venerdì 28 maggio 2010

ITALIA UNITA E LE SUE LETTERE



(intervista a Gianni Celati - di A.A.Tristano - Il Riformista 27\5)

"A Manzoni preferisco il darwiniano Leopardi"




Il professore, alla maniera dell’amato Swift, fa una modesta proposta: far studiare a scuola le Operette morali al posto dei Promessi sposi.
Una scelta che ha a che vedere con la sua idea di Italia: «Si parla dei 150 anni dell’Unità, ma non possiamo dimenticare la cecità della cultura piemontese. Cosa fu al sud, quest’Unità, se non una rischiavizzazione dei Savoia?».
Gianni Celati, che ha insegnato linguistica, comparatistica e letteratura in più di un continente, da Princeton a Caen a Bologna, che ha scritto saggi (Finzioni occidentali) e prose di invenzione (Comiche, Parlamenti buffi, Narratori delle pianure), affermandosi come uno dei massimi narratori italiani, oggi fa il libero battitore nei territori del racconto.
Non è un neoborbonico del 2010, mai potrebbe, lui nato a Sondrio nel ’37, cresciuto sul Po ferrarese e presto divenuto cittadino del mondo, ma sull’Italia unita e le sue lettere ha un’idea precisa: «L’Unità era un’operazione sacrosanta, bellissima. Ma che errore fu la cancellazione di Napoli dalla cartina politico-culturale del potere italiano… La città di Basile, di Vico, di Giordano Bruno, all’avanguardia su tutte le altre città italiane. Napoli doveva essere la capitale della nuova Italia, altro che Roma: ci si dovrebbe vergognare della boria di Roma, dove tutti han paura che il Papa li sculacci, come diceva Fellini…».
E a proposito di libri fondanti: «Prendiamo I promessi sposi, capolavoro autentico che introdusse la stabilizzazione ferrea di un sistema letterario, la definizione imperativa di un racconto nazionale. È giusto studiarlo, ma per me l’opera simbolo che tutti gli italiani dovrebbero leggere, sono le Operette morali di Giacomo Leopardi, suprema forma di darwinismo letterario, che prospetta l’uomo oltre il proprio confine, che ci ricorda la nostra mortalità insegnando a vergognarci delle nostre vanità, a non esser categorici mai. Per me quelle pagine sono l’educazione più sicura, quella a cui sento di dover tornare…».
Celati ha da poco pubblicato con Feltrinelli i suoi Sonetti del Badalucco nell’Italia odierna, metà autobiografia e metà ballata - protagonista è un attore povero e anziano, Attilio Vecchiatto - sul tema di Amleto secondo la versione di quel Jules Laforgue che ispirò il Carmelo Bene di Hommelette for Hamlet. E in questi giorni sta ultimando il montaggio di un suo film documentario sull’Africa, frutto di una lunga permanenza nel continente nero:
«Ci andai dopo aver insegnato a Chicago. Lì tutti prendevano Prozac. Anch’io vedevo tutto scuro. Ma in Africa la depressione non esiste...».
Da vent’anni ha trasferito la propria residenza in Inghilterra. Dove, alle ultime elezioni, secondo lui ha vinto comunque Blair: «Al governo sono andati i candidati che più gli somigliano e ha perso quello che gli somigliava di meno, per quanto fosse dello stesso partito. Brown più che all’idea del bene crede in una specie di matematica teologica, da puro protestante scozzese. Blair ha fatto riforme che resteranno. Io comunque avrei votato per i verdi…».
In Italia, Paese «inospite, triviale», di «fango e brulicame» in mano a Badalucco «cavalier furbino» (come scrive nei suoi Sonetti), non saprebbe.
Il rapporto con la politica si è azzerato quando si chiuse la militanza nel vecchio Pci. Lui, addetto al lavoro culturale in quel di Bologna: «Mi ricordo quando battevo le case del popolo in provincia per spiegare il mio anti-stalinismo, con i commenti dei compagni basiti che mi davano del “liberale” o “testa di cazzo”, che per quella platea erano perfetti sinonimi, e mi costringevano a scappare nella nebbia… Frequentavo amici di famiglia, veri partigiani, in fiduciosa attesa della rivoluzione, che della guerra avevano conservato le pistole o i mitra, e mica nascondendoli ma tenendoli bene in vista in cucina. Ma soprattutto amavo le donne di quel vecchio Pci, qualcosa che rendeva il comunismo come l’eros del Simposio di Platone, qualcosa che unisce il greve e l’acuto, il duro e il molle…».
Celati non ha mai smesso l’attività di traduttore. Il suo primo rapporto professionale con la letteratura. «Ero a Londra con una borsa di studio, dedito a quel delirio della lettura che ancora mi accompagna. Scoprii un testo di Jonathan Swift ancora inedito in Italia. Era la Favola della botte. Il testo capitò nelle mani di Italo Calvino, che lo fece pubblicare. Divenimmo amici. Quando tornavo da Londra, e lo facevo sempre in macchina, mi fermavo sempre da lui a Parigi, dove viveva. Grazie a lui debuttai con le mie Comiche. Calvino era una straordinaria macchina narrativa, aveva la capacità di fare di ogni cosa un racconto. Ma fu rovinato dai suoi complessi di inferiorità. Verso tutti: la Francia, gli strutturalisti, Roland Barthes, alla cui lezioni assisteva come uno studente qualunque, Giorgio Manganelli, Edoardo Sanguineti…
A Parigi incrociammo Beckett e lui non volle incontrarlo, e si commosse perché in lui vedeva lo scrittore che non sarebbe mai stato. Era ossessionato dal mantenere la fama che si era conquistato, quella del “grande intellettuale”, “il grande autore”, lui che in privato si definiva “uno scrittore domenicale”, come se quella sua facilità di raccontare fosse una debolezza, una specie di frivolezza intellettuale a cui non doveva piegarsi. Era fermo a un’idea newtoniana della scienza e della letteratura, la teoria dei quanti non la volle frequentare mai. Mi ricordo gli ultimi momenti di lucidità in clinica a Siena, prima che morisse. Ripeteva fra sé: “Le rette, le parallele… Giovanni Di Marzo… fenomenologo”: un romanzo embrionale, queste frasi, il romanzo che non poté scrivere. Ai suoi funerali l’intellighenzia italica diede davvero il peggio di sé: capannelli sparsi e mormoranti dove c’era chi pianificava di pubblicare il suo ultimo libro in quattro lingue, chi si sentiva già suo delfino, chi strologava su contratti da firmare. Povero Italo…».
C'era una volta Alice. E c'è ancora. Tim Burton ne ha tratto un successo planetario per il cinema. Nelle analisi politiche sul recente voto britannico c'è chi l'ha tirata in ballo perché «la Costituzione al pari di Alice nel paese delle meraviglie si deforma come se avesse mangiato funghi allucinogeni» (Richard Newbury sulla Stampa).
Per Celati, Alice invece vuol dire 1977. La Contestazione. «Avevo lasciato l’insegnamento alla Cornell University, nello Stato di New York, dopo essere stato indicato da Manganelli per la cattedra al Dams di Bologna. In America avevo conosciuto a fondo la controcultura, di cui Alice era divenuto il simbolo. Decisi di dedicare il mio corso proprio al personaggio di Lewis Carroll». L’Alice italiana fu la bambina del Movimento che infiammò quell’anno con i carri armati spediti da Cossiga per le strade di Bologna. «Dovetti firmare delle carte con cui mi assumevo la responsabilità totale di quanto accadeva durante il mio corso». In quegli anni, in quelle aule, c’erano ragazzi che di lì a breve avrebbero occupato la scena culturale italiana. Sui quali Celati ha opinioni differenti. Pier Vittorio Tondelli: «Intelligentissimo. Una mente portata per gli affari. Ebbe subito successo con Altri libertini, costruito a tavolino in Feltrinelli. Io gli dicevo: “Ma perché non provi a rileggere Ariosto?”. Ma lui pensava solo agli americani. Riducendosi a scrivere libri che sembravano cattive traduzioni dei romanzi d’oltreoceano». E Andrea Pazienza: «Forse il più grande talento della sua generazione. Non fece mai nulla per compiacere nessuno. Ma che balordi, gli eroinomani…».
Dovesse indicare gli autori di cui mai privarsi, oggi Celati direbbe tre nomi: «In cima ci metto Antonio Delfini, grandissimo stilista semi-sconosciuto, lontano da ogni convento. Poi Beckett, capace di scrivere cose che a nessuno riuscirebbero. E Proust: ho cominciato a leggerlo seriamente solo sui 50 anni, e dentro ci trovo tutto».
Ma, in sostanza, perché si scrive? «Quando scrivo mi capita di pensare a Totò.
Totò ci ha riscattato tutti, ha sgonfiato i tromboni. Perché scrivere? In fondo si scrive perché nessuno è mai da solo, perché immagini da qualche parte qualcuno in sintonia con te. Forse, si scrive solo per amore…».
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(Commento di un ns collaboratore)


La parte del tenero reducismo ,del come eravamo,non mi entusiasma mai molto perchè nasconde sempre il lato oscuro che inevitabilmente si trascina dietro, (e che appunto resta sempre in ombra), a favore dell'alone romantico del poi su fatti e circostanze che al loro tempo non lo avevano affatto.
Più interessante quel che riguarda l'Italia unita e le sue lettere.
Che l'Unità fosse un'operazione sacrosanta e bellissima, è alquanto opinabile,visto che per duemila anni,ad eccezione di Roma e fascismo,la terra italiana mai ha conosciuto unità politica,culturale e spirituale.
Mi vien da dire che questa è la sua naturale condizione esistenziale.
Una certa unità può essersi verificata,seppur parzialmente,a livello linguistico.
Una condizione simile ha vissuto la Germania,la cui unità è ancora piu recente,ma dove le varie entità territoriali conservano ampie autonomie che in Italia non si son mai sognati di riconoscere,facendo di questa unità una traballante chimera.
Si diceva,l'Italia è fatta,ora bisogna fare gli italiani.
Forse bisognerebbe rifarli entrambi.
Quanto ai libri fondanti,d'accordo sulle operette morali e su Leopardi in toto,ma il libro più moderno,anche poeticamente,resta sempre la Commedia dantesca in particolare (sapendola spiegare,cosa mai accaduta nelle scuole, e senza che le note sian più lunghe del testo) e tutta la produzione in generale del fiorentino.Aggiungerei pure il Machiavelli.
Tralascio la troppo facile e banale battuta africana e il must dell'italia inospite e triviale,così pure altre affermazioni condite di facile retorica.
Pare che questi personaggi sian vissuti in un altro mondo dal dopoguerra in avanti,sempre a mitizzare un'italia che non è mai esistita come loro l'immaginano.
Pare inoltre che non si siano accorti della generale mutazione antropologica intervenuta in tutto il globo,certamente in peggio.
Dopo Badalucco ci sarà un Badalicchio,o pensa Celati che tutto sarà diverso? Che la trivialità scomparirà?
E' costume di ogni intellettuale italiano trovarsi bene in paesi in cui vengono applicate leggi che non vorrebbero mai in Italia e contrarie a tutta la loro storia politica e culturale.
Penso proprio a Gran Bretagna,USA e Francia.Lì però stanno al passo,mentre quando ritornano qui ,o parlano del loro paese,fan fuoco e fiamme.
Su Calvino,come scrittore,nutro qualche perplessità e credo sia stato molto sopravalutato.
Sarà pure stato una straordinaria macchina narrativa,come dice Celati,ma quanto resterà?
Forse non era tutto understatement quando lui stesso si definiva "scrittore domenicale",mentre non era affatto un intellettuale della domenica,razza ora in enorme espansione.
Certo Becket è Beckett.....l'abbiamo mai avuto noi uno come questo o uno scrittore che,almeno dal dopoguerra in avanti,non infilasse sempre la politica in un certo modo nei suo romanzi?
Solo molto provincialismo letterario.Pochi si son salvati,forse il Gattopardo,Gadda.
Di Alice non voglio parlare,si può dir tutto ed il contrario di tutto.
Gli autori di cui mai privarsi?
Ok Proust,che una volta entrati nel suo modo di scrivere,vorresti continuare a leggerlo ancora dopo quattromila pagine,e ovviamente Beckett la cui sintesi comica e tragica del mondo è inarrivabile.
Delfini non lo conosco e quindi mi taccio.
Io aggiungerei Nietzsche,Cèline e Shakespeare.

(corrado prestianni)

mercoledì 26 maggio 2010

IL BATTERISTA DEI POOH

il pianista jazz

Da tempo circola un video su youtube di un pianista jazz che ironizza sulle qualità tecniche del batterista,forse ora ex,dei Pooh confrontandole con quelle di alcuni batteristi jazz.

Apriti cielo,rivolta dei fans del gruppo che hanno ricoperto l'incauto pianista di contumelie,adducendo il senso di invidia,le belle canzoni dei Pooh,il loro successo,il senso di frustrazione,l'immodestia,la puzza sotto il naso,il rispetto e chi più ne ha più ne metta.

L'ironia era semplicemente concentrata sulle qualità del batterista D'Orazio e non c'era nessuna ragione di sollevare un polverone di lesa maestà del gruppo.
In effetti,come si potrà sentire e vedere nei video sotto linkati,la distanza tecnica coi batteristi jazz è incolmabile.


I due video ironici





I confronti



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Per restare in tema di musica e di minchiate ecco un video di Jovanotti,un vero miracolato di Lourdes,ad Harvard.Cosa mai potrà dire questo parlatore di musica ultra politically correct in questa università,è uno dei misteri che ci circondano.Il vecchio Frank si rivolterà nella tomba.
Lui pensa positivo e probabilmente lo è veramente....

lunedì 24 maggio 2010

DEMOCRETINERIE

- Salta fuori il vecchio pensionato della bocciofila,Bersani detto le Neant,a dire in un soprassalto di bon ton che la Gelmini "rompe i coglioni."
Passi che il nostro ormai suonato bonhomme non sia un seguace di Monsignor della Casa.
Ma poi ci si mette anche l'ibrido Rosy Bindi,definita l'Anello Mancante.
Già in passato andava comicamente fiera della battuta a Mister B: "Non sono una donna a sua disposizione".
E capirai ! Forse invece dell'oggetto misterioso che è si credeva una Naomi!
Ci vuol un bello stomaco a disporre di una tal mercanzia! Ovviamente,scandalo delle femminucce dell'avanguardia eolica,che non si sa che abbiano a che fare con Rosy,visto che la scienza non si è ancora pronunciata sul genere,famiglia,specie.
Ora questo incrocio, vecchio politburo-suora-casalinga di Voghera-presidente della bocciofila,conferma la minchiata del suo pensionato segretario contro la Gelmini,buttando alle ortiche tutte le precedenti fesserie in difesa delle femminucce,con le quali nulla ha comunque a che fare.
La Gelmini,che invece donna è,speriamo non se la fiii nemmeno.
Dulcis in fundo,cari,non potete mai immaginare come triturate voi i coglioni.....e si è visto!


- Ogni tanto si fa vivo Gad "Flop" Lerner,per comunicarci che esiste con qualche stronzata.Quest'uomo è un vero mistero di Fatima,un miracolato della Torah,tanto da credersi un genio invece di un carneade qualunque,aiutato in questo sogno da altrettanti degni compari,come quelli che hanno inserito il suo libro nella cinquina del Campiello.
Si ricordano le sue figurette di petulante scolaretto di fronte al grasson Ferrara,la minchiata da direttor del tg1 e la diatriba da stalliere col padre,forse a beneficio promozionale del libro.Pensate,è stato pure consigliere di padre Prodi...e anche qui s'è vitso...!
Probabilmente la sferruzzante e bofonchiante vecchietta porta pure sfiga!
Ora dice che Sant $ oro guadagna come lui,con un audience maggiore,e che quindi dovrebbero dargli molto di più.Oltre alla natura non troppo benigna con lui (nemmeno questo ha),al nostro miracolo vivente (di come si possa far grana senza saper far nulla) non è minimamente passato per la testa che è lui che prende troppi soldi a ufo e se a TV7 non han l'anello al naso può anche darsi che provvedano.


- Il magistrato Ingroia,di cui ci sian già occupati.
Il Consiglio di Stato ha cancellato la sua nomina a procuratore aggiunto a Palermo.
Che fa questo paladino della insindacabilità della magistratura,questo viandante degli show televisivi per criticare il governo,una vergogna,questo difensore accanito dei verdetti?
"Resto al mio posto".Che mi frega delle istituzioni. I suoi sodali :muti e sordi,come le tre scimmiette.Non ci stupiamo certo di questo comportamento,già avevamo inquadrato il personaggio e indicato a iosa il doppiopesismo degli amici.


-Le patetiche passionariedi Bologna.Rifiutano una prefazione al loro libro (l'unica ragione per chiamarlo tale è che i ricavi eran destinati a beneficenza) di Mister B,pena la non stampa di detto libro.Quindici su cinquanta.Può pure essere una manovra di marketing,ma ormai è di moda presso le mezzecalzette distinguersi,farsi conoscere così,altrimenti fitta nebbia.
Ma la ciliegina l'ha messa un inclito maschietto,Eugenio Riccomini,storicodell'arte,che preso da fregola storica (poco artistica)tira fuori nientepopodimenoche "Anche Hitler è stato eletto democraticamente".
Che cazzo c'entrerà col libro solo lui lo sa.Comunque complimenti per la boutade professore,magari se l'è studiata tutta la notte,nuova anche,bravo..bis..
A dimostrazione che un genio della fisica può pure essere un cazzone qualunque.


- Cannes,festival dell'accreditamento,non si sa mai.
Comincia la Mezzogiorno "Gli italiani votano Mister B perchè incarna i loro lati peggiori".
E brava giovanna d'arco! Poi,se magari votano per la tua sinistrata parte,allora diventano tutti lati migliori?La solita ochetta che per non star indietro alle altre francesi starnazzanti,sciorina banalità,pensando magari a chissà quale sociologia.
Finisce un tal Germano,premio miglior attore,che nel ritirarlo fa sfoggio di uno straordinario leccazampismo gratuito."Dedico il premio all'Italia e ai tanti italiani che nonostante la loro classe dirigente...."
Posso io star indietro,ormai son nel giro,aspetta un po...accreditiamoci..
Vicino a lui c'era Barden,premiato ex-aequo,ma suo nonno in fatto d'interpretazione.
Anche lui ha ritirato il premio ma....
A Germa',nun t'allarga' guarda e imparab
A proposito,e la Guzzanti? Guzzanti chi?
Dove stava?
Poveretta!

sabato 22 maggio 2010

CHIAGNEFOTTE SANTORO SI RITIRA (col rolex)

voglio la grana!


Il colonnello Blondie,detto Santoro ci ha regalato una delle sue solite sceneggiate prima di uscire da Fort Apache,annozero.
Siccome è un tipo modesto,ha tenuto la solita conferenza di chiagne e fotte,come lo ha apostrofato Massimo Fini,ma molto prima da noi.

Avrebbe voluto una mondovisione ma ha dovuto accontentarsi di un semplice microfono e letterina per accusare tutti di averlo cacciato.Solito vittima-show.
Lo strano è che stavolta,con il suo solito piagnisteo,non ha convinto nessuno,nemmeno gli amici,se non il solito bocciofilo Bersani,un volemose bene a prescindere.
Nemmeno Rosy Bindi se l'è sentita "Stavolta se n'è voluto andare lui,nessuno l'ha cacciato"
Già il vizio del martire,tecnica imparata dal Cavaliere,di cui è un clone,visti tanti modi simili di agire e da noi dettagliatamente evidenziati in altro post.
Eccellente interprete del più nostrano e becero chiagne e fotte,che da tempo aveva iniziato l'opera di sganciamento da Fort Apache.
I due del cda rai in quota al pd,Van Straten e Rizzo Nervo "Dopo tutto il casino che abbiamo fatto per farti rientrare in rai non puoi andartene così."
L'ingratitudine,altro must santoriano,nemmeno il voto di tanti fedeli che l'avevano mandato a Strasburgo lo ha fermato dall'andarsene dal parlamento europeo.Fiducia buttata alle ortiche per la sua modestia ad apparire sempre al centro.
Ricordiamo anche il patetico e ridicolo appello allo show di Celentano,sembrava De Gaulle in esilio e tale crediamo che lui stesso si senta,invece di un semplice conduttore di programmi televisivi ,dove molti scambiano la professionalità per verità delle cose che dice.
A dire il vero,molti del pd avevano capito che portava voti solo al Cavaliere,le sue sparate convincevano solo i già convinti,gli altri indecisi ,alle molte bufale e assurde invenzioni, finivano in altre braccia.(vedi la fiction Ciancimino).
Del nostro chiagnefotte ci dispiace che se ne vada.Per una sola ragione.Erano tanti voti persi per la sinistra,solo Bersani pare non averlo capito.

Lo spettacolo dei miliardari paladini degli indigenti è sempre affascinante.
Per loro,s'intende.
Il resto su questo impiegato televisivo e la sua comica truppa,l'abbiamo già detto in almeno una decina di precedenti posts.
E' solo avanspettacolo,e solo ora nell'addio,molti dei suoi ciechi aficionados se ne sono accorti.

giovedì 13 maggio 2010

DE BENEDETTI - CONFESSIONI DI UN MANGIATORE...DI SOLDI


Il testo edito da Aliberti - Paolo Guzzanti: “Guzzanti vs De Benedetti”. di cui ieri “Il Fatto quotidiano” ha pubblicato un ampio passaggio e che sarà presentato oggi al Salone del Libro di Torino.

"Berlusconi? Onestamente non posso dire che sia un mascalzone".
Parola di Carlo De Benedetti, il nemico pubblico numero uno del Cavaliere.
Parole dal sen fuggite? Niente affatto. Ogni singola parola attribuita all’Ingegnere e contenuta nel libro di Paolo Guzzanti, «Guzzanti vs De Benedetti» (368 pp, Aliberti editore), è stata letta, ponderata e confermata dallo stesso editore di Repubblica ed Espresso.
Dalla biografia emerge il ritratto di un imprenditore che ammette di essere come Berlusconi:
"È un autocrate come tutti noi imprenditori, ma come persona non è affatto cattiva ed è anzi sicuro di fare il bene. Il motivo per cui io lo combatto è che, essendo un imprenditore al comando del Paese, è per definizione un rischio per la democrazia. Anch’io, se mi mettessi a fare il politico, sarei un pericolo per la democrazia".
Con Silvio siamo al rapporto di amore-odio. Anzi: "Io non lo odio, lo disapprovavo, è l’uomo che incarna un intero popolo in modo passionale, sentimentale, persino affettuoso. Lo dico da suo avversario: non è assolutamente una carogna".

Roba da far drizzare le orecchie ai colonnelli democrati. Anche perché di fianco all’elogio come imprenditore all’avversario Silvio, le accuse contro i vertici del Pd sono spietate. Spietatissime.
I primi a cadere sono D’Alema e Bersani: "Il segretario è inadeguato, lui e D’Alema stanno ammazzando il Pd". E su Baffino: "Credo che abbia fatto tantissimi errori e non capisca più la sua gente. Per non parlare della storia dell’alleanza fra loro e Casini in Puglia, alleanza che poi è fallita perché Vendola ha vinto sia le primarie che le elezioni regionali. Pensi quale alto livello politico."
Su Berlusconi come uomo politico il giudizio è estremamente negativo, "ma almeno Silvio ha fatto qualcosa. D’Alema e quelli come lui non hanno fatto niente".
Il De Benedetti che ne esce fuori sembra il prigioniero politico della sua stessa armata, da sempre schierata col Centrosinistra.
Come quando è lo stesso De Benedetti ad ammettere che "Ezio Mauro talvolta si fa un po’ prendere la mano da certi suoi giornalisti...".
E ancora sul direttore del quotidiano la Repubblica: "Naturalmente mi sono attirato un ulteriore numero di nemici rispetto a quelli che avevo già prima, perché fare un giornale indipendente vuol dire che io e D’Alema non ci parliamo più, oppure che Bersani si lamenta con me dicendo che Ezio Mauro sta più al telefono con Franceschini che con lui. Si immagini cosa me ne frega a me di quanto sta al telefono Mauro".
Insomma, è l’Ingegnere la vera vittima del mostro politico che ha contribuito a creare:
"Mi odiano, ci odiano e adesso si sono messi in testa che Ezio Mauro voglia diventare il leader del Pd e questo li fa impazzire, e naturalmente non è vero nulla, è una panzana pura ma se la sono messa in testa e sono scatenati contro di noi. Sono ridotti così male che hanno inventato questa leggenda.".
Un po’ di vetriolo c’è anche per l’ex premier Romano Prodi, regista della mancata acquisizione della Sme da parte di De Benedetti a vantaggio della cordata voluta da Bettino Craxi e guidata da Berlusconi, i cui strascichi giudiziari hanno portato alla sentenza di risarcimento monstre da 600 milioni di euro. È tutta colpa del Professore: "Io detestavo Craxi, la cosa è nota, ma in quel caso aveva perfettamente ragione: era il presidente del Consiglio e Prodi compiva un’operazione di quella portata dando via aziende statali senza nemmeno fargli una telefonata. Prodi così fece incazzare Craxi come una belva "

"Mi sta dicendo che è in pessimi rapporti con il Partito democratico che una volta era la luce dei suoi occhi?
-No, guardo i fatti e le persone. Ad esempio, io stimo moltissimo Bersani: è stato un eccellente ministro e di lui come persona e uomo di governo posso soltanto dir bene.
Ma come leader? Suvvia, è totalmente inadeguato. Lui e D’Alema stanno ammazzando il Pd, per non parlare della storia dell’alleanza fra loro e Casini in Puglia, alleanza che poi è fallita perché Vendola ha vinto sia le primarie che le elezioni regionali. Pensi quale alto livello politico.
Durante un incontro con lui – riferisce l’Ingegnere – ebbi modo di dirgli: ‘Guarda, Silvio, tu sei l’Alberto Sordi della politica perché sei l’italiano tipico, quello che si incontra al bar’. Lui – riprende De Benedetti – rappresenta tutti gli estremi dei nostri vizi: fancazzista, tifoso di calcio, corteggiatore di donne, cornificatore della moglie, furbastro; è quello che siamo tutti noi, ma portato all’eccesso. Diciamo la verità: ognuno di noi dentro di sé, nelle sue parti oscure, è anche un po’ Berlusconi”.

Altra chicca da libro : Scalfari "La verità non ci interessa"
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Beh,tutto questo detto dalla tessera n.1 del Pd,noi lo andiamo ripetendo da tempo su questo blog
attirandoci critiche ,dai puri,dei moralisti da cortile,di essere partigiani di una parte politica,che certamente ha le sue magagne e che da più parti vengono evidenziate,mentre altre simili mascalzonate vengono bellamente ignorate
Invece era solo la verità su queste risibili figure, confemata dal loro primo e importante iscritto.
Ciò non toglie che il nostro ingegnere contribuente svizzero è uno che dovrebbe stare in galera,come più volte qui auspicato,tanto per non strumentalizzare queste dichiarazioni.
Su Scalfari idem,l'unica scusante è che ormai è rincoglionito dall'età.

domenica 9 maggio 2010

EUROPA KAPUTT !




Quest'Europa dei burocrati,delle multinazionali,dele leggi sul sesso degli angeli,dello spreco,dell'indecisione,dell'interesse egoistico dei singoli stati ,questo baraccone disneyano senza identità politica culturale,senza potere,senza esercito,senza lieder ,senza moneta sovrana.
Abbiamo tutti adottato una moneta, l’euro, che è sospesa nel nulla, non ha cioè uno Stato sovrano che la regoli, non si sa di chi sia, e soprattutto noi Stati europei la possiamo solo USARE, non possedere. E’ tutto qui il disastro.
Una moneta artificiale,la BCE è un consorzio di banche private,senza potere di emissione.
La BCE è una banca privata ! Pochi banchieri gestiscono tutta la massa monetaria di 450 milioni di europei.L'Europa ha già perso la sovranità’ monetaria dal 1992 firma del trattato di Maastrich.
Si certo, i mercati ci provano a screditare l’Euro, ma L’Europa che non c’è poteva anche aspettarselo!Definirla sventata è fargli un complimento.
Non meglio tutti gli organismi internazionali monetari e finanziari,sedi impunite di ogni trucco e speculazione,ormai screditati.
Tutti concordi a vedere nelle agenzie di rating Moody’s, Standard & Poor’s o Fitch Ratings quei soggetti che in sostanza stanno guidando,su ben precisi ordini, i continui sconvolgimenti dei mercati. Solo due giorni fa, per “un errore tecnico” (ma a chi la raccontano!) hanno fatto crollare le borse europee. Intanto , come per ogni operazione del genere, qualcuno che sapeva cosa sarebbe successo si è riempito di soldi, rovinando qualcun altro.
A noi pare questa operazione somigli tanto all’insider trading, ma nessuno nemmeno lo adombra.Si accettano cappi e ricatti, pendendo un po’ stolidamente dalla labbra di Trichet: che la politica si faccia condurre! tuonano i banchieri, e si vede come ci conducono bene!
Tutti accettano analisi e guida di chi ci ha rovinato fin qui, Pure le tre agenzie signore dei mercati costituiscono una anomalia grottesca: hanno ricevuto soldi da chi doveva essere valutato, non sono organi pubblici, ma sono legate agli investitori, ai grandi investitori, ed allora perché trattarle come se fossero super partes? E’ da stupidi, ma di stupidaggini ne vediamo a mucchi, giustificate da ragionamenti contorti e teorici che coprono la verità di un mercato dai connotati mafiosi, in altro modo non mi sento di giudicare chi si arroga il diritto di dare pagelle che si pretende di considerare super partes, quando si è poi pagati profumatamente da chi verrà valutato.
Le colpe? Non ci vuole un economista: banche centrali, che accettano simili orrori come se fossero norma, unica cosa he non accettano sono la moderazione dettata dalla correttezza e quella che sarebbe sempre necessaria della valutazione delle necessità della politica, come governo dei popoli, uniche vere vittime di una manica di sconsiderati, non ultimi i politici che si sono inginocchiati alle ragioni di un mercato scorretto e fumoso., ed arriviamo all’euro, moneta debole, perché non sostenuta dalla politica.
L’europa che non c’è, ha creduto ai pifferai della finanza mafiosa e continua ad annaspare ovviamente, mentre le nazioni europee continuano ad esser divise e col sogno bacato di alcune di approfittare anche dei mercati per raggiungere preminenza e potere sugli altri.
Una filosofia predatoria :una lotte fra bande . Deboli e divisi in europa, ma velleitari, con un euro velleitario.
Uno Stato con moneta sovrana, come Stati Uniti, Giappone o Gran Bretagna, può emettere debito sovrano senza problemi, e finanziarlo praticamente all’infinito con l’emissione di altra moneta, e questo, al contrario di quello che tutti vi raccontano, non è un problema.
Alan Greenspan, che ha detto “un governo non potrà mai fare bancarotta coi debiti emessi nella propria moneta sovrana”.
Infatti USA, Gran Bretagna e Giappone, che emettono debiti immensi, non sono al collasso come la povera Grecia e nessuno li sta crocifiggendo. Notiamo anche che i paesi euro più esposti al debito greco sono Francia e Germania, tramite i loro sistemi bancari.
Quindi non si capisce perchè rompano i coglioni a noi e non a loro.E diventa anche simpatico tirare fuori 15 miliardi in 3 anni per salvare non tanto la Grecia, quanto le banche francesi e tedesche.

L’America in crisi

L’Europa ha i suoi problemi, ma il vero grande malato sono gli Stati Uniti il cui deficit cresce quanto quello greco.Il debito pubblico Usa è insostenibile e a Washington lo sanno benissimo.
Da qualche mese inoltre i cinesi riducono gli acquisti di Treasury Bonds, esiste un problema oggettivo di finanziamento.La crisi della Grecia è chiara, ma la sua drammatizzazione no, soprattutto se si considera che a segnare le tappe più significative (leggi assalti della speculazione) sono state le agenzie di rating, americane, con annunci sovente ingiustificati ma di straordinario tempismo. E’ come se stessero aprendo la strada agli hedge funds e a chi scommette contro l’Europa.
Il sospetto è che questa crisi venga sfruttata per sostenere il debito pubblico Usa, provocando negli investitori un ragionamento di questo tipo: di fronte a un’Europa chepotrebbe esplodere, meglio tutto sommato il dollaro e i Treasury bonds Usa.
Ed è guarda caso quel che sta accadendo.I maggiori possessori del debito pubblico americano (Cina =1000 miliardi di dollari; poi Giappone, Paesi produttori di petrolio, Uk, ecc.) non hanno alcun interesse a destabilizzare il dollaro. Deprezzerebbero le loro riserve (e non solo).Per amore della verità, aggiungo che tali Paesi ultimamente disertarono le aste dei Treasury Bond per cui fu la Federal Reserve ad intervenire, accollandosi tali obbligazioni.
Come per magia (diabolica), si mosse allora contro l’euro l’uomo che distrusse la Banca d’Inghilterra (e che diede enormi dispiaceri alla lira italiana) mettendo in moto i suoi letali hedge funds.Mi riferisco (se non l’avesse capito) a George Soros , uno che dovrebbe stare in galera da anni,membro influente del club Bilderberg.
Alcuni siti internazionali (tra cui : http://skycpm.com/468×60.php?sh=2882 ) hanno dato notizia che il meeting 2010 del club Bilderberg avverrà in Spagna . Esattamente a Sitges , una piccola città - resort esclusiva, a circa 20 miglia da Barcellona), che per l’occasione (3-6 giugno 2010) sarà sorvegliata da un esercito di guardie armate.Gli Spagnoli comincino a fare gli scongiuri perché al meeting Bilderberg del 2009 seguì poi la tragedia della Grecia.
Perché continuano a comprare dollari, pur sapendo che la moneta è cartastraccia?
Perché il dollaro è il numerario mondiale, sostenuto da un popolo che ha una moneta comune, una bandiera da baciare e l’arsenale atomico più potente al mondo.
L’euro è invece soltanto la moneta comune (imposta) di una parte dell’Europa.
Euro in apnea. Ed il dollaro “immarcescibile”, pur se marcio nei fondamentali dell’economia.
Non un guerrigliero,ma Henry Ford ,diceva :“E’ bene che i cittadini non sappiano del nostro sistema bancario e del sistema monetario, poiché se lo sapessero, io credo, che ci sarebbe una rivoluzione prima di domani mattina”.

Però tira e tira, la corda si può spezzare.
Infatti le banche centrali di Cina, Corea del Sud, Giappone, Hong Kong e Taiwan hanno indirizzato enormi quantità di riserve estere verso le obbligazioni americane, contribuendo a sostenere il dollaro statunitense e a mantenere bassi i tassi d'interesse; ma la strategia adesso è cambiata e il governatore della banca centrale cinese, Zhou Xiaochuan, ha dichiarato in modo inequivocabile "pensiamo di aver fatto abbastanza".
Attualmente i cinesi possiedono circa 1 trilione in dollari e buoni del tesoro americani.
Per finire,dall'introduzione dell'euro (2001),quasi tutti i prezzi di beni e servizi sono raddoppiati,ma salari e stipendi sono praticamente ancora quelli.
La gente comune,dopo dieci anni di euro,ne aspetta ancora i benefici.
Cos'è questa? L'Europa dei popoli? Ma per favore,andate tutti a fare.....

venerdì 7 maggio 2010

LOUIS FERDINAND CELINE - INTERVISTA


Céline "L'uomo bianco è destinato a scomparire" di Robert Stromberg.



Pubblichiamo di seguito il testo di “Parlando con Louis-Ferdinand Céline”, intervista di Robert Stromberg al grande scrittore francese comparsa sulla celebre rivista statunitense “Evergreen Review” nel luglio 1961, proprio nei giorni in cui Céline moriva.

Ora questo testo viene riproposto dalla rivista “Satisfiction di Gian Paolo Serino, in uscita il 6 maggio, nella traduzione di Andrea Lombardi, esperto di Céline e gestore di un blog a lui dedicato (lf-celine.blogspot.com).



È una sensazione stranissima, andare a trovare Céline. Céline il terribile! Céline l’oltraggiato! Céline il capro espiatorio! Céline il Fou! Céline vive a Meudon, ai margini di Parigi. Vive in una casa del diciannovesimo secolo in legno e malta di tre piani con sua moglie Lucette Almanzor e circa una mezza dozzina di cani, ad occhio e croce. Sua moglie, dice, è la proprietaria della casa.
«Pensavo venisse domani… non l’aspettavo… non ho preparato… pensavo domani… venga, venga».
Queste furono le sue prime parole. Si rivolse a sua moglie dicendole di prendere il mio cappotto, e di darmi una sedia. È un uomo massiccio – ma è piegato. Si mosse lentamente, strisciando i piedi – come se fosse troppo debole per fare altrimenti – verso il lato opposto di una grande stanza, che sembrava combinare cucina, sala da pranzo e studio. Si sedette ad un gran tavolo tondo, spingendo di lato, e a terra, pile di libri, fogli e riviste, e facendo spazio per noi.«Che volete? A che vi serve? Non voglio scandalo!… Ne ho avuto abbastanza».
Quando riuscii finalmente a soddisfarlo, si mise a suo agio sulla sua sedia.
«C’è molto interesse su di lei in America», iniziai.
Scartò la mia affermazione con uno sbuffo e un gesto della mano.«Quale interesse? Chi è interessato? Alla gente interessa Marlene Dietrich e l’assicurazione – e questo è tutto!»
«Come vi sentite, praticate ancora la medicina?».
«No, non più, ho lasciato sei mesi fa, non sto abbastanza bene ».
«I vicini qui vi conoscono come Céline?».
«Mi conoscono quel che basta per non esserne contenti».
E non diede altre spiegazioni.
«Cosa fa per la maggior parte del tempo?»
«Son sempre a casa… i cani… ho cose da fare… mi tengo occupato… non vedo nessuno… non esco…sono occupato».
«Sta scrivendo?».
«Sì, sì, sto scrivendo… Devo vivere, così scrivo… No! Lo Odio! L’ho sempre odiato… è la cosa più terribile da fare, per me…non mi è mai piaciuto, ma sono bravo a farlo… non m’interessa per nulla, quello che scrivo – ma devo farlo. È tortura, è il lavoro più duro al mondo».
La sua faccia è ossuta, scavata, ed è grigia; e i suoi occhi cose terribili da guardarvi dentro; era rabbioso all’idea di dover ancora lavorare.
«Ho quasi 67… in maggio avrò 67… e questa tortura, il lavoro più duro al mondo…».
Gallimard, il suo editore, ha recentemente pubblicato il suo ultimo libro, “Nord”.
«È su quanto i tedeschi hanno sofferto durante la guerra», disse Céline. «Nessuno ha scritto su questo… No! No! non dovresti dirlo, questo, quanto soffrirono… sta buonino… shhh!».
Fece il gesto di mettersi il dito sulle labbra.
«Non è bello parlare di questo… sta calmo… NO! solo l’altra parte ha sofferto… shhh!».
Tra i libri di Céline tradotti in inglese vi sono Morte a credito, Viaggio al termine della notte e Guignol’s band. Céline è stato accusato da molte persone responsabili di aver scritto degli articoli e pamphlet incendiari e antisemiti durante l’occupazione tedesca della Francia. Questi apparvero in numerosi giornali francesi e fu riferito che furono ristampati dai tedeschi per il pubblico in Germania.
I suoi libri, comunque, furono banditi nella Germania nazista. Come risultato di queste accuse, fu costretto a lasciare il paese. Andò in Danimarca, dove visse per sei anni, ma passò due di questi anni in una prigione danese.
«Perché è andato in Danimarca? »
«Là avevo dei soldi. Qua non avevo nulla».
«È stato costretto a lasciare la Francia…è stato il governo a dirvi di andarvene… o è stata una vostra decisione?»
«Avevano saccheggiato il mio appartamento a Montparnasse… ».
«Chi?».
«Dei pazzi, ecco chi… portarono via tutto quello che possedevo, tutto quello che avevo… ero fuori in quel momento, con mia moglie, quando tornammo tutto era distrutto… rovinato… tutto ucciso… andai in Danimarca».
Qualche giorno dopo la mia conversazione con Céline incontrai un ex membro della Resistenza francese, che aveva fatto parte del gruppo di saccheggiatori dei quali aveva parlato Céline. Quest’uomo mi assicurò che se Céline fosse stato in casa quando i razziatori colpirono, quasi certamente sarebbe stato assassinato.
«Perché fu imprigionato in Danimarca? ».
«Ero un criminale di guerra».
«Era stato accusato di collaborazionismo? ».
«Ho detto criminale di guerra! Non capisce! Criminale di guerra! Non mi si accusava di collaborazionismo… Ero un criminale di guerra! È chiaro questo!»
«Si crede che lei abbia scritto cose contro gli ebrei».
«Non ho scritto nulla contro gli ebrei… tutto quello che ho detto era “che gli ebrei ci stanno spingendo in guerra”, e questo è quanto. Avevano una rogna con Hitler, e non erano affari nostri, non avremmo dovuto impicciarcene. Gli ebrei hanno avuto una guerra di lamentele per due migliaia di anni, e adesso Hitler gli aveva dato causa di altri lamenti. Non ho nulla contro gli ebrei… non è logico dire qualcosa di buono o cattivo su cinque milioni di persone».
Questa fu la fine della discussione su questo tema. Céline tornò in Francia nel 1950, dopo sei tristi anni in Danimarca. Quando ritornò, grida oltraggiate si levarono da numerosi settori della stampa francese e da molti funzionari governativi, che richiedevano altre punizioni. Nulla fu compiuto ufficialmente, ma come accennato da Céline stesso, i vicini esprimevano chiaramente cosa pensavano di lui.
LA MUSICA ADATTA
Avevo la sensazione, sedendo nella cucina di Céline, osservandolo e ascoltandolo, che, nonostante tutto quello che diceva, a dispetto della sua naturale rudezza e apparente rifiuto dei contatti personali, fosse felice di aver qualcuno che era venuto a trovarlo, qualcuno che lo ascoltasse e che gli facesse delle domande; di ricordare il passato, che dimostrasse come non fosse dimenticato – che la gente leggesse ancora “Morte a credito” e “Viaggio al termine della notte”.
Si discuteva di lui nonostante tutte le difficoltà, e gli odi, e il sapore amaro che lasciava in molti. Se c’è ancora un qualche spirito in lui, e sembra dubbio, è uno spirito che dice:
«Io conosco quale è la musica adatta… io conosco il motivetto giusto… non sentono nulla…».
«Lei disse di non riuscire a leggere dei libri attuali, che erano “nati morti, incompiuti, non scritti…”. State leggendo qualcosa, ora?».
«Leggo l’enciclopedia e Punch, e basta. Punch non è divertente, ci provano ma non ci riescono».
«Non c’è nessuno che lei considera oggi uno scrittore degno di considerazione?».
Prima che io potessi suggerirne uno, ribatté:
«Chi, Hemingway? È un falso, un dilettante… i realisti francesi del 19° secolo erano un centinaio di volte meglio».
E sparò velocemente i nomi di numerosi scrittori francesi, così velocemente che non riuscii a comprenderli. «Dos Passos ha un bello stile, e basta».
«E Camus?», chiesi innocentemente.
«Camus!». Pensai che mi tirasse un vaso. «Camus!» mi ripetè, stupito.
«È una nullità… un morali sta… sempre a dire agli altri cos’è giusto e cos’è sbagliato…cosa dovrebbero fare e cosa non dovrebbero fare… sposatevi, non sposatevi… questo spetta alla chiesa… è una nullità!».
Céline quindi propose il romanziere inglese Lawrence Durrell.
«Un intero libro su come bacia una ragazza, i diversi modi come può baciare e cosa significano… questo sarebbe scrivere? Questo non è il mio scrivere, è nulla, è uno spreco. I miei libri non sono così, i miei libri sono stile, nient’altro, solo stile. Questa è l’unica cosa per cui scrivere».

STILE INIMITABILE
«Chi sa quanti hanno cercato di copiare il mio stile…ma non possono. Non possono riuscirci per quattrocento pagine di seguito, provateci, non ce la possono fare… questo è tutto quello che ho, solo stile, nient’altro. Non ci sono messaggi nei miei libri, quello spetta alla chiesa!» Sbuffò e fece un gesto noncurante con la mano.
«No, i mei libri saranno presto dimenticati, non significano niente, non cambiano nulla, non serve ma nulla…».
«Sono stato di tutto, un cowboy in America, contrabbandiere a Londra, uno squalo, proprio di tutto. Ho lavorato da quando avevo undici anni. So di cosa si tratta… conosco la lingua francese. Posso scrivere, e basta».
«Ascoltate la gente parlare in strada… non ha nulla a che fare con i libri… è sempre:
“Allora gli ho detto… e lui mi ha detto e allora gli ho detto” – attori, ecco. Tutti vogliono gli applausi. Il vescovo dice: “Ieri ho parlato a duemila persone, domani parlerò davanti a tremila” Questa è la religione! Guardate il papa -quando la gente vede il papa, lo vorrebbero mangiare! È così grasso – mangia troppo, beve troppo…attori, ecco cosa sono tutti!».
«Alla gente interessano le assicurazioni e il divertimento – tutto qui. Sesso! Ecco dov’è la lotta… ognuno vuole mangiare l’altro… Ecco perché hanno paura del Negro. È forte! È pieno di energia! Prevarrà. Ecco perché ne hanno paura… è il suo momento, ce ne sono troppi… mostra i suoi muscoli… l’uomo bianco ha paura… è molle. È stato in cima per troppo tempo… la puzza ha raggiunto il tetto, e il Negro, la sente, la odora, e sta in attesa della vittoria… non ci vorrà ancora molto».
«È il tempo del colore giallo… il nero e il bianco si mischieranno e il giallo dominerà, ecco.
È un dato di fatto biologico, quando bianco e nero si mischiano, il giallo ne esce più forte, questa è l’unica cosa… tra duecento anni qualcuno guarderà la statua di un uomo bianco e chiederà se una cosa così strana fosse esistita realmente…e qualcuno risponderà: “Ma no, deve essere stata ridipinta”».
«Questa è la risposta! L’uomo bianco appartiene al passato… è già finito, estinto! È il turno per qualcosa di nuovo. Qua tutti parlano, ma non sanno nulla… lasciateli andare laggiù, e vedrete che le chiacchiere sono tutt’altra musica là, sono stato in Africa, so com’è, so che è molto forte, sanno dove stanno andando a finire… l’uomo bianco ha seppellito la sua testa troppo a lungo nell’utero… ha lasciato che la chiesa lo corrompesse, tutti si son fatti tirar dentro…non ti è permesso di dire questo… il papa ti guarda, stai attento… non dire nulla! Il cielo lo proibisce… NO! È un peccato
… sarai crocifisso… stai a cuccia… sta buono… non abbaiare… non mordere… ecco la tua pappa… zitto!».
«Non c’è niente dentro di loro… sono come dei tori, sbandiera qualcosa per distrarli; tette, patriottismo, la chiesa, qualunque cosa, in effetti, e salteranno. Non ci vuole molto, è facilissimo… vogliono sempre essere distratti… niente importa… la vita è molto facile».

LIBRI PER LE DONNE
Per quello che sembrò un lungo periodo, Céline non disse nulla. Infine, dissi di non aver mai conosciuto una donna che non fosse disgustata dai suoi libri, che non riuscivano mai a finirli. «Certo, certo, che si aspettava… i miei libri non sono per le donne… hanno i loro trucchi, loro… il letto… soldi…. I loro giochetti… i miei libri non sono i loro trucchi… lo sanno da loro, come cavarsela…»
«No, non vedo più nessuno… sì, mia figlia è viva, sta a Parigi, non la vedo mai. Ha cinque figli. Non li ho mai visti».
Nuovamente un lungo silenzio. E poi: «… Non c’è dubbio – Io sono un perseguitato… un lebbroso».
Silenzio. «Apri la porta, e entra un nemico… » Silenzio. «Devo lasciarvi, ora… devo scrivere». Mi mise alla porta.

mercoledì 5 maggio 2010

SCAJOLA,PRECISAZIONI


Nel precedente post abbiamo forse usato parole forti contro il ministri a livello personale e di cui facciamo ammenda alla luce di recentissime notizie e dichiarazioni.
Fermo restando che le dimissioni erano un atto politicamente dovuto,anche per il comportamento ambiguo in questa settimana del ministro (ha negato l'esistenza di assegni,poi ammessa),non ci si può però esimere sul piano giudiziario dal rilevare quanto segue:

1- Solo uno sprovveduto,meglio un cretrino, può lasciare pubblicamente traccia di una sua malversazione versando in presenza di un notaio e di altre persone assegni circolari eternamente rintracciabili pure dal fisco.Comportamento opposto da quello di ogni persona che sta combinando un'illecito.Prima stranezza.Scajola sostiene che ciò non è avvenuto.

2- Le versioni di molti giornali sono difformi in vari particolari e non si sa quali siano quelli indicati dalle carte giudiziarie che nessuno ha visto.Come poi lo sappiano i giornali è la solita storia della nota scrupolosità del segreto istruttorio della giustizia italiana.

3- Il ministro ritenuto ormai un truffatore non è indagato e per il solito paradosso di una giustizia ormai incomprensibile non può sapere di cosa sia accusato e difendersi.
Il Pm di Perugia dice che non è indagato perchè poteva appunto non sapere degli assegni ,magari versati a sua insaputa,e aggiungiamo noi,o per accreditamenti futuri o per una possibile trappola. Pare che sia solo un teste,e per tale ragione non può consultare gli atti.
Situazione paradossale per uno attaccato da giorni sui giornali con varie varianti dei fatti e che non può difendersi,essendo solo un teste.Solo in Italia può avvenire questo.Mistero.

Era doveroso fare queste precisazioni.ma ciò non toglie che politicamente un ministro avrebbe dovuto chiedersi come poteva comprare una casa vista Colosseo a 3400 euro al metro quadrato.
Non lo ha fatto,e quindi era giusta la richiesta delle dimissioni.
Speriamo ovviamente che questo valga anche in altre eventuali occasioni,anche per quelli che le hanno invocate,nel caso dovessero incappare in questo tipo di vicende.
Che poi la giustizia sia più comprensibile,purtroppo è solo una speranza chimerica

lunedì 3 maggio 2010

SCAJOLA,VAI A CASA!


Sembra che questo carneade della politica sia anche un malversatore ed un intrallazzatore.

Le prove sembrano schiaccianti,ed è inutile che questo azzecagarbugli grida al complotto mediatico.Preso con le mani nella marmellata,se ne deve andare a casa....possibilmente non di fronte al Colosseo.

Non sarà una gran perdita,e la politica non ha certo bisogno di questi ometti.

CRISI GRECIA E PREDATORI

Crisi greca, predatori Usa: obiettivo, colpire l’Euro


Dietro l’attuale crisi del debito che ha colpito la Grecia (e che sta contagiando anche Portogallo, Spagna, Irlanda e, molti temono, anche l’Italia) non c’è solo la nota frode di bilancio commessa dai governanti ateniesi in combutta con le principali banche americane, in particolare la Goldman Sachs di Lloyd Blankfein e la Jp Morgan Chase di Jamie Dimon.
Su tutto incombe infatti il sospetto, o meglio, la certezza di una spregiudicata operazione speculativa orchestrata dalla cupola finanziaria di Wall Street per lucrare sull’indebolimento dell’euro.
Questo è lo scenario su cui sta timidamente indagando il dipartimento della Giustizia Usa.
Sotto scrutinio ci sono le colossali e contemporanee movimentazioni di fondi speculativi Usa (che scommettono sul futuro deprezzamento della valuta europea) registrati subito dopo la famosa cena tenutasi l’8 febbraio a Manhattan tra i finanzieri che quei fondi amministrano: George Soros (Soros Fund), John Paulson (Paulson & Co.), Steven Cohen (Sac), David Einhorn (Greenlight), Donald Morgan (Brigade) e Andy Monness (Monness Crespi Hardt & Co.).
A garantire il successo di questa operazione speculativa ci ha pensato il loro potente socio Harold “Terry” McGraw III, che – attraverso il braccio armato della sua McGraw-Hill, ovvero l’agenzia di rating Standard & Poor’s – ha declassato i titoli di Stato greci, portoghesi e spagnoli innescando la “necessaria” crisi dell’euro.
Ma forse c’è di più, e di peggio. Sono sempre di più gli economisti e i politici europei che in questo attacco all’euro vedono non un semplice mezzo speculativo, ma un fine politico. Il sospetto è che le lobby finanziarie d’oltreoceano mirino ad abbattere il valore della moneta unica europea fino a portarla alla parità con il dollaro, allo scopo di salvaguardare la sempre più traballante egemonia globale della valuta statunitense. Affossare l’euro, o quantomeno ridimensionarlo, per tenere a galla il malandato biglietto verde, altrimenti destinato a tramontare come valuta di riferimento mondiale.
Altri ancora pensano che portare sull’orlo della bancarotta gli Stati europei più deboli (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna: i cosiddetti Pigs, o Piigs, se si comprende anche l’Italia) potrebbe dare impulso al mai tramontato progetto franco-tedesco di un’Europa a due velocità, con le “zavorre” relegate a un ruolo marginale.
C’è infine chi, soprattutto nel variegato mondo “no-global”, va anche oltre queste interpretazioni, giudicando l’aggressione all’euro non come una sciovinistica manovra statunitense per sabotare la concorrenza economica del Vecchio Continente, bensì come una macchinazione dell’élite politica ed economica transnazionale (quindi anche europea) tesa a giustificare il potenziamento delle istituzioni globali, a partire dal Fondo Monetario Internazionale.
Creare panico per poi invocare, come unica soluzione, come ancora di salvezza, un nuovo ordine economico mondiale dominato da organismi sovranazionali tecnocratici. Scenari che, secondo i sostenitori di questa tesi, saranno al centro delle prossime riunioni annuali a porte chiuse delle più potenti lobby globaliste: dalla Commissione Trilaterale (7-9 maggio a Dublino) al Bilderberg Group (3-6 giugno a Sitges, Barcellona).
A prescindere dalle diverse interpretazioni di quanto sta accadendo, una cosa è certa: a pagare il conto degli imbrogli dei politici europei e delle speculazioni dei predatori finanziari americani saranno le masse popolari. Per ora quelle greche, domani si vedrà.


(Enrico Piovesana, “Predatori”, da “PeaceReporter”(
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In queste circostanze noi siamo solidali con il popolo greco,chiamato a pagare ingiustamente gli intrallazzi e gli errori delle oligarchie (con l'avallo dei partiti di sinistra,anarchici esclusi) con pesanti sacrifici economici che colpiscono i ceti medi e meno abbienti e che,data la loro massiccia decurtazione del reddito,rischiano di provocare un'insurrezione popolare.Già si sono avute le prime avvisaglie,giuste proteste alle malversazioni del governo e della speculazione dei soliti noti,tra cui l'ergastolano Soros,uno squallido individuo che dovrebbe stare in galera.

Questa è una vera crisi,non solo finanziaria,ma anche di sistema politico,quello greco,che non è neanche lontanamente paragonabile con quello italiano,con buona pace dei soliti chiagne e fotte nostrani.A sentir loro l'Italia sarebbe in un nuovo medioevo,che è invece solo nelle loro teste bacate.
Sono i soliti inutili intellettuali firmaioli e telepredicatori vari,quasi tutti in vendita al miglior offerente e che mai ne hanno azzeccata una.
Avete sentito qualcuno di questi ipocriti dare solidarietà al popolo greco?
Salteranno fuori quando succederà qualcosa di grosso,come sempre,a far le solite prediche e a mettersi in mostra.Presenzialisti del menga,chiagnefotte ridicoli,lontano mille miglia dal popolo che cercano di blandire per godersi in pace i loro immeritati privilegi.Gentaglia.

Solidarietà solo agli anarchici greci !