giovedì 3 settembre 2009

IL PIANTO DEL PAGLIACCIO D'AVANZO - BOFFO SI E' DIMESSO


Mandante e utilizzatore

di GIUSEPPE D'AVANZO (La Repubblica)


Mai come oggi, i caratteri del "male italiano" sono il conformismo, l'obbedienza, l'inazione. Anche ora che un assassinio è stato commesso sotto i nostri occhi. Assassinio.
Con quale altra formula si può definire - in un mondo governato dalla comunicazione - la deliberata e brutale demolizione morale e professionale di Dino Boffo, direttore dell'Avvenire, "reo" di prudentissimi rilievi allo stile di vita di Quello-Che-Comanda-Tutto? Un funzionario addetto al rito distruttivo - ha la "livrea" di Brighella, dirige il Giornale del Padrone - "carica il fucile". Così dice. Il proiettile è un foglietto calunnioso, anonimo, privo di alcun valore. Si legge che Boffo è un "noto omossessuale". La diceria medial-poliziesca ripetuta tre o quattro volte assume presto la qualità di un prova storica. Non lo è. Non lo è mai stata. Brighella è un imbroglione e lo sa, ma è lì per sbrigare un lavoro sporco. Gli piace farlo. Se lo cucina, goloso. Colto con le mani nel sacco delle menzogne, parla ora d'altro: qualcuno gli crede perché sciocco o pavido. Non è Brighella a intimorire. È Quello-Che-Comanda-Tutto. È lui il mandante di quel delitto. È lui il responsabile politico. Contro Silvio Berlusconi ci sono quattro indizi. Già in numero di tre, si dice, valgono una prova.
Il primo indizio ha un carattere professionale. Qualsiasi editore che si fosse trovato tra i piedi un direttore che, con un indiscutibile falso, solleva uno scandalo che mette in imbarazzo Santa Sede, Conferenza episcopale, comunità cattoliche gli avrebbe chiesto una convincente spiegazione per l'infortunio professionale. In caso contrario, a casa. A maggior ragione se quell'editore è anche (come può accadere soltanto in Italia) un capo di governo che tiene in gran conto i rapporti con il Papa, i vescovi, l'opinione pubblica cattolica. Non è accaduto nulla di tutto questo. Gianni Letta ha dovuto minacciare le dimissioni per convincere Berlusconi a mettere giù due righe di "dissociazione". Può dissociarsi soltanto chi è associato e tuttavia nei giorni successivi, mentre il lento assassinio di Boffo continua, non si ode una parola di disagio dell'editore-premier a dimostrazione che il vincolo dell'associazione è ben più stretto di quella rituale presa di distanza: Berlusconi vuole far sapere Oltretevere che non ammette né critici né interlocutori né regole.
Il secondo indizio è documentale. Il 21 agosto, Mario Giordano, direttore del Giornale, è costretto a lasciare la poltrona a Brighella. Ne spiega così le ragioni ai suoi lettori: "Nelle battaglie politiche non ci siamo certi tirati indietro (...) Ma quello che fanno le persone dentro le loro camere da letto (siano essi premier, direttori di giornali, editori, ingegneri, first lady, body guard o avvocati) riteniamo siano solo fatti loro. E siamo convinti che i lettori del Giornale non apprezzerebbero una battaglia politica che non riuscisse a fermare la barbarie e si trasformasse nel gioco dello sputtanamento sulle rispettive alcove". Giordano non poteva essere più chiaro: mi è stato chiesto (e da chi, se non dall'editore-premier?) di fare del mio quotidiano una bottega di miasmi, per decenza non me la sono sentita e lascio l'incarico a chi quel lavoro sporco è disposto a farlo. Che il Giornale sia diventato un'officina di veleni lo conferma un redattore in fuga. Luca Telese, sul suo blog, racconta di dossier e schifezze già pronte al Giornale contro "giornalisti o parenti di giornalisti di Repubblica". L'indiscrezione è confermata in Parlamento da "uomini vicini al premier" (la Stampa, 29 agosto)
Il terzo indizio è, diciamo così, politico e cronachistico. Berlusconi, incapace di governare nonostante i numeri in eccesso e un'opposizione fragile, ha "rinunciato al suo profilo riformatore" (Il Foglio, 31 agosto). Non ha più alcun "fine". Difende soltanto "i mezzi", il suo potere personale. Lo vuole assoluto. Conosce un unico metodo per tenerselo ben stretto nelle mani: un giornalismo pubblicitario e servile che consenta di annullare ciò che accade nel Paese a vantaggio di una narrazione fatta di emozioni e immagini composte e ricomposte secondo convenienza; un racconto che elimina ogni criterio di verità; un caleidoscopio mediatico che produce un'ignoranza delle cose utile a credere in un'Italia meravigliosa senza alcun grave problema, in pace con se stessa, governata da un "Superman". Per questa ragione Berlusconi ingaggia l'obbediente Augusto Minzolini al telegiornale del servizio pubblico Rai. Per la stessa ragione, ma di segno opposto, liquida in un paio di mesi tre direttori di giornale. 2 dicembre 2008. Il Corriere della sera (direttore Paolo Mieli) e la Stampa (direttore Giulio Anselmi) rilevano il conflitto d'interessi dietro la decisione di inasprire l'Iva per Sky, diretto concorrente di Mediaset. Da Tirana, Berlusconi lancia il suo "editto": "I direttori di giornali, come la Stampa e il Corriere dovrebbero cambiare mestiere". 10 febbraio. Enrico Mentana, fondatore del Tg5 e anchorman di Matrix, non riesce a ottenere uno spazio informativo da Canale5 per raccontare la morte di Eluana Englaro. Protesta. L'Egoarca lo licenzia su due piedi. In aprile l'editto di Tirana trova il suo esito. Il 6, Mieli lascia il Corriere. Il 20, tocca ad Anselmi. Mentana non è più tornato in video. Anselmi e Mieli non fanno più i giornalisti. Hanno davvero cambiato mestiere.
Il quarto indizio contro Berlusconi è concreto, diretto e recente. Quando non può licenziare o far licenziare i giornalisti che hanno rispetto di se stessi, Quello-Che-Comanda-Tutto organizza contro di loro intimidazioni: trascina in tribunale Repubblica colpevole di avergli proposto dieci domande e l'Unità per gli editoriali - quindi, per le opinioni - che pubblica. O dispone selvagge aggressioni. È il responsabile politico dell'assassino morale di Boffo preparato da Brighella. La maschera salmodiante combina campagne di denigrazione contro l'editore e il direttore di questo giornale. Poi l'editore-premier - come utilizzatore finale - si incarica di far esplodere quelle calunnie con pubbliche dichiarazioni rilanciate al tiggì della sera dall'obbediente Minzolini, che tace su tutto il resto.
Questa è la scena del delitto perfetto della realtà e del giornalismo. Sono in piena luce gli assassinii, gli assassinati, gli uccisori, il mandante. Vi si scorge anche un coro soi-disant neutrale. Vi fanno parte politici di prima e seconda fila che dicono: basta, torniamo alla realtà dei problemi del Paese. È proprio vero che "la pratica del potere ispessisce le cotenne". Queste teste gloriose, soffocate nella propria autoreferenzialità, non comprendono che è appunto questa la posta in gioco: la possibilità stessa di portare alla luce la realtà, di evitarne la distruzione, di raccontarla; di non fare incerta la distinzione tra reale e fittizio come Berlusconi pretende dai giornalisti anche a costo di annientare chi non accetta di farsi complice o disciplinato. Il dominio di Quello-Che-Comanda-Tutto passa, oggi e prima di ogni altra cosa, da questa porta. La volontà di tanti giornalisti "normali" che chiedono soltanto di fare il proprio lavoro con onestà e dignità ne esce umiliata. La loro inazione oggi non ha più una ragion d'essere di fronte alla brutalità dei "delitti" che abbiamo sotto gli occhi. La prudenza che induce tanti, troppi a decidere che qualsiasi azione o reazione sia impossibile, non li salverà. Il conformismo non li proteggerà. Il mandante dei delitti è un proprietario che conosce soltanto dipendenti docili e fedeli. Se non lo sei, ti bracca, ti sbrana, ti digerisce

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Questo è il tipico articolo di uno in preda ad una crisi di nervi.Lui che in un ridicolo ed incomprensibile pistolotto da azzeccagarbugli di provincia,ha tentato di negare la condanna di Boffo.Ora ripiega sull'omosessualità che nulla c'entra con le accuse della Procura.Ora parla di falso.Purtroppo per lui è tutto vero.Parla di assassinio.Questo sarebbe un giornalista?E' solo uno un po' disturbato,con le cosidette pive nel sacco.Tutto quello che nel suo articolo abbiamo marcato in rosso,oltre alle iperboli da alienato, è esattamente quello che lui e il suo giornale fanno da mesi.Ora da povero sbugiardato,fa l'indignato speciale.Senti,pagliaccio,parlaci un po' del tuo direttore EVASORE.Presto vedrai,toccherà a lui andarsene.Allora che farai?Accuserai il tuo padrone svizzero?Dai toni si capisce che qui non c'è più niente di giornalismo,ma solo una guerra di potere dei tre compari (Murdoch-Berlusconi-De Benedetti),come da tempo andiam dicendo, e lui è solo la truppa cammellata di uno dei tre.Per quanto riguarda Boffo,che ora si atteggia pure a vittima,ribadiamo che è un molestatore,un bugiardo e uno sciacallo che ha accusato un morto.Altro che assassinio,buffone di un D'Avanzo,moralista da postribolo pro domo tua! Adesso tesse lodi tartufesche anche a Giordano! Ti andava bene quando potevi ammannire le tue minchiate (ci vorrebbe un libro tante sono) senza che nessuno dicesse nulla,vero? Se c'è una bottega di miasmi,cacche e veleni questo è il tuo,si fa per dire,giornale.Il tuo livore è da ipocrita cornuto e mazziato e le tue fasulle accuse a Feltri sono esattamente le stesse che valgono per te,ma vere però.Tu sei un imbroglione,e non sai di esserlo,il che è molto peggio.Infatti in questo tuo sproloquio non ti accorgi nemmeno che tutto quello che è oggetto del tuo codino disprezzo è esattamente quello che hai fatto tu in questi mesi ,i tuoi principi guida che,da buon tartufo, invece attribuisci agli altri,Quando la Repubblica era trascinata in tribunale da D'Alema,tu dov'eri,capitano coraggioso?Questo crede di essere l'angelo vendicatore,di stare nella sala della Pallacorda,di essere Robespierre,Marat o chissà chi.Purtroppo per lui ,è solo un ascaro agli ordini di un bancarottiere svizzero.
Per tua conoscenza,leggi qui pistola : Tribunale di Terni - Giudice dott. Luigi Panariello Pag. 4 firmata. Testuali parole: DECRETO PENALE DI CONDANNA nei confronti di Boffo Dino imputato di reato di cui all'articolo 660 c.p. perché, effettuando ripetute chiamate sulle sue utenze telefoniche nel corso delle quali la ingiuriava anche alludendo ai rapporti sessuali con il suo compagno (condotta di reato per la quale è stata presentata remissione di querela) per petulanza e biasimevoli motivi recava molestia a '...omissis...'. In Terni dall'agosto 2001 al gennaio 2002».

5 commenti:

  1. il gossiparo d'avanzo,pur di compiacere il suo padrone,si alleerebbe con goebbels pur di attaccare il berlusca.

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  2. questo d'avanzo è patetico,è veramente un articolo da alienato mentale,uno che non c'è piu con la testa.Parla di assassinio,beatifica quel cornuto sciacallo di boffo.ormai si son tutti scoperti i famigerati giornali indipendenti!

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  3. questo d'avanzo è matto

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  4. bella figura di merda d'avanzo,si arrampica sugli specchi e feltri è tuo nonno come giornalista

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  5. a dava',acca nisciuno è fesso!credi che abbiam l'anello al naso?ma vattenne!

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