vincenzo consolo
Un altro caso d cretinismo delle guardie rosse di dogmi fasulli,delle s-vergini vestali del nulla,del concilio di trento dell'intellighenzia organica.
"Lo scandalo è nato da una recente intervista a Panorama nella quale Roberto Saviano rivelava di essersi formato «su molti autori riconosciuti della cultura tradizionale e conservatrice». Non una confessione sui generis, ma con nomi e cognomi, scomodi più che mai: «Ernst Jünger, Ezra Pound, Louis Ferdinand Céline, Carl Schmitt». E nemmeno una rivelazione di peccati di gioventù di cui pentirsi, ma una convinzione radicata e rivendicata: «Non mi sogno di rinnegarlo, anzi. Leggo spesso persino Julius Evola...», ribadiva Saviano destando la riprovazione della più sussiegosa classe intellettuale sinistrese. Possibile? Ma quel Saviano lì non era dei nostri? Certo, ma se legge quei libri là dev’essere un pochino anche dei loro. Anche se poi, loro, non lo amano particolarmente magari solo perché porta la barba, l’abito dimesso e rifugge le cravatte.
Nel suo ultimo libro dedicato all’«estinzione degli intellettuali d’Italia», I conformisti (Rizzoli) Pierluigi Battista ha raccontato con un’infinità di esempi il conformismo che affligge gli uomini di cultura di casa nostra. Un conformismo che fa prevalere le logiche dell’appartenenza e dello schieramento sulla circolazione del libero pensiero. E il caso Saviano, per complessità del protagonista e per la rigidità di quelli che sempre Battista chiamerebbe «le sentinelle occhiute dell’ortodossia», si presta alla perfezione a descrivere lo schematismo di cui soffrono anche i nostri migliori intellettuali. Un caso da manuale, insomma.
È accaduto che, sull’onda del successo delle sue produzioni tutte, Einaudi aveva deciso di pubblicare questa primavera nella collana Stile Libero un cofanetto intitolato Orazione civile che, secondo le parole dello stesso Saviano, raccoglie nel libro «storie sconosciute, a volte dimenticate, spesso colpevolmente rimosse. Storie che mappano la mia terra e ne tracciano una geografia diversa da quella ufficiale. A parlare sono le testate locali: titoli e articoli scritti col sangue, che gridano vendetta». Il dvd invece propone l’intero monologo su informazione e criminalità tenuto nella puntata di Che tempo che fa del marzo scorso e un extra inedito di venti minuti. Il tutto nobilitato da prestigiosi interventi tra i quali quello di Vincenzo Consolo, lo scrittore siciliano che proprio di recente aveva annunciato la decisione, stavolta pare davvero definitiva, di abbandonare Milano «città irriconoscibile, centrale della menzogna», per andare a «morire nella mia Isola». Ebbene, letti i nomi degli ascendenti letterari di Saviano, a Consolo si devono essere rimescolate le viscere. Céline e Pound, Jünger e Evola sono troppo indigesti, ostacoli insormontabili.Alla sentinella dell’ortodossia forse era sfuggito che già un paio d’anni fa Saviano aveva pronunciato quei nomi in un famoso colloquio con Alessandro Piperno sul Corriere della Sera. E però stavolta era difficile non accorgersene: Saviano non è editorialista di Repubblica, firmatario di appelli in difesa della Costituzione carta sacra e inviolabile, frequentatore dei talk show più patinati? E allora, al diavolo le sue perversioni letterarie di gioventù. E addio intervento per il cofanetto di Stile Libero. Il bipolarismo culturale non ammette eccezioni, come si permette Saviano di attraversare il Muro di Berlino della letteratura senza avvertire prima?Alla Einaudi si trovano conferme della mancata partecipazione di Consolo. «Il libro uscirà ai primi di marzo con gli interventi di Walter Siti, Aldo Grasso, Benedetta Tobagi e del semiologo Paolo Fabbri», risponde Severino Cesari, uno dei due responsabili di Stile Libero. «Abbiamo fatto tutto un po’ in corsa e siamo soddisfatti anche quando attorno a un’iniziativa si discute. Tra Consolo e Saviano c’è un rapporto personale e noi rispettiamo le scelte di chi decide di non partecipare».
Nel suo ultimo libro dedicato all’«estinzione degli intellettuali d’Italia», I conformisti (Rizzoli) Pierluigi Battista ha raccontato con un’infinità di esempi il conformismo che affligge gli uomini di cultura di casa nostra. Un conformismo che fa prevalere le logiche dell’appartenenza e dello schieramento sulla circolazione del libero pensiero. E il caso Saviano, per complessità del protagonista e per la rigidità di quelli che sempre Battista chiamerebbe «le sentinelle occhiute dell’ortodossia», si presta alla perfezione a descrivere lo schematismo di cui soffrono anche i nostri migliori intellettuali. Un caso da manuale, insomma.
È accaduto che, sull’onda del successo delle sue produzioni tutte, Einaudi aveva deciso di pubblicare questa primavera nella collana Stile Libero un cofanetto intitolato Orazione civile che, secondo le parole dello stesso Saviano, raccoglie nel libro «storie sconosciute, a volte dimenticate, spesso colpevolmente rimosse. Storie che mappano la mia terra e ne tracciano una geografia diversa da quella ufficiale. A parlare sono le testate locali: titoli e articoli scritti col sangue, che gridano vendetta». Il dvd invece propone l’intero monologo su informazione e criminalità tenuto nella puntata di Che tempo che fa del marzo scorso e un extra inedito di venti minuti. Il tutto nobilitato da prestigiosi interventi tra i quali quello di Vincenzo Consolo, lo scrittore siciliano che proprio di recente aveva annunciato la decisione, stavolta pare davvero definitiva, di abbandonare Milano «città irriconoscibile, centrale della menzogna», per andare a «morire nella mia Isola». Ebbene, letti i nomi degli ascendenti letterari di Saviano, a Consolo si devono essere rimescolate le viscere. Céline e Pound, Jünger e Evola sono troppo indigesti, ostacoli insormontabili.Alla sentinella dell’ortodossia forse era sfuggito che già un paio d’anni fa Saviano aveva pronunciato quei nomi in un famoso colloquio con Alessandro Piperno sul Corriere della Sera. E però stavolta era difficile non accorgersene: Saviano non è editorialista di Repubblica, firmatario di appelli in difesa della Costituzione carta sacra e inviolabile, frequentatore dei talk show più patinati? E allora, al diavolo le sue perversioni letterarie di gioventù. E addio intervento per il cofanetto di Stile Libero. Il bipolarismo culturale non ammette eccezioni, come si permette Saviano di attraversare il Muro di Berlino della letteratura senza avvertire prima?Alla Einaudi si trovano conferme della mancata partecipazione di Consolo. «Il libro uscirà ai primi di marzo con gli interventi di Walter Siti, Aldo Grasso, Benedetta Tobagi e del semiologo Paolo Fabbri», risponde Severino Cesari, uno dei due responsabili di Stile Libero. «Abbiamo fatto tutto un po’ in corsa e siamo soddisfatti anche quando attorno a un’iniziativa si discute. Tra Consolo e Saviano c’è un rapporto personale e noi rispettiamo le scelte di chi decide di non partecipare».
(maurizio caverzan)
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Consolo si è rifiutato di partecipare;tra le altre cose,forse voleva essere citato pure lui da Saviano,come uno dei suoi maestri.Tutti sanno che Consolo vale più di Celine e di Pound,diamine! Più che sentinelle occhiute dell'ortodossia,questi intellettuali cortilizi son sentinelle cieche del nulla,e che Consolo voglia abbandonare Milano e morire nella propeia isola,non ce ne frega proprio nulla.Che poi chiami questa città "centrale della menzogna",dimostra che questi vecchi arnesi,sempre più rancorosi e fuori di testa,sentono prossima la dipartita.Hanno ragione i fratelli Coen : non è un paese per vecchi.























