lunedì 15 giugno 2009

ROMAN COINS - MONUMENTA 3

nerone filippo l'arabo

domiziano

settimio severo

antonino pio
traiano





Tempio di Giano

Il tempio di Giano costituiva uno dei più antichi luoghi di culto della Roma repubblicana. Il culto di Giano, introdotto forse da Numa Pompilio, è interamente latino/italico e non mutuato dall’Olimpo greco. Giano era protettore della porta di casa e, per estensione di tutta la città. Era una divinità implicata nei passaggi e lo si associava alle porte o all’atto del varcare una soglia. Tradizionalmente il tempio di Giano schiudeva le porte in tempo di guerra, le serrava invece in tempo di pace. Nerone a scopi propagandistici raffigurò in un famoso sesterzio il tempio di Giano a porte chiuse, vantando quindi di avere dato la pace a Roma. Il tempio non è che un piccolo edificio quadrangolare, di cui vediamo una delle due porte. Si tratta di una costruzione disadorna, in mattoni, appena ingentilita da festoni e ghirlande, in pieno stile di austerità repubblicana. Del tempio di Giano non rimane alcuna traccia. Non se ne conosce nemmeno l’ipotetica collocazione, anche se probabilmente esso sorgeva nel Foro vicino alla Basilica Emilia. Fu cancellato ancora in età imperiale per fare spazio ai sontuosi edifici degli imperatori
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Filippo, il cippo del Millenario

Nel 248, l’Imperatore Filippo l’Arabo ebbe l'onore di presiedere le celebrazioni dei mille anni di Roma, fondata nel 753 a.C. Secondo quanto riferito dagli storici, i festeggiamenti furono splendidi ed inclusero giochi spettacolari e rappresentazioni teatrali in tutta la città. Nel colosseo più di mille gladiatori rimasero uccisi in combattimenti circensi e centinaia di animali esotici furono sterminati, compresi ippopotami, leopardi, leoni, giraffe e un rinoceronte. Filippo procurò tra l’altro l’emissione di una famosa emissione celebrativa del millenario di Roma, si tratta di una serie di aurei, sesterzi e antoniniani con la dicitura SAECULARES AVG. Oltre ad una serie di animali, venne emesso anche monete con un cippo e l’iscrizione COS III. Parrebbe quindi che Filippo abbia eretto un cippo, ora perduto, o addirittura una colonna, per celebrare il millenario di Roma.
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Su questo raro denario di Domiziano viene ricordato il cippo eretto per commemorare i Ludi Saeculares celebrati da Domiziano a Roma nell’88. La leggenda specifica LUD SAEC FEC. COS XIIII
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L’arco trionfale di Settimio Severo
svetta ancora quasi intatto nel foro romano, a più di 1800 anni dalla sua edificazione. Settimio lo volle per celebrare le vittorie contro i Parti. L’arco, alto 23 metri, presenta tre arcate, sostenute da pseudocolonne e sormontate da statue bronzee tra cui Settimio in una carrozza trainata da sei cavalli. La dedica inizialmente conteneva i nomi dei figli Caracalla e Geta, ma il nome di quest’ultimo venne rimosso dal fratello dopo il suo assassinio. L’arco venne battuto su assi emessi da Settimio nel 204 dC, rarissimi e arrivati a noi purtroppo solo in esemplari molto usurati. Altre monete, denari, furono battute nel 206, anch’essi rari. Esemplari ben conservati dimostrano quanto fedele alla realtà fosse stato il lavoro degli incisori romani
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La colonna Antonina
Anche Antonino Pio ebbe una colonna celebrativa, eretta dal figlio Marc’Aurelio in campo Marzio. La colonna sorgeva vicino all’ustrinum di Antonino Pio e Faustina, non lontano dalla Colonna di Marc’Aurelio. La colonna Antonina è andata perduta e attualmente sopravvive solo il basamento, ricoverato nei Musei Vaticani. La colonna compare a rovescio di sesterzi e denari commemorativi emessi da Marc’Aurelio nel 162. Vediamo la colonna sormontata da
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La Colonna Traiana

Di tutti i grandi monumenti di Roma, uno esprime più di altri la grandezza di Roma al momento del suo massimo splendore: la Colonna Traiana. Essa costituisce forse il punto più alto dell’arte romana, in una forma del tutto originale, la colonna, non mutuata dall’arte greca. La colonna è alta circa 40 metri, cava, percorsa al suo interno da una scala elicoidale. All’esterno si snoda una serie di rilievi, divisi in 115 scene distinte, lunghi 198 metri, nei quali l’artista descrive le gesta di Traiano in Dacia. La scultura dei rilievi è di altissima qualità artistica e presenta particolari nitidi e stupefacenti. Le dettagliate scene della colonna hanno descritto l’esercito romano e le sue manovre più di qualsiasi altro documento archeologico. Vi sono riportate accuratamente tattiche di guerra, assedi, fortificazioni, macchine belliche, ponti, armi e insegne. Molto dell’equipaggiamento del soldato romano di epoca imperiale ci è noto dai rilievi della colonna Traiana, dalla forma degli scudi, alla foggia di cinture, baltei, elmi e spade. L’imperatore compare spesso, attorniato dal suo seguito, nella scena dell’adlocutio, dinnanzi a soldati recanti le complesse insegne di legioni, coorti e manipoli. Il nemico stesso è protagonista nella narrazione. Esso non viene mai presentato come un selvaggio, poiché questo svilirebbe l’impresa dell’imperatore. Il Dace invece è nobile e coraggioso, combatte fino all’ultimo oppure, come Decebalo nella scena finale, preferisce il suicidio alla sconfitta. Le scene di guerra sono frequenti ma mai sanguinose, il concetto augusteo di parcere subjectis sembra trovare qui pratica applicazione. Il soldato romano appare quindi idealizzato, più che un guerriero è un colonizzatore, vessillifero dei valori della romanità. L’artista autore dei rilievi è sconosciuto, ed è noto come il “Maestro delle imprese di Traiano”, un genio che deve avere lavorato a stretto contatto con Apollodoro di Damasco e che qualcuno vuole identificare con Apollodoro stesso.
La colonna compare su tutti i nominali: aurei, denari, sesterzi, dupondi ed assi. Chiaramente, la ristrettezza del modulo di una moneta ha impedito qualsiasi riferimento agli importanti rilievi del monumento. La colonna anzi appare spesso tozza, soprattutto sui denari, per la necessità di mostrare la statua dell’imperatore alla sua sommità.
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