sabato 27 febbraio 2010

VIVA ZAPATA!


Non è Emiliano,eroe della rivoluzione messicana,nè la versione Marlon Brando.

Non è un imperialista,un reazionario,un caudillo sudamericano,una spia.

E' un muratore di 42 anni,Orlando Zapata Tamayo,assassinato dagli sgherri del sultanato dinastico castrista di Cuba dopo circa 80 giorni di sciopero della fame in carcere.

Accusa? Non era d'accordo coi sultani.

I tartufi di Amnesty International,che privilegiano come testimonials della loro idea distorta dei diritti umani le foto dei poveri terroristi,l'han liquidato,bontà loro,con due paroline : "prigioniero di coscienza".Ma che ci sta a far sta gente?

La madre a Yoani Sanchez,blogger cubana,a sua volta impedita di uscir dall'isola : "E' un omicidio premeditato".Così pure Elizandro Sanchez,presidente della Derechos Humanos Nacional,messa al bando dal regime.Il sultano minore,il sempre stato carneade Raul,dice come un pagliaccio che è colpa degli Usa.

Sono anni che questo irreale e ormai insostenibile regime incarcera ogni tipo di oppositori alle loro opinioni,gay compresi,con buona pace dei soliti cretini italioti che ancora vedono il sultanato ereditario come un'oasi di libertà.Quel che c'è stato di buono i primi anni,è stato gettato al vento,insieme alla dignità dei poveri cubani,che han creduto a lungo,ma non più ora,al socialismo dei sultani.

Le condizioni di vita,dopo cinquant'anni di revolucion,sono indegne di un popolo civile.

Velo pietoso sul compare Lula,che per sua sfortuna si trovava in loco.Se l'è cavata con un paio di minchiatine,lui che strilla sempre sui diritti umani.Un altro caballero di somari,ditegli che le carceri a Cuba sono piene di dissidenti.Manca solo l'altro giullare Chavez,poi siamo al completo con i libertadores.

C'era già stato un altro nel 1972 che ha fatto la fine di Zapata :Pedro Louis Boitel,già combattente contro Batista e compagno di Fidel.Ma la lista di carcerati d'opinione è lunga più decenni.

Durante i funerali di Zapata,altri arresti,tanto per ricordar l'aria che tira in questa sfortunata isola.

Onore a te,Orlando Zapata,degno del grande Emiliano e disprezzo eterno per questi due sultani che stanno insozzando gli ideali per cui hanno combattuto e in cui,un tempo,anche noi abbiam creduto.
Non avrà vita lunga questo sultanato,cerca di imitar i cinesi per restare in piedi, ma è tardi,presto crollerà come una pera marcia e tu non sarai morto invano.

domenica 21 febbraio 2010

LA VEZZOSA MARCHETTA DI ANNOZERO



Povero pistolin Travaglio,isterica femminuccia almodovariana sull'orlo di una crisi di nervi,scrive a Santoro reo di non dargli i compagni di gioco che gradisce per ascoltare le sue fiabe.Già alla bimbetta è dato il podio per legger in religioso silenzio il suo sbrodolar giocoso,col sorrisetto ebetino di contorno e l'applauso fnale.Perchè non mi hai difeso contro i bruti Porro e Belpietro che mi ridevan in faccia ricordando l'amico di vacanze Pippo Chiuro,lo 007 dei picciotti ? Come,son solo io che decido i buoni,i cattivi e gli incapaci!
Frignava la bimbetta,d'ora in poi Vezzosa Marchetta,come se gli avesser tolto l'orsetto di peluche.Voleva la mammina che accarezzasse i ricciolini,ha messo il broncio,l'occhietto umido e un po' irato.Povera piccina,abbandonata ai lupi!Ma nessuno ha consolato la pupetta con qualche torroncino o lecca lecca,e la poverella già meditava la vendetta.
Detto e fatto.Oddio,più che vendetta è il capriccetto di chi han tolto i giochi.
Il giorno dopo la Marchetta e scrive la letterina a Babbo Natal-Santoro.
O io o i lupi!
Ma la mammina saggia subito interviene : " E la paghetta? Chi te la darà,rifletti"?.
Dopo un bel pianto,ha tolto "o io o i lupi",chiedendo solo alla befana armani style di non invitarli più al parco giochi.
Gettano solo cacca sui miei riccioli dorati.Son solo io la specialista che può gettarla a tutti e senza danno.
Che ne dirà Babbo Natal Santoro,è lui che paga la vezzosa? O meglio son tutti gli altri fessi del reame.
Ma Michelin dell'Oro è una vecchia volpe.Già nel circo di annozero non si dibatte nada, ci son solo giullari e foche per divertir la bimba.Se poi tolgo pure qualche lupo,mi resteran solo le nonne (tipo Rangeri) che si raccontan tra di loro le solite storielle.
S'addormenteranno tutti!
Meglio che la bimbetta si prenda qualche vaffa e non rompa più di tanto li coglioni,E poi,voglio veder se questa mezza isterica Marchetta rinuncerà alla grana! Manco se gli tagliassero i riccioletti!

ULTIME - 23\2\2010
E' successo quanto avevam previsto,Don Michele,ch'è un volpone,ha detto alla Vezzosa Marchettina : o mangi sta minestra o salti..da annozero.
Secondo noi la vezzosetta afferrerà cucchiaio e piatto dopo i soliti capricci.
26\2\2010
Come volevasi dimostrare,la Marchetta ha mangiato la minestra.

sabato 20 febbraio 2010

domenica 14 febbraio 2010

BERTOLASO E I TOPI IN FESTA



Va beh,il copione è noto.Alla vigilia d'ogni elezione,i magistrati come topi affamati assaltano il formaggio,o meglio, solo la cartolina illustrata di parmigiano-reggiano,come più volte è accaduto.Ormai è un riflesso condizionato,come i topi...pardon, i cani pavloviani.Non c'era trippa da azzannare ma solo carta patinata ;scusate tutti dell'errore,è stato un momento particolare,c'era bisogno di far prender qualche voto agli amici,la moglie ha lasciato un nostro collega,lo smog,lo stress,....l'animaccia delli....
Scusate un cazzo,ermellinati a festa,togati con le tarme! Magari avete preso uno che passava di lì per caso,l'avete impallinato a vita,e poi ,solo scusate! Tutto qui? Tutta qui la vostra giurisprudenzial coscienza in sonno?E' un po' poco per il diritto che menate e pure molto per il vostro drittismo praticato.
Ora è toccato a Bertolaso e ad una lavoratrice.
Non si può incastrar per grana,mettiamola sulla topa che è pur di moda.
Noi la buttiam lì,poi chissà che può accadere.Intanto lo mettiam su stampa,television e magari nelle omelie domenicali del prete Farinella,del pistolin Travagliolaido (ha detto di Guido questo insetto da procura :Bertolaido) e del bocciofilo Bersani,che s'è accodato subito alla muta.
E la povera trabajadora? Magari ha un marito,figli,qualche sorella e madre.
Monsieur Guido se può difender bene,anche perchè non ha nulla in schiena e nessun crede alle travagliate dei nostri inquisitor togati,nemmen loro.
Ma la siora Francesca? Nel caso che....che le andrete a dire? Citerete un codice...dei matti, il paragrafo del menga tal dei tali,il comma 2 delli mortacci...
Magari poveretta perderà pure il lavoro e voi?
Può esser anche promozione,i favori non restano impuniti.
Che vien da dir in questa gelatina de minchiate,in questo giocoso e dadaista tritacarne amatoriale che va in scena da anni sul palco riservato al teatrin della giustizia in panne?
Scusate amici della lingua...ma......mannamoli tutti a fare in culo e buonanotte al secchio.E v'è andata ancor di lusso.
Se fossimo più educati,ci sarebbe da montar la ghigliottina in piazza,più mediatica ed efficace.

sabato 13 febbraio 2010

Solo in Italia Bertolaso è un criminale




Solo in Italia può diventare un eroe Ciancimino e un criminale il responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso, di cui sono evidenti a tutti i meriti e la bontà dell’azione. Il pentito diventa il buono e l’uomo di Stato diventa il cattivo, avendo liberato dall’immondizia Napoli, avendo prestato opera di assistenza materiale e morale nelle emergenze dei terremoti oggi Bertolaso è indagato per corruzione. Lui e i suoi collaboratori migliori. Ho conosciuto il suo braccio destro, Angelo Balducci, in occasione della programmazione delle iniziative per il 150º anniversario dell’Unità d’Italia; e l’ho poi ricevuto a Salemi, e ho verificato che è una persona rigorosa, precisa e proba. Non diversamente dalla platea concessa a Massimo Ciancimino, in processi in cui la sua testimonianza non è pertinente, e che diventano pulpiti per accusare il presidente del Consiglio, e per contrastarne l’annunciata riforma della giustizia, l’incriminazione di Guido Bertolaso e l’arresto di Balducci sono un evidente avvertimento al premier.
La natura abnorme di queste iniziative indica l’assoluta mancanza di rispetto delle regole nel processo, e sono l’evidente contraltare delle leggi concepite per salvare Berlusconi dai processi. Alcune aree della magistratura si costituiscono come parlamenti paralleli per condizionare le scelte legislative o comprometterle attribuendo loro una intenzione criminogena. La percezione di questa situazione l’ha avuta il generale Mori che si è visto espropriato del suo processo, indirizzato a temi e argomenti che non toccano l’inchiesta che lo riguarda. Da qualche settimana nel processo dell’Utri e nel processo Mori, è consentito a Ciancimino elaborare teoremi ed allargare a dismisura l’argomento delle inchieste, con riferimento a documenti e confidenze del padre mai prima escussi, anche in contraddizione con precedenti dichiarazioni dello stesso Ciancimino. Si assiste così a una pubblica e sconcertante esaltazione fuori controllo di un pentito per procura (di Palermo), ventriloquo del padre, Massimo Ciancimino.Contemporaneamente i magistrati di Firenze incriminano Bertolaso. Aggredendo una istituzione dello Stato particolarmente delicata e alla quale sono legate la vita e la fortuna di molte persone. E bene ha fatto Bertolaso a presentare al governo le dimissioni. Essendo uomo utile alle istituzioni, non poteva continuare a sostenere l’urto di chi agisce in maniera inutile e dannosa contro persone diligenti, impegnate, laboriose e, soprattutto, innocenti come lui. Il ribaltamento della verità è l’obiettivo di alcuni settori della magistratura che stabiliscono un clima di sospetto per delegittimare un governo e la sua azione riformatrice. Non solo Berlusconi è aggredito, ma si vuole dimostrare che anche i suoi collaboratori più stretti e più valorosi sono responsabili di crimini, tra i più odiosi, come è la corruzione. Proprio questo clima di sospetto dovrebbe determinare nell’obiettivo di alcune Procure dichiaratamente indignate, come hanno dimostrato con le manifestazioni dell’inaugurazione dell’anno giudiziario attraverso la clamorosa protesta dell’abbandono delle Aule, una lenta erosione del consenso del governo.
La considerazione di cui ha sempre goduto Bertolaso era fortificata dall’evidente carattere tecnico delle sue funzioni. Colpire lui piuttosto che un politico è un segnale ancora più forte a indicare che nell’area di Berlusconi nessuno si salva. L’azione dei magistrati è fiancheggiata da quella di giornalisti come Travaglio che non potendo denunciare responsabilità penali di un candidato, lo umiliano chiamandolo «uomo di», con evidente disprezzo della persona e della verità. Mi riferisco al candidato presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, riferimento dell’area socialista del Pdl e segretario, quando si manifesti autonomamente, del Nuovo Psi. Per screditarlo, nell’imbarazzo di vederlo, incensurato, in competizione elettorale con il candidato del Pd Vincenzo De Luca, indagato e inquisito, lo definisce «uomo di Cosentino». Ora tutti sanno che Caldoro non è uomo di Cosentino e che anzi era in competizione con lui per la candidatura e che, nella tradizione personale, prima dell’approdo al Pdl, uno era socialista (e lo è rimasto), l’altro era socialdemocratico. E confluito, senza riserve, in Forza Italia. Lo scenario di colpi bassi, insinuazioni, e azioni giudiziarie di queste ore ha un carattere sovversivo non rispetto al governo, ma rispetto alle istituzioni democratiche, corrompendo la funzione giurisdizionale, l’obbligo all’imparzialità dei giudici e l’informazione. Ma ciò che più indigna è la falsificazione della storia, in vicende politiche che io ho visto evolversi e crescere, e la ricostruzione della nascita di Forza Italia in una emergenza storica determinata da Tangentopoli e dalla sospensione della democrazia attuata da Di Pietro con il «tintinnio delle manette».
La mafia non c’entra niente. E a quella nuova proposta politica, insieme ai sopravvissuti e ai marginali dei vecchi dei partiti socialista, repubblicano, liberale, democristiano, socialdemocratico e missino, aggrediti anche dalla Lega, contribuirono personalità insospettabili come Antonio Martino, Luigi Caligaris, Giuliano Urbani, Lucio Colletti, Saverio Vertone, Sergio Ricossa, Giuliano Ferrara, Raffaele Costa, Vittorio Mathieu, e innumerevoli altri i più lontani possibile dalla mafia. Né si può confondere l’interesse di alcuni elettori che si rispecchiavano anche sin dal 1992 nel pensiero di radicali e liberali come me intransigenti nella difesa dei diritti civili (come accadde nel dibattito, ancora vivo, sulle norme del 41 bis) con l’appoggio della mafia.
D’altra parte, proprio nel ’92 lo sconvolgimento della Dc iniziò con il teorema di Violante affermato nella Commissione Antimafia: «Dc uguale Cosa nostra». Con le stucchevoli affermazioni ventriloque di Ciancimino Jr vediamo riproposta la stessa formula: falsa per Forza Italia come lo fu per la Dc. I magistrati lo sanno benissimo, ma mai come in questo momento, consapevolmente, vogliono confondere le acque. Ed ecco allora sugli altari Ciancimino e Bertolaso nella polvere. Ma noi preferiamo la polvere di Bertolaso, con tutti i terremotati che ne hanno visto l’opera, che gli altari televisivi di Ciancimino, emulo di Morgan.

(vittorio sgarbi)
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L'articolo è abbastanza chiaro ed esemplificativo della camarilla goebbelsiana di certa stampa e magistratura ad orologeria. Ormai non facciam altro che fare posts su una magistratura da calcio in culo e sui suoi ispiratori goebbelsiani,tipo travaglio,santoro,...E' una nausea continua di ipocrisia,falsa moralità ed ingiustizia ad orologeria.Qualcuno dovrà pur ribellarsi concretamentea questo stato di cose,e se fossimo così cattivi come ci dipingono,ne avremmo già impiccato qualcuno.

giovedì 11 febbraio 2010

L'EUROPA CHE NON C'E'

poveri noi!

Se si alzano gli occhi dal cortile di casa, se non si vive ripiegati sulle proprie, stantie miserie, ci si accorge di un ponte immaginario, che va da Atene a Teheran, nel mezzo del quale si trova un buco in cui precipita l’Europa. Quello è il problema dei prossimi anni, che avrà influenza sulla nostra vita materiale assai più delle baruffe sugli aiuti di Stato a questo o quel settore economico. Partiamo da Atene, perché non credo siano in molti ad aver chiaro il significato di quel che succede.
I cittadini greci hanno in tasca l’euro, come noi, i tedeschi o i francesi, solo che sono ad un passo dalla bancarotta. Un tempo, quando c’erano le monete nazionali, la svalutazione era un effetto, ma anche un rimedio, in casi di crisi. Svalutando il Paese ci rimetteva in affidabilità e nell’acquisto di materie prime sui mercati internazionali, ma toglieva valore ai debiti fatti e recuperava competitività per le proprie merci. Non era un bell’andazzo, ma noi italiani ne abbiamo abbondantemente usufruito. La moneta unica cambia tutto, perché i debiti continuano a farli gli stati nazionali, ma non possono svalutare. Capita, così, che per piazzare un titolo del proprio debito pubblico i greci debbano pagare almeno 390 punti base in più rispetto ai tedeschi, ma entrambe i prestiti sono contabilizzati in euro. Siccome questo strangola i greci (così come impoverisce noi, che, in termini assoluti, abbiamo un debito assai più alto del loro), o li aiutiamo a stare in piedi, oppure li soccorriamo svalutando tutti, o, ancora, rischiamo di perdere loro e finire comunque al centro di un attacco speculativo, che abbia l’euro come bersaglio. La prima scelta è l’unica sana.
Ma come si fa, ad aiutarli? Nell’area dell’euro c’è un’unica moneta e un’unica banca centrale, ma manca sia un governo dell’economia che una cassa corrispondente. Per aiutarli, allora, si deve ricorrere a prestiti bilaterali. Siccome chi è indebitato è difficile si metta a prestare soldi, il compito tocca a chi ha i conti meno in disordine, quindi ai tedeschi. Né si può pensare ad un intervento del Fondo Monetario Internazionale, come avveniva un tempo, perché sarebbe come immaginare un intervento simile a favore del Veneto e non della Calabria: se fatto dall’esterno è la fine dello Stato nazionale. Se l’Europa vuol continuare a esistere, quindi, deve fare da sé sola.
Ma perché il signor Herrmann deve rinunciare ad un pezzo della propria pensione, del proprio ospedale o della scuola per il figlio, in modo da soccorrere il signor Kallistratos? Non ti preoccupare, gli dice il governo tedesco, perché ai danzatori di sirtaki abbiamo posto condizioni capestro, come l’innalzamento dell’età pensionabile, la diminuzione degli stipendi pubblici, la drastica contrazione del deficit e altre piacevolezze similari. Bene, ma come fa il governo greco a far digerire questa roba, senza che la piazza esploda? Allora ecco gli aiuti europei, da mettere sull’altro piatto della bilancia. Che stia in equilibrio, considerato che i greci non sono affatto da soli, a navigare in cattive acque, è tutto da dimostrarsi, ma, in ogni caso, è l’indicazione che l’Europa economica cerca disperatamente di esistere.Il fatto è che a Teheran non ci credono manco per niente, e non hanno torto. Complici le incertezze e gli errori di Obama, cui rimproverammo la mano tesa al governo iraniano nel mentre l’opposizione portava il popolo alla protesta, il governo italiano, in occasione della visita in Israele, si è molto esposto. E ha fatto bene. Benissimo. E’ la cosa migliore che abbia fatto. Sia perché è giusto in sé, sia perché è saggio, dato che è dieci, cento, mille volte meglio avere una manifestazione violenta davanti all’ambasciata che non un governo di fanatici assassini armato con l’atomica. Quelli vanno fermati. In un modo o nell’altro. Noi lo abbiamo detto. Ora lo dicono anche gli Stati Uniti. All’appello manca un soggetto: l’Europa.
Non si può essere soggetto politico ed essere presieduti da Herman Van Rompuy, che solo i congiunti sanno chi sia. Non si può fare politica estera affidandosi alla voce di Catherine Ashton, di cui sappiamo che è nobile, ma ha, sì e no, il ruolo del soprammobile. I barbuti squadristi ayatollizzati se la prendono con gli italiani perché di quei due non sospettano neanche l’esistenza e dell’Europa sanno solo che è un posto un miliardo di volte migliore rispetto a quello in cui si trovano.
Riassumendo: i debiti di ciascuno ricadono sulle spalle comuni, mentre la politica comune la fa ciascuno per i fatti propri. Non ha senso e non può funzionare. L’euro è stato concepito per i periodi di crescita e vaccinato solo contro l’inflazione, sperando che dal soldo si potesse meglio passare all’istituzione. Viviamo, invece, in tempi di recessione e anemia del mercato interno, mentre la mancanza dell’istituzione rischia di spezzare il soldo. Questo è lo scenario, nel quale ci giochiamo il benessere e la crescita, abbondantemente ignorato da un dibattito politico in altre faccende affaccendato. Sicché, infine, torniamo a concentrarci sulle cose che ci divertono maggiormente: le deposizioni di Spatuzza e Ciancimino, oppure una bella briscola. Potendo scegliere: la seconda che ho detto.
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(Davide Giacalone)
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Tra l'altro che i prestiti bilaterali siano l'unica arma di salvataggio della Grecia lo dice il Trattato europeo stesso:
Articolo 103, paragrafo 1, del Trattato UE:

“La Comunità non risponde né si fa carico degli impegni assunti dalle amministrazioni statali, dagli enti regionali, locali, o altri enti pubblici, da altri organismi di diritto pubblico o da imprese pubbliche di qualsiasi Stato membro [...].Gli Stati membri non sono responsabili né subentrano agli impegni dell’amministrazione statale, degli enti regionali, locali o degli altri enti pubblici, di altri organismi di diritto pubblico o di imprese pubbliche di un altro Stato membro”.
Infatti a questi prestiti bilaterali pare riferirsi il comunicato che ufficializza gli aiuti alla Grecia.
Van Rompuy ha detto che sarà la Commissione europea a seguire "attentamente e da vicino" l'attuazione del programma greco in consultazione con la Banca centrale europea e il Fondo monetario internazionale. Sicuramente la Commissione, ha aggiunto il presidente Ue, proporrà misure addizionali avvalendosi della "expertise" del Fmi. Il ruolo del Fondo sarà dunque soltanto "consultivo".
Nulla ha detto il presidente Ue sui mezzi dell'eventuale intervento dei governi dell'Eurozona. Non ha detto se si tratterebbe di azioni bilaterali o che coinvolgerebbero tutti i paesi Eurozona (esclusa la Grecia e probabilmente esclusi anche Spagna e Portogallo anch'essi sotto il tiro dei mercati). Per ora nulla si sa anche dell'annunciato piano Merkel-Sarkozy, che ieri aveva scatenato molta attesa.
Il cancelliere austriaco Werner Faymann è stato l'unico a indicare esplicitamente di che cosa si sta parlando: non sussidi o doni, ma prestiti con interesse che possono essere effettuati "rapidamente per aiutare un paese rapidamente". Ciò per rendere possibile il rifinanziamento del debito senza il rischio di veder fallire le prossime emissioni di titoli pubblici che nel secondo trimestre si concentrano pericolosamente.
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Che dire? Siamo in mano ad uno stuolo di burocrati,carneadi e azzeccagarbugli.Un'Europa dei banchieri,dei finanzieri e mai dei popoli.Son sempre pronti a far leggine ridicole sul cioccolato....per favorire multinazionali e company e mai a far leggi veramente importanti per i cittadini.Un'Europa senza una guida autorevole,senza un esercito degno di tal nome per difendersi,senza una vera politica estera che non sia sempre un compromesso indegno per i suoi cittadini.Un'Europa debole,ipocrita,che si riempie la bocca di triti luoghi comuni di falso umanitarismo,senza un'identità culturale e religiosa,senza radici storiche e inesistente sul piano internazionale.Una costruzione artificiale,asfittica,inconcludente e tutto sommato inutile.Ormai pronta a diventare una colonia,probabilmente musulmana,se qualcuno non tirerà fuori i coglioni per fare un'Europa dei popoli e non delle monete.

lunedì 8 febbraio 2010

CONGRESSO IMMOBILIARE DI PIETRO

vota antonio,vota
antonio,vota...

1) - PRESENTAZIONE

TRIO LOS FASULLOS FERIAL

Dopo le ultime oscure vicissitudini e disavventure di Totonno o' magnaccione e le mani pulite un po' più sporche,si celebra il congresso dell'immobiliarista zampognaro.Non aveva detto mesi fa che avrebbe tolto il suo nome dal simbolo del partito? Ora si va al 2013.Non aveva detto di non voler indagati a candidati elettorali? Infatti in Campania appoggia l'indagato De Luca.Non aveva detto che non conosceva Contrada e che non aveva mai fatto quel famoso viaggio in USA? Non era in piazza per la libertà di stampa e ora querela chi pubblica le sue foto compromettenti?Non aveva osteggiato per anni Vendola e ora riscoperto per motivi tutt'altro che ideali?
Non aveva detto che......beh,ci sarebbe da riempire due pagine di bufale dette da Antonio La Trippa.
Poi c'è l'inclito De Magistris,ormai nota icona carneade politica e giudiziaria (che continua a dire che non vuol De Luca,con il risultato che s'è visto) e il famoso spyplayer Genchi,già al centro di uno scandalo messo subito a tacere.Uno che per conto di magistrati (De Magistris compreso) e di chi sa mai altri, intercettava mezza Italia,trascrivendo ciò che voleva.Ma la storia di questo personaggio la racconteremo un'altra volta.Che ci fa qui? Dice la sua cazzata su Tartaglia.

Il Magnaccione cerca di farsi passare per un Adenauer da tratturo molisano, e sconfessa la base urlante piazzaiola,che ovviamente,già da lui rincitrullita a dovere,applaude contro se stessa. Ma alcuni capiscono la bufala,conoscono bene il loro imbonitore.
Ma quando mai! Tranquilli,è la solita sola,tanto per cazzeggiare il povero Pd,presente Bersani, un abbraccio e lui se ne va alla bocciofila contento.
Insomma,il festival delle minchiate e delle bufale di Antonio La Trippa.

Qualcuno lamenta che non s'è mai visto un congresso senza banchetti con libri.Quali libri poteva mai mettere in campo l'analfabeta?
Foerse il libro dei conti della combriccola,una specie di ricerca dell'arca perduta,oppure le 30-50 pagine di Micromega,"C'è del marcio in Danimarca" con i suoi galantuomini indagati ,regione per regione. Meglio di no.Tanto,che devon mai leggere questi peones.Son qui per le poltrone,non per la letteratura.
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2) - PREAMBOLO.IL VECCHIO E IL NUOVO.

- Gli esponenti della 'Base' sostengono che "Idv per aumentare il suo consenso elettorale ha ceduto in molti casi a compromessi e ha appaltato ai 'signori delle tessere' la sua vita democratica. Ha spesso venduto la sua anima al diavolo e perduto l'innocenza". Per questo dalla 'Base' viene un no netto "ai riciclati di altri partiti e al modo di fare politica che combattiamo negli altri partiti. Iniziamo da noi a fare una profonda pulizia, tutto questo rafforzerà il partito e lo renderà ancora più determinato nella sua lotta
- Un fondatore IDV,Mario Di Domenico: "ho lasciato l'idv perchè rubavano"
- Franco Barbato, Idv: o Di Pietro caccia i delinquenti, o abbandono il partito
Così Totonno, che per anni è stato il paladino della questione morale e della presunta intransigenza rispetto ai fenomeni di corruttela politica, si trova in questi giorni a fare i conti con chi, all´interno del suo stesso partito, gli rimprovera di aver imbarcato cani e porci, nell´Italia dei Valori.
E´ il caso del deputato napoletano Franco Barbato. Che, in un´intervista a Panorama , si toglie qualche sassolino dalle scarpe, e minaccia di uscire dal partito:
“Mi sospendo dagli incarichi dell´Italia dei Valori in Campania perché qui nel partito spuntano i camorristi, strane facce, gente alla quale io nemmeno stringerei la mano. Questo è il primo passo. O facciamo pulizia o me ne vado“.
Commenta anche la vicenda che ha coinvolto Di Pietro jr, Barbato:
“Ma che vuole che sia la storia di Cristiano. Rispetto alle grane che abbiamo è una pagliuzza. Corriamo il rischio di diventare il partito taxi su cui salgono quelli che vogliono rubare, arraffare, farsi i fatti propri“.
“Io che sono il guardiano del dipietrismo in Campania dico che i conti dell´Idv non tornano. Ma le pare che quando riapre la Camera mi debba sedere a fianco del collega di partito Amerigo Porfidia, indagato per camorra dal brillante e coraggioso pubblico ministero che conduce le inchieste sui Casalesi?“.
Come se non bastasse, stamane, la moglie di Mario Mautone – l´ex provveditore alle Opere pubbliche della Campania, cui si è rivolto Cristiano Di Pietro per raccomandare alcuni suoi amici -, ha lanciato – dalle pagine del Corriere della Sera – pesanti accuse all´indirizzo dell´ex pubblico ministero di Mani Pulite:Io Antonio Di Pietro lo stimavo ai tempi di Mani Pulite. Ma la verità è che non è quello che sembra. Lo conosco da vicino, è uno che sfrutta la situazione".
In che senso?“.
“Diciamo che il manuale Cencelli non è stato mai dismesso. Si fa bene a predicare virtù in astratto“.
Pare che ora Barbato sia ritornato in giostra comunque e che gli sia stato impedito di entrare in sala.Poi si dice che invece c'era,insomma un casino.Chi ci capisce è bravo.
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3) - ATTI DEL CONGRESSO
A) - LA QUESTIONE MORALE.(bandiera... bianca della consorteria)
Tutti gli inquisiti dell’Italia dei Valori
Da TgEU:

“E cosa pensasse di Paride Martella, ex presidente della Provincia di Latina arrestato nell’ambito dell’Inchiesta su appalti truccati della Acqua latina: un giro da 15 milioni di euro, anch’esso esponente di Italia dei Valori ed indagato per concussione e associazione mafiosa. Franco La Rupa, nel 2005 è stato indagato dalla Procura di Paola per presunti brogli elettorali e illeciti nell´utilizzo di fondi della legge 488, mentre l´estate scorsa lo ritroviamo coinvolto nell´operazione «Omnia», indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il Pm s´è battuto per l´arresto, il gip si è opposto. La Rupa viene nuovamente in seguito nominato nell´inchiesta «Nepetia» per collusioni con la ´ndrangheta perché avrebbe favorito la cosca Gentile.
In Liguria due consiglieri su tre hanno avuto problemi giudiziari e quando s´è trattato di svolgere il congresso provinciale, le fazioni in lotta se le sono date di santa ragione. Gustavo Garifo, capogruppo provinciale dell’IDV di Genova, lo hanno ammanettato a ottobre per aver lucrato sugli incassi delle multe. Andrea Proto, consigliere comunale, reo confesso, ha incassato una condanna a un anno e nove mesi per aver raccolto la firma di un morto. Quanto a Giuliana Carlino, consigliere comunale Idv, indagata per averne falsificato migliaia di firme, Di Pietro si è scagliato contro l´ipocrisia della legge e nonostante fosse «iscritta» l´ha candidata alle comunali.
Per corruzione aggravata è entrato in carcere il segretario Idv di Santa Maria Capua Vetere, Gaetano Vatiero, che secondo i magistrati favoriva alcune Spa in cambio di quote societarie. E che dire di Mario Buscaino, già sindaco di Trapani, nel luglio del 1998 accusato di concorso in associazione mafiosa per voto di scambio. Il filone è quello dello smaltimento dei rifiuti che secondo gli inquirenti era totalmente controllato dai boss Virga e Santapaola. Tre anni dopo beccò 10 mesi di reclusione per infrazioni di carattere amministrativo sul funzionamento di due discariche. Sette anni dopo, fuori dall´Idv, Buscaino corse con la Margherita ma inciampò in un´altra storia di mafia a appalti.
Così Fabio Giambrone, coordinatore siciliano del partito dell´Idv, pretese il ritiro della candidatura dell´ex collega di partito: ma di fronte alla conferma della fiducia a Buscaino da parte dell´Ulivo, l´Idv non protestò più di tanto. Tra i dipietristi c´è anche chi è accusato di aver preteso dai propri collaboratori una percentuale delle loro retribuzioni.
è il caso di Maurizio Feraudo, consigliere regionale calabrese, indagato per concussione (per anni avrebbe preteso la corresponsione di un tot sullo stipendio da un suo autista) e truffa, causa domande di rimborso su missioni mai compiute. Feraudo è stato contestato perché, come componente della commissione regionale antimafia, ha espresso solidarietà a Pietro Giamborino, inquisito nell´operazione antimafia «Rima». A Foggia, invece, l’ex assessore ai Lavori pubblici e coordinatore provinciale del partito, Orazio Schiavone, è stato condannato a un mese e dieci giorni per esercizio abusivo della professione.
Un altro ex assessore dell´Idv, questa volta a Pescara, e rimasto coinvolto nell´inchiesta «Green Connection» sulla gestione del verde pubblico: è Rudy D’Amico, accusato di associazione a delinquere, abuso d’ufficio, tentata turbativa d´asta e tentata corruzione. E ancora. Vincenzo Iannuzzi, ex sindaco di Lungro (Cosenza), condannato nel 1992 per «falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale» e riabilitato dal tribunale di sorveglianza di Catanzaro qualche anno dopo: Di Pietro l´ha premiato candidandolo al Senato.
Giuseppe Soriero a cui il foglio calabrese «Il Dibattito» ha dedicato spazio per l´imbarazzata testimonianza al processo di Palmi sulle infiltrazioni mafiose al porto di Gioia Tauro. L´importante esponente Idv si sarebbe rifiutato di fare il nome del mafioso suggeritogli da un imprenditore per evitare ritorsioni.
E se l´Idv, ufficialmente afferma di «ripudiare la P2 e similari associazioni che tendono a sostituire il potere legale con un potere senza consenso democratico», proprio nell´Idv si materializza un ex piduista. è Pino Aleffi, tessera 762 della loggia di Licio Gelli, candidato in Sardegna. C´è poi Giuseppe Astore, deputato e coordinatore regionale in Molise, coinvolto nel 1989 nell´inchiesta sull´Erim (Ente risorse idriche molisane) poi uscito dal processo.
Per l´ex tesoriere dell´Udeur passato con l´Idv, Tancredi Cimmino, nel 1998 fu chiesto prima il suo arresto e poi il rinvio a giudizio per associazione camorristica, falso e peculato per appoggi elettorali del boss Carmine Alfieri. L´arresto fu negato, poi prosciolto. Aldo Michele Radice, portavoce Idv in Basilicata, consigliere del ministro Di Pietro, è invece alla sbarra dal 2006. Il Pm ha chiesto 9 mesi per una storia simile a quella di lady Mastella: la raccomandazione di un manager sanitario.
Poco prima della presentazione delle liste 2006, Di Pietro fu costretto a rinunciare alla candidatura di Alberto Soldini, contestato presidente della Sambenedettese calcio: gli ultrà gli tirarono addosso pietre e sputi. La black list continua con Sergio Scicchitano, avvocato personale dell´ex Pm, e dal 20 luglio 2006 membro del Cda dell´Anas con Di Pietro ministro delle Infrastrutture. Candidato nel 2001 al Senato e capolista, nel 2005, alle regionali del Lazio, Scicchitano è il liquidatore giudiziale della Federconsorzi, il cui crac coinvolse 15mila risparmiatori.
Sul sito di Tonino i fan accusano Scicchitano di non aver eseguito, in almeno due casi, sentenze passate in giudicato che risarcivano in parte i piccoli risparmiatori. A dirla tutta, nel 2002, Scicchitano viene anche nominato dal comune di Roma delegato per la tutela dei consumatori. Carlo Rienzi, presidente del Codacons, non la prende bene: «La nomina di Scicchitano è illegale, rappresenta il pagamento di un debito politico da parte di Veltroni all´Idv per il suo appoggio politico». Voto di scambio, per dirla coi Pm di Napoli
Anche lo stesso Di Pietro è indagato dalla Procura di Roma – con la tesoriera del partito, l´onorevole Silvana Mura – per truffa aggravata, appropriazione indebita e falso in un procedimento che cerca di fare luce sulla gestione delle risorse finanziare dell´Italia dei Valori. L´ex Pm è «sotto processo» anche all´ordine degli avvocati di Bergamo perché quando lasciò la magistratura per fare il legale, prima difese il suo miglior amico accusato della morte della moglie a Montenero di Bisaccia, eppoi si costituì parte civile nello stesso procedimento. Tradendo due volte: l´amico e il cliente”.
Ne mancherà sicuramente qualcun altro nuovo al posto dei vecchi
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B)- BUONA AMMINISTRAZIONE (uno slendido esempio)
Così prendono il volo gli sprechi di De Magistris
di Alessandro M. Caprettini
L’europarlamentare di Di Pietro disdegna le compagnie low cost con biglietti da 108 euro e per raggiungere Strasburgo utilizza un jet privato. Il prezzo? 1.850 euro, con rimborso a pie’ di lista. E pensare che da pm perseguiva l’uso illecito di fondi europeiRoma«Auto blu, sangue blu, cieli blu... nuntereggae più!» cantava Rino Gaetano alla fine degli anni ’70. Protestatario e profetico. Perché alla macchina di Stato ben nota anche 30 anni fa, già congiungeva l’aereo blu. Il jet privato di cui da tempo si servono Luigi De Magistris, Sonia Alfano, alcuni compagni dell’Italia dei Valori e poi, via via, incoraggiati dal fatto che lo usa l’ex-magistrato anti-casta, altri europarlamentari che trovano conveniente affittare Learjet o Gulfstream per raggiungere Strasburgo o Bruxelles, piuttosto che servirsi di voli di linea o di modesti low cost.Ma come? L’ex sostituto procuratore di Catanzaro, noto per l’inchiesta Poseidon (uso illecito di fondi europei) s’è messo al passo con «lor signori»? Pare proprio di sì. E se non c’è nulla di male nel noleggiare un jet, resta il fatto che pare quantomeno anomalo che un presidente della commissione di Controllo dei bilanci non si faccia scrupolo di farsi pagare da Pantalone. Eh, già! Perché dopo le modifiche apportate a partire da questa legislatura, il deputato europeo viene rimborsato per le sue spese di trasferimento «a pie’ di lista», vale a dire presentando la fattura (o il biglietto) del trasporto utilizzato.E un jet privato costicchia. Visto che per una trasferta a Strasburgo o a Bruxelles con tanto di overnight (aereo a terra pronto a riprendere la strada di casa) il costo si aggira sui 15mila euro. Se si è in 8, circa 1.850 euro a testa. Che è un tantinello superiore rispetto alla tariffa Alitalia su Bruxelles (a/r 1200 euro), ma soprattutto è 17 volte superiore ai prezzi praticati dalla Ryan Air: 108 euro andata e ritorno per Baden Baden (30 chilometri da Strasburgo ma auto blu del Parlamento pronta a portarti a destinazione...) da Ciampino, o solo 61 euro per arrivare a Charleroi, vicino alla capitale belga, anche qui andata e ritorno dal secondo scalo romano.E invece il fustigatore della politica nazionale, se ne guarda bene dall’osservare il controllo dei bilanci. Preferisce la privacy del jet privato assieme a qualche compagno di viaggio e di partito. Che male c’è? Paga Pantalone, no? Così è quanto meno singolare trovare proprio ieri in bella evidenza, sul blog dell’ex-magistrato, una lettera di tal Fabio Amiranda in cui lo si invita a battere «il sistema consociativo di Oligarchi; il partito unico della spesa pubblica finalizzata all'acquisto del consenso; le logiche mafiotiche del Clientelismo, del Nepotismo, dell'Affarismo e della Cooptazione!».Vizi privati e pubbliche virtù. È la solita vecchia storia. Arricchita semmai dal crescere degli interrogativi sulle vere intenzioni di De Magistris da parte dei suoi colleghi di altri 27 Paesi. Già non avevano compreso appieno la veemenza con cui si era battuto per far varare in aula una condanna per lo stato dell’informazione in Italia (bocciata sia pure per un pelo). Ancor meno hanno capito la sua insistenza nei mesi scorsi per l’istituzione di una commissione antimafia al Parlamento europeo: «È un problema vostro» gli rispondevano i più generosi, tanto che anche il Pd si è sfilato rapidamente sollevando le ire di Tonino Di Pietro. Ma a destare maggiore stupore è stata l’idea evocata del magistrato di far ricorso alla Corte penale internazionale dell’Aja (che dipende dall’Onu) per quei Paesi che stabiliscano l’invio di truppe in terra straniera, come è accaduto per l’Irak o l’Afghanistan.A Bruxelles e a Strasburgo De Magistris si applica con furore nella difesa dei diritti dell’uomo; scrive interrogazioni di fuoco sugli scontri di Rosarno, sull’emergenza rifiuti in Campania, sull’incompatibilità dello scudo fiscale rispetto alla normativa europea e addirittura sul mancato rispetto della cosiddetta «direttiva Seveso» nella costruzione del rigassificatore di Trieste. Ma ci sono poche tracce di interventi sul controllo dei bilanci, dove l’hanno collocato al vertice. Forse perché considera l’Europarlamento una discreta mangiatoia da cui (del tutto lecitamente) si può attingere anche l’affitto di un jet privato. Certo, non è un uso illecito di fondi europei come quello che denunciò solerte, divenendo un personaggio. Ma è quantomeno una caduta di stile che - guarda tu come la storia si ripete - fa forse il paio con la Mercedes di Tonino Di Pietro. Un Pantalone che paga, lo si trova sempre. No?
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La Corte dei Conti, come è noto da prima dell’estate, sta conducendo un’istruttoria sui finanziamenti pubblici – adesso di chiamano rimborsi – che l’Italia dei Valori da molti anni percepisce con modalità quantomeno singolari.
E’ un gioco di scatole molisane: in sostanza il partito è sempre stato affiancato da un’altra e diversa associazione costituita da Di Pietro (Presidente) e dall’amica Silvana Mura (tesoriera) e dalla moglie Susanna Mazzoleni (segretaria) nel cui consiglio si poteva accedere solo con il consenso dello stesso Presidente (Di Pietro) il quale si è sempre intascato tutti i soldi e ha deciso come e quando usarli; solamente l’associazione è un soggetto giuridico con tanto di codice fiscale, il partito formalmente era e resta una scatola vuota con facoltà di gestire in termini amministrativi i soldi eventualmente calati dall’alto, ma senza poter dire una parola al riguardo.
In pratica Di Pietro è presidente a vita di questa associazione parallela e gli iscritti al partito non possono sfiduciarlo, non esistono organi di controllo neppure sul bilancio (quindi su entrate e uscite per milioni di euro) e insomma non c’è collegamento diretto tra il partito e l’associazione che lo gestisce economicamente e politicamente: tranne nel fatto che Di Pietro è padrone di entrambi. E’ qualcosa che non si mai visto in nessun paese del mondo e la Corte vuole appunto vederci chiaro, visto che le varie gestioni dei soldi paiono inestricabili.

In uno sforzo di distinzione delle diverse spese, abbiamo infatti:
1) il pubblico partito dell’Italia dei Valori;
2) i pubblici affari dell’Italia dei Valori;
3) gli affari privati dell’associazione Italia dei Valori;
4) gli affari privatissimi di Antonio Di Pietro e della sua famiglia che a sua volta, con Cristiano e Susanna, milita rispettivamente nel partito e nell’associazione Italia dei Valori. Ed ecco: in questo intreccio si muove una quantità di affari immobiliari da conturbare un enigmista.
All’associazione blindata che gestisce i soldi, e al partito scatola vuota, Di Pietro ha pensato infatti di aggiungere un terzo soggetto: la società An.To.Cri., una Srl con a capo ovviamente se stesso e come socia sempre Silvana Mura, e però stavolta, come secondo socio, la novità: non sua moglie, ma il marito di Silvana Mura o convivente che sia. Oggetto sociale della Srl: acquisti immobiliari a raffica in un incrocio continuo col partito e con l’associazione. Per capire di che cosa si sta parlando c’è solo da azzardare un riepilogo di tutta l’impressionante sequenza partitica e societaria e personale e familiare e immobiliare dell’uomo che seguita, ancor oggi, a sventolare il vessillo del conflitto d’interessi e della lotta alle commistioni tra politica e affari. Il lavoro di ricostruzione catastale è stato curato da Giulio Sansevero dal luglio 2008 all’aprile 2009.
Segue cronologia.– Antonio Di Pietro nel 1999 acquista due appartamenti tra loro adiacenti a Busto Arsizio – diverranno uno solo – per complessivi 370 metri quadri. Costo: 845.166.000 lire. Di Pietro ha sostenuto37 di averli rivenduti nel 2004 per 655.533,46 euro.

– Antonio Di Pietro, nello stesso anno, 1999, acquista un bilocale a Bruxelles di 80 metri quadri. Costo: 204 milioni di lire.

– Antonio Di Pietro il 3 gennaio 2002 acquista un appartamento a Roma, in via Merulana, di 180 metri quadri. Costo: circa 400.000 euro. È dove vive durante i soggiorni romani. Il 18 novembre 2002 risulta emessa una fattura di 7200 euro relativa a «Lavori per vostro ordine e conto svolti nella sede sociale di via Merulana 99 Roma, imbiancatura e stuccatura pareti, riparazione idraulica». La fattura non è intestata a Di Pietro, ma a «Italia dei Valori, via Milano 14, Busto Arsizio, Varese». È la vecchia sede del partito. Di Pietro ha sostenuto su «Libero» il 9 gennaio scorso: «A Roma sono proprietario dell’appartamento di via Merulana ove abito quando mi reco lì per ragioni legate al mio lavoro di parlamentare. L’ho comprato prima dei rimborsi elettorali, nel 2001, per 800 milioni di vecchie lire». Ha sbagliato l’anno: l’acquisto è del 2002, quando già percepiva gli odiati rimborsi elettorali.

– Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, il 19 marzo 2003 acquista o diviene proprietario con sua moglie Lara Di Pietro – è il cognome da nubile, si chiama Di Pietro anche lei – di un attico di 173 metri quadri a Montenero di Bisaccia. Costo: circa 200.000 euro. Antonio Di Pietro ha sostenuto che suo figlio l’ha acquistato grazie alla vendita di un immobile posseduto a Curno, ma dell’operazione, così come descritta, non risulta per ora traccia catastale.

– Antonio Di Pietro il 28 marzo 2003 acquista un appartamento a Bergamo in via dei Partigiani, in pieno centro, di 190 metri quadri. Nello stesso giorno la moglie Susanna Mazzoleni compra un monolocale di 48 metri situato sullo stesso piano. A ciò si aggiungono due cantine e un garage. Costo stimato: tra i 700 e gli 800.000 euro.

– Antonio Di Pietro il 1° aprile 2003 costituisce la società Srl An.To. Cri. (dalle iniziali dei suoi tre figli Anna, Toto e Cristiano) con sede a Bergamo in via Ghislanzoni. Capitale versato: 50.000 euro. Socio unico: Antonio Di Pietro. L’anno dopo, nel 2004, si aggiungeranno i consiglieri Silvana Mura e Claudio Belotti, uomo di lei. Obiettivo non dichiarato: gestione immobiliare. Di Pietro è quindi a capo dell’associazione privata Italia dei Valori, del partito Italia dei Valori e di questa società di gestione immobiliare. Silvana Mura lo segue a ruota.

– Antonio Di Pietro il 24 luglio 2004 manda a casa il socio Mario Di Domenico dall’associazione privata Italia dei Valori e lo sostituisce con la moglie Susanna Mazzoleni. A gestire l’intero finanziamento pubblico del partito Italia dei Valori sono quindi i coniugi più Silvana Mura. Si parla di rimborsi per 250.000 euro nel 2001, 2 milioni nel 2002, 400.000 euro all’anno dal 2001 al 2005 e 10.726.000 euro nel 2006. Quasi 20 milioni di euro totali aggiornati all’anno 2007.

– La An.To.Cri. (cioè Di Pietro, Mura e compagno) il 20 aprile 2004 acquista un appartamento a Milano, in via Felice Casati, di 188 metri quadri. Costo: 614.500 euro. Subito dopo l’acquisto, la società affitta l’appartamento al partito dell’Italia dei Valori per 2800 euro al mese, cifra che va a coprire e superare la rata mensile del mutuo che intanto è stato acceso dalla stessa An.To.Cri. Antonio Di Pietro cioè affitta ad Antonio Di Pietro e Silvana Mura versa soldi a Silvana Mura: i soldi sono sempre quelli del finanziamento pubblico. In concreto significa che Di Pietro, cioè la An.To.Cri., con il denaro pubblico del partito, cioè dei contribuenti, compra casa per sé.

– La An.To.Cri. il 7 giugno 2005 acquista un appartamento a Roma, in via Principe Eugenio, di 235 metri quadri. Costo: 1.045.000 euro. Subito dopo la società ripete l’operazione milanese: affitta l’appartamento al partito per 54.000 euro annui, che coprono il mutuo acceso nel frattempo. Di Pietro acquista e affitta a se stesso: ma con soldi pubblici. In seguito di articoli di stampa e interpellanze parlamentari che scopriranno l’altarino, Di Pietro nel 2007 deciderà di vendere l’immobile a 1.115.000 euro. Il giochino però continua tranquillamente per l’appartamento milanese di via Casati. A tutt’oggi.

– Susanna Mazzoleni il 23 dicembre 2005 acquista un appartamento di metratura imprecisata a Bergamo in via del Pradello, in centro.
Nello stesso giorno e nella stessa città e nello stesso stabile acquista un appartamento di 90 metri. Costo complessivo: 400 o 500.000 euro.

– Antonio Di Pietro il 16 marzo 2006 acquista un appartamento di 178 metri quadri a Bergamo, in centro, in via Antonio Locatelli. Costo: 261.661 euro, un incredibile affare regalato dalla cartolarizzazione degli immobili dell’Inail. L’acquisto in precedenza era stato condotto per conto di Di Pietro dal citato Claudio Belotti, il citato compagno di Silvana Mura, e l’aggiudicazione era passata attraverso un ricorso al Tar e un altro al Consiglio di Stato. Anche qui si ripete il giochino: Di Pietro affitta l’appartamento al partito Italia dei Valori, cioè a se stesso, che lo ripaga con soldi pubblici.

– Antonio di Pietro il 6 aprile 2007 acquista una masseria a Montenero di Bisaccia posta di fronte a quella dov’è nato e che pure gli appartiene. Costo comprensivo di 2 ettari di terra: 70.000 euro per l’acquisto e circa 150.000 per la ristrutturazione. Gestisce l’operazione un’immobiliare del posto che si chiama Di Pietro: nessuna parentela, ma il proprietario è stato consigliere provinciale dell’Italia dei Valori.

– Antonio Di Pietro nel 2007 procede alla totale ristrutturazione della masseria di Montenero che il padre Giuseppe gli ha lasciato in eredità negli anni Ottanta. L’ampliamento, sino a 450 metri quadri, prevede una spesa non inferiore ai 300.000 euro. Nella stessa zona, Di Pietro possiede 33 «frazionamenti», ereditati o acquistati da parenti e familiari, per complessivi 16 ettari. I suoi terreni confinano inoltre con quelli che la sorella Concettina ha ricevuto a sua volta in eredità dalla famiglia.
La recente iscrizione di Antonio Di Pietro all’albo degli imprenditori agricoli gli consente, nelle transazioni immobiliari, di scalare le tasse, scendendo dal 20 per cento anche fino all’1.

– Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, nel 2007 acquista due lotti di terreno totalmente edificabile di 700 metri quadri a Montenero di Bisaccia, valutabili in una villa di 500 metri quadri posta su due livelli. Costo del terreno: 150.000 euro.

– Antonio Di Pietro nel 2008 acquista un appartamento a Milano, in piazza Dergano, di 60 metri quadri. Costo: da 250 a 350.000 euro.

– Susanna Mazzoleni, lo ricordiamo per completezza, nel 1985 acquistò una casa con giardino a Curno (Bergamo) in via Lungobrembo. Costo del rudere prima di ristrutturarlo: 38 milioni di lire. La storia di quel rudere – incredibile – la racconteremo un’altra volta.

– Antonio Di Pietro nel 1989, proprio affianco e sempre a Curno in via Lungobrembo, acquistò una villetta a schiera dove visse per qualche tempo suo figlio Cristiano, che in precedenza risultava locatario – irregolare, perché ogni forma di subaffitto era proibita – nel famoso appartamento milanese di via Andegari affittato dal Fondo pensioni Cariplo del socialista inquisito Sergio Radaelli. In una lettera a «Libero», sempre il 9 gennaio 2009, Di Pietro ha precisato che la villetta a schiera di via Lungobrembo è stata «acquistata alla fine degli anni Ottanta e quindi per definizione con soldi non del partito». È vero. I soldi infatti erano dell’inquisito Giancarlo Gorrini (condannato per appropriazione indebita) e corrispondevano al famoso «prestito» di 100 milioni cui si aggiunsero i 100 prestati da Antonio D’Adamo al quale pure Di Pietro si era rivolto parlando dell’acquisto di una casa. Poiché Di Pietro non l’ha scritto, si indica anche il prezzo della villetta: 150 milioni di lire.

Ora: i cosiddetti conti della serva andrebbero sempre evitati. Ci sarebbe da conoscere con maggior precisione i prezzi degli immobili, quelli delle ristrutturazioni, il giochino dei mutui e degli autoaffitti, senza contare ciò che non si conosce: gli acquisti immobiliari sinora ammessi dall’ex magistrato, per capirci, sono parziali e incompleti rispetto a quanto emerso successivamente e riportato nelle righe qui sopra. Ci sarebbe poi da sapere o da chiarire – perché Di Pietro non l’ha chiarito, non ritiene di doverlo fare, benché personaggio pubblico – il suo possibile ruolo di capofamiglia negli acquisti di case e di terreni da parte dei figli e della moglie. Susanna Mazzoleni è un avvocato benestante, ma il figlio Cristiano è un consigliere provinciale che cominciò a comprare case quando aveva lo stipendio di poliziotto. E comunque fare conti nelle tasche altrui comporterebbe anche il conoscere il tenore di vita di un nucleo complessivo che comprende una coppia, tre figli e un’ex moglie.

Pur generica, l’opinione di Di Pietro in merito è stata questa: «Alcuni giocano, altri speculano, altri evadono le tasse e altri ancora girano il mondo o se la godono e si divertono. Io ho preferito e preferisco fare la formichina come mi hanno insegnato i miei genitori». Tuttavia, secondo il il 740 dipietresco dal 1996 a oggi, ha guadagnato in tutto 1 milione di euro netti e ne ha dichiarati circa 200.000 l’anno.
Al milione vanno aggiunti i circa 700.000 euro ottenuti dalle querele che ha sporto (e vinto) nonché 954.317.014 lire (praticamente un miliardo) incassati per una donazione della contessa Malvina Borletti una decina di anni fa: soldi che dovevano servire per attività politiche – espresso desiderio della contessa – ma che Di Pietro utilizzò per comprarci case. Comunque la si metta, alla luce del giro immobiliare di cui sopra, i conti non tornano. Per niente proprio

4) - SALUTO AI DELEGATI (chissà se ci saranno ancora!)

5) - NOTE FINALI
Questo partito-consorteria è stato chiamato in molti modi: italia dei valori bollati,dei bollori,senza valori,degli orrori,dei vapori....ma a questo punto l'unico nome possibile ed adeguato potrebbe solo essere :italia dei fetori.
Il suo padrone,l'analfabeta molisano,ora è alle prese con alcuni altarini scoperti su certi suoi oscuri traffici e maneggi,che non gli procurano certo popolarità,nemmeno tra i suoi seguaci meno impasticcati.Fa eccezione Orlando,che pur di star attaccato allo scoglio come una cozza,gli dice di star tranquillo.Ma il Magnaccione non è così sicuro.
Abbraccia Bersani (che non sa mai dove sta e con chi) e gli fa il piedino.Dialogo:
Ti candido De Luca e tu mi dai una manina per i miei crucci.
Ma non avevi detto di no?
Che c'entra,l'ho detto per far bella figura,capirai che mi frega!
Ma i tuoi che dicono?
i miei ascaretti bevon tutto,non ti preoccupare,sono abituati.
Ok,se lo dici tu,se po' fa'.
Cosentino,dove stai? Ti ricordi che casino han fatto?

sabato 6 febbraio 2010

ANNOZERO E CIAN-CI-MINH

Chissà che il mio Rolex non
sia qui! E speriamo che Armani
non mi veda così!

(dai nostri inviati yoko e ono)
Forte Alamo,4\2\2009
dalla colonna chiagnefotte annozero,ultimo avamposto della libertà..... di minchiate

El borrachon Vauro,invitando i nostri inviati all'osteria prediletta e in preda ad una beata euforia etilica,li ha incitati a partecipare alla solita seduta spiritica assicurando loro che ci sarebbero stati colpi di scena invece del solita soporifera fiction-soap,che addormentava i nostri inviati e pubblico.
A dire il vero,uno scoop eccezionale da condominio c'è stato.Apparizione del fantasma Bocca che farfugliando non si sa ben cosa,ribadiva il suo ormai accertato rimbambimento senile.S'è lanciato da vecchio pirlaman a dar del fascista a tutti,ma è bastato un semplice Ghedini per ricordare all'incauto censore i suoi squallidi trascorsi in camicia nera.Al che, il farfugliatore s'è ritirato in buon ordine nel suo loculo,dopo che Blondie Santoro l'aveva rapidamente salutato.
Tutto qui?Troppo poco,anche per un D'Avanzo e soci.
Si è ripiegato allora sul nuovo eroe guerrigliero Cian-Ci-Minh.Molti ricorderanno il famoso "sentiero Ho-Ci-Minh",reticolo di strade dove passavano gli aiuti ,da stati confinanti ,ai nord-vietnamiti e Vietcong.Il colonnello Blondie Meches Santoro,da settimane sta creando un nuovo "sentiero Cian-Ci-Minh",per far passare ogni tipo di bufala e minchiata in aiuto del Popolo Sinistrato e ai bruscolinares di Totonno er Magnaccione.
In un'aula di tribunale della Trinacria si sta svolgendo un tressette col morto.
Cian-Ci-Minh,riferisce di aver sentito cose da un morto e altre che lo stesso morto aveva sentito da altri morti.Eduardo ne avrebbe tratto una commedia fantastica e Totò una nuova esilarante versione del film "47, morto che parla".
A nessuno viene in mente che il nostro eroe mafioso è indagato per riciclaggio,che sta tentando di salvare il malloppo familiare,frutto di duro e onesto lavoro,e che forse vuol far qualche favore ai picciotti per vivere in pace,dopo le continue retate di galantuomini.Infatti solo ora s'è messo a parlar coi morti.Chissà perche!
Va beh che Pistolin Travaglio (a proposito,la sifaperdir giornalista contessina, te l'ha data o no?),pur di far fuori Papi Santana,arruolerebbe pure Goebbels,spacciandolo per un nuovo compagno pentito.Si è accontentato di Taormina.Già altri chiagnefotte tentano di farlo con Cèline!Figuriamoci!
Per il resto,nulla da segnalare dal fronte popolar-bruscolinaro,se non qualche sillaba del carneade De Magistris che nessuno ricorda e che,da soliti ciapanò politici,tentano di accreditare come nuovo lieder dell'italia dei vapori,dopo che Totonno da eroe sta diventando macchietta.Le disgrazie non arrivan mai da sole.Ah sì,c'era pure Buongiorno Tristezza Ruotolo,che ad ogni intervista,dal tono grave e profondo,pareva annunciare la discesa dello Spirito Santo o una nuova Natività.Meno mesto e triste del solito.Ha tentato,bravo,non ti fermare.
Comunque cari ragazzi del coro (sempre quello),noi continuiamo a sostenervi. Fateci sognare!

Viva il medium Cian-Ci-Minh ,Morgan a San Vittore,la bagna cauda e la nuova collezione Armani!!!

venerdì 5 febbraio 2010

IL PARTITO DEI MUTANTI


moralisti,che palle!


Questa è una breve e abbastanza recente collezione di intrepide imprese di appartenenti alla premiata ditta della darwiniana superiorità morale,vanto e coscienza critica del partito dei bruscolinari, da loro così ben rappresentato.Anche il buon Darwin si sta preoccupando del suo concetto di evoluzione che pare traballare in mezz'Italia.Una specie di virus contagioso,propagatore di un evoluzionismo alla rovescia,di una mutazione antropologica che manda dritto dritto nel cestino una già bruciacchiata icona cartacea, abusivamente messa sugli altari : noi semo er mejo.

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/genova/2010/01/26/AMbqo5JD-indagato_ricandido_vattuone.shtml














mercoledì 3 febbraio 2010

CINZIA,FLAVIO E MORTADELLA

sveglia Romano!

Forse i lettori italiani (e, quindi, anche gli elettori) non hanno capito che quello di Bologna non è per niente uno scandalo sessuale, un sex in the city, un velinagate. Niente di tutto questo. E' una pollopoli, una storia di utilizzo di risorse pubbliche per fini privati. O almeno così pensa una qualsiasi persona intellettualmente normodotata, nel leggere le storie dei burosatrapi della Regione Emilia Romagna (non sono tutti così, certo).
Una buona idea la si può fare in questo articolo di Panorama.
http://blog.panorama.it/italia/2010/02/01/sex-in-the-city-delbono-e-il-cinziagate-in-salsa-bulgara/
Nella versione cartacea della rivista c'è in più un'edificante storia di come i giudici indigeni avessero assolto con troppa fretta le allegre comari di Windsor del Gran Partito di Bologna, prima di essere smentiti da altri giudici esogeni e meno proni al potere.

Ma questa illuminante e piccola storia di provincia non avrà fine se gli italiani del Pd, il Corriere della Sera, gli elettori di Bologna, Bersani, continuano a comportarsi come i De Sade di se stessi. Come è possibile infatti, che subito dopo l'esplosione di uno scandalo invano coperto da omertà alquanto viscide, tutto il mondo progressista italiano si rivolga in ginocchio a Romano Prodi come al futuro sindaco-messia-salvatore di Bologna?Come è possibile che proprio Prodi, colui che ha proposto e imposto Delbono come leader politico di Bologna e dell'Emilia, diventi candidato sindaco del PD? Certo l'originale sarebbe meglio della copia, ma è possibile che i bolognesi votino per Prodi, il mandante politico di Delbono, come se niente fosse successo, come se fossero più ciechi del cieco di Sorrento, sotto la torre degli Asinelli?

ERRANI - Ci si è messo anche il governatore Vasco Errani, questa mattina a RaiNews24: «Se Prodi fosse disponibile - ha detto - sarebbe un segnale di grande amore per questa città». (...)PRESSIONI - Mano a mano che passano le ore, intanto, le pressioni aumentano. La candidatura di Prodi sarebbe «un atto risolutivo» anche per il Pd nazionale, per «il rilancio del Pd e del nostro Paese», secondo la senatrice Pd Mariapia Garavaglia. (Corriere della Sera)

(dalla Pulce di Voltaire)
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il tafazzismo del Pd è ormai cosa accertata.Che sia un gruppo allo sbando,pure.C'è un gruppo dirigente che dovrebbe vincere il premio Masoch,e subito dopo preso a pomodorate.Più che il Pd,Prodi ha certamente un tifoso più eccellente in Debenedetti,vista la sua propensione ad accettar in regalo dall'amico i soldi degli altri.
Ci si mette pure Errani,parla d'amore e intende grana,visti i regali che anche lui sembra fare in famiglia.
Insomma,tutti temono di perder la mangiatoia che in Emilia ha una storia incontrastata lunga di almeno sessantanni.
La Garavaglia poi sta sognando,non ricorda che all'affossamento del Pd ,Prodi molto ci ha messo del suo.Quanto al rilancio del paese,senatrice,è meglio che si dedichi alle parole crociate.

Infine,che la magistratura dorma ,quando non c'è in ballo la lettera B,non è una novità.

martedì 2 febbraio 2010

ULTRACASTA PIAGNONA


La presentazione e le recensioni di "Magistrati. L'ultracasta", saggio di Stefano Livadiotti edito da Bompiani.
Vostro Onore lavora 1.560 ore l’anno, che fanno 4,2 ore al giorno. Ma, quando arriva al vertice della carriera, guadagna quasi il quintuplo degli italiani normali.
Gli esami per le promozioni sono una farsa: li supera il 99,6 per cento dei candidati.
Il Consiglio ha assolto persino il giudice sorpreso con un minorenne nei bagni di un cinema. Secondo la sentenza, costata allo Stato 70 miliardi di lire, era innocente perché tre anni prima aveva sbattuto la testa.
Quella dei giudici e dei pubblici ministeri è la madre di tutte le caste. Uno stato nello stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base a una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l’agenda alla politica.
Un formidabile apparato di potere che, sventolando spesso a sproposito il sacrosanto vessillo dell’indipendenza, e facendo leva sull’immagine dei tanti magistrati-eroi, è riuscito a blindare la cittadella della giustizia, bandendo ogni forma di meritocrazia e conquistando per i propri associati un carnevale di privilegi.
Per la prima volta, cifra per cifra, tutta la scomoda verità sui 9.116 uomini che controllano l’Italia: gli scandalosi meccanismi di carriera, gli stipendi fino all’ultimo centesimo, i ricchi incarichi extragiudiziari, le pensioni d’oro, la scala mobile su misura, gli orari di lavoro, l’incredibile monte-ferie, i benefit dei consiglieri del Csm. E, parola per parola, le segretissime sentenze-burla della Sezione disciplinare, capace di assolvere perfino una toga pedofila
Non c'e' dubbio che il saggio del giornalista Livadiotti costituisca una vera e propria requisitoria contro gli errori e I privilegi della magistratura italiana e non c'e' neppure dubbio alcuno sulla credibilita' delle informazioni contenute nel saggio poiche' sono desunte da fonti attendibili e credibili quali la Banca d'Italia,la Corte dei conti,il Minstero dell'Economia e soprattutto dalle riflessioni di Di Federico e Zanotti.
Il primo dato che merge con nettezza e' il prevalere di un modus operandi autoreferenziale sia nei meccanismi di progressione di carriera-meccanisimi gerontocratici e clienterali-sia nei procedimenti disciplinari nei confronti dei colleghi inadempienti,procedimenti che vengono in realta' erogati spesso per far tacere qualche voce scomoda(Forleo e De Magistris per esempio)e che si risolvono in assoluzioni nonostante la gravita' dei reati.Quanto alla influenza che la casta della magistratura esercita sia sufficiente tenere presente quanto segue:in primo luogo la politica giudiziaria attuata dal Ministero di Giustizia e' di fatto il risultato dell'operato di magistrati e non puo' quindi essere superpartes e in seconda battuta non esiste commissione nella quale non sia presente un rappresentante della magistratura.
Il seconda dato che si palesa e' relativo sia alla lentezza e farraginasita' dei processi-limiti duramnete stigmatizzati gai giudici di Strasburgo-sia alla incapacita' di spendere il denaro erogato dallo stato in modo effiace evitando sprechi e disavanzi di bilancio.
Il terzo dato riguarda la lottizzazione correntenzia presente sia nel Csm sia l'influenza determiante per gli inacrichi direttivi dell'Anm.Il peso insomma del clientelismo e' tale da inficiare la credibilita' della magistratura,assenza di credibilita' che si manifesta-ed e' il terzo dato che emerge- sia nell'accesso alla professione-accesso “che costiutuisce una pagliacciata poiche' la maggior parte dei promossi deve la sua performace al caso”(p.192)-sia nella possibilita' da parte dei magistrati di”mollare il lavoro di tutti I giorni per dedicarsi ad altro pur continuando a ricevere lo stipendio mantendo il posto al caldo”(p.232) .
Superfluo osservare che qualsiasi tentativo di eliminare sprechi e privilegi sia visto come un attentato alla autonomia della magistratura.


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Si consiglia a tutti di leggere questo libro terrificante sullo stato della giustizia italiana,la peggiore d'Europa.Ci sono episodi incredibili di malagiustizia e della protervia di questa casta da ridimensionare sotto ogni aspetto.Dati incontrovertibili che smentiscono i soliti luoghi comuni e bugìe sollevati dall'ANM e dal suo ineffabile segretario Palamara.
LEGGERLO,LEGGERLO,LEGGERLO !