sabato 5 novembre 2011

CAOS NECESSITA' DEL SISTEMA

Contro i “merca(n)ti”

Secondo il sociologo Luciano Gallinoil passo più rischioso cui Sarkozy e Merkel stanno spingendo la Ue consiste nel salvare le banche senza compiere alcun tentativo per avviare una vera riforma del sistema finanziario”.
Non c’è dubbio infatti, che sotto il profilo economico, “la crisi dei bilanci pubblici è in realtà è una crisi dei bilanci delle banche”. Di ciò ormai anche una parte dell’opinione pubblica europea mostra di essere consapevole e soprattutto ne sono consapevoli quei greci che non vogliono essere “sacrificati sull’altare” di una Unione europea al servizio dell’oligarchia finanziaria mondialista.
Ma anche in Italia l’euroscetticismo comincia a diffondersi e si inizia a comprendere che quel che l’Ue chiede al nostro governo ha punto o poco a che fare con l’interesse degli italiani e con l’europeismo, dacché i primi ad aver tradito l’Europa sono proprio quei politici e quei tecnocrati che hanno permesso ai “merca(n)ti” di decidere del destino dei popoli del Vecchio Continente.
A tale proposito, è indicativo che in un articolo apparso sul giornale della Confindustria, Il sole 24 ore”, Luigi Guiso e Massimo Morelli siano giunti a sostenere, che la “resistenza” dei greci ai diktat della Ue sarebbe conseguenza del fatto che  i greci (a differenza dei tedeschi, ma non degli italiani, e chi ha “orecchie per intendere” intenda) – sarebbero “dominati da una cultura che li porta ad anteporre la difesa degli interessi individuali rispetto a quella del bene collettivo”.  (sic!)
Il che , anche se fosse vero, con buona pace dei “tecnici” de “Il sole 24 ore”, non sembra proprio che giustifichi la distruzione dello Stato sociale e la definitiva sottomissione di uno Stato alle decisioni dei merca(n)ti”, quasi che l’agire in vista del “bene comune” si identificasse con la difesa del “bene” delle banche.
Naturalmente, le “misure” imposte ai greci “dall’esterno” sono, a parere di Guiso e Morselli, indispensabili “perché si verifichi una inversione nella tendenza del prodotto interno lordo a calare, magari non subito, ma in propsettiva”. Cancellato ogni riferimento alle banche ed alla necessità di salvaguardare gli interessi della “casta occidentale”, è facile mostrare, facendo pure leva su pregiudizi culturali, che si tratta di “misure tecniche”, che devono essere prese, onde evitare il peggio, a vantaggio del “bene collettivo”, di modo da ritenere i maggiori responsabili della crisi i cosiddetti “piigs”, anziché, come ben ha evidenziato Gallino, quei gruppi finanziari che “salvati dallo Stato a suon di trilioni di dollari e di euro spesi o impegnati (più di 15 in Usa, almeno 3 nella Ue) sono ora, in termini di attivi in bilancio, grandi il doppio”.

Nondimeno, sarebbe riduttivo pensare che la causa principale di questa crisi sia di carattere economico, proprio perché oggi è l’Economico a detenere il vero potere politico, ovvero ad agire, in primo luogo, secondo una strategia (geo)politica, mediante il controllo delle organizzazioni e delle istituzioni politiche (parlamenti, governi, partiti etc.).
Ed è una strategia (geo)politica che ha un nome ben preciso: atlantismo, ovvero subordinazione dell’Europa alla logica della superpotenza d’oltreoceano in quanto (ed è questo “in quanto” che è decisivo) potenza capitalistica dominante. Per questo motivo, la questione essenziale non è se uscire o no dall’euro, bensì se vi sia un’alternativa all’aberrante potere dell’alta finanza, tenendo conto che la crisi dell’euro è essenzialmente effetto della crisi di quegli equilibri che sono a fondamento della politica europea, perlomeno a partire dalla fine della Seconda guerra mondiale, e che non avevano più ragione di essere dopo il crollo dell’Unione Sovietica.

Di fatto, è innegabile che la costruzione di Eurolandia sia venuta a coincidere con la trasformazione del ruolo della Nato, diventata strumento della politica di potenza occidentale, in chiave atlantista. Il rafforzamento delle istituzioni della Unione europea si è così concepito per liquidare definitivamente la possibilità di dar vita ad un autentico soggetto politico europeo.
Nessuno può, del resto, mettere in dubbio che non vi è nessuna politica di difesa europea né vi è una politica estera europea. Insomma, è evidente che non vi è uno Stato sovranazionale europeo, ma solo un problema di “governance”, ovvero di “controllo” della politica dei Paesi membri della Ue, di modo che l’Europa continui ad essere l’appendice occidentale dell’America.
D’altra parte, questo è possibile soprattutto grazie a tre pilastri cardine dell’atlantismo: il potere militare (la Nato), il “circo mediatico occidentale” e ovviamente il potere finanziario. Ed è naturale che sia quest’ultimo a risentire di più del terremoto geopolitico che ha posto fine al cosiddetto “unipolarismo” americano, che però non è stato sostituito da un effettivo “multipolarismo”.
Vale a dire che l’attuale fase storica è sì caratterizzata da un instabilità strutturale, ma del tutto funzionale alla logica della mondializzazione “made in Usa”, tanto che la stessa crisi finanziaria è il mezzo attraverso il quale i “merca(n)ti” possono “ri-stabilire” un nuovo ordine mondiale. Tuttavia, ciò esige non solo che il sistema politico “democratico” sia posto sotto il controllo dei “tecnici” (tutto il potere alla Bce, per intendersi), ma che i popoli europei si riducano ad essere una massa di debitori “apolitici” (e, si badi, che anche i “nordici virtuosi”, anche se possono illudersi di essere “sovrani”, devono rispondere, delle proprie azioni ai “merca(n)ti”) sicché le “misure” che i governi europei devono prendere in nessun modo possono essere tali da avviare quella riforma del sistema finanziario che Gallino giustamente ritiene necessaria. Per farlo, occorerebbe prima di tutto “demistificare” la gestione politica dei bilanci pubblici. Bisognerebbe cioè riconoscere che la strategia dei “merca(n)ti” non è tanto quella di favorire le banche, quanto piuttosto quella di consolidare un modello sociale fondato su rapporti di potere del tutto “astratti” e tali da fungere come criterio per decidere quali scelte sono realmente possibili per un sistema politico, nonché quella di evitare che si giunga ad un’alternativa multipolare; alternativa che non potrebbe non ostacolare, il progetto di egemonia globale dell’oligarchia finanziaria atlantista.
Sotto questo profilo, pertanto pare ovvio che se si riuscisse a porre al centro del dibattito politico la questione della riforma del sistema finanziario, secondo una prospettiva ad un tempo politica ed economica, non solo sarebbe palese che il problema del debito è in gran parte uno pseudoproblema (nel senso che, dal punto di vista “tecnico”, si può e si deve risolverlo avendo di mira l’interesse dei popoli europei, anziché quello dei gruppi finanziari), ma, sia pure indirettamente, che l’Economico oggi non è che una forma mistificata e mistificante del Politico.
Ovvero che la crisi attuale non può essere superata dai Paesi europei, se non a patto di smarcarsi dall’America, per cercare di camminare senza le stampelle a stelle e strisce. Per decenni l’Europa ha lasciato, volente o nolente (e perfino traendone un certo vantaggio dal punto di vista economico e sociale), che fossero gli Usa a “decidere”. Vero che adesso, invece, si sostiene che a prendere le “decisioni” dovrebbero essere i “merca(n)ti”, ma, a ben guardare , il mutamento è solo “accidentale”, ché la sostanza è la “medesima”. (E se al Fondo monetario internazionale venisse, come pare, affidata la “tutela” dell’Italia, il “rigor mortis” sarebbe un destino inevitabile per il nostro Paese).
Comunque sia, è un fatto che in Europa aumenti il numero di coloro che non sono disposti a rassegnarsi ad alienare i propri diritti politici, sociali, economici e culturali per eseguire gli ordini di questa caricatura grottesca dell’Europa che si denomina Unione europea.
E non si tratta, val la pena di ripeterlo, di trovare “soluzioni tecniche”, dacché quel che conta è scegliere appunto di difendere i diritti dei popoli europei contro i “merca(n)ti”. Il resto (problema dell’euro incluso), se ne può essere certi, “seguirebbe”.
Una scelta dunque possibile, ma purtroppo – lo si deve ammettere – improbabile. Il fatto però che, con ogni probabilità, l’istituzionalizzazione della crisi sia necessaria al sistema, cioè che lo stato d’eccezione diventi la “norma”, non è da sottovalutare.
Né pare essere un caso che oggi la sorte dell’Europa si decida proprio in Grecia e in Italia, ovvero nei Paesi in cui l’Europa affonda le proprie radici. Al riguardo, a nostro giudizio, è pure significativo che il 29 ottobre scorso, Zygmunt Bauman, al Salone dell’Editoria Sociale di Roma, dove ha tenuto una Lectio Magistralis dal titolo “Quali sono i problemi sociali, oggi?”. abbia detto che ci si trova in una situazione simile a quella che Gramsci chiama “interregnum”, “dove il vecchio diventa impraticabile, ma il nuovo deve ancora essere individuato, un viaggio di cui rotta e meta sono sconosciute, molto peggio della transizione, che ha ben chiaro il traguardo da raggiungere. E’ come se si stesse scalando una montagna troppo ardua per permettersi di fermarsi, ma senza sapere, al contempo, cosa ci sarà al di là della vetta”. (3)
E forse è proprio la mancanza di un traguardo, di una meta quel che caratterizza il “mondialismo”: abbattere ogni confine, ogni limite, spostando la vetta sempre più in alto di modo che non la si possa mai raggiungere, ma al tempo stesso non si possa a fare a meno di tentare di raggiungerla. In tal modo il “paradigma” atlantista, nonostante mostri di essere, da un pezzo, un “rottame” della guerra fredda, potrebbe durare indefinitamente, configurandosi come un paradossale, ma non per questo irreale, “caos organizzato”.
Caos geopolitico, ma anche sociale e culturale: “guerre umanitarie” e democrazie commissariate; “schiavi” per debiti e diritti umani imposti con le “bombe intelligenti”; società aperta e mercificazione di ogni mondo vitale. E la lista si poterebbe allungare.
Non ci si dovrebbe allora stupire, se veramente “tout se tient”, che anche la possibilità di un rinnovamento politico della “Vecchia Europa” presupponga la critica di un “paradigma” basato su quello che Thomas Stearns Eliot definisce “The Hollow Man”, l’uomo vuoto.
Non perché si senta il bisogno di un “uomo nuovo”, ma perché, molto più semplicemente, solo gli uomini in carne ed ossa sentono il bisogno di contrapporre alla prepotenza dei merca(n)ti, la forza della ragion pubblica. O, se si preferisce, sentono il bisogno di difendere la propria dignità facendo valere i propri diritti, in quanto membri di una comunità politica.

Fabio Falchi
Note
1) http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=40674.
2) http://rassegna.governo.it/rs_pdf/pdf/16FL/16FLLD.pdf .
3) http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=40962.
----------------------------------------------------------------------
Il vice direttore del Sole24ore Plateroti ha appena violentemente attaccato la UE in televisione. Dice ( non a torto ) che non ha l' autorita' per imporre ad uno stato sovrano disposizioni circa la sua politica economica e che il referendum greco era perfettamente legittimo....
Gli industriali italiani hanno capito che sono anche CAZZI LORO !!!

8 commenti:

  1. il debito greco,che é la causa di quanto sta succedendo, é in mano a Francia e Germania,tutto sto can can alla fine per salvarsi loro,le loro banche e far pagare il conto a tutti.
    L'Italia é stata spinta al baratro da manovre speculative e politiche che nulla hanno veramente a che fare con i fondamentali economici nazionali.Un piano premeditato.

    RispondiElimina
  2. Interessante articolo che tocca i temi centrali della crisi.Nessuna riforma ad un sistema finanziario criminale che mira all'assoggettamento politico delle nazioni.Anche molti noti commentatori finalmente hanno capito questa vera truffa per i popoli che si chiama Europa,una disgrazia.

    RispondiElimina
  3. Non sono d'accordo con l'articolista sul fatto che i manovratori non abbiano una visione ben chiara di dove vogliono arrivare.Ridurre in schiavitù tutti i popoli occidentali con l'istanza mondialistica autoritaria.La democrazia si sta sempre più restringendo,e l'autodeterminazione dei popoli resa nulla,come si può vedere dalle attuali vicende.

    RispondiElimina
  4. UN PAESE DI SERVI

    L'origine di molte delle attuali traversie,per non allargarci troppo,é il debito greco,posseduto da Francia e Germania che fanno il diavolo a quattro per salvare le loro banche facendo pagare il conto ad altri,principalmente all'Italia,loro diretto concorrente.
    Italia che a ben guardare,non ha nessun vero motivo per trovarsi in questa situazione,se non un attacco speculativo pol...itico indipendente da ogni fondamentale economico,tutt'altro che critici.
    Il debito? E' diventato pesante proprio per queste manovre che hanno elevato interessi e spread.Finora é comunque sempre stato onorato.Il Giappone,tanto per la cronaca, ha un debito del 240%.

    La verità é che si tratta di un attacco mirato alla distruzione della terza economia europea,un piano ben studiato per depredarla a prezzi di realizzo.Il malloppo é molto più appetibile del 2% greco!
    Anche la tanto citata CREDIBILITA' del paese è una bufala.Infatti per credibilità,gli strozzini intendono assoggettarsi ai loro desideri di saccheggiare il paese.
    Per questo cercano un governo,magari di tecnici,"credibile".
    Non é credibile se non svende e non fa macelleria sociale.

    Ora,cosa invece incredibile,ci hanno messo sul collo l'FMI e altri strozzini a controllarci!
    Una cricca di banditi apportatori di fallimento e miseria che vengono a comandare il settimo,ottavo paese più industrializzato del mondo! Ma siamo matti?
    Meritano solo d'esser scaraventati nel Tevere!

    MA VI RENDETE CONTO FINO A CHE PUNTO SI E' SVENDUTA LA SOVRANITA' !
    E SENZA CHE NESSUNO DI QUEI GUITTI DI GOVERNO E PARLAMENTO CHE AVETE ELETTO DICA QUALCOSA!
    ANZI QUALCUNO E' PURE CONTENTO! GENTE SENZA DIGNITA',SERVI, GIULLARI INCAPACI ,DA PRENDERE A STERCO IN FACCIA!
    DOV'E' FINITA L'AUTODERMINAZIONE DEI POPOLI ?
    E QUESTA TANTO SBANDIERATA DEMOCRAZIA ?
    NEI CASSONETTI DELLA MONNEZZA,PEGGIO ANCORA NEL CESSO!
    SOLO UNA RIVOLTA SOCIALE GENERALE PUO' SALVARCI DA QUESTI NEGRIERI.

    RispondiElimina
  5. siamo messi veramente male,pare di stare incatenati in una gabbia da cui non puoi uscire.Non riesco ad intravedere una via d'uscita da questa situazione incredibile.Siamo diventati sudditi di usurai di ogni tipo.Ci vorrebbe un miracolo o un collasso totale,almeno si chiarirebbe tutto e si ripartirebbe.La Storia ha avuto diversi scherzi del gernere.

    RispondiElimina
  6. non c'è nessun errore nell'attuale situazione.
    l'europa è il sogno che sta diventando realtà per "l'economia".
    finalmente non ci sarà più la politica ad interferire!
    niente popoli cui dover rendere conto!
    elezioni prive di importanza!
    una vera dittatura senza il problema del dover governare.
    questo problemino sarà lasciato alle caste dei vari stati!
    sono curioso di vedere come pensano di durare più di qualche anno.
    qualcuno dirè"troppo tempo".
    non sottovalutateli,dopotutto,sono riusciti a metterci tutti nel sacco.
    l'europa "il paradiso del capitalismo"non suona bene?
    ci sono solo due classi:gli schiavi e i padroni.
    qualcuno dirà"ma abbiamo i diritti umani!"
    i diritti sono solo vuote parole per farci credere che stiamo in una democrazia.
    ci danno parole e LORO SI TENGONO BEN STRETTO IL POTERE!
    FACCIAMO A CAMBIO PRENDETEVI I DIRITTI E DATECI IL POTERE!

    RispondiElimina
  7. Mica son scemi...i diritti taroccati a voi,il potere a noi...accompagnato il tutto con il famoso gesto di Sordi.

    Al di là delle battute,ci sarebbe invece da piangere,una cosa é certa,come da tempo sosteniamo,la democrazia é sempre più una parola vuota di significato.Gli esempi sono tanti,i più clamorosi la falsa guerra di libia e lo sciagurato trattato di Lisbona firmayo allegramente da una clsse politica di zombies.
    Ma anche nella quotidianità,vedi truffa Equitalia...
    E la situazione é destinata a èpeggiorare...finchè come spesso accaduto nella Storia non si monteranno forche e ghigliottine...

    RispondiElimina
  8. Otrmai anche autorevoli commentatori vedono il disastro del castello artificiale Europa.Solo i politici e la Tv,sembrano ignorarlo,nei loro dibattiti bob c'é spazio petr questo argomento e la tirannia dell'euro.Poi si lamentano se dovesse scoppiare la violenza.

    RispondiElimina