ruolo che prima dell'euro,era nostro.
    Quindi non rompano i coglioni con le loro lamentele ipocrite,saranno pure bravi,inquadrati...ma con l'euro han trovato l'america....non usciranno mai...ed é questo che molti politici europei non han capito.Se ci fosse gente con le palle,andrebbe immediatamente a vedere questo bluff,pestando i piedi e costringendoli ad accettare e condividere anche le difficoltà dell'eurozona.

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    1. Conviene anche perché chi credi che siano i creditori dei PIIGS? Tre a caso...

      Francia
      Germania
      Regno Unito

      et voilà

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  6. C'entra poco con l'argomento,ma ad una Radio Privata hanno accennato,a proposito della scadenza IMU,quanto dovrà pagare il NeoPremier....con gli aggravi previsti per la seconda casa....e così sono andato a leggere l'articolo di Bechis su Liberoquotidano.it di lunedì 18...
    http://www.liberoquotidiano.it/news/home/1000014/Niente-crisi-per-i-Monti–si-fanno-la-terza-villa.html...Ciao Tonino

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    1. ovvio...non possono capire che vuol dire per molti altri chde di ville non ne hanno...

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  7. La Grecia come vedi ha scelto il salasso volontario. Della serie, come scegliere di farsi strozzare volontariamente.

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    1. Per la verità,nessuno dei due schieramenti,stando alle dichiarazioni,poneva l'uscita dall'euro.
      Avrebbe vinto Syriza,probabilmente la trattativa per modificare certe condizioni sarebbe stata certo meno arrendevole di quanto ora sarà.
      Comunque sia,credo che la crisi greca continuerà e il debito non saranno mai in grado di pagarlo,viste anche le condizioni in cui son stati ridotti.Il problema non é la Grecia,ma l'Europa....questo horror senza fine,come lo chiami tu,ha vinto l'euro,ha perso la Grecia...

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