mercoledì 30 settembre 2009

GABANELLI;un'altra chiagnefotte.



Vale per lei ma non per gli altri





La Gabanelli scrive una lettera al Corriere, a partire dalla decisione che qualche tempo fa arriva improvvisa e come una mazzata: togliere a Report la copertura legale. La lettera è il suo primo gesto pubblico ed è un capolavoro di equilibrio. Racconta Milena che mentre la direzione di Rai Tre si affannava a cercare di far rientrare l'assurda decisione, che con 30 cause pendenti può significare solo la chiusura del programma, lei si è mossa per cercare invece una copertura assicurativa. Niente da fare. Solo 2 compagnie, una inglese e una americana, hanno accettato di coprire eventuali risarcimenti, ma non le spese legali (non son mica scemi a buttar soldi per la Gabanelli). Per come funziona il sistema delle querele in Italia, spiega Gabanelli, solo un grosso editore può sostenere le inchieste. Per assurdo che possa apparire, risarcire un danno è un rischio che si può correre, ma pagare le spese legali di cause che possono durare 10 anni e oltre no. "Quattro anni fa mi sono stati chiesti 130 milioni di euro di risarcimento per un fatto inesistente, e la sentenza è ancora di là da venire - scrive Gabanelli- Se alle mie spalle invece della Rai ci fosse stata un’emittente più piccola avrebbe dovuto dichiarare lo stato di crisi. Visto che ad oggi le cause pendenti sulla mia testa sono una trentina, è facile capire che alla fine una pressione del genere può essere ben più potente di quella dei politici, e diventare fisicamente insostenibile.
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Adesso cambiamo anche la legislazione sulle querele per far piacere a Grillo,Gabanelli e soci che mai si son preoccupati di questa cosa che tocca migliaia di altri cittadini.Quando tocca a loro.....comincia il chiagnefotte!
Prima osservazione: in uno stato libero tutti posson dire quel che vogliono e altri possono portarli in giudizio se dicon cose non vere o diffamatorie (stampa o non stampa,giornalisti compresi che non son cittadini del paradiso).L'impunità non esiste,nemmeno per loro e molti han dovuto pagare per le balle o diffamazioni che spacciavano.Uno dei grandi,Guareschi,andò pure in galera,con una dignità che questi pennivendoli non si sognano nemmeno.Ma questa categoria crede d'esser speciale e di dover essere impunita per gli eventuali errori da codice penale o civile.
Vogliono lo scudo,in questo caso della Rai.Se perdo la causa,pagano loro (cioè noi).Gli altri cittadini sono i peones,i paria che si pagano tutto.

Ma non sempre è così, quando tocca ad altri, l'eroina Gabanelli si è comportata in questo elegantissimo modo con un co-fondatore di Report,la trasmissione televisiva d'inchiesta.Eh,la pecunia tira più del cuore!Leggere al link :http://altronline.it/node/1001#comments.

Questa menata delle spese legali per le cazzate altrui le paghiamo noi,altro motivo per non pagare il canone Rai.Si arrangino coi loro soldi.

ANSA (Apparato Nazionale Stampa Allineata)



Il vecchio acronimo era L'Agenzia Nazionale Stampa Associata e aveva per scopo fornire in tempo reale notizie basate su affidabilità, indipendenza, completezza e tempestività, che dovrebbero essere i valori di sempre dell’Agenzia di stampa italiana più importante.
Dovrebbero,ma non sono.Infatti il direttore Luigi Contu è un ex impiegato del bancarottiere svizzero a Pravdarepublik,sezione politica.In fatto di indipendenza e affidabilità,sarebbe come mettere un ladro a dirigere il reparto antifurto.Il precedente direttore era Giulio Anselmi,già direttore dell'Espresso ed anche lui impiegato a Pravdarepublik.Lo stesso Anselmi che prima faceva il leccazampista del Papi ora ,intervistato dal Pais (eh già,lastessa combriccola),ne dice peste e corna.

Se ci aggiungete pure l'altro impiegato, il gogoliano Siddi,presidente FNSI,e il presidente della Rai,altro ex impiegato del bancarottiere,c'è da chiedersi se questi pennivendoli siano rincitrulliti quando straparlano di libertà di stampa.I camerieri del bancarottiere sono dappertutto negli organi dell'informazione che dovebbero essere indipendenti ed imparziali per loro finalità,

C'è da augurarsi che almeno per il meteo,l'ANSA sia indipendente e affidabile,ma prima o poi riusciranno a dar la colpa dei vari cicloni e terremoti al Papi.

martedì 29 settembre 2009

EL PAIS.....DE LA CUCCAGNA - Capitolo 2






Zapatero ha accusato El País



Nei giorni scorsi il premier Zapatero ha accusato El País, il principale quotidiano socialista della Spagna, di “mettere in atto un vero e proprio ricatto” contro di lui, esercitando una pressione insostenibile e minatoria per fargli perdere il consenso popolare e far cadere il governo. Insomma un vero e proprio complotto. L’Italia non sembra essere il solo Paese attraversato dalle polemiche sugli attacchi rivolti dal governo contro la stampa. Mentre però le pagine dei giornali europei sono piene delle denunce lanciate dal presidente del Consiglio Berlusconi contro la stampa italiana, lo stesso trattamento non è stato riservato al leader del PSOE. E’ sempre più chiaro quindi come uno stesso caso venga pesato con la ormai solita doppia misura. Come si dice in spagnolo doppiopesismo?
José Luis Rodríguez Zapatero ha denunciato l’attacco mediatico invitando “chiunque voglia comandare in Spagna a presentarsi alle prossime elezioni” e lanciando un chiaro messaggio non solo al gruppo editoriale di El País (Grupo Prisa) ma anche a quei vecchi esponenti del PSOE (vicini all’ex premier Felipe González) che, da sempre, lo hanno disprezzato. Quella che sta emergendo in Spagna è una trama politica – che si incrocia con immensi interessi economici legati a uno dei maggiori pilastri mediatico-bancari del Paese – degna dei migliori romanzi cospirazionisti nella quale Zapatero ha il ruolo di protagonista.

Per capire che, da un giorno all’altro, c’è stato un sorprendente strappo (L'Italia, dice El Pais, «è un paese imprevedibile nel quale tutto può succedere». Già,anche la Spagna pare!) tra il premier spagnolo e El País basta guardare a una caricatura pubblicata lo scorso 13 settembre in cui Zapatero appare al timone di una Spagna “alla deriva” che affonda in un mare solcato dalle pinne di squali che rappresentano la disoccupazione, il Pil e il deficit. La situazione economico-finanziaria che sta spingendo la Spagna sul bordo di un precipizio pesa sicuramente sull’elettorato socialista (proprio come avvenne nel 1996 quando il PP sconfisse Felipe González dopo 13 anni ininterrotti di governo): la disoccupazione sfiora il 19 per cento, il deficit è vicino al 10 per cento del Pil e certe scelte impopolari, come il recente aumento delle imposte, non aiutano. Tutte questioni attuali e scottanti che però non giustificano il voltafaccia di El País. Un giornale che, nei suoi 30 anni di vita, è sempre stato al fianco dei socialisti spagnoli. La vera questione gira intorno agli interessi economici e politici di un binomio formato da un grande gruppo mediatico e dai “poteri forti” all’interno di un partito – quello socialista – che mirano a far cadere un premier diventato troppo scomodo.
Controllo mediatico. La strategia contro Zapatero è iniziata nell’aprile di quest’anno quando il governo spagnolo, varando la “Ley de Audiovisuales” (Legge sulle Comunicazioni, ndt), ha dovuto cedere alle richieste del Grupo Prisa rimandando la legge sul TDT (ossia il nostro digitale terrestre). Prisa, il maggior colosso della comunicazione – che, insieme a diversi quotidiani tra cui El País, controlla vari canali televisivi, i maggiori canali radio e grandi collane editoriali del Paese – dalla fine degli anni ’80 (e grazie ad una legge ad hoc varata dal governo socialista di González) aveva l’unica licenza per realizzare la televisione satellitare a pagamento, il “Digital+”. Dopo numerosi richiami da parte degli organi comunitari, quest’anno il governo Zapatero ha dovuto avviare una riforma per l’accesso alla rete digitale terrestre, colpendo gli interessi di Sogecable, la filiale televisiva di Prisa, che fino ad allora si trovava in una comoda situazione di monopolio.
C’è di più. Negli ultimi tre anni, Sogecable ha perso i diritti televisivi delle partite di calcio giocate dei maggiori club spagnoli contribuendo a mandare in crisi l’azienda, a creare un buco finanziario di oltre 5 miliardi e a far crollare il valore delle sue azioni del l’80 per cento. Il rinvio della legge sul TDT (annunciato in piene vacanze di Pasqua per non suscitare troppo rumore) aveva avuto come unico obiettivo quello di favorire alle migliori condizioni la vendita di “Digital+” (per un valore di circa 2 miliardi) o almeno di chiudere un’intesa con la principale concorrente Mediapro per la condivisione dei diritti, prima che venisse liberalizzata la piattaforma digitale.
Ad agosto di quest’anno, le prospettive di vendita dei canali del gruppo Prisa non si sono concretizzate e, per di più, Sogecable ha perso i diritti di trasmissione degli incontri della UEFA Champions League (per un giro d’affari di oltre 5 miliardi di euro) che ora sono in mano a Mediapro attraverso il canale calcistico “Gol Tv”. Non è una coincidenza quindi se proprio ad agosto il governo Zapatero ha varato con un decreto d’urgenza (strumento sul quale il Consiglio di Stato spagnolo si era opposto con un parere) la legge per liberalizzare il digitale terrestre favorendo Mediapro e colpendo duramente Sogecable. E non è neanche un caso se, sempre ad agosto, l’attacco di El País ha iniziato ad inasprirsi, arrivando ad accusare il premier spagnolo di “governare per capriccio” e insinuando che all’interno del PSOE molti esponenti non appoggino più il leader del partito.

“Si tratta di un intervento del governo mirato a piegare i mezzi e a colpire i mezzi indipendenti spagnoli” ha dichiarato il 20 agosto l’amministratore delegato del gruppo Prisa ed ex direttore del quotidiano socialista Juan Luis Cebrián commentando l’approvazione della legge sul TDT e aggiungendo: “Mi preoccupa la qualità democratica dell’informazione in Spagna”.(sentite,sentite!!,e questi son quelli che attacano l'Italia!). Parole che ricordano quelle sistematicamente sbandierate sui titoli delle prime pagine del quotidiano di Ezio Mauro. Strano però che il direttore di El País Javier Moreno trovi il tempo di firmare l’appello sulla libertà di stampa in Italia.
Questione politica. Dell’interesse tra media e politica ne sa qualcosa anche la Spagna. Lo dimostra la lunga luna di miele del Grupo Prisa/El País con il partito socialista. Iniziata nel periodo della Transizione spagnola, e ratificato con il rapporto personale tra l’allora presidente di Prisa, Jesús de Polanco, e il premier Felipe González, con una media di 400 mila copie giornaliere il quotidiano è divenuto il principale veicolo mediatico del partito. Ma anche un utile alleato economico: con la vittoria del Partido Popular nel 1996, molti esponenti vicini a González iniziarono a rifugiarsi nel mondo dei media entrando in Prisa come direttori o consulenti dell’azienda.
“El País non ha mai avuto lo stesso rapporto con Zapatero come quello avuto con Felipe González”, ha dichiarato José Antonio Martínez Soler, noto ex giornalista del quotidiano socialista. Secondo le malelingue, i rapporti iniziarono a incrinarsi quando, durante la formazione del suo secondo governo, Zapatero si rifiutò di mettere a capo del ministero delle Comunicazioni i candidati proposti da Prisa (e sostenitori della linea “felipista”). Quando nel 2007 muore Polanco e la direzione del colosso mediatico ricade su Juan Luis Cebrián i rapporti sono particolarmente tesi: “Un gruppo di amici di Zapatero infiamma il conflitto sul calcio”, titolava un articolo apparso sul El País già nel settembre del 2007, appena 6 mesi dopo dalla sua investitura.

Gli amici di Zapatero sarebbero i dirigenti di Mediapro: proprio in quei mesi il principale gruppo concorrente di Prisa si espandeva nel settore televisivo acquistando tutti i diritti calcistici delle principali squadre spagnole. Pur essendo anch’esso vincolato al PSOE, Mediapro ha messo fine al monopolio di Prisa come l’unica offerta progressista e socialista. Tra le altre accuse che l’amministratore delegato Cebrián ha lanciato negli ultimi giorni contro Zapatero, infatti, si legge anche che il Gruppo Prisa cerca di opporsi a un governo che “determina un favoritismo imprenditoriale”.Questa trama economico-mediatica s’intreccia con gli interessi dei grandi colossi bancari spagnoli, tra i più potenti al mondo. Non è un segreto che Polanco (il patriarca ormai defunto di Prisa) e Emilio Botín (capo supremo del Banco Santander Central Hispano, BSCH) sono sempre andati mano nella mano, con obiettivi comuni e quasi sempre a fianco del governo socialista di turno. La comparsa del gruppo Mediapro, che controlla mezzi di comunicazione concorrenti a quelli di Prisa, ha fatto vacillare quest'alleanza politica. I soldi sono i soldi.
C’è da domandarsi a questo punto dove siano finiti i grandi intellettuali e giornalisti che si ergono come paladini della libertà di stampa in Europa. Gli stessi che firmano gli appelli su Repubblica contro il minaccioso attacco della politica ai media, organizzano manifestazioni di protesta contro il despota Berlusconi che attacca la stampa, ma che poi non si scandalizzano se Zapatero fa lo stesso. Il fatto che secondo un sondaggio di El Mundo la grande maggioranza degli spagnoli diano ragione al loro premier e ritengano che Prisa stia effettivamente ricattando il governo dovrebbe farci riflettere che, in fondo, un premier che attacca i poteri forti e mediatici potrebbe persino star dicendo le cose come stanno.
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A margine notiamo la forte recessione spagnola,certamente peggiore della situazione italiana,e Zapatero prima di pensare ai matrimoni gay o ad aborti adolescenziali,avrebbe fatto meglio a pensare a cose un po' più importanti per gli spagnoli.Chissà se la pasionaria Sabina Guzzanti direbbe ancora "viva Zapatero".
Comunque sia queste son bazzecole,l'importante è ciò che emerge dalla situazione illustrata.
L'Economia che vuol guidare la politica.
Come si vede,la libertà,la democrazia e tutto l'armamentario c'entrano come i famosi cavoli a merenda.Si tratta solo e sempre di dinero,come in Italia,e di frotte di ipocriti che pretendono di dar lezioni a tutti su etica,morale e deontologia.Intellettuali e pennivendoli in prima fila.Il fatto è che il Papi dà fastidio a molti in Europa e in Italia e non certo per zoccole o feste,ma per il suo malloppo che fa gola a molti.

EL PAIS....DE LA CUCCAGNA - Capitolo 1




Cominciamo con illustrare chi è il gruppo Prisa,proprietario del giornale El Pais,gemello di Pravdarepublik italiano.


il Gruppo Prisa, fondato nel 1972 e al quale fanno capo tre giornali ("El Pais", "Diario AS", "Cinco Dias"), alcune televisioni e numerose radio.Prisa, oltre a essere l’editore del primo quotidiano spagnolo El Pais, ha un impero che dalla Spagna si estende al Portogallo, all’America Latina, agli Stati Uniti. Principale azionista della società di televisione a pagamento Sogecable .La società detiene anche una partecipazione del 15% nel giornale francese Le Monde.

Purtroppo per i campioni della libertà spagnola e italiana, il calo dei fatturati netti registrati nel 2008 ammonta al 56,8% per 83 milioni di euro e stando a quanto riferisce l’Aeepp (Associazione spagnola degli editori di pubblicazioni periodiche) i tre quotidiani ABC, El Mundo e El Pais prevedono per il 2009 un calo dei ricavi legati alle entrate pubblicitarie del 30%. Le perdite del Gruppo Prisa sono legate soprattutto ai cali delle vendite registrati dalla carta stampata (El Pais, il quotidiano economico Cinco dias e lo sportivo As) che accusano un calo degli investimenti pubblicitari del 19,4% raggiungendo i 219,5 milioni di euro. Prisa è infatti da tempo alle prese con un'impegnativa riorganizzazione interna finalizzata al miglioramento della sua delicata situazione finanziaria. Per questo sta cercando alleati in campo televisivo e ha recentemente messo in vendita una quota della controllata Santillana e ha ceduto il 4,5% del capitale alla statunitense Ibn. (Mi.C.). Inoltre,la più grande holding mediatica di Spagna ha deciso di cedere le sue etichette discografiche al leader mondiale del settore, Universal Music.

Una redazione di 500 giornalisti per produrre contenuti multipiattaforma (carta, online e telefoni cellulari) e multimediali (testi, audio, video, foto, animazione). L’integrazione vedrà il nuovo Pais organizzato in tre divisioni: contenuti, produzione e servizi. Recentemente i 300 dipendenti di "Plural Entertainment", la societą di produzione audiovisiva di "Prisa", hanno inscenato proteste perché da agosto vengono pagati in ritardo. La direzione del gruppo ha ammesso questa mancanza motivandola con difficoltą momentanee di cassa e di fronte alla preoccupazione del resto dei dipendenti e dei sindacati ha cercato di rassicurare tutti affermando che le difficoltą riguardano solo il settore televisivo. Resta il fatto che proprio durante l'ultima assemblea degli azionisti il consigliere delegato del Gruppo Prisa, Juan Luis Cebrian (ex-direttore storico del "Pais") ha preannunciato di voler chiedere a tutti i dipendenti un accordo per concordare riduzioni volontarie degli stipendi in cambio di giornate libere.Il gruppo che controlla il "cattivo" giornale spagnolo vorrebbe dimagrire e vendere la sua societą del web a Telefonica e Vivendi, ma dall'inizio dell'anno non č riuscito a chiudere la trattativa. E il 7 agosto "Prisa" ha interrotto le trattative avviate da mesi per concordare la fusione della sua emittente nazionale "Cuatro" con la "Sexta", un canale televisivo commerciale che se la passa piuttosto male. Per una combinazione strana e forse non casuale, la "Sexta" sta trattando con "Telecinco" del Gruppo Mediaset.

Tutto questo per dire che quando papi-Silvio,che sarà pur distratto dalle zoccole ma in fatto di info ci vede ancora bene, ha fatto la sua sparata contro il barbuto corrispondente del "Pais" ,Miguel Mora, ("perderete copie") aveva tra le mani informazioni "cattive" ma precise.
Aggiungiamo che anche i campioni della libertà.i cosidetti "buoni" vanno in tribunale e per delle minchiate. La causa di Prisa contro Nielsen. La forte sottostima dell’audience online avrebbe provocato al gruppo editoriale spagnolo danni per mancati introiti pubblicitari.Come dire che se la prendono,se li danneggia,con chi fa il proprio mestiere.Anche in Spagna gli ipocriti non mancano.Son quelli che se la prendono,aiutati da fessi italiani,se uno fa una causa ad un giornale. meno ridicola di questa.Il malloppo è sempre al centro della democrazia.
Ah Pais..an,acca nisciuno è fesso!!
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Da quanto sopraesposto,si evince (sindacalese) che questo gruppo è sicuramente un cosidetto "potere forte" in Spagna che,come nel successivo post si vedrà,cerca di condizionare la politica spagnola con pesanti interventi.Cosa identica a quanto succede in Italia con Pravdarepubblik del bancarottiere.Inoltre,gli attacchi al Papi non son per nulla casuali e poco importa agli spagnoli dell'Italia,ma obbediscono ad altre logiche che nulla hanno a che vedere con la libertà,la democrazia...,ma molto più con la grana,col dinero,con buona pace dei peones sempre infinocchiati da gente come questa.

UN FALSO SIMBOLO

Questo simbolo non ha niente a che
vedere con l'anarchismo,ma ne è la
più assoluta negazione.

lunedì 28 settembre 2009

PENSARE ANARCHICO


Nessuno stato, per quanto democratiche siano le sue forme, foss’anche la repubblica politica più rossa, popolare solo nel suo falso significato noto con il nome di rappresentanza del popolo, sarà mai in grado di dare al popolo quello che vuole, e cioè la libera organizzazione dei suoi interessi dal basso in alto, senza nessuna ingerenza, tutela o violenza dall’alto, perché ogni Stato, anche lo stato pseudo-popolare ideato dal signor Marx, non rappresenta in sostanza nient’altro che il governo della massa dall’alto in basso da parte della minoranza intellettuale, vale a dire quella più privilegiata , la quale pretende di sentire gli interessi ideali del popolo più del popolo stesso”.
(Bakunin)

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I rapporti tra marxisti e anarchici sono sempre stati particolarmente ambigui. Alcuni sottolineano momenti ed eventi particolari - i dissidi nella Prima Internazionale e Saint Imier, la rivoluzione bolscevica, la guerra di Spagna - per illustrare lo stacco incolmabile tra la visione della rivoluzione dei seguaci di Marx e quella dei seguaci di Bakunin.L'argomento forte è il seguente: ogni qualvolta che i comunisti marxisti hanno raggiunto il potere, una delle loro prime preoccupazione è stata quella di "far fuori" gli anarchici, sia dal punto di vista culturale sia dal punto di vista propriamente "fisico". È un'argomentazione probabilmente definitiva, ma nasconde un problema ulteriore. Infatti, i marxisti - in Russia come in Cina, a Cuba come nell'ex Jugoslavia - non si sono limitati a "far fuori" solo gli anarchici, ma hanno fatto la stessa cosa con altri radicali: i socialisti, i socialdemocratici, i liberali, i populisti, i "borghesi rivoluzionari", i vari "eretici" a sinistra, eccetera

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L'idea di una società anarchica fa quindi ripensare la stessa socialità umana, ovvero il rapporto fra persone, e quindi mostra che è artificiosa la distinzione fra persona e società. Una società anarchica è fondata sulla persona concreta e sulla sua capacità di creare forme sociali; si evita quindi di stabilire con un processo di astrazione dei valori morali assoluti e di creare strutture funzionali ad essi anche a discapito delle persone

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L'idea di ciò che è buono e desiderabile è infatti soggettiva, multiforme, mutevole, e non si può rappresentare come sovrumana, né si deve adorare in quanto entità astratta, e tanto meno in forma coercitiva.
La società voluta dagli anarchici rifiuta che dei valori umani vengano mitizzati e considerati come superiori a uomini e donne concreti

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Il pensiero anarchico è in realtà un pensiero complesso, policromo, talvolta contraddittorio,come contradditorio è l'uomo.

Ma ciò che soprattutto lo distingue dalle altre dottrine politiche, è che per l'anarchismo non esiste una “umanità astratta” (di cui invece trattano tanto il liberalismo quanto il socialismo di stato e il comunismo autoritario), ma singoli uomini concreti.


Nell'anarchia è di fondamentale importanza l'autodeterminazione dell'individuo, di ogni singolo individuo, che è unico e diverso da tutti gli altri, e il suo totale e pieno diritto di scelta, di consenso o di rifiuto. Potremmo provare a definirla quindi una filosofia della libertà
.

Non esiste distinzione tra i mezzi e il fine che si vuole raggiungere; non si può voler ottenere la libertà, ad esempio, restringendola o negandola
.

Anarchia non significa affatto disordine: caso mai il suo contrario, nel senso che gli anarchici tentano di ritrovare, di ricostituire quello che per loro è l'”ordine naturale” delle cose e della vita, deformato e stravolto nel tempo dalle varie forme di sopraffazione, di dominio, di sfruttamento e di potere. Come pensare che uomini come Tolstoj e Godwin, Thoreau e Kropotkin, le cui teorie sociali sono state definite anarchiche, volessero portare nient'altro che il caos, il disordine, la violenza nella società?


Gli anarchici non vogliono conquistare il potere (neppure in “nome del popolo”), vogliono eliminarlo. In altre parole si può dire che vogliono frantumarlo e ridistribuirlo in migliaia e migliaia di piccole unità, tante quanti sono gli esseri umani.


Se per il socialismo il valore principale di riferimento è l'uguaglianza e per il liberalismo la libertà, per l'anarchismo tali valori sono del tutto inscindibili e non possono che darsi contemporaneamente. Non vi può essere libertà senza uguaglianza né uguaglianza senza libertà.

Squola Itagliana - un episodio


Questo è un fatto vero,testimone un nostro collaboratore.

Trento,facoltà di Sociologia,Esame di Economia.Anno 1975

"Assistevo a quest'esame prima di essere a mia volta interrogato.Esame collettivo.In pedana c'erano tre buzzurri delle valli bresciane che parlavano a malapena italiano.Un paio di loro potevano avere circa trent'anni,mentre il terzo una quarantina.Dopo una serie di domande le cui risposte andavano da balbettamenti incomprensibili a desolanti scene mute,il docente alquanto scocciato,chiedava al gruppo di analfabeti :" Ditemi cosa intendete per pubblicita".Un breve guardarsi in faccia degli esaminandi,poi uno dei tre rispondeva deciso : "L'anima del commercio".
Il docente non fece una piega,prese il libretto o i libretti e firmandoli esclamò " 20".
Me ne andai dall'aula.Non sostenni mai questo esame e abbandonai l'università."
Non è una barzelletta,purtroppo è un fatto vero e non isolato in quegli anni,anche in corsi di laurea più importanti per la collettività.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti.
(c.p.)

LA SQUOLA ITAGLIANA E L'ITAGLIA SQOLASTICA


Titolo molto rappresentativo di tutto il carrozzone,ovviamente eccezioni a parte.


Dopo averci comunicato in precedenti ricerche che siamo un popolo di ignoranti che non conoscono neppure l’italiano (2000), e che siamo digiuni di matematica (2003), l’indagine Pisa 2006 che sarà presentata stamattina a Parigi, sancirà «anche» il fallimento nelle scienze. Il dato non ci coglie di sorpresa, perché era nell’aria, ma ci fa un certo effetto, anche perché nella classifica dei 57 paesi su cui l’indagine si è stesa, veniamo dopo l’Estonia, la Slovacchia, Macao, Taipei, la Croazia, la Polonia.
Secondo l’ultimo rapporto dell’Ocse Pisa (Programme for international student assesment) tra gli studenti al di sotto del primo livello di alfabetizzazione matematica, gli italiani, sono davanti solo alla Turchia e al Messico e nel complesso affondano nel fango:
Uno su tre non sa leggere un grafico o convertire una moneta in un’altra.
Quattro su dieci si impappinano nella lettura di un testo discontinuo.
Sei su dieci non riesce a spiegare da cosa dipende l’alternarsi del giorno e della notte.
Ma questo è niente, se si fa un sondaggio tra gli studenti viene fuori che:
Aldo Moro fu assassinato non dalle Brigate Rosse ma dalla mafia.
Uno dei padri della Costituzione del ‘48 fu Silvio Berlusconi.
Gli anni di piombo non c’entrano con il terrorismo ma sono “un’era zoologica precedente a quella del ferro”.
Le Fosse Ardeatine sono “un fenomeno carsico”.

Il fatto sconcertante è che alla domanda “quale materia aboliresti?”, buona parte dei ragazzi risponde: la storia.

Ha fatto scalpore la notizia che gli studenti italiani fossero tra i più ignoranti del mondo in ambito scientifico (scusate la brutalità). Ad esempio, in pochi avevano saputo rispondere correttamente alla domanda “perché si alternano giorno e notte?”, creando qualche preoccupazione anche in sede di Ministero per la Pubblica Istruzione. Ma c’è di più.
Il settimanale Panorama ha preso alcuni dei test fatti dall’indagine PISA-Ocse (dove PISA sta per Programme for International Student Assessment, e OCSE sta per Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) e li ha sottoposti a 100 docenti di scienze delle scuole medie e superiori. Ebbene, pare che i professori siano ancora più ignoranti degli alunni, soprattutto quelli che insegnano alle superiori.
In due test su 5 i professori ad avere azzeccato la risposta esatta sono stati meno del 40%. A fare scalpore ad esempio la domanda “Perché la fermentazione fa lievitare la pasta?”, alla quale hanno risposto solo il 36% dei proffs.


“La spesa”, secondo Andreas Schleicher, responsabile delle ricerche sull’istruzione dell’Ocse, “non è il difetto principale dell’Italia”. Che anzi, per quanto riguarda la scuola primaria investe più risorse della media Ocse, 6.835 dollari per alunno contro 6.252 dollari e per la scuola secondaria è in linea con la spesa Ocse, 7.648 dollari contro 7.804. Il vero problema dell’Italia è invece “come vengono spesi” i fondi elargiti dallo Stato. “Esattamente il contrario”, ha aggiunto Schleicher, “di quanto fa, ad esempio, un paese come la Corea del Sud”, dove invece il numero dei professori è minore e il loro stipendio è più alto.

Ma cosa pretendiamo se i politici, in primis, “mostrano” tutta la loro cultura? Un esempio è lo strafalcione più orrendo della lingua italiana “credo che è”.
Se andate su internet troverete:
Mastella:Credo che è la base stessa su cui poggia l’indipendenza della magistratura a essere messa a rischio”

Calderoli: “Se il nostro obbiettivo era quello di lanciare un sasso nelle sabbie mobili, credo che è stato raggiunto”

D’Alema:Credo che è arrivato proprio il momento che la comunità internazionale accompagni paternamente israeliani e palestinesi ad un tavolo”

Sembra che non si salvi nessuno, neppure gli aspiranti magistrati che in un concorso del Gennaio 2008 (43 mila domande) soltanto 322 giudici, sui 380 richiesti hanno passato il test. Perchè? Semplicemente per: “la disarmante constatazione che in alcune prove c’erano errori di grammatica ed ortografia, oltre che di forma espositiva, testimonianze evidenti di una mancanza formativa che non è emendabile” ha detto il membro della commisione d’esame Matteo Frasca.
Qualche esempio??? “L’addove”, “Risquotere”, “Un’altro” o “Qual’è".

E il sedicente scrittore di successo Giorgio Faletti :
"certe indagini sono svolte con una certa affrettazione"

"ho fatto crollare la finzione dietro la realtà" (chi la capisce è bravo)

!il gatto,che accettava con le sue semplici implicazioni feline la carezze sulla testa sul collo"

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DOMANDA : lo Stato paga un insegnante ogni 11,2 alunni, dalle scuole materne alla maturità, mentre la media, in Europa, è di un insegnante ogni 14,8 alunni, cioè circa il 30% in più. Il prodotto del nostro complesso scolastico nazionale è, tuttavia, sotto l’aspetto qualitativo, altrettanto migliore, cioè del 30%, del prodotto scolastico delle altre nazioni di questa stessa Europa?
Da quanto sopra esposto sembrerebbe di no.Si legga qui sotto un rapporto dettagliato.
http://www.documentazione.info/article.php?idsez=19&id=744
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Putroppo la piaga della scuola italiana,in sintesi, è stata causata da decenni di lassismo ad ogni livello,dai laureati taroccati tipo Di Pietro,esami di gruppo e sei politico sessantottini,assunzioni scriteriate di personale,spesso caldeggiate dalla politica con conseguente politicizzazione della scuola stessa,alle politiche scolastiche fallimentari dalle medie inferiori in su.La situazione universitaria è anche peggiore.E proprio coloro che ora strillano come aquile contro la Gelmini,sono tra i maggiori responsabili di questo sfascio.
Come diceva Longanesi : " tutto quello che non so l'ho imparato a scuola"
Molto più vero oggi che ai tempi suoi.

domenica 27 settembre 2009

Il Geom.ODIFREDDI,storia del NI-ENTE




Già da giovane penitente al Seminario di Cuneo,il nostro eroe si mostrava insofferente di non poter diventare Papa,carica a cui modestamente aspirava.Se ne andò nel 1964 con fare strafottente e si iscrisse immantinente all'Istituto Tecnico per Geometri.Coetaneo e compagno di Briatore,al quale, dice lui indifferente e furbescamente,"mai ho rivolto parola".

Università dal 68 al 73 (il periodo della laurea scadente,sei politico,esami in gruppo), poi insegnamento,ma tutto sempre deludente,anche se molti son stati i viaggi,spesso "geometra assente",speriamo non a spese del contribuente.Lui vuol di più.Travolgente l'attivita di ricerca in più di trent'anni :Classical Recursion Theory in due volumetti,un terzo abbandonato perchè si era stufato dell'argomento.Il giudizio più corrente : " The stated goal of the book is to have no prerequisites other than freshman math, but you really need at least undergrad logic and set theory. It is a thick book and covers a lot of interesting stuff, but there can be a frustrating lack of order and detail. He is an engaging writer, but sloppy in that he gives only part of the information you need to understand something, forgetting that he didn't give it or you don't know it. Sections are often either too sketchy or wordy and unfocused. Sometimes, though, he comes through with an elegant explanation of something. He is at his best when relating recursion theory to science, philosophy, and other branches of math. These discussions tend to be rather handwavy, but he gives references to the literature. The book as a whole is not very unified and it doesn't clearly indentify and relate the central ideas of recursion theory, so it wouldn't make a good introductory text. But it is a good reference for those with a moderate background. "

Praticamente un libro per studenti, di tutto un po' anche confuso,un manuale per principianti della materia.Scoperta l'acqua bollente.Capiamo perchè il "geometra indolente" ha poi saggiamente rinunciato al terzo volume.Andrebbe tutto bene se il nostro "geometra onnisciente" non si atteggiasse a genio emergente della matematica e di tutto il resto esistente e non si mettesse a criticare pateticamente un Cacciari,che in pratica l'ha definito "geometra inserviente" di Voltaire,Severino e Vattimo che qualche ricerca e scoperta in più del "geometra insolente" l'hanno certo fatta.Ma si sa,più uno è insipiente e più è incontinente.

Un giorno deprimente,mentre pensava ai guai causati dall'Onnipotente,si mise in testa di intervistarlo.(un altro che parla solo con Dio!).Eh già,si diceva sconsolatamente,che ci faccio qui rintanato in un'aula cadente?Uno come Crepet,un incompetente, lo chiaman dappertutto e Piero Angela,un senza mordente, si becca grana non indifferente, e io che sono molto più saccente son qui a grattarmi a 50 anni come un pezzente! Detto e fatto,diventerò un "geometra da teleutente".

E così via,con lena diligente a divulgare scienza,da leggersi in spiaggia prevalentemente.Ma non basta,non basta;la scienza non è più di tanto coinvolgente,sarò un "geometra miscredente".Non con l'Islam però,lì è condiscendente,si rischia l'incaprettamento; così coraggiosamente se la piglia con l'Onnipotente ed il suo gregge credente.E' come sparare sulla Croce Rossa.

La scelta fu felice.Pedissequamente ricopiò un titolo di Bertrand Russell,di mille anni fa,ch'era stato un successo sorprendente.Sai la novità!Se na parlava a 13 anni!Se la prese ancor di più etimologicamente con il solito cristian-cretino e per completare il quadro s'infrattò politicamente.Dove?.Ma che domande! Con Veltroni il sempreperdente poi coi comunisti,ardentemente.Però,dopo aver lautamente incamerato un Festival di matematica e qualche altro dell'anguria, gli sputa addosso.Già lo aveva fatto con gli yankees pur essendo alla loro greppia da studente e da "geometra scadente".Arriva a dire sovieticamente e un po' demente :"Meglio i soviet,eran più moderni.Avrebbero avuto bisogno del pc e Google.Con Stalin Emule-utente,marxismo sorridente".Futuro titolo delle sue dispense per il people nullatenente.Lui nel soviet ci durerebbe tre secondi e poi gli romperebbero il culo e non tanto delicatamente.Ma meritatamente.

E' un successo crescente,tanto rincorso dal "geometra intraprendente".Ora è di qua,di là,di sotto,dalla Dandini sempre ridente,su Vanity Fair fa il "geometra attraente" e seduttore impenitente.Modestamente.

L'ultima è recente,ha inventato la matematica sinistro-dipendente,l'unica cosa che poteva far indecentemente.Si lamenta il "geometra inquirente" di un collega premiato immeritatamente,non per la scienza,ma perchè fondamentalmente credente e del governo consulente.Nuova scoperta : se matematica di sinistra è esatta,se no è un'opinione.Nobel pretendente.
DA UN'INTERVISTA : Io sono del '50, quindi un matematico dovrebbe riuscire a ricavare facilmente la mia età: 54 anni.(Bravo,battuta per Marzullo) Vivo vicino Torino, ai piedi della Basilica di Superga, dove si trovano le tombe dei reali di Casa Savoia e dove anch'io spero di venire un giorno sepolto.(meglio il Pantheon !)In seguito frequentai l'istituto per geometri, perché odiavo il latino.(sarà). Sappiamo cos'è la logica: lo studio del ragionamento. Ma bisogna vedere poi a cosa uno riferisce l'aggettivo: se al primo termine, "studio", si tratta dello "studio matematico del ragionamento", cioè dei modi di ragionare usando i mezzi della matematica; se al secondo termine, "ragionamento", si tratta dello "studio del ragionamento matematico", che restringe il campo di studio del ragionamento in generale a quello solo matematico; se ad entrambi i termini, abbiamo lo "studio matematico del ragionamento matematico.(più in italianno no,eh!).Essa, cioè, studia i ragionamenti che si compiono in matematica e lo fa usando i mezzi della matematica stessa (bastava questa frasetta e tutti capivano)
Io non solo ho lavorato parecchio all'estero, ma ho anche viaggiato molto, tenendo sempre distinti il "sacro" e il "profano", dove - tanto per essere chiari - il primo è il viaggiare e il secondo è il lavorare.
(sarà,lo dicono tutti ma poi....)
Avevo già un manoscritto di centinaia di pagine, completo di tutti e tre i volumi dell'opera. Di questi tre, poi ne uscirono due, mentre il terzo l'ho in seguito abbandonato, perché mi sono stufato di occuparmi di tali argomenti (eh già,ti capiamo,ti capiamo....)

In conclusione,questo "geometra luminescente" sarà pure un miscredente,ma darwinianamente è pure "un omm' e niente".

La ricerca del rolex continua - capitolo 3

Allora,lo tirate fuori
il Rolex,sì o no?



Ancora con 'sto cazzo di Rolex?


Dove sarà il Rolex?

sabato 26 settembre 2009

LA COLONNA CHIAGNEFOTTE (e il rolex cap.2)

Ripeto,fuori il mio Rolex!

buongiorno tristezza pistolino e borrachon

lele e borromeo

La colonna Chiagnefotte (pronuncia franco-napoletana),corpo scelto dell'esecito di Totonno o' laureato, è partita per la ridotta di Hanno zero (quasi di tutto ),una specie di Forte Alamo dei grillo-sinistrati in lotta col cattivo Papi Santana.
Sulle note del deguello,il colonnello Blondie Santoro,fondatore della colonna (cotonato D'antonio e in divisa Armani), arringa la truppa affermando di avere il diritto di ascoltare il suo cuore a sinistra ,ma ancor di più l'Auditel e,per par condicio, riempire magari il portafoglio a destra.Il tono è da salvate il soldato Ryan o da c'è posta per te, e si teme un nuovo desolante assolo di Bella Ciao.Ci dicono abbia rinunciato all'ultimo istante,con disappunto del guitto della via Gluck e dell'Anpi,ma con sollievo di tutti gli altri.
La truppa è in linea,pronta a partire. C'è il portaordini Marcotravaglio,detto "er pistolino"(che non è un'arma da fuoco piccola),che legge con voce melliflua gli ultimi dispacci del comando al popolo presente,scelto per l'occasione da esperti di look,specie per le femminucce.Il Pistolino è molto amato (anche troppo) dai vecchi e ruvidi combatenti per il suo nobile aspetto di putto raffaellesco,anche se un po' stagionato, e il risolino ambiguo...

Nel caso non venissero capiti i testi dei dispacci,e cioè quasi sempre, il sergente Borrachon Vauro ,detto anche Chiantionline,si incarica di far le figure e pure di commentarle ,tra un bicchiere e l'altro,ridendo per primo ,temendo che non si capiscan nemmeno quelle.
Si sa,i sergenti non son mai stati dei raffinati,spesso hanno visi paonazzi da taverna e qualche volta sparano minchiate.El borrachon ne spaccia tante,però rinfrancano i soldatini,che non aspettan altro.

Un po meno vispa è la malinconica guida indiana Ruotolo,Ruotolo spedito a destra e a manca come il barattolo della vecchia canzone a raccattare truppe già indottrinate e sondare preparati umori popolari.Doppio Ruotolo,detto anche "buongiorno tristezza" per la sua innata allegria,è da molti anni una specie di saggia governante del bizzoso Blondie che però,da ingrato qual'è, lo fa dormir sempre fuori dal forte, al vento,al freddo,tra neve e pioggia e tribù incazzate.

C'è pure una nuova mascotte,di cui ora ci sfugge il nome,che rimpiazza la schermitrice.Sarà però difficile rinnovare i fasti della premiata barboncina ,l'algida e angelica titolata Borromeo,prontamente allontanata da Blondie,che se n'era incappricciato, temendo il gorillus gorillus della soldatesca (Marco escluso).Ci mancherà sempre il suo aplomb da esposizione cinofila e il suo forbito eloquio da operaia specializzata,così vicina ai problemi e ai bisogni della categoria.Pare che ora sia in permesso sindacale alle Maldive o giù di lì.Sacrosanto diritto delle lavoratrici a cottimo.
Abbiam perso il primo scontro della compagnia di giro ,le notizie son di seconda mano.Eravamo a bisbocciare mentre lì si combatteva per il popolo dei banchieri,per i grillini,per l'ora legale,per Pravdarepublik,per la maglia di Totti,per il bancarottiere,per l'amatriciana,per Grillomoscio,per preti e cardinali,per la poligamia,per la grana,per il culturame,per Citto,per Franceschiello,per Armani,per la democrazia,per tricco tracco,per l'anima de..........
Ripareremo e seguiremo puntualmente le eroiche vicende settimanali della colonna Chiagnefotte a Forte Alamo.
Per ora,un incitamento alle truppe:Viva il Texas indipendente,il Dom Perignon e la topa libera!!

giovedì 24 settembre 2009

BLONDIE detto SANTORO,il clone del PAPI (e il rolex - cap.1)

Fuori il mio Rolex!


Somiglianza impressionante,pazzesco direbbe Sansonetti!
CAPELLI : uno catramato,l'altro cotonato a riccioletti fru-fru biondi da vecchio culattone o putto stile Melozzo,a seconda che lo guardi Ghedini o la Borromeo.

FRASI CELEBRI : il Berlusca : "sono il miglior statista degli ultimi 150 anni","ho evitato una guerra in Cecenia" , "ho messo pace tra Obama e Putin".Risponde Blondie : "quanto più c'è Santoro in tv,tanto più il paese è libero" , "qui c'è una analogia col delitto Matteotti "(dopo il cosidetto editto bulgaro del papi) , "la mia esautorazione è un crimine politico" , "eliminare Santoro dala tv è come bruciare i libri in piazza".Bella gara fra i due ,ma con la frase su Matteotti Blondie vince alla grande.il tag è : Megalomania e egoatria.Uno si crede Napoleone,l'altro Marat o Robespierre. Quando Enzo Siciliano,sentendo che si parlava di Michele esclamò: «Michele chi?»,questo si incazzò tanto da passare a Mediaset.
Qui mancherebbe un terzo concorrente : frate Eugenio Scalfari che parla con Dio.
VITTIMISMO : il Cavaliere lo usa con destrezza e Blondie idem.Quando era a Strasburgo,ha rotto i coglioni a mezzo mondo,piagnucolando a destra e a manca per ritornare in tv.Finchè un altro suonato della via Gluck gli ha concesso il palco.Sembrava un mendicante che implorava la carità,un perseguitato scampato al lager,quasi fosse all'Onu invece che davanti ad una platea di pagati e di casalinghe del sabato sera.Non so dove,ma si è sentito cantare Bella Ciao in assolo,roba da guitto da Ambra Jovinelli.Si credeva un partigiano assediato dalle SS.Toccato il fondo.Certo è che il Papi non è mai sceso a questi livelli di accattonaggio.Ma Blondie è solo un clone.

VILLA E DONNE : anche Blondie ha la sua villa,meno bella della Certosa,ma villa.E pure lui ha praticato le femminucce,con figli annessi.Certo,il papi è un po' più assatanato.Ma Blondie è uno da Quinto Potere,una Dunaway in Armani,gode di più col Vauro.
MONTANELLI : Blondie ha cercato di arruolarlo in una seduta spiritica ad annozero,ma lui non ha risposto.Il Papi lo aveva avuto,e non per una sera, e poi l'ha perso.

SFURIATE : celebre il Papi in diverse occasioni,così come Blondie anche nell'ultima.
FANS : entrambi li hanno,magari il berlusca un po' di più.Fede e Travaglio: le due fans-icone.Gemelli del Lec! Uno dei tipici mujahiddin di Blondie : "Ciao Michele,ti voglio in europa x portare avanti i tuoi nostri obiettivi di liberta' vera democrazia vera dei veri giusti principi democratici che ormai la ns italia non ha piu' da tre anni.Forza Michele, vinci!Forza Ulivo, vinciamo!!!"(dal suo blog).
Fede,speranza e carità (il voto) dei poveri fedeli.Infatti,in Europa ,Blondie ha lasciato un universale rimpianto dei suoi memorabili e introvabili discorsi. Per un po' ha solo sfoggiato tagli Armani,poi ha buttato fans e voti alle ortiche e ha cominciato a piagnucolare.Voglio la tv,voglio la tv......mamma,la tv, la tv!!!!
BARZELLETTE : piacciono a tutti e due.Una celebre di Blondie è . "Viva il Comunismo! Viva la Libertà! Ora, scusate: ho la Bentley in doppia fila". Un'altra,emulando Biagi :"E ci dica, dunque lei ha le prove che Berlusconi ha un ruolo fondamentale nell'assassinio di Giulio Cesare?"

CRITICHE : tutti e due poco sensibili.Blondie ha addirittura diffidato un onesto imitatore,mostrando un indubbio senso della tolleranza,quando non c'è lui in ballo.Per le interviste,il suo cammelliere triste Ruotolo pretende che piacciano a Blondie prima di pubblicarle.
GRANA : tutti e due l'amano,ma solo uno l'ha presa dall'altro,e cioè Blondie a libro paga del Papi.Ora,e da molti anni, è solo un nostro mantenuto.

POTERE : entrambi non possono star senza.Il Papi è accusato d'essere un dittatore,Blondie è chiamato Santorescu.
Concludendo,Blondie è un perfetto clone di Silvio,una sua costola,un doppione;finge di odiarlo ma in fondo l'ama appassionatamente,come una Karenina il suo Vronskij.Però, a questo punto,tra i due, tanto vale tenersi l'originale.

DUE FILMS - GLI ALTRI




IL GUSTO DELGI ALTRI



In un piccolo paesino della provincia francese si incrociano le vite di vari personaggi, molto diversi tra loro per ceto sociale e condizione culturale. Castella (Jean Pierre Bacri) ad esempio è un ricco ma rozzo imprenditore che ha sposato una donna frivola ed inconsistente: quando si innamora della sua insegnante di inglese Clara (Anne Alvaro), che è anche un’attrice teatrale, si espone al dileggio del gruppo di intellettuali da lei frequentato. La guardia del corpo di Castella, Moreno (Gerard Lanvin), ha una relazione con la cameriera Manie (Agnes Jaoui), ragazza dallo spirito indipendente che per guadagnare spaccia anche erba. Dechamps (Alain Chabat) lavora invece come autista del riccone, e viene piantato in asso dalla ragazza andata in America per studiare. Tra nuove amicizie, incomprensioni e malintesi, l’esistenza di tutte queste persone si intreccia e si confonde, mettendo in discussione le convinzioni ideologiche e lo status di ognuno dei personaggi. Il saper o il non riuscire ad accettare la condizione (e le convinzioni) altrui, anche a costo di uscire fuori dal proprio stato, rappresenta per tutti il necessario cambiamento atto a soddisfare un nuovo tipo di esigenze, sentimentali ed intellettuali.
Il commento Buon esordio alla regia della brava autrice Agnes Jaoui (suo, tra gli altri, lo script di “Parole, parole, parole…” di Resnais, 1997) che qui, oltre che interprete, firma anche la sceneggiatura, insieme all’altro caratterista Jean Pierre Bacri; il film si segnala subito per la raffinatezza e la sicurezza della direzione, sempre molto semplice ma accurata nel lasciar spazio alla bravura degli attori, tutti da accomunare in un unico applauso. Anche la storia si snoda con efficacia e senza cadute di ritmo, risultando decisamente divertente e ben calibrata nel dosare momenti comici con altri melodrammatici. La pellicola ben si inserisce nel filone di “commedia alla francese” che in quest’ultimo periodo sembra aver ripreso piede; in più, come vogliamo sottolineare, l’opera può avvalersi di un equilibrio tra le sue componenti che non sempre film come questi riescono ad ottenere. Durante la conferenza stampa sono usciti fuori paragoni illustri come Woody Allen, Eric Rohmer o Ernst Lubitsch: a noi sinceramente pare un po’ affrettato “scomodare” tali maestri della commedia, ma l’ottima miscela di “Il Gusto degli Altri” ci lascia intuire un radioso futuro per la Jaoui, che ci ha confessato di essere già al lavoro per il prossimo film.
In sintesi Finemente diretto e perfetto nel ritmo della sceneggiatura, il film ha il suo punto di forza nel riuscire a valorizzare al massimo le interpretazioni degli attori, sui cui spiccano il rozzo ma comicissimo Jean Pierre Bacri e la soave Anne Alvaro. Tutto sommato uno degli esordi più interessanti nel panorama europeo di questi ultimi tempi, un’opera che si distingue anche per l’arguzia e l’eleganza del prodotto.
Il giudizio Molto convincente e spiritosamente raffinato: un applauso a tutti gli attori, ma soprattutto alla regista e agli sceneggiatori.
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LE VITE DEGLI ALTRI
Un film di Florian Henckel von Donnersmarck. Con Martina Gedeck, Ulrich Mühe, Sebastian Koch, Ulrich Tukur, Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Volkmar Kleinert. continua»«continuaMatthias BrennerTitolo originale Das Leben der Anderen. Drammatico, durata 137 min. - Germania 2006

Berlino Est, 1984. Il capitano Gerd Wiesler è un abile e inflessibile agente della Stasi, la polizia di stato che spia e controlla la vita dei cittadini della DDR. Un idealista votato alla causa comunista, servita con diligente scrupolo. Dopo aver assistito alla pièce teatrale di Georg Dreyman, un noto drammaturgo dell'Est che si attiene alle linee del partito, gli viene ordinato di sorvegliarlo. Il ministro della cultura Bruno Hempf si è invaghito della compagna di Dreyman, l'attrice Christa-Maria Sieland, e vorrebbe trovare prove a carico dell'artista per avere campo libero. Ma l'intercettazione sortirà l'esito opposto, Wiesler entrerà nelle loro vite non per denunciarle ma per diventarne complice discreto. La trasformazione e la sensibilità dello scrittore lo toccheranno profondamente fino ad abiurare una fede incompatibile con l'amore, l'umanità e la compassione. All'epoca dei fatti, quando le Germanie erano due e un muro lungo 46 km attraversava le strade e il cuore dei tedeschi, il regista Florian Henckel von Donnersmarck era poco più che un bambino. Per questa ragione ha riempito il suo film dei dettagli che colpirono il fanciullo che era allora. L'incoscienza e la paura diffuse nella sua preziosa opera prima sono quelle di un'infanzia dotata di un eccellente spirito di osservazione. La riflessione e l'interesse per il comportamento della popolazione, degli artisti e degli intellettuali nei confronti del regime comunista appartengono invece a uno sguardo adulto e documentato sulla materia. Ricordi personali e documenti raccolti rievocano sullo schermo gli ultimi anni di un sistema che finirà per implodere e abbattere il Muro. La stretta sorveglianza, le perquisizioni, gli interrogatori, la prigionia, la limitazione di ogni forma di espressione e l'impossibilità di essere o pensarsi felici sono problemi troppo grandi per un bambino. Le vite degli altri ha così il filo conduttore ideale nel personaggio dell'agente della Stasi, nascosto in uno scantinato a pochi isolati dall'appartamento della coppia protagonista. È lui, la spia, il singolare deus ex machina che non interviene dall'alto, come nella tragedia greca, ma opera dal basso, chiuso tra le pareti dell'ideologia abbattuta dalla bellezza dell'uomo e dalla sua arte. Personaggio dolente e civilissimo, ideologo del regime che in un momento imprecisato del suo incarico si trasforma in oppositore. Il "metodo" della sorveglianza diventa per lui fonte di disinganno e di sofferenza, perchè lo costringe a entrare nella vita degli altri, che si ingegnano per conservarsi vivi o per andare fino in fondo con le loro idee. Gerd Wiesler contribuisce alla riuscita dello "spettacolo" con suggerimenti, correzioni (alle azioni della polizia), aggiustamenti (dei resoconti di polizia) e note di regia che se non avranno il plauso dei superiori avranno quello dei sorvegliati. "Attori" che recitano la vita ai microfoni della Stasi e nella cuffia stereo dei suoi funzionari. La vita quotidiana fatta di paure ed espedienti è restituita da una fotografia cupa e bruna, tinte monocromatiche che avvolgono i personaggi decisi a sopravvivere, a compromettersi e a resistere. La Stasi aveva un esercito di infiltrati, duecentomila collaboratori, Donnersmarck ne ha scelto uno e lo ha drammatizzato con la prova matura e sorprendente di Ulrich Mühe. Il drammaturgo "spiato" è invece Sebastian Koch, l'ufficiale riabilitato di Black Book, intellettuale "resistente" per salvare l'anima del teatro e della Germania.

martedì 22 settembre 2009

TOPOLINO PARTY




Repubblica fa un partito.

È quello di Topolino - di Giampaolo Pansa

Il Partito di Topolino? Tra un momento ci arriviamo. Bisogna iniziare dal lettore-militante di “Repubblica”. È un soggetto unico in Italia, che ha accolto con grande fastidio la decisione di rinviare la protesta in difesa della libertà di stampa. Lo si comprende dalle lettere pubblicate dal quotidiano prima e dopo il 19 settembre. Una paginata al giorno. Mi sono letto quelle dall’11 al 20 settembre. Ecco un test per capire quali siano gli umori profondi di un’area d’opinione certo minoritaria, però molto scaldata. Capace di odiare e di amare con intensità sorprendente. L’odio è tutto per Silvio Berlusconi, uno spirito del male disposto a compiere qualunque nefandezza.

Ho 29 anni e quando Berlusconi fece la sua discesa in campo ne avevo 14» scrive Laura Pone. «La mia vita è stata contagiata dalle ramificazioni del suo potere». Anche Linda Loffredi teme «l’oscura nube di contagio» prodotta dal Caimano. «Ha collusioni con la mafia» (Daniele Barni). «Da alcuni anni passo diversi mesi in Mongolia. Degli amici mongoli mi chiedono se Berlusconi sia il nuovo Padrino» (Ippolito Marmai). «Dimentico dei problemi reali, il premier si lascia travolgere da chiome bionde e profumi di donna» (Silvia Ceccarelli). «Il premier mi sta danneggiando come cittadino. Io non intendo più rispettarlo, per tutelare la mia dignità» (Giacomo Paraggio). «Mi vergogno di avere un presidente del Consiglio di tal fattura» (Teodoro Montanaro). «Privo di ogni scrupolo e pudore» (Francesco Grazi). «È un piccolo uomo che minaccia la libertà di stampa» (Giuliana Babich). «Con il suo impero mediatico, Berlusconi ha plasmato le menti di molti cittadini» (Lia Proietti). «Quando lo sento diffondere da tutte le tv menzogne insopportabili, mi sento scoppiare dentro perché non posso contestarlo» (Anna Bella). «Vuole offuscare le nostre coscienze con la smania di potere» (Francesco Costantini). «Sfacciataggine e protervia del premier non hanno più limiti. Riusciremo a liberarci di un simile individuo?» (Anna Rita e Umberto Venieri). «Berlusconi vuole chiudere i giornali» (Leopoldo Morbin). «Ha imbevuto della sua cultura le nuove generazioni» (Paolo Lando). «Berlusconi cadrà schiacciato dal peso della sua stessa infamia» (Gabriele Perni).Un tipaccio così, e i suoi complici, soffocano l’Italia con un regime quasi fascista. «Vogliono cancellare quel che resta della nostra povera e zoppa democrazia» (Lorenzo Fiorelli). «Queste lobby di potenti e incapaci rovinano il nostro Paese» (Diego Meneghetti). «Malvagia e stupidità si sono alleate» (Andrea Canevaro). «Vedo la violenza e la volgarità di un potere pericoloso» (Maura Arlunno). «Bisogna uscire da questa impressionante deriva autoritaria e antidemocratica» (Claudio Corazza). «Sono un vostro giovane lettore. Fa male sapere di non avere la piena libertà di formare la propria coscienza e di non possedere il libero arbitrio per scegliere ciò che per noi è più giusto» (Alessandro Piraccini). «Vedo con grande dolore crescere volgarità, superficialità, smantellamento della nostra povera patria» (Patrizia Rizzo). «Ci vogliono togliere la capacità di sdegnarci, dopo averci tolto la verità» (Clementina Di Massa). «Ci troviamo sotto la dittatura della maggioranza a causa del virus del berlusconismo che ha infettato il paese» (Giuseppe Campellone). «Quando finirà questo medioevo post-democratico?» (Gianluca Summa). «Bisogna fermare lo scempio» (Giovanna Brobutti). «Dobbiamo contrastare chi nega la libertà. Per questo abbiamo il dovere di resistere» (Marco Ferrari).

Nuova resistenza Il cuore della nuova resistenza è ovviamente “Repubblica”.

«Siete la mia unica speranza» (Pippo Raimondi). «Vi ritengo il perno fondamentale della resistenza oggi in Italia» (Walter Cavallo). «Andate avanti così, senza paura» (Antonio Taraborrelli). «Siete l’unica scelta possibile nello squallore in cui è precipitato il mondo dell’informazione in Italia» (Alfredo Maria Bartoloni). «Ogni giorno compro due copie di Repubblica per contribuire a difendere il diritto di cercare la verità» (Amedeo Colonna). «Tutti i giorni compro tre copie di Repubblica. Stamattina in edicola un signore anziano ne ha comprate quattro. Ci siamo guardati e ci siamo capiti al volo» (Luca Datteri). «Continuate così. Siete il portavoce di tutti quelli che non la pensano come Berlusconi e i suoi amici» (Amedeo Colonna). «Esibisco fieramente Repubblica per far capire da quale parte non sto» (Enrica Salvato). «Mi piace il ruolo di Cicerone che Repubblica si è assunto per contrastare il moderno Catilina» (Ennio Facchin). «L’unica opposizione è rappresentata dal vostro gruppo editoriale» (Matteo Nocentini). «Propongo la nascita di un movimento con sedi in tutta Italia» (Pino Quarta). «Mi piacerebbe che accanto alla testata di Repubblica aggiungeste l’aggettivo Libera» (Giancarlo Ferrari). A eccitare i lettori di “Repubblica” sono state le dieci domande di continuo riproposte a Berlusconi. «Tappezziamo le città con le 10 domande» propongono Raffaella Milani, Marco Ancora e la piccola Giulia. «Vi consiglio di promuovere la diffusione di magliette con ognuna delle 10 domande che non si possono fare a Berlusconi». «Bisogna dare maggiore risalto alle 10 domande con manifesti o cartelli» (Iole Pozzi). «Vorrei invitarvi ad affiggere nelle città manifesti con le 10 domande» (Anna Simonetta). «Penso che tutti i giornali, radiogiornali e telegiornali dovrebbero porre a Berlusconi le vostre 10 domande» (Raffaele Miccio).

Purtroppo per i militanti di “Repubblica”, le altre testate fanno orecchie da mercante. Copiare l’ideona di Ezio Mauro? Non sia mai detto. Così chi scrive a Largo Fochetti dà pessimi giudizi sul giornalismo italiano. E non soltanto contro Vittorio Feltri.
Di lui, Massimo Marnetto scrive:
«Voglio un’informazione libera, cioè costituzionale. Senza l’oppressione dei filtri e dei Feltri». Ma ce n’è anche per gli altri giornali. «La democrazia è in pericolo. Mi stupisce il silenzio della stampa italiana» (Silvana Mandolini). «È preoccupante la disinformazione che molti giornali e telegiornali seminano nel paese» (Adriano Verlato). «Chi sostiene ancora il mito di Berlusconi dovrebbe capire il rischio di toccare la libertà d’espressione» (Stefano Coletto). «Sono pochissime le voci fuori dal coro. I mass media sono asserviti ai diktat dell’Egoarca» (Antonella Dalzoppo).

Segni di distinzione La convinzione di essere soli nel combattere il Caimano spinge molti lettori a presentare a “Repubblica” una domanda singolare: dobbiamo distinguerci da chi non la pensa come noi, avere un segno che faccia capire a tutti chi siamo. Insomma, vogliono un segnale, un distintivo, una bandiera come si usa nei partiti.

«Espongo ogni giorno la copia di Repubblica come segno distintivo» (Simonetta Cortolezzis). «Perché non ci inventiamo un segnale da mettere sui nostri balconi per far vedere al Paese quanti siamo?» (Elisabetta Salvatori). «Una bella idea sarebbe quella di creare un segno di riconoscimento. Da esporre da parte di tutti coloro che condividono questa battaglia per la libertà di stampa» (Rita Bega e Manuel Lugli). «Il giorno della manifestazione attaccherò simbolicamente alla finestra la prima pagina di Repubblica. Per dire a Berlusconi che non potrà mai avere la nostra dignità» (Umberto Burgio). Dal giornale-partito al partito vero e proprio. Lo sperano molti lettori di “Repubblica”. Gli obiettivi politici sono chiari. «Fare giustizia di una certa stupidità politica della sinistra» (Mario Pasqualotto). Rimediare all’errore capitale «della mancata soluzione del problema del conflitto d’interessi» (Rita Vagnarelli).

E infine espellere il Cavaliere dal sistema politico, per restituire all’Italia un minimo di tranquillità.
Scrive Giovanna Alessandria: «Mai come adesso ho vissuto in uno stato di sospensione aspettando un cambiamento di potere politico. Ogni giorno che passa è carico di tensione…».

Già, perché non fare di “Repubblica” una vera parrocchia politica? I militanti ci sono. I soldi pure. Anche il leader non manca. È un direttore-segretario caparbio, aggressivo, più carismatico di molti big della casta partitica: Ezio Mauro. Da giovane cronista era sempre in moto. Per questo veniva chiamato Topolino. Se nascerà il partito di Topolino non ridete. Poiché non ci sarà nulla di cui ridere.
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A parte che Pravdarepublik è già un partito di un bancarottiere che guida i resti rottamati del PD,il resto e tutto da ridere (o da piangere) a cominciare dai poveri lettori in preda a crisi di nervi,di identità,di depressione,affetti da vari disturbi agli emisferi destri e sinistri e ad una comicità che intenerisce.Per distinguersi dagli altri potrebbero farsi tatuare in fronte una grande R,ma il rischio è che invece di "Repubblica" venga interpretato in altri modi.Tipo Rincitrulliti,Rincoglioniti e via dicendo.
Se Topolino,alias Charly Brown,può guidare un partito ,io posso diventare Papa.A meno che non si tratti del Disney Party,con Paperino,Nonna papera,Gastone,Gambadilegno e soci.Qui lo vedrei bene.E poi lui è troppo impegnato a stendere contratti immobiliari per fregare il fisco.Quanto al carisma,ha quello di un lemure.Guardi Pansa che l'ho visto!Mentre Lei diceva che non c'è nulla da ridere,si scompisciava dalle risate.
(corrado prestianni)

MILANO HA UN NUOVO IMAM


"È l’unico difensore dei musulmani,l’unico che ci difende,appoggiando la nostra richiesta di costruire delle moschee a Milano",dichiara a 'Qn' Abdel Hamid Shaari, presidente dell'Istituto culturale islamico di viale Jenner (famoso per altre cose). “C’è bisogno di luoghi di preghiera in tutti i quartieri della città: in modo particolare per i fedeli dell’Islam" incalza il cardinale.Invitato pure al Ramadan.

Un faro della comunità islamica a Milano!

Un continuo leccazampismo all'Islam,e tolleranza zero per i cristiani.Comprensione per le vigliaccate e truculenze altrui e zelo inquisitorio per ogni reazione delle comunità cristiane.Cedimenti su cedimenti a chi non cederà mai e finirà per distruggere questa Chiesa tremebonda,paurosa e ormai alla frutta,: restituzione del vessillo di Lepanto (come dire,siete morti per nulla, a chi aveva combattuto in favore della Chiesa),la preghiere collettiva degli islamici sul sagrato del duomo (con il cardinale subito pronto ad accogliere spiegazioni),davanti a san Petronio e al Colosseo.Ma i principi della Chiesa sempre pronti a scusare tutto e tutti,compresi quelli che volevano togliere i crocefissi dai luoghi pubblici.Ma dove volete che vada una Chiesa del genere? A ramengo.I musulmani,che son più furbi,vedendo la debolezza dei cristiani,alzano il tiro e l'alzeranno sempre più.La guida dell'Islam non è dei moderati,ma degli oltranzisti,che mai si integreranno con i cristiani,basta leggere il Corano.E' una religione conquistatrice intollerante che non potrà mai dialogare con il nemico storico in decadenza.Ma i preti non lo capiscono e son più impegnati a far le pulci al Papi.Peggio per loro.Loro son guerrieri,questi dei poveri Don Abbondio tremanti.

Dice ancora il nuovo imam ."Le sofferenze dei migranti sono causate anche da "discutibili" provvedimenti messi in pratica da quei Paesi ricchi che dovrebbero impegnarsi più degli altri in "seri" percorsi di accoglienza."Bravo,tra questi paesi c'è pure il Vaticano,con leggi simili a quelle italiane definite razziste.Cominciate a dar l'esempio voi e non richiederlo sempre agli altri!

Ha pure detto la sua su Boffo,difendendolo a spada tratta,ma senza una parola per la povera ragazza molestata.Bravo,in ottemperanza al Vangelo,predicato sempre a soggetto.

Un suo seguace,don Gianfranco Bottoni, responsabile dell' ecumenismo per Curia milanese, che aveva appena invocato un «dialogo con l' Islam, anche con quelle componenti di quella religione che sembrano meno propense al dialogo con noi».Sì,con Al -Qaeda! Questi son fuori di testa e i musulmani lo sanno.
Il nostro eroe è il Card. Tettamanzi, un vero "defensor fidei", sì ma quella degli altri, per la fede cristiana ci pensano i suoi chierichetti come don Giorgio De Capitani.
A proposito,una notizia fresca per la Preteria :
"Stiamo arrivando! Presenteremo le liste alle comunali di Milano 2011". dice lo stesso Hamid Shaari. Liste del Parito Islamico,poi alle politiche,e con milioni di musulmani i voti ci sono.Allora vedremo cosa faranno i preti e quei mentecatti che speravano di prenderne i voti! Con un partito islamico in Parlamento ci sarà da ridere e da piangere! Sveglia cardinale! Vi stanno infinocchiando,ci vuol poco a capire!
Come sempre, abolire il concordato!!! Meglio gli Ortodossi!

lunedì 21 settembre 2009

MAZZARINO,RICHELIEU E UN ALTRO


Roma - "Chiunque accetta di assumere un mandato politico sia consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda": Lo ha sottolineato il presidente dei vescovi italiani, cardinale Angelo Bagnasco, nella prolusione che ha aperto oggi il Consiglio permanente della Cei a Roma. "Come vescovi - ha aggiunto - sottolineiamo anche noi con il Papa l’importanza dei valori etici e morali nella politica ad ogni livello". Nel testo diffuso alla stampa viene citato l’art. 54 della Costituzione - http://www.jus.unitn.it/cardozo/obiter_Dictum/cost/art54.htm. Dall’altra "bisognerà rilevare che la socialità, e dunque l’etica, non potranno più essere, nella mentalità dei credenti, lasciate in seconda fila rispetto alla politica o all’economia quali optional marginali, ma devono essere coestese all’intera attività umana, anche a quella più arditamente complessa".
"La Chiesa non si fa intimidire" "La Chiesa è in questo Paese una presenza costantemente leale e costruttiva che non può essere coartata né intimidita solo perché compie il proprio dovere" ha proseguito Bagnasco che ha ricordato il caso Boffo, in apertura del consiglio permanente della Cei, il cosidetto "parlamentino" episcopale che si riunisce da oggi a giovedì a Roma. Nel rivendicare il diritto di affermare anche "verità scomode", il porporato ha precisato che la Chiesa "non ha avversari e resta con chiunque amica", né i vescovi pretendono di fare "i padroni". "È ancora vivo in noi infatti un passaggio amaro che, in quanto ingiustamente diretto ad una persona impegnata a dar voce pubblica alla nostra comunità, ha finito per colpire un po' tutti noi" ha esordito l’arcivescovo di Genova nel suo intervento.
"Nessuna confusione" "La coerenza tra la fede e la vita è tensione che attraversa e invera il cristianesimo, ed è in un certo qual senso la misura della sua sincerità" ha ricordato il cardinale. "Su questo davvero non possiamo accettare confusione, tanto meno se condotta con intenti strumentali o per perseguire obiettivi che nulla hanno a che fare con un rinnovamento complessivo della società in cui viviamo" ha ammonito. "E' bene - ha aggiunto il porporato in un altro passaggio del suo intervento - essere consapevoli che la comunità cristiana mai potrà esimersi dal dire (sulla base di un costume di libertà che sarebbe ben strano fosse proprio a lei inibito) ciò che davanti a Dio ritiene sia giusto dire".
"Non siamo padroni" "Niente - ha puntualizzato - ci è più estraneo della volontà di far da padroni: cittadini di questo Paese, conosciamo bene i principi e le regole che reggono una democrazia pluralista, nella quale tuttavia le religioni sono presenze né abusive né sconvenienti, puntando esse in tutta trasparenza, e fuori da ogni logica mercantile, al colloquio con le coscienze e alla lievitazione della riflessione comune". In altri termini, ha proseguito, "la Chiesa pellegrina in Italia non indietreggia, e mai rinuncerà, secondo la sua tradizione, ad un atteggiamento di apertura virtuosa collaudato negli anni, e spera che altri si affaccino o continuino ad affacciarsi nell’agorà pubblica con onestà e passione, amore disinteressato per le sorti comuni, autentica curiosità intellettuale, in vista, se ci saranno, di alcune convergenti sintonie".
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Il cardinale pensi alle leggi canoniche e non ad interpretare la Costituzione.Quanto ai valori etici e morali della politica,si preoccupi prima di quelli che mancano all'interno del suo gregge,o meglio,dei pastori,viste tante dissennate dichiarazioni che questi van facendo in questi giorni,per non citare il problema della pedofilia.La chiesa non si fa intimidire,ma cerca infatti di intimidire politici imbelli.E la smetta col caso Boffo,un indifendibile molestatore,bugiardo e sciacallo dei morti.I fedeli non la bevono,e se è stato un suo pupillo,peggio per Lei.Che la Chiesa è con tutti amica non avevamo dubbi,i piedi in ogni scarpa e poi scegliere quella che ben calza.Tutta la sua storia è così e non creda che qualche San Francesco possa cancellare che siete sempre stati dalla parte dei potenti.Non siete padroni perchè non ve lo permettono,altrimenti la vocazione antica è sempre quella.Magari,oggi cercate solo di condizionare.Ha detto bene,solo in Italia la Chiesa non indietreggia.Con i politici che ci ritroviamo è facile.Però indietreggia,anzi corre all'indietro,con l'Islam in tutto il mondo,una religione che finirà per distruggervi.Ora non è il tempo di Celestino V,ma di un Giulio secondo,ma non lo capirete mai.State parlando non di solidarietà,tolleranza....ma della vostra fine e non ve ne accorgete.Quali sarebbero le "alcune convergenti sintonie?".Un linguaggio criptico,usato anche in altri luoghi.Perfetto stile Baltasar Gracian.Cardinale,lei è un uomo del passato,si ritiri in qualche eremo,la politica non fa per Lei. Il tempo dei Richelieu e Mazzarino è finito e Lei ne è solo un piccolo epigono..
Abolire il Concordato!!! E l'otto per mille a Budda!!

TRE ARTICOLI;TRE COMMENTI




* Con questo articolo il teologo Vito Mancuso, docente di Teologia moderna e contemporanea presso l'Università San Raffaele di Milano e autore di "L'anima e il suo destino" (ed. Raffaello Cortina), inizia la sua collaborazione con il Foglio.

COMMENTO

Articolo interessante,ma occorrerebbe andar oltre.Il fondamento oggettivo che manca sia alla destra che alla sinistra,è un caso specifico di uno più generale: la mancanza di fondamento dell'occidente.Ripudiata l'eredità cristiana e la ragione critica agli sgoccioli,l'unico fondamento traballante che l'occidente ha saputo trovare è una sorta di economicismo dai contorni incerti.Nessuna nuova dichiarazione sui diritti dell'uomo et similia,solo dichiarazioni monetarie,di mercato e altre amenità filosofiche del genere.Nessuna identità,forti idee guida,fondamenti su cui basare le azioni.Un piccolo cabotaggio rinunciatario.Il discorso destra-sinistra risulta quindi riduttivo,se non privo di senso in generale, e comunque non più in sintonia con vecchi criteri classificatori.Si vede la sinistra prendere posizioni di destra e viceversa.Sintomo di confusione intellettuale,specchio di crisi più profonde.La crisi di identità è palpabile e diventa conseguente sostituire un lieder,una figura carismatica ai fondamenti che mancano e che molto difficilmente si ricostituiranno.Il quadro è più vasto del ns piccolo cortile.Anzi se devo dirla tutta, e considerando i complessi problemi che il mondo contemporaneo pone,spessi irrisolvibili,temo che la mediazione democratica lasci via via il posto alla figura,mutatis mutandis,del conducator,stante appunto la mancanza di netti criteri e di fondamenti guida e la necessità oggettiva di decisioni immediate. Per finire,una piccola annotazione di Nietzsche-Darwin.Veramente il tedesco vedeva un darwinismo al contrario,nel senso che l'opera di selezione era inversa.Erano i deboli che sopravvivevano,non i forti.Darwinismo culturale.
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s.cappellini - il riformista

COMMENTO

Articolo accademico, dato che l'unica via per governare sono i voti.Tutti gli altri trucchi alla Scalfaro,in questo sistema non sono praticabili,pena un pericoloso precedente.A un golpe,ne può seguire un altro e non è detto che sia pacifico.Il presidente Napolitano lo sa benissimo e tace ma non permetterà mai una cosa simile. Quanto alle elites,te le raccomando,quelle italiane.Il più pulito ha la rogna e comunque,quello di Romano, o era un discorso strumentale di preparazione golpista (una minchiata,ma già in diversi articoli saltava fuori questa storia delle elites),altrimenti è un vecchio topos squalificato dalla storia. Ci sarebbe un'altra eventualità :che il Papi si dimetta,cosa che credo molto improbabile,qualunque cosa succeda.Questa è la strada che batte da mesi Pravdarepublik,il giornale del bancarottiere.Ci saranno altre bordate,e non di zoccole,ma questi signori hanno perso molta credibilità,con una serie di bufale troppo pacchiane.Inoltre,è non è da sottovalutare,una larga fetta di popolo sta col Papi,ma sopratutto con la Lega.
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COMMENTO

Senza entrare nei singoli punti del lavoro di Scruton,una sintesi generale non può che essere il declino,il decadimento della civiltà occidentale.Quando una società diventa troppo tollerante è spacciata.Questo è l'insegnamento storico da Roma,a Venezia a l'ancien regime che si allevava in seno le serpi illuministiche che l'avrebbero distrutto.Ma almeno questi ultimi ne erano consapevoli e avevano pure la leggerezza e il gusto di scerzarci sopra.L'Occidente (almeno l'europeo) è ormai una società imbelle,paurosa,senza idee guida e così pure la Chiesa che verrà fagocitata dall'Islam,la serpe colonizzatrice dell'europa.Ma questi imbelli continuano a parlare di tolleranza a 360 gradi su tutto,mentre gli altri non lo sono affatto.Non capiscono che stan parlando della loro fine.Cioran ha scritto pagine illuminanti in merito.Il cedimento è su tutti i fronti e la ragione,un vanto dell'ascesa occidentale,ha portato alle estreme conseguenze il suo processo critico disgregatorio destinato a distruggerla.I casi di Scruton sono più che lampanti.Forse è un percorso inevitabile,ma nessuno sembra abbia la voglia di reagire.Le civiltà in ascesa sono sempre intolleranti,leggi Cina,un'intolleranza che deriva dall'orgoglio e non dalla paura.Potrà non piacere ma è così.L'occidente,oltre ad una tolleranza disgregatoria di se stesso,ci mette anche qualcosa in più:la BETISE,che è l'unica cosa che è in costante aumento.Auguri a queli che verranno.
(tutti i commenti di corrado prestianni)