sabato 12 settembre 2009

ROMAN COINS 1 - Monumenta






COLOSSEO
Il Colosseo, forse il monumento più famoso dell’antichità, fu iniziato da Vespasiano nel 72 dC nel corso di un progetto di ristrutturazione dei quartieri di Roma bruciati al tempo di Nerone. Il grande anfiteatro sorse su un laghetto artificiale che adornava uno dei giardini della Domus Aurea. Il Colosseo fu inaugurato da Tito ma in realtà terminato dal suo successore Domiziano. Tito in occasione dell’inaugurazione, fece battere un famoso sesterzio che raffigura l’anfitetro flavio con molti dettagli. Come per il porto di Ostia, anche per la raffigurazione del Colosseo fu usata un’interessante combinazione di due prospettive, in modo da vedere rappresentato sulla moneta sia l’interno che l’esterno del monumento. Colpisce la presenza di statue entro ogni arcata. All’interno si vedono le gradinate con suddivisioni per il pubblico e una folla di spettatori. A sinistra dell’anfiteatro l’elegante fontana detta Meta Sudans, anch’essa fatta erigere in età flavia. Dall’altro dell’edificio un porticato. Si tratta di una moneta molto rara.
Tito, sesterzio, Roma 80-81 d.C. Tito su sella curule attorniato da armi. R/ Il Colosseo----------------------------------------------------------------------------Durante il regno di Macrino il colosseo si incendiò a causa di un fulmine. Restaurato da Eliogabalo, una seconda inaugurazione venne festeggiata ad opera di Alessandro Severo nel 223. Questo imperatore emise aurei e sesterzi con il Colosseo per commemorare l’evento, forse anche denari, ma i denari segnalati in passato sono andati perduti. Il monumento venne riprodotto di nuovo con l’artificio prospettico del doppio punto di vista, quasi che gli incisori del tempo dei Severi avessero potuto studiare, dopo 150 anni, il sesterzio di Tito. Sui sesterzi di Alessandro Severo il Colosseo risulta più stretto e si notano due gladiatori combattere nell’arena. L’imperatore con un attendente a sinistra dell’anfiteatro è raffigurato nell’atto di sacrificare, sullo sfondo la Meta Sudans. A destra dell’anfiteatro un tempio. -------------------------------------------------------------------------------------------Gordiano III completò altre ristrutturazioni all’anfiteatro e anch’egli ne celebrò i fasti su una moneta, un medaglione stavolta. Il maggiore modulo di questo nominale permise agli incisori di rappresentare l’imperatore assiso su un trono e una scena di venatio con con un elefante ed un toro nell’arena. A sinistra dell’anfiteatro, oltre alla Meta Sudans, una statua colossale della Fortuna o di Apollo.
Gordiano, medaglione, Roma 242-23 dC. Gordiano. R/ Il Colosseo. ------------------------------------------------------------------------------------------
Un nuovo incendio colpì il Colosseo nel 250, costringendo Traiano Decio a nuovi lavori. Nel 405 l’Imperatore Onorio abolì gli spettacoli gladiatori, consegnando di fatto il Colosseo all’oblio e ai secoli bui. Ristrutturato un’ultima volta nel 523 da Teodorico, iniziò il declino. Terremoti lo danneggiarono nel 422, 442, 47, 508, 874, 1255, 1349 e 1703, abbattendo parte del perimetro esterno. Saccheggiato per secoli di tutti i suoi pregiati marmi e delle statue, divenne una cava di pietra per la costruzione della Roma dei Papi. Della sontuosa struttura originale ora non rimane che uno scarno scheletro. --------------------------------------------------------------------



CIRCO MASSIMO




Il Circo Massimo era il più famoso ed antico ippodromo di Roma. Le sue origini risalgono forse al 600 aC, quando Tarquinio Prisco ne ordinò la costruzione sfruttando un avvallamento naturale tra il colle Palatino e l’Aventino. Solo in seguito furono costruite delle gradinate per ospitare il pubblico. Nel primo secolo dopo Cristo il Circo raggiunse le sue massime dimensioni, davvero ragguardevoli: 600 metri di lunghezza per 150 di larghezza. Un marciapiede centrale detto “spina”, adornato da statue, delimitava il terreno di gara, agli estremi del quali tre pilastri cilindrici costituivano le mete. La storia del Circo Massimo è costellata di ristrutturazioni e rifacimenti, volti ad aumentarne la capienza di spettatori. Ai tempi di Augusto era capace di 60.000 spettatori. Augusto provvide anche a collocare nella spina l’obelisco di Ramses II, alto 23 metri, che diede un caratteristico profilo a tutta la struttura. Papa Sisto V spostò l’obelisco nel 1585 in Piazza del Popolo, ove tuttora si trova. Tiberio e Nerone provvidero ad abbellire il Circo con statue ed un arco trionfale al suo ingresso. Numerosi incendi danneggiarono la struttura nel 31 e nel 36, danni minori anche nel famoso incendio di Roma del 64 e in quello dell’80. Nel corso del regno di Traiano parte delle gradinate crollarono costringendo l’imperatore ad una estesa ristrutturazione dell’edificio. Il nuovo Circo Massimo fu pronto nel 103 e la sua inaugurazione fu accompagnata dall’emissione commemorativa di un famoso sesterzio nel quale il Circo è visto dall’alto e lateralmente con le arcate che sostengono le gradinate ed il famoso obelisco di Ramses che si innalza dalla spina, ricche di statue e di obelischi di minore altezza. Sullo sfondo le residenze imperiali del colle Palatino. Una quadriga trionfale svetta sopra l’arco d’ingresso a sinistra. Una visione ineguagliabile della Roma antica e di uno dei suoi edifici più rappresentativi.
Traiano, sesterzio. Roma 103-111 d.C. Traiano . R/ Il Circo massimo.-------------------------------------------------------Ristrutturato ancora da Adriano, nuovi crolli avvennero nel Circo durante il regno di Antonino Pio, costringendo a nuovi lavori. Settimio Severo probabilmente provvide ad una ennesima inaugurazione, dato che ne celebrò i fasti battendo uno strepitoso aureo che al rovescio riproduce il Circo Massimo. Il piccolo modulo dell’aureo non permise di raffigurare molti dettagli, ma comunque si apprezza l’elegante struttura curvilinea e alcuni atleti al suo interno intenti in gare di lotta e di atletica.
Settimio Severo, aureo. Roma 202-210. Settimio Severo. R/ Il Circo massimo-----------------------------------------------------------------------
Caracalla aumentò ulteriormente la capacità dell’edificio e dispose ulteriori abbellimenti, tanto da commemorare questi sforzi con l’emissione di nuove monete commemorative: aurei e sesterzi, datati tra il 212 e il 213. Gli incisori ricopiarono abbastanza pedissequamente il disegno del sesterzio di Traiano, ma con minore successo artistico. Gli edifici sulla destra risultano sdraiati, ovvero in doppia prospettiva, a differenza di quanto inciso sul sesterzio di Traiano. L’obelisco di Ramses giganteggia fieramente nel campo della moneta.
Caracalla, sesterzio. Roma 213. Caracalla. R/ Il Circo massimo

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