lunedì 31 agosto 2009

FASSINEIDE


Fassino: "L'imbarbarimento ha superato i limiti" - Tra chi boccia l'attacco di Feltri al direttore dell'Avvenire c'è soprattutto l'esponente del Pd, Piero Fassino che commenta stizzito: "Il livello di imbarbarimento nel rapporto tra politica e informazione è tale che necessita di un momento di riflessione e di responsabilità". "Mi pare che in Italia - ha continuato -, e non da oggi, si stia andando oltre questo segno senza che la politica giustifichi tutto questo. Quello che è accaduto in questi giorni è molto grave e spero che non si continui su questa strada".
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Eccone un altro! Ma questo post-moralizzatore negli ultimi tre mesi dov'era? Se c'ero,dormivo.
Ora s'è svegliato! Ma come al solito sempre in ritardo.Vecchia scuola Botteghe Oscure.

LA PRAVDA - EDIZIONE ITALIANA




Salutiamo finalmente questa pregevole iniziativa delle autorità sovietiche di editare anche in italiano il loro famoso,libero ed indipendente quotidiano.Come tutti sanno Pravda vuol dire "verità", siamo quindi certi che anche l'edizione italiana sarà all'altezza della fama dell'edizione sovietica.
PROPRIETA' - un bancarottiere svizzero e maestro massone
FONDATORE - un fascista barbuto
DIRETTORE - un evasore fiscale
Auguri!

IL REGIME











TITOLO UNICO - 30\8\2009 "Bagnasco: attacco disgustoso"
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Ciò che è disgustoso sono le dichiarazioni del cardinal Bagnasco e del suo sodale molestatore Boffo che dirige un giornale cattolico.Ciò che è disgustoso è il conformismo servile dei direttori di giornale nella titolazione.Ciò che è disgustoso è che nessun articolo dei giornali di regime accenni all'EVASORE MAURO,direttore di Repubblica.Ciò che è disgustoso è che questi giornalai compagni di merenda,invece di solidarizzare con un giornalista che dice la verità,lo attacchino.
Ciò che infine è disgustoso è la figura meschina della stampa italiana che d'ora in poi può evitare di ammannirci patetici pistolotti sulla libertà ed indipendenza di detta stampa.
Ai solerti direttori dei giornaletti : (e al bufalaro repubblicones D'Avanzo,che aspettava il rientro dal week end del procuratore)

Terni - Il fascicolo di condanna c'è. Della vicenda chiusa con il patteggiamento di Guido Boffo e del pagamento dell'ammenda massima prevista: 516 per il reato di molestie. È conservato negli archivi del tribunale di Terni. Una vicenda sulla quale stamani non ha voluto fare commenti il procuratore della Repubblica, Fausto Cardella. (ore 16)
Ci dispiace per voi,cari direttori,ma in questo caso l'unico giornalista è Feltri

domenica 30 agosto 2009

CARTA CANTA VILLAN DORME


Documento della condanna di Boffo,tribunale di Terni

Questo bel tomo è anche quello che sul suo giornalaccio ha pubblicato un articolo in cui si sosteneva e si paragonava il naufragio degli eritrei alla Shoah.Siamo alla demenza completa.
Ma quale solidarietà e garantismo! Questo ha patteggiato un reato di molestie a una donna in tribunale.Che c'è da garantire? Solidarietà per cosa? Per esser stato sputtanato con le sue stesse armi? L'talia,il paese del perdono e di nessuno tocchi caino!

FRASI STORICHE D'UN EVASORE


-Sull'evasione fiscale ci giochiamo il futuro del paese (Repubblica 16\10\2006)


-Il gossip? E' il mal sottile del giornalismo italiano (intervista a Cesare Lanza,Panorama 2001)
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Pansa ha scritto un articolo sul Riformista "Fuori i nomi",riferendosi alla lista degli evasori fiscali.Caro Pansa,non è necessario andare in Svizzera,basta andare in Largo Fochetti.Lì ne trova subito uno.

GLI INDIGNATI SPECIALI









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Pubblichiamo alcune risposte agli articoli apparsi ieri ed oggi sul Riformista,che ben illustrano il tentativo di non entrar nel merito dei fatti pubblicati da Feltri circa il prode Boffo ,con altri discorsi che c'entrano come i cavoli a merenda.Poco male se paragonati ai peana di solidarietà e alti lai che impazzano sugli altri giornaletti.Sul caso dell'evasore Mauro,finora silenzio assoluto su tutto il fronte occidentale.



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Polito,cosa fa, il pesce in barile? Che ci interessa se Berlusconi sapeva o no dell'articolo.Parli dei fatti citati da Feltri.Si è forse chiesto quando Mauro e company gettavano per mesi roba addosso al premier se De Benedetti sapeva o meno?Magari,come altri,anche lei sapeva questi fatti.Erano noti nell'ambiente.Ma nessuno fiatava,tutti pappa e ciccia.Pensi se si fosse trattato dello stesso Feltri o Belpietro invece di Boffo, quanti titoli in prima pagina! Un altro pesce in barile del suo giornale ci parla di quant'è bravo Boffo.Ma che ce frega,detto alla romana.Non era lei che in un articolo diceva che i giornalisti si occupano dei fatti?Ecco bravo,ce ne parli e ci dica che ne pensa.E già che c'è,provi anche a parlarci di quell'altro fasullo campione di correttezza,l'EVASORE EZIO MAURO,che è sempre pronto a puntare il dito .Non ho letto nulla sugli altri giornali,robetta da poco eh!.Cos'è la mafia degli art directors?Per mesi quasi tutti,compreso il suo D'Esposito,son vissuti sulle imprese sessuali del Cavaliere e ora molti strillano contro Feltri e altri,più accorti, ficcano la testa sotto la sabbia.Scusi,ma sono incazzato con questa maledetta razza di tartufi,ipocriti e moralisti da cortile.Bella figura della stampa!Due directors sputtanati a ragione e l'omertà quasi totale..Ma la cosidetta gente non è poi così cogliona come pensate,si accorge molto bene di questo squallido doppiopesismo.Qui la figuretta da cioccolattini l'hanno fatto in primis i due tartufi, ma subito dopo molta parte della allineata (a sinistra) e coraggiosa stampa italiana.Perchè l'EVASORE MAURO non scrive un'altra lettera al Times così che anche gli inglesi possano sapere perchè non paga le tasse e ridere pure loro di questo eroe da operetta.Magari darà la colpa a Berlusconi.Questi son due da cacciare su due piedi dal loro posto,invece di intonare ridicoli peana di solidarietà.Che roba!
A proposito di tasse,girate il messaggio a Pansa che giustamente ha scritto l''articolo "Fuori i nomi". Caro Pansa,non c'è bisogno d'andare in Svizzera a cercare,basta andare a Largo Fochetti.Lì ce n'è uno che ha fregato al fisco circa 800 milioni.Era anche venuto agli orecchi di qualche magistrato ma ,chissà perchè,tutto è finito sotto il tappeto.
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Parlar di Boffo è come sparare sulla croce rossa.Meno che per il povero D'Avanzo che oggi sulla repubblica in un patetico articolo si arrampica sugli specchi con acrobazie tecnico-giuridiche degne di un trapezista da circo per cercar di invalidare un documento pubblicato da Feltri :il patteggiamento di Boffo.Son ciechi anche di fronte al sole e qui,se ce n'era ancora bisogno,l'unica cosa che salta fuori è l'assoluta malafede di questa cricca del bancarottiere svizzero.E dell'EVASORE MAURO che ci dite?Finora nulla,il fatto non sussiste vero? Tutti i direttori dei giornaletti omertosi .Comunque è stata una straordinaria occasione per valutare il grado di libertà e indipendenza della stampa italiana.Ora il re è nudo,e sarà difficile venirci a raccontare ancora questa trita favoletta.Avete perso punti che sarà difficile recuperare,non vi crederanno più nemmeno i gatti.E che ci sta a fare l'ordine dei giornalisti,avanzo medioevale solo italiano? Il primo che passa è più degno di fede,stante a quanto s'è visto in questi giorni..Ma forse un motivo c'è : darsi sempre comunque una mano l'un l'altro a prescindere.

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Perchè,caro De Angelis,solo la Repubblica,l'Avvenire e magari anche il vs D'Esposito hanno la licenza di indagare ed eventualmente sputtanare gli altri? Ora non ci interessano le tattiche o le strategie e le fini interpretazioni future ;sono i fatti che contano,che pure voi tendete a far scivolar via.Lasciamo stare Boffo che nonostante le difese d'ufficio è ormai un the walking corp e meritatamente,Ci parli di fatti, magari dell'EVASORE MAURO,il povero Charly Brown art director di largo Fochetti.O è chieder troppo al vs coraggio di sputtanare una volta per tutte questo fasullo moralista da strapazzo che andava dicendo ai quattro venti esser l'evasione il problema nazionale.Tutti zitti ,vero, i capitani coraggiosi?A leggere gli ultimi articoli di questo giornale,si intuisce chiaramente la voglia di tenere i toni bassi sugli ultimi avvanimenti,metter mano alla sordina,scivolar via in silenzio e sviare con altri discorsi a latere,evitando di mettere il dito sulla piaga.Cosa che molti che qui commentano han ben capito.Beh,avete perso un'occasione per tener alto il vs quotidiano e non confondervi con la pletora di pennivendoli che spargono a vanvera solidarietà a fiumi per due tristi figuri che meritano solo d'esser cacciati,cosa che succederà sicuramente.Poi che direte?,il solito ma io l'avevo detto!

(corrado prestianni)

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Possiamo solo aggiungere la magra figura fatta da gran parte della stampa italiana che ha sicuramente perso un'occasione per confermare tutti i luoghi comuni che spesso ci ammannisce quotidianamente sulla libertà,indipendenza e quant'altro.

sabato 29 agosto 2009

TRE DISCHI





Tre dischi strepitosi.Due grandi
prematuramente scomparsi.
Booker Little e lo stupendo bass
Scott La Faro.
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On June 25th, 1961, Bill Evans and his trio made jazz history over the course of five sets at the Village Vanguard. Selections from those performances were released on two full-length LPs, WALTZ FOR DEBBY and Sunday AT THE VILLAGE VANGUARD, ... Full Descriptionboth of which went on to become landmark jazz albums from the era. The three-disc COMPLETE VILLAGE VANGUARD RECORDINGS provides a valuable service by presenting all five sets in their complete and original sequence, with crisp remastered sound, a previously unissued take (Scott LaFaro's "Gloria's Step"), and snippets of on-stage patter.
Much has been made of the chemistry between Evans, bassist LaFaro, and drummer Paul Motian, and little of it has been overblown. The three make intuitive, shape-shifting music that breaks new ground with its subtle, sophisticated rhythmic interplay and achingly lyrical beauty. Evans's playing, informed by a Chopin-esque delicacy as much as by post-bop dynamism, is a case study of the jazz ideal achieved. The music, the improved sound, and the chance to have the complete date under one cover make this set a must.
Live Recording
Bill Evans Trio: Bill Evans (piano); Scott LaFaro (double bass); Paul Motian (drums).
Liner Note Author: Orrin Keepnews.
Recording information: The Village Vanguard, New York, New York (1961).
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OUT FRONT - The brilliant young post-bop trumpeter Booker Little is heard here accompanied by an all-star band, including the saxophonist Eric Dolphy, the bassist Ron Carter, and the drummer Max Roach, on a set that combines elements of bop and cool jazz, as well as Little's own imaginative flourishes, which display an authority and potential far beyond his mere 23 years.
A growing number of younger jazzmen in the early 1960s were exploring ways to further expand their range and depth of communication. One of the quieter but most intense searchers was Booker Little, a 23-year-old Memphis born trumpet player who has become
Digitally remastered by Mark Tomase (2000, Grace Note).
Recorded at Nola Penthouse Studios, New York, New York on March 17 & April 4, 1961. Includes liner notes by Nat Hentoff.
Personnel: Booker Little (trumpet); Eric Dolphy (alto saxophone, flute, bass clarinet); Julian Priester (trombone); Max Roach (vibraphone, drums, tympani); Don Friedman (piano); Ron Carter, Art Davis (bass).
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LIVE AT FIVE SPOT - -----------This cd is the first three main recordings to feature this quintet's stay at the Five Spot cafe in 1961. The other releases featuring this set are vol. 2 and the Memorial Album. It also has been released in piecemeal fashion on various records and cds as well as the massive Complete Prestige Recordings boxed set. The stellar line up is full of lesser known musicians, but these are some of the heavyweights of their craft. Dolphy is heard on alto sax and bass clarinet, Mal Waldron on piano, Richard Davis on bass, Ed Blackwell on drums, and the near forgotten Booker Little on trumpet, he died just three months after this date at only 23! The music on this cd is comprised of three lengthy originals, and one alternate take, which allow the soloists to stretch out and really burn, and burn they do! It is easy to find recordings of Dolphy tearing up solos on alto sax, bass clarinet, clarinet, or even flute, but it is hard to think of a session where he does it with such fire! His alto solos on Waldron's Fire Waltz and his own The Prophet are perfect examples of his near vocalization of notes. His bass clarinet solo on Little's Bee Vamp will open new ears to a unique sound on a unique solo instrument. Booker Little solos with fire and a beautiful tone, his idea's are a near match for Dolphy's wild musical imagination. Hearing Little here makes one wonder what may have been had he lived longer! Mal Waldron shines on his solo on Bee Vamp. Alot is written about his out of tune piano, but it somehow fits right into his unique style, as well as that of the leadmen. With no room for Richard Davis' flawless bass work or Ed Blackwell's unorthidox drumming to stretch and solo, one is still struck by the fluid but solid foundation they set for this outstanding live date. If one is looking for an introduction to the unbelieveable sound and talent of Eric Dolphy, I highly recommend this is the place to start!
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VATICANO CLANDESTINO


"Coloro che si trovano nella Città del Vaticano senza le autorizzazioni previste, o dopo che esse siano scadute o revocate, possono essere espulsi anche colla forza pubblica... Coloro che non siano cittadini vaticani per accedere alla Città del Vaticano debbono munirsi di un permesso che, previo accertamento dell'identità personale, è rilasciato dai funzionari; il permesso ha effetto per rimanere nella Città del Vaticano soltanto per le ore stabilite con provvedimento del Governatore e deve essere conservato ed esibito a qualsiasi richiesta... Nessuno può dare alloggio né temporaneo né permanente, con o senza corrispettivo, anche a persona autorizzata al soggiorno, senza l'autorizzazione del Governatore".

Così funziona Oltretevere, così recita il Capo II "Dell`accesso e del soggiorno nella Città del Vaticano" della Legge sulla cittadinanza dello Stato pontificio in vigore dal 1929.Capito? La forza pubblica! Se non sei autorizzato, se il permesso è scaduto, se sei abusivo o clandestino, la Legge Vaticana ti condanna all'espulsione. Con le buone o meno. Chissà se l'hanno detto a quei Monsignori che in questi giorni si strappano la tonaca inveendo contro la Lega brutta, cattiva e inospitale. Il primo è stato monsignor Giovanni Nervo, fondatore della Caritas italiana, che ha bollato come un comportamento "che grida vendetta al cospetto di Dio" l'operato del governo in tema di immigrazione clandestina: "I respingimenti in mare sono solo barbarie e crudeltà". Eh già, tanto in Vaticano il mare non ce l'hanno...

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LA TARTUFERIA DELLA CHIESA E' VECCHIA DI 2000 ANNI. IL SUO MODO DI ESSERE. E NONOSTANTE QUALCHE S.FRANCESCO UTILE ALLA CAUSA,I BORGIA SON QUELLI SEMPRE AL COMANDO. MOLTI VESCOVI PIU' CHE DA PRINCIPI DELLA CHIESA SI COMPORTANO DA GIANNIZZERI DELLA POLITICA. LA DISGRAZIA ITALIANA E' CHE NON SON RIMASTI AD AVIGNONE.ABOLIRE IL CONCORDATO!

Cronache Marziane - Agosto


I moralisti non vanno mai in ferie.


- il Papi è accusato di essere troppo accomodante con Gheddafi,un dittatore.Certo è vero,ma sentirlo dire da chi ha le ginocchia consumate dopo cinquant'anni di genuflessioni cubano-cino-sovietiche è quantomeno comico.


- il carneade Mentana vuole un tg della Rai.Beh, dopo una quindicina d'anni agli ordini del Papi
è giusto che cambi padrone.Era abituato a scodinzolare già ai tempi di Bettino.Quando lo guardava fisso negli occhi,il prode Enrico arrossiva come un bambino.

- La Stampa pubblica la pagina dell'Avvenire (riecco il puro Boffo) fasulla,dove il Papa attaccava il Papi.I casi sono due : o il direttore è un incompetente e va cacciato o i due compari erano d'accordo.Alla faccia dell'informazione.La stampa informa i fatti,non dei fatti.(Carmelo Bene).

Una bufala del genere l'aveva già tentata da Santoro l'occhialuta iena ridens Gad Lerner.Ma qui il caso è diverso, tipo Nando Moriconi sul colosseo.No,non vuol andare nel Kansas City (magari),solo un tg adatto alla sua bravura di non far parlare gli altri.Sotto al colosseo è stato visto per ora solo il bancarottiere svizzero.Aveva torto il dr.Goebbels,non val la pena tirar fuori la pistola,con certuni basta il portafoglio.


- il noto tuttologo Prof.Sartori, (ma non è quello che farfuglia di politica e che mai ne becca una!) che ci spiega in poderosi tomi cosa sia la democrazia,ormai stanco di non essere ascoltato ha cambiato mestiere.Ora si dà al clima,come altri si danno all'ippica.Sul Corrierone ha scritto un articolo sui guasti ambientali (un copia-incolla da elementari) di una tale banale sottigliezza da far vergognare ogni vero ambientalista.Ha dato la colpa del riscaldamento terrestre al Papi.


- Michelle Obama in shorts.Gridolini di meraviglia dei pennivendoli.


- le signore della buona società insultano i caramba che fermano in spiaggia venditori abusivi di marchi contraffatti.No,non c'entrano solidarietà,pietà,comprensione e compagnia.L'unica preoccupazione delle borghesucce era di non poter spacciar per autentiche le borse taroccate di Vuitton and company alla festa dell'anguria,della birra o del condominio.


- poi c'è stato qualcuno,di cui non ricordiamo il nome (poco male) che ha detto :"La legge sulla clandestinità è peggio dell'Olocausto" o cosa simile.L'indice di coglioneria nazionale ha avuto un'impennata straordinaria.
- la buona notizia del mese è che l'integerrimo bancarottiere svizzero De Benedetti,padrone e signore dei repubblicones,pare sia al centro delle attenzioni dei magistrati per la vergognosa vicenda SME,aiutato allora dal pretesco compagno di merenda,nonchè predicatore da fiera,Romano Prodi.Si vedrà

LES TARTUFONS




Ma come,per mesi abbiam saputo, dalle beghine D'Avanzo (Repubblica),D'Esposito (Riformista),dai torquemada di parrocchia Don Sciortino(Fanghiglia,pardon Famiglia Cristiana) e Boffo (Avvenire),di quanti peli ha il Papi in certi posti e quante ne ha stese di qua e di là, ora che a uno di loro il ventilatore gli ha ributtatto in faccia un po' di roba,ora pennivendoli e non strillano come aquile!Letta junior,quello che non conta,alla tv "E' ripugnante!"Solidarietà a tonnellate dappertutto.Anche Franceschiello ha detto la sua,ma nessuno gli fa ormai caso.Solidarietà a Boffo che ha patteggiato davanti al magistrato (fatto quindi certissimo e non smentito) il reato di molestie alla moglie del suo amante e ripugnante il fatto che Feltri ha pubblicato la notizia.Capito?Questo è il metro degli indignati speciali.


Caro Letta junior, è ripugnante chi come te e i vari direttori dei giornaletti sapevano e tenevano la notizia nel cassetto e questo la dice lunga sulla deontologia professionale di molta stampa italiana.Noi invece a Boffo non diamo nessuna solidarietà,anzi siam contenti che questo tartufo abbia la faccia sporca della stessa roba che ha lanciato.Ma ne riparleremo,scriviamo a botta fresca per la felicità di veder questo tartufo smascherato. http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=377663

A proposito di stampa,l'altra notizia è che il Papi ha querelato La Repubblica.Apriti cielo!Scandalo nazionale,firmaioli all'opera e l'art director Mauro indignato (anche lui speciale)."La libertà di stampa,la democrazia....il caro vita,l'amatriciana,la morale,il tempo..."

Come al solito i repubblicones han la memoria corta.D'Alema che querela Forattini e Il Giornale,non ve lo ricordate?Anche qui è in uso il metro da 80.Riportiamo:

"Nel 1991, quando il Partito Democratico della Sinistra fu accusato di ricevere ancora i finanziamenti che per anni l'URSS aveva garantito al Partito Comunista Italiano, Forattini presentò una vignetta in cui si vedevano Achille Occhetto e Massimo D'Alema che, vestiti da prostitute, ricevevano del denaro da Mikhail Gorbaciov, seduto in una lussuosa macchina al cui volante si trovava Enrico Berlinguer. Occhetto querelò subito Forattini, seguito più tardi da D'Alema. Nel 1994 il tribunale di Milano condannò il disegnatore con la motivazione che la vignetta aveva un intento 'informativo'Al TG5 del 17 dicembre 2008 dichiarò di essere stato querelato 20 volte solo da esponenti della sinistra, affermando: "La sinistra non accetta la satira". E ancora " Lo "scandalo rimosso" risalente al giugno 1999, "l'inchiesta svanita" che il nostro quotidiano svela sui rapporti tra alcuni fedelissimi dell'allora premier con prostitute a Montecitorio, ha sollevato la reazione di Massimo D'Alema che ha dato mandato ai propri legali di querelare il Giornale. "

Sempre in merito all'art director Ezio Mauro,salta fuori che questo corretto cittadino ha frodato il fisco per 800 milioni,anno 2000. http://www.libero-news.it/webeditorials/view/2375.

Il nostro Ezio tenta di assomigliare disperatamente al fondatore frate Eugenio,ma non ne ha l'aplomb.Con quel faccione a palla triste ed inespressivo da terracotta maya ,assomiglia più ad un depresso Charly Brown o ad un solerte maggiordomo british style.Fatto sta che anche lui,il civilissimo e politically correct,il rigido osservante delle regole,il perfect citizen col ditino alzato,l'hanno beccato con le dita nella marmellata.Naturalmente gli altri art directors per solidarietà di casta non danno la notizia.Si sa come son queste faccende:io do una mano a te e tu...http://www.daw-blog.com/2009/08/28/se-la-predica-e-dal-pulpito-sbagliato/

Anche di questa notizia fresca ne riparleremo.L'occasione di smascherare questi tristi figuri inquisitori è troppo ghiotta,libidine maxima.Naturalmente un plauso a Feltri che, a dispetto di tutti i lai delle fasulle verginelle,ha fatto solo il giornalista.

CHIESA+PDL+PD = IPOCRITI RIUNITI


Il caso Boffo-Feltri è da manuale. Per mesi interi Avvenire ha attaccato la politica dell’immigrazione del governo, sebbene il Vaticano si guardi bene dall’accogliere immigrati nel suo santissimo territorio. E uno. Poi è toccato alla privacy di Berlusconi finire nel mirino del moralismo spicciolo di Avvenire, diventato pulpito mediatico della moralità familiare. E due. Adesso qualcosa doveva pur succedere. Infatti. Il proverbiale livore di Feltri ha punzecchiato l’orgoglio cattolico, rendendo pubblica l’omosessualità di uno dei più tenaci omofobi sulla faccia della Terra, proprio il direttore di Avvenire. E’ una “botta” che fa male perché mette a “nudo” i concretissimi interessi di potere di una fetta dell’èlite pontificia che complottano contro il premier. Reazione del Pdl? La più cinica, la più umiliante – difendere Avvenire, condannare Feltri. Una chiesa pizzicata nel suo punto più debole fa troppa paura ai fedeli. Invece non lo capiscono, i bigotti pidiellini, che il fuoco amico è un errore imperdonabile. Non si può scambiare un attacco personale per un attacco generale. Boffo non è la chiesa – aggiungo: per fortuna. Quindi perché non dare a Boffo quel che è di Boffo? Fai il giornalista, non il predicatore della morale pubblica. L’omosessualità non è una cosa di cui vergognarsi. Basta non fare i moralisti sotto alle lenzuola altrui. Però questi giornalisti, politici e militanti Pdl che condannano Feltri diventano complici della sinistra e dei suoi rocamboleschi piani per crocifiggere Berlusconi. Pur di difendere il direttore di Avvenire, cioè l’alleato di Ruini, cioè il demolitore dei referendum sulla bioetica del 2005, la sinistra ha fottuto definitivamente la sua laicità. Bersani e Franceschini non fanno più la guerra per il congresso ma l’amore con la chiesa. Ci provano, a tirare su qualche consenso Oltretevere. Infatti le loro infoiate difese di Boffo sembrano parole da timidi chierichetti. Per loro chiunque va bene pur di colpire Berlusconi. E per gli ultrà cattolici del Pdl – chiunque va bene pur di difendere la chiesa? Al governo ci sono arrivati, i politici cattolici del Pdl, anche grazie all’ “immorale” Berlusconi. Ma nessuno di loro si è dimesso dalla propria carica dopo lo scandalo di Papi. Allora: la sinistra può insultare quanto vuole. La chiesa può colpire col suo moralismo. La destra no, deve porgere l’altra guancia, anche quando ha ragioni da vendere. Qualcosa non va. Sveglia!


(Gabriele Cazzulini)

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L'unico che si salva è Feltri

venerdì 28 agosto 2009

Bossi:cancelliamo il Concordato!




«Se i rapporti fra lo Stato e la Chiesa andranno avanti lungo questa deriva, ossia le gerarchie ecclesiastiche proseguiranno in questa politica marcatamente interventista nei confronti delle decisioni e degli orientamenti della politica e delle istituzioni al di là di ogni ragionevole confine di neutralità delle rispettive sfere di intervento, bisognerà inserire nell'agenda delle riforme anche una revisione di Concordato e Patti Lateranensi.». (La Padania)
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In merito a quanto sopra riportiamo parte dell'articolo di Rina Gagliardi sul quotidiano L'Altro di oggi.

"La Lega di Bossi pratica la propria autonomia politica anche attraverso un incessante revisionismo politico-ideologico: ciò che le consente di essere non solo il motore più attivo del centro-destra, ma la vera "testa d'uovo" della maggioranza attuale.
Del resto, non ci ha "rubato" da un bel pezzo i voti degli operai del Nord? Non passa con disinvoltura dall'antiislamismo fanatico all'anticlericarismo ottocentesco? Non riscopre le bellezze della comunità territoriale, dialetti compresi, di cui anche noi tante volte abbiamo parlato con ammirata trepidazione? Forse, urge una riflessione di fondo, prima che sia troppo tardi. Dall'altra parte, c'è la Chiesa cattolica: la quale, più diventa un soggetto minoritario e una forza spiritualmente in declino, più accresce le sue pretese, chiamiamole così, "materiali".
La Chiesa dell'assistenza e della carità cristiana, la Chiesa pro-lavoro e pro-migranti convive oggi, vale a dire, con un forte spirito "neotemporalistico" e una rilevante smania di potere. Qui sta una parte sostanziosa del problema: le alte gerarchie ecclesiastiche (anche loro approfittando dello scarso appeal del Papa) non rinunciano a fare politica. E lo fanno a tutto campo: vorrebbero dallo Stato (dal Parlamento e dalle istituzioni) una vera e propria delega all'amministrazione dei problemi così detti etici. Ennesima prova della pericolosità di questa dimensione: nei problemi così detti etici, c'è tutto, dall'aborto alla finevita, dalla libertà di orientamento sessuale all'imposizione della dottrina cattolica nelle scuole, dalla scienza all'immigrazione.
E anche per questo il Vaticano è destinato a cadere in contraddizioni flagranti: appoggia il Cavaliere, per scoprire che "non è un santo" e corrompe le giovani generazioni; appoggia di fatto la Lega, nella campagna omofoba, per poi scoprire che la Lega nutre "disprezzo" nei confronti di tutte le diversità; appoggia tutti i governi possibili, a patto che sgancino soldi e consentano quella vera e propria truffa legalizzata che è l'otto per mille. Davvero, tra una destra politicamente sempre più forte e una Chiesa così conciata, siamo proprio presi in trappola. E quindi come la mettiamo, noi di sinistra, noi laici? Come facciamo a dire "brava" alla Lega, che minaccia di fare una cosa giusta - la denuncia del regime concordatario che dà alla Chiesa cattolica inauditi privilegi economici e culturali - brandendo una ragione odiosa come il razzismo e la persecuzione dei clandestini? Forse, c'è qui una perfetta metafora della nostra sconfitta e delle nostre impotenze attuali.Dubbio finale: che tutto questo accada perché, in questo paese, non c'è proprio più traccia di ciò che chiamiamo sinistra?"

(Rina Gagliardi)
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Noi concorderemo sempre con chiunque voglia abolire il concordato,destra o sinistra che sia,e non ci interessa quale politica faccia la chiesa visto come ognuno se la stiracchia a proprio vantaggio.Il punto è che non deve farne alcuna.Ma non era questo un input storico della sinistra?Le riflessioni della Gagliardì sono un sintomo della disgregazione inarrestabile di questa forza politica,costretta ad affidarsi al nemico storico Fini,dopo i democristiani Prodi e Franceschiello.Che epilogo!Chissà quanti si rivolteranno nelle tombe!.Ovviamente,non siamo certo aficionados del quotidiano diretto da Sansonetti (che ci è pure simpatico e più libertario di tutto il pd messo insieme) e dissentiamo da molte sue posizioni,ma gli riconosciamo la mancanza della solita ipocrisia del giornalismo italiano.

giovedì 27 agosto 2009

FASCISTI SU MARTE - FINI GUIDA IL PD




Accantonato il partito da bocciofila di Bersani,il partito ospedaliero di Marino ed il partito nn di Franceschiello,il Pd ha il nuovo leader nella vergine rifatta Fini.(altro che il bollito D'Alema!).


Accolto da ovazioni da stadio alla festa del Pd a Genova,il camaleontico Gianfranco prosegue la sua marcia trionfale del cambiamento di pelle.Nuova specie,crotalus finianus.L'erede di Almirante è stato accolto come un rispettabile antifascista,lui che proprio a Genova durante il G8 dirigeva le operazioni,lui che ha firmato la legge con Bossi,lui presidenzialista,lui della legge antidroga,lui sul palco con Le Pen,lui che Mussolini è lo statista del secolo,lui che pochi mesi fa.......Ma forse era un altro Fini,magari quello dei tortellini,quello del calcio,quello di......Va bene che i compagni son sempre stati abituati a cambiar opinione dans l'espace d'un matin e che sono in preda alla sindrome del pugile suonato,ma chiamarlo bello,abbronzato,che bel portameno,che idee,il nuovo Fini (l'Unità),accoglierlo come gli Stones,con autografi,doni e cotillons.....Certo è che in mezzo a tutto questo euforico leccazampismo sembra di stare fra i marziani che ad onor del vero,rispetto a questi,ora ci sembrano più umani.I poveri compagni non san più a che santo affidarsi,sono in coma da mesi e aspettano il miracolo.Hanno invocato lo sbarco degli inglesi con lettere da libro cuore al generale Murdoch,han sperato nel terremoto,nelle sanzioni,nel vattelapesca.Ma ora il convertito Fini sulla via di Damasco fa di tutto per realizzarlo.Parla di tutto contro tutti,compreso lui stesso,e tutti applaudono le jongleur.Giusto,tutti hanno il diritto di cambiar opinione,ma almeno lasciar passare dieci minuti ed il caffè.C'è anche spazio per gustose scene da avanspettacolo : "Ma c'è anche un altro Gianfranco Fini, è uno storico militante comunista del quartiere Cornigliano, volontario alla friggitoria della Festa democratica, che gli mostra la sua carta d'identità: "Adesso questo nome non mi imbarazza più". Tocca al presidente della Camera frenare l'entusiasmo dicendo all'omonimo, con un sorriso, almeno due cose di destra. "Beh, prima di Fiuggi avrai avuto qualche problema". Poi, rigirando il documento tra le dita: "Hai visto il numero? Comincia con An. Abbiamo qualcos'altro in comune.(da la Repubblica)Comunque sia, ormai la sinistra sgarrupata ha il nuovo leader carrierista da contrapporre al Papi e Corrado Guzzanti potrà scrivere il secondo capitolo della fortunata farsa "Fascisti su Marte".


(corrado prestianni)

Il Noi di Veltroni e il Super-Ego di Berlusconi


articolo di Antonio Polito - il Riformista, 25\8\2009


L'ultima fatica letteraria di Walter Veltroni e l'ultimo articolo di Romano Prodi sono due contributi al dibattito nella sinistra italiana di gran lunga più interessanti di quanto i due autori ci abbiano mai detto da leader, perché incarnano l'ultimo immaginario di quel popolo. Entrambi hanno flirtato a lungo con la cosiddetta «sinistra liberale», con la Terza Via, con l'Ulivo mondiale, con John F. Kennedy e con Bill Clinton. Ma entrambi, ora che sono a casa e dispongono di molto tempo libero per riflettere, sono tornati alle loro rispettive radici culturali, in realtà mai abbandonate. Che sono poi sintetizzabili proprio nel titolo del romanzo di Veltroni: la centralità del «Noi».Mi spiego. Il pensiero liberale - e dunque anche quello della sinistra liberale di origine non marxista, che esiste eccome in Europa e nel mondo - ha come categoria fondante l'«Io». L'individuo, o la persona se preferite. La sua realizzazione, il suo successo, il suo progetto di vita, la sua grinta nel perseguirlo: la sua felicità, per dirla con la Costituzione americana.Cercando di promuovere se stesso, l'Io sviluppa quella forza motrice che migliora anche la società in cui vive. Esercitando appieno la sua libertà, l'Io accresce il benessere e la libertà di tutti. Non è affatto vero, come lascia capire Prodi, che questo pensiero non sia altro che neo-liberismo camuffato. Per Margaret Thatcher, non esisteva «una cosa chiamata società», ma solo gli individui. Per Tony Blair, invece, la società esiste; ma solo gli individui, con la loro azione, possono renderla migliore, non certo quell'entità astratta, occhiuta e spesso inefficiente che è lo Stato.
La sinistra liberale sa che lo Stato non è la soluzione dei problemi degli individui, ma spesso è il problema. Pensa che siano gli individui a sapere che cosa è meglio per loro, e se lasciati liberi di prosperare l'intera società ne trae profitto. Sostiene che lo Stato deve intervenire per rimuovere gli ostacoli al successo individuale (Costituzione italiana) e per tendere una rete di protezione a vantaggio di coloro che, in questa scalata, non ce la fanno.
Invece, per il pensiero solidaristico, sia marxista che cattolico, il soggetto della Storia, e dunque del progresso, è il Noi. I grandi movimenti collettivi, le masse organizzate, il popolo del Novecento. Del quale si presume la volontà generale, che lo Stato è chiamato a interpretare e realizzare. Quando Veltroni condanna «l'egoismo e l'individualismo» come mali della società italiana contemporanea anche peggiori di Silvio Berlusconi medesimo, ci indica implicitamente come virtù i loro opposti. L'opposto di egoismo è «altruismo»; l'opposto di individualismo è «collettivismo».
Il punto è che altruismo e collettivismo non sono più, almeno dagli anni Ottanta, concetti politici spendibili nelle moderne società del benessere. Hanno fatto il loro tempo nella grande stagione dell'età dell'oro socialdemocratica, dalla fine del conflitto mondiale fino allo shock inflazionistico degli anni Settanta. La gente aveva allora un ricordo ancora così forte della sofferenza e dei rischi comuni della guerra da accettare lo scambio tra minori possibilità di successo individuale e maggiori assicurazioni e protezioni collettive. Dalla fine degli anni Settanta in poi, non è più così. Non a caso, è in quel momento che nasce il cosiddetto neo-liberismo, prima con Margaret Thatcher e poi con Ronald Reagan, dopo il quale la sinistra non potrà mai più essere la stessa di prima.
Questa nostalgia del Noi, elevata a dignità letteraria nel romanzo di Veltroni e indicata come motivo dell'insuccesso del suo governo nell'articolo di Prodi, non solo è inattuale, perché non corrisponde più alla società italiana di oggi. È anche pericolosa. Per due ragioni. La prima è che se una politica di progresso è giudicata impossibile in presenza di egoismo e individualismo così diffusi, non c'è niente da fare se non aspettare una palingenesi culturale e antropologica. E, a quel punto, effettivamente romanzi e articoli servono più della politica. La seconda ragione è che ogni volta che si esalta un Noi, si indica implicitamente anche un Voi. E quel Noi generico e aulico diventa allora un noi-noi, la nostra parte politica, quelli che la pensano come me, la nobile minoranza che condivide la mia stessa nostalgia. Mentre voi, gli altri, la maggioranza che state dall'altra parte, siete ciò che impedisce a noi, i migliori, di trionfare. Il che equivale - se mi si passa la battuta - alla più perfetta delle vocazioni minoritarie.
Ha ragione Nicola Rossi, che l'ha detto al nostro giornale: ciò che la sinistra italiana, anche quando era guidata da Prodi o da Veltroni, non è mai stata capace di fare è proprio questa complessa e difficile operazione: trasformarsi da collettivista in liberale, mettere l'Io al posto del Noi. Blair usava dire: noi siamo con i poveri, con chi non ce la fa, con chi ha bisogno di aiuto; ma anche con le famiglie che stanno bene perché lavorano duro ma vogliono stare meglio, che sentono la spinta ad accrescere il loro benessere, ad assicurare un futuro migliore ai loro figli. Come si fa a non vedere che è questa Italia a non fidarsi della sinistra? E come si fa a non vedere che questa Italia è in maggioranza? E come si fa a non ricordare che l'unico attimo di popolarità del governo Prodi ci fu quando attaccò le corporazioni del Noi (tassisti, farmacisti, benzinai) in nome dell'Io-consumatore, mentre il suo picco più basso fu quando si lanciò in astruse operazioni di ingegneria sociale sulle aliquote fiscali?
La rivoluzione liberale sarebbe accettare l'idea che l'individualismo non è sinonimo di egoismo sociale. Mentre da noi la sinistra si trova a suo agio solo con i grandi soggetti collettivi e organizzati, rispetta e teme soltanto ciò che comincia per Conf, dalle Confederazioni sindacali alla Confindustria, dalla Confcommercio alla Confesercenti. Ma non sa nulla di tutti coloro - e in Italia sono molti di più che negli altri Paesi europei - che ogni giorno si muovono nella giungla della società allo stato brado, contando solo su se stessi, senza nessuna Conf che copra loro le spalle. I piccoli: piccoli imprenditori, piccoli risparmiatori, piccoli proprietari di case, piccoli commercianti, piccoli artigiani. Quei piccoli di cui la cultura di sinistra sorveglia e critica il 740 molto più di quanto si sia permessa di fare con quello di Gianni Agnelli.È per questo che, mentre la sinistra vive di nostalgia del Noi, l'Io degli italiani è finito ostaggio del Super-Ego di Berlusconi. Triste epilogo per la sinistra, certo; ma più ancora per l'Italia.

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Caro Polito,per noi sono cose ovvie,scontate da tempo.La scoperta dell'acqua calda.Forse un po' meno per la sinistra (quale?) a cui lei si rivolge e che ha sempre osteggiato questo pensiero,salvo poi cimentarsi in ritardati e comici autodafè.Una sinistra liberale,in italia non è mai esistita.Il triste epilogo,per ora,sono i cinquant'anni di utopie,voli pindarici.ipocrisie e saccheggi(insieme agli ineffabili cattolici democristiani) che irreparabili danni di ogni genere hanno provocato in un paese perennemente immobile rispetto all'ammodernamento degli altri stati europei.Un paese che ancora discute se cambiare una costituzione antidiluviana e un assetto attuale della giustizia da terzo mondo e che sa solo formare ridicoli comitati pro e anti tutto e firmare tonnellate di appelli su qualunque cosa un qualunque carneade di turno si sogni di proporre.Un paese di marziani che si scandalizza per leggi in vigore in ogni paese europeo (reato di clandestinità),un paese intontito da un buonismo d'accatto,una democrasserie che è sempre stata ostaggio di preti e di una sinistra ipocrita,per non dir altro.Questo, caro direttore,è il triste epilogo. E il Papi è solo un paravento ridicolo per giustificare il dilettantismo di una sinistra che non ha leader,progetti,idee.Un coma profondo dal quale farà fatica a risvegliarsi,se mai accadrà.

AMICI POETI

Non danza di sciamano
non canti di villaggio
nell'ora in cui nascesti

apparsa così
al sole magro d'inverno
di carne fra il solo suo dolore
ed il sollievo ed il sorriso
a me incredula scemenza

sacra natività d'ovunque
è a un darti che t'affidi

non so delle tue ore
nè d'altri a cui ti doni

(Fausto Maria Pico - da "il respiro ritratto")
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(uomo senza amore)

triste
come una rete da pesca
fuori dall'acqua
inutile
come un aquilone
senza vento
pallido
come un sacco
di farina
malinconico
come una barca
senza mare
assurdo
come una zampogna
a ferragosto

(Roberto Lunatici - da "La farfalla cedrina")
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Ci siamo rivestiti di poesia
per sfuggire l'anonima polvere
ma è stato chiasso inutile
non serve raccontare
ad un dio introverso
la nostra pelle è fatta
di quei morti
che non riusciamo a distinguere
quale faccia possiamo avere
se tendiamo ad ucciderci
e ritornare al cielo sconfitti

(Franco Vecchi - da "Il baule di Rimbaud")
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(omertà)

trituro sogni
tentenno in posizioni
già acquisite
tambureggiando
fagocito offese
nel trambusto di voci
ignote chiedo
scusa
picchetto
la mia coscienza

(Francesco Carrozzo - da "Polveri d'amore e rabbia)
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(l'uomo nuovo)

Cavaliere delle cicogne migranti
è crepata la terra
sulla tua tomba
e un bocciolo invernale
tormenta le tue notti

dai reticolati di silenzio
dalle creste del Caucaso
è nato l'uomo nuovo
che affida agli aironi
la rassegnazione del passato

(Laura Puglia - da "la casa gialla")
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Perduta nel fitto bosco,ti scovai con gli occhi.
Colorasti di verde la mia mente poi,ammiccante,sollevasti la botola dal fondo del pozzo.
Vuoto azzurro
in cui volammo felici ambedue raccontandoci storie.
Volli toccarti,fosti verde veleno,ti strappai con rabbia dal ramo e ci perdemmo per sempre
fogliolina.

(Vincenzo Spezzacatena - prosa da "Appello nominale")
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giovedì 13 agosto 2009

EASY TO REMEMBER (And so hard to forget)

JAZZ CLUB LOUIS ARMSTONG
Era durato tre o quattro anni.Un gruppo di amici fanatici di questa musica si eran dati da fare per trovare un posto adatto.Tra questi Camillo Carmignani,pianista innamorato della musica di Horace Silver,e il mio amico Andrea Dondi,anche lui pianista.In città c'era una vecchia e gloriosa società sportiva in disarmo che tirava a campare con cene di cacciatori e tombole per pensionati.Occupava un bastione delle vecchie mura,scampato al tempo e all'incuria.Un giorno piovoso,io e Andrea andammo a parlare col presidente di questa società per vedere a quali condizioni potevamo avviare un jazz club.L'uomo era un ex-bancario in pensione che di musica in generale capiva ben poco e niente di jazz.Ci fece dei gran discorsi da vip-Country Club e un sacco di ridicole riserve d'ogni tipo.Sia come sia,dopo un'ora circa di discussioni su futili argomenti ,decise di accordarci fiducia(non è che gliene ispirassimo molta) e una stanza con circa 79-80 posti a sedere.Il club venne intitolato a Luis Armstrong.Scelta non molto alla moda,ma credo fosse un riconoscimento ad un grande che tanto aveva fatto per questa musica.Non ricordo la sera dell'inaugurazione,ma le tante altre,con grandi protagonisti,che facevano rivivere agli appassionati l'atmosfera dei grandi clubs storici d'oltreoceano.Almeno,così a me succedeva e mi piaceva pensarlo per gli altri.Il posto del jazz è nei clubs,nei lofts,nei seminterrati,dove è nato, dove la gente si alza qundo vuole e ritorna a sedersi col bicchiere pieno,parla e commenta e così fanno gli stessi musicisti che mai si adontano di questi comportamenti del pubblico.E così succedeva da noi.Solo una volta un saxofonista si lamentò,ma subito Andrea (che era ormai diventato il factotum del club,oltre a suonarci) lo mise a posto dicendogli che se non s'era mai lamentato Charlie Parker,lui poteva pure accomodarsi alla porta.Nei teatri si perde lo spirito del jazz che è sempre stata una musica "interattiva",se così si può dire,dove il pubblico partecipa con incoraggiamenti,si agita,e urla interminabili yeaaah! misti ad applasi scroscianti ad ogni assolo.L'ambiente si riscalda e così pure i musicisti che cercano di dare il meglio, perfettamente a loro agio in questo clima hot.Ricordo un grande concerto con Eric Alexander (ts)-http://www.youtube.com/watch?v=_6ljZusKv0A ,Dado Moroni(p),Peter Washington (b),Alvin Queen (d) -http://www.youtube.com/watch?v=49c3SCFiUXM.
La sala era piena,con gente in piedi e nel bar accanto.Questi jazzmen erano tutte stars internazionali,con cachets non indifferenti,e non so come Andrea abbia fatto a pagarli.A metà concerto ci fu una memorabile battle tra Alexander e il nostro amico Carlo Atti,un saxofonista straordinario,che era appena arrivato da Bologna.
Eric dovette impegnarsi come non mai(pure un po' incazzato)in uno sperduto piccolo club,per non dover rimediare una figuraccia ,con un divertito Queen che duettava con loro.
Il pubblico dava i numeri il tifo era da stadio,una bolgia.Devo dire che alla fine Carlo lo "stese" con malcelato disappunto anche di Washington.
Carlo Atti http://www.youtube.com/watch?v=eeMboeyihuc è una specie di Rimbaud del jazz,un personaggio incredibile,un instancabile poeta zingaro del sax,capace di far anche 700 km in un giorno per poter suonare,e per pochi soldi.in un posto qualsiasi.Uno che potrebbe suonare al Birdland.Lo frega il suo pazzo carattere imprevedibile e una angelica nonchalance per ogni cosa pratica,tanto da non presentarsi in sala d'incisione perchè attardato ad esibirsi in un bar di paese.Prendete Dexter Gordon,agitatelo con Coltrane e James Moody,un pizzico di Coleman Hawkins e versate.Un nuovo entusiasmante cocktail.Questo è Carlo.Una sera dedicò Everything happens to me a Massimo Urbani.-http://www.youtube.com/watch?v=FrE69vuJrm0 . Nessuno l'ha mai suonato così,e ne ho sentito di grandi in questo standard!
Capitava spesso al club Bobby Durham -http://www.youtube.com/watch?v=CzCCWmZvw1g .Uno che aveva suonato per anni con Oscar Peterson,accompagnato Sinatra e la Fitzgerald.Forse per questo si era messo in testa di cantare anche lui dopo aver tanto ascoltato altri.Era senz'altro meglio come batterista dove mostrava un grande mestiere e sensibilità da meritare un posto nel pantheon della nostra musica.
Un personaggio di una strordinaria vitalità ed allegria,un compagnone che ci raccontava aneddoti incredibili della sua carriera e sui tanti musicisti con i quali aveva suonato.Credo avesse 64-65 anni e diverse volte,insieme ad Andrea,ci siam salutati alle sette del mattino.L'anno scorso se n'è andato anche lui,ha raggiunto Oscar,e i tanti che son mancati in questi ultimi tempi.Bye Bobby,non ti dimenticheremo.
Ci furono altri grandi concerti con Antonio Farao -http://www.youtube.com/watch?v=_CrXUBXUA2E ,Irio de Paula http://www.youtube.com/watch?v=2Ar8DZdXZEk-,lo stesso quartetto di Atti (con Andrea al piano-Stefano Belluzzi al basso-Paolo Moroni alla batteria),il vecchio Gianni Basso http://www.youtube.com/watch?v=APr7sc3a3og,Emanuele Basentini (un Wes Montgomery redivivo,il cui ispiratore era stranamente il trombettista Bobby Hackett) - http://www.youtube.com/watch?v=ZIfQ1wQWxxs), Nico Menci http://www.youtube.com/watch?v=q9cF2890CNc,Gianni Cazzola e tanti altri .

Negli ultimi tempi arrivava anche un allampanato,stralunato e sofferente Steve Grossman .http://www.youtube.com/watch?v=eT2Mnetrs6A .Con barba e capelli lunghi,Assomigliava a Cristo appena sceso dalla croce.Tutte le sostanze che per anni aveva preso avevano lasciato il segno,anche sulla sua musica.Però,quando stava bene era sempre un immenso piacere ascoltare il grande sound dei tempi migliori.Una sera, a cena,ci raccontò della sua esperienza nelle galere parigine,dove l'avevano ficcato per i soliti motivi.Disse che non era poi stata così traumatica,perchè la vera galera per lui erano stati i sei mesi che aveva vissuto con Chet Baker.

Per ultimo ho tenuto Andrea Dondi -http://www.youtube.com/watch?v=Hc6HSzccd-c&feature=related,un grande amico e bevitore di birra,che vive per il jazz.Anche lui,come Carlo,è un geniale mattoide,può fare a meno di tutto,ma non del piano.Fino a poco tempo fa viveva in un loculo con la sua ragazza,dove la barbie avrebbe fatto fatica a starci e dove il mobile più grande era appunto un vecchio piano.Ogni volta che andavo a trovarlo,immancabilmente stava suonando.Veniva spesso anche un giovane diplomato al conservatorio,dieci anni di pianoforte alle spalle,che cercava disperatamente di suonare Ornithology e Central Park West con esiti sconfortanti.Andrea immancabilmente lo cacciava disgustato,ma lui ritornava sempre ,finchè un giorno,stanco di tanto strazio, lo menò di brutto e non si vide più.Sembra strano che oggi,in nome della musica o di altre arti,ci sia ancora qualcuno disposto a vivere autenticamrbte la boheme come un secolo fa e senza tanti infingimenti.
http://www.youtube.com/watch?v=6x64sIHkBXk&feature=related
Ricordo anche gli altri musicisti che arrivavano col loro strumento,smaniosi di salire in pedana ad esibirsi: Andrea Olivi http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&VideoID=42531150 ,Max Dell'Omo,Andrea Papini,Camillo Carmignani,Emiliano Vernizzi (una promessa)http://www.youtube.com/watch?v=TQWhxXvvBnQ,Alessia Galeotti http://vids.myspace.com/index.cfm?fuseaction=vids.individual&VideoID=42534816 .Di molti altri non ho mai saputo il nome.

Poi d'improvviso,com'era cominciato,tutto finì.Il presidente,lamentandosi dei mancati guadagni,ci cacciò per far posto ai pescatori o ad altre minchiate del genere.La motivazione,tra l'altro molto dubbia,ci lasciò perplessi dato che l'importante era almeno non rimetterci e lo scopo della società che ci ospitava non era certo di arricchirsi,ma di non morire.
Non ci fu comunque nessuna polemica e l'unico che ci rimise fu purtroppo il jazz,la nostra amatissima musica.

(corrado prestianni)

mercoledì 12 agosto 2009

ULTIME DA MARTE


- Nelle piscine parigine vietano il bagno a donne islamiche in BURKINI,un indumento che lascia scoperto solo il viso.Praticamente è come fare il bagno col cappotto.La richiesta di opposizione al provvedimento fatta da uno di loro è stata respinta dalle autorità francesi.Al che lei ha dichiarato che se questa non verrà accolta lascierà il paese.

Non si preoccupi signora,venga in Italia e troverà subito qualcuno che fonderà un comitato per la difesa del burchini.
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- Il procuratore antimafia PIETRO GRASSO ha così criticato la legge elettorale: «Oggi non siamo in piena democrazia perché quando a decidere i candidati del popolo è la segreteria di un partito, non possiamo dire di essere in democrazia».

Se vuol fare il politico lo dica,ma poi non si lamenti se i politici criticano la magistratura,non è una casta di intoccabili come crede di essere e sopratutto non ci fideremo mai di magistrati che si lanciano in affermazioni politiche,poco accorte tra l'altro.Infatti,entrando nel merito,il nostro procuratore ha forse dimenticato che le preferenze libere erano un mezzo di controllo dei voti da parte della mafia e pure dei partiti?Allora invece c'eravamo in democrazia,secondo Grasso.Certo,nessuno dei due metodi è esente da critiche,e aspettiamo che qualcuno ne suggerisca uno migliore.Fra un po' di tempo ,questo procuratore ce lo troveremo in parlamento,altrimenti non si capirebbero certe affermazioni da parte di un alto funzionario dello Stato.

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Dice DE MAGISTRIS che il punto di partenza per rifondare la politica è la questione morale.Giusto.Significa spezzare ogni tipo di interesse privato e comitati d'affari.Ri-giusto.

Ma come sempre accade a chi agita il ditino alzato ad indicare il giusto cammino,è molto facile che il famoso asino gli caschi addosso.Infatti il suo capomanipolo di Montenero non è che sia molto impegnato a seguire il dito,ma piuttosto altre più sostanziose cose.

Lasciamo perdere gli intrallazzi del figlio Cristiano (ancora in sella in Molise) e uno statuto dell'IDV degno del miglior Bokassa,ma poi vediamo la figlia Antonia giornalista nel giornale di partito,la seconda moglie Mazzoleni alla cassaforte generale,il cognato deputato Cimadoro responsabile enti locali e la prima moglie alla cassaforte in Lombardia.Gli italiani si sa,tengono famiglia e questa è molto amata.De Magistris dice che il partito "si apre come un fiore",ma è più simile ad una pianta carnivora che si chiude su tutto quel che passa accanto.

Predicar bene e razzolar male,la solita storia.

A proposito De Magistris,non aveva detto che si sarebbe dimesso dalla magistratura? Siamo fiduciosi che prima o poi,magari più poi che prima,lo farà.Certo che visti i precedenti di altri che dovevano andare in Africa,qualche dubbio ce lo consentirà.

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Ora basta con le dolenti note,forse ce n'è una buona.Pare che il cd "lectura Dantis" di CARMELO BENE possa essere adottato come testo scolastico.Noi,quando si tratta di Carmelo,siamo un po' di parte,ma certamente questa travolgente recitazione non farebbe male a torme di studenti annoiati da cumuli di note,spesso inutili,a piè di pagina che impediscono di gustare più liberamente il genio poetico di Dante.Speriamo solo che non sia la solita boutade agostana di qualche ministro.

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I GRANDI ROMENI


Fa un certo piacere, girando per Venezia questa estate, imbattersi nei cartelli dei grandi personaggi romeni appesi alle fermate del vaporetto.Sì perché, in corrispondenza dell’inizio della 53° edizione della Biennale d’Arte di Venezia, l’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica organizza una campagna visiva dal titolo “Grandi Romeni a Venezia“, col fine di richiamare l’attenzione su alcune personalità culturali romene di fama internazionale, o che sono entrate in contatto con Venezia e l’Italia, e di contribuire in tal modo a generare un interesse positivo da parte degli italiani, dei veneziani e delle migliaia di turisti di tutto il mondo nei confronti della Romania.
Le personalità scelte sono: Vasile Alecsandri, Corneliu Baba, Nicolae Iorga, Constantin Brâncusi, Regina Elisabeta a României (la poetessa Carmen Sylva), Emil Cioran, Mircea Eliade, Eugen Ionescu, Gheorghe Petrascu e George Enescu. A ogni personalità è dedicato un manifesto, che riporta il nome e l’importanza culturale, il ritratto stilizzato o un’opera pittorica relativa a Venezia (nel caso dei due pittori), le date di nascita e morte, una citazione rappresentativa per il pensiero o l’affinità con l’Italia.

I manifesti affissi

I manifesti sono affissi all’interno delle 21 fermate di vaporetto (Linea 1) sul più circolato e rinomato canale di Venezia, il Canal Grande, come di seguito: Piazzale Roma (manifesti di Eugen Ionescu e Corneliu Baba); Ferrovia (manifesti di Mircea Eliade e Emil Cioran); Riva di Biasio (manifesto di George Enescu); San Marcuola (manifesto di Nicolae Iorga); Rialto Mercato (manifesto di Eugen Ionescu); Ponte di Rialto (manifesto di Gheorghe Petrascu, Corneliu Baba e Mircea Eliade); San Silvestro (manifesto di Vasile Alecsandri); Sant’Angelo (manifesto di Emil Cioran); San Toma (manifesto di Mircea Eliade); San Samuele (manifesto di Gheorghe Petrascu); Ponte dell’Accademia (manifesto di Constantin Brâncusi e Emil Cioran); Santa Maria del Giglio (manifesto di George Enescu); Madonna della Salute (manifesti di Constantin Brâncusi e Eugen Ionescu); San Marco (manifesto George Enescu e Corneliu Baba); San Zaccaria (manifesto della Regina Elisabeta di Romania e Vasile Alecsandri); Arsenale (manifesto di Gheorghe Petrascu); Giardini della Biennale (manifesti di Constantin Brâncusi e Nicolae Iorga); Sant’Elena (manifesto di Mircea Eliade); Lido di Venezia (manifesto della Regina Elisabeta di Romania e Gheorghe Petrascu).
Il progetto è realizzato con il sostegno dell’Istituto Culturale Romeno e si avvale del patrocinio del Comune di Venezia e della Regione del Veneto. Inoltre, il progetto si iscrive nella strategia per l’anno 2009 dell’Istituto Romeno di Cultura e Ricerca Umanistica di Venezia, intitolata: “Impronte culturali romene”.
Fonte: culturaspettacolovenezia.it

UN'AVANGUARDIA RIVOLUZIONARIA




In occasione del centenario della pubblicazione del Manifesto del Futurismo su Le Figaro, Parigi ha ospitato, durante il 2009, numerose iniziative per celebrare l’anniversario dell’avanguardia italiana. Dopo la mostra Il futurismo a Parigi al Centro Pompidou, che ha rivelato la portata transnazionale di un movimento nato in Italia, rivelatosi in Francia e diffusosi nel resto dell’Europa, anche il Museo Maillol ha presentato il movimento futurista russo nella mostra L’avant-garde russe dans collection Costakis. Un’occasione, questa, più unica che rara per poter osservare opere poco conosciute, spesso dimenticate, uscite molto raramente dai confini nazionali. Per questo vale la pena parlarne anche a mostra finita, per approfondire una parte della storia dell’arte moderna così poco conosciuta.
Tra il 1910 e il 1913, artisti e poeti russi si riuniscono a Sanpietroburgo intorno alla rivista Sadok Sudej (Il vivaio dei giudici); a Mosca, all’Accademia d’arte, il pittore David Bourliouk incontra il poeta Vladimir Majakovskij: è la nascita del cubo-futurismo russo, nome in cui si rivela l’intermediazione del cubismo parigino. È la capitale francese, meta di numerosi artisti russi, la vera cerniera tra Mosca e Milano.
I cubofuturisti sono pittori, poeti, architetti, e la Collezione Costakis offre un panorama completo dell’avanguardia russa nelle sue molteplici contaminazioni, dall’influenza simbolista al costruttivismo. Malevic, Popova, Klioune, Rodcenko, El Lissitzky, Kudriachov, Tatlin sono i protagonisti di un movimento artistico multiforme che voleva rivoluzionare l’arte e la vita quotidiana, che mirava ad abolire il quadro da cavalletto e l’opera unica. Un’avanguardia che, applicandosi a tutti i linguaggi, dall’architettura alle arti applicate, dai manifesti alla fotografia, prefigurava il linguaggio di una nuova società socialista.
È lontano l’elogio italiano dell’urbanità, le avanguardie russe si concentrano sul colore e sul folklore proveniente dalla tradizione, formalizzandosi sino alla rottura radicale operata nel 1915 da Malevic , Klioune e Popova: un’arte non oggettiva, con un vocabolario geometrico, a colori puri. È la nascita del suprematismo, le cui intuizioni sono riprese e sviluppate dal Bauhaus tedesco, dal neoplasticismo olandese e dalla scuola informale del secondo dopoguerra.
(Paolo Magri)


CHLEBNIKOV NOMADE LIBERTARIO


Velimir Chlebnikov, pseudonimo di Viktor Vladimirovič Chlebnikov (Astrachan , 9 novembre 1885 – Santalovo, 28 giugno 1922)


E' stato un poeta russo, uno dei principali futuristi del suo paese. Chlebnikov apparteneva al più importante gruppo Futurista Russo, Hylaea, insieme con Vladimir Majakovskij, Aleksej Kručënych, David Burliuk e Benedikt Livshits, ma già in precedenza aveva scritto molte opere significative. Tra i contemporanei, era considerato "un poeta per poeti" e un genio squilibrato.
Nella sua opera abbondano le sperimentazioni linguistiche, con l'invenzione di un numero enorme di neologismi. Insieme a Kručënych, diede vita alla lingua poetica detta zaum o zanghesi (Scrisse anche saggi sulle future, possibili evoluzioni dei mezzi di comunicazioni ("La Radio del Futuro"), dei trasporti e delle abitazioni ("Noi stessi e i nostri edifici"). Descrisse un mondo in cui la gente vive e viaggia in cubi di vetro mobili e in cui tutta la conoscenza umana può essere diffusa attraverso la radio e mostrata automaticamente su giganteschi pannelli simili a libri collocati per strada.

La sua costante ricerca della libertà lo porta a creare il cosiddetto “linguaggio transmentale”, che rappresenta il vertice della sua ricerca espressiva. La sua opera è studiata da Ju. N .Tynjanov e tradotta in italiano da A. M. Ripellino.
Nei primi anni '20 Chlebnikov è nel Caucaso. Lavora a Baku, presso un'Agenzia Telegrafica. Nel 1921 è in Persia per tenere corsi di cultura politica. Tornato in patria, lavora come guardiano notturno a Pjatigorsk. Quindi si trasferisce a Mosca, dove vive in estrema miseria. Per abitudine, infila i suoi versi nelle federe dei guanciali dei letti dove si trova avventurosamente a dormire, e come un sonnambulo, nel suo vagare nomadico, spesso li dimentica. Durante uno dei suoi viaggi da vagabondo in un vagone ferroviario, è colpito da setticemia e muore, nel 1922.

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La legge delle altalene prescrive

Che si abbiano scarpe ora larghe, ora strette.

Che sia ora notte, ora giorno.

E che signori della terra siano ora il rinoceronte, ora l’uomo.

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Dal sacco
rovinarono al suolo le cose.
E io penso che il mondo
è solo un sogghigno
che balena fioco
sulla bocca di un impiccato.
(1908)

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Preposto al servizio delle stelle,
Io giro, come una ruota,

Che s’invola all’istante sull’abisso,

Che fi nisce sull’orlo del precipizio,

Io imparo le parole.

1907
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La legge delle altalene prescrive

Che si abbiano scarpe ora larghe, ora strette

.Che sia ora notte, ora giorno.

E che signori della terra siano ora il rinoceronte, ora l’uomo.
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Io guardavo, una tigre sedeva in un boschetto

E con un sorriso soffiava dentro un flauto.

Giravano, come onde, forze bestiali

E gli sguardi brillavan di sogghigno.

E chinando il capo grazioso

Le parlava una fanciulla graziosa.

Diceva, lei: o tigri, e leoni!

Vi manca una cultura musicale.
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Io ho l'impressione che Chlébnikov abbia vissuto una vita meravigliosa, e mi sembra che i suoi scritti lo testimonino. Ho anche l'impressione che non fosse uno che mirava a fare carriera (anche questo i suoi scritti lo testimoniano) e, come scrive Zinov'ev, c'è una legge sociale che è difficilissimo eludere, e che dice che guelli che arrivano, sono gli arrivisti.

Accanto a Chlébnikov un grande nome, Jakobson: come avviene l'incontro tra i due?Roman Jakobson, che aveva letto le poesie di Chlébnikov e ne era rimasto stupefatto, nel 1913 lo va a cercare a Pietroburgo e poi lo invita a passare l'ultimo dell'anno con lui, al cabaret "Il cane randagio".
il nomadismo libertario del poeta lo allontana da ogni dove, per collocarlo nell'infanzia in un campo di nomadi buddisti nella regione di Astrachan, poi in una stanza nuda e sciatta a Mosca e in un ospedale psichiatrico e in una prigione di guerra e quindi in un'erranza vagabonda, sino all'ultima brevissima sosta in un non-luogo, l'oscuro villaggio di Santalovo, nella regione di Novgorod, dove si spegne nel 1922, a soli trentasei anni. Aveva atteso invano, insieme al suo amico Roman Jakobson, che le sue opere venissero pubblicate.

(Nori)

martedì 11 agosto 2009

BERARDINELLI,UNA LETTERA,UNA RISPOSTA


Gentilissimo Alfonso Berardinelli
di Gianni Biondillo


“Col mondo del potere non ho avuto che vincoli puerili:temevo le ostriche, e alle guardie lanciavo occhiate di sottecchi;nemmeno di una briciola d’anima gli sono debitore”(Osip Mandel’štam)


Gentilissimo Alfonso Berardinelli,è con vero piacere che le scrivo questa lettera (glielo dico da subito, per non farle perdere tempo) colma di dubbi e vuota di certezze assolute.Non parlerò della polemica in atto fra lei e due dei componenti di Nazione Indiana, Raos e Inglese (dei quali mi fregio di un’amicizia non solo intellettuale ma anche personale). Ci hanno pensato loro ad argomentare con sicura efficacia le loro controrepliche.


Diciamo che questa mia riflessione sta ai margini della questione da cui è scaturito il dibattito. Oddio, non è poi così vero: lei nella sua risposta sul Foglio ha speso circa metà del suo articolo per polemizzare con Georgia (che, ad onor del vero, voglio ricordarle che è sì una blogger, ma non è della redazione di Nazione Indiana. Era qui da noi come commentatrice).

Quindi, forse, non è così vero che questa mia stia poi così ai margini della questione, come ho premesso.

Ho trovato di grande interesse, al di là di quello che ha effettivamente scritto nel suo articolo, proprio il fatto che abbia deciso di trovare il tempo di rispondere alla lettera a lei indirizzata da Inglese e Raos. E, per farle capire con un altro esempio, ho trovato altrettanto interessante che proprio qualche settimana addietro un altro quotidiano abbia messo in evidenza sulle sue pagine culturali, la nascita di un nuovo blog letterario.Tutto ciò è significativo.

Solo un paio di anni fa la “critica” neppure si sarebbe sporcata le mani, neppure avrebbe acceso un computer, neppure si sarebbe collegata in rete. E meno che mai avrebbe deciso di accettare il dibattito con quella categoria confusa, urlante, maleducata, disorganica, dei frequentatori dei lit-blog. Due anni fa. Ma due anni, oggi, nella cultura italiana sembrano sempre più decenni. (Se penso all’entusiasmo di Fortini di fronte ai primi computer. Chissà, oggi forse navigherebbe in rete..).Questa, per me è una buona notizia. E lo dimostra il fatto di come ci sia un travaso nei due sensi, e non più una cesura o una contrapposizione, fra il mondo della cultura “su carta” e quella che si veicola “in rete”. Molti degli autori di Nazione Indiana (e non solo noi, ovviamente) collaborano fattivamente a riviste del settore, quotidiani, periodici. Ad esempio nel numero di Nuovi Argomenti (il 32) che è il seme da cui è partita questa (fruttuosa) discussione hanno scritto, oltre a Raos e Inglese, Helena Janeczek, Roberto Saviano, ma anche Davide Bregola e Leonardo Colombati, entrambi gestori di blog personali. E, più che mai esemplare, Babsi Jones, che “su carta” non aveva mai pubblicato nulla, ma si era fatta conoscere, per qualità di scrittura e per entusiasmo vero, proprio in rete.

Quindi, al di là di una certa plebea propensione all’insulto gratuito che purtroppo regna in un mezzo ancora giovane e spavaldo (soprattutto nei commenti), mi sembra evidente che la rete si stia dimostrando, ogni giorno di più, una ricchezza aggiuntiva del dibattito culturale, in Italia.


Detto ciò.Una parte del suo articolo mi ha fatto lungamente meditare. Lei che vive dei 2.000 euro che mensilmente riceve dal Foglio chiede (perché, dice, gli intellettuali devono giustificarsi), a chi la attacca, la loro patente di verginità intellettuale. Comprendo la provocazione.

Allora, per capirci: io non ho “un lavoro di sinistra” (ce ne sono? Fare l’architetto lo è?), l’elenco dei miei consumi è di una mediocrità spaventosa, mi vesto in un modo orribile, non posseggo barche, non sono proprietario non solo di ville ma neppure di un miserabile appartamento cittadino, vivo insieme a mia moglie e alle mie due bambine in affitto in due miserabili stanzette (senza balcone!), non posseggo né un’automobile né una motocicletta, non ho neppure la patente, non guadagno abbastanza (purtroppo!) da comprare merci superflue, non insegno in nessunissima università, non lavoro in alcun ente pubblico (inutile o dannoso che sia), sto in mezzo ad operai, muratori, elettricisti, medici dell’ASL, tecnici comunali, artigiani, cantieri, freddo alle mani, nevralgie e sciatalgie. Come se non bastasse non pubblico nemmeno per Mondadori, “il nemico pubblico numero uno”.Dunque io potrei scagliarle la prima pietra.

Ma non lo faccio. Perché, ovviamente, la sua provocazione, come ogni provocazione, è volutamente viziata. Ed è viziata pure l’immagine, per quanto veritiera, di me che le ho appena fornito. Siamo nel mondo, lo so da solo. La purezza ideologica di alcuni censori che pontificano dalle loro cattedre universitarie, o stroncano dalle loro rubriche su periodici nazionali, la loro radicalità che non ammette cedimento alcuno, mi spaventa.Non entro nell’annosa questione del pubblicare un romanzo per Mondadori. I Wu Ming, ormai 3 anni fa, hanno risposto più che efficacemente a tutta l’inutile, faziosa, e, tra l’altro tipica di una certa sinistra fighetta, autodistruttiva discussione. Rimando a quelle pagine virtuali. Per me il problema non è mai stato se Berlusconi pubblichi Evangelisti o Marx. Ma lo diverrebbe se decidesse, scientemente, di non pubblicarli.Dunque dovrei discutere il suo scrivere sul Foglio?Mi chiedo: è, pedissequamente, la stessa cosa?Nazione Indiana non è (fortunatamente) una realtà rigida, al nostro interno, in questi giorni, stanno girando email spesso contrastanti. Alcuni dicono, chiaramente: una cosa è un libro che, quando viene pubblicato diventa, anche, merce e quindi sottostà ad una strategia di mercato (e perciò persino indifferente dal gruppo editoriale che lo pubblica), altra cosa è scrivere per un quotidiano (di destra, di sinistra) che esprime, inevitabilmente, una prospettiva ideologica ben determinata. Pubblicarci significa in qualche modo accettare questa ideologia. Per dirla in maniera dozzinale: pubblichi per Il Giornale? Pubblichi per Berlusconi! (a latere: nessuno dice mai, mi è stato fatto notare, pubblichi per l’Espresso? Pubblichi per De Benedetti!) Condividi il suo programma ideologico!Ma la cultura è cosa diversa, mi viene detto da altri. Quello che conta è cosa dici, non dove lo dici. Il Giornale (è sempre questo l’esempio che mi viene prodotto) non è davvero interessato alle sue pagine culturali, questo permette paradossalmente alla redazione una grande libertà di movimento. In effetti, lo dico per esperienza personale, ho sempre trovato le pagine culturali del Giornale (quotidiano, politicamente, da me lontanissimo) molto più libere e variegate, di molte indottrinate pagine di alcuni quotidiani di sinistra che spesso, a leggerle, si ha la sensazione di un circolo chiuso, fatto dai soliti autori che si leggono e si recensiscono a vicenda. Però è anche vero che così si ammette un depotenziamento totale di quelle pagine. Se quello che ci scrivo dentro non ha una vera importanza politica, se, cioè la cultura non ha nessun valore politico (e quindi della polis) che ci scrivo a fare?Ecco, l’obiezione forte che viene posta è: se decidi di scrivere per un periodico o un quotidiano che è lungi dalla tua posizione politica devi farlo esprimendo un ruolo, come dire, di “guastatore”, di “ospite ingrato”. Di chi, da dentro quella realtà, esprima un dissenso. Mi vengono in mente Pasolini o Fortini che scrissero per il Corriere della Sera quando l’ortodossia di sinistra lo reputava un giornale parafascista. Scrivere sull’Unità, diceva Pasolini, non mi interessa perché tanto so già che “siamo d’accordo”. Quello che gli importava era raggiungere un pubblico diverso, borghese, ed assaltarlo come un corsaro con la forza delle sue posizioni eretiche.Ma, anche, mi chiedo: quanto è più semplice, comodo quasi, scrivere per un giornale del quale condivido l’impianto ideologico, al caldo quasi, senza credermi in contraddizione alcuna (magari, per dirla con le sue parole, scrivendo dalla mia villa o dalla mia barca, col mio portatile di ultima generazione) in pace con me stesso, acclaratamente accolto nell’alveo della cultura, che, si sa, in Italia o è di sinistra o non è?Io, lo ha capito, non ho una risposta. L’ho detto da subito: questa lettera è colma di dubbi e vuota di certezze assolute. Forse, mi viene da pensare, la sua vera libertà di espressione e la sua vera capacità di urticare, dentro al Foglio, la comprenderemo solo quando, per assurdo, verrà censurato (e così Fofi col Sole 24ore, o come è accaduto a Busi, in un suo pezzo qui pubblicato, con l’Unità, o buona parte degli scrittori “di sinistra” con il Manifesto). Forse perché l’intellettuale deve, per costituzione, saper esprimere dissenso di fronte a qualunque conformismo culturale.Quello che so è che, nel tempo, sto cambiando idea. Mi fa piacere, lo ammetto. Non sono un intellettuale granitico (per sfottere dico di essere un intellettuale “di peso”, ma questo ha a che vedere, purtroppo, solo con la mia stazza). Ho cambiato idea, dicevo. Da ragazzo il dove era importante. Non avrei mai letto un quotidiano nel quale non mi sarei riconosciuto (per scoprire, nel tempo, di non riconoscermi, davvero, in nessuno di quelli in circolazione). Poi, negli anni, ho creduto sempre più che quello che davvero contasse fosse il cosa si dice, rispetto al dove lo si dice. Ma anche questo, oggi, non mi è bastante.Credo che il nostro agire debba essere esemplare (e qui torno alle sue parole). E cerco dagli altri esemplarità. Oggi, quello che cerco non è il dove né il cosa (per la precisione: se prima erano condizioni necessarie di certo oggi non sono più sufficienti). Oggi per me quello che davvero conta è chi lo dice. Anche se non condivido quello che dice, se il suo tragitto umano è stato esemplare è, per me, un interlocutore a cui dare la mia massima attenzione. (Questo è un esempio che faccio spesso: nel carteggio fra Bruno Zevi e Giovanni Michelucci, il critico romano scrisse all’architetto toscano, cito a braccio: “non sono d’accordo con te. Ma preferisco essere in disaccordo con un amico che d’accordo con un nemico.” Dove l’amicizia aveva a che fare con una tensione morale, ovviamente, e non con una logica clientelare o nepotista).Tutto questo non ha nulla a che vedere col principio di autorità: al mio interlocutore non chiedo un curriculum vitae - non sono interessato ai titoli, alle onorificenze - ma chiedo, caso per caso, una condivisione, spesso sofferta, ad un agire etico.In questi giorni di furibonde polemiche a riguardo delle vignette irrispettose nei confronti del profeta Maometto, io, ateo convinto e convinto difensore della libertà di stampa, ritrovarmi al fianco di vocianti paladini del diritto di satira - gli stessi che non l’hanno permessa in questi anni a Luttazzi (per fare un esempio) - mi spaventa. Se non riesco a fare il giusto distinguo, se non riesco ad attuare chirurgicamente una selezione mi ritroverò di certo involontariamente (o forse colpevolmente) complice.Messa in questi termini, lei comprende, molti di quelli che, per cosa dicono o per dove lo dicono, dovrebbero essere miei interlocutori naturali, proprio perché so chi sono, per me, insisto, compagni di viaggio non lo saranno mai davvero.(Lo ha capito: tutto ciò ha a che vedere, in pratica, con il rapporto che si ha nei confronti delle parole, delle cose, delle persone, del mondo e soprattutto con il rapporto che si ha nei confronti del potere).Questa conclusione, lo so da solo, non chiude proprio un bel niente. Spero che però apra ad un percorso che io per primo devo saper intraprendere. Mi farebbe piacere credere, perciò, che tutto quello che le ho appena scritto sia solo l’inizio di un dialogo.


Con ossequi,Gianni Biondillo

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Diciamo subito che la sua lettera è quella di un autentico "libero pensatore",se ci passa questo termine alquanto usurato e fors'anche anacronistico,ma che per noi rappresenta ancora l'espressione più consona ad uno spirito libertario che cerca di vedere invece di guardare e,possibilmente,di capire invece di archiviare,senza alcun pregiudizio ideologico.Sempre ovviamente per quanto la nostra cabeza ce lo consenta.Molti sono anche i nostri dubbi su tutto,esclusa forse una sola certezza che ci anima anche in questo blog : combattere ogni forma di pregiudiziale moralismo d'accatto,tartuferia e ipocrisia,che riteniamo il peggior difetto dell'uomo e da cui ne derivano molti altri.(a proposito del suo "chi").

Premesso questo,vorremmo proporre alcune osservazioni,lontane da ogni spirito polemico,ma solo in ordine ad un approndimento dei suoi concetti.


Lei dice : " Quello che conta è cosa dici, non dove lo dici........ho sempre trovato le pagine culturali del Giornale (quotidiano, politicamente, da me lontanissimo) molto più libere e variegate, di.....
Però è anche vero che così si ammette un depotenziamento totale di quelle pagine. Se quello che ci scrivo dentro non ha una vera importanza politica, se, cioè la cultura non ha nessun valore politico (e quindi della polis) che ci scrivo a fare?"


Se,ad esempio,Neruda pubblicasse sul Giornale alcune sue poesie d'amore,per quale ragione il testo ne verrebbe depotenziato? Non è nemmeno il caso di Pasolini corsaro.Nessuna provocazione.E per gli articoli scientifici? Anche questa è cultura della polis.Non è che ci si accontenta dell0 slogan tanto caro del '68,"tutto è politica"? Ma forse lei,più che alla cultura in generale,fa riferimento ad argomenti che in qualche modo implicano una più stretta vicinanza alla politica tout court.Prendiamo il caso di Caldarola e Pansa,scrivono sue due giornali di tendenza opposta,Il Giornale ed il Riformista.Come la mettiamo col deponziamento del testo?

Anche noi non abbiamo una risposta,anche se una banale e meno nobile potrebbe essere : perchè è il solo giornale disposto a pubblicare i nostri scritti.Sarebbe invece nobile proposito,se giornali di ambo le parti accettassero "guastatori",invece di censurarli.Cosa che crediamo alquanto improbabile di questi tempi.


Ma giustamente,sempre in tema di approfondire,lei sale di un altro gradino.Dal "dove" al "cosa" al "chi". "Quello che so è che, nel tempo, sto cambiando idea (onore al merito).Ma anche questo ("il dove"), oggi, non mi è bastante.Oggi, quello che cerco non è il dove né il cosa (per la precisione: se prima erano condizioni necessarie di certo oggi non sono più sufficienti). Oggi per me quello che davvero conta è CHI lo dice. Anche se non condivido quello che dice, se il suo tragitto umano è stato esemplare è, per me, un interlocutore a cui dare la mia massima attenzione."

Crediamo che questo approccio sia un salto di qualità (anche se il "cosa" non è certo ininfluente).

Ma la citazione di Michelucci,non ci convince del tutto.Rientra un po' troppo in un''ottica pregiudiziale amico-nemico.Come lei,dà per scontato che si sia tra amici.Troppo facile.Possiamo anche andare oltre.Noi non spareremmo mai ad un'amico,quand'anche stesse dall'altra parte della barricata,e non metaforicamente.E se invece fosse un nemico ,dal tragitto umano esemplare,gli prestiamo attenzione?Se poi addirittura questo nemico dicesse cose condivisibili?

E ancora,amico o nemico,se Caravaggio (che era un assassino,oltre che un grande pittore) dicesse cose condivisibili,sarebbe degno di attenzione?

Come vede non è sempre facile arrivarci in fondo.E come dice lei,siamo agli inizi e anche a noi farebbe piacere approfondire.

Con stima la salutiamo.


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