giovedì 24 settembre 2009

DUE FILMS - GLI ALTRI




IL GUSTO DELGI ALTRI



In un piccolo paesino della provincia francese si incrociano le vite di vari personaggi, molto diversi tra loro per ceto sociale e condizione culturale. Castella (Jean Pierre Bacri) ad esempio è un ricco ma rozzo imprenditore che ha sposato una donna frivola ed inconsistente: quando si innamora della sua insegnante di inglese Clara (Anne Alvaro), che è anche un’attrice teatrale, si espone al dileggio del gruppo di intellettuali da lei frequentato. La guardia del corpo di Castella, Moreno (Gerard Lanvin), ha una relazione con la cameriera Manie (Agnes Jaoui), ragazza dallo spirito indipendente che per guadagnare spaccia anche erba. Dechamps (Alain Chabat) lavora invece come autista del riccone, e viene piantato in asso dalla ragazza andata in America per studiare. Tra nuove amicizie, incomprensioni e malintesi, l’esistenza di tutte queste persone si intreccia e si confonde, mettendo in discussione le convinzioni ideologiche e lo status di ognuno dei personaggi. Il saper o il non riuscire ad accettare la condizione (e le convinzioni) altrui, anche a costo di uscire fuori dal proprio stato, rappresenta per tutti il necessario cambiamento atto a soddisfare un nuovo tipo di esigenze, sentimentali ed intellettuali.
Il commento Buon esordio alla regia della brava autrice Agnes Jaoui (suo, tra gli altri, lo script di “Parole, parole, parole…” di Resnais, 1997) che qui, oltre che interprete, firma anche la sceneggiatura, insieme all’altro caratterista Jean Pierre Bacri; il film si segnala subito per la raffinatezza e la sicurezza della direzione, sempre molto semplice ma accurata nel lasciar spazio alla bravura degli attori, tutti da accomunare in un unico applauso. Anche la storia si snoda con efficacia e senza cadute di ritmo, risultando decisamente divertente e ben calibrata nel dosare momenti comici con altri melodrammatici. La pellicola ben si inserisce nel filone di “commedia alla francese” che in quest’ultimo periodo sembra aver ripreso piede; in più, come vogliamo sottolineare, l’opera può avvalersi di un equilibrio tra le sue componenti che non sempre film come questi riescono ad ottenere. Durante la conferenza stampa sono usciti fuori paragoni illustri come Woody Allen, Eric Rohmer o Ernst Lubitsch: a noi sinceramente pare un po’ affrettato “scomodare” tali maestri della commedia, ma l’ottima miscela di “Il Gusto degli Altri” ci lascia intuire un radioso futuro per la Jaoui, che ci ha confessato di essere già al lavoro per il prossimo film.
In sintesi Finemente diretto e perfetto nel ritmo della sceneggiatura, il film ha il suo punto di forza nel riuscire a valorizzare al massimo le interpretazioni degli attori, sui cui spiccano il rozzo ma comicissimo Jean Pierre Bacri e la soave Anne Alvaro. Tutto sommato uno degli esordi più interessanti nel panorama europeo di questi ultimi tempi, un’opera che si distingue anche per l’arguzia e l’eleganza del prodotto.
Il giudizio Molto convincente e spiritosamente raffinato: un applauso a tutti gli attori, ma soprattutto alla regista e agli sceneggiatori.
----------------------------------------------------------------------------
LE VITE DEGLI ALTRI
Un film di Florian Henckel von Donnersmarck. Con Martina Gedeck, Ulrich Mühe, Sebastian Koch, Ulrich Tukur, Thomas Thieme, Hans-Uwe Bauer, Volkmar Kleinert. continua»«continuaMatthias BrennerTitolo originale Das Leben der Anderen. Drammatico, durata 137 min. - Germania 2006

Berlino Est, 1984. Il capitano Gerd Wiesler è un abile e inflessibile agente della Stasi, la polizia di stato che spia e controlla la vita dei cittadini della DDR. Un idealista votato alla causa comunista, servita con diligente scrupolo. Dopo aver assistito alla pièce teatrale di Georg Dreyman, un noto drammaturgo dell'Est che si attiene alle linee del partito, gli viene ordinato di sorvegliarlo. Il ministro della cultura Bruno Hempf si è invaghito della compagna di Dreyman, l'attrice Christa-Maria Sieland, e vorrebbe trovare prove a carico dell'artista per avere campo libero. Ma l'intercettazione sortirà l'esito opposto, Wiesler entrerà nelle loro vite non per denunciarle ma per diventarne complice discreto. La trasformazione e la sensibilità dello scrittore lo toccheranno profondamente fino ad abiurare una fede incompatibile con l'amore, l'umanità e la compassione. All'epoca dei fatti, quando le Germanie erano due e un muro lungo 46 km attraversava le strade e il cuore dei tedeschi, il regista Florian Henckel von Donnersmarck era poco più che un bambino. Per questa ragione ha riempito il suo film dei dettagli che colpirono il fanciullo che era allora. L'incoscienza e la paura diffuse nella sua preziosa opera prima sono quelle di un'infanzia dotata di un eccellente spirito di osservazione. La riflessione e l'interesse per il comportamento della popolazione, degli artisti e degli intellettuali nei confronti del regime comunista appartengono invece a uno sguardo adulto e documentato sulla materia. Ricordi personali e documenti raccolti rievocano sullo schermo gli ultimi anni di un sistema che finirà per implodere e abbattere il Muro. La stretta sorveglianza, le perquisizioni, gli interrogatori, la prigionia, la limitazione di ogni forma di espressione e l'impossibilità di essere o pensarsi felici sono problemi troppo grandi per un bambino. Le vite degli altri ha così il filo conduttore ideale nel personaggio dell'agente della Stasi, nascosto in uno scantinato a pochi isolati dall'appartamento della coppia protagonista. È lui, la spia, il singolare deus ex machina che non interviene dall'alto, come nella tragedia greca, ma opera dal basso, chiuso tra le pareti dell'ideologia abbattuta dalla bellezza dell'uomo e dalla sua arte. Personaggio dolente e civilissimo, ideologo del regime che in un momento imprecisato del suo incarico si trasforma in oppositore. Il "metodo" della sorveglianza diventa per lui fonte di disinganno e di sofferenza, perchè lo costringe a entrare nella vita degli altri, che si ingegnano per conservarsi vivi o per andare fino in fondo con le loro idee. Gerd Wiesler contribuisce alla riuscita dello "spettacolo" con suggerimenti, correzioni (alle azioni della polizia), aggiustamenti (dei resoconti di polizia) e note di regia che se non avranno il plauso dei superiori avranno quello dei sorvegliati. "Attori" che recitano la vita ai microfoni della Stasi e nella cuffia stereo dei suoi funzionari. La vita quotidiana fatta di paure ed espedienti è restituita da una fotografia cupa e bruna, tinte monocromatiche che avvolgono i personaggi decisi a sopravvivere, a compromettersi e a resistere. La Stasi aveva un esercito di infiltrati, duecentomila collaboratori, Donnersmarck ne ha scelto uno e lo ha drammatizzato con la prova matura e sorprendente di Ulrich Mühe. Il drammaturgo "spiato" è invece Sebastian Koch, l'ufficiale riabilitato di Black Book, intellettuale "resistente" per salvare l'anima del teatro e della Germania.

1 commento: