domenica 23 gennaio 2011

CELINE E LE SCIMMIE

« Le altre parti del mondo hanno le scimmie; l'Europa ha i francesi»
(L'arte di insultare - Arthur Schopenhauer)

Frase infelice e fuori luogo,almeno per noi,che tanto amiamo la Francia a cui saremo sempre grati d'aver dato i natali a tanti poeti,scrittori,artisti e uomini di pensiero a cui sempre saremo debitori.

In questo caso specifico però non possiamo che esser d'accordo col filosofo tedesco.


Celebrazioni Celiniane

Questo anniversario non s'ha da celebrare.
E' polemica in Francia per l'inserimento dello scrittore Louis-Ferdinand Celine (1894-1961) in un libro dedicato al calendario ufficiale delle commemorazioni del 2011.
Jean Favier, presidente dell'Alto comitato delle celebrazioni nazionali ufficiali, ha curato un elenco che cita anche un'omaggio da rendere all'autore di ''Viaggio al termine della notte'' e ''Morte a credito'' il prossimo 1 luglio, giorno esatto in cui cade il cinquantenario della morte dello scrittore di pamphlet accusati di antisemitismo.
Contro questo inserimento non si sono fatte attendere violente critiche,fino a cancellarlo dalle celebrazioni
Il ministro della Cultura francese, Frédéric Mitterrand, ha annunciato l’annullamento delle celebrazioni su scala nazionale nel 2011 di Louis-Ferdinand Céline (1894-1961), dopo la polemica suscitata dalla presenza del nome dello scrittore autore di testi antisemiti fra le personalità degne dell’omaggio di Stato.
Serge Klarsfeld, avvocato noto «cacciatore di nazisti», presidente dell’associazione figli e figlie di deportati ebrei di Francia, si era indignato per l’annuncio delle celebrazioni dei 50 anni dalla morte di Céline.

«Non è una sconfessione nei confronti dell’Alto comitato (organismo incaricato di stilare la lista di personalità) - ha detto Mitterrand - ma una scelta di cui assumo pienamente la responsabilità».

Bravo ministro,la tua unica responsabilità è di essere un pirla.
Perchè non inserire Battisti al suo posto,così faresti contento anche quel bel tomo di Bernard Levy e una serie di letteratucoli italiani,scimmie delle scimmie.
Non manca il lato comico: Mitterand ha spiegato di aver passato la notte prima di fare la sua scelta a leggere "Bagatelle per un massacro",e quello ridicolo "dopo attenta riflessione, non sotto l'onda dell'emotività".Ma vah...!
La notte porta fregnacce..
Non manca il tartufesco: "del resto - ha aggiunto - ha già avuto la maggior celebrazione a cui uno scrittore francese possa aspirare, cioè la pubblicazione delle sue opere nella collezione della Pléiade".
Meno male che qualcuno che ha ancora la testa al posto giusto e non sopra i coglioni,lo scrittore Philippe Sollers,che ha detto: " insensato che un cittadino (Serge Klarsfeld,) chieda al presidente della Repubblica di ritirare un autore dell'importanza di Celine dal volume ufficiale curato dal ministero della cultura. Ma tant'è: non gli si poteva fare una migliore pubblicità".
Sollers è furioso e incalza: "é una cosa assurda. Io stesso ho raccolto in volume i miei articoli su Celine nel 2009 e questo non ha fatto certo di me un nazista".

Di fronte a questo Mitterand,il povero Bondi risulta un genio.


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Potremmo commentare ancora questa incredibile e farsesca decisione,ma preferiamo mettere come epitaffio la parole di un amico blogger:

"Céline dimostra di non avere altri amici che i suoi lettori, che in quanto tali sono impotenti, e le persone che gli volevano bene in vita.Céline traccia un cerchio attorno a sé sempre più stretto che strangola tutto, fazioni, opposizioni, narcisismi artistici, e parrocchie. "

Chissà se i comici rappresentanti della lumpenliteratur (più elegantemente,letteratura di stracci) nostrana e dei loro mentori,una per tutti la contessa fantozziana Lipperin che vien dal mare, che han sollevato un polverone interplanetario contro un oscuro assessore veneto per due noccioline di libertà del loro invenduto,dicevo chissà se metteranno il becco in questa storia.
Non credo o almeno spero, Céline non è il correct bonbon adatto ai palati asfaltati .

Già in passato,e come sempre,anche da noi non son mancate le occasioni per mettersi in vetrina, a spese di LFC con delle minchiate come questa,a seguito di un articolo della Taglietti su Corsera,"Céline antisemita? Va pubblicato",dicembre 2008:
Massimo Onofri,critico letterario militante (si vede che prima d'ogni fesseria indossa la divisa):

"Il rifiuto di Céline non è di ordine moralistico, ma si basa sul fatto che la debolezza del pensiero che innerva i suoi romanzi, la sua ideologia così povera, piccina, che allinea tutti i luoghi comuni del più becero antisemitismo non possano produrre grandi libri. La cattiva ideologia non è un reato contro la morale ma contro la letteratura stessa"

Inequivocabile e istruttivo esempio del culturicchio militante che ammorba da anni il pensatoio letterario italiano.
Lo stesso Onofri è autore di celebri esternazioni,tipo:"il lettore dal volto umano" (che cazzo vorrà dire!) e quella molto più rivelatrice " il critico non si rassegna a riconoscere, in letteratura altro tribunale che non sia la sua fallace, minuscola, problematica, incerta ragione".
Non possiamo che applaudire,Onofri,a questo suo perfetto autoritratto.

Tanto per la cronaca e per non farsi mancare il digestivo,nella stessa occasione era stato interpellato anche il fior fiore degli scrivani con banchetto,come Erri De Luca,il poeta della domenica di ferragosto,un Piperno pare scrittore che voleva aggiungere a LFC le istruzioni per l'uso per lettori malaticci, e altri insigni inquilini del condominio letterario.
Erri :"«Quell’errore rimane, non è più riparabile, come non è riparabile l’adesione di Günter Grass alle Waffen SS."
A prescindere dai giudizi da tecnico delle riparazioni ,la differenza è che LFC non ha mai fatto mistero di nulla,mentre Grass ha ammesso questa cosa solo dopo che altri avevano sollevato il sasso che lui aveva sempre ben nascosto sotto il suo piedino.

Volendo poi seguire la sentenza del poeta ferragostano,bisognerebbe portar dallo sfasciacarrozze buona parte degli intellettuali italiani,non più riparabili.

Dati i precedenti,restiamo quindi in attesa che anche le scimmie nostrane comincino a scartocciar le loro banane.

(johnny)

58 commenti:

  1. Dai francesi non me lo aspettavo certo,come se noi censurassimo D'annunzio perchè fascista,ma LFC è anche letterariamente credo molto più rilevante.
    Se cominciamo ad adottare questi criteri,chissà quanti altri cadrebbero sotto questa stupida mannaia censoria.
    Quell'Onofri poi a me sembra il solito giullare in cerca di pubblicità a buon mercato,ma come fa un critico a contestarne anche il valore letterario? Roba da matti.

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  2. Da mitterand non ci si poteva aspettar di meglio che queste ipocriti dichiarazioni.
    Mi meraviglio che Sarkozy,che ha più vote esternato il suo apprezzamento per LFC,non sia intervenuto.Ma evidentemente i voti sono voti.
    Ma è mai possibile che la politica si insinui anche nella letteratura dopo cinquant'anni dalla morte di uno scrittore?

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  3. A prescindere da altre considerazioni,dico agli amici ebrei che questi atteggiamenti sono dannosi anche per loro e non possono far altro che alimentare un sentimento antisemita per questo fatto che sa molto di ricatto.
    Tanto più che LFC,nei fatti si è rivelato molto meno pernicioso di tanti altri che non han certo subito questa forma meschina di ostracismo.

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  4. Il paragone con battisti è improprio perchè questo delinquente è una nullità sotto ogni aspetto,ma la dice comunque lunga su certi atteggiamenti dei nostri cugini.
    Su quell'onofri,un velo pietoso.

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  5. UN DISONORE PER LA FRANCIA!!!!!!!

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  6. caro Johnny, tu ti domandi se lippa ne parlerà...
    ho letto il post di un blogger gravitante attorno ai suoi tombini... va molto più in là. mettendo sullo stesso piano la loffetta del caso veneto con Céline. eppoi ci frollava dentro pure Saviano, stessa parentela, e addirittura finiva per accomunare Céline e Battisti che non sarebbero apprezzati per quello che hanno fatto in prima persona. Ovviamente Céline ''è un po' tanto fascistoide'' e antisemita... è allo stesso livello del povero Battisti... poverino. due geni misconosciuti.
    Non c'è da commentare mi sembra.

    Comunque, post bellissimo davvero. Stile inconfondibile, satira barocca.
    saluti

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  7. Ho servito la Francia sotto la bandiera della Legione ed è per me una seconda Patria,ma in questo caso sono disgustato da questa decisione.
    Ricordo d'essermi portato appresso per mesi le Voyage che mi regalò mon capitaine,e se poi ho continuato a leggere tanti altri autori e anche a cambiar pensieri su tante cose lo devo a questo libro che resterà sempre nel mio cuore.
    Scusate il ricordo personale

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  8. Ragazzi,da appassionati lettori di LFC non possiamo che rattristarci di questa decisione,anche se come qualcuno ha detto gli unici suoi veri amici sono i lettori,il che non è poco e in fondo è quel che conta.
    Quanto alla loffaggine italiota a cui accenna daniz non c'è da stupirsi,è appunto confinata a livello dei tombini,cioe dei ratti.
    Leggo che han dato una laurea fasulla a Saviano (che addobbato a festa pareva un giullare,ruolo a cui ormai è molto prossimo),chissà che profondo argomento avrà trattato,probabilmente Ruby e Silvio,oggetto del suo nuovo harmony Sodoma e Camorra.
    Un saluto particolare a dexter,un amico che fa parte del nostro gruppo,e a cui siamo vicini nella battaglia che sta combattendo in questi giorni.

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  9. Tra i tanti demeriti attribuiti al Caimano Silvio,un merito ce l'ha sicuramente:quello di aver fatto emergere dalla palude intellettuale italiana e in tutto il loro splendore fangoso,una serie di zombies che nella nebbia mentale che sempre li avvolge,si camuffavano da umani.
    Un catalizzatore formidabile nell'opera di estrazione,di depurazione;dal minerale grezzo al diamante,dalla fasulla fuffa mediatica che li avvolge come un mantello protettivo, alla cristallina,nuda e vera essenza,alla inscalfibile,immutabile e incorruttibile nullaggine e coglioneria pura come il diamante.
    E il diamante pare sia per sempre.

    Senza questo catalizzatore,saremmo ancora qui dubbiosi e timidi a domandarci quale sia la vera natura e il valore delle legioni di tanti improvvisati maître à penser che infestano la palude.
    A reazione avvenuta,nebbia e dubbi sono spariti,resta solo un banal prêt-à-porter senza alcun penser.

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  10. Very interesting,dottore..
    non è escluso che di queste sue considerazioni ne facciamo un prossimo post.

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  11. grazie johnny,un saluto a tutti gli amici,continuo a leggervi con divertimento

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  12. dottor morbius,
    questi signori di cui parli, che escono come zombies e fondano i loro piccoli fori riottosi dove esibirsi come tribuni della libertà, possono anche essere antiberlusconiani, ma scordano che per essere un po' più liberi bisogna essere anche anti-antiberlusconiani. e per loro sfiga, siccome sono nati zoccole, rimarranno giustizieri azzoppati e quindi tribuni, anche quando saranno anti e anti-dell'-anti non usciranno dal loro strabismo, perché è il cervello e il coraggio che mancano.

    Anch'io adoro la Francia, e adoro il Viaggio, ultimo romanzo-verità che sia stato dato, dall'uomo e scrittore Céline, eppoi ripudiato dall'artista-stilista Céline. Noi comuni mortabili, che capiamo le ragioni dell'uno e quelle dell'altro, ci teniamo
    saldi questo monumento letterario del novecento.

    Ps: grazie d'avermi epitaffiato Johnny, a maggior ragione se c'è in ballo il Nostro.

    salù

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  13. de nada,daniz,mi sembrava il commento più adatto all'occasione

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  14. @daniz

    frequento questo blog (e anche Bateau Ivre)proprio perchè mi sembra che la sua filosofia sia proprio l'anti- dell'anti-,vale a dire in fondo non stare con nessuno,se non con se stessi e anche qui sempre con grande difficoltà,essendo sempre scambiati per altro da certi di quei signori e loro fans,come credo sia pure capitato a Celine,di cui anch'io sono lettore appassionato,senza però esserne un profondo conoscitore.

    Concordo con la tua esposizione del velleitarismo degli zombies.

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  15. post molto divertente, Johnny, ne ho gustato appieno la lettura e riso un gran tanto col critico letterario militante...
    qui si parla della mia passione/ossessione, il magico Ferdinand, e ci hai messo anche Daniz, per il quale ho un debole conclamato...

    grazie ciao

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  16. A parziale riparazione, propongo il seguente esercizio: immaginare Céline, secolare e scaracchiante, che si guarda in TV le celebrazioni a lui dedicate e commenta in uno di quei suoi modi ineffabili. Dài, queste festicciole sono per gli scribacchini, il nostro se ne frega.

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  17. @guignol

    thanks for all,ma Ferdinand ispira...e Daniz sarebbe un suo degno allievo,se lui ne avesse voluti...ma anche tu non scherzi..

    @yanez

    c'est vrai,si tratta spesso di miseri buffets del che se magna? o nel miglior dei casi, una riesumazione della salma per imbellettarla con nuovi impiastri prima d'esporla ai fedeli per un quarto d'ora.
    Un tonante je m'en branle! sarebbe la sua risposta,noi siamo più sensibili...

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  18. Post molto coraggioso e condivisibile. I geni vanno censurati, mentre vengono avanti i cretini e i pagliacci. Gruppi editoriali e testate sono in mano ai soliti noti. Quelli che fanno il paio con i Nobel ai guitti e agli istrioni da 4 soldi.

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  19. johnny, anche se capisco forse quello che volevi intendere, allievo è una parola che fa nitrire il mio spirito anarchico. fosse anche di céline, non sono allievo di nessuno. semmai studioso della sua opera, come dell'opera di tantissimi altri (perché un conto è la critica, un conto lo studio degli autori). céline è insieme a pochi altri uno degli ''uomini di carta'' che sento più vicino, per inclinazione e carattere, e quindi degli uomini di sangue. al di là di questo stadio c'è l'idolatria e l'imbarbarimento: no grazie. è un errore in cui cadono molti, anche i più grandi. ti ricordi beckett. alla fine dovette uccidere il patrigno Joyce, proprio perché patrigno era diventato. e beckett era un genio, poté uccidere. se ci mettiamo noi a baciar le pile, il finale è presto detto.
    ciao

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  20. #daniz

    Allievo...stilistico,come scrivi,nel modo d'intendere la scrittura, ovviamente,e non baciapile o altro,mi sembra chiaro che ogni individuo di spirito anarchico non può sacrificare il suo essere,il suo pensare a NESSUNO,carne o carta che sia.
    Se hai pensato diversamente,hai pensato male,mon ami.Ma non ci credo.
    ciao

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  21. #nessie

    La democretineria non ha limiti,se pensi che gli avvinazzati di stoccolma han dato un nobel a "dario fò con franca rame" e uno a prescindere ad Obama,tanto varrebbe darne uno pure al succitato Onofri ,ci ha fatto più ridere...

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  22. no problem, johnny, la parola allievo mi dà fastidio solo quello. non era una polemica. voleva essere un fugace tetta a tetta.
    poi, caro, mi risulta difficile essere in disaccordo con te, anche perché quando lessi I Demoni (che non mi ha entusiasmato però come altri gioielloni fedoriani) ti lascio immaginare chi fosse il mio personaggio preferito...

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  23. immagino immagino,ok nothing,pas de quoi mon ami..

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  24. ma voi Mengaldo (e Onofri, che lo cita) su Céline gli avete letti bene?
    Onofri nel suo libro Recensire gli dedica due densissime pagine ben più complesse di queste citazioncine estrapolate: il giudizio non è d'ordine morale, ma letterario.
    E poi "militante" sapete cosa vuol dire?

    è giusto che LFC meriti tutta questa superficialità di analisi?!

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  25. (pardon! gli > li - stavo scrivendo altro...)

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  26. Non so cosa intenda per superficialità.Forse quella di Onofri.
    Onofri ha certamente detto quanto riportato ed era un giudizio non soltanto morale,ma pure letterario,come si intuisce dall'ultima frase.Inoltre Celine non aveva nessuna ideologia.E infatti si vede che cattivo servizio ha fatto alla letteratura..! Forse il miglior romanzo del novecento...!D'altronde,Onofri, che nel suo Recensioni. Istruzioni per l’uso (Donzelli, 2008) lo ha snobbato, dedicandogli solo un paio di citazioni.
    Poi se ha cambiato idea,meglio per lui.

    Militante,s'intende appunto che milita.Che vuol dire? Cos'è un soldato della letteratura?Dove milita? Cos'è un critico armato?
    Non voglio dargli il significato corrente che spesso vien dato a proposito di certi intellettuali della sinistra,ma trovo che sia un aggettivo ridicolo per un critico letterario.
    Quei critici che non "militano" che fanno? Dormono?
    Magari,spieghi lei che significa.

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  27. Superficialità è quella di questo articolo (o post).
    Dove sono gli argomenti?
    Mi chiedo: si può andare oltre l'ammiccamento tra fan? (chi è Céline, Kurt Cobain?).
    L'intervento di Onofri sul Corriere (con il quale è sacrosanto poter non essere d'accordo) tocca dei nodi fondamentali, di cui sarebbe interessante discutere piuttosto che ergersi - da censori - alla difesa della statua di Céline (a che pro?).
    In letteratura il problema di un certo rifiuto di Céline è per fortuna - grazie a Onofri (e, prima, grazie a Mengaldo!) - un problema di letteratura (e di critica), non un problema di discriminazione d'ordine morale.
    Tutto nasce dalla celebre stroncatura di Bagatelle (attenzione! non di Céline! solo delle Bagatelle!!! ... tra l'altro in seno a una stroncatura di Bloy) da parte di Mengaldo, in cui, come poi sostiene Onofri, l'ideologia celiniana (ancora attenzione!!! "cattiva" non perché "filo-nazista", ma perché superficiale, fatta su luoghi comuni, incoerente e approssimativa) costituisce un limite sul quale, secondo loro, frana la celebratissima scrittura di Céline...
    a proposito del Recensire di Onofri: Céline è solo citato (anche se le due pagine sono molto dense) semplicemente perché è un libro di "istruzioni" per i recensori... Onofri parla di Céline proprio perché analizza il giudizio di Mengaldo. Non è mica un libro di letteratura europea!


    Sulla definizione di critica militante (ormai ha quasi un secolo d'età) non ci si dovrebbe più sbagliare (la sinistra e i militari non c'entrano nulla!): semplicemente il critico militante si occupa di contemporaneità (scrive "a caldo") a differenza del critico accademico (i due profili però possono coesistere, vedi Onofri), mette tutta la letteratura al servizio del presente (e quindi di un'ipotesi critica sul presente), ma soprattutto "milita" in una propria idea di letteratura (e di vita)... ovvero cerca coerentemente di mettere a sistema i propri giudizi, prendendo posizioni nettissime a favore (o contro) determinati indirizzi culturali o ideologici (di qualsiasi natura essi siano).


    pino

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  28. Celine non ha nessuna ideologia,parola che ha un significato ben preciso e quando Onofri dice " La cattiva ideologia non è un reato contro la morale ma contro la letteratura stessa" è una frase senza senso,e quandanche l'avesse avuta una ideologia,quale sarebbe il reato contro la letteratura?
    L'unico reato contro la letteratura è scrivere libri ridicoli,di cui è ben fornito l'attuale panorama letterario italiano.
    Inoltre le parole di Onofri "debolezza del pensiero che innerva i suoi romanzi" non si riferiscono a Bagatelles,ma a tutti i romanzi,se le parole hanno un senso,e questa è una barzelletta.
    Che poi comunque questo pensiero sia debole lo vede solo Onofri.
    Mica è un filosofo LFC,è uno scrittore!
    Frana la celebratissima scrittura di LFC?
    Ma che stanno a dire? Questa scrittura non frana mai,qualunque sia l'argomento in oggetto.
    Non sono io che ha dichiarato Celine uno dei migliori scrittori del secolo,cosa che ovviamente condivido.
    E' stato un grande innovatore della scrittura,insieme a Joyce.
    Nel romanzo del Novecento lo stream of consciousness di Joyce e il rendu émotif di Céline segnano radicalmente la cancellazione del realismo naturalistico ottocentesco.
    Un punto di non ritorno spesso rinnegato da miriadi di autori vilmente conformisti, presi dentro il potentissimo ingranaggio dell’uniformità omogeneizzata della subletteratura di consumo etichettata fiction.

    Quali altri argomenti vuole? Ci sono decine di saggi di tutto il mondo che descrivono come innovativa la scrittura celiniana,altro che un articolo o un libro di Onofri o Mengaldo!

    Circa i fans ,le statue...noi non ne facciamo a nessuno,nemmeno a LFC,che non le vorrebbe nemmeno.Siamo solo appassionati di un grande scrittore,e del suo porsi nei confronti della società,senza sconti per nessuno.

    Quanto alla wikipediana definizione di critica militante da lei qui incollata,è quanto mai obsoleta.C'è una confusione di ruoli dela critica oggi che non consente una tale distinzione.Attualmente la critica è un qualcosa di non ben definito,un’attività in fieri,i cui protagonisti vanno e vengono, ci sono e non ci sono, cambiano e si alternano.Un ‘mestiere’ per molti versi entrato in crisi,una specie di grancassa pubblicitaria ad autori dal valore discutibile, perché certi recensori sono legati a doppio filo alle case editrici.Una critica spesso ridotta a livello di spot.
    In questo senso semmai è oggi militante,milita nelle case editrici.
    In un libro del 2008,"Ragione in contumacia. La critica militante ai tempi del fondamentalismo",Onofri cerca di ovviare a questa confusione, sostenendo che l’unico modo, oggi, per essere davvero militanti è di sciogliersi in un reciproco abbraccio: soltanto così l’Io può diventare anche l’Altro, quell’Altro che, “in fin dei conti, siamo noi”.

    Magari lei ci può spiegare che significa.

    Non posso inoltre non osservare che il "militare" tante volte (oggi come non mai) ha significato schierarsi a favore di un’idea che valesse la pena difendere,e spesso quest'idea era tutt'altro che letteraria.
    E spesso,anche l'idea letteraria adombrava un arrière-pensée extraletterario...e non voglio aggiunger altro.
    Questo era il senso della battuta sulla divisa..
    Credo che per oggi basti.
    La saluto

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  29. Io ho detto che Mengaldo si riferisce a Bagatelle... il giudizio (stringatissimo per ovvie ragioni sul Corriere) di Onofri muove da lì per rispondere a un'ipotesi più aperta - in base a ragioni letterarie - sul rifiuto di un "certo" Céline (che si sia d'accordo o meno, ma allora si argomenti!).
    poi quanto gli piacciano a Onofri Viaggio al termine della notte o Morte a credito non ne ho idea...

    Non capisco però perché cerca poi di convincermi che Céline è un grande scrittore! Io ho solo puntualizzato che il suo articolo è superficiale e che non ha argomentato il rifiuto delle critiche a riportato in malo modo e mala fede.
    Semplicemente non mi piace il modo di celebrare calcisticamente uno scrittore, o forse sì, ma non di difenderlo a caso con l'ammiccamento...

    Invece, uscendo dai panni di avvocato a cui mi sono costretto, visto che personalmente non ho mai messo in dubbio il grandissimo valore di Céline, mi sento di poter bonariamente affermare che Bagatelle è un libro bruttissimo, e non solo sono d'accordo con Mengaldo, ma credo che lui sia stato anche troppo leggero nel giudizio! non è neanche un libro di insulti ben scritti, perché non c'è davvero nulla se non una desolante banalità...

    Per favore però, non me ne venga fuori con le banalissime considerazioni sullo stile (queste sì, da wikipedia), lo sappiamo tutti e bla bla bla Joyce e bla bla... dello stile ne ho fin sopra i capelli! e non me ne frega nulla se lo stile o la bella scrittura non è in funzione del pensiero (che lei disprezza) e che è l'unica cosa che mi interessa in letteratura. Senza l'atroce nichilismo (lo può usare anche un non filosofo, non abbia paura) non mi interesserebbe neanche il Voyage...


    Critica militante.
    Non capisco il suo attacco, non ho mai usato wikipedia per cose serie e non ho mai visto come definisce la critica militante. Se vuole le dico dove ho imparato cos'è, ma non le cito libri di critici che la definiscono altrimenti si offende. per esempio prenda Teorie critiche del Novecento (Carocci) a pag. 317 dove Enza Biagini discute la definizione che ne dà Battaglia nel celebre Grande Dizionario della lingua italiana UTET.

    Sulla polemica a proposito della Ragione in contumacia non è stato molto chiaro. Per me il problema della critica tra pubblicità e case editrici si risolve molto semplicemente guardando quello che un critico scrive. La credibilità si guadagna!
    La definizione che le ho dato io è storica ed è validata da quasi un secolo di vita, che non abbia confini esatti non può essere una mia colpa!

    Poi mi insegna che militante significa anche altro: grazie!!!
    ma la locuzione ha un significato ben definito (storicamente accettato), per quello che la sua battuta era fuori fuoco.
    se le dico pesce luna, lei mi ribatte che luna è un satellite e mi accusa di parlare di astronomia!? (le cercherò qualche esempio migliore).

    per oggi basterà?

    La saluto anch'io

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  30. non sono d'accordo su un punto....ideologia non è una parola che ha un significato ben preciso,e perlomeno non sarei così categorico nel negare che Celine non ne sia in possesso;infatti può esprimere semplicemente un sistema di idee,o visione del mondo non necessariamente codificata e condivisa da più individui.

    per il resto è legittimo obbiettare sul fatto che definirla "cattiva"(anche se non in senso morale) è frutto di un ragionamento che probabilmente non ha motivo di esistere in un contesto puramente letterario....idem per quanto riguarda una presunta "debolezza del pensiero",visto che non si sta parlando di saggi filosofici o scientifici.

    bel blog comunque...

    saluti

    Lou Valmel

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  31. @anonimo pino(credo..)

    Probabimente su LFC non basterà mai nulla.Noi abbiam citato solo una frase di Onofri,molto chiara,poi n'è venuto un polverone,con Mengaldo...Non c'è un certo o un cert'alto Celine,ce n'è uno solo e l'operazione di dividerlo in buono o cattivo lascia il tempo che trova e che sta bene a gente come Aragon a suo tempo e altri suoi epigoni più attuali.
    Poi posson esserci opere più o meno riuscite.
    Restringere il discorso di LFc si Bagatelles è ozioso.Lei continua ad accusarci di superficilità quando gli argomenti non la trovano d'accordo.Quando poi sento "..dello stile ne ho fin sopra i capelli! e non me ne frega nulla se lo stile o la bella scrittura non è in funzione del pensiero (che lei disprezza) e che è l'unica cosa che mi interessa in letteratura..",beh allora non so più che dirle.
    Si prenda il bel pensiero è una scrittura ridicola,la letteatura non è questo piccolo cortile a lei caro,altrimento si dovrebbe cassare una buona metà di gente che ha fatto la storia della letteratura.
    Sarebbe come giudicare la pittura del Caravaggio dal suo pensiero!
    Credo che sia inutile continuare questa querelle,e non perchè non mi piaccia parlare con lei,ma perchè forse partiamo da punti di vista troppo distanti oppure c'è un grande misunderstanding.Se ci si fosse limitati alle parole inequivocabili pronunciate da Onofri,forse sarebbe stato tutto più chiaro.


    Critica militante

    Non c'è nessun attacco,solo la costatazione che lei ha tratto di peso da wikipedia la definizione.Definizione accademica,ma come le dicevo inattuale,per le ragioni che le ho esposto.Non esiste più il confine che questa definizione pone tra le diverse tipologie di critica.
    "Per me il problema della critica tra pubblicità e case editrici si risolve molto semplicemente guardando quello che un critico scrive. La credibilità si guadagna".
    Se il criterio è questo stiamo freschi!
    Per favore,conosco diversi editors che si metterebbero a ridere sentendo queste parole.
    Se dovessimo stabilire la credibilità di molti critici dal giudizio che di tanti libri han dato (per ragioni tutt'altro che letterarie),non potremmo che condividere i famosi e poco caritatevoli versi di Hemingway in proposito.

    Va beh,ad altre occasioni,saluti

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  32. @lou valmel

    Per chiarire,intendevo ideologia non in termini strettamente filosofici o etimologici,quanto parola più vicina al significato corrente che è andato assumendo nel tempo e che la avvicina molto al dogmatismo.
    In questo senso LFC non è uno scrittore ideologico.E' indubbio,come tutti del resto,che abbia avuto una certa visione del mondo,ma credo che non ne sia mai stato succube,essendo per vocazione e dna un vero anarchico che non ha mai fatto sconti a nessuno.
    Grazie comunque dell'intervento e del suo apprezzamento.

    Saluti

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  33. Il discorso sullo stile è molto chiaro invece: non penso che non conti, penso più semplicemente che quando la forma non rimane al servizio di un contenuto più remoto, di un significato più denso (quello che un critico attento allo stile e alla forma come Spitzer ha chiamato "etimo spirituale"), non sia per nulla interessante e rimanga uno sterilissimo e borioso esercizio di stile. In Caravaggio lei vede solo un bel disegnare!? un bel tratto!? mi dispiace molto...


    Ha ragione però, non possiamo continuare a discutere visto che lei "constata" che io prendo le cose da wikipedia nonostante io le fornisca immediatamente un riferimento bibliografico con tanto di indicazione di pagina.
    E non penso che sia definizione inattuale quella di critica militante: piuttosto è il contrario, visto che in tempi di giornalismo culturale pubblicitario i critici militanti rimasti sono pochissimi.
    La sovrapposizione con la critica accademica poi è sempre - facilmente -individuabile.
    Sulle case editrici lei fa il moralista: a me che un critico possa essere un farabutto non mi interessa, di lui conta solo quello che scrive e le sue parole rimangono. Se poi uno è un po' sveglio si accorge facilmente quando è in buona fede o meno, saranno gli argomenti a parlare per lui.
    La credibilità sta in quello che scrive, solo lì.
    In Bagatelle (se ho tempo lo cerco) tra l'altro c'è una cosa sui critici molto interessante...
    per sapere che esistono critici idioti non c'è bisogno di leggere Hemingway.

    ancora molti saluti,
    Pino

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  34. Signor Pino, personalmente non amo molto la poesia Beat, anche se la considero di tanto in tanto gradevole. Il motivo è che mi pare sia un po' come scacciare le mosche, che si muove tanta aria...
    In questo, senza voler entrare nel merito, posso capire la sua avversione nei confronti della sproporzione stile/pensiero.
    Céline sosteneva d'essere come l'acqua, ''l'acqua non ha idee'', ovviamente era un bluff letterario, perché delle idee ce le aveva per forza.
    La differenza sta che mentre gli altri scrittori hanno pensato per scrivere i propri pensieri, Céline ha pensato per depensare la vita, scardinando molte porte del buon senso e aprendo una nuova pista alla (non)logica comunicativa. Lo stile è ciò che resta dopo questo sanguinoso parto. Ed è anche una gestazione, una rottura delle acque, cominciata col Viaggio, giunta alla Trilogia, passando per Mea Culpa, Bagattelle, La scuola dei cadaveri e La bella rogna. Necessariamente, documentatamente.
    Se solo si volesse guardare all'opera céliniana come un unicuum si avvertirebbe la filiazione che continua in catena dal Viaggio e da Morte a credito.
    I poemi antisemiti sono libri in cui è iscritto il tentativo di Céline di superare il prosastico, il prosaico romanzesco. In quei libri oltre alla denuncia di un potere, quello delle lobby e dell'immiserimento delle masse, possiamo leggere le prime vere veementi stantuffate della resa emotiva. Un resa emotiva che è ancora quasi per lo più declinata in uno stile (sì) nuovo ma ancora legato per sommi capi alla Poesia (nel senso di poesia, questa sì che palle!)... solo dopo Céline riuscirà a fotterla questa Poesia per approdare all'emozione del parlato attraverso lo scritto (che è un superamento totale di tutto), la sua invenzione. La Poesia diventa archeologia, come lo è adesso: io la chiamo Petosia.

    Con questo voglio dire che non è assolutamente vero che i poemi antisemiti presentano un Céline povero di contenuti. In queste opere, c'era un Céline che provava a scongiurare la guerra, che preconizzava la seconda guerra mondiale. che parlava del pacifismo come ne parla chi la guerra l'ha fatta. Che denunciava la Letteratura ponpon, la decadenza occidentale, la morte della emozione, criticava assetti atavici come l'istruzione obbligatoria, le frontiere statali, il mercantilismo. Smascherava il comunismo, smascherava le ipocrisie umane, metteva il dito nella piaga dell'alcolismo, della mercificazione, dell'abbrutimento cinematografico delle immagini imposte, ridicolizzava i nazionalismi e voleva salvaguardare la cultura europea. parlava della vita e delle organizzazioni 'umanitarie' come la SDN. Quei poemi sono la denuncia della morte del vissuto. E non lo invento io, c'è scritto!
    Oltre a tutto questo (eravamo negli anni 30-40), c'è il cantiere aperto che poi sfornerà la petit musique céliniana... c'è tutta l'orchestra, tutto il vento. I libelli già in parte sfornano la petit musique. La petit musique è una reazione di vita alla vita, oltre che banalmente letteratura da libreria. Ed è quindi il contraltare del marcio in questi raccontato.
    Cèline non era un nichilista.

    Onofri parla per 'sentiti dire' o per 'sentiti pensare', che è peggio. Non approfondisce. Rimane a pelo d'acqua, non prova neanche a trattenere un po' il respiro, non immerge nemmeno il pisello. E' asciutto! è allungato sulla sdraio che legge il giornale... Ecco perché VA criticato.

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  35. E' curioso constatare, in questo interessante dibattito, come John, sostenitore dello Stile, scriva in un italiano imbarazzante e sciatto, molto confuso, senza nessuna messa a fuoco dei concetti, mentre il signor Pino, disinteressato allo Stile, scriva in un italiano molto elegante, nutrito di grande cultura e letture sempre circostanziate... Curioso davvero..
    Provenzano

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  36. Signor Daniz,
    la ringrazio per il seducente scorcio che ha dato. Dico sul serio. E mi fa piacere finalmente leggere qualche argomentazione.
    Quello che dice ha molto senso ed è estremamente convincente.
    Resta però credo legittimo avanzare dei dubbi sulla bontà delle Bagatelle (non ho letto gli altri due "pamphlet" antisemiti) al di là dell'evidente (grazie a lei) utilità che il libro può avere per guardare al laboratorio dello scrittore.
    I contenuti che lei ha trovato però non mi convincono appieno... mi spiego: mi pare che senza conoscere il resto di Céline sia difficile trovarli nelle righe delle Bagatelle, dove invece il grande fiuto dello scrittore fallisce in più occasioni: sulla Russia, ad esempio, clamorosamente.
    In ogni caso la ringrazio ancora, il suo intervento mi fa riflettere.

    Su Onofri: certo non è uno specialista, credo che gli interessi la questione come problema di critica della cultura.
    Anche secondo me VA criticato, però in modo più articolato.

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  37. Mbè, sulla Russia Céline riferisce quello che ha visto, mi sembra. Solo che i libri di storia, specialmente quelli scritti dopo la caduta del muro, danno sostanzialmente ragione al quadretto dipinto da Céline; studi e studi gettano luce su ogni aspetto del comunismo sovietico, sulle politiche retroattive russe, anche in un ottica di proiezione moderna. Posso arrivare anche a mettere in dubbio le scritture storiche come storiografie faziose, o viziate dall'apologia (palese o latente) del proprio sistema socio-economico d'appartenenza, ma alcuni dati sono inoppugnabili e le condizioni della gente in Russia, tratteggiate da lfc, paiono realistiche e confermate.
    D'altro canto Céline si prefiggeva l'obiettivo di scuotere la Francia che al di qua e al di là degli Urali nessuna vera rivoluzione dello spirito era avvenuta, anzi. C'era stato un sovvertimento di uomini al comando, il potere che cambia casacca: un ceto sociale che ne aveva ghigliottinato un altro, più radicato, ed ora impiantava uno dei più efferati e mortiferi materialismi della storia. Poi passava a criticare anche il materialismo capitalista anglo-americano e quindi europeo.
    A me è sembrata una sonante reprimenda agli ideali del finto sviluppo e dell'incantamento per le sirene.

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  38. @provenzano

    Guardi che stiam scrivendo su un blog e a caldo,mica la Divina Commedia.
    Quanto poi alla sciatteria e all'eleganza,alla grande cultura e a tutto il resto,è un parere suo,e comunque obbedisce a una logica del discorso alquanto strana.
    Qui si parla dello stile di LFC non del mio,potrei essere anche il più illetterato scrivente sulla terra,ma il discorso sullo stile celiniano è lì da vedere.
    Non c'è bisogno d'essere un cavallo per apprezzare un derby.
    Sa,tante volte con uno stile elegante si posson dire grandi corbellerie,e non è affatto curioso.
    Senza riferimenti.

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  39. Quello che dici è vero. Condivido.
    Solo che lì - forse sono troppo esigente - ti aspetti il guizzo di un'intelligenza che sappia farsi profetica e che sia quindi in grado di rivelare al lettore la vera natura della realtà (ancora in fieri); ti aspetti che l'acume della scrittura tagli via la maschera degli inganni o fermi il canto delle sirene (mi vengono in mente Herzen, Pasolini, Sciascia).
    E invece ti trovi di fronte a un presunto ordine giudaico-comunista russo che, sostiene Céline, ingannerebbe chi guarda con le sue finte lotte interne tra ebrei (Trockij!) che invece sarebbero segretamente e allegramente tutti d'accordo, pronti a conquistare "giudaicamente" il mondo.
    Poi scopri che appena tre anni dopo quelle lotte non erano false ma Trockij l'hanno preso a picconate; che tutta la presunta regia ebraica del comunismo stalinista (una volta diradata anche la densa storiografia apologetica) non corrisponde alla realtà, ma che piuttosto è esistito - nessuno lo sospettava - uno sterminio programmatico costato la vita a oltre trecentomila ebrei...
    Dov'è quindi, oltre lo stile, in questo caso, la distanza tra lo scrittore geniale e il più bieco (soprattutto falso) luogo comune?

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  40. @pino

    Lo stile borioso di LFC lo vede solo lei,magari pure Onofri.Prescindendo poi dal fatto che molti pensano che la forma è contenuto,tutti parlano p.e. di amore e di morte,ma quel che differenzia uno scrittore della domenica da un vero scrittore,meglio da un artista,è il modo in cui lo dice,e cioè lo stile.
    Non m'interessa nulla se il contenuto è nobile o indecente,se dietro c'è un pensiero cattivo o buono,non sono il moralista col ditino alzato,m'interessa solo come viene detto.
    Io credo che questo sia in primis il compito della critica letteraria.
    Caravaggio non è importante solo perchè ha sostituito ai santi,alle madonne tipi umani (anche ruffiani e prostitute),ma molto di più per il suo stile pittorico,le sue soluzioni formali che hanno innovato la pittura europea.

    Senta Pino,non vorrei essere polemico,ma visto che insiste,lei può aver letto quello che vuole,fatto sta che la definizione di critica militante l'ha copiato paro paro da Wikipedia.Vedere per credere,invito rivolto anche al maestro di composizione Provenzano.

    Le ho già detto che se dovessimo prendere le recensioni di molti critici,tanta credibilità andrebbe a farsi benedire.E' un discorso generale sullo stato dell'arte,non su un singolo critico.
    Uno critico stesso,credo Filippo La Porta,ha ben espresso la confusione tra critica militante e accademica che lei si ostina a non vedere.Ha scritto addirittura un libro per porre rimedio a tale situazione.

    Lei evidentemente frequenta poco le case editrici se pensa che io faccia il moralista che,se analizziamo tutto i suoi discorsi,sembra essere una specialità tutta sua.

    Saluti

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  41. Se poi dovessimo analizzare le previsioni socio-politiche di tanti artisti,anche tra i più grandi,dovremmo metterci le mani nei capelli.
    D'altronde non è il loro compito fare profezie ma di analizzare quanto sta loro davanti,secondo una propria sensibilità e nel modo stilisticamente migliore.
    Guardi la lungimiranza di gran parte degli scrittori,intellettuali-scrittori italiani...

    Ricordi inoltre (a proposito dei libelli antisemiti) il contesto dove venivano espresse certe opinioni.In Francia c'era stato l'affare Dreyfus,con un clamore mai visto prima e anche più tardi l'antisemitismo era largamente diffuso tra vari strati della popolazione.

    Ma credo che noi parliamo di letteratura e non delle opinioni o convinzioni degli artisti,che nulla hanno a che vedere con la validità delle loro opere.
    Almeno io così la penso.

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  42. Va bene, ci siamo chiariti abbastanza: non siamo d'accordo e va bene così!

    ... Le soluzioni formali di Caravaggio a me continueranno a non interessare (o meglio interessare molto relativamente) e rimarrò a guardare i quadri sul Battista a bocca aperta senza ben capire perché... cercando magari, in qualche scritto (anche di qualche critico odioso), un indizio che possa dare un nome alle mie suggestioni (o semplicemente metterle in discussione)...

    Ho appena guardato wikipedia e ho scoperto che la definizione non è uguale a quello che ho scritto io! che poi si faccia la stessa distinzione e che in fondo si dicano più o meno le stesse cose, grazie! non è mica una sorpresa: la voce di wikipedia è una sintesi di tre volumi (citati in nota) che girano sempre attorno alla stessa fonte.

    Però sui critici ha ragione (chiedo scusa, ogni tanto mi è scappato il tu, anche per il sig. Daniz): mica io difendo la categoria!
    Anzi dico che DOBBIAMO prendere le recensioni e discuterle!
    Però su militante e accademica non mi fraintenda: che ci sia confusione lo capisco anche, ma è facile con un po' d'occhio distinguerle...


    saluti e grazie per l'ospitalità

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  43. @Pino, un'ultima cosa prima dei commiati.
    Vivendo mi sono reso conto che tanti luoghi comuni vanno approfonditi e che la politica, italiota o peggio internazionale, è un teatro di marionette colorate. Si ciancia e si balla. Non ho difficoltà (e la invito a leggersi l'ultimo post di Johnny) a credere a gruppi di potere che manovrino i fili lasciando alla politica l'incombenza d'una rappresentazione. Non ho difficoltà a vedere degli scontri netti, ma semiocculti, dove trapela l'un per cento della verità, finanche dei contendenti. Mi dirà che sono un dietrologo, e che così non s'arriva a niente. E' vero, ma l'uomo finora dove è arrivato? Al cesso, forse, cessi sempre più lussuosi e tecnologici.
    Con questo non voglio difendere le conclusioni céliniane, patinate indubbiamente da anti-semitismo. Ma non si potrà negare la forza di famiglie banchiere d'origine ebraica, al tempo. Come c'erano certamente altri poli e ce ne sono tuttora. Dagli archivi storici sono uscite fuori delle verità agghiaccianti sulla seconda guerra mondiale, e non c'è da stupirsene.
    Cèline ha avuto delle brillantissime intuizioni di natura sociale, politica e addirittura economica(come per esempio l'apertura degli stati comunisti al capitalismo: vaticinato decenni e decenni prima). Intuizioni superiori a Pasolini, Sciascia e altri (che sono scrittori cui sono molto affezionato, specie Sciascia).

    comunque, per me ci si può dare del tu.

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  44. @daniz

    Infatti per me il problema di Céline in questione non è l'antisemitismo (in sé) - non vorrei essere stato poco chiaro - o il "luogo comune" (che a volte è tutto ciò che abbiamo e che qualche volta è bene tenersi stretto!!!), ma il fatto che per quella presa di posizione posizione e per quel luogo comune sbagli (per me clamorosamente) e scriva quello che giudico un libro sbagliato.

    p.s. non scappo, rimango in zona!

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  45. @pino

    Rimanga,rimanga pure,non siamo d'accordo ma la chiacchierata è stata comunque interessante e,se non si adombra,anche con una giusta vis polemica,sempre nei limiti della tollerabilità,almeno credo.
    Avrà altre occasioni,perchè su LFC avremo ancora modo di confrontarci avendo in programma altri posts.
    Ne trova anche nell'altro nostro sito "Le bateau ivre",che trova qui nella sidebar sotto il blogroll.
    Se vuole possiamo pure darci del tu.

    Saluti

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  46. volentieri grazie, molto gentili.

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  47. secondo me per quanto ci si voglia sforzare di passare la spazzola sulla scrittura, lo stile va a braccetto colla maturazione di uno scrittore. uno scrittore che non ha compiuto un qual certo percorso potrà avere anche la piuma di Dante, non avrà mai stile.
    Per me lo stile è la cosa più importante in un'opera, ma pur sforzandomi, non ho mai trovato uno stilista che non avesse pagato il saldo coll'esistenza.
    Inevitabilmente le loro opere portano iscritte sulla pelle più idee di quanto si creda, trovo però ormai sorpassata una letteratura che si faccia veicolo, motoretta, di pensieri e rivelazioni e opinioni. Ognuno ha le sue e convincere qualcuno già convinto o convertire qualche pellegrino non credo sia il compito della letteratura.
    la letteratura pone un quesito, un problema e più il problema è difficile, più stile ci vorrà per fronteggiarlo. le idee, in questo frangente, vanno a farsi benedire. non servono. allora un saggio di Chomsky è più artistico di una poesia di Baudelaire?
    Ma all'inverso uno scrittore non dovrebbe mai ignorare cosa abbia scritto Noam Chomsky o Marc Augé.

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  48. Che cos'è che ti cattura immediatamnte leggendo la prima pagina di un libro,? Lo stile,si parlasse pure dei salti della pulce o della venuta del Messia.
    Ebbene sì,sono un fanatico dello stile non delle storie.Confesso il mio peccato.

    In una intervista ad Andrè Parinaud,così diceva LFC :

    "...scrivono come prima dell'età del cinema,fanno sceneggiature credendo di fare dei romanzi,tutti quegli ispirati che raccontano delle storie,perchè è meno faticoso che imparare a scrivere,tutti quei tipi che non han niente nel cuore,nela testa,in pancia,che si triturano l'immaginazione per riempire il vuoto dello spirito.Romanzi! Fatemi ridere.Ci vuole uno stile per scrivere,poi si può parlare della pioggia o del bel tempo,dell'amore e dell'odio,c'è lo stile che ti salva.
    Le storie!..."

    Questa è per me la letteratura,il resto è prendere il sole sotto l'ombrellone.
    Oggi son quasi tutti al mare,file di indistinguibili ombrelloni grigi e sopratutto...sdrai...comodi sdrai.

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  49. johnny, ormai mi conosci sai che la penso all'identico tuo. odio i mattoni idealizzati e odio soprattutto chi mette le parole a caso, impastate di gratuità e gianduiotti.
    solo, dico, bisogna non fidarsi troppo di Céline, che per tutta la vita ha cercato di spacciare il Narratore dei suoi romanzi per l'uomo Destouches (su questo punto se vuoi t'invito ad andare su NI dove ho avuto una discussione con un autore del sito; è sotto un post su Aldo Nove).
    Io credo che se il dottor Destouches non avesse posseduto le idee di Bardamu non avrebbe scritto in quella maniera. E ricordo che è proprio per questo motivo che Céline ripudiò il Viaggio (''le parole ancora esprimono idee... le frasi che filano, è ancora Mauriac... mi è insopportabile leggerlo!").

    Io feci un errore a leggermi Morte a credito prima e il Viaggio dopo, ma non conoscevo Céline e feci di testa mia, come sempre. Quando lessi il Viaggio rimasi sconvolto per quello che c'era scritto, ma ormai ero innamorato dello stile di Morte a credito e pensai la stessa frase che ho appena riportato.
    Infatti, proprio a dimostrazione per il mio amore dello stile, io metto il Viaggio dopo Morte a credito e dopo la Trilogia del Nord. ma quel libro mi fece capire perché cazzo quel diavolo pazzo menasse a quel modo, capii quant'era andato sotto terra con quel libro e capii da dove parlava ancora meglio di prima.

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  50. mannaggia,avevo già preparato i pop corn sperando di assistere a una bella rissetta tra Pino e Johnny e invece qua(nonostante l'intervento di un noto Boss che cercava di incendiare gli animi) è finita a tarallucci e vino...ma non è che ho sbagliato a digitare e son finito sul forum di Celine...Dion??

    scherzi e battutacce a parte,sono d'accordo con quanto detto da Daniz.
    non tanto la narrazione dei fatti ma la maniera in cui i fatti vengono narrati contengono "il succo" dello scrittore....dunque lo stile è contenuto,o quantomeno lo stile di Celine contiene il suo vissuto...è anche una questione di attitudine,o la si ha o non la si ha...non si può fingere di averla.

    non credo comunque che chi scriva così "di pancia" possa o debba preoccuparsi del "buon senso" di ciò che scrive...Bagatelle potrà risultare ossessivo e ridondante(in alcuni passaggi persino poco lucido dato il modo semplicistico con cui viene affrontato il tema principale)ma se non altro non c'è nessun artificio volto a rendere più dolce il veleno che Celine ha in corpo e che sputa con veemenza.
    son pochi gli scrittori in grado di mettersi così a nudo secondo me,e questo lo ritengo un grandissimo pregio,a prescindere dal tema trattato e dalla lucidità con cui viene trattato...se si cerca buon senso e lucidità ce n'è a bizzeffe in altri autori.

    detto questo vi lascio(con la musica di Titanic in sottofondo)

    Lou Valmel

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  51. @daniz

    più che su Celine in particolare,nel precedente post facevo un discorso più generale sullo stile,pur citando le sue parole in merito.

    Ma per tornare al Viaggio,che ho letto per primo,e pur considerato quanto tu dici,l'intreccio tra vari registri,quello sostenuto a quello basso e triviale,costituisce uno dei caratteri distintivi della lingua (e quindi stile) del romanzo,anche se più tardi ripudiata da Céline.
    Certo,non è lo stile maturo,quello inconfondibile di Morte a Credito e Trilogia (Rigodon,come mio gusto peronale è il top),ma è comunque lontano miglia dal conformismo della lingua accademica di tanti romanzi d'allora (e di oggi).Forse,avendolo letto per primo,ho potuto vedere ed apprezzare questa trasformazione della scrittura che poi è culminata nelle opere posteriori sopradette.
    Per il resto,non c'è ombra di dubbio che nessuno sia andato così sottoterra,e più che al termine,nel buco del culo della notte.

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  52. @lou valmel

    Mi dispiace Lou,tutti quei pop corn sprecati...ma fattene una scorta,con Celine vedrai che quest'anno specialmente non mancheranno le scazzottate..

    Per il resto,mi pare che sullo stile diciam la stessa cosa,aggiungo che non poteva essere diverso quello di LFC,la forma si sposa con il contenuto in una perfetta fusione indivisibile,come sempre accade nelle opere migliori e,se non interpreto male le tue parole "lo stile di Celine contiene il suo vissuto" e forzandole anche, si potrebbe azzardare che la forma in questo caso è già contenuto.

    Se gli artisti,quelli che CREANO tanto per chiarire, si fossero preoccupati del buon senso staremmo ancora a spulciarci come i babbuini.Sono legioni quelli che si occupano del buon senso con il risultato che non si trova manco più sto senso.
    Il buon senso di Rimbaud,Lautreamont,Caravaggio,Miller,Bukowski,
    Wilde...Celine!
    Quello di farsi inchiodare alla loro verità,peu importe ce qui se passe,e senza padri salvatori.

    ciao lou

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  53. ovviamente sono d'accordo johnny...specie con l'ultima frase,inchiodarsi alla sola verità che si possiede,anche se non è detto che sia la più plausibile e ragionevolmente accettata,ma è l'unica:la propria.

    dopotutto il compito di qualsiasi artista(perchè di questo stiam parlando,mica di politici o di idraulici) altro non è che quello di plasmare e sublimare ciò che sente,senza filtri di nessun tipo.

    à bientòt

    Lou

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  54. d'accordo su tutto.
    peccato che Rigodon, romanzo che adoro, fu già messo in cantiere ridimensionato da Céline che si sentiva la morte addosso e aveva urgenza di dare una chiusa alla trilogia del nord.
    un peccato mortale, dato che quell'ultimo gioiello doveva avere la compattezza, la lunghezza e la compiutezza degli altri due. pare che in programma fosse di inserirci anche il dopo arrivo in danimarca, la prigione e il lungo soggiorno davanti al Baltico in una squallida capanna sprovvista di tutto...
    e lì di stile ce n'è da annegare

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  55. @daniz

    Ho dato un'occhiata su NI al ost che mi accennavi.
    In effetti,a partire dalla querelle Proust-Saint Beuve,ritengo che un po' dell'uomo ci sia ovviamente sempre nello scrittore.
    Detto questo è altresì innegabile che alcuni ci sia dentro fino al collo,altri molto meno.
    tra un Flaubert e un celine p.e.,ce ne corre.
    Letterariamente,non voglio dar giudizi se sia meglio una cosa o l'altra,va a gusti ed entriamo in un altro ordine di riflessioni,quel che importa è sempre l'annosa questione di come il piatto vien servito.
    Personalmente poi preferisco gli scrittori "di pancia" che di cervello.Certo però che Joyce...

    Per quel che poi riguarda Nove,il famoso velo pietoso cada su questo spacciatore di gianduiotti.

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  56. Sono un neofita celiniano,appena iscritto al blog.Ho appena finito le Voyage,straordinario! Dopo tanti romanzetti finalmente uno vero.Ora comincerò Morte a credito.Mi è piaciuta molto questa discussione e ho pure imparato a meglio conoscere Celine.
    Vi seguo.

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  57. Ben arrivato,un gran piacere accogliere un altro lettore celiniano.
    Se vuoi aggiornarti sul Nostro ti consiglio

    http://lf-celine.blogspot.com/

    ciao

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  58. johnny
    in quei commenti mi interessava parlare di come uno scrittore costruisca la fama del narratore. se ci pensi in trilogia del Nord tutti quegli interventi di Céline dove lo scenario si sposta dalla fuga tedesca al presente di meudon è fatto proprio per questo motivo.
    non parliamo poi di Buk. di Proust o Lawrence.

    Aldo Nove? chi è il professore di matematica delle elementari?

    @cassepipe
    leggendo il Viaggio hai firmato la tua condanna a morte. Centellina i suoi romanzi, posso consigliarti.

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