giovedì 29 settembre 2011

O'BAMBA IL FALLITO

Pubblichiamo da Nessie,un'amica blogger

Obama il Fallito urla al fallimento altrui

La conoscete la storiella del ladro che grida al ladro? Beh accade la stessa cosa a Obama, il leader del "Yes we can", che ora non avendo il coraggio di dire ai suoi "No, we can't", getta tutta la croce addosso all'Europa, che intendiamoci, non sarà un granché e contro la quale la sottoscritta ne ha sempre scritte peste e corna, ma  non dimentichiamoci che quell'Unione europea, primo passo verso il Nuovo Ordine Mondiale, fu incoraggiata e foraggiata proprio dagli uomini della Fed. Non è un caso che Geithner, il segretario al Tesoro di Obama, abbia partecipato all'ultima riunione con Trichet. Ci crederà  il popolo americano a questa favoletta da "asilo Mariuccia"  della serie , è tutta colpa dell'Europa? Ci sono 38 canali tv del Piffero pronti a rincretinire e lobotomizzare  il popolo a stelle e strisce. Speriamo che qualcuno si svegli e che le marce su Wall Street vadano avanti più numerose e spedite che mai. Wall Street, BCE-Bruxelles e Piazza Affari-Milano. La Borsa è un covo di cocainomani schizzati  e il  troppo è troppo. Giocare a fiches con soldi virtuali per ottenere in cambio "soldi veri" (i nostri risparmi) è roba da Borse-ggiatori. Appunto!

Intanto leggete questo "Salvate il soldato America" dal blog Icebergfinanza.
http://icebergfinanza.splinder.com/post/25592465/salvate-il-soldato-america-aggiornato

E' affascinante ascoltare mister "No We Can't " Obama e bimbo Geithner dare lezioni all'Europa su come dovrebbe essere gestita una crisi, affascinante ascoltare dei falliti che insegnano come si gestisce un fallimento!


Washington - Barack Obama attacca l'Europa, colpevole ai suoi occhi di «non aver agito rapidamente, come avrebbe dovuto» per affrontare il problema del debito.
Il duro atto d'accusa del presidente degli Usa è arrivato durante una conferenza durante la quale Obama ha risposto alla domande poste dal pubblico via Linkedin, una sorta di social network che collega in tutto il mondo professionisti e operatori dei più vari settori economici: secondo Obama, la crisi finanziaria che sta travolgendo l'Europa «spaventa tutto il mondo», anche perché i passi intrapresi dai paesi dell'Eurozona non sarebbero stati all'altezza della situazione.
Obama ha sottolineato che l'Europa «non s'è mai pienamente ripresa dalla crisi del 2007». Inoltre, ha osservato che i governi europei non hanno mai affrontato in maniera adeguata «le sfide e le difficoltà che il loro sistema bancario era chiamato a rispondere: tutto ciò è stato aggravato da quello che sta accadendo in Grecia».
Ma Obama è andato oltre, sostenendo che i problemi «mal risolti nell'Unione europea hanno superato i confini del continente, finendo per danneggiare anche l'economia americana». In ultima analisi, implicitamente, Barack Obama ha attribuito quindi all'Europa la responsabilità di molti dei problemi dell'economia americana, in particolare quello del lavoro, che mettono a rischio la sua rielezione nel 2012. (Il secolo XIX )

Obama ormai è un ragazzo disperato in prenda allo sconforto, la crisi europea starebbe per danneggiare l'America!

Hanno messo in piedi la più imponente frode e manipolazione della storia finanziaria mondiale, sotto gli occhi conniventi della politica, la metastasi subprime ha contaminato il mondo intero, un manipolo di esaltati falliti ha socializzato le perdite facendo esplodere il debito americano e mondiale e questo ragazzo ci viene a raccontare che la crisi europea rischia di danneggiare l' America.

Goldman Sachs ha suggerito alla Grecia l'arte della manipolazione dei bilanci, AIG ha seminato il mondo intero di credit default swap, di armi di distruzione di massa e le cinque principali banche americane detengono oltre il 95 % della manipolazione dei mercati finanziari mondiali e questo illuminato, premio Nobel per la Pace ci viene a dire che non abbiamo agito rapidamente per affrontare il problema del debito, che stiamo spaventando il mondo intero.

Ci sono oltre 47 milioni di americani che vivono con la gamella elettronica in mano, contando sui cosidetti foods stamp, "buoni pasto" quotidianamente per non morire di fame, di stenti, oltre 14 milioni di disoccupati ufficiali, senza contare coloro che lavorano a part.time per ragioni indipendenti dalla loro volontà, ben oltre il doppio se si contano quelli scoraggiati, la disoccupazione fantasma, milioni e milioni di famiglie buttate fuori di casa al ritmo di oltre 1 milione all'anno e oltre 11 milioni di famiglie a rischio e questo ragazzo ci viene a dire che non abbiamo affrontato in modo adeguato la crisi.

Comprendo che non è facile amministrare una nazione dove le lobbies industriali e finanziare sostengono la tua candidatura, non è facile agire e ragionare liberamente quando quotidianamente la pressione della finanza è costante ed asfissiante, ti tiene sotto sequestro e non puoi muovere un dito senza il suo consenso, ma per piacere evitiamo di fare brutte figure, e impariamo ad osservare ognuno la trave presente nelle proprie orbite!
Purtroppo come direbbe Oscar Wilde, tutti coloro che sono incapaci di imparare si sono messi a insegnare, un manipolo di falliti che ci insegna come evitare un fallimento! Sublime

http://sauraplesio.blogspot.com/2011/09/obama-il-fallito-urla-al-fallimento.html
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Ormai il ragazzo é in gara con Carter per il titolo di peggior presidente della storia americana.Non una delle promesse fatte da questo carneade é stata mantenuta.Anzi,per onorare il comico premio Nobel per la Pace,concesso da avvinazzati scandinavi,si è imbarcato in un'altra guerra umanitaria,leggi aggressione,ad uno stato sovrano.Ricordando gli squittii di giubilo per la sua elezione del mondo dei peracottari chic,c'è da scompisciarsi dalle risate,confermando ancora una volta che non capiranno mai una proverbiale mazza.


Ora si mette pure a dar lezioni di economia insieme al truffatore Geithner,uno dei responsabili della grande crisi americana che ha coinvolto tutti noi.Ricordate a questo O'Bamba,che i nostri guai vengono dal suo paese,per anni in mano ad una combriccola di speculatori e compari delle banche che hanno truffato mezzo mondo.
Come si fa a credere ad uno che come ricetta ha chiesto di aumentare il tetto del debito americano,cioè stampare nuovi dollari,sempre più deprezzati.Difficile,vero! Un genio...!


Molto probabilmente,tenta solo di salvarsi il retro,vista l'aria che tira e che la sua popolarità é ormai a livello azoto liquido.E' nel suo diritto,basta che ci risparmi le cazzate che va dicendo.

Ah,l'Europa.....un velo pietoso su questa disneyland disastrata e diretta da suoi degni compari..

domenica 18 settembre 2011

PAUSA VACANZE

Amici lettori e bloggers,andiamo in vacanza per una decina di giorni.

Vi lasciamo con questo meraviglioso quadro del Pontormo,chiesa di santa Felicita,Firenze in Oltrarno,poche decine di metri dopo il Ponte Vecchio.
Una gioia per gli occhi.


Spirito strano, erratico e solitario, Jacopo Carucci detto il Pontormo (1494-1557) è stato uno dei padri del Manierismo italiano. Il suo ambiguo stile visivo rappresenta infatti una chiara sfida alla regolarità prospettica rinascimentale, mostrando tutta la fragilità dell'uomo in un mondo dominato da forze misteriose e incontrollabili

venerdì 16 settembre 2011

IL SACCO D'ITALIA CONTINUA?

INFO

Dedichiamo questo breve post a tutti quelli che gridavano al complottismo sulla vicenda del Britannia quando molti, e noi tra questi,continuavano ad insistere su questa squallida vicenda di svendita del patrimonio nazionale da parte dei "tecnici" Prodi,Amato,Draghi e Ciampi e delle loro luminose carriere.
Si legga il post,pubblicato su questo blog "Il sacco d'Italia"

Ora ci tocca sentire dal Sole 24 Ore,che questa storia é vera...ma toh..dopo vent'anni!
Si vede che ormai si sentono sicuri,padroni del vapore,hanno perso ogni ritegno al punto di proporre ed auspicare un Britannia 2.


commento - http://infotricksblog.blogspot.com/2011/09/il-sole24ore-sdogana-il-britannia.html

giovedì 15 settembre 2011

MANGIATORI DI CADAVERI

Sarkozy,Cameron e Obama banchettano sul cadavere della Libia.
 
L'ebreuccio servo imbecille Bernard Henry Levy riprende la scena.

Fuori campo gli sciacalli italiani aspettano qualche brandello.

EUROBLUFF

Via dall'euro dei bluff

Nella storia che abbiamo alle spalle non abbiamo ancora mai visto i detentori del potere riconoscere un proprio errore e fermarsi sulla strada intrapresa. Le guerre, anche quelle recenti, così capaci di distruzione e morte per i civili inermi nel cuore delle città, sono state portate sempre fino all’estrema rovina. Perfino il bolscevismo sovietico, malgrado l’evidente catastrofico fallimento dei suoi scopi già negli anni 1929-30, ha dovuto attendere la propria naturale dissoluzione prima che i politici ne prendessero atto.

  Oggi ci troviamo ancora una volta di fronte al drammatico momento in cui i politici dovrebbero riconoscere di aver sbagliato nel programmare una moneta unica per gli Stati europei e in particolare i politici italiani dovrebbero ammettere il gravissimo errore compiuto nel far entrare a forza (con una tassa particolare: la “tassa per l’Europa") l’Italia nell’euro.
Un errore che dovrebbero riconoscere tutti i partiti, in quanto non c’è stato, a sinistra come a destra, chi si sia opposto (motivo per il quale sono da considerarsi veramente false e inutili in questo momento le proteste del Pd e degli altri partiti di sinistra contro il governo Berlusconi). Invece non lo fanno.
Non lo fanno i politici italiani e non lo fanno neanche i politici degli altri paesi dell’Ue.
E’ di questi giorni l’affermazione di Angela Merkel:
“l’euro non si tocca perché non c’è mai stato nella storia il caso di due paesi con la stessa moneta che si siano fatta la guerra.”
Che cosa ci tocca sentire! Come si può sopportare una tale presunzione, una tale arroganza, una tale presa in giro da parte di politici che approfittano della sottomissione democratica dei popoli per comportarsi come se fossero degli zar, degli imperatori, dei dittatori. Presa in giro, certo.
Non c’è mai stato il caso nella storia perché non c’è mai stata una decisione folle, priva di qualsiasi realtà, come quella dell’unificazione europea. E’ stata sempre la conquista, la formazione violenta di un impero, ad obbligare gli Stati conquistati all’uso di una determinata moneta, tanto nell’antichità quanto nel medioevo e nell’età moderna, lasciando semmai in circolazione come seconda moneta quella debole locale.
Se non fosse che ci troviamo in una situazione economica così grave da aver rimesso in discussione perfino ciò che sembrava acquisito per sempre, lo statuto dei lavoratori, le parole che pronunciano i politici nei vari consessi europei dovrebbero indurre addirittura al riso.
“Mettiamo nella Costituzione il pareggio di bilancio” gridano solennemente.
Probabilmente sono loro i primi a ridere visto che scrivere qualcosa nella Costituzione è il sistema migliore per poter fare il contrario.
Non c’è forse l’affermazione che la sovranità appartiene al popolo, nella Costituzione italiana? C’è forse scritto che appartiene al signor Trichet o a chi per lui? Non c’è forse l’affermazione che l’Italia ripudia la guerra? Eppure abbiamo fatto la guerra al Kossovo, la guerra alla Libia…
 
Dunque, l’Europa è un bluff, l’euro è un bluff (Limes dixit). E’ questo il motivo vero, il motivo principale per il quale è così facile buttarlo giù: una moneta senza Stato non può vivere.
Chi è infatti che ne garantisce la validità? Diciamolo ancora più chiaramente: che cos’è in concreto la Banca centrale europea? Una istituzione come se non si è mai vista.
I grandi Stati europei, Spagna, Francia, Germania, Italia, Austria, Belgio, Olanda, ecc. hanno rinunciato a battere moneta, ossia alla sovranità monetaria, unico diritto che insieme alla difesa del proprio territorio definisce uno Stato, affidandola ad alcuni privati cittadini. Certo, non cittadini qualunque.
Appartenenti alla più antica e potente massoneria, Elisabetta d’Inghilterra, Beatrice d’Olanda, qualche Rockfeller, qualche Rothschild e altri simili banchieri, nella loro unica qualità di ricconi azionisti delle banche centrali di diversi Stati europei, sono così diventati anche “azionisti” (partecipanti) della banca centrale dell’Ue (Banca nazionale della Germania 23,4 per cento, Banca della Francia 16, 52 per cento, Banca d’Inghilterra 15, 98 per cento, Banca d’Italia 14, 57 per cento, Banca della Spagna 8, 78 per cento e gli altri a seguire con quote minori), fabbricando l’euro e prestandolo ai singoli Stati.

Quale credibilità può avere una moneta che è emessa da privati cittadini a nome di uno Stato che non esiste?

L’Ue infatti è semplicemente un’organizzazione internazionale e non può quindi battere moneta.
Ma se guardiamo ai commenti che provengono in questi giorni da tutte le parti al problema dell’euro, alla tempesta borsistica che imperversa anche oggi, non troviamo una parola al riguardo.
Si accusano i paesi troppo indebitati, come la Grecia e l’Italia, di essere la causa dei propri mali e di quelli dell’Europa, ma non una parola sulla questione della sovranità monetaria e del finto potere dei banchieri sui cittadini dei singoli Stati.
Lo ripetiamo: il vincolo di Maastricht non è valido in quanto non esisteva, e ancor oggi non esiste, lo Stato europeo. Si è trattato, appunto, di un bluff. Così come è un bluff la “cittadinanza”, anch’essa imposta con il trattato di Maastricht e pertanto anch’essa non valida.
Si accenna sempre più spesso all’ipotesi dell’uscita di uno degli Stati indebitati dall’area dell’euro, ma chi ne parla, fra economisti e giornalisti, lo fa in termini scherzosi, quasi per sottolineare quanto sia assurdo e stupido parlarne.
Qualche proposta più seria appare, però, anch’essa priva di un orizzonte che vada al di là dell’immediato valore della moneta. Si dice, per esempio, che il ritorno ad una moneta nazionale comporterebbe una perdita di valore, in termini d’inflazione, del 50 o anche 60 per cento. Ma 50 o 60 per cento in rapporto all’euro attuale, ossia senza contare di quanto l’euro si svaluterebbe con l’uscita di uno Stato dalla sua area. Non si vede proprio in questi giorni che perde già molti punti soltanto per l’ipotesi di un fallimento della Grecia?  E la riconquista della sovranità monetaria? Non vale nulla? Il non dover pagare gli interessi ai banchieri e il riappropriarsi del signoraggio avrà pure un valore da mettere nel conto dell’attivo.
 Insomma non si può continuare ad accettare il predominio della mentalità dei banchieri, giocatori di borsa esperti nel perdere i soldi altrui, che hanno già messo all’incanto il Partenone e il Colosseo: per loro non esistono beni che non siano merce. Gli Stati, i Popoli, il loro sangue, il loro territorio, la loro storia, la loro arte, tutto è stato nullificato nell’orrido mercato europeo. Non è un caso se i primi chiamati ad annientarvisi sono proprio la Grecia e l’Italia: sono loro la Storia, sono loro la Civiltà, sono loro l’Arte che ha dato vita all’Europa. Come potrebbero i banchieri non odiarli?

lunedì 12 settembre 2011

ISLANDA,L'ISOLA CHE NON CI DEVE ESSERE

Si tratta di cosa nota,ma giova sempre riproporre ancora una volta questa esperienza,visto come stanno andando le cose in questa Europa disastrata.Non sarebbe male rifletterci su un poco,pur considerando le differenze di popolazione e di peso economico tra Italia e Islanda.
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Nelle gelide acque del mare del nord, appena ritemprate dalla corrente del golfo, c’è un’isola di 103.125 km quadrati con 320.136 abitanti (censimento luglio 2010) che ha lo spettrale nome di Islanda (Iceland, terra del ghiaccio). In realtà quest’isola è quasi completamente verdeggiante nonostante le rigide temperature; dicono che il suo nome sia dovuto a uno “scherzetto” dei vichinghi che per camuffare le loro rotte invertirono i nomi dell’Islanda, appunto, e della Groenlandia (Greenland, terra verde), quasi completamente coperta dai ghiacci in ogni stagione.
Negli anni 2008- 2009 l’Islanda attirò su di se l’interesse della cronaca e ogni giorno non c’era telegiornale che non ragguagliasse sulla situazione dell’isola. Di cosa si parlava? Non del fatto che è uno dei pochi paesi al mondo senza un esercito; non della sua peculiarità di usare al 99,9% fonti di energia rinnovabili; non della bellezza dei suoi paesaggi. Bensì del fatto che la crisi economica avesse costretto il paese, alla fine del 2008, a dichiarare bancarotta a causa della dissennata politica economica delle sue banche che avevano offerto rendimenti altissimi a investitori stranieri.
La corona islandese perse l’85% del suo valore, e il Fondo monetario internazionale accordò un prestito di 2,5 miliardi di dollari in cambio della consueta richiesta di misure economiche drastiche volte a costringere il governo islandese a farsi carico del debito bancario spalmandolo sulla popolazione.
Il governo in carica eletto nel 2009 con consultazioni anticipate in seguito alla crisi, era di centrosinistra e criticava le politiche liberiste del precedente governo, tuttavia non aveva gli attributi per opporsi al FMI e alle pressioni di quegli stati, come l’Inghilterra e l’Olanda, che prima avevano rimborsato gli investimenti dei propri cittadini in Islanda, poi chiedevano il conto al governo dell’isola.
Perciò accettò di riversare il debito sulla popolazione proponendo una manovra di salvataggio che avrebbe costretto ogni islandese a pagare 100 euro al mese per quindici anni. Il tutto per saldare un debito contratto da privati nei confronti di altri privati.Fu qui che successe l’irreparabile.
Il misfatto che ha portato i nostri mass media nazionali a smettere immediatamente di parlare dell’isola nordica cancellandola dalle carte geografiche. Gli islandesi il debito non l’hanno pagato!
Il capo dello Stato si rifiutò, in seguito alle proteste, di firmare l’attuazione del piano di salvataggio e indisse un referendum popolare per la sua accettazione. Questo referendum, svoltosi all’inizio del 2010, si concluse con una schiacciante vittoria di chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini; e questo nonostante le pressioni internazionali del FMI e degli altri paesi creditori che minacciavano di far diventare l’Islanda la “Cuba del nord” se fosse uscita vincente quella linea politica.
Una volta vinto il referendum, il debito è stato addossato a chi l’aveva creato, ovvero ai direttori delle banche che con politiche scellerate avevano concesso interessi insostenibili e ai politici che non avevano vigilato sul loro operato.
Ma la rivoluzione sull’isola non si è fermata qui. Visto che c’era, il movimento islandese ha sancito l’indipendenza dalle politiche economiche delle banche con una nuova Costituzione, scritta da un’assemblea costituente di venticinque cittadini (il cui requisito primario era che non dovessero essere iscritti ad alcun partito), a cui chiunque poteva dare il suo contributo. I lavori erano online in tempo reale e tutti gli islandesi potevano dire cosa era di loro gradimento e cosa no. Per la prima volta nella storia la Costituzione di un paese non è stata scritta in stanze chiuse con accordi e intrallazzi politici fra i partiti ma sotto agli occhi di tutti e con il contributo di tutti.
E oggi? Tutto bene grazie. L’economia è in crescita (+2,5% nel 2011 e previsto un + 3,1% per il 2012), le sirene catastrofiste del FMI sono state azzittite, il welfare non è stato toccato, i servizi sociali neanche e le banche sono state nazionalizzate. L’isola che non c’è… o l’isola che qualcuno non vorrebbe che esistesse? Funzionerebbe tutto ciò in un paese che di abitanti ne ha decine di milioni e non 320mila? Non lo sappiamo, non abbiamo la sfera di cristallo né la pretesa di avere le verità (economiche) assolute.
Ma la vera domanda da porsi è: perché non se ne può parlare? Perché i vari Minzolini di turno non danno queste notizie? Un paese che disobbedisce al FMI e torna a crescere economicamente fa cosi tanta paura?
O forse fa paura il fatto che, come diceva Alan Moore nel suo “V for Vendetta”, «Non sono i popoli che devono avere paura dei governi ma i governi che devono avere paura dei popoli»?
L’Islanda non è solo il vulcano che blocca i cieli europei con le sue eruzioni, è anche l’esempio che le linee economiche del FMI non sono dogmi e che forse, davvero, un altro mondo è possibile.

Alessandro Chiometti

http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.com/2011/09/islanda-lisola-che-non-ci-devessere.html

http://www.cronachelaiche.it/2011/09/islanda-l%E2%80%99isola-che-non-ci-deve-essere/

domenica 11 settembre 2011

MONETA UNICA MONDIALE?

L’ONU parla di una moneta unica mondiale

Si confermano i sospetti dei teorici della “cospirazione”: l’ONU sta dando impulso alla “richiesta” da parte dei paesi emergenti all’instaurazione di una moneta unica globale, primo passo per stabilire un governo mondiale. Il collasso apparentemente orchestrato dell’economia statunitense permette ai paesi emergenti di mettere in discussione la funzione del dollaro come moneta di riferimento e le Nazioni Unite si preparano per lanciare il loro piano.

Dall’inizio della crisi nel 2009, differenti teorici avevano parlato della possibilità che la situazione di crisi economica  era stata cercata deliberatamente per ristrutturare completamente il sistema finanziario mondiale ed imporre una moneta unica a livello globale e che fosse il primo passo verso una governance a livello planetario.
La mancanza d’azione da parte della giustizia negli USA per quanto riguarda i responsabili della crisi economica, anche quando la colpevolezza è evidente e le susseguenti azioni (riscatti governativi alle banche, proposte di legislazione globale, ecc) sono sfociati finalmente nella questione del dollaro come moneta di riferimento per i mercati.
In questo modo, il reclamo di una moneta unica per tutto il pianeta acquista una forma più definita e conferma i sospetti prima menzionati. Prima è stata la Russia, poi la Cina e più tardi i paesi emergenti a reclamare la moneta globale.

Questo rapporto presentato dal sito spagnolo Libertad Digital.

Dallo scoppio della crisi di credito a metà del 2007 la tensione intorno al ruolo che gioca il dollaro nell’architettura monetaria è stata questionata da alcune delle principali potenze del mondo, principalmente dalla Cina e Russia.
Questo trascendentale dibattito per l’economia mondiale si stava negoziando in privato tra i governi e le principali banche centrali. Si tratta della riforma dell’attuale sistema monetario internazionale vigente dalla soppressione degli accordi di Bretton Woods da parte del governo degli USA .
Da allora, il dollaro si è mantenuto come la moneta di riserva per eccellenza, senza alcun tipo di copertura reale dopo aver rotto i suoi ultimi rapporti con il patrone oro.

L’ONU propone adesso di riformare il sistema monetario vigente, la cui egemonia è ostentata dal dollaro. Così, in un dossier presentato durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul Commercio e Sviluppo (UNCTAD), l’organismo multilaterale per eccellenza riconosce che il sistema monetario non funziona correttamente e, di fatto, è stato il grande “responsabile” dell’attuale crisi finanziaria.
Per questo, l’ONU afferma che il ruolo del dollaro come moneta di riserva mondiale deve essere riconsiderato, come lo esigono la Russia, la Cina e le principali economie emergenti del pianeta.

In questo modo, l’istituzione è a favore della creazione di una nuova Bretton Woods, che dovrebbe essere negoziata tra i principali governi, per stabilire un nuovo sistema monetario che sostituisca quello attuale.

“Sostituire il dollaro con una moneta artificiale potrebbe risolvere alcuni dei problemi riguardanti i grandi deficit sui C/C (questo significa: mancanza di risparmi) che alcuni paesi presentano e aiuterebbe la stabilità”, segnala Detlef Kotte, uno degli autori del dossier.

Ma, “si ha anche bisogno di un nuovo sistema di scambi. I paesi devono mantenere qualche tipo di scambio (monetario) reale(aggiustato all’inflazione) e stabile”.

Il ruolo del FMI

Per questo, secondo Kotte, deve mantenersi l’intervento monetario che le banche centrali applicano, anche se questo lascia  la porta aperta a che sia qualche istituzione multilaterale l’incaricata di mantenere la stabilità dei tipi di cambi, riferendosi al FMI.
In questo modo, l’organismo non solo abroga per sostituire il dollaro come moneta di riserva mondiale ma anche di creare una specie di banca centrale a livello mondiale che, in questo caso, sarebbe il FMI”.
Nel comunicato stampa pervenuto, l’UNCTAD (appartenente all’ONU) segnala che la regolamentazione e supervisione più effettiva del mercato finanziario è “indispensabile” per “prevenire che si ripeta una crisi finanziaria ed economica mondiale come quella attuale”.
Ma, non è solo necessario controllare la supervisione finanziaria internazionale,è anche “ugualmente importante una riforma del sistema monetario per ridurre il margine dei benefici nella speculazione monetaria ed evitare, così, gli squilibri commerciali di gran misura”.
Con  questa dichiarazione,l’organismo si riferisce all’eccesso di risparmio da parte delle economie asiatiche (principalmente la Cina) negli ultimi anni e il grandissimo indebitamento (bisogno di finanziamenti esterni) di altre potenze come è il caso degli Stati Uniti. Cioè, gli squilibri commerciali a livello mondiale ( abbondanti deficit tramite conti correnti) che l’attuale sistema monetario ha fornito, secondo quanto sostengono importanti economisti.

I diritti speciali di prelievo.

L’attuale sistema “dipende della politica monetaria che applica la banca centrale che emette la moneta di riserva mondiale” per eccellenza (il dollaro) in riferimento alla FED.
Alcune decisioni che, secondo il dossier, si prendono, d’accordo ai bisogni politici e economici statunitensi, in chiave nazionale, “senza tener conto dei bisogni del sistema di pagamenti internazionale e dell’economia mondiale” nel suo insieme.
Ma, secondo lo studio, neanche un corretto maneggio dei flussi del capitale tra i paesi ne l’imposizione di una nuova moneta di riserva mondiale (sostitutiva del dollaro) risolverà i problemi che colpiscono le economie emergenti: “il problema del tipo di cambio”, aggiunge lo studio, è che “non è possibile che un paese possa assorbire gli shock esterni in modo efficiente attraverso l’adozione, sia totalmente flessibile o rigida, dei tipi di cambi”, secondo gli economisti dell’UNCTAD.
Per questo, l’organismo suggerisce che dovrebbe stabilirsi un sistema di tipi di cambi in base ad un “modello stabile”, che sarà controllato e determinato in modo multilaterale.

L’UNCTAD sostiene che un nuovo sistema monetario basato su principi e norme convenuti in forma multilaterale è necessario per la stabilità dell’economia mondiale così come alcune “condizione equitative per il commercio internazionale”.
Essenzialmente l’organismo punta al bisogno di sostituire il dollaro con una nuova moneta basata in un paniere di divise che il FMI controllerebbe. (i denominati diritti speciali di prelievo).
In questo modo “si ridurrebbe la necessità di mantenere riserve internazionali” per difendere i tipi di cambi (il valore di una moneta nazionale) e “potrebbe combinarsi con un ruolo più forte dei diritti speciali di prelievo se si assegnano in funzione del bisogno di liquidità che un determinato paese presenta” con lo scopo di “stabilizzare  il suo tasso di cambio reale ad un livello accordato in modo multilaterale”.

La posizione della Cina e della Russia.

Il governatore della Banca Popolare cinese, Zhou Xiaochuan, a marzo propose di creare una divisa di riserva multinazionale come parte della riforma nel sistema monetario internazionale, aggiungendosi così alla petizione russa.
Xiaochuan ha ipotizzato di  “creare una divisa di riserva internazionale che non sia vincolata alle nazioni individuali e possa rimanere a lungo termine stabile”. Inoltre, ha detto che i diritti speciali di prelievo (SDR, sigla in inglese ) del FMI hanno il potenziale per agire come una divisa di riserva sopranazionale. Cioè, l’obiettivo sarebbe quello di creare una super divisa che sostituisca il dollaro, il cui valore determina quello delle altre valute.
A luglio del 2009 tale proposta è diventata ufficiale. La Cina ha avvertito nella riunione al G-8 e il G-5 del bisogno di riformare il sistema monetario internazionale per una “maggiore diversificazione della moneta di riferimento”dal dollaro statunitense. Il gigante asiatico non era mai stato tanto esplicito.
Adesso, l’ONU raccoglie il guanto lanciato dalla Cina, Russia e le potenze emergenti.
Curiosamente il presidente russo Dimitri Medvedev, ha mostrato la “nuova moneta mondiale” sul bavero della sua giacca durante la riunione di queste grandi potenze.
Gli USA non si sono pronunciati ufficialmente su questo argomento fino ad ora.
Ma, il segretario del Tesoro degli USA, Tim Geither, a marzo ammise che gli USA erano “molto aperti” a studiare la proposta monetaria elaborata dalla Cina e la Russia di creare una nuova divisa di riferimento internazionale. Anche se dopo ratificò quanto detto di fronte al panico che questa dichiarazione creò nel mercato delle divise (il crollo del dollaro)



Tradotto e pubblicato da FreeYourMind! 

mercoledì 7 settembre 2011

LO SCIOPERO INUTILE E L'EUROPA DEI BANCHIERI

ARTICOLO CHE DOVREBBE ESSERE STAMPATO SU TUTTI I GIORNALI
La radice di tutti i mali é questa e non le minchiate che ci raccontano politici e media compiacenti



(di Alessio Mannino)

Oggi c’è lo sciopero generale della Cgil contro la manovra finanziaria del governo Berlusconi. La solita giornata di protesta simbolica, senza veri effetti. L’unico sciopero che avrebbe senso dovrebbe protrarsi a oltranza, paralizzando l’intero paese. Ma questo equivarrebbe a una rivolta contro Eurolandia e le Borse, e l’Italia è sì sull’orlo della bancarotta, ma crede, a destra come a sinistra, che ripudiare il debito sia un tabù intoccabile.
Da quando ci siamo messi al collo il guinzaglio dell’Europa delle banche, non siamo più uno Stato sovrano: siamo schiavi dei mercati internazionali.
Proporre la patrimoniale, pur nel condivisibile intento di un riequilibrio sociale, segue la stessa logica perversa di sempre: sacrificare la vita reale, le ricchezze, i risparmi, per permettere ai criminali della finanza di ingrassarsi come prima, come sempre.
La sinistra cerca di far pagare il conto ai più ricchi, e si può capire.

Ma il punto è che non dovremmo pagare un bel niente, perché il debito è colpa di un sistema globalizzato strutturalmente indebitato, perché è sull’indebitamento perenne, infinito, eterno che lucrano, grazie all’interesse, i veri padroni dell’economia: le banche.

Corresponsabili di questo orrore di fondo sono certamente i politici, di tutte le risme.
Ma non sarà cambiando l’inquilino di Palazzo Chigi che cambierà di una virgola l’ingiustizia di fondo di questa società ostaggio di una cricca di usurai.
A confronto del Potere vero, qui da noi gestito dalla Bce ovvero dagli istituti centrali (che sono privati, di proprietà delle grandi banche) prestando la moneta agli Stati, la comica impotenza di Berlusconi diventa ben povera cosa. E ridicola diventa una mobilitazione che, mentre si sta preparando l’ennesima macelleria sociale sull’altare dell’internazionalismo finanziario, se la prende con un governo perché tassa e taglia in modo sbagliato....
No, sbagliato è continuare a chinare il capo a un modello economico che ci è scappato di mano e che ci si ritorce contro condannandoci alla schiavitù da spread. Se qualcuno che ha ancora a cuore la propria libertà di cittadino mi legge, dovrebbe comprendere quel che sto dicendo.
Sto parlando di riprenderci la nostra sovranità nazionale, mandando a ramengo la dittatura dell’euro e costringendo il continente europeo a ripensare se stesso, il suo sistema monetario, il suo posto nel mondo, il senso della sua unione.
Sto affermando che abbiamo il diritto di dirci stufi di pagare sempre noi i debiti di uno Stato venduto all’Europa dei banchieri.
Essere europeisti significa ribellarsi allo strapotere della Bce e degli hedge funds, per un’Europa dei popoli. Non è possibile farlo? Finchè penseremo che i cambiamenti radicali che ci servono sono impossibili in quanto vanno alla radice dei problemi, ci terremo i problemi e non cambierà nulla di nulla.
Ritroviamo, per cominciare, la capacità di immaginare un esito diverso da quello che ci vogliono far credere essere scritto nel destino. Quale destino?
Qua c’è solo l’abominio di una superclasse di privilegiati tutti ammanicati (banksters, finanzieri, tecnocrati, politici – senza dimenticare i loro servi giornalisti e intellettuali) che non solo massacra le nostre vite, ma viene pure a raccontarci che è nostro preciso dovere farci massacrare.
Io, a questi farabutti, gli farei un culo così.

http://ariachetira.blogspot.com/2011/09/lo-sciopero-inutile-e-leuropa-dei.html

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Sentite mai televisioni,giornali,esperti del menga.....parlare di questo? Cianciano,cianciano...ma non affrontano mai il problema di fondo,come non esistesse.Stanno sospesi sull'albero a contar le foglie,ignorando le radici del problema.A nessuno viene in mente di porre certe domande,stanno a cincischiarsi con gli effetti senza mai affrontar le vere cause.
Cercano solo di curare i sintomi (malamente ed inutilmente) e mai la malattia.
Una informazione vomitevole!

martedì 6 settembre 2011

GOLDMAN SACHS DOCET.....

HA COMINCIATO UN PAIO DI GIORNI FA LA GOLDMAN,SUBITO SEGUITA IERI DALLA MERKEL,TRICHET,DRAGHI E NAPOLITANO CHE INVOCA UNA MANOVRA "DI PIU'",NON CAPENDO CHE QUALUNQUE MANOVRA NON FERMERA' MAI LA SPECULAZIONE,ANZI LA INCORAGGERA' COSI' COME LE DICHIARAZIONI DI TUTTI QUESTI SIGNORI (si fa per dire...).
LO STIAMO VEDENDO E L'AVEVAMO PREVISTO.
QUESTI VOGLIONO IL MALLOPPO GROSSO: ENI,FINMECCANICA...
ANDIAMOCENE DA QUESTO BORDELLO FIN CHE SIAMO IN TEMPO...QUESTI VOGLIONO AFFOSSARCI.

domenica 4 settembre 2011

LIBIA - LA TOMBA DELLA DEMOCRAZIA

Il pesante e sproporzionato intervento armato della NATO contro la Libia (una delle tante guerre per la “pace”…) che, da più di 6 mesi, sta mettendo a ferro ed a fuoco quel Paese, distruggendo la quasi totalità delle sue infrastrutture e martirizzando gran parte della sua popolazione, non ha niente a che fare o a che vedere con i termini della “Risoluzione 1973” del Consiglio di Sicurezza dell’ONU (No Fly Zone, per la difesa dei civili disarmati) del 17 Marzo 2011.
Questo, ormai, lo sanno anche i bambini delle scuole elementari. I quali, oltretutto, sono ugualmente a conoscenza dei reali motivi che sono all’origine di quel conflitto.
Vale a dire, l’immenso e lucroso business mancato della Francia di Sarkozy con la Grande Giamahiriya Araba, Libica, Popolare e Socialista del Colonnello Muammar Gheddafi.

Un “affaruccio” che – secondo la maggior parte degli esperti – prevedeva la vendita al “negro” di turno, da parte di Parigi, di diverse centrali atomiche civili (destinate a fornire energia elettrica, per alimentare impianti per la desalinizzazione dell’acqua), di 14 caccia Rafale della Dassault Aviation (che la Francia, oltre alle sue FF.AA. non è riuscita, fino ad ora, a vendere a nessun altro Paese!), di 35 elicotteri da combattimento (Eurocopter EC725 Caracal) e di ben 21 aerei di linea Airbus (quattro A-350, quattro A-330 e sette A-320, per la Lybian Airlines, e sei A-350 per l’Afriqiyah Airlines), per diverse decine di miliardi di euro.
E siccome il Colonnello di Tripoli, dopo la firma degli accordi preliminari di Parigi (2007), non aveva voluto, per le ragioni che sono sue, ratificare quei contratti, ecco che il medesimo Colonnello – che all’inizio degli anni 2000 era addirittura ridiventato frequentabile – ha incominciato ad essere additato al mondo come il mostro sanguinario che bisognava abbattere ad ogni costo e con tutti i mezzi.
Il resto é storia conosciuta,gangsters in azione

La Francia, infatti – in stretta combutta con la Gran Bretagna e gli Stati Uniti (tre Paesi, ormai, da qualche anno, sull’orlo del collasso economico e finanziario), nonché il sostegno logistico e militare del ricco e rinnegato Qatar e del suo diffusissimo e bugiardissimo canale televisivo satellitare Al-Jazeera – non faticherà affatto a convincere i responsabili degli Stati bancarottieri dell’Occidente ad organizzare la rapina del secolo, a discapito della Libia:
83 miliardi di dollari sequestrati negli USA; 52 miliardi di sterline, in Gran Bretagna; 20 miliardi di euro, in Francia; senza contare il “congelamento” preventivo degli Asset finanziari posseduti dalla Libyan Investment Authority (LIA), dalla Central Bank of Libya (CBL) e dalla Libyan Foreign Bank (LFB) – ad esempio, presso Banca UBAE SpA di Roma, la Société Générale di Parigi, e la Aresbank SA di Madrid, nonché la ABC (Arab Banking Corp.) International Bank, la British HSBC e la British Arab Commercial Bank Ltd di Londra – né quello delle quote libiche detenute presso Nokia, EDF-GDF, Lagardere, Nestlé e Danone, Sanofi-Aventi Lab., UniCredit, ENI, Finmeccanica, Ansaldo, Impregilo, Assicurazioni Generali, Telecom, la Juventus, etc.

L’ultimo ambito bottino affannosamente ricercato dagli Atlantici in pieno fallimento (default) – oltre agli immensi giacimenti di gas e di petrolio di cui sperano di potere, al più presto, far man bassa in Libia, nel dopo Gheddafi – essendo le 144 tonnellate di lingotti d’oro possedute dalla Banca centrale libica e che sono tuttora custodite e salvaguardate dalle ultime forze militari della Giamahiriya.
Altro che “diritti dell’uomo” o gli aneliti di “libertà” e “democrazia”, del popolo libico!
Capite, ora, il perché dell’urgenza con la quale la Francia, già dal Febbraio del 2011, incominciò immediatamente a sbracciarsi per riunire, in quattro e quattrotto, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, e con la scusa dei “massacri indiscriminati” (mai verificati!), delle “fosse comuni” (come quelle, mai esistite, di Timisoara!) e dei presunti e mai avvenuti “10.000 morti civili” in Libia, falsamente raccontati da Al-Jazeera (e ripresi a mo’ di “pappagallo” dall’insieme dei Media dell’Occidente), fece votare le Risoluzioni 1970 e 1973 dell’ONU contro la Giamahiriya, e – il 19 Marzo 2011 – si precipitò, assieme alle Forze aeree dei suoi accoliti britannici e statunitensi, a bombardare l’esercito libico? Il tutto, ovviamente, senza tener conto delle decine e decine di terroristi e di delinquenti comuni arruolati, addestrati ed armati ad hoc dalle Forze NATO, con il beneplacito dell’onusiano zimbello-ridens Ban Ki-moon e l’appoggio incondizionato, al suolo (in violazione delle suddette Risoluzioni!), da almeno quattro mesi, delle Forze speciali del Qatar, delle SAS (Special Air Service) britanniche e della BFST (Brigade des Forces Spéciales Terre) francese, nella speranza di poter detronizzare Gheddafi.
E con un “Governo” di burrattini, dal “guinzaglio corto”, tirato fuori dal cappello di un mago e già pronto all’uso, i cui principali responsabili nulla sembrano riuscire a potere invidiare ai classici e proverbiali pendagli da forca di qualsiasi film western americano.
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Se ci fosse un vero Tribunale dei crimini contro l'umanità,e non il circo messo in piedi dai rapinatori,bisognerebbe impiccare tutti questi banditi davanti al Palazzo dell'Onu,a cominciare dal suo segretario,un fesso prezzolato qualunque.
Mai tante menzogne sono state spacciate per coprire un'aggressione ad un paese sovrano,un misfatto che autorizzerà d'ora in poi qualsiasi tipo di aggressione e conseguenti ritorsioni.
Questa democrazia così tanto esaltata dai corifei e servi,non é degna di sopravvivere,questa infame guerra é il suo funerale.D'ora in poi tutto é permesso, e non ci commuoveranno più le lacrime di coccodrillo versate sul suo cadavere dai suoi distruttori..

giovedì 1 settembre 2011

PRODI E LA RAPINA DELL'ORO ITALIANO

di Attilio Folliero, 28/08/2011


Avevamo visto giusto, quando in un nostro precedente articolo avevamo parlato di “attacco all’oro dell’Italia”.

Romano Prodi scrive al Sole24ore e propone come soluzione alla crisi gli EuroUnionBond (Eb)!
Scrive testualmente il Romano Prodi: “Noi crediamo invece che gli Eb servano all’unità, alla stabilità e alla crescita dell’Unione economica e monetaria (Uem) e all’euro e quindi alla Ue. Bisogna però progettare bene gli Eb partendo da una impostazione economico-istituzionale che adotteremo nel seguito (senza rinvii ad altre, salvo a una di Quadrio Curzio sul Mulino 2/2011)”

Prima di vedere come saranno impostati gli Eb, vediamo chi li ha proposti, prendendo a prestito sempre le parole di Prodi: “Questi titoli dei debito pubblico “europeo” sono stati presentati come mezzo per ristrutturare i debiti pubblici nazionali degli Stati membri della Uem.L’abbiamo avanzata in molti mentre altri l’hanno criticata.

Nel dicembre 2010 la proposta è stata fatta sul Financial Times da due ministri dell’economia: Jean-Claude Juncker (presidente dell’eurogruppo) e Giulio Tremonti”.

Il Financial Times di Londra! Gli attacchi all’Italia non sono arrivati proprio dagli anglosassoni?
Passaiamo all’impostazione di questi Eb, sempre utilizando le parole di Prodi. Ovviamente, per la lettera integrale che illusra il progetto del signor Romano Prodi rimandiamo a Ilsole24ore; qui citiamo l’ultima parte che ci interessa:

“L’Italia dovrebbe conferire 180 miliardi di euro in totale di cui 79 milioni di once in riserve auree, valutabili oggi a circa 101 miliardi di euro, più altri 79 miliardi di euro che a nostro avviso dovrebbero essere azioni di società detenute dal ministero dell’Economia (Eni, Enel, Finmeccanica, Poste ecc). Società che oggi non sono privatizzabili, dati i prezzi di mercato …”

E bravo il signor Prodi! Dopo aver svenduto il “carrozzone” dell’IRI, adesso ci vuole far perdere pratcamente quasi tutto l’oro e le imprese che non possono essere privatizzate perchè valogono pochissimo per via dei prezzi di mercato”.
Pero’ tutte insieme (Eni, Enel, Finmeccanica, Poste ecc…) le cediamo in garanzia per ottenere prestiti a lungo termine, gli Eurobond. Il signor Prodi ci sta dicendo che le migliori imprese italiane, in tutto o in parte ancora in mano allo stato, valgono 79 miliardi, ossia meno degli interessi sul debito che annualmente paga l’Italia!
Altro bell’affare che si prepara per l’Italia, per il popolo italiano! Mentre le banche centrali di tutti i paesi del mondo cercano di comprare oro per pararsi il fondoschiena, il Prodi nazionale lavora per farcelo perdere, ovviamente assieme alle ultime imprese ancora in mano allo stato
Purtroppo l’Italia, anzi gli italiani dopo aver fidato in Berlusconi, tra i peggiori governi della storia d’Italia, sicuramente rimetterà in gioco il Prodi nazionale o un suo sostituto, al fine di farsi derubare (il termine giusto) delle ultime ricchezze, appunto l’oro e le ultime imprese pubbliche, senza dimenticare le imprese municipalizzate, di cui nella lettera di Prodi non c’è cenno, ma quell’eccetera posto dal Prodi bnen potrebbe rimandare a queste.
Il signor Prodi, il futuro governante dell’Italia (lui o un suo alter ego) invece di pensare a come riattivare la domanda, a come creare occupazione, a come permettere la crescita del paese e quindi anche l’aumento delle entrate dirette ed indirette dello stato e per conseguenza la riduzione del debito, lui pensa solo a come ristrutturae il debito con gli EuroUnionBond, ossia sostituire il debito attuale con altri debiti, sia pure a lungo termine, garantiti dall’oro e dalle ultime imprese pubbliche.

Nelle sue precedenti attuazioni al governo del paese, il signor Prodi (o chi per lui, Amato, Ciampi, Draghi, ecc…) ci fece incassare qualche soldo dalle privatizazioni, che sevirono a dare l’illusione di una riduzione del debito, ma poi questo debito prese a carescere ancora più di prima sia perchè i governanti che si sono succeduti in questi ultimi vent’anni hanno continuato a spendere sempre più di quanto avevano a disposizone, sia perchè sono venuti a mancare gli introiti derivanti dalle imprese svendute.
Adesso il signor Prodi (o chi per lui), in combricca con Berlusconi/Tremonti (che hanno preparato il terreno con il comma 18 dell’art. 10 della Legge Finanziaria 2011) ci farà alleggerire anche delle ultime imprese pubbliche e di tutto l’oro dello stato (la quarta riserva in assoluto al mondo) e l’Italia si ritroverà sempre più nei guai, o meglio il proletariato italiano si ritroverà nei guai; il capitale che ancora non è andato via dal Belpaese, andrà via a breve e quindi la prospettiva per il l’Italia è veramene nera, nel senso che il popolo sempre più affamato, prima o poi esploderà e dato che le repressioni non si addicono ai regimi democratici, per poterle fare non si esiterà al ricorso alla dittatura. Da anni stiamo avvertendo qual’è il reale pericolo cui va incontro l’Italia. Il cerchio si chiude.