sabato 23 giugno 2012

I CATASTROFISTI

 Il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi il 22 giugno durante il convegno 'Europa federale, unica via d'uscita?'. «Un default dell'area Euro porterebbe soltanto nel primo anno a un crollo del Pil tra il 25 e il 50%», ha detto riportando i dati del loro ufficio studi,che saremmo curiosi di vedere.
Terrorismo mediatico.
Uno scenario catastrofico che a molti è sembrato un' esagerazione. «Sono cifre e stime fatte usando la 'nasometria'», ha commentato con Lettera43.it Giuseppe Ferraguto, docente di Economia internazionale alla Bocconi, «si fanno tante ipotesi, ma le variabili sono infinite e nessun costo finora calcolato è affidabile».
E ancora: «L'uscita di un solo Paese non è possibile, ne basterebbe uno e a catena uscirebbero anche gli altri».
Cosa che sosteniamo da tempo,se uscisse l'Italia,non ci sarebbe più l'euro.Quindi é impossibile fare calcoli alla Squinzi.Molti personaggi,e non certo di secondo piano, la pensano diversamente,nel senso che non sarà poi una grande catastrofe.
Intanto gioverebbe ricordare che siamo entrati nell'euro per mano dei tedeschi, anche se non avevamo le carte in regola, dopo avere accettato un progetto di deindustrializzazione che ha reso poveri noi e ricchi loro. Lo dice chiaramente Nino Galloni, altissimo funzionario del tesoro all'epoca del sesto Governo Andreotti, in una intervista.C'è un video su You Tube di circa un'ora in cui galloni ben spiega la vicenda.
E ora non usciamo dall'euro per non distruggere Berlino. Lo dice altrettanto chiaramente questo articolo dello Spiegel, datato 13 giugno 2012, di cui riporto un estratto:

« Con un'uscita dall'Euro e un taglio netto dei debiti la crisi interna italiana finirebbe di colpo. 
La nostra invece inizierebbe proprio allora. 
Una gran parte del settore bancario europeo si troverebbe a collassare immediatamente. Il debito pubblico tedesco aumenterebbe massicciamente perché si dovrebbe ricapitalizzare il settore bancario e investire ancora centinaia di miliardi per le perdite dovute al sistema dei pagamenti target 2 intraeuropei. E chi crede che non vi saranno allora dei rifiuti tra i paesi europei, non s'immagina neanche cosa possa accadere durante una crisi economica così profonda. Un'uscita dall'euro da parte dell'Italia danneggerebbe probabilmente molto più noi che non l'Italia stessa e questo indebolisce indubbiamente la posizione della Germania nelle trattative. Non riesco ad immaginarmi che in Germania a parte alcuni professori di economia statali e in pensione qualcuno possa avere un Interesse a un crollo dell'euro. » [Spiegel Online: Kurz vor dem Kollaps]

Secondo l'economista Daniel Gros, con la svalutazione di proprietà e investimenti in euro di banche e aziende, la Germania perderebbe circa duemila miliardi di euro, cioè più o meno l’89% del suo prodotto interno lordo annuo

Eh gia,la Germania ha tutto l'interesse che nessuno esca dall'Europa ,ma mantendo le stesse condizioni di ora,che le consentono di finanziarsi al tasso irrisorio del 2%,mentre ai paesi mediterranei tocca sborsare dal 5 al 7%.

Non ci sarà mai una vera europa federale,probabilmente la Germania accetterà qualche marginale correzione della sua politica,ma non rinuncerà mai a questa posizione privilegiata.La BCE non agirà mai comela FED americana,cosa che tutti invocano.Le soluzioni per risolvere la crisi europea potrebbero essere anche semplici,ma il vero nodo é che qualsiasi radicale e giusta soluzione svantaggerebbe la Germania,ora in posizione di privilegio.Cosa che non accetterà mai.Tutti i vertici saranno destinati a fallire.
E ci tocca sentire Monti proporre l' inutile aspirina.Vuole usare l'European financial stability facility (Efsf) e il suo prossimo successore, la struttura permanente dell'European stabilisation mechanism (Esm), per comprare debito sovrano dei Paesi in difficoltà. «Ma questi fondi europei hanno risorse limitate e questo comporta un invito alla speculazione», sottolinea Ferraguto.Inoltre la Germania fa orecchie da mercante.
L'intruduzione di una Tobin Tax é poi l'ennesima presa in giro,anzi si rivelerà solo dannosa.Una tassa che già Londra ha detto che non accetterà e che se non applicata globalmente,non farà altro che spostare i capitali da un'altra parte,da un'altra base per continuare l'azione speculativa.


Tornando a bomba,ormai molti commentatori che non fanno terrorismo mediatico evocando catastrofi,non considerano più un tabù la fine dell'euro.Così ora i termini si spostano sul terreno politico,sulla democrazia.
Nella discussione sulla crisi della moneta unica e sulle possibilità di uscita dall’euro, ci siamo finalmente liberati di un tabù economico. Dopo le prese di posizioni di molti autorevoli economisti, anche alcuni dei partiti che sostengono l’attuale governo sono stati costretti ad ammettere che un ritorno alle monete nazionali potrebbe presentare, dal punto di vista economico, una serie di vantaggi.
Ma lo spettro della «catastrofe economica», scacciato dalla porta, rientra dalla finestra sotto mentite spoglie, quelle della «catastrofe politica».
Si ammette che uscire dall’euro potrebbe rappresentare una soluzione meno dolorosa dell’agonia provocata dall’attuale unione monetaria, ma, nel contempo, si alza la posta in gioco: ciò provocherebbe, infatti, «forti rischi» sia per la democrazia politica che la stessa integrità dello Stato nazionale.
(Come se oggi fossimo i forti rischi non li avessimo già trasformati in realtà.Sostenere infattiche oggi godiamo di una democrazia,é una barzelletta)
Tale è la tesi sostenuta da Angelo Panebianco, in un recente intervento sulle pagine del Corriere della Sera («Moneta unica e democratica», 21 Giugno 2012): la fine della moneta unica annuncerebbe, ora, una «catastrofica dissoluzione di quasi tutto ciò che è stato costruito in sessanta anni di integrazione europea». Secondo Panebianco, la stabilità del sistema politico e democratico italiano sarebbe inseparabile dalla presenza di un «vincolo esterno». 
L’Italia avrebbe, in altri termini, trovato la propria stabilità non tanto nelle proprie tradizioni culturali e politiche, quanto da una sere di vincoli e costrizioni esterne («la Nato e, per essa, il rapporto con l'America, la Comunità europea in subordine») senza le quali la stessa unità nazionale sarebbe stata destinata a disgregarsi dall’interno. Senza la moneta unica, sembra doversi concludere, verrebbe meno non tanto la stabilità economica dei Paesi europei, quanto la stessa esistenza dell’Italia, dello Stato-nazione.

Ora che lo spauracchio della «crisi economica» è stato smentito, ecco dunque farsi avanti l’incubo politico, ed il suo scenario catastrofista: democrazia a rischio, vuoti improvvisi di stabilità, forse la guerra civile. Ma noi non possiamo permetterci, soprattutto oggi, questa assuefazione alla catastrofe, questo senso di paura di vedere lo Stato disgregarsi.
 La realtà è, tuttavia, rovesciata. È, infatti proprio la moneta unica che costituisce, oggi, il «vincolo esterno» che impedisce all’Italia di poter rivendicare la stessa sovranità e stabilità interna.
È la moneta unica che è in crisi perché non è stata uno strumento efficiente nel favorire quel processo di unificazione politica dell’Europa a cui era preordinata. L’integrazione politica degli Stati era stata pensata al fine di evitare altri milioni di morti in Europa, ma ha finito per produrre miseria e desolazione.
http://www.byoblu.com/post/2012/06/22/La-Germania-ammette-se-uscite-dalleuro-ci-rovinate!.aspx

Perché Angelo Panebianco ,arriva allora a dire che senza un vincolo esterno alla nostra democrazia (Nato, Usa, UE e così via) l'Italia politica, lasciata sola, si disgregherebbe arrivando a mettere in crisi la stessa esistenza dello Stato-nazione? Come si può accettare che qualcuno parli del nostro Paese in questo modo, come se potessimo esistere solo in un ambito di commissariamento continuo, sia esso oscuro (come nel caso dei governi precedenti a quello attuale) o manifesto (come nel caso del Governo Monti)?
Non vogliamo essere troppo maliziosi nel rispondere....

http://www.lettera43.it/economia/aziende/squinzi-e-l-allarme-pil_4367555432.htm

Questo é l'articolo di Panebianco:

Moneta unica e democratica

La crisi dell'euro ha rilanciato anche in Italia la tesi, che circola qua e là con sempre maggiore insistenza, secondo cui un'eventuale uscita dalla moneta unica, ancorché drammatica, sarebbe pur sempre meno dolorosa di una agonia prolungata e senza sbocchi. Meglio, pensano alcuni, fare da soli, tornare alla lira e alle svalutazioni competitive del passato, piuttosto che continuare a precipitare, senza reagire, nell'abisso in cui la crisi dell'euro sta trascinando l'Europa. Persone stimabilissime, da Paolo Savona ad Antonio Martino, lo pensano e lo dicono. Fermo restando che, di sicuro, l'infallibilità non ci appartiene, è però lecito ipotizzare che se l'euro crollasse, anche a voler prescindere dalle conseguenze economiche di un simile evento (per l'economia mondiale e quindi anche per noi), i contraccolpi politici sarebbero assai violenti per il nostro Paese. La ragione è che verrebbe meno quel famoso «vincolo esterno» in assenza del quale in Italia potrebbero correre forti rischi sia la democrazia politica che la stessa integrità dello Stato nazionale.


Possiamo discutere quanto vogliamo sul vizio d'origine della moneta unica, una moneta non sorretta da quella unificazione politica che tanti oggi invocano pur sapendo che essa non è comunque a portata di mano. Ma il fatto è che, quali che siano stati gli errori commessi, giunti a questo punto, la fine dell'euro avrebbe forti probabilità di risolversi, per contraccolpo, in una catastrofica dissoluzione di quasi tutto ciò che è stato costruito in sessanta anni di integrazione europea. E l'Italia si ritroverebbe nelle condizioni di una zattera alla deriva nel Mediterraneo.


Si può naturalmente pensare che ci sia molta esagerazione nella tesi secondo cui l'Italia necessitava prima e necessita oggi di stringenti vincoli esterni. Si può pensare che sia addirittura offensivo, o magari antipatriottico, dipingere un'Italia minorenne, incapace di gestirsi da sola, senza tutori e imposizioni esterne. Ma una più attenta osservazione della nostra storia postbellica nonché delle condizioni presenti del Paese, dovrebbe consigliare maggiore prudenza. Il patriottismo è un'ottima cosa ma a patto che non renda ciechi.


Per tutto il periodo della guerra fredda la democrazia italiana sopravvisse più a causa dei vincoli esterni (la Nato e, per essa, il rapporto con l'America, la Comunità europea in subordine) che a causa delle sue tradizioni e della sua cultura politica. Senza bisogno di spingersi a sostenere che, durante la guerra fredda, la democrazia sopravvisse in Italia nonostante quelle tradizioni e quella cultura politica, non può essere negato il potentissimo ruolo stabilizzatore che ebbero le costrizioni esterne.


Oggi, il rapporto con un'America sempre più lontana non funziona più come vincolo, non può più proteggerci da noi stessi. È rimasta solo l'Europa. Venisse meno anche quest'ultimo vincolo, che accadrebbe all'Italia? Si considerino due aspetti (che, sono, ovviamente, fra loro connessi): la condizione in cui versa la nostra democrazia politica e le vistose crepe che esibisce lo Stato nazionale.


Per quanto riguarda la democrazia, basta leggere le cronache quotidiane: classe politica delegittimata, disaffezione di porzioni ampie dell'opinione pubblica nei confronti del Parlamento e di altri fondamentali istituti democratici, rischi gravi di ingovernabilità una volta che si sia chiusa la parentesi del governo detto tecnico. Nonché la noia infinita di una discussione sulle «urgentissime» riforme costituzionali che si trascina sterilmente da trenta anni (dagli anni Ottanta dello scorso secolo) e minaccia di durare per altri trent'anni. Quanto questo eterno discutere senza sbocchi operativi, senza costrutto, abbia contribuito a usurare linguaggi e simboli della democrazia è difficile stabilire.


Altrettanto grave, e forse ancor più grave, è la condizione in cui versa lo Stato nazionale. Dopo centocinquanta anni di unità, il fallimento è evidente: la grande questione italiana, la questione meridionale, non ha mai trovato soluzione. La frattura Nord/Sud è più viva e forte che mai e, con essa, la distanza che separa certe regioni del Sud dal Nord d'Italia. Con la differenza che, un tempo, la speranza di venirne a capo mobilitava intelligenze, cervelli. Oggi non più. Non esiste più un pensiero meridionalista degno di questo nome. È subentrata la rassegnazione. Se verrà meno il vincolo europeo quanto tempo passerà prima che il conflitto territoriale esploda in forme incontrollabili?


Immediati costi economici a parte, la fine dell'euro, trascinando nella rovina anche l'Unione, ci lascerebbe soli alle prese con tutti i nostri fantasmi. Non ci conviene. Nel calcolo dei costi e dei vantaggi, la bilancia continua a pendere dalla parte dell'Unione. Non siamo certo gli unici, ma siamo comunque fra coloro che hanno un vitale interesse a che la crisi dell'euro venga superata.


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Nota

 Se c'è una svalutazione, in media una percentuale del 10-20% di essa si trasferisce sull'inflazione. Nei suoi primi due anni di vita l'euro svalutò del 35% rispetto al dollaro e il tasso di inflazione aumentò soltanto dello 0,7%. L'esperienza storica e la letteratura scientifica concordano nel dire che quando c'è una svalutazione, in media una percentuale del 10-20% di essa si trasferisce sull'inflazione. Ossia, se usciamo dall'euro è ipotizzabile che la conseguente svalutazione sia nell'ordine del 20%, corrispondente al differenziale di inflazione cumulato rispetto alla Germania dall'adozione dell'euro, e il relativo coefficiente di inflazione, vale a dire il trasferimento della variazione del cambio sui prezzi interni (pass through) è di circa 0,1/0,2. Niente di spaventoso né di ingovernabile, come invece ripetono insistentemente i media. Lo si desume da studi scientifici ben noti, tra cui: Giancarlo Gandolfo, 2002, International Finance and Open Economy Macroeconomics, Berlin, Heidelberg: Springer Verlag, pag. 290, dove si cita, uno studio della Banca centrale del Brasile, le cui conclusioni stabiliscono che nei paesi OCSE (fra cui l'Italia) il pass through è molto basso, molto più basso che nei paesi emergenti.
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18 commenti:

  1. I fantasmi evocati da Panebianco mi sembrano esagerati,così come anche la boutade di Squinzi.Sicuramente uscire dall'euro,o un default europeo,non saranno rose e fiori,ma se si deve parlare di catastrofe politica ed economica,quella che abbiamo sotto gli occhi lo é già.
    Oppure squinzi non vede la realtà industriale del paese dov'è precipitata?
    Ogni previsione é basata solo su ipotesi non verificabili e se dovessi scegliere non continuerei questa lenta agonia,ma preferirei affrontare sacrifici in vista di qualcosa da raggiungere,e non certo un'europa federale,che sono anch'io convinto,non si farà mai,ma il recupero di una sovranità nazionale.

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    1. Qua fanno tutti gli indiani,se non professori in mala fede.Spargono paura a piene mani senza sapere che succederà.certo,andando avanti così,già ne abbiamo succulenti assaggi...e ogni mediazione non risolverà mai i problemi di fondo.Se stiamo i sentire i peana dei media al nulla che é successo a Roma stiamo freschi!I 130 miliardi non bastano manco per il caffè!
      Tutte le divisioni permangono intatte e la Germania difficilmente mollerà l'osso che sta rosicchiando da un decennio.

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  2. Mi verrebbe da chiedere a Panebianco se invece l'Europa é in grado di risolvere la "questione meridionale".Finora,proprio non credo.
    Ma poi,dobbiamo sempre essere un paese così pesantemente sotto tutela?
    E comunque,é pur vero che gli USA hanno sempre avuto un piede da noi,ma ora,più che sotto tutela,a me pare che siamo sotto strozzinaggio selvaggio.

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    1. Il problema é che molti commentatori pare non si rendano ben conto dove siamo finiti con i vari trattati,con organi europei non eletti che fanno e disfano come vogliono senza rispondere a nessuno....altro che tutela!
      Qui siamo al servaggio medioevale!
      Il problema della nostra classe politica,c'entra fino a mezzogiorno con questi temi,che facciamo allora,ci teniamo a vita un governo di tecnici? Rinunciamo ad ogni sovranità in cambio di cosa? Di essere servi della gleba?
      Il problema specifico si risolve non votandola più.Spazzarli via tutti e quindi il presidente della repubblica,ma non certo questo,deve convocare una nuova costituente,sperando che si affaccino alla ribalta facce nuove credibili e votabili.
      Se questo non avviene,europa o non europa,tutele o no,c'è poco da fare...!

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  3. Si é rotto il muro compatto degli ascari sostenitori ad ogni costo di quest'Europa.Visto che, nonostante i catastrofisti imperversino ancora,molti altri cominciano a pensarla diversamente sul piano economico,ora "il terrorismo mediatico",si sposta su quello politico,di cui l'articolo di Panebianco (e vedrete che altri ne spunteranno)é un probante esempio.Sarebbe a rischio la democrazia uscendo dall'euro.A prescindere dalla attendibilità o meno di tale affermazione,un semplice profano quale io sono non posso che rispondergli "perchè ora dov'é finita la democrazia?".
    Abbiamo un governo golpista,non eletto,la sovranità é confiscata dai trattati europei,con sempre maggiori restrizioni e condizionamenti....
    Signor Panebianco,ora la democrazia é nel cassonetto...

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    1. Infatti....non vorrei pensar male,ma la tempistica dell'articolo e le motivazioni puzzano tanto strumentali....

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  4. Non solo Martino e Savona non la pensano come Panebianco,ma anche qualche premio Nobel...

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  5. Questa è una buona notizia!
    La nuova crociata propagandistica messa in atto dall'immanchevole sorellevole consesso, di dx e di sx, composito di intellettuali: filosofi (di partito), scrittori (di partito), giornalisti (di partito), politologi (di partito), economisti (di partito), sociologi (di partito), psicoanalisti, (di partito) ecc. ecc. che "teorizzano" e ritraggono, in modo spietato la nostra catastrofica collocazione nell'eventualità di una italica uscita dal cappio euro; a mio avviso, sbraitano a tutto spiano perché stanno capendo che stanno per perdere il peso della loro utilità propagandistica acquisita con i grandi sistemi ideologici, fra il XVIII e XX secolo, su cui avevano fondato le loro "certezze".

    Oggi sono in affanno perché sentono che la "vita" gli sfugge, le arrancano dietro come possono perché, come suddetto, sanno di non essere in grado di rispondere alle nuove istanze che - paradossalmente, grazie alla rete di potere di internet - si stanno via via trasformando in una nuova rivoluzione culturale - e tecnologica - che non sono più in grado di "guidare", per cui si sentono marginalizzare. 

    Lo stesso dicasi per i nostri politici. L'immagine più "catastroficomica" della loro inadeguatezza la si può osservare in tutta la sua lucentezza ogniqualvolta che si esprimono sproloquiando sul fenomeno Grillo. L'uno più tragicomico dell'altro; una vera desolazione! C'hanno una fottutissima paura di vedersi mandati a casa da un branco di ragazzotti volenterosi capeggiati da un vero Guitto! Il migliore che io conosca!

    ps. stralcio del mio pensiero su Grillo (sono di "dottrina" anarchica, quindi...) già esposto in altro luogo:

    " (...) credo che il "grillo parlante", più che per nascita, per natura ha serbato sempre quella sua passionalità "filocomica" che lo spinge, ancor oggi, a divertirsi con una voluttà infantile e quasi perversa nel mondo delle possibilità sommerse e a pescare canards a cui la sua arte dà una vita verosimile. Un giocoliere meraviglioso la cui opera gli ha dato di conquistare l'ammirazione della gente quanto l'infamia dei governanti, nondimeno, per il suo trasparente stile bizzarro in ogni sua più lieve intenzione la quale serve a spingere piano piano la folla a spalancare le porte "palcoscenico".
    Il che sta ad indicare che il nostro "grillo parlante" sia che si definisca giullare della plebaglia, sia che schernisca lo zombi di partito o che si fa beffe dei burattini e burattinai della democrazia, resta quel che è e sarà sempre: un vero Guitto! Il migliore che io conosca.

    Pertanto, meglio un numero da guitto dove le battute sono così bene sostenute la mutare di volta in volta da tragedia in commedia anziché dover sopportare le quotidiane solennità dei tromboni - trombatori ad onorem - la cui orribile rappresentazione si tramuta di volta in volta a I° atto: commedia, II° atto: tragicommedia, III° atto: Tragedia dell'Orrore (di romeriana memoria).

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    1. Da tempo non sono più interessato alle celebrazioni televisive dell'idiozia ad usum peones dei vespi,santori,floris,fazi,saviani.... capolavori del depensamento circense e dello smercio bipartizan di callifughi miracolosi per le teste dei cornuti e mazziati presenti e assenti....padiglioni di comari che sferruzzano coi pochi neuroni rimasti,tali da inorgoglire gli scimpanzè di aver deviato dalla linea dell'homo in-sapiens et in-sipiens.
      Un paio di giorni fa,a notte fonda,m'è capitato di veder e sentir su TV7,che si sta specializzando in queste feste dell'anguria,una banda di desperados che cianciavano d'Europa e del merdaio in cui siam finiti.Già Lombroso avrebbe avuto lavoro con certe facce,se poi avesse pure sentito che e come parlavano,non avrebbe avuto dubbi nel creare una nuova categoria di mentecatti,conduttore compreso.
      Due su tutti,un certo Pittella,un mascherone Pd e una giornalaia occhialuta del Foglio...da far invidia a cettolaqualunque per profondità di argomentazioni.
      Il dramma é che magari erano pure in buona fede....il che,vista la mercanzia, giustifica la frase che Carmelo Bene attribuiva ad ogni peones "perchè dovrei votarli o e-leggerli,mi candido (e scrivo io)"....peggio is impossible.

      Per mia religione,non firmo cambiali in bianco a nessuno,neppure al Grillo,ma devo ammettere che la tua definizione é la migliore che abbia sentitob di questi tempi....se non altro ha dimostrato al pueblo,se ancora ce ne fosse bisogno,lo spessore decimillimetrico della gentucola che sta nelle stanze dei bottini,stante che i bottoni son tutti da altre parti..

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  6. Fanno come han fatto in Grecia dove hanno sparso la paura. Hanno spaventato specialmente i pensionati e gli anziani e lo stesso faranno qui. Prepariamoci al terrorismo mediatico all'ennesima potenza.
    Poi magari un giorno qualcuno mi spiegherà com'è che in Svezia, Norvegia e Danimarca stanno da Dio e, guarda che caso, sono senza Euro.

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    1. ...Polonia e Cekia....tutti meglio della zona euro....una spiegazione non secondaria,potrebbe essere che hanno conservato la loro moneta e probabilmente non sono soggette a tutti i vessatori trattati europei..
      Per il resto,sto euro sembra essere una specie di moloch,un idolo insostituibile agli occhi di certuni,ma io credo che sia una crisi irreversibile il cui prolungamento probabilmente ci costerà molto di più di qualunque uscita da questa gabbia.

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    2. Ma io non credo che la Lira sia la bacchetta magica anzi, credo che il ritorno alle valute nazionali non avverrà senza problemi e senza traumi, solo che io francamente mi chiedo, ma peggio di così è possibile? Cioè, anche qualora fosse una catastrofe immane, sul serio sarebbe peggio dello strangolamento a cui stiamo assistendo? Io credo francamente di no

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  7. Caso strano però,quelli che non se la passano male non hanno l'euro.....comunque sono d'accordo che ci siano anche altri fattori da valutare oltre alla moneta sovrana (abitanti...),così come che un passaggio alla lira non sia certo rose e fiori,ma bisognerebbe pure chiedersi quante altre spine ci saranno con questo andazzo.
    Appunto...e comunque non sarebbe certo una catastrofe immane,io credo che ci sarebbe da soffrire un paio d'anni,ma con molte prospettive di riprendersi.
    Oltretutto,non vedo nessuna vera volontà di porre rimedi RADICALI a questa situazione,solo qualche pannicello caldo che non risolverebbe nulla.
    L'ultimo vertice di Roma,nonostante lo strombazzamento dei giornali,é stato un fallimento,non ha fatto altro che confermare le divisioni esistenti.I 130 miliardi stanziati poi,o meglio promessi,manco sono un'aspirina....

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  8. tutti i vari commentatori sono a libro paga del"lato oscuro",non esprimono opinioni, vogliono formarne nelle teste di chi ,ancora, li stà a sentire,spero sempre meno!!!!
    panebianco ne rappresenta l'estremo limite della...come dire, follia che oramai lì sta rapendo.
    come definire altrimenti uno che ci dice CON LA MASSIMA TRANQUILLITà ,NON SCORDIAMOCELO,
    "BEH ,RAGAZZI VOI NON SIETE CAPACI DI GOVERNARVI,NON LO SARETE MAI.
    SIETE CULTURALMENTE ,GENETICAMENTE ,GEOGRAFICAMENTE ,SICURAMENTE (E TUTTI I "MENTE" CHE VOLETE)IMMATURI,VIZIOSI,CORROTTI,IMMORALI,SUBUMANI,INFERIORI (E CHI PIù Nè HA PIù Nè METTA).
    SIETE STATI COLONIA, SIETE COLONIA, E LO SARETE SEMPRE, ACCETTATELO, è IL VOSTRO DESTINO.
    QUESTA è LA DEMOCRAZIA ,ESSERE LA COLONIA DI QUALCUNO.
    SE POCO POCO CERCHERETE DI ESSERLO VERAMENTE "UNA DEMOCRAZIA" ECCO CHE AUTOMATICAMENTE DIVENTERETE UNA DITTATURA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    UNO CHE SCRIVE UN TALE MUCCHIO DI OFFENSIVI PENSIERI PER L'INTERO POPOLO ITALIANO GLI ANDREBBE TOLTA LA NAZIONALITà ITALIANA,E CACCIATO VIA CON UN BEL CALCIO NEL......(PRIMA PERò SAREBBE GIUSTO FARGLI UN "TSO")
    UN POPOLO HA IL DIRITTO DI FARE TUTTI I TENTATIVI CHE VUOLE PER DECIDERE IL PROPRIO DESTINO.
    FALLIREMO UNA ,DIECI, CENTO VOLTE, è SOLO COSì CHE SI CRESCE,è SOLO COSì CHE NASCONO LE VERE NAZIONI.
    panebianco VATTI A LEGGERE LA STORIA DELLA FRANCIA ,DELLA GERMANIA ,DELL'INGHILTERRA,MA SOPRATTUTTO QUELLA DI UNA COLONIA CHE SAREBBE DIVENTATA GLI STATI UNITI D'AMERICA.
    QUESTE NAZIONI HANNO DECISO, A VOLTE CON SECOLI DI LOTTE, IL LORO DESTINO,NON HANNO ACCETTATO DI ESSERE COLONIE DELLE POTENZE MONDIALI DI ALLORA.
    TU, panebianco, (E QUELLI COME Tè) VENDUTO CHE NON SEI ALTRO, PREPARA LA VALIGIA CHE LA REALTà E LA VERITà STà PER SQUARCIARE QUESTA RETE DI TENEBRA,DI MENZOGNE,DI MANIPOLAZIONI(MELODRAMMATICA NON TROVATE).

    Quanto alla germania ,alla crisi dell'euro,credete che i tedeschi si farebbero scrupoli a distruggere l'europa per salvarsi ???
    negli ultimi dieci anni chi ci ha guadagnato con questo "MOLOCH" chiamato EURO????
    sapete già la risposta.inizia con la G.
    I TEDESCHI HANNO FATTO I LORO INTERESSI,bene ora noi ,assieme ai greci,ai portoghesi insomma ai "porci" come ci ha elegantemente definito ...l'informazione mondiale FAREMO I NOSTRI "PORCI" INTERESSI.
    MA PERCHè ESITARE????
    LE BANCHE TEDESCHE SONO PIENE DI"CDS" SUL FALLIMENTO DELLA GRECIA.
    LORO DISTRUGGONO UNO STATO E CI GUADAGNERANNO PURE.
    TUTTO QUESTO DEVE FINIRE.

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    1. Alla Germania l'Europa va bene com'è,come farebbero infatti se cambiasse a continuare a finanziarsi al 2%? Spread alto per gli altri,una manna per loro.Per questo non molleranno mai su certi punti.Sono d'accordo che perseguono solo il loro interesse,e sarebbe ora che noi facessimo i nostri.Il problema sta in una classe politica senza nervo,allineata agli altrui interessi,senza dignità e incapace di farsi valere.Non parliamo poi di monti e di quel pulcinella che sta sul colle.Mandiamo a rappresentarci uno che degli interessi nazionali se ne frega,essendo agli ordini degli speculatori mondiali.Che vuoi che ne esca!

      Quanto a Panebianco,non é che una delle icone della deontologia professionale da vermi della stampaglia italiana che ormai é solo una fonte di menzogne e occultamenti.Che ci siano motivi di lamentele sulla nullaggine della nostra classe politica,non giustifica appunto una tal mortificazione di un popolo.Affermazioni gratuite e offensive,come hai ben sottolineato tu.In fondo,il suo scopo mira a mantenerci la colonia che ora siamo.Un giornalista degno di tal nome,avrebbe invece incitato alla ribellione,a scrollarci di dosso questa odiosa dittatura (che a lui pare star bene),invece di questo terrorismo mediatico.
      Questi sono gli intellettuali che abbiamo,pari se non peggio,ai cialtroni politici.

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  9. I catastrofisti...e i complottisti....
    Sono considerati personaggi fuori della realta...dei complessati..... dei dietrologi... degli scarsamente intelligenti...degli pseudointellettuali....perchè arrivano ,di fronte agli avvenimenti(storici)inclusi quelli in atto,alla conclusione(troppo facile) che dietro molti fatti della storia,ci sia la mano(e la volontà) dell'uomo. e "non" il caso....e la cosa si complica se a voler prevalere(determinando gli eventi umani) ci sono più gruppi di potere(tra loro litigiosi),ognuno convinto che l'universo è stato creato(per volere del Creatore) per esserne loro i padroni e.... gli altri...a servizio o mezzo servizio asserviti al loro rango,.....Esempio tipico "fossile"sopravvissuto fino ad oggi,ma comune in tutto il mondo antico :il sistema delle caste indiane(vedi i Paria).......Se quelli(tanti) che credono alla"imminente" venuta di un "nuovo" mondo(preceduto dalla "distruzione" del vecchio) ...sono solo degli ingenui...allora sono ingenui la quasi totalità dei credenti nelle religioni rivelate, che anche se spesso blandamente, credono alle profezie delle loro varie tradizioni....i Cristiani con la "seconda" venuta del Cristo(vedi l'apocalisse di Giovanni)...I nostri Fratelli Maggiori con la "prima" venuta del Salvatore...e anche i nostri Cugini di religioni orientali con la"finale"venuta del Condottiero....Esempi moderni aggiuntivi.... un movimento "paracristiano"...fanatici dell'Apocalisse(che loro chiamano "Rivelazione"),..... già fortunatamente hanno sbagliato(4/5 volte il tempo della apertura del settimo sigillo dell'Apocalisse,e la conseguente "fine" di questo mondo,e i mille anni di pace che ne seguiranno(dopo però la distruzione reale della nuova Babilonia)....Ricordo che anche "Baffetto"(nelle sue allucinazioni) parlava di un nuovo ordine destinato a durare 1000 anni (e fortunatamente ,per tutti noi,anche lui non era "forte" in aritmetica).....Un famoso(non solo) Romanziere ha ridicolizzato l'argomento(del complotto) in tre fortunati(per lui)romanzi....Eco... nel "nome della rosa" ci ammaestra che l'informazione storica è manipolata(Il De comoedia di Aristotle,perché ritenuto sovversivo,è occultato da alcuni fraticelli.....nel "Pendolo di Foucolt",fino alla fine i Templari sono i complottisti,poi si salvano in corner(con la lista/programma fasulla)....nell'ultimo romanzo il "Cimitero di Praga",cambiano gli attori ,ma il motivo è lo stesso....la necessità(per pseudointellettuali complessati ) di voler trovare a tutti i costi una spiegazione(non scientifico/economica) del perché ci sono tuoni,fulmini,temporali(oppure megacrisi economiche)...Il "perchè" lo sanno tutti.....è che il "Caso non ha memoria".... o peggio...."Giove",o chi per Lui, è "incazzato" perché gli uomini si comportano male....Che "stupidi" quegli uomini che pensano,banalmente,che l'odierna crisi mondiale(invece di un evento occasionale) possa essere invece una guerra mondiale( questa volta senza armi,ma a suon di cambiali),tra voraci gruppi di potere......(mentre scrivo questa tesi la sta ipotizzando in TV "anhe" uno dei troppi Politici/Finanzieri di cui però mi è sfuggito il nome)....Ciao Tonino

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    1. Quasi sempre le predizioni dei nostri intellettuali sono simili agli oracoli del mago Otelma.Eco,che vive da anni,sul solo romanzo fortunato e degno di tal nome (la Rosa...gli altri son stati la disperazione dei librai),é uno di questi.Ce l'ha coi complottisti che,guarda caso e tolte alcune provocazioni,quasi sempre ci azzeccano.Fin che uno di notte legge Kant,la mattina poi non può aver le idee tanto chiare.
      Da subito scrivemmo che la guerra libica era costruita su bufale umanitarie,mentre ricordo un articolo del nostro,al pari di BHL il francese,dove vedeva solo il settimo cavalleria far giustizia sugli indiani.Salvo poi rivelarsi per quello che é stato.Parimenti per Monti e questa dannata crisi,rating,spread....tutti trucchi che ora molti riconoscono.
      Ora la Siria ...un copia incolla della Libia.Ma se senti giornali e tv,manco passa loro per la testa di vagliare almeno altre ipotesi da quelle trasmesse da Al Jazeera,la tv araba al servizio dei padroni e nota per le constatate decine di balle.
      Ormai,dopo decenni di trucchi da ogni parte,siam diventati diffidenti di ogni vulgata messa su per l'occasione.
      Cerchiamo almeno di guardar dietro la siepe,e non per sognare infiniti come il nostro Giacomo,ma per trovar la spazzatura che ci nascondono.

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