martedì 27 aprile 2010

South Stream e Nabucco

Breve storia,in una serie di articoli,della guerra del gas in atto tra USA e Russia e che vede l'Italia giustamente schierata con quest'ultima,dopo che la recente vusita di Putin in Italia ha contribuito a rettificare e a zittire certe uscite poco chiare,ambigue della direzione ENI.



south stream

Gli interessi statunitensi in Eurasia portano una certa “sinistra” ad opporsi al progetto South Stream.
Non che non lo avessero già spiegato bene o che la questione non fosse chiara come il sole, ma venerdi 7 agosto, giorno dopo la firma dell’accordo fra Turchia e Russia che consentirà la costruzione del gasdotto South Stream nel Mar Nero, la “sinistra” italiana per bocca del quotidiano “l’Unità” ha definitivamente chiarito la sua posizione.
“La Banda del Tubo” titola in prima pagina; e spiega: “Berlusconi sensale dell’affare del secolo tra Putin ed Erdogan. Joint- venture per far fuori l’Europa e l’America”.
E’ questa la posizione ufficiale della sinistra italiana: si schiera “senza se e senza ma” a sostegno del progetto concorrente a quello russo, ossia il Nabucco, che ammettono sia sostenuto dagli Usa (e dall’ interesse dell’Unione Europea).
Da cosa discenda l’interesse dell’Unione Europea è un mistero che non è dato sapere: che la burocrazia di Bruxelles si sia accodata al progetto americano non ci stupisce, visto il grado di sottomissione politica che segna questa organizzazione, sempre pronta ad obbedire, anche perché senza sovranità politica, militare ed economica non può fare altro, alla potenza egemone occidentale, che addirittura vuole trasformare la Nato nell’esercito dell’UE.
Ma la questione è invece abbastanza chiara: il gas si trova ad est, direttamente in Russia o in territori molto prossimi in cui la Russia stessa, naturalmente, esercita la sua influenza; dopodichè per raggiungere la parte occidentale dell’Europa deve passare sui vari spazi europei, dei quali di importanza fondamentale è la Turchia. In più questo progetto è sviluppato al cinquanta per cento dall’italiana Eni. Chi potrebbe avere il coraggio di dire che un progetto sovrano come il South Stream, in quanto è opera degli stessi attori europei, non fa gli interessi dell’Europa?
In realtà le scelte hanno natura tutta politica: gli Usa hanno interesse nel creare un altro gasdotto, che passa attraverso gli stati da loro controllati e che riesca ad indebolire la naturale potenza russa. Si deve assolutamente riflettere sul significato che può avere un progetto del genere: perché gli Stati Uniti che sono in un altro continente vogliono dettare legge (e ci riescono) sulle scelte energetiche dell’Europa e dell’Asia?
In ballo c’è il controllo del globo, in quanto la maggior parte delle risorse energetiche mondiali si trovano in Eurasia ed è infatti l’eterno obiettivo degli Usa quello di entrare nel controllo di questa zona: le varie guerre che negli anni si sono succedute, e l’odierna strategia di destabilizzazione in Iran, Pakistan, Turchia hanno come scopo quello di estendere l’egemonia statunitense sul continente, a scapito della sovranità dei popoli che vi vivono.
Che in questa strategia rientri anche l’Italia lo conferma la stessa “Unità” quando, dopo aver citato una fonte diplomatica che considera quasi una “mission impossibile” la mediazione raggiunta fra Turchia e Russia, la stessa fonte spiega: la “diffidenza del presidente Obama nei confronti del premier Berlusconi era fondata su valutazioni politiche e non su differenze caratteriali”. Questo per confermare come sia chiaro il ruolo del governo italiano, che si è sbilanciato più di una volta a favore del progetto sostenuto dalla Russia, e che per questo motivo è visto con sospetto dal potere di Washington, non abituato a lampi di sovranità nelle scelte.
In definitiva, il gasdotto South Stream, figlio degli interessi dei popoli che vivono in Europa (meglio, Eurasia) è certamente da sostenere, e non bisogna essere abbagliati dal fanatismo di parte e criticare a prescindere: quando poi, soprattutto, chi accende questo fanatismo, come per esempio il quotidiano di “sinistra” “l’Unità”, non è contrario al progetto per una semplice opposizione al governo Berlusconi, ma proprio perché pende dalle labbra degli Stati Uniti e dei poteri capitalisti internazionali (vedi anche Murdoch) , ne approva ogni loro progetto e tenta di creare opinioni favorevoli a questi in Italia.
La crisi economica, e la crescita di nuovi Stati nell’arena internazionale stanno fiaccando l’unipolarismo a guida statunitense, e quindi stanno nascendo nuove possibilità per i popoli del mondo di auto governarsi in sovranità senza badare come prima agli ordini di Washington; un nuovo multipolarismo avanza e bisogna smarcarsi da quei centri di interesse che continuano a perpetuare la supremazia Usa a discapito della sovranità e gli interessi dei popoli; bisogna scegliere risolutamente da che parte stare: o con l’Eurasia ed il multipolarismo, o con l’egemonia mondiale statunitense, con tutte le devastazioni e guerre che ne conseguono.
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Un’appendice particolare merita il presidente del Nabucco:

Joschka Fischer
Questo, nel sessantotto attivissimo esponente “rivoluzionario”, poi verde-ambientalista, oggi è a capo del progetto Nabucco; esso è membro del Council on Foreign Relations, la fondazione privata dei Rockefeller, che è praticamente il centro dove si teorizza la politica estera statunitense e da dove nascono sia il gruppo Bilderberg che la Trilateral (giganti del capitalismo e del liberismo sfrenato). Oltre a confermarci la totale sottomissione agli interessi Usa, questo ci fa notare come il percorso individuale di alcuni famosi personaggi, che dal liberale sessantotto sono passati alla fine ideologica della politica rappresentata dai verdi e dagli ambientalisti, oggi siano fautori di interessi petroliferi e capitalistici statunitensi… non si pensi ad un’eccezione, è la regola.


(matteo pistilli,6 agosto 2009)
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Il commissario all’energia, Gunther Oettinger, ha detto chiaramente che il progetto russo non è da osteggiare ma da guardare con favore perché potrebbe aumentare la capacità dell’Europa di importare gas. Recitando così un implicito de profundis per Nabucco, il progetto alternativo per anni sponsorizzato da Bruxelles. Col risultato che l’Europa sarà sempre più legata alla Russia da un punta di visto energetico, dalla quale già oggi dipende fortemente.
Il gasdotto Nabucco è la classica infrastruttura di cui tutti parlano ma nessuno ha mai pensato veramente di costruirla.
Pensato per affrancare il Vecchio continente dall’eccessivo ricorso al gas di Mosca, non è mai decollato. I motivi sono diversi: sono sempre mancati fornitori attendibili, come ha ricordato il capo dell’Eni Scaroni, perché Azerbaijan, Turkmenistan e altri paesi dell’Asia centrale non garantiscono abbastanza metano da immettere nei tubi; sono sempre mancati i capitali necessari, visto che i giganti europei dell’energia (Eni, Gdf, E.On) non hanno mai mostrato interesse; e negli ultimi due anni è mancata anche la domanda, visto che i consumi di gas in Europa sono diminuiti. Quanto basta per far naufragare il progetto, da ieri mollato in maniera semi-ufficiale anche dall’esecutivo europeo.
Con piena soddisfazione di Mosca, che così vede venir meno il concorrente più temibile di South Stream, opera che sarà costruita in joint venture da Gazprom, Eni e Edf, ovvero da Russia, Italia e Francia. Se poi a questo gasdotto si somma anche il progetto-gemello North Stream (tubi che porteranno metano dalla Russia in Germania, passando sotto il mar Baltico) in cui Gazprom si affianca ai tedeschi E.On e Basf, allora il quadro è chiaro.
Ormai la Russia ha stretto un patto di ferro con i primi tre paesi europei (Germania, Francia e Italia) per la fornitura di fiumi di metano. Accordo suggellato ieri dal presidente russo Dimitri Medvedev, in visita a Parigi, che ha accolto il colosso francese Gdf nell’affare North Stream con una quota del nove per cento.
In parecchi però sono molto critici dell’eccessiva dipendenza energetica dalla Russia che si sta venendo a creare. Lo sono gli Stati Uniti, ovviamente, ma lo è anche l’Agenzia internazionale per l’energia, che, tramite il direttore Nobuo Tanaka, ha messo in guardia i paesi europei, invitandoli a non accantonare il Nabucco, certamente una «migliore soluzione » rispetto al South Stream.
Ma c’è anche chi minimizza e anzi sottolinea come vi siano più vantaggi che svantaggi per gli europei. Secondo Marcello Colitti, ex alto dirigente dell’Eni, lo scambio economico fra Russia ed Europa è perfetto: la prima fornisce materie prime alla seconda, incassando denaro che però poi fa ritornare nel Vecchio continente sotto forma di acquisti di macchinari e beni durevoli.
Rapporto, questo, che ovviamente è più conveniente per Francia, Germania e Italia. Per quanto riguarda poi la dipendenza energetica da Mosca, anche su questo Colitti non si mostra affatto preoccupato: la costruzione di rigassificatori e lo sviluppo del mercato del gas trasportato via mare è la migliore risposta al proliferare dei tubi. Tanto è vero che negli ultimi anni il prezzo del metano è sceso sensibilmente e non solo a causa di una contrazione della domanda. Insomma, l’Europa si butta fra le braccia di Putin, ma Putin non può far a meno dell’abbraccio caloroso degli europei. In ogni caso, una cosa è certa: Mosca e Bruxelles saranno sempre più vicine.
(Gianni Del Vecchio,marzo 2010)
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Unificare Nabucco e South Stream: è la strategia indicata dall’amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni, per districare l’aggrovigliata matassa dei progetti energetici europei. In un recente intervento al Cera Week, la settimana di discussione sui temi energetici organizzata a marzo dal premio Pulitzer, Daniel Yergin, a Houston, il numero uno della società energetica italiana ha proposto una parziale unificazione dei due principali (e più chiacchierati) progetti energetici europei. Secondo Scaroni, i due gasdotti, Nabucco e South Stream, generalmente ritenuti in competizione tra loro, sarebbero invece perfettamente complementari e dovrebbero pertanto essere in parte accorpati in modo da ridurre i costi operativi e incrementare il ritorno economico di entrambi. Da un certo punto di vista, la posizione della società italiana è condivisibile. Resta tuttavia da comprendere quale siano i reali motivi di tale proposta, e che cosa potrebbe scaturirne.
South Stream, progetto congiunto di Gazprom ed Eni, ha come obiettivo principale quello di diversificare le vie di transito del gas russo diretto in Europa, aggirando in particolare il territorio ucraino. Grazie a South Stream il gas russo potrebbe passare direttamente dal paese produttore al mercato di consumo, evitando che dispute con paesi di transito possano mettere a repentaglio la sicurezza energetica europea. South Stream è pertanto funzionale agli interessi europei, ma anche a quelli russi, poiché garantirebbe a Gazprom una maggiore stabilità del transito e quindi della domanda.Non è un caso che l’annuncio di Scaroni arrivi a un mese dalla vittoria di Viktor Yanukovich alle elezioni presidenziali ucraine. L’orientamento di quest’ultimo verso la Russia è abbastanza chiaro: non svenderà certamente gli interessi nazionali ucraini al vicino russo, ma sarà più accondiscendente e meno ostile nei confronti di Mosca rispetto a chi l’ha preceduto.Questo probabile riavvicinamento tra Russia ed Ucraina potrebbe avere interessanti ripercussioni anche sugli sviluppi della partita energetica europea. Una minore conflittualità tra Kiev e Mosca potrebbe infatti spingere Gazprom a rivedere le proprie priorità in termini di transito, e continuare ad utilizzare il gasdotto Bratstvo per rifornire i partner europei. Questo scenario renderebbe meno urgente la realizzazione di South Stream, congelandola quantomeno nel breve periodo. Si libererebbero così parte dei quasi 25 miliardi di euro previsti per il gasdotto a favore di un piano di risanamento aziendale e di investimenti per lo sviluppo di nuovi giacimenti. Anche per Gazprom, infatti, sembrano lontani i tempi del boom del settore energetico: il valore di mercato dell’azienda è crollato da 350 a 135 miliardi di dollari nel giro di un anno e mezzo, mentre gli investimenti necessari per lo sfruttamento di nuovi giacimenti nella penisola di Yamal sono stati recentemente stimati tra i 120 e i 145 miliardi di euro-Le difficoltà di Gazprom e South Stream sono state enfatizzate da una serie di progressi, seppur limitati, del consorzio Nabucco. Il 4 marzo, una settimana prima dal meeting di Houston, il Parlamento di Ankara ha ratificato l’accordo intergovernativo per il passaggio della pipeline sul territorio turco, mentre negli stessi giorni Rwe, uno dei partner del consorzio Nabucco, e la compagnia nazionale azera Socar hanno raggiunto un accordo per l’esplorazione e lo sfruttamento del giacimento caspico di Nakhichevan (formalizzato con un memorandum d’intesa il 10 di marzo). Sebbene questi sviluppi non bastino a garantire un futuro roseo al progetto (finché non si trovano forniture affidabili di gas, la reddività di Nabucco rimarrà in dubbio), le sue quotazioni appaiono in risalita.
La potenziale impasse di South Stream e i recenti sviluppi sul versante Nabucco rischiano di spazzare in un colpo solo la visione strategica del “cane a sei zampe”: da principale importatore europeo di gas proveniente da oriente, il colosso italiano rischia infatti di essere tagliato fuori dalla partita energetica eurasiatica.
Questa situazione spiega lo sforzo dei vertici di Eni di rimescolare le carte in tavola, nel tentativo di rimanere in gioco (seppur con meno fiches sul tavolo rispetto al passato), ancorando la realizzazione di South Stream a quella di Nabucco. E la compagnia energetica italiana prova a giustificare la propria iniziativa adducendo principalmente ragioni economiche: la riduzione dei costi di realizzazione derivante dall’unificazione della tratta on-shore dei due gasdotti tra la Bulgaria e l’hub austriaco di Baumgarten.
Le prime reazioni degli attori coinvolti non sembrano essere confortanti.
Il ministro russo dell’energia Shmatko ha immediatamente escluso qualsiasi eventuale unificazione dei due progetti, mentre sembrerebbe che tra i vertici di Gazprom la parziale retromarcia italiana sia stata percepita come i primi passi di un potenziale tradimento. Sul versante Nabucco tutto tace, con i partner del consorzio impegnati soprattutto nel difficile compito di reperire le risorse necessarie per l’attivazione del progetto: appare tuttavia improbabile che, allo stato attuale delle cose, gli operatori europei siano disposti ad accogliere la proposta (nemmeno troppo vantaggiosa, poiché limiterebbe il potenziale di diversificazione del gasdotto).
Le motivazioni della nuova proposta dell’Eni sono quindi comprensibili, ma, per i modi e i tempi in cui è stata avanzata, c’è il rischio che indebolisca la posizione italiana nella complessa partita energetica, in cui peraltro altri concorrenti, a partire dalla francese Edf, devono ancora scoprire le carte.
(niccolò sartori,6 aprile 2010)
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La recente visita di Putin in italia,24 aprile 2009

"Non ci sono ritardi, tutto procede secondo i piani", ha detto Putin dopo l'incontro con Silvio Berlusconi. La novità riguarda l'ingresso del gruppo francese Edf ed è questo a fare titolo sulla stampa transalpina: "Edf prenderebbe il 20% del gasdotto South Stream" scrive Le Figaro. Putin è "categorico", si legge sul quotidiano. Il primo ministro russo ha affermato che "Edf ha accettato di prendere il 20% nel gasdotto russo-italiano". "L'accordo sarà firmato a San Pietroburgo in giugno". Non c'era ancora la conferma di Edf, che ieri ha semplicemente confermato alla Reuters le discussioni in corso. Eni e Gazprom avevano indicato a fine anno che avrebbero accordato una partecipazione a Edf. Il premier russo promuove i gasdotti che tagliano fuori l'Ucraina – Nord Stream e South Stream – proprio mentre il parlamento ucraino deve ratificare il trattato che prolunga fino 2042 la permanenza della flotta russa nel Mar Nero in Crimea, in cambio di uno sconto del 30% per dieci anni del prezzo del gas venduto a Kiev da Gazprom.
il Wall Street Journal sottolinea che l'Ue sostiene il gasdotto alternativo Nabucco, "che intende ridurre la dipendenza energetica dalla Russia". Tuttavia, i due leader hanno discusso "una maggiore cooperazione tra la russa Gazprom e l'italiana Eni".
Sono poi stati rimossi i dubbi, sollevati in Russia qualche tempo fa, sulla collaborazione tra Eni e Gazprom sul colossale gasdotto South Stream.'Non ci sono disguidi, ne' ritardi per South Stream', il progetto di Eni Gazprom per la realizzazione di un gasdotto che colleghi il Mar Nero ai paesi dell'Unione europea.

Lo ha affermato il primo ministro della federazione russa, Vladimir Putin.'Con il documento firmato l'altro giorno in Austria si e' conclusa la formazione della base giuridica di South Stream', ha spiegato Putin con riferimento all'intesa siglata da lui stesso sabato a Vienna relativa all'installazione del troncone di gasdotto che attraversera' il suolo austriaco.

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In definitiva,pare tramontare l'ipotesi Nabucco,che solo l'Unità in Italia ancora sostiene,tramite la casalinga esperta energetica Conchita la Bollita.
La recente uscita in Usa di Scaroni-Eni è molto ambigua e inutile,tanto che Putin è corso in Italia per capire e Berlusconi ha bacchettato questo improvvido presidente ENI.
Manovre americane,certo ce ne sono,ma è improbabile che riescano.
L'interesse energetico italiano ed europeo è con la Russia e non si capisce cosa c'entrino gli USA in questa problematica squisitamente europea.

lunedì 26 aprile 2010

FINI,LA MEGLIO BANDERUOLA




Abbiam scritto in tempi non sospetti su questo ometto spinto da una folle ambizione di essere qualcuno da quando ha cambiato lady.Son cose che succedono agli uomini di mezz'età,farsi montare da una qualsiasi lady Macbeth.


Lasciamo stare il pensiero politico,che chi l'indovina è bravo,ma parliamo dell'uomo.


Questo in due anni ha detto tutto ed il contrario di tutto,da Gramsci a Mussolini,definito il più grande statista del secolo.E si illude di essere credibile.Ai tempi dei bastonatori,lui mandava avanti gli altri,impegnato com'era a fregar la donna di un camerata.Mica stupido,direte!
Già,lui si crede un furbacchione,addirittura uno statista,ma è passato da un flop all'altro come il suo gemello D'Alema e se non fosse stato per Mister B,starebbe ancora alla sezione.
Un quaquaraqua,campione di banalità e luoghi comuni,pronunciati come verità fondamentali e con il sorrisino dei saputelli.

Poi, questo grande stratega, tenta il colpo di mano e si ritrova con quattro gatti e va in televisione a fare marcia indietro,insomma come al solito,tutto è il contrario di tutto,senza vergogna come nella peggior tradizione Dc.E' restato con 12 apostoli!
Ora da presidente della camera,fa il pavone e fa la ruota con chiunque,vedete come son bravo,come son bello,come son...stronzo,parola a lui cara.Dice che le elezioni anticipate sarebbero una iattura,per lui certamente.
E' un uomo del passato che si presenta come un raffinato politico invece dell'arrivista che è sempre stato.In questo pompato da lady macbeth che non si accontenta certo di star in ombra.

Chiedere a Gaucci.

Abiura dopo abiura, si è veramente montato la testa ed crede di diventare il Presidente della Repubblica.Non lo farà mai,non ne è degno.
Così lo definivano i suoi camerati:portafoglio pieno, loggia, e scarti di Gaucci
Finiamo qui,dato che il resto l'abbiam già scritto e chi volesse può prenderne visione.
L'augurio è che se ne ritorni a casa,la camera,almeno quella di Montecitorio,non ha bisogno di un presidente fazioso,non garante,di un arrivista che smania per mettersi in mostra in ogni occasione e accreditarsi rinnegando il suo passato.
Un generale senza truppe e per giunta sputtanato agli occhi di tutti,e di cui nessuno potrà mai fidarsi,un campione del mondo di trasformismo,un napoleone della Garbatella.
Finirà come a Waterloo.

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lunedì 19 aprile 2010

IL POPOLO DEI VERMI


Ricordate il film Dune,dove i vermi giganti appena sentivano le vibrazioni del suolo accorrevano a far sfracelli?
Ma siccome le cose non si ripetono mai uguali due volte,qui da noi sono solo piccoli vermiciattoli che vivon sotto la melma e appena sentono odore di una B,escono a lasciar in giro la loro bava.
Muore Vianello,un berlusconiano di meno.
Questa è la bava che questi piccoli vermi necrofori stendono in giro.
Potremmo dire anche noi che quando muore un compagno è un pirla di meno,o che quando schiattano schiacciati questi vermi, vengono imballati come rifiuti tossici,con la felicità dei parenti e pure degli altri vermi.
Ma non lo diciamo.
Nessuno s'è mai accorto più di tanto di queste cieche e misere schifezze striscianti,tantomeno i loro allevatori che campano su questa bava trasformandola in soldoni,hotel a 5 stelle (nome più giusto non poteva avere il marchio d'uno di questi),macchine di lusso e barche.
Solo carne marcia da concime ,a cui ogni tanto permettono di uscire dalla cacca,e per un paio di secondi si sentono meno avariati.

(il becchino)