martedì 24 aprile 2012

DEBITO PUBBLICO - ORIGINI DEL DISASTRO

Pubblichiamo una interessante e lucida analisi sull'esplosione del nostro debito pubblico

 

Alle origini del disastrato debito pubblico

by Giuseppe Masala


Se si vuole analizzare l’attuale fase storica, pare assolutamente necessario comprendere l’origine e lo sviluppo di quel fenomeno, che a detta dei sacerdoti (economisti e giornalisti) che occupano il flusso d’informazione mainstream, è la causa di ogni male: il debito pubblico.
Per comprendere chiaramente il fenomeno è necessario individuarlo e definirlo correttamente.
Nel profluvio di interpretazioni mi è apparsa fulminante, concisa e quanto mai intelligente la definizione data dall’economista Vladimiro Giacché: il debito pubblico non è altro che trasferimento di ricchezze, sotto forma di stipendi ai dipendenti pubblici, interessi corrisposti ai risparmiatori,  prestazioni di welfare per i cittadini e appalti concessi ai privati per il funzionamento della macchina pubblicaIn altre parole,

dunque, il debito pubblico è ricchezza trasferita dallo Stato al settore privato.
Appare, a questo punto evidente, che un taglio del deficit statale (null’altro che la quota di debito pubblico di un determinato anno) si traduce immediatamente in una diminuzione della ricchezza del settore privato (famiglie e imprese). 

Non basta, in relazione al cervellotico (perché rapporta uno stock con un flusso) parametro di Maastricht, si può evincere come un taglio della quantità al numeratore (debito) si traduce immediatamente in una diminuzione della quantità al denominatore (PIL, la ricchezza prodotta in un anno dalla nazione) rischiando addirittura di peggiorarne il rapporto.
Qualora si volesse credere all’esistenza di menti superiori, di poteri occulti (questi per la verità esistono ma non controllano, influenzano) e di organizzazioni in grado di controllare le sorti del mondo occidentale, sarebbe facile ipotizzare che il folle meccanismo congegnato sia frutto di menti che non volevano risolvere il problema del debito pubblico ma in realtà creare un fenomeno di dipendenza al fine di drenare risorse dai popoli a vantaggio di chi investe colossali cifre nel finanziamento dei cosiddetti debiti sovrani.
Molto più efficiente però il ragionamento di chi crede che la stupidità sia l’unico elemento presente in quantità infinite nell’universo e che i danni maggiori si verifichino quando questa si accompagna al dogmatismo e alle credenze fideistiche in una qualsiasi dottrina.

Così infatti è accaduto quando si è congegnata una unione monetaria figlia della fretta e della cieca fiducia nelle dottrine economiche neoliberiste che credono per dogma come le contrazioni causate da politiche di bilancio restrittive possano essere compensate, dall’eventuale creazione di ricchezza frutto di privatizzazioni (anche di monopoli naturali!) e liberalizzazioni selvagge.

Premesso tutto questo non resta che provare a comprendere come si è creato, nelle attuali enormi dimensioni, l’attuale debito pubblico italiano. 
Secondo il luogo comune trasmesso nelle televisioni e scritto nei giornali, parrebbe chiaro che la causa ultima della crescita stratosferica del debito pubblico sia dovuto ad un sistema di welfare estremamente generoso con i cittadini.
Infatti la ripetizione ossessiva delle giaculatorie del “abbiamo vissuto sopra le nostre possibilità” e del “non si può dare tutto a tutti” stanno li ad indicare chi sia il colpevole. Sarà veramente così?

Andando a verificare sui preziosissimi bollettini della Banca d’Italia scopriamo che il rapporto tra il debito pubblico italiano e il Pil oscilla sul 60% fino agli inizi degli anni 80, di poco superiore a quella che è la media dei principali paesi dell’Europa occidentale.
Da questi anni in poi la curva italiana del rapporto debito/Pil (ma anche il debito in valore assoluto) tende a crescere esponenzialmente, tra l’altro aprendo una forbice tra quella che è la curva italiana e quella della media dei paesi dell’Europa occidentale nei quali il rapporto rimane sempre nell’intorno del 60% del Pil.
Bene, questo è dovuto ad una esplosione dei deficit annui italiani, che ricordo è la “quota” di debito prodotta nell’anno e che va a sommarsi a quella degli anni precedenti formando appunto il “debitone complessivo”.
Il Deficit Italiano  negli anni ’80 ebbe infatti una crescita media del 10,7% annuo in rapporto al Pil distanziando enormemente il 4% che fu la media dell’Europa a 15 in quegli anni. Di consenguenza il rapporto debito/pil raggiunse il 55% nel 1985 e il 121,5% nel 1994. Situazione dalla quale non ci siamo più risollevati nonostante anni di politiche di contenimento della spesa pubblica e privatizzazioni selvagge dei beni dello Stato.
E’ evidente che in quegli anni avvenne qualcosa che ha portato a questa esplosione.

Preziosissimi, ancora una volta i bollettini statistici della Banca d’Italia dai quali si evince che non fu la spesa primaria (in buona sostanza, pagamento degli stipendi, spese per il welfere e per il funzionamento della macchina dello Stato come per esempio Difesa e Giustizia) ad esplodere rimanendo anzi sotto la media degli altri paesi dell’Unione Europea, ma quella per gli interessi sul debito.

Dagli anni ottanta, bollettini statistici della Banca d’Italia alla mano, questi ultimi si divaricarono enormemente rispetto alla media UE arrivando al culmine nel 1993 quando raggiunsero un tetto del 13% circa e con uno spread rispetto a quelli della media UE di circa l’8% (800 punti base direbbero i mezzibusti Rai che si collegano dalla Borsa di Milano).
Un enormità non giustificabile visto che, sempre Bollettini della Banca d’Italia alla mano, non vi era di certo una spesa primaria superiore rispetto alla media UE per pagare un premio per il rischio così alto, anzi.

Risolviamo ora il mistero.
Fino al 1981 la Banca d’Italia aveva l’obbligo di sottoscrivere i titoli pubblici (Bot, CCT, BTP ecc.) emessi dal Ministero del Tesoro e rimasti invenduti (in buona sostanza quello che tantissimi vorrebbero facesse oggi la BCE). In quell’anno per iniziativa del ministro Andreatta e in stretta collaborazione con l’allora Governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi fu sancita la fine di questo obbligo, lasciando al “mercato” (eufemismo per indicare un numero ristretto di banche commerciali) il diritto di sottoscrivere o meno i titoli di stato e soprattutto di deciderne il prezzo (tasso d’interesse).
Inutile dire che così si lasciava alle banche un potere enorme, in sostanza il potere di spolpare lo Stato generando una crisi finanziaria rifiutandosi di sottoscrivere i titoli o comunque di chiedere un tasso d’interesse enormemente elevato ed ingiustificabile rispetto a quanto avveniva nei paesi europei nostri partner.

Naturalmente inutile immaginare chissà quali complotti dietro questa scelta sciagurata, basta e di gran lunga per comprendere l’avvenimento, la solita visione ideologica che vede nel mercato (sic) la panacea per tutti i mali e la cornucopia dell’abbondanza. Salvo, a distanza di anni, trovarsi di fronte a problemi insormontabili dove, per assurdo, una classe dirigente fanatizzata, vuole risolvere gli sconquassi del “libero mercato” promuovendo misure ancora più liberiste e improntate a quel Washington Consensus che è visto come la legge scolpita dal Dio di Mosé sulle pietre del Monte Sinai!

Lascio ora la parola a Beniamino Andreatta, uno dei massimi protagonisti di questo cosiddetto “divorzio” tra Banca d’Italia e Ministero del Tesoro:
“Naturalmente la riduzione del signoraggio monetario e i tassi di interesse positivi in termini reali si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l’ escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale.”, e ancora:
“Il divorzio non ebbe allora il consenso politico, ne’ lo avrebbe avuto negli anni seguenti; nato come “congiura aperta” tra il ministro e il governatore divenne, prima che la coalizione degli interessi contrari potesse organizzarsi, un fatto della vita che sarebbe stato troppo costoso – soprattutto sul mercato dei cambi – abolire per ritornare alle piu’ confortevoli abitudini del passato.”
In sostanza una confessione.
Il divorzio, a detta dello stesso Ministro del Tesoro Andreatta, è stata la causa dell’esplosione del debito ed inoltre l’operazione non aveva il consenso politico solo che fu organizzata in maniera tanto veloce da non consentire agli avversari politici di organizzare le sacrosante barricate!

Altro si potrebbe dire in materia di debito pubblico, a partire dall’inettitudine della classe politica che ci ha governato in alternanza in questi dieci anni e che non ha approfittato del beneficio di tassi di interessi bassi per mettere in sicurezza il bilancio dello stato.
Ma vorrei concludere dicendo che, a mio avviso, quando uomini politici, economisti e giornalisti espongono, speriamo in buona fede, che la causa del nostro debito è un Welfere troppo generoso ed elencano alcuni assurdi privilegi, effettivamente esistenti come le “baby pensioni”, bisogna ricordare che a fronte di questi privilegi intollerabili vi sono milioni di giovani privati di qualsiasi copertura di protezione sociale.
Allo stesso tempo il recupero di risorse da intollerabili fenomeni come l’evasione e l’elusione fiscale così come la corruzione non incidono (o non dovrebbero incidere) sulla diminuzione dello stock del nostro debito.
Le risorse recuperate dall’elusione e dall’evasione devono andare a finanziare un abbassamento di una pressione fiscale sicuramente opprimente mentre invece le risorse recuperate al deplorevole fenomeno della corruzione devono essere destinate al miglioramento delle infrastrutture e dei servizi offerti dallo Stato.
Sempre che non si decida di uccidere il male sopprimendo anche il paziente.

Da: http://www.statopotenza.eu


14 commenti:

  1. L'unica cosa in cui non son d'accordo é che tutto questo sia stato frutto di stupidità.Io credo invece che fosse tutto ben studiato per favorire gli strozzini,cosa poi avvenuta.e Andreatta ha poco da die visto che pure lui era sul Britannia.

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  2. Ciampi,un altro liquidatore della nazione,ha fatto danni inimmaginabili già da governatore della banca d'Italia,dilapidando ingenti somme in una difesa che già lui pensava impossibile.poi é stato ricompensatro....

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  3. Non lo sapevo....già da allora cominciano gl nteressi sul debito...ma perchè é stata fatta questa separazione?

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  4. Bella domanda Laura...
    Non so darti alcuna spiegazione tecnica,forse qualcuno la saprà pure,forse politica.Erano gli inizi della deregulation e l'inizio di quel pesante dominio della finanza sull'economia,e sposado la tesi di cassepipe che non erano stupidi,rimangono poche alternative...

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  5. Andrea Alquati25 aprile, 2012 11:13

    l'idea era che l'assorbimento automatico del debito pubblico da parte di Banca d'Italia fosse la causa dell'inflazione galoppante in quegli anni, in quanto si sarebbe emessa troppa moneta

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  6. Però l'inflazione continuò (1982 16.5%- 1983 14.7%) e comunque il 19% del 1981,fu causato dal prezzo del petrolio,raddoppiato a causa della guerra Iran-Iraq.Non da un'eccessiva emissione di moneta o da un viruoso debito pubblico del 55% sul Pil.
    Continuo a credere che dopo la vittoria di Reagan,questo scorporo obbeddisse ad interessi d'altro tipo,come poi si é visto nei suoi mandati.

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  7. Finalmente si parla di cose "serie"..al centro di questa galassia di sperperi,regalie;appalti inesistenti,truccati,mafiosi;favoritismi,finanziamenti con tassi a due cifre...si è scoperta l'esistenza di un "buco nero" che ingoia tutte le nostre fatiche,risorse,speranze e che finirà di ingoiare irreversibilmente tutti noi.
    Quest'anno si festeggia il 151 esimo anniversario di questa voragine,un macigno che i banchieri,finanzieri,economisti(tutti eufemismi)chiamano "debito pubblico",costruito negli anni pazientemente e trasmesso da padre e figlio,utilizzando molti imprenditori e amministratori pubblici,che ne hanno ricavato grossi benefici,e che per i prossimi mille anni ci darà a tutti noi solo rinunce e dispiaceri per pagare gli interessi a chi lo conserva gelosamente nei suoi forzieri.
    Consiglio,la lettura di un libro molto esplicativo a riguardo:Del Boca...Maledetti Savoia,ed piemme.Nel primo bilancio consolidato del 1861 confluirono tutti i finanziamenti,che due cugini banchieri( di due agenzie della stessa banca),in maniera separata ma(viene il dubbio) concertata hanno fatto ai due sovrani..l'uno( francese) per finanziare il re aggressore,l'altro (inglese) per finanziare il re resistente.In questo primo bilancio furono messe anche le confische(eufemismo) che le camicie rosse fecero ai danni delle ricche banche del sud(più aggiunge l'autore le prebende al sovrano,e al tessitore e suo fratello).Furono emessi i primi buono garantiti dal tesoro con interessi a due cifre che tutti i bancheri(eufemismo)del mondo fecero a gara a comprare.Il libro si legge bene perchè continua illustrando impietosamenre tutti gli intrallazzi degli anni seguenti tra alcuni finanzieri poco onesti ,con equivalenti amministratori.Morale quando i banchieri reclamavano,si faceva subito un governo forte di tecnici che scorticava il popolo,per tacitare gli usurai....Quel debito non è mai morto,ma è arrivato fino a noi cresciuto a dismisura,sono cambiati nel tempo gli attori,ma il film è sempre lo stesso. Grillo urla che non si deve pagare il debito pubblico....Io mi accontenterei di meno...di una persona coraggiosa al governo, che dopo aver vagliato le voci che lo costituiscono, onori "solo" quelle voci che corrispondono a operazioni oneste,mentre per le dubbie...processi,condanne e risarcimenti.Per questo manager forse "tornerei "a votare.
    Quanto sarebbe bello vedere un telegiornale che per un quarto d'ora ci elenca con dovizia di particolari,che si sono trovati sempre nuovi casi di malamministrzione,invece di sorbirci le solite notizie sul colore delle mutandine ... di managers che a tarda età(nella loro vita privata) ancora hanno energie giovanili.Ciao Tonino

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  8. Ma come Tonino,solo ora cose serie...? Tutto é sempre serio!....scherzo....
    Interessante il tuo excursus storico sul debito,il che dimostra che i banchieri son sempre i soliti.
    Quanto al debito,non sarei così ottimista.Pur con tutti i tagli alla spesa e sprechi pubblici (doverosi),non riuscirai mai a pagarlo,per la semplice ragione che,finanziadoti sul mercato dei capitali privati e pagando un alto interesse ,non arriverai mai in fondo.Lo Stato deve ritornare a stampare moneta,senza interessi.Allora sì che i tagli avrebbero effetto! Non dimenticare che gli USA stanno facendo una guerra tremenda all'euro e che spread,interessi...sono in pratica in mano ai grandi speculatori d'oltreoceano.la situazione nella globalizzazione é un po' più complicata di quaratanni fa.Vogliono scalzare l'euro come moneta forte di riserva mondiale.C'è da dire che l'Europa fa di tutto per agevolarli,con la sua insipienza e costruzione artificiale tirannica coi suoi membri.Noi non possiamo manovrare nulla,abbiamo ceduto tutto alla BCE e a una serie di sciagurati trattati.

    Purtropo una visione puramente nazionale non basta più.

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  9. Il deficit in se stesso,in uno stato sovrano,non é una iattura,anzi vuol dire che si immessa moneta nel sistema creando ricchezza.Uno stato a moneta sovrana deve essere in deficit se vuol sviluppare la propria economia (tuuti gli stti lo sono),il pareggio di bilancio vuol dire spesso immobilismo,non é una gran virtù.Se poi é messo addirittura in costituzione,come ci hanno imposto,é una iattura.In uno stato padrone della propria moneta,il debito é come non esistesse in pratica.Vedi il Giappone,debito doppio del nostro,240% del Pil,ma si finanzia con titol allo 0,5%,no come noi al 5-6% ! Spiegami come mai,nonostante una crisi generale,i paesi che affondano son solo quelli legati all'euro,neanche alla UE.

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  10. posso dare un contributo,credo molto importante,per rispondere alla domanda "perchè è stata fatta la separazione banca d'italia-tesoro dello stato italiano da cui è iniziata la crescita del debito ecc...
    su youtube "MMT RIMINI"c'è GALLONI DELL'ALLORA GOVERNO ANDREOTTI (STIAMO PARLANDO PROPRIO DELL'81-82).
    se non ricordo male è un degli ultimi interventi di questo lunghissimo meeting su una economia alternativa.
    buon ascolto.

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  11. Grazie per aver pubblicato il mio pezzo. Comunque io scrivo per il mio blog http://zeroconsensus.wordpress.com/

    Un saluto.ù

    Giuseppe Masala

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    1. Articolo veramente interessante che inserirei volentieri nel mio blogghino ma non trovo la fonte originale. Masala, non lo vedo ne in Statopotenza ne in zeroconsensus.

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    2. L'avevo preso su Fb,ma non ricordo il link originale.Comunque ho visto che l'hai già inserito.
      Nel caso lo ritrovi,te lo comunicherò.

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  12. @anonimo

    Ho sentito a Rimini questo intervento,molto apprezzato dal pubblico.

    http://www.youtube.com/watch?v=6e23Gaz-Jb4

    (Tonino,sentilo bene,tu che sei molto interessato all'argomento)

    é una testimonianza preziosa al discorso che stiamo facendo, e che mette in luce come questa decisione non obbedisse affatto a criteri economici-monetari,ma alle solite pastette politiche con legami internazionali,avvalorati dalla presenza di uomini del FMI già un paio d'anni prima del divorzio,come accennato da Gallloni.
    Il presidente del consiglio 1981 era comunque Fotrlani,e negli ultimi mesi Spadolini.
    Grazie del contributo.

    @masala

    grazie a lei di averlo scritto,visito spesso il suo blog.Saluti.

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