mercoledì 18 maggio 2011

LA SQUOLA ITAGLIANA (2)


Chi ha ucciso il tema in classe è il vero nemico della scuola

(Replica della scrittrice Paola Mastrocola alle accuse dell'ex ministro Tullio De Mauro)

Caro Direttore,

leggo sul «Corriere della Sera» di ieri, nell'articolo di Dino Messina, che Tullio De Mauro al Salone del libro mi attacca dicendo che sbaglio a criticare, nel mio ultimo libro, la scuola pubblica, ricordando che così fanno anche Berlusconi e alcuni ministri di questo governo. Che colpo basso!
Insegno in un liceo di Stato, e ho firmato l'appello per la scuola pubblica promosso da «Repubblica» proprio contro le parole di Berlusconi; ho scritto Togliamo il disturbo proprio perché tengo alla scuola pubblica e mi fa pena vederla ridotta così:
criticarla, anche duramente, mi sembra il primo onesto e doveroso passo in sua difesa, per cambiarla, visto che non funziona. Difenderla invece a oltranza e in modo astratto, difenderla soltanto in quanto pubblica e come tale meritevole di per sé mi sembra il peggior servizio che le si possa fare. Che la difendano, poi, coloro che molto hanno contribuito al degrado culturale ora in atto mi pare veramente troppo.

Ricordo che negli anni Sessanta-Settanta De Mauro, e altri linguisti e pedagogisti, hanno molto favorito, in nome di un primato del presente, una forte svalutazione della letteratura in quanto cosa del passato, nonché residuo di un crocianesimo da combattere. Oggi, poi, un'idea per me deleteria di scuola ha vinto e ci governa da una dozzina d'anni, cioè proprio dagli anni della micidiale coppia di ministri Berlinguer-De Mauro.
Sono loro che, secondo me e secondo tanti docenti, hanno inferto un ulteriore colpo all'insegnamento, dando il via a un'idea di scuola utilitaristica, subordinata al mondo della produzione e del consumo, a un'idea di sapere solo strumentale e piattamente, immediatamente «spendibile» sul mercato e nella vita di tutti i giorni. Sono state queste idee (non certo il mio libro!) a svalutare e mortificare la scuola pubblica, facendo trionfare il «saper fare» sul sapere astratto e disinteressato proprio di una formazione culturale. Peccato!

Letteratura vuol dire lettura di libri, trasmissione dei grandi classici che hanno fatto la nostra storia e ci hanno per millenni arricchito delle loro idee: era lo strumento più alto che avevamo, noi insegnanti di lettere, per alzare il livello culturale dei nostri ragazzi! Era lo strumento più democratico del mondo perché, proprio arrivando a quell'altezza, potevamo con la scuola ancora dare una chance di crescita a chi veniva da famiglie senza libri e tradizione di studio.
Invece De Mauro ha spazzato via la scrittura del tema, dicendoci di insegnare ai ragazzi a scrivere un verbale!
Se oggi i nostri ragazzi non sanno più leggere e scrivere, se non sanno organizzare i loro pensieri, è anche perché abbiamo creduto più ai verbali che ai grandi libri della letteratura.
De Mauro è il primo che dovrebbe interrogarsi sul degrado degli ultimi dieci anni, a partire ad esempio dall'idea berlingueriana del «diritto al successo formativo»: è in nome di questa malintesa democraticità del sapere che la scuola ha abbassato così tanto l'asticella; voleva alzare i numeri degli istruiti, e così ha abbassato l'istruzione, a un livello tale che adesso moltissimi ragazzi che s'iscrivono al liceo e poi all'università sono costretti ad abbandonare gli studi perché la loro preparazione è drammaticamente inadeguata.
Abbiamo oggi una dispersione post-obbligo altissima, che non è più dovuta alla povertà economica delle famiglie, ma ai danni cognitivi che noi abbiamo provocato alle menti dei giovani con una scuola dell'obbligo che non prepara più a niente, e con una scuola superiore che su quelle fragili basi è costretta a lavorare.
Tullio De Mauro d'altronde pensa che l'idea classica di insegnamento - quella cioè che si fonda sull'insegnante che fa lezione e l'allievo che ascolta la lezione, prende appunti, studia a casa e poi viene interrogato - sia un mero e ignobile riversare nozioni in un imbuto: l'allievo sarebbe un imbuto, e il suo insegnante un miserabile «depositario di sapere» (così dalle parole che riserva al mio libro prendendone in esame, peraltro, una sola frase, su «Internazionale» del 29 aprile).
Ma che cos'altro dovrebbe essere un insegnante se non un depositario del sapere, cioè una persona che ha studiato e umilmente ogni giorno cerca con passione, e contro tutto il mondo esterno che lo ostacola!, di passare quel che ha studiato e ama ai suoi allievi, e che molto si dispiace se questi poi non studiano?
Anche ripetere la lezione, anche studiare a memoria serve, anzi, aiuterebbe a ripristinare quelle capacità di organizzazione logica che i nostri ragazzi oggi - dopo una scuola tanto democratica! - sembrano aver perso.
Mi chiedo quale scuola stia difendendo oggi il professor De Mauro.
Ma di una cosa sono certa: la scuola che difende lui non è quella che voglio io, è una scuola che lascia desolatamente massa la massa, non la innalza e non la promuove (per di più dicendo, invece, di volerlo fare...). Su questo, forse sarebbe il caso che la sinistra cominciasse a riflettere.

Paola Mastrocola
(16 maggio 2011)
------------------------------------------------------------------------------------
Laureata in Lettere, dopo un periodo come docente di Letteratura Italiana all'Università di Uppsala, Paola Mastrocolaattualmente insegna lettere nel liceo scientifico di Chieri (Torino). Svolge anche una intensa attività di scrittrice, inizialmente di libri per ragazzi, poi soprattutto di romanzi. La sensibilità educativa e l'esperienza didattica si traducono in situazioni narrative nelle quali il riferimento, spesso graffiante, alla realtà della scuola italiana di questi ultimi anni si accosta ad aspetti volutamente antirealistici.
Si è resa nota al grande pubblico grazie al suo primo romanzo, La gallina volante, con il quale ha vinto diversi premi letterari. Successivamente è stata finalista al Premio Strega nel 2001 e ha vinto il Premio Campiello nel 2004.
-------------------------------------------------------------------------
Al di là dell'argomento specifico,la prima cosa che si nota è la solita mentalità binaria che affligge anche l'ex ministro (e molti altri),lo sciagurato pensiero che funziona a due sole opzioni, 0-1,come un banale computer.
Infatti,secondo tal pensiero,criticare la scuola pubblica vuol dire essere contro la scuola pubblica.
In soldoni,o con me o contro di me.Non viene in mente altro.Tertium non datur.

Per quanto male si possa dire della Gelmini,lo sfascio della scuola pubblica ha origini ben più antiche e chiare,come lucidamente indicato dalla Mastrocola.Quelle dell'Università poi lo sono ancor di più,a partire dalle comiche invenzioni didattiche del '68.
L'aspetto grottesco è che l'ineffabile ex ministro non fa che confermare questo sfascio, come fosse appena sbarcato da Marte, dimenticandosi ovviamente di esserne stato uno dei principali autori.
Sentite:
"Il 5 per cento degli italiani adulti — ha detto De Mauro — ha difficoltà a riconoscere alcune lettere dell’alfabeto, un 33%le sa mettere assieme ma capisce a stento il senso delle parole, un altro 33%ha un livello di comprensione molto basso. Arriviamo a un 71%, secondo le stime più ottimistiche, di persone che hanno difficoltà a leggere e scrivere"

Professore,sappiamo che tra le prestigiose e innumerevoli cariche, è o è stato anche presidente del comitato direttivo del Premio Strega,il che spiega molte cose.

21 commenti:

  1. La scuola è da anni un campo di scontro politico con il bel risultato che ci troviamo davanti.
    Ma è mai possibile che una funzione così importante per una nazione sia sempre strumentalizzata da una parte o dall'altra per altri fini che non sono mai quelli degli interessi dell'istituzione?

    RispondiElimina
  2. Quando poi si vede genitori che fanno ricorso al Tar contro le bocciature,che difndono le malefatte dei figli nella scuola,che pretendono di metter becco in programmi...beh,allora è meglio abolirla.
    Comunque la risposta dell'insegnante è ineccepibile,fa vedere che quel che le interessa è veamente la scuola e non le beghe politiche.

    RispondiElimina
  3. Finora,il risultato di tante riforme è l'ignoranza,a quanto pare.
    poi ci si lamenta che si legge poco,che siamo gli ultimi in europa....
    L'unico settore che funziona sono le elementari,dopo è notte fonda

    RispondiElimina
  4. Risposta lucidissima di una persona che non ha portato il cervello all'ammasso e che vivendo in prima persona sul campo questo sfascio cerca di riflettere in modo non strumentale su un problema che meriterebbe meno propaganda e retorica di quanto fin qui è stato oggetto.

    RispondiElimina
  5. Sembra che il compito della scuola sia di abbassare invece che di innalzare in nome di un malinteso pragmatismo d'accatto.
    La laurea breve,lo svilimento dell'istruzione umanistica(nemmeno poi a favore di quella scientifica,visto che siam ultimi pure qui),la preoccupazione di promuovere tutti in nome di un retorico democraticismo....vanno tutti in questa direzione,con i bei risultati che ci troviamo.
    E per favore,la Gelmini è l'ultima ruota del carro in questo sfascio formativo!
    Avrà altre colpe,ma gli "ignoranti scolastici",compresa pure una fetta di insegnanti, è un pezzo che circolano!

    RispondiElimina
  6. Certamente c'è anche un problema di organiizzazione,di miglior distribuzione sul territorio di scuole,alunni e professori,ma sarà difficile porre rimedio ad anni di facili assunzioni (per altri fini) che hanno determinato l'elefantiasi di personale scolastico col risultato che gli insegnanti sono sottopagati.Ma poi c'è una miriade di problemi che dovrebbero essere affrontati tenendo fuori la politica,cosa che sembra impossibile.

    RispondiElimina
  7. Restiamo al tema,altrimenti con tutti i problemi che ha questa istituzione non ci veniamo a cap...
    Il tema è l'immiserimento dell'insegnamento letterario,ritenuto a torto inutile da una certa mentalità fintodemocratica.
    Così facendo,non si fa che creare cittadini di serie A e B,gli uni con gli strumenti generali per affrontare meglio il mondo,gli altri con un sapere specifico utile solo in un ambito e incapaci di capire il resto.
    Mi ricordo l'abolizione del latino alle medie superiori,una frescaccia.Poi il tema letterario,poi il ripudio totale del nozionismo,come evidenzia la Mastrocola.
    Alla fine,una fabbrica di ignoranti.

    RispondiElimina
  8. Sarà ma la Mastrocola mi convince poco come De Mauro.
    La scuola è un continuo prelievo di vita ed immaginazione coll'unica contropartita che imparerai a leggere e scrivere la lista della spesa e che il papi saprà meglio piazzarti in qualche azienda amica o nell'ufficio anagrafe del comune (dove di tanto in tanto che sorprese! certe faccine conosciute!).
    Vent'anni di banchi bruciati dai gomiti per ottenere una menoma misera alfabetizzazione bovina...
    vadano e restino in quel posto l'uno e l'altra.
    PS: De Mauro è una persona di grande testa, se fa così non è per idiozia, ma per tornaconto.

    ciao Johnny

    RispondiElimina
  9. @daniz

    Ad un primo livello di ragionamento,la lettera della Mastrocola non fa una grinza,ha ragione da vendere per lo specifico ed è possibile che De Mauro abbia accontentato gli amici che lì l'han messo,ma non escluderei neppure una sua visione di democrazia scolastica fasulla che gli viene dalla visione del mondo della sua area di appartenenza,e quindi in tutta buona fede.
    Questo non esclude che sia un emerito linguista e studioso quale è.
    Ma la politica è altra stoffa,serve una visione più ampia e concreta delle cose e non è detto che uno specialista non sia anche un utopista o un cattivo politico.(ma poi in Italia che cazzo decide un ministro? Nulla,prima di arrivare in fondo come vuole deve superar mille asticelle!Tutti voglion metter becco)

    Ad un secondo livello del discorso,e per quanto mi riguarda,queste diatribe non hanno senso,in quanto dopo le elementari bisognerebbe abolire ogni genere di scuole,perchè succede in gran parte quello che tu dici e di cui tutti abbiamo avuto esperienza.Si arrangino.L'obbligo di istruirsi per legge,oltre il puro saper leggere e scrivere,è un'assurdità.
    Figurati,io sono per un'istruzione fatta da un maestro ad un solo allievo!
    Ma non si può dire,è una utopia e un'ideaccia stronza che mi tengon stretta in tasca,ti prendono per matto,e forse hanno ragione,facciano quel che vogliono.
    ciao daniz

    RispondiElimina
  10. Il tema era un'occasione di sviluppare pensiero critico e di rendere le proprie idee comprensibili ad altri (principalmente attraverso un lessico chiaro e una grammatica corretta); per i più raffinati, c'era anche la remota possibilità di produrre qualcosa di bello. Non è da sottovalutare quest'ultimo elemento, perché scrivere in prosa è alla portata di tutti, mentre comporre sonetti caudati, suonare la viola e dipingere a olio richiedono tecnica e un lungo apprendistato. Mi consta che oggi, al posto dei temi, gli scolari devono compilare finti saggi, finti articoli di giornale, finte lettere e roba simile. Per fare ciò, devono sapere quale parte del testo si allinea a sinistra e quale a destra, che cos'è un'antitesi e come si fa l'occhiello. Ancora una volta, cioè, il sapere tecnico usurpa il posto del sapere organico. Questo rende la gente stupida.

    RispondiElimina
  11. @yanez

    Diceva Flaiano : oggi il cretino è sempre più specializzato.
    Magari ingenerosamente,ma è questo che in gran parte sforna la scuola italiana.
    Aggiungerei che nemmeno il sapere tecnico,tanto invocato e inseguito da sciagurate e retoriche riforme fintodemocratiche,è all'altezza della situazione,vista la quasi totale ignoranza del corpo studente sulle questioni scientifiche,come documentato da recenti ricerche.
    Alla fine quindi,abbiamo un uomo mediamente competente nel suo specifico tecnico e totalmente avulso dal comprendere il mondo,nella sua storia,nelle sue dinamiche,nelle sue idee...
    Estremizzo certamente,ma il quadro non è lontano dalla realtà.
    Ho parlato con certi laureati dallo spirito critico di un tredicenne!
    La scuola dovrebbe avere il compito di fornire agli individui i mezzi per poter affrontare e comprendere il mondo nella sua totalità e nel migliore dei modi.
    Questo è il primo dovere,e solo un sapere organico,come lo chiami tu,può far sì che un geometra o un ingegnere non resti confinato nel suo specifico tecnico senza avere una visione globale adeguata anche del resto.
    Una volta era il liceo classico che obbediva a questo criterio di formazione (pur con tutti i limiti),ma dal '68 in poi è andato tutto a ramengo,e non è il caso qui di citarne i misfatti e anche i lati più grotteschi.
    Non si tollera più il sapere fine a se stesso,nemmeno come base della formazione,deve essere tutto indirizzato ad un bisogno specifico della società che magari alla fine del corso di studi non è più quello.
    Insomma,non possiamo accontentarci di aver nella stessa persona un buon biologo,matematico...(il che da noi non è nemmeno detto) e un uomo quasi ignaro di tutto il resto.

    Questo tanto per parlare,perchè poi alla fine,poco m'importa che fine farà la scuola italiana.

    RispondiElimina
  12. La Mastrocola usa il termine "verbale",quasi gli studenti dovessero uniformarsi alla scrittura dei commissariati!
    Anche la laurea breve va nella stessa direzione di dequalificazione.
    Il prof.De Mauro sarà pure un luminare,ma come spesso accade,è meglio che gli studiosi stiano sulle sudate carte e lascino perdere altre cose.

    RispondiElimina
  13. Johnny,però anche lo specifico ha il suo peso,poi chi ci opera,chi progetta una casa....non gli chiediamo se conoscono Spinoza o Kafka,ma che faccian bene il loro lavoro..

    RispondiElimina
  14. Certo,ma una cosa non esclude l'altra,anzi probabilmente è possibile che lo facciano meglio,più cose si sanno e più allargano la mente, e meglio é per qualsiasi tipo di lavoro.

    In definitiva,non credo che una società funzioni come una fabbrica dove vige una ferrea divisione del lavoro.

    RispondiElimina
  15. Johnny: D'accordo, con una precisazione. Il sapere scientifico, autentico, è profondamente diverso da quello tecnico: è di carattere descrittivo, logico, contemplativo, comunque impegna l'intelletto a livelli molto profondi e forza la crescita della coscienza non peggio dello studio della filosofia o della letteratura (parlo per esperienza). Oggi, anche il sapere scientifico è negletto, sostituito, nella migliore delle ipotesi, con un'accozzaglia di procedure meccaniche per risolvere semplici problemi (ecco l'approccio tecnico): queste seducono perché funzionano e dànno un risultato pratico immediato, ma appena lo studente si trova davanti un problema che non corrisponde esattamente ai modelli che conosce va nel panico e gli si formano bolle letali nel cervello.

    RispondiElimina
  16. @yanez

    Era giusto distinguere tra tecnica e scienza ,la tecnica ne è solo l'applicazione pratica,spesso nei modi da te accennati,ma nell'ambito del post mi interessava più evidenziare l'umiliazione "umanistica" che ha subito la scuola,e oggetto della lettera di Mastrocola.

    Certo,pienamente d'accorso,hanno sacrificato sapere letterario e umanistico (nella loro più ampia accezione),senza peraltro aver risultati apprezzabili nell'autentico sapere scientifico.
    Parlo sempre a livello di istituzione scolastica,perchè non mancano isolate punte di eccellenza.
    Anche la famosa contrapposizione fra le "due culture" è un falso problema,perchè la situazione ideale è la loro integrazione,nel senso che un fisico atomico dev'essere anche un uomo della polis,un uomo completo.

    Purtroppo,l'unico incremento è la tuttologia televisiva,un bignami raffazzonato che passa per scienza,alla Odifreddi.I gurujokers mediatici del sapere paiono surrogare una scuola peraltro in condizioni pietose.
    L'abolizione del latino alle medie,il disgusto quasi generale per la matematica pura (definiti tout court inutili),per citare qualche esempio,non fanno che contribuire alla formazione delle bolle da te accennate.

    RispondiElimina
  17. ...e non basta certo insegnare la costituzione come il catechismo,quando poi non si hanno gli strumenti concettuali per comprenderla e anche per criticarla se occorre.

    RispondiElimina
  18. La costituzione, l'ora di legalità, l'educazione alla cittadinanza... Questo, poi, è ancora un altro tema: dove non sia stata rimpiazzata dalla tecnica, la cultura è stata sostituita dai buoni sentimenti (caratterizzati in senso psicologico o politico). Si potrebbe pensare che ciò derivi esclusivamente dalla malafede degli insegnanti, poiché per insegnare buoni sentimenti non occorre sapere nulla. Ma secondo me c'è qualcosa di più profondo e pericoloso, una benintenzionata idiozia. Qualcuno deve averli convinti che passare un pomeriggio ad ascoltare la nonna analfabeta sia più formativo che imparare i logaritmi (probabilmente qualcuno risentito perché non capiva i logaritmi).

    RispondiElimina
  19. Già..i buoni sentimenti da supermercato,le storielle naives del primo barbone che passa,Gino Strada nell'Aula Magna,la "cultura popolare" della castagna,gite di fanciulli ad Auschwitz invece che agli Uffizi....la vulgata di molti educatori.
    Il dramma è che sono in buona fede,credono sia cultura.

    RispondiElimina
  20. Caro Johnny, a me la lettera della Mastrocola é piaciuta moltissimo, anche se - a dire il vero - si mantiene alla periferia dei veri problemi della scuola:

    questi sono essenzialmente rappresentati dall'aver considerato la medesima alla stregua di un ammortizzatore sociale, assicurando 1.450.000 stipendi CON LA SCUSA dell'istruzione di 9 milioni di ragazzi.

    Il nodo é tutto qui perché poi la troppo ampia dispersionesalariale di risorse non ne lascia né per tutte le altre esigenze, né tantomeno per pagare meglio la categoria insegnanti e, contemporaneamente, pretendere più da loro (soprattutto in necessarissimo aggiornamento).

    Io non faccio che predicare che, col Ministero della Pubblica d'Istruzione, ci troviamo a fronte del più esteso e duraturo sequestro di persone a scopo d'estorsione, altro che baby Lindberg!

    ........quasi unmilioneemezzo di persone che ne hanno SEQUESTRATI ben nove milioni e per ben tredici anni, a scopo estorsione stipendio!

    John GATTO, pedagogo anglo-americano, osserva giustamente che il tempo vitale SCIPPATO ai nostri ragazzi, da simile sequestro, non trova assolutamente compensazione in ciò che si pretende d'aver loro insegnato.

    Secondo lui, con tutte le attuali stimolazioni dei media e ragazzi normalmente dotati cento ore di insegnamento sarebbero più che sufficienti per insegnare a leggere, scrivere e far di conto, uniche mete che si dovrebbe proporre un insegnamento democratico:

    a questo punto ogni ragazzo sarebbe posto in condizioni di scegliere lui se l'arricchimento culturale, cioé il 'lavoro mentale' gli piace (perché non c'é assolutamente meno dignità nel lavorare fisicamente, questo bisognerebbe ficcarlo bene in testa a tutti!) e, in tal caso, in quale direzione ampliarlo.

    Infatti l'eccellenza non é mai scaturita da 'forzati dell'istruzione' ma sempre e solo da persone che si sentivano potenziate e realizzate nel praticarla.

    Infatti quasi nessuna, delle grandi figure che amiamo, aveva seguito studi regolari, come quelli che ci sono stati sventyuratamente inflitti:

    Johnson (il primo presidente americano a subire, nel 19° secolo, impeachment) addirittura aveva imparato a leggere e scrivere all'età di vent'anni e dalla moglie!

    Io ho odiato la 'storia della guerra' che mi veniva obbligatoriamente insegnata, ci ottenevo voti scadentissimi,

    mentre poi ho letto avidamente - tipo libro giallo da cui non riuscivo più a staccarmi! - trattati universitari di storia della ricerca scientifica in medicina, scienza delle costruzioni e storia dell'arte!

    Insomma: la cultura sarebbe una cosa meravigliosa se la scuola non ce la facesse odiare!

    Schlag (fra@gesell.it)

    RispondiElimina
  21. La lettera della Mastrocola evidenziava uno specifico problema,ma come non essere d'accordo con quanto tu vieni esponendo come più generale ostacolo ad una vera formazione culturale!

    Hanno applicato alla scuola lo stesso criterio di ammortizzatore sociale usato per le poste,le ferrovie...senza comprendere il danno permanente che avrebbero procurato ad un settore così determinante del Paese,in tutta onestà non so quanto ora rimediabile,se non cun mezzi drastici e impopolari.

    A dire il vero,tolto le basi per alcune lingue straniere,tutto il resto l'ho imparato fuori dalla scuola,compreso l'amare certe cose che questa istituione mi aveva fatto,se non odiare,considerare inutili (dante,greco,analisi matematica..).
    Pare che per tanti anni, l'unica preoccupazione degli addetti ai lavori fosse comunque promuovere il più possibile tutti,far numero,indipendentemente dai meriti individuali, in base a falsi presupposti sociali che hanno poi condotto alla drammatica situazione attuale,dove persino a livello universitario molti faticano a mettere insieme mezza pagina di italiano corretto e comprensibile.

    Questo tipo di scuola non ha alcun senso,ma pare sia un tabù intoccabile,come tante altre cose italiane.Eppure non piace agli insegnanti,non piace agli studenti,non piace alle famiglie...insomma non piace a nessuno e i risultati sono disastrosi,ma guai a tentar di porvi riparo.
    Ok,alla fine,che ti devo dire?
    Si fottano pure,è impossibile lottare contro l'ignoranza.

    RispondiElimina