sabato 13 febbraio 2010

Solo in Italia Bertolaso è un criminale




Solo in Italia può diventare un eroe Ciancimino e un criminale il responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso, di cui sono evidenti a tutti i meriti e la bontà dell’azione. Il pentito diventa il buono e l’uomo di Stato diventa il cattivo, avendo liberato dall’immondizia Napoli, avendo prestato opera di assistenza materiale e morale nelle emergenze dei terremoti oggi Bertolaso è indagato per corruzione. Lui e i suoi collaboratori migliori. Ho conosciuto il suo braccio destro, Angelo Balducci, in occasione della programmazione delle iniziative per il 150º anniversario dell’Unità d’Italia; e l’ho poi ricevuto a Salemi, e ho verificato che è una persona rigorosa, precisa e proba. Non diversamente dalla platea concessa a Massimo Ciancimino, in processi in cui la sua testimonianza non è pertinente, e che diventano pulpiti per accusare il presidente del Consiglio, e per contrastarne l’annunciata riforma della giustizia, l’incriminazione di Guido Bertolaso e l’arresto di Balducci sono un evidente avvertimento al premier.
La natura abnorme di queste iniziative indica l’assoluta mancanza di rispetto delle regole nel processo, e sono l’evidente contraltare delle leggi concepite per salvare Berlusconi dai processi. Alcune aree della magistratura si costituiscono come parlamenti paralleli per condizionare le scelte legislative o comprometterle attribuendo loro una intenzione criminogena. La percezione di questa situazione l’ha avuta il generale Mori che si è visto espropriato del suo processo, indirizzato a temi e argomenti che non toccano l’inchiesta che lo riguarda. Da qualche settimana nel processo dell’Utri e nel processo Mori, è consentito a Ciancimino elaborare teoremi ed allargare a dismisura l’argomento delle inchieste, con riferimento a documenti e confidenze del padre mai prima escussi, anche in contraddizione con precedenti dichiarazioni dello stesso Ciancimino. Si assiste così a una pubblica e sconcertante esaltazione fuori controllo di un pentito per procura (di Palermo), ventriloquo del padre, Massimo Ciancimino.Contemporaneamente i magistrati di Firenze incriminano Bertolaso. Aggredendo una istituzione dello Stato particolarmente delicata e alla quale sono legate la vita e la fortuna di molte persone. E bene ha fatto Bertolaso a presentare al governo le dimissioni. Essendo uomo utile alle istituzioni, non poteva continuare a sostenere l’urto di chi agisce in maniera inutile e dannosa contro persone diligenti, impegnate, laboriose e, soprattutto, innocenti come lui. Il ribaltamento della verità è l’obiettivo di alcuni settori della magistratura che stabiliscono un clima di sospetto per delegittimare un governo e la sua azione riformatrice. Non solo Berlusconi è aggredito, ma si vuole dimostrare che anche i suoi collaboratori più stretti e più valorosi sono responsabili di crimini, tra i più odiosi, come è la corruzione. Proprio questo clima di sospetto dovrebbe determinare nell’obiettivo di alcune Procure dichiaratamente indignate, come hanno dimostrato con le manifestazioni dell’inaugurazione dell’anno giudiziario attraverso la clamorosa protesta dell’abbandono delle Aule, una lenta erosione del consenso del governo.
La considerazione di cui ha sempre goduto Bertolaso era fortificata dall’evidente carattere tecnico delle sue funzioni. Colpire lui piuttosto che un politico è un segnale ancora più forte a indicare che nell’area di Berlusconi nessuno si salva. L’azione dei magistrati è fiancheggiata da quella di giornalisti come Travaglio che non potendo denunciare responsabilità penali di un candidato, lo umiliano chiamandolo «uomo di», con evidente disprezzo della persona e della verità. Mi riferisco al candidato presidente della Regione Campania Stefano Caldoro, riferimento dell’area socialista del Pdl e segretario, quando si manifesti autonomamente, del Nuovo Psi. Per screditarlo, nell’imbarazzo di vederlo, incensurato, in competizione elettorale con il candidato del Pd Vincenzo De Luca, indagato e inquisito, lo definisce «uomo di Cosentino». Ora tutti sanno che Caldoro non è uomo di Cosentino e che anzi era in competizione con lui per la candidatura e che, nella tradizione personale, prima dell’approdo al Pdl, uno era socialista (e lo è rimasto), l’altro era socialdemocratico. E confluito, senza riserve, in Forza Italia. Lo scenario di colpi bassi, insinuazioni, e azioni giudiziarie di queste ore ha un carattere sovversivo non rispetto al governo, ma rispetto alle istituzioni democratiche, corrompendo la funzione giurisdizionale, l’obbligo all’imparzialità dei giudici e l’informazione. Ma ciò che più indigna è la falsificazione della storia, in vicende politiche che io ho visto evolversi e crescere, e la ricostruzione della nascita di Forza Italia in una emergenza storica determinata da Tangentopoli e dalla sospensione della democrazia attuata da Di Pietro con il «tintinnio delle manette».
La mafia non c’entra niente. E a quella nuova proposta politica, insieme ai sopravvissuti e ai marginali dei vecchi dei partiti socialista, repubblicano, liberale, democristiano, socialdemocratico e missino, aggrediti anche dalla Lega, contribuirono personalità insospettabili come Antonio Martino, Luigi Caligaris, Giuliano Urbani, Lucio Colletti, Saverio Vertone, Sergio Ricossa, Giuliano Ferrara, Raffaele Costa, Vittorio Mathieu, e innumerevoli altri i più lontani possibile dalla mafia. Né si può confondere l’interesse di alcuni elettori che si rispecchiavano anche sin dal 1992 nel pensiero di radicali e liberali come me intransigenti nella difesa dei diritti civili (come accadde nel dibattito, ancora vivo, sulle norme del 41 bis) con l’appoggio della mafia.
D’altra parte, proprio nel ’92 lo sconvolgimento della Dc iniziò con il teorema di Violante affermato nella Commissione Antimafia: «Dc uguale Cosa nostra». Con le stucchevoli affermazioni ventriloque di Ciancimino Jr vediamo riproposta la stessa formula: falsa per Forza Italia come lo fu per la Dc. I magistrati lo sanno benissimo, ma mai come in questo momento, consapevolmente, vogliono confondere le acque. Ed ecco allora sugli altari Ciancimino e Bertolaso nella polvere. Ma noi preferiamo la polvere di Bertolaso, con tutti i terremotati che ne hanno visto l’opera, che gli altari televisivi di Ciancimino, emulo di Morgan.

(vittorio sgarbi)
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L'articolo è abbastanza chiaro ed esemplificativo della camarilla goebbelsiana di certa stampa e magistratura ad orologeria. Ormai non facciam altro che fare posts su una magistratura da calcio in culo e sui suoi ispiratori goebbelsiani,tipo travaglio,santoro,...E' una nausea continua di ipocrisia,falsa moralità ed ingiustizia ad orologeria.Qualcuno dovrà pur ribellarsi concretamentea questo stato di cose,e se fossimo così cattivi come ci dipingono,ne avremmo già impiccato qualcuno.

9 commenti:

marshall ha detto...

Bellissima la vignetta, che inquadra molto bene il personaggio. E adesso vado a leggere (anche questo è lungo).

marshall ha detto...

Finalmente è stato pubblicato.

marshall ha detto...

Concordo con quanto dice Sgarbi nella prima parte del post. Ho ascoltato, da Radio Padania, una sera di metà settimana, una biografia sintetica dei Ciancimino. Conclusione: come si fa a dar credito alle parole di certa gente!

Vado avanti con la lettura.

marshall ha detto...

Per quanto riguarda Travaglio, del quale si parla nel proseguo del post, con altri blogger abbiamo speso molte parole su di lui negli anni passati. Mi stupisce il fatto che molte persone pendono dalle sue labbra e mi stupisce altresì il fatto che molti di costoro vadano a teatro a pagamento per ascoltare le sue performance (tra parentesi vorrei definirle con un'altra parola che a Firenze, patria del nostro Sarc. va per la maggiore in questi casi). Poveretti: han proprio soldi e tempo da buttare! E la foto sopra è la documentazione del vero "valore" che attribuisco a costui.

Concludo la lettura.
Ciao

marshall ha detto...

Finale straripante. Altro che le chiacchiere di travaglio.

johnny doe ha detto...

Travaglio e di pietro,antipatia come coup de foudre,a prescindere da tutto il resto del pattume che si trascinano in testa!
Diceva Spinoza :«Tutte le creature desiderano persistere nel proprio essere» e certi esseri, certe cose,certi mentecatti, rappresentano una minaccia mortale per il nostro desiderio di continuare a essere quello che siamo.
Versione de noantri del dottor Goebbels.

johnny doe ha detto...

Per la vignetta,esiste un'altra interpretazione più boccaccesca.Notoriamente era desiderio di Marchetto di scoparsi la contessina che ha trascinato al Fatto,la quale ha domandato ragguagli circa le dimensioni, con la stessa risposta qui illustrata.
bye marshall

marshall ha detto...

Johnny,
il tuo ultimo commento, qui sopra, m'ha fatto venire subito alla mente il delizioso romanzo di Andrea Vitali (autore che ho recensito molto parzialmente nel mio blog): "Olive comprese". I quattro del romanzo fecero una gara per stabilire chi l'avesse più. Vinse il più brutto e dinocolato, che fece svenire la "giudice" per lo stupore e per il...dolore. Il più bello dei quattro, invece, era come l'individuo della foto. La vecchia paziente (Andrea Vitali fa il medico condotto a Bellano) che raccontò la storia ispiratrice del romanzo, che le aveva a sua volta raccontato suo marito (l'anziana era rimasta vedova), incontratolo per la strada principale del paese le gridò: "Olive comprese, ovviamente". Si riferiva al "peso".
Insomma, vista in quel risvolto, la foto/vignetta m'ha fatto veramente sorridere.
Bye

johnny doe ha detto...

Leggerò questo romanzo che non conoscevo e la tua recensione.Travaglio,meglio noto come er pistolino appunto,tanto che la Ribas,una volta constatate le dimensioni, gli preferisce Vauro el borrachon che,come gorillesco campione della razza,sembra promettere di più.
bye

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