In primo luogo, Ankara si sta allontanando sempre più da Washington. O quanto meno, dà segni di una certa insoddisfazione.
(correre.it) ANKARA — Baci e abbracci con Vladimir Putin, come sempre. Complimenti e ringraziamenti da Recep Tayyp Erdogan. Il Cavaliere in Turchia è come se fosse a casa sua: due ore di trilaterale senza staff con due leader a lui tra i più cari, poi la presenza in prima fila a una conferenza stampa russo-turca in cui si ritaglia (riconosciuto da tutti) il ruolo di padrino della mediazione tra Ankara e Mosca
In Turchia a gennaio è stato sventato un colpo di stato militare ordito da una frangia dell’esercito contro il governo di Erdogan, lo stesso primo ministro che siglò gli accordi con Putin.
Russia e USA competono su più fronti: politico, militare, economico ed altri, si stanno creando alleati, stanno muovendo le loro pedine e l’Italia è, come la storia ci ha sempre insegnato, un paese strategico.
Cari lettori siamo in piena guerra fredda!
Potrei dilungarmi su questa guerra fredda reloaded, però reputo più interessante tornare al suolo italico e capire cosa sta succedendo. I paesi filorussi o importanti per la strategia degli USA hanno subito dei tentativi di destabilizzazione: mi sento di affermare che l’Italia, essendo uno di questi paesi, è nel mezzo dello scontro tra le due fazioni.
Prima e dopo il momento in cui l’accordo per Southstream venne siglato il 15 maggio 2009, i poteri forti della finanza internazionale che decidono la politica USA (il segreto di pulcinella della FED) iniziarono ad attaccare mediaticamente il governo di Silvio Berlusconi tramite la Repubblica e il Financial Times; non voglio entrare in merito alla veridicità delle accuse o dare un giudizio sulla persona; voglio solamente analizzare gli avvenimenti italici degli ultimi dodici mesi usando una chiave interpretativa diversa da quella scandalistica data in pasto al popolino.
Il premier è stato ripetutamente attaccato da Repubblica, quotidiano appartenente al Gruppo Editoriale l’Espresso S.p.A. Questa holding editoriale è in mano alla famiglia De Benedetti tramite Cirgroup, che ha come azionista di maggioranza la finanziaria di famiglia Cofide; questo gioco di scatole cinesi ci aiuta a capire chi sta attaccando frontalmente Silvio Berlusconi.
Carlo De Benedetti fu alla fine degli anni ’70 il golden boy di casa Fiat; questo sodalizio con la casa automobilistica è un’informazione che può essere utile più avanti per capire quali pedine vengano mosse sullo scacchiere. L’ingegner De Benedetti è l’uomo di fiducia della potente famiglia di banchieri Rothschild , famiglia influente nell’economia USA .
L’altro giornale , il Financial Times credo che non abbia bisogno di presentazioni.
Nello scacchiere italico si sono susseguite mosse e contromosse, ma avendo deciso di parlare di politica energetica non possiamo perderci in tutti i dettagli.
La seconda scelta di politica energetica fatta dal governo Berlusconi che ha sancito ormai la definitiva rottura con la sponda atlantica sono stati gli accordi commerciali con la Libia.
Berlusconi 2004 con la costruzione di Greenstream, un gasdotto che ha permesso alla partnership Eni-Noc di esportare e commercializzare il gas libico in Europa. Nel 2008, in cambio di risarcimenti per 5 miliardi per il passato coloniale, la Libia ha garantito all’Italia un accesso privilegiato di ENI alle sue risorse naturali che costituiscono il 25 per cento del petrolio e il 33 per cento del gas consumato in Italia. Inoltre l’Eni ha siglato nuovi accordi per il gas e il petrolio ottenendo una posizione “privilegiata” fino al 2047 per lo sfruttamento di tali risorse in tutto il territorio libico.
La Libia è un alleato strategico per la politica energetica avendo la nona riserva mondiale di petrolio .
Il paese africano è un ulteriore anello di congiunzione tra Italia e Russia, infatti tramite l’italo-libica Elephant Oil FIeld costituita da Paolo Scaroni, la Libia viene coinvolta nella costruzione del gasdotto Southstream. L'Eni nel 2010, dopo essersi assicurata lo sfruttamento del 66% del giacimento Elephant (in virtù degli accordi sopra descritti), ha ceduto la metà del suo diritto di sfruttamento a Gazprom (33%).
L’ultima partnership commerciale che prevede una triangolazione tra Italia-Russia-Libia è quella che avviene sulle risorse libiche tra Gazprom e la Proms di Bruno Ermolli, fido del cavaliere.
Curiosamente, come nel 2009 dopo la stipula del contratto con Southstream seguì un attacco mediatico da parte delle stampa filoamericana, così dopo la stipula di questi accordi avvenuti nel 2010 è partita una seconda ondata di pressioni per fare cadere il governo.
Concludendo vorrei ricordare che questo è solo un piccolo pezzo del puzzle, dove interessi speculativi sui CDS, interessi della massoneria, accordi economici e poteri politici convergono sull’Italia: oggi ho voluto snocciolare soltanto un aspetto della complicata situazione che ci troviamo a dover analizzare
(stralci dall'articolo di Rodolfo Ponti - Rischio Calcolato - 27 Novembre 2010 )
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Molte di queste notizie avavano già trovato ampio risalto in alcuni nostri posts dedicati alla querelle sui gasdotti,ma pubblichiamo questi stralci per ulteriore informazione e chiarimento circa il colpo di stato in Libia (e di molti fatti poco spiegabili accaduti nella politica italiana),che come si vede è solo una pedina,ma molto importante, del gioco di interessi molto concreti che si sta svolgendo in ambito internazionale,con buona pace di finte rivoluzioni,democrazie e libertà.
In questo gioco è ampiamente coinvolta anche l'Italia che in queste ultime ore pare,obtorto collo o meno,essersi riavvicinata agli Usa.
(http://sauraplesio.blogspot.com/2011/02/qualcosa-e-cambiato-tra-gli-usa-e-il.html)
L'immediata sospensione del trattato italo-libico,la telefonata di Obama e del presidente Onu a Berlusconi e le sue dure parole di condanna del regime libico (un bel voltafaccia!),potrebbero confermare questa tesi.E' ovvio che in questa crisi l'Italia,per comprensibili motivi, diventerebbe una pedina importante per gli Usa Quel che ne verrà in cambio,ora non è dato sapere.
Forse un posticino alla tavola della futura spartizione (magra consolazione visto il posto precedente),forse un aiuto al Cavaliere contro i suoi nemici interni ?
Ma con Obama è sempre lecito diffidare.
Fatto sta che gli angloamericani hanno fretta di costruire un fronte solido di ripiegamento e riposizionamento sulle sponde del Mediterraneo: le sabbie mobili di Afganistan e Iraq in cui rischiano d'essere inghiottiti, l'influenza sulle repubbliche asiatiche ex sovietiche che sta vistosamente calando; il Pakistan spalleggiato dalla Cina fa il doppio gioco e crea difficoltà per i rifornimenti.
Gli angloamericani lavorano a tale progetto almeno da due anni (vedi le gite in Usa degli oppositori egiziani); in tale contesto era anche prevista la caduta di Berlusconi quale alleato di Putin ed Erdogan; vi hanno bruciato il loro referente Fini che non è riuscito però nell'impresa: la situazione italiana è in stallo. La situazione in Tunisia e in Egitto è lungi dall'essere stabilizzata; la protesta popolare nelle intenzioni Usa non dovrebbero esplodere in Algeria, Marocco ed Arabia Saudita,ma non è ancora detto.
In Italia sembra che ,alla luce degli ultimi avvenimenti libici,il piano americano possa subire un mutamento.E' ancora presto per dirlo con certezza,ma dalle prossime mosse sarà possibile trarne o meno una conferma.
E' possibile quindi una svolta nella guerra in Iraq ed Afganistan con il ritiro delle truppe su altre sponde?
Vedremo.
















