venerdì 26 giugno 2009

GAZA SUFFERING







DI RITORNO da GAZA E' TEMPO di RICOSTRUIRE (PER NON TORNARE PIU' A DISTRUGGERE)




C'è shabat e shabat (sabato 27 dicembre, inizio dell'attacco aereo alla Striscia di Gaza)!
Una parte della delegazione italiana composta da operatori sanitari, operatori umanitari, rappresentanti dei Comuni e giornalisti è rientrata ieri da una missione umanitaria nella Striscia di Gaza. Il primo esito positivo ottenuto dalla presenza di due enti locali, il Comune di Monterotondo e il Comune di Rimini è che con molta probabilità sarà organizzata una missione più ampia di amministratori locali entro la fine di febbraio.
I 13 italiani, hanno visitato gli ospedali di Al Awda, Shifa e Al Quds, dove nei giorni degli attacchi aerei e di terra sono stati ricoverati più di 5000 feriti.
Il personale sanitario delle strutture ospedaliere della Striscia di Gaza ha innanzitutto evidenziato la carenza di apparecchiature mediche (una sola struttura ha la strumentazione per la TAC, un'altra per le endoscopie) necessarie ad una corretta diagnosi e ha raccomandato un maggiore coordinamento a livello internazionale degli aiuti sanitari.
Gli effetti dei 22 giorni di attacchi dell'artiglieria aerea, e poi anche di terra, non si misurano soltanto in termini di edifici distrutti, macerie, feriti e morti; il prolungato stato di totale insicurezza e minaccia alla propria vita che hanno sperimentato tutti i cittadini di Gaza ha lasciato tracce profonde. Insonnia, stress post-traumatico, attacchi di panico e isteria, sono i sintomi che il Gaza Mental Health Program ha rilevato con allarmante frequenza nei primi interventi sul territorio. Lunedì 2 febbraio una parte della delegazione ha visitato una scuola elementare di Jabaliya, i disegni dei bambini rappresentano unicamente aerei che sganciano bombe, missili, carri armati. Poco prima delle 11,20 orario di uscita del primo turno della mattina, due violente esplosioni hanno fatto tremare la struttura scolastica, le maestre hanno lasciato uscire tutti i bambini per farli tornare a casa. Molti sono scoppiati a piangere, a urlare. Il giorno prima, la delegazione aveva visitato il centro culturale Al-Asriya sempre a Jabaliya, cittadina a Nord di Gaza City che come Rafah sul confine sud, è stata pesantemente attaccata. Le bambine hanno improvvisato un rap che dice noi bambini palestinesi abbiamo diritto di giocare e di uscire per strada senza aver paura dei saurak (missili).
Più che di aiuti umanitari Gaza e la Palestina hanno bisogno di pace, di piantare alberi da frutto e non vederli sradicare di nuovo dai tank israeliani, di raccogliere i frutti della terra, di pescare nelle acque territoriali senza essere bersagliati dal fuoco di proiettili o missili. La troupe dei giornalisti di Peace-Reporter e due inviati di Rai3 hanno documentato questo tipo di reazione dei soldati israeliani nella provincia di Khan Younis. Martedì 3 febbraio hanno accompagnato alcuni contadini a raccogliere il prezzemolo nei loro campi a ridosso dei 100 metri dalla linea di confine, sono stati intimiditi con raffiche di mitra sparate prima a 10 metri dai loro corpi e poi a meno di 2 dai soldati israeliani posizionati al di là del confine..
Molte sedi istituzionali della Striscia di Gaza sono state distrutte; la cooperazione internazionale si farà carico della loro ricostruzione come tante volte è già accaduto in passato nella West Bank e nella Striscia di Gaza. Così è stato per la centrale elettrica (che funziona a carburante consumando 160.000 litri al giorno quando non è a pieno regime) bombardata lo scorso anno, per le linee degli elettrodotti, per le discariche, per le strade, acquedotti, persino per i cimiteri.
Secondo dati della Banca Mondiale del 2005 i Territori Palestinesi sono il primo destinatario degli aiuti internazionali, milioni di dollari ed euro che se fossero consegnati direttamente alla popolazione renderebbero i cittadini palestinesi ricchi o quantomeno tutti benestanti.
La comunità internazionale ha finora consentito e finanziato il ciclo di distruzione e ricostruzione.
Per restituire il diritto al futuro alla popolazione civile di Gaza è tempo di intervenire con la necessaria determinazione per interromperlo. Far rispettare il diritto internazionale e i diritti umani, profondamente violati in questo conflitto e solo due mesi fa celebrati pomposamente nel 60° anniversario della Dichiarazione Universale delle Nazioni Unite.






(ONU - Organizzazione Non Utile - Non hanno mai risolto alcun problema )

MONEY Y LIBERTAD




TORINO - Scusate, non l'abbiamo fatto apposta. La Fiat si difende con un comunicato ufficiale dalle accuse della stampa cinese contro lo spot della Delta. Un filmato di quarantacinque secondi di "pura emozione", come promette il sito della nuova nata del marchio di lusso torinese. Quarantacinque secondi per portare il testimonial Richard Gere dalla Walk of Fame di Hollywood al tempio tibetano di Lahsa a imprimere le orme nella neve insieme a un monaco-bambino. Una magia resa possibile dal fatto che la Delta dà "la forza di essere diversi". La diversità del Tibet che lotta per l'autonomia da Pechino e l'amicizia che lega Gere al Dalai Lama hanno fatto il resto: la protesta cinese, ancorché affidata ai quotidiani e non alle ambasciate, ha creato forte preoccupazione a Torino. "Ci è giunta notizia - scrive il Lingotto - che la pubblicità della nuova Lancia Delta potrebbe turbare la sensibilità del popolo cinese. Da tempo la promozione e la pubblicità del gruppo sono collegate e eventi e personaggi che hanno dato significativi contributi artistici a livello internazionale". Prima di Gere la testimonial delle auto del gruppo era Carla Bruni, ormai impossibilitata, per ragioni di protocollo, a comparire negli spot pubblicitari. È stato Gere, spiega la Fiat, a decidere il tema dello spot a dimostrazione dell'impegno del gruppo di Torino a "sostenere la libertà di espressione artistica". Dunque, dice il Lingotto, "questa scelta non va intesa come un avallo del gruppo Fiat alle opinioni sociali e politiche" di Gere. E dunque "nel caso in cui la pubblicità possa aver dato origine a fraintendimenti, il gruppo Fiat intende presentare le proprie scuse al governo e al popolo cinese".
Nel corso degli anni gli interessi Fiat in Cina sono cresciuti. In questi mesi è in corso la definizione della nuova joint venture con la Chery nel settore auto: una fase delicata in cui non sembra opportuno inimicarsi il favore delle autorità cinesi.




NOTA TEAM - la solita vecchia triste storia del mondo,sperando che i le cosidette anime candide della "bella politica" si tolgano le bende moralistiche dagli occhi

martedì 23 giugno 2009

DALEMIANA

Ma non siete ancora stanchi di D'Alema!E' sempre lì a pontificare e ha partecipato a tutte le sciagure del Pd mandando avanti gli altri! Politicamente, un oxfordiano bluff.I fatti dicono che non hai mai ottenuto nulla,tante chiacchiere ma risultati zero.Quando ci ha provato in prima persona è stato impallinato miseramente e mai si sognerebbe di affrontare il berlusca in qualsiasi elezione.Almeno Veltroni ha avuto il coraggio di provarci ed è stato lui a tentare di portare qualche innovazione politica creando il Pd.Fategli fare il conferenziere,ruolo che gli riesce meglio,e non l'eminenza grigia del partito, visti i risultati di questi anni.Probabilmente il nuovo segretario sarà Bersani,che è una sua creatura,e così continuerà questa nefasta influenza. Mi auguro che ci sia qualcuno al congresso che abbia il coraggio di parlar chiaro in tal senso e che dia veramente una sterzata innovativa che rompa con le vecchie camarille.Ma sopratutto,liberatevi dall'abbraccio mortale (ormai dovreste averlo capito) di Scalfari-Repubblica che tanti danni ha provocato agli achei cercando di dettarvi la linea politica.Il risultato finale è sotto gli occhi di tutti.Il Pais,commentando i risultati elettorali,ha detto che il berlusca vince perchè dall'altra parte non c'è nessuno, e nessuna vera strategia alernativa,aggiungo io.Questa è la cruda realtà e tutti gli altri discorsi sono inutili.

(email da Pino,Venezia 22\06\09)
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lunedì 15 giugno 2009

RICORDO DI CRAXI


Per chi crede nelle ideologie proprie del socialismo italiano questo è un giorno triste e nel quale l’odio e i rancori devono lasciare spazio a sentimenti più giusti per questa giornata ossia il ricordo e la riflessione.

6 anni fa in Tunisia moriva Bettino Craxi. Ricordo ancora i momenti che precedettero la notizia; attendevo la chiamata dei miei genitori di ritorno da una visita in Toscana, quando mi squillò il telefono, dall’altra parte un compagno in lacrime mi disse di leggere l’ultima ora del televideo: da quella pagina appresi della morte di un uomo, di uno statista, di un grande pensatore, che a torto o a ragione moriva in un suolo straniero dopo che la (in)giustizia italiana aveva vietato lui di tornare nel suo paese per curarsi.

Credo che il 19 gennaio 2000 sarà ricordato dai miei nipoti (dunque abbastanza in futuro) come una della pagine più nere della storia politica e giudiziaria del nostro paese. In quel 19 gennaio si spegneva la persona che aveva più dato all’Italia dall’unificazione in poi. Era riuscito a governare il paese secondo una visione socialista, sapendo regolamentare i settori dell’economia, senza bloccare troppo le spinte economiche, ma neanche dando mano libera alle lobby.

Da tanti fu additato quale esempio della politica cattiva, della politica che rubava e che faceva male al paese; la storia del PSI degli anni 80 non dice questo, dice ben altro. Racconta della storia di una classe dirigente giovane che seppe cavalcare l’innovazione e l’avanzata di nuovi paese, che aveva capito che il socialismo reale rappresentato dall’Unione Sovietica era un gigante dai piedi di argilla che prima o poi, tanto erano le contraddizioni che vi regnavano, sarebbe crollato. Certo era una classe dirigente che commise tanti errori – non ultimo quello di sottovalutare una serie di collusioni corruttive che gravitavano nella base del partito – ma tali errori non posso modificare totalmente il giudizio su di una classe dirigente che era riuscita a far sollevare dal guado il paese sostenendo uno stato più laico, ma con rapporti certi con la chiesa cattolica, più libero sul piano internazionale, con l’attuazione della politica del bastone e della carota con gli Stati Uniti d’America, più spregiudicata in campo economico e che in politica aveva coniato strumenti che vengono utilizzati tuttora.

Ecco allora per cosa va ricordato Craxi. Grande statista, che voleva il partito unico della sinistra, che voleva cambiare nome all’internazionale socialista in internazionale democratica per comprendere i democratici americani, che ebbe ragione su tante questioni economiche, politiche e sociali, che fece entrare il pds nell'internazionale socialista, che fino all'ultimo non rinnegò mai le sue idee, condannato ingiustamente fatti non propri. Morto in esilio ma che non va dimenticato.

LUCA LOMBARDO ((dal blog politica - il Cannocchiale)


per favore togliere il logo del PD dall'articolo,è una bestemmia ed una ipocrisìa
http://lucalombardo.ilcannocchiale.it/?id_blogdoc=819213

Team Pojanner

ROMAN COINS - MONUMENTA 3

nerone filippo l'arabo

domiziano

settimio severo

antonino pio
traiano





Tempio di Giano

Il tempio di Giano costituiva uno dei più antichi luoghi di culto della Roma repubblicana. Il culto di Giano, introdotto forse da Numa Pompilio, è interamente latino/italico e non mutuato dall’Olimpo greco. Giano era protettore della porta di casa e, per estensione di tutta la città. Era una divinità implicata nei passaggi e lo si associava alle porte o all’atto del varcare una soglia. Tradizionalmente il tempio di Giano schiudeva le porte in tempo di guerra, le serrava invece in tempo di pace. Nerone a scopi propagandistici raffigurò in un famoso sesterzio il tempio di Giano a porte chiuse, vantando quindi di avere dato la pace a Roma. Il tempio non è che un piccolo edificio quadrangolare, di cui vediamo una delle due porte. Si tratta di una costruzione disadorna, in mattoni, appena ingentilita da festoni e ghirlande, in pieno stile di austerità repubblicana. Del tempio di Giano non rimane alcuna traccia. Non se ne conosce nemmeno l’ipotetica collocazione, anche se probabilmente esso sorgeva nel Foro vicino alla Basilica Emilia. Fu cancellato ancora in età imperiale per fare spazio ai sontuosi edifici degli imperatori
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Filippo, il cippo del Millenario

Nel 248, l’Imperatore Filippo l’Arabo ebbe l'onore di presiedere le celebrazioni dei mille anni di Roma, fondata nel 753 a.C. Secondo quanto riferito dagli storici, i festeggiamenti furono splendidi ed inclusero giochi spettacolari e rappresentazioni teatrali in tutta la città. Nel colosseo più di mille gladiatori rimasero uccisi in combattimenti circensi e centinaia di animali esotici furono sterminati, compresi ippopotami, leopardi, leoni, giraffe e un rinoceronte. Filippo procurò tra l’altro l’emissione di una famosa emissione celebrativa del millenario di Roma, si tratta di una serie di aurei, sesterzi e antoniniani con la dicitura SAECULARES AVG. Oltre ad una serie di animali, venne emesso anche monete con un cippo e l’iscrizione COS III. Parrebbe quindi che Filippo abbia eretto un cippo, ora perduto, o addirittura una colonna, per celebrare il millenario di Roma.
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Su questo raro denario di Domiziano viene ricordato il cippo eretto per commemorare i Ludi Saeculares celebrati da Domiziano a Roma nell’88. La leggenda specifica LUD SAEC FEC. COS XIIII
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L’arco trionfale di Settimio Severo
svetta ancora quasi intatto nel foro romano, a più di 1800 anni dalla sua edificazione. Settimio lo volle per celebrare le vittorie contro i Parti. L’arco, alto 23 metri, presenta tre arcate, sostenute da pseudocolonne e sormontate da statue bronzee tra cui Settimio in una carrozza trainata da sei cavalli. La dedica inizialmente conteneva i nomi dei figli Caracalla e Geta, ma il nome di quest’ultimo venne rimosso dal fratello dopo il suo assassinio. L’arco venne battuto su assi emessi da Settimio nel 204 dC, rarissimi e arrivati a noi purtroppo solo in esemplari molto usurati. Altre monete, denari, furono battute nel 206, anch’essi rari. Esemplari ben conservati dimostrano quanto fedele alla realtà fosse stato il lavoro degli incisori romani
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La colonna Antonina
Anche Antonino Pio ebbe una colonna celebrativa, eretta dal figlio Marc’Aurelio in campo Marzio. La colonna sorgeva vicino all’ustrinum di Antonino Pio e Faustina, non lontano dalla Colonna di Marc’Aurelio. La colonna Antonina è andata perduta e attualmente sopravvive solo il basamento, ricoverato nei Musei Vaticani. La colonna compare a rovescio di sesterzi e denari commemorativi emessi da Marc’Aurelio nel 162. Vediamo la colonna sormontata da
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La Colonna Traiana

Di tutti i grandi monumenti di Roma, uno esprime più di altri la grandezza di Roma al momento del suo massimo splendore: la Colonna Traiana. Essa costituisce forse il punto più alto dell’arte romana, in una forma del tutto originale, la colonna, non mutuata dall’arte greca. La colonna è alta circa 40 metri, cava, percorsa al suo interno da una scala elicoidale. All’esterno si snoda una serie di rilievi, divisi in 115 scene distinte, lunghi 198 metri, nei quali l’artista descrive le gesta di Traiano in Dacia. La scultura dei rilievi è di altissima qualità artistica e presenta particolari nitidi e stupefacenti. Le dettagliate scene della colonna hanno descritto l’esercito romano e le sue manovre più di qualsiasi altro documento archeologico. Vi sono riportate accuratamente tattiche di guerra, assedi, fortificazioni, macchine belliche, ponti, armi e insegne. Molto dell’equipaggiamento del soldato romano di epoca imperiale ci è noto dai rilievi della colonna Traiana, dalla forma degli scudi, alla foggia di cinture, baltei, elmi e spade. L’imperatore compare spesso, attorniato dal suo seguito, nella scena dell’adlocutio, dinnanzi a soldati recanti le complesse insegne di legioni, coorti e manipoli. Il nemico stesso è protagonista nella narrazione. Esso non viene mai presentato come un selvaggio, poiché questo svilirebbe l’impresa dell’imperatore. Il Dace invece è nobile e coraggioso, combatte fino all’ultimo oppure, come Decebalo nella scena finale, preferisce il suicidio alla sconfitta. Le scene di guerra sono frequenti ma mai sanguinose, il concetto augusteo di parcere subjectis sembra trovare qui pratica applicazione. Il soldato romano appare quindi idealizzato, più che un guerriero è un colonizzatore, vessillifero dei valori della romanità. L’artista autore dei rilievi è sconosciuto, ed è noto come il “Maestro delle imprese di Traiano”, un genio che deve avere lavorato a stretto contatto con Apollodoro di Damasco e che qualcuno vuole identificare con Apollodoro stesso.
La colonna compare su tutti i nominali: aurei, denari, sesterzi, dupondi ed assi. Chiaramente, la ristrettezza del modulo di una moneta ha impedito qualsiasi riferimento agli importanti rilievi del monumento. La colonna anzi appare spesso tozza, soprattutto sui denari, per la necessità di mostrare la statua dell’imperatore alla sua sommità.
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venerdì 12 giugno 2009

ROMAN COINS - MONUMENTA 2

PONTI
traiano
colonna traiana
PORTI
nerone





porto di ostia


commodo


PORTI


Roma non ebbe un porto di riferimento per un lunghissimo tempo, a causa del litorale laziale privo di approdi naturali. Le navi da trasporto erano costrette a fermarsi a Puteoli, più di 150 Km di distanza, ove trasferivano il carico su piccole imbarcazioni che risalivano il Tevere fino a Roma. In età imperiale la mancanza di un porto si fece insostenibile. Claudio finalmente diede inizio alla costruzione di un grande bacino artificiale nei pressi di Ostia, un’opera immensa per quei tempi e dispendiosissima per l’erario. Due grandi moli vennero proiettati nel mare per delimitare un bacino circolare entro cui accogliere i grandi vascelli frumentari che arrivavano dall’Africa. Un canale artificiale, ancora esistente, collegava il bacino ad un’ansa del Tevere. Una statua di Nerone accoglieva i marinai. Per costruire i moli vennero affondate grandi navi piene di sassi, tra cui una delle grandi imbarcazioni di Caligola. Il porto venne infine inaugurato da Nerone, che volle immortalarne per sempre l’immagine su questo sesterzio indimenticabile. Sulla moneta vediamo le strutture portuali raffigurate secondo una prospettiva molto particolare ed affascinante: per non perdere dettagli a causa della prospettiva, i moli sono “sdraiati”, in modo da mostrare le loro linee laterali, costituite da arcate. Questa prospettiva strana non è un errore, ma una scelta formale per racchiudere il maggior numero di dettagli in un’unica, sintetica raffigurazione. All’interno del bacino artificiale sono rappresentate (a seconda delle varianti) dalle 7 alle 12 imbarcazioni, un vero campionario dei vascelli a quel tempo in uso. Al centro campeggia sempre una grossa nave oneraria, probabilmente il prototipo delle navi frumentarie che facevano spola con l’Africa. La più grande di queste navi, l’Iside, lunga 54 metri, impiegava due giorni per essere scaricata dei suoi beni preziosi, e forse è la nave raffigurata sul sesterzio. Nettuno è raffigurato sdraiato all’ingresso del porto.
Questa rara moneta venne battuta sia a Roma (con leggenda SPOROSTC AUGUSTI) che a Lugdunum (con leggenda PORTAUG SC).
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Il grande porto di Claudio non risolse però i problemi delle inesauribili necessità commerciali di Roma. Inoltre il bacino artificiale era comunque esposto, Plinio il Giovane riferisce che nel 62 una tempesta colò a picco duecento navi ancorate nel porto. Pertanto Traiano decise di ricostruirlo. Un grande bacino artificiale perfettamente esagonale venne ricavato nell’entroterra, collegato al porto principale tramite un canale. Questa immensa opera è ancora lì a testimoniare la perizia degli ingegneri romani. Traiano celebrò su un sesterzio la nuova ristrutturazione del porto. Al rovescio vediamo un grande bacino esagonale, visto dall’alto, che contiene tre vascelli; le facciate dei magazzini e degli edifici commerciali “sdraiate”, in modo da vederne la facciata, infine due templi all’imbocco del canale, in prospettiva isometrica. Una composizione eccezionale che mischia almeno tre tipi diversi di prospettiva per la chiarezza espositiva. La leggenda recita PORTUM TRAIANI. Si tratta di moneta molto rara.
Con il declino di Roma, il porto di Ostia perse di importanza e venne escluso dalle grandi rotte commerciali. Venendo a mancare la necessaria manutenzione, già nel V secolo il bacino artificiale si interrò. La linea di costa col passare del tempo si allontanò dalle strutture portuali, a causa dei sedimenti trasportati dal Tevere. Adesso quanto rimane dell’antico porto di Ostia dista dal mare 2,6 Km.
Sesterzio, zecca di Roma112-115 d.C. Traiano / veduta aerea del nuovo porto di Ostia voluto da Traiano
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Su questo prezioso medaglione di Commodo è probabilmente rappresentato l’ingresso delle navi nel porto di Alessandria, il secondo porto dell’Impero. Stavolta la prospettiva è diversa, laterale, come se l’osservatore stesse approdando su un'altra nave. Probabilmente il medaglione venne battuto in occasione dei festeggiamenti annuali di Iside. Medaglione, 40 gr, Roma 189 dC. Commodo / Commodo sacrificante all’ingresso di un porto (Alessandria) cui quattro vascelli
stanno approdando, il maggiore dei quali trasporta una statua di Serapis. Alle sue spalle un faro dalla forma del grande faro di Alessandria----------------------------------------------------------------------------------------
PONTI


Sul rovescio di un famoso sesterzio di Traiano troviamo un ponte ad un solo arco, molto elegante, che però non riporta alcuna leggenda esplicativa. La struttura è coperta e vi si accede da torri sormontate da quadrighe trionfali, quasi piccoli archi di trionfo ad ogni estremità. Si è pensato ad un riferimento ad un ponte sul Danubio, ma di una simile costruzione non esiste evidenza archeologica. Sulla colonna Traiana abbiamo testimonianza di ponti su barche, quindi strutturalmente differenti. Pertanto il ponte sul rovescio di questo sesterzio è probabilmente una rappresentazione che simboleggia l’intenso sforzo logistico prodotto dalle legioni nel corso della conquista della Dacia e va ad affiancarsi ad altre analoghe emissioni celebrative delle campagne vittoriose di Traiano.
Traiano, sesterzio, Roma 103-111 d.C. Traiano R/ Il ponte sul Danubio

ROMAN COINS - MONUMENTA 1

CIRCO MASSIMO
caracalla
settimio severo



traiano

COLOSSEO
tito



alessandro severo



gordiano



COLOSSEO
Il Colosseo, forse il monumento più famoso dell’antichità, fu iniziato da Vespasiano nel 72 dC nel corso di un progetto di ristrutturazione dei quartieri di Roma bruciati al tempo di Nerone. Il grande anfiteatro sorse su un laghetto artificiale che adornava uno dei giardini della Domus Aurea. Il Colosseo fu inaugurato da Tito ma in realtà terminato dal suo successore Domiziano. Tito in occasione dell’inaugurazione, fece battere un famoso sesterzio che raffigura l’anfitetro flavio con molti dettagli. Come per il porto di Ostia, anche per la raffigurazione del Colosseo fu usata un’interessante combinazione di due prospettive, in modo da vedere rappresentato sulla moneta sia l’interno che l’esterno del monumento. Colpisce la presenza di statue entro ogni arcata. All’interno si vedono le gradinate con suddivisioni per il pubblico e una folla di spettatori. A sinistra dell’anfiteatro l’elegante fontana detta Meta Sudans, anch’essa fatta erigere in età flavia. Dall’altro dell’edificio un porticato. Si tratta di una moneta molto rara.

Tito, sesterzio, Roma 80-81 d.C. Tito su sella curule attorniato da armi. R/ Il Colosseo----------------------------------------------------------------------------
Durante il regno di Macrino il colosseo si incendiò a causa di un fulmine. Restaurato da Eliogabalo, una seconda inaugurazione venne festeggiata ad opera di Alessandro Severo nel 223. Questo imperatore emise aurei e sesterzi con il Colosseo per commemorare l’evento, forse anche denari, ma i denari segnalati in passato sono andati perduti. Il monumento venne riprodotto di nuovo con l’artificio prospettico del doppio punto di vista, quasi che gli incisori del tempo dei Severi avessero potuto studiare, dopo 150 anni, il sesterzio di Tito. Sui sesterzio di Alessandro Severo il Colosseo risulta più stretto e si notano due gladiatori combattere nell’arena. L’imperatore con un attendente a sinistra dell’anfiteatro è raffigurato nell’atto di sacrificare, sullo sfondo la Meta Sudans. A destra dell’anfiteatro un tempio.

-------------------------------------------------------------------------------------------Gordiano III completò altre ristrutturazioni all’anfiteatro e anch’egli ne celebrò i fasti su una moneta, un medaglione stavolta. Il maggiore modulo di questo nominale permise agli incisori di rappresentare l’imperatore assiso su un trono e una scena di venatio con con un elefante ed un toro nell’arena. A sinistra dell’anfiteatro, oltre alla Meta Sudans, una statua colossale della Fortuna o di Apollo.
Gordiano, medaglione, Roma 242-23 dC. Gordiano. R/ Il Colosseo. ------------------------------------------------------------------------------------------
Un nuovo incendio colpì il Colosseo nel 250, costringendo Traiano Decio a nuovi lavori. Nel 405 l’Imperatore Onorio abolì gli spettacoli gladiatori, consegnando di fatto il Colosseo all’oblio e ai secoli bui. Ristrutturato un’ultima volta nel 523 da Teodorico, iniziò il declino. Terremoti lo danneggiarono nel 422, 442, 47, 508, 874, 1255, 1349 e 1703, abbattendo parte del perimetro esterno. Saccheggiato per secoli di tutti i suoi pregiati marmi e delle statue, divenne una cava di pietra per la costruzione della Roma dei Papi. Della sontuosa struttura originale ora non rimane che uno scarno scheletro.
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CIRCO MASSIMO

Il Circo Massimo era il più famoso ed antico ippodromo di Roma. Le sue origini risalgono forse al 600 aC, quando Tarquinio Prisco ne ordinò la costruzione sfruttando un avvallamento naturale tra il colle Palatino e l’Aventino. Solo in seguito furono costruite delle gradinate per ospitare il pubblico. Nel primo secolo dopo Cristo il Circo raggiunse le sue massime dimensioni, davvero ragguardevoli: 600 metri di lunghezza per 150 di larghezza. Un marciapiede centrale detto “spina”, adornato da statue, delimitava il terreno di gara, agli estremi del quali tre pilastri cilindrici costituivano le mete. La storia del Circo Massimo è costellata di ristrutturazioni e rifacimenti, volti ad aumentarne la capienza di spettatori. Ai tempi di Augusto era capace di 60.000 spettatori. Augusto provvide anche a collocare nella spina l’obelisco di Ramses II, alto 23 metri, che diede un caratteristico profilo a tutta la struttura. Papa Sisto V spostò l’obelisco nel 1585 in Piazza del Popolo, ove tuttora si trova. Tiberio e Nerone provvidero ad abbellire il Circo con statue ed un arco trionfale al suo ingresso. Numerosi incendi danneggiarono la struttura nel 31 e nel 36, danni minori anche nel famoso incendio di Roma del 64 e in quello dell’80. Nel corso del regno di Traiano parte delle gradinate crollarono costringendo l’imperatore ad una estesa ristrutturazione dell’edificio. Il nuovo Circo Massimo fu pronto nel 103 e la sua inaugurazione fu accompagnata dall’emissione commemorativa di un famoso sesterzio nel quale il Circo è visto dall’alto e lateralmente con le arcate che sostengono le gradinate ed il famoso obelisco di Ramses che si innalza dalla spina, ricche di statue e di obelischi di minore altezza. Sullo sfondo le residenze imperiali del colle Palatino. Una quadriga trionfale svetta sopra l’arco d’ingresso a sinistra. Una visione ineguagliabile della Roma antica e di uno dei suoi edifici più rappresentativi.
Traiano, sesterzio. Roma 103-111 d.C. Traiano . R/ Il Circo massimo
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Ristrutturato ancora da Adriano, nuovi crolli avvennero nel Circo durante il regno di Antonino Pio, costringendo a nuovi lavori. Settimio Severo probabilmente provvide ad una ennesima inaugurazione, dato che ne celebrò i fasti battendo uno strepitoso aureo che al rovescio riproduce il Circo Massimo. Il piccolo modulo dell’aureo non permise di raffigurare molti dettagli, ma comunque si apprezza l’elegante struttura curvilinea e alcuni atleti al suo interno intenti in gare di lotta e di atletica.
Settimio Severo, aureo. Roma 202-210. Settimio Severo. R/ Il Circo massimo
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Caracalla aumentò ulteriormente la capacità dell’edificio e dispose ulteriori abbellimenti, tanto da commemorare questi sforzi con l’emissione di nuove monete commemorative: aurei e sesterzi, datati tra il 212 e il 213. Gli incisori ricopiarono abbastanza pedissequamente il disegno del sesterzio di Traiano, ma con minore successo artistico. Gli edifici sulla destra risultano sdraiati, ovvero in doppia prospettiva, a differenza di quanto inciso sul sesterzio di Traiano. L’obelisco di Ramses giganteggia fieramente nel campo della moneta.
Caracalla, sesterzio. Roma 213. Caracalla. R/ Il Circo massimo

giovedì 11 giugno 2009

DOPO VOTO - LA RITIRATA DI RUSSIA

Dopo aver ascoltato le dichiarazioni post-voto di vari dirigenti del PD,mi son chiesto se veramente pensassero quanto andavano dicendo o se fosse solo una formula consolatoria per rincuorare i militanti.Mi auguro che quest'ultima ipotesi sia la più probabile,perchè nel caso contrario ci sarebbe davvero da preoccuparsi per un perdurante stato confusionale.Sia l'ottimismo pre-elettorale di Berlusconi che il cupo pessimismo di Franceschini restano confinati nel limbo di una realtà virtuale e lasciano il tempo che trovano.Nell'albo d'oro non c'è il gossip prepartita,ma il risultato finale ed in politica alla fine ciò che conta sono solo i numeri reali che restano.In tal senso,trovo che la sconfitta attuale del Pd sia forse ancor più grave della precedente.Se per Veltroni era una Waterloo,per Franceschini è una ritirata di Russia.A Porta a Porta,la presidente Finocchiaro ha detto che il segretario ha fatto un buon lavoro.Eccolo il buon lavoro:ogni annuncio di comune o provincia persa dal PD era come il tiro di un cecchino che decimava una truppa in ritirata.Alla fine i dati della carneficina amministrativa sono impressionanti .Il PD al minimo storico,quasi sparito dalle istituzioni territoriali nel nord e nel sud,le truppe superstiti asserragliate e anche assediate nelle ridotte tosco-emiliane; per il governo nemmeno un graffio,la forbice tra PDL e PD aumentata,4 milioni di voti persi e dulcis in fundo 2 milioni e 700 mila preferenze (pur in calo,ma parlano di flop (sic)!) per Berlusconi,il ballottaggio per Franceschini nella sua città e la perdita in casa del prossimo segretario Bersani (a proposito di immagine appannata).Più che un buon lavoro a me sembra una mazzata disastrosa.Certo,poteva andar peggio,Franceschini poteva pure rompersi l'osso del collo!Per molto meno Veltroni è stato messo alla porta senza tanti complimenti.Ora il centrodestra governa con maggioranza schiacciante in parlamento,nelle regioni,province e comuni e 29 eletti a Bruxelles (+7), oltre a sfiorare il 46-47% a livello nazionale.Non è poi molto azzardata la previsione del 51% quando in ballo ci sarà il malloppo vero e non la consolazione di un seggio a Eurodisney.Tutto con buona pace di Scalfari che va dicendo (intervista a rai 3) che Repubblica è una vincitrice delle elezioni.Va ben che il quartier generale deve ritirarsi con gli automezzi lasciando a scarpinare nella fanga i poveri soldatini con il viatico "la vittoria è nostra",ma se il dott.Scalfari da un'occhiata ai numeri,vedrà che sempre di ritirata si tratta,anche per loro che han guidato la truppa al massacro con films luce sui telefoni bianchi e sugli amori del duce.A questa affermazione del fondatore di Repubblica uno potrebbe tenersi la pancia in mano dalle risate,inebriarsi di grottesco e quant'altro.Cosa che io non voglio fare.Ho rispetto della venerabile età.Un'altro premier,stante quello che è successo in campagna elettorale,avrebbe fatto la fine di Gordon Brown e certamente il cavaliere non sghignazzerà ma Franceschini dovrebbe piangere.Sarà ricordato come l'affossatore del Pd.Sento dire che potrebbe continuare a gestire la segreteria.Già,al peggio non c'è mai fine come al tafazzismo del PD.A me pare che molti commenti a questo voto siano simili a quelli dei malvestiti che si augurano un buon inverno, ma che per il PD sembra essere lungo e tempestoso.

(email da Lorenzo,Roma 9\6\09)

mercoledì 3 giugno 2009

ONU - Organizzazione Non Utile


Ai nostri giorni,l’Organizzazione delle nazioni unite appare come una grande discarica dei problemi del mondo. Una discarica internazionale,l’applicazione sofisticata della saggia decisione di non intervenire. Pensate, per esempio, alla crisi del Caucaso : è stata presa la decisione di non intervenire contro la Russia e quindi la Segretaria di Stato Rice ha parlato della necessità di una risoluzione dell’ONU. Perché la discussione di un qualsiasi problema all’interno del Consiglio è caratterizzata da tre aspetti:


- l’aspetto kafkiano: la maggioranza (spesso superiore al 90%) degli Stati non sa nulla del problema in discussione: chi ha letto il “Castello” mi capisce;


- l’aspetto funzionale: le poche decisioni ragionevoli vengono bloccate dai soliti veti americano,russo o cinese;


- l’aspetto applicativo: chi ricorda almeno una situazione in cui l’intervento in base alla decisione del Consiglio di Sicurezza sia stato determinante ai fini della soluzione di un problema?


Constatiamo che circa la metà degli stati facenti parte sono antidemocratici,e vengono cordialmente invitati a presiedere le Commissioni per i diritti umani.


Il riconoscimento di "popolo occupato" non è stato mai accordato ai tibetani,ai curdi,agli armeni.Ricordiamo con vergogna il massacro di Srebrenica,quandi i caschi blù olandesi non impedirono ai serbi di macellare 7000 serbi-bosniaci musulmani.E ancora lo scandalo Oilfood,bottino diviso a metà tra Saddam e funzionari Onu,la nomina a plenipotenziario Onu in Liberia di un noto trafficante di diamanti che era stato precedentemente espulso dal paese dal presidente Taylor,il genocidio in Rwanda,la repressione in Birmania appoggiata dalla Cina.E potremmo continuare ancora per qualche pagina.
Qualcuno ha detto:«se crollassero dieci piani del Palazzo di vetro nessuno al mondo se ne dispiacerebbe»,una pietra tombale sulla decrepita e in gran parte ingloriosa esperienza di questa organizzazione che ormai non riveste più alcuna seria funzione se non quella di garante dei più forti una copertura, buona per avallare le loro imprese più vili.

Si parla di riforme,ma dalle varie proposte in campo (tutte ispirate e anticipatrici di un governo mondiale),quello che emerge è che questo organismo è irriformabile con buona pace dell'Onu dei Popoli e dei borghesucci D'Alema e Fassino.

Questa ONU non risponde più alle esigenze che hanno motivato la sua costituzione, ha cambiato completamente carattere, il mondo in cui essa vegeta è cambiato, e non va riformata ma semplicemente sciolta, possibilmente subito e senza rimpianti. Occorre violare una volta per tutte il tabù, il culto idolatrico di questa Organizzazione che non è affatto qualcosa di sacro, di inviolabile, ma una struttura inutile e anacronistica.

La prassi vuole che un Paese acquisisce status giuridico internazionale proprio a partire dal momento in cui viene ammesso alle Nazioni Unite, ma chi ha investito le Nazioni Unite di questa autorità?

Dovrebbero essere la realtà della sua indipendenza e il carattere del ruolo che svolge negli affari internazionali, oltre a fattori fisici, politici e antropici legati alla lingua, alla cultura, alla specificità e alla volontà dei cittadini che lo compongono a determinare il diritto formale di un Paese a esistere o a non esistere come entità nazionale legalmente riconosciuta e non la sua appartenenza o meno all’ONU.

Ricordiamo che lo scopo principale per il quale le vecchie Nazioni Unite furono istituite era quello di «salvaguardare il mondo dal flagello della guerra»: forse sarebbe il caso che la nuova ONU partisse proprio da questo obiettivo, continuamente tradito e vilipeso dagli attuali vertici del Palazzo di vetro.

LA CANDIDATURA DI MAGRIS 1


Passi per Vattimo che pur di andare a Strasburgo a fare i fatti suoi,entrerebbe nelle liste di Goebbels,e così pure per Camilleri che ormai,si sa,è un temibile guerrigliero del gruppo Al-Zheimer,ma Magris!Il raffinato cantore del buongoverno asburgico,delle rarefatte atmosfere mitteleuropee,della mai sopita nostalgia di una vita ordinata lungo le sponde danubiane,del tè e biscottini nelle pasticcerie di Budapest,questo ineffabile esegeta deve aver scambiato il Molise con l'Austria Felix e il suo coltissimo masaniello con Metternich o con un sofisticato novello Tayllerand della politica italiana.Se poi spulciamo le motivazioni di tale scelta,candidamente esposte dal nostro,la prima cosa che ci vien da pensare è che sono un'offesa alla sua stessa intelligenza,talmente suonano fasulle.Quali che siano i veri o inconfessati presupposti di tale scelta non è dato sapere,e poco peraltro interessano,ma non neghiamogli comunque il beneficio del dubbio che siano consoni alla nobiltà del personaggio.Gli intellettuali son fatti così,appena pisciano fuori dal loro prezioso vaso di cristallo e cercano di farla nel più rozzo pentolino politico,combimano disastri,a cominciare dal loro più illustre antenato,il divin Platone.Speriamo che questa ingrata realtà non sia la sorte del divo Claudio,non se la merita,e comunque crediamo che questo sodalizio durerà molto poco,a meno che la strana malattia che lo ha improvvisamente colpito non si aggravi,come accadde al povero Sartre,e non ci tocchi vederlo distribuire Orizzonti davanti ai centri di accoglienza e alle fabbriche dis-occupate.Com'era quel titolo di film?Come sono caduta in basso!Auf Wiedersehen,Herr Magris,ad maiora semper.

Corrado Prestianni (pubblicato sul Riformista 13\5\2009)

martedì 2 giugno 2009

LA CANDIDATURA DI MAGRIS 2


Ma dai, herr magris,hai visto con chi ti sei messo?Come farai a scrivere ancora di Musil,Kundera,Thomas Mann e i danubiani? Ti seppelliranno dalle risate in tutte le birrerie di Cecco Beppe. Non ti abbattere,potrai sempre raccontare della ricotta di montenero,del tuo masaniello sul trattore che declama Heine in puro accento teutonico, oppure giocare a tressette col morto,parrineddu Camilleri,e il poco prode Orlando in panchina (non si sa mai!). Certo,la brigata non è molto allegra,ma c'è sempre Vattimo che assicura qualche risata,anche se molto debole,come il suo pensare,a meno che nel frattempo non passi con i fiamminghi,che ancora gli mancano. Insomma caro Claudio,buona fortuna, e tu signore perdona lui perchè non sa quello che fa!

The Team

lunedì 1 giugno 2009

NEMMENO I DIRIGENTI LO VOTANO

23 mag 2009 15:16 - La sua ipotesi (o certezza) nicodemista,sig.Romano,più che machiavellica a me pare tafazzista,ma niente si può escludere nel marasma ,nella confusione che regna nel Pd.Devo però anch'io constatare che il basso profilo scelto dalla dirigenza del partito è palpabile.Sparita ogni voglia di combattere,quasi in un'attesa rassegnata da agnello sacrificale.Quanto alla sua proposta di "dire la verità ora",questo fatto è già avvenuto,ma in una maniera alquanto diversa e disarmante da quella da lei auspicata.Infatti,nell'ultima puntata televisiva di annozero,il sacrificando franceschiello ha candidamente esposto la sua sconsolante verità.: "votatemi perchè il PDL è troppo forte".evidenziando chiaramente con questa brillante uscita perchè questo Pd non merita il voto persino dai suoi dirigenti,come lei afferma. Ma venendo al dopo,e ricordando che le idee camminano sulle gambe degli uomini,l'eterno problema del PD,nicodemisti compresi,resta sempre quello del leader.Purtroppo o per fortuna il carisma in politica è un fattore determinante,oserei dire quasi al di là delle idee .La politica si basa sul consenso del popolo e non su quello dei professori universitari e un grande leader ha la passione, i pregi ,i difetti,le debolezze,le contraddizioni,la lingua,i vezzi e financo le sciocchezze del suo popolo.Se così non fosse,sarebbe solo un corretto e zelante burocrate chiuso nelle sue astrattezze formali e linguistiche,adatto a guidare magari un ministero,ma non un popolo.Il carisma non si apprende,o c'è o non c'è,tertium non datur.Cose elementari,ma che gli avversari politici di berlusconi non riescono a capire e si meravigliano che al leader vengono perdonate tante cose.Purtroppo il dna del Pd ha origine dalla vecchia concezione gramsciana in cui il carisma e la leadership,più che ad una persona, era assegnato al partito,una sorta di principe di machiavelliana memoria.Infatti,tolte alcune eccezioni (togliatti,berlinguer) è stato un susseguirsi di figure opache.Lo schema ha retto fintantochè il blocco ideologico del consenso,originato da Yalta e che impediva una vera,aperta competizione elettorale,non è andato in pezzi.A quel punto è chiaramente emersa la inadeguatezza degli uomini (e dello stesso partito),tanto da affidarsi a persone estranee alla loro tradizioni (prodi,amato).Problema tutt'ora irrisolto.Per finire,congresso o non congresso,nicodemisti o non,vedo abbastanza difficile per il Pd trovare un leader all'altezza di contrastare sul suo terreno berlusconi,ed è questo che serve,persino di pietro ,a suo modo, l'ha capito!


corrado prestianni - (in risposta ad un articolo apparso sul Riformista il 23\5 u.s.)