antonio,vota...

1) - PRESENTAZIONE
TRIO LOS FASULLOS FERIAL
Dopo le ultime oscure vicissitudini e disavventure di Totonno o' magnaccione e le mani pulite un po' più sporche,si celebra il congresso dell'immobiliarista zampognaro.Non aveva detto mesi fa che avrebbe tolto il suo nome dal simbolo del partito? Ora si va al 2013.Non aveva detto di non voler indagati a candidati elettorali? Infatti in Campania appoggia l'indagato De Luca.Non aveva detto che non conosceva Contrada e che non aveva mai fatto quel famoso viaggio in USA? Non era in piazza per la libertà di stampa e ora querela chi pubblica le sue foto compromettenti?Non aveva osteggiato per anni Vendola e ora riscoperto per motivi tutt'altro che ideali?
Non aveva detto che......beh,ci sarebbe da riempire due pagine di bufale dette da Antonio La Trippa.
Poi c'è l'inclito De Magistris,ormai nota icona carneade politica e giudiziaria (che continua a dire che non vuol De Luca,con il risultato che s'è visto) e il famoso spyplayer Genchi,già al centro di uno scandalo messo subito a tacere.Uno che per conto di magistrati (De Magistris compreso) e di chi sa mai altri, intercettava mezza Italia,trascrivendo ciò che voleva.Ma la storia di questo personaggio la racconteremo un'altra volta.Che ci fa qui? Dice la sua cazzata su Tartaglia.
Il Magnaccione cerca di farsi passare per un Adenauer da tratturo molisano, e sconfessa la base urlante piazzaiola,che ovviamente,già da lui rincitrullita a dovere,applaude contro se stessa. Ma alcuni capiscono la bufala,conoscono bene il loro imbonitore.
Ma quando mai! Tranquilli,è la solita sola,tanto per cazzeggiare il povero Pd,presente Bersani, un abbraccio e lui se ne va alla bocciofila contento.
Insomma,il festival delle minchiate e delle bufale di Antonio La Trippa.
Insomma,il festival delle minchiate e delle bufale di Antonio La Trippa.
Foerse il libro dei conti della combriccola,una specie di ricerca dell'arca perduta,oppure le 30-50 pagine di Micromega,"C'è del marcio in Danimarca" con i suoi galantuomini indagati ,regione per regione. Meglio di no.Tanto,che devon mai leggere questi peones.Son qui per le poltrone,non per la letteratura.
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2) - PREAMBOLO.IL VECCHIO E IL NUOVO.
2) - PREAMBOLO.IL VECCHIO E IL NUOVO.
- Gli esponenti della 'Base' sostengono che "Idv per aumentare il suo consenso elettorale ha ceduto in molti casi a compromessi e ha appaltato ai 'signori delle tessere' la sua vita democratica. Ha spesso venduto la sua anima al diavolo e perduto l'innocenza". Per questo dalla 'Base' viene un no netto "ai riciclati di altri partiti e al modo di fare politica che combattiamo negli altri partiti. Iniziamo da noi a fare una profonda pulizia, tutto questo rafforzerà il partito e lo renderà ancora più determinato nella sua lotta
- Un fondatore IDV,Mario Di Domenico: "ho lasciato l'idv perchè rubavano"
- Franco Barbato, Idv: o Di Pietro caccia i delinquenti, o abbandono il partito
Così Totonno, che per anni è stato il paladino della questione morale e della presunta intransigenza rispetto ai fenomeni di corruttela politica, si trova in questi giorni a fare i conti con chi, all´interno del suo stesso partito, gli rimprovera di aver imbarcato cani e porci, nell´Italia dei Valori.
E´ il caso del deputato napoletano Franco Barbato. Che, in un´intervista a Panorama , si toglie qualche sassolino dalle scarpe, e minaccia di uscire dal partito:
“Mi sospendo dagli incarichi dell´Italia dei Valori in Campania perché qui nel partito spuntano i camorristi, strane facce, gente alla quale io nemmeno stringerei la mano. Questo è il primo passo. O facciamo pulizia o me ne vado“.
Commenta anche la vicenda che ha coinvolto Di Pietro jr, Barbato:
“Ma che vuole che sia la storia di Cristiano. Rispetto alle grane che abbiamo è una pagliuzza. Corriamo il rischio di diventare il partito taxi su cui salgono quelli che vogliono rubare, arraffare, farsi i fatti propri“.
“Io che sono il guardiano del dipietrismo in Campania dico che i conti dell´Idv non tornano. Ma le pare che quando riapre la Camera mi debba sedere a fianco del collega di partito Amerigo Porfidia, indagato per camorra dal brillante e coraggioso pubblico ministero che conduce le inchieste sui Casalesi?“.
Come se non bastasse, stamane, la moglie di Mario Mautone – l´ex provveditore alle Opere pubbliche della Campania, cui si è rivolto Cristiano Di Pietro per raccomandare alcuni suoi amici -, ha lanciato – dalle pagine del Corriere della Sera – pesanti accuse all´indirizzo dell´ex pubblico ministero di Mani Pulite:Io Antonio Di Pietro lo stimavo ai tempi di Mani Pulite. Ma la verità è che non è quello che sembra. Lo conosco da vicino, è uno che sfrutta la situazione".
In che senso?“.
“Diciamo che il manuale Cencelli non è stato mai dismesso. Si fa bene a predicare virtù in astratto“.
Pare che ora Barbato sia ritornato in giostra comunque e che gli sia stato impedito di entrare in sala.Poi si dice che invece c'era,insomma un casino.Chi ci capisce è bravo.
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3) - ATTI DEL CONGRESSO
A) - LA QUESTIONE MORALE.(bandiera... bianca della consorteria)
Tutti gli inquisiti dell’Italia dei Valori
Da TgEU:
“E cosa pensasse di Paride Martella, ex presidente della Provincia di Latina arrestato nell’ambito dell’Inchiesta su appalti truccati della Acqua latina: un giro da 15 milioni di euro, anch’esso esponente di Italia dei Valori ed indagato per concussione e associazione mafiosa. Franco La Rupa, nel 2005 è stato indagato dalla Procura di Paola per presunti brogli elettorali e illeciti nell´utilizzo di fondi della legge 488, mentre l´estate scorsa lo ritroviamo coinvolto nell´operazione «Omnia», indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il Pm s´è battuto per l´arresto, il gip si è opposto. La Rupa viene nuovamente in seguito nominato nell´inchiesta «Nepetia» per collusioni con la ´ndrangheta perché avrebbe favorito la cosca Gentile.
In Liguria due consiglieri su tre hanno avuto problemi giudiziari e quando s´è trattato di svolgere il congresso provinciale, le fazioni in lotta se le sono date di santa ragione. Gustavo Garifo, capogruppo provinciale dell’IDV di Genova, lo hanno ammanettato a ottobre per aver lucrato sugli incassi delle multe. Andrea Proto, consigliere comunale, reo confesso, ha incassato una condanna a un anno e nove mesi per aver raccolto la firma di un morto. Quanto a Giuliana Carlino, consigliere comunale Idv, indagata per averne falsificato migliaia di firme, Di Pietro si è scagliato contro l´ipocrisia della legge e nonostante fosse «iscritta» l´ha candidata alle comunali.
Per corruzione aggravata è entrato in carcere il segretario Idv di Santa Maria Capua Vetere, Gaetano Vatiero, che secondo i magistrati favoriva alcune Spa in cambio di quote societarie. E che dire di Mario Buscaino, già sindaco di Trapani, nel luglio del 1998 accusato di concorso in associazione mafiosa per voto di scambio. Il filone è quello dello smaltimento dei rifiuti che secondo gli inquirenti era totalmente controllato dai boss Virga e Santapaola. Tre anni dopo beccò 10 mesi di reclusione per infrazioni di carattere amministrativo sul funzionamento di due discariche. Sette anni dopo, fuori dall´Idv, Buscaino corse con la Margherita ma inciampò in un´altra storia di mafia a appalti.
Così Fabio Giambrone, coordinatore siciliano del partito dell´Idv, pretese il ritiro della candidatura dell´ex collega di partito: ma di fronte alla conferma della fiducia a Buscaino da parte dell´Ulivo, l´Idv non protestò più di tanto. Tra i dipietristi c´è anche chi è accusato di aver preteso dai propri collaboratori una percentuale delle loro retribuzioni.
è il caso di Maurizio Feraudo, consigliere regionale calabrese, indagato per concussione (per anni avrebbe preteso la corresponsione di un tot sullo stipendio da un suo autista) e truffa, causa domande di rimborso su missioni mai compiute. Feraudo è stato contestato perché, come componente della commissione regionale antimafia, ha espresso solidarietà a Pietro Giamborino, inquisito nell´operazione antimafia «Rima». A Foggia, invece, l’ex assessore ai Lavori pubblici e coordinatore provinciale del partito, Orazio Schiavone, è stato condannato a un mese e dieci giorni per esercizio abusivo della professione.
Un altro ex assessore dell´Idv, questa volta a Pescara, e rimasto coinvolto nell´inchiesta «Green Connection» sulla gestione del verde pubblico: è Rudy D’Amico, accusato di associazione a delinquere, abuso d’ufficio, tentata turbativa d´asta e tentata corruzione. E ancora. Vincenzo Iannuzzi, ex sindaco di Lungro (Cosenza), condannato nel 1992 per «falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale» e riabilitato dal tribunale di sorveglianza di Catanzaro qualche anno dopo: Di Pietro l´ha premiato candidandolo al Senato.
Giuseppe Soriero a cui il foglio calabrese «Il Dibattito» ha dedicato spazio per l´imbarazzata testimonianza al processo di Palmi sulle infiltrazioni mafiose al porto di Gioia Tauro. L´importante esponente Idv si sarebbe rifiutato di fare il nome del mafioso suggeritogli da un imprenditore per evitare ritorsioni.
E se l´Idv, ufficialmente afferma di «ripudiare la P2 e similari associazioni che tendono a sostituire il potere legale con un potere senza consenso democratico», proprio nell´Idv si materializza un ex piduista. è Pino Aleffi, tessera 762 della loggia di Licio Gelli, candidato in Sardegna. C´è poi Giuseppe Astore, deputato e coordinatore regionale in Molise, coinvolto nel 1989 nell´inchiesta sull´Erim (Ente risorse idriche molisane) poi uscito dal processo.
Per l´ex tesoriere dell´Udeur passato con l´Idv, Tancredi Cimmino, nel 1998 fu chiesto prima il suo arresto e poi il rinvio a giudizio per associazione camorristica, falso e peculato per appoggi elettorali del boss Carmine Alfieri. L´arresto fu negato, poi prosciolto. Aldo Michele Radice, portavoce Idv in Basilicata, consigliere del ministro Di Pietro, è invece alla sbarra dal 2006. Il Pm ha chiesto 9 mesi per una storia simile a quella di lady Mastella: la raccomandazione di un manager sanitario.
Poco prima della presentazione delle liste 2006, Di Pietro fu costretto a rinunciare alla candidatura di Alberto Soldini, contestato presidente della Sambenedettese calcio: gli ultrà gli tirarono addosso pietre e sputi. La black list continua con Sergio Scicchitano, avvocato personale dell´ex Pm, e dal 20 luglio 2006 membro del Cda dell´Anas con Di Pietro ministro delle Infrastrutture. Candidato nel 2001 al Senato e capolista, nel 2005, alle regionali del Lazio, Scicchitano è il liquidatore giudiziale della Federconsorzi, il cui crac coinvolse 15mila risparmiatori.
Sul sito di Tonino i fan accusano Scicchitano di non aver eseguito, in almeno due casi, sentenze passate in giudicato che risarcivano in parte i piccoli risparmiatori. A dirla tutta, nel 2002, Scicchitano viene anche nominato dal comune di Roma delegato per la tutela dei consumatori. Carlo Rienzi, presidente del Codacons, non la prende bene: «La nomina di Scicchitano è illegale, rappresenta il pagamento di un debito politico da parte di Veltroni all´Idv per il suo appoggio politico». Voto di scambio, per dirla coi Pm di Napoli.°
Anche lo stesso Di Pietro è indagato dalla Procura di Roma – con la tesoriera del partito, l´onorevole Silvana Mura – per truffa aggravata, appropriazione indebita e falso in un procedimento che cerca di fare luce sulla gestione delle risorse finanziare dell´Italia dei Valori. L´ex Pm è «sotto processo» anche all´ordine degli avvocati di Bergamo perché quando lasciò la magistratura per fare il legale, prima difese il suo miglior amico accusato della morte della moglie a Montenero di Bisaccia, eppoi si costituì parte civile nello stesso procedimento. Tradendo due volte: l´amico e il cliente”.
Ne mancherà sicuramente qualcun altro nuovo al posto dei vecchi
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B)- BUONA AMMINISTRAZIONE (uno slendido esempio)
Così prendono il volo gli sprechi di De Magistris
di Alessandro M. Caprettini
Così prendono il volo gli sprechi di De Magistris
di Alessandro M. Caprettini
L’europarlamentare di Di Pietro disdegna le compagnie low cost con biglietti da 108 euro e per raggiungere Strasburgo utilizza un jet privato. Il prezzo? 1.850 euro, con rimborso a pie’ di lista. E pensare che da pm perseguiva l’uso illecito di fondi europeiRoma«Auto blu, sangue blu, cieli blu... nuntereggae più!» cantava Rino Gaetano alla fine degli anni ’70. Protestatario e profetico. Perché alla macchina di Stato ben nota anche 30 anni fa, già congiungeva l’aereo blu. Il jet privato di cui da tempo si servono Luigi De Magistris, Sonia Alfano, alcuni compagni dell’Italia dei Valori e poi, via via, incoraggiati dal fatto che lo usa l’ex-magistrato anti-casta, altri europarlamentari che trovano conveniente affittare Learjet o Gulfstream per raggiungere Strasburgo o Bruxelles, piuttosto che servirsi di voli di linea o di modesti low cost.Ma come? L’ex sostituto procuratore di Catanzaro, noto per l’inchiesta Poseidon (uso illecito di fondi europei) s’è messo al passo con «lor signori»? Pare proprio di sì. E se non c’è nulla di male nel noleggiare un jet, resta il fatto che pare quantomeno anomalo che un presidente della commissione di Controllo dei bilanci non si faccia scrupolo di farsi pagare da Pantalone. Eh, già! Perché dopo le modifiche apportate a partire da questa legislatura, il deputato europeo viene rimborsato per le sue spese di trasferimento «a pie’ di lista», vale a dire presentando la fattura (o il biglietto) del trasporto utilizzato.E un jet privato costicchia. Visto che per una trasferta a Strasburgo o a Bruxelles con tanto di overnight (aereo a terra pronto a riprendere la strada di casa) il costo si aggira sui 15mila euro. Se si è in 8, circa 1.850 euro a testa. Che è un tantinello superiore rispetto alla tariffa Alitalia su Bruxelles (a/r 1200 euro), ma soprattutto è 17 volte superiore ai prezzi praticati dalla Ryan Air: 108 euro andata e ritorno per Baden Baden (30 chilometri da Strasburgo ma auto blu del Parlamento pronta a portarti a destinazione...) da Ciampino, o solo 61 euro per arrivare a Charleroi, vicino alla capitale belga, anche qui andata e ritorno dal secondo scalo romano.E invece il fustigatore della politica nazionale, se ne guarda bene dall’osservare il controllo dei bilanci. Preferisce la privacy del jet privato assieme a qualche compagno di viaggio e di partito. Che male c’è? Paga Pantalone, no? Così è quanto meno singolare trovare proprio ieri in bella evidenza, sul blog dell’ex-magistrato, una lettera di tal Fabio Amiranda in cui lo si invita a battere «il sistema consociativo di Oligarchi; il partito unico della spesa pubblica finalizzata all'acquisto del consenso; le logiche mafiotiche del Clientelismo, del Nepotismo, dell'Affarismo e della Cooptazione!».Vizi privati e pubbliche virtù. È la solita vecchia storia. Arricchita semmai dal crescere degli interrogativi sulle vere intenzioni di De Magistris da parte dei suoi colleghi di altri 27 Paesi. Già non avevano compreso appieno la veemenza con cui si era battuto per far varare in aula una condanna per lo stato dell’informazione in Italia (bocciata sia pure per un pelo). Ancor meno hanno capito la sua insistenza nei mesi scorsi per l’istituzione di una commissione antimafia al Parlamento europeo: «È un problema vostro» gli rispondevano i più generosi, tanto che anche il Pd si è sfilato rapidamente sollevando le ire di Tonino Di Pietro. Ma a destare maggiore stupore è stata l’idea evocata del magistrato di far ricorso alla Corte penale internazionale dell’Aja (che dipende dall’Onu) per quei Paesi che stabiliscano l’invio di truppe in terra straniera, come è accaduto per l’Irak o l’Afghanistan.A Bruxelles e a Strasburgo De Magistris si applica con furore nella difesa dei diritti dell’uomo; scrive interrogazioni di fuoco sugli scontri di Rosarno, sull’emergenza rifiuti in Campania, sull’incompatibilità dello scudo fiscale rispetto alla normativa europea e addirittura sul mancato rispetto della cosiddetta «direttiva Seveso» nella costruzione del rigassificatore di Trieste. Ma ci sono poche tracce di interventi sul controllo dei bilanci, dove l’hanno collocato al vertice. Forse perché considera l’Europarlamento una discreta mangiatoia da cui (del tutto lecitamente) si può attingere anche l’affitto di un jet privato. Certo, non è un uso illecito di fondi europei come quello che denunciò solerte, divenendo un personaggio. Ma è quantomeno una caduta di stile che - guarda tu come la storia si ripete - fa forse il paio con la Mercedes di Tonino Di Pietro. Un Pantalone che paga, lo si trova sempre. No?
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http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200909articoli/47643girata.asp
http://club.quotidianonet.ilsole24ore.com/arcibaldo/ce_del_marcio_in_danimarca_litalia_dei_valori_regione_per_regione
http://temi.repubblica.it/micromega-online/flores-darcais-l%e2%80%99idv-e-poca-cosa-i-due-ex-pm-la-sciolgano/http://temi.repubblica.it/micromega-online/italia-dei-valori-e-delle-incompatibilita/
http://blog.panorama.it/italia/2009/09/28/micromega-attacca-tonino-fa-lo-gnorri-divorzio-tra-girotondini-e-idv/
http://temi.repubblica.it/micromega-online/lattualita-del-pensiero-di-albert-camus-a-cinquantanni-dalla-morte/
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C) - RELAZIONE POLITICA.DISCUSSIONE: cespiti dell'azienda patrimoniale e personale di Totonno.Come incrementarli?
http://club.quotidianonet.ilsole24ore.com/arcibaldo/ce_del_marcio_in_danimarca_litalia_dei_valori_regione_per_regione
http://temi.repubblica.it/micromega-online/flores-darcais-l%e2%80%99idv-e-poca-cosa-i-due-ex-pm-la-sciolgano/http://temi.repubblica.it/micromega-online/italia-dei-valori-e-delle-incompatibilita/
http://blog.panorama.it/italia/2009/09/28/micromega-attacca-tonino-fa-lo-gnorri-divorzio-tra-girotondini-e-idv/
http://temi.repubblica.it/micromega-online/lattualita-del-pensiero-di-albert-camus-a-cinquantanni-dalla-morte/
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C) - RELAZIONE POLITICA.DISCUSSIONE: cespiti dell'azienda patrimoniale e personale di Totonno.Come incrementarli?
La Corte dei Conti, come è noto da prima dell’estate, sta conducendo un’istruttoria sui finanziamenti pubblici – adesso di chiamano rimborsi – che l’Italia dei Valori da molti anni percepisce con modalità quantomeno singolari.
E’ un gioco di scatole molisane: in sostanza il partito è sempre stato affiancato da un’altra e diversa associazione costituita da Di Pietro (Presidente) e dall’amica Silvana Mura (tesoriera) e dalla moglie Susanna Mazzoleni (segretaria) nel cui consiglio si poteva accedere solo con il consenso dello stesso Presidente (Di Pietro) il quale si è sempre intascato tutti i soldi e ha deciso come e quando usarli; solamente l’associazione è un soggetto giuridico con tanto di codice fiscale, il partito formalmente era e resta una scatola vuota con facoltà di gestire in termini amministrativi i soldi eventualmente calati dall’alto, ma senza poter dire una parola al riguardo.
In pratica Di Pietro è presidente a vita di questa associazione parallela e gli iscritti al partito non possono sfiduciarlo, non esistono organi di controllo neppure sul bilancio (quindi su entrate e uscite per milioni di euro) e insomma non c’è collegamento diretto tra il partito e l’associazione che lo gestisce economicamente e politicamente: tranne nel fatto che Di Pietro è padrone di entrambi. E’ qualcosa che non si mai visto in nessun paese del mondo e la Corte vuole appunto vederci chiaro, visto che le varie gestioni dei soldi paiono inestricabili.
In uno sforzo di distinzione delle diverse spese, abbiamo infatti:
1) il pubblico partito dell’Italia dei Valori;
2) i pubblici affari dell’Italia dei Valori;
3) gli affari privati dell’associazione Italia dei Valori;
4) gli affari privatissimi di Antonio Di Pietro e della sua famiglia che a sua volta, con Cristiano e Susanna, milita rispettivamente nel partito e nell’associazione Italia dei Valori. Ed ecco: in questo intreccio si muove una quantità di affari immobiliari da conturbare un enigmista.
All’associazione blindata che gestisce i soldi, e al partito scatola vuota, Di Pietro ha pensato infatti di aggiungere un terzo soggetto: la società An.To.Cri., una Srl con a capo ovviamente se stesso e come socia sempre Silvana Mura, e però stavolta, come secondo socio, la novità: non sua moglie, ma il marito di Silvana Mura o convivente che sia. Oggetto sociale della Srl: acquisti immobiliari a raffica in un incrocio continuo col partito e con l’associazione. Per capire di che cosa si sta parlando c’è solo da azzardare un riepilogo di tutta l’impressionante sequenza partitica e societaria e personale e familiare e immobiliare dell’uomo che seguita, ancor oggi, a sventolare il vessillo del conflitto d’interessi e della lotta alle commistioni tra politica e affari. Il lavoro di ricostruzione catastale è stato curato da Giulio Sansevero dal luglio 2008 all’aprile 2009.
Segue cronologia.– Antonio Di Pietro nel 1999 acquista due appartamenti tra loro adiacenti a Busto Arsizio – diverranno uno solo – per complessivi 370 metri quadri. Costo: 845.166.000 lire. Di Pietro ha sostenuto37 di averli rivenduti nel 2004 per 655.533,46 euro.
– Antonio Di Pietro, nello stesso anno, 1999, acquista un bilocale a Bruxelles di 80 metri quadri. Costo: 204 milioni di lire.
– Antonio Di Pietro il 3 gennaio 2002 acquista un appartamento a Roma, in via Merulana, di 180 metri quadri. Costo: circa 400.000 euro. È dove vive durante i soggiorni romani. Il 18 novembre 2002 risulta emessa una fattura di 7200 euro relativa a «Lavori per vostro ordine e conto svolti nella sede sociale di via Merulana 99 Roma, imbiancatura e stuccatura pareti, riparazione idraulica». La fattura non è intestata a Di Pietro, ma a «Italia dei Valori, via Milano 14, Busto Arsizio, Varese». È la vecchia sede del partito. Di Pietro ha sostenuto su «Libero» il 9 gennaio scorso: «A Roma sono proprietario dell’appartamento di via Merulana ove abito quando mi reco lì per ragioni legate al mio lavoro di parlamentare. L’ho comprato prima dei rimborsi elettorali, nel 2001, per 800 milioni di vecchie lire». Ha sbagliato l’anno: l’acquisto è del 2002, quando già percepiva gli odiati rimborsi elettorali.
– Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, il 19 marzo 2003 acquista o diviene proprietario con sua moglie Lara Di Pietro – è il cognome da nubile, si chiama Di Pietro anche lei – di un attico di 173 metri quadri a Montenero di Bisaccia. Costo: circa 200.000 euro. Antonio Di Pietro ha sostenuto che suo figlio l’ha acquistato grazie alla vendita di un immobile posseduto a Curno, ma dell’operazione, così come descritta, non risulta per ora traccia catastale.
– Antonio Di Pietro il 28 marzo 2003 acquista un appartamento a Bergamo in via dei Partigiani, in pieno centro, di 190 metri quadri. Nello stesso giorno la moglie Susanna Mazzoleni compra un monolocale di 48 metri situato sullo stesso piano. A ciò si aggiungono due cantine e un garage. Costo stimato: tra i 700 e gli 800.000 euro.
– Antonio Di Pietro il 1° aprile 2003 costituisce la società Srl An.To. Cri. (dalle iniziali dei suoi tre figli Anna, Toto e Cristiano) con sede a Bergamo in via Ghislanzoni. Capitale versato: 50.000 euro. Socio unico: Antonio Di Pietro. L’anno dopo, nel 2004, si aggiungeranno i consiglieri Silvana Mura e Claudio Belotti, uomo di lei. Obiettivo non dichiarato: gestione immobiliare. Di Pietro è quindi a capo dell’associazione privata Italia dei Valori, del partito Italia dei Valori e di questa società di gestione immobiliare. Silvana Mura lo segue a ruota.
– Antonio Di Pietro il 24 luglio 2004 manda a casa il socio Mario Di Domenico dall’associazione privata Italia dei Valori e lo sostituisce con la moglie Susanna Mazzoleni. A gestire l’intero finanziamento pubblico del partito Italia dei Valori sono quindi i coniugi più Silvana Mura. Si parla di rimborsi per 250.000 euro nel 2001, 2 milioni nel 2002, 400.000 euro all’anno dal 2001 al 2005 e 10.726.000 euro nel 2006. Quasi 20 milioni di euro totali aggiornati all’anno 2007.
– La An.To.Cri. (cioè Di Pietro, Mura e compagno) il 20 aprile 2004 acquista un appartamento a Milano, in via Felice Casati, di 188 metri quadri. Costo: 614.500 euro. Subito dopo l’acquisto, la società affitta l’appartamento al partito dell’Italia dei Valori per 2800 euro al mese, cifra che va a coprire e superare la rata mensile del mutuo che intanto è stato acceso dalla stessa An.To.Cri. Antonio Di Pietro cioè affitta ad Antonio Di Pietro e Silvana Mura versa soldi a Silvana Mura: i soldi sono sempre quelli del finanziamento pubblico. In concreto significa che Di Pietro, cioè la An.To.Cri., con il denaro pubblico del partito, cioè dei contribuenti, compra casa per sé.
– La An.To.Cri. il 7 giugno 2005 acquista un appartamento a Roma, in via Principe Eugenio, di 235 metri quadri. Costo: 1.045.000 euro. Subito dopo la società ripete l’operazione milanese: affitta l’appartamento al partito per 54.000 euro annui, che coprono il mutuo acceso nel frattempo. Di Pietro acquista e affitta a se stesso: ma con soldi pubblici. In seguito di articoli di stampa e interpellanze parlamentari che scopriranno l’altarino, Di Pietro nel 2007 deciderà di vendere l’immobile a 1.115.000 euro. Il giochino però continua tranquillamente per l’appartamento milanese di via Casati. A tutt’oggi.
– Susanna Mazzoleni il 23 dicembre 2005 acquista un appartamento di metratura imprecisata a Bergamo in via del Pradello, in centro.
Nello stesso giorno e nella stessa città e nello stesso stabile acquista un appartamento di 90 metri. Costo complessivo: 400 o 500.000 euro.
– Antonio Di Pietro il 16 marzo 2006 acquista un appartamento di 178 metri quadri a Bergamo, in centro, in via Antonio Locatelli. Costo: 261.661 euro, un incredibile affare regalato dalla cartolarizzazione degli immobili dell’Inail. L’acquisto in precedenza era stato condotto per conto di Di Pietro dal citato Claudio Belotti, il citato compagno di Silvana Mura, e l’aggiudicazione era passata attraverso un ricorso al Tar e un altro al Consiglio di Stato. Anche qui si ripete il giochino: Di Pietro affitta l’appartamento al partito Italia dei Valori, cioè a se stesso, che lo ripaga con soldi pubblici.
– Antonio di Pietro il 6 aprile 2007 acquista una masseria a Montenero di Bisaccia posta di fronte a quella dov’è nato e che pure gli appartiene. Costo comprensivo di 2 ettari di terra: 70.000 euro per l’acquisto e circa 150.000 per la ristrutturazione. Gestisce l’operazione un’immobiliare del posto che si chiama Di Pietro: nessuna parentela, ma il proprietario è stato consigliere provinciale dell’Italia dei Valori.
– Antonio Di Pietro nel 2007 procede alla totale ristrutturazione della masseria di Montenero che il padre Giuseppe gli ha lasciato in eredità negli anni Ottanta. L’ampliamento, sino a 450 metri quadri, prevede una spesa non inferiore ai 300.000 euro. Nella stessa zona, Di Pietro possiede 33 «frazionamenti», ereditati o acquistati da parenti e familiari, per complessivi 16 ettari. I suoi terreni confinano inoltre con quelli che la sorella Concettina ha ricevuto a sua volta in eredità dalla famiglia.
La recente iscrizione di Antonio Di Pietro all’albo degli imprenditori agricoli gli consente, nelle transazioni immobiliari, di scalare le tasse, scendendo dal 20 per cento anche fino all’1.
– Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, nel 2007 acquista due lotti di terreno totalmente edificabile di 700 metri quadri a Montenero di Bisaccia, valutabili in una villa di 500 metri quadri posta su due livelli. Costo del terreno: 150.000 euro.
– Antonio Di Pietro nel 2008 acquista un appartamento a Milano, in piazza Dergano, di 60 metri quadri. Costo: da 250 a 350.000 euro.
– Susanna Mazzoleni, lo ricordiamo per completezza, nel 1985 acquistò una casa con giardino a Curno (Bergamo) in via Lungobrembo. Costo del rudere prima di ristrutturarlo: 38 milioni di lire. La storia di quel rudere – incredibile – la racconteremo un’altra volta.
– Antonio Di Pietro nel 1989, proprio affianco e sempre a Curno in via Lungobrembo, acquistò una villetta a schiera dove visse per qualche tempo suo figlio Cristiano, che in precedenza risultava locatario – irregolare, perché ogni forma di subaffitto era proibita – nel famoso appartamento milanese di via Andegari affittato dal Fondo pensioni Cariplo del socialista inquisito Sergio Radaelli. In una lettera a «Libero», sempre il 9 gennaio 2009, Di Pietro ha precisato che la villetta a schiera di via Lungobrembo è stata «acquistata alla fine degli anni Ottanta e quindi per definizione con soldi non del partito». È vero. I soldi infatti erano dell’inquisito Giancarlo Gorrini (condannato per appropriazione indebita) e corrispondevano al famoso «prestito» di 100 milioni cui si aggiunsero i 100 prestati da Antonio D’Adamo al quale pure Di Pietro si era rivolto parlando dell’acquisto di una casa. Poiché Di Pietro non l’ha scritto, si indica anche il prezzo della villetta: 150 milioni di lire.
Ora: i cosiddetti conti della serva andrebbero sempre evitati. Ci sarebbe da conoscere con maggior precisione i prezzi degli immobili, quelli delle ristrutturazioni, il giochino dei mutui e degli autoaffitti, senza contare ciò che non si conosce: gli acquisti immobiliari sinora ammessi dall’ex magistrato, per capirci, sono parziali e incompleti rispetto a quanto emerso successivamente e riportato nelle righe qui sopra. Ci sarebbe poi da sapere o da chiarire – perché Di Pietro non l’ha chiarito, non ritiene di doverlo fare, benché personaggio pubblico – il suo possibile ruolo di capofamiglia negli acquisti di case e di terreni da parte dei figli e della moglie. Susanna Mazzoleni è un avvocato benestante, ma il figlio Cristiano è un consigliere provinciale che cominciò a comprare case quando aveva lo stipendio di poliziotto. E comunque fare conti nelle tasche altrui comporterebbe anche il conoscere il tenore di vita di un nucleo complessivo che comprende una coppia, tre figli e un’ex moglie.
Pur generica, l’opinione di Di Pietro in merito è stata questa: «Alcuni giocano, altri speculano, altri evadono le tasse e altri ancora girano il mondo o se la godono e si divertono. Io ho preferito e preferisco fare la formichina come mi hanno insegnato i miei genitori». Tuttavia, secondo il il 740 dipietresco dal 1996 a oggi, ha guadagnato in tutto 1 milione di euro netti e ne ha dichiarati circa 200.000 l’anno.
Al milione vanno aggiunti i circa 700.000 euro ottenuti dalle querele che ha sporto (e vinto) nonché 954.317.014 lire (praticamente un miliardo) incassati per una donazione della contessa Malvina Borletti una decina di anni fa: soldi che dovevano servire per attività politiche – espresso desiderio della contessa – ma che Di Pietro utilizzò per comprarci case. Comunque la si metta, alla luce del giro immobiliare di cui sopra, i conti non tornano. Per niente proprio
E’ un gioco di scatole molisane: in sostanza il partito è sempre stato affiancato da un’altra e diversa associazione costituita da Di Pietro (Presidente) e dall’amica Silvana Mura (tesoriera) e dalla moglie Susanna Mazzoleni (segretaria) nel cui consiglio si poteva accedere solo con il consenso dello stesso Presidente (Di Pietro) il quale si è sempre intascato tutti i soldi e ha deciso come e quando usarli; solamente l’associazione è un soggetto giuridico con tanto di codice fiscale, il partito formalmente era e resta una scatola vuota con facoltà di gestire in termini amministrativi i soldi eventualmente calati dall’alto, ma senza poter dire una parola al riguardo.
In pratica Di Pietro è presidente a vita di questa associazione parallela e gli iscritti al partito non possono sfiduciarlo, non esistono organi di controllo neppure sul bilancio (quindi su entrate e uscite per milioni di euro) e insomma non c’è collegamento diretto tra il partito e l’associazione che lo gestisce economicamente e politicamente: tranne nel fatto che Di Pietro è padrone di entrambi. E’ qualcosa che non si mai visto in nessun paese del mondo e la Corte vuole appunto vederci chiaro, visto che le varie gestioni dei soldi paiono inestricabili.
In uno sforzo di distinzione delle diverse spese, abbiamo infatti:
1) il pubblico partito dell’Italia dei Valori;
2) i pubblici affari dell’Italia dei Valori;
3) gli affari privati dell’associazione Italia dei Valori;
4) gli affari privatissimi di Antonio Di Pietro e della sua famiglia che a sua volta, con Cristiano e Susanna, milita rispettivamente nel partito e nell’associazione Italia dei Valori. Ed ecco: in questo intreccio si muove una quantità di affari immobiliari da conturbare un enigmista.
All’associazione blindata che gestisce i soldi, e al partito scatola vuota, Di Pietro ha pensato infatti di aggiungere un terzo soggetto: la società An.To.Cri., una Srl con a capo ovviamente se stesso e come socia sempre Silvana Mura, e però stavolta, come secondo socio, la novità: non sua moglie, ma il marito di Silvana Mura o convivente che sia. Oggetto sociale della Srl: acquisti immobiliari a raffica in un incrocio continuo col partito e con l’associazione. Per capire di che cosa si sta parlando c’è solo da azzardare un riepilogo di tutta l’impressionante sequenza partitica e societaria e personale e familiare e immobiliare dell’uomo che seguita, ancor oggi, a sventolare il vessillo del conflitto d’interessi e della lotta alle commistioni tra politica e affari. Il lavoro di ricostruzione catastale è stato curato da Giulio Sansevero dal luglio 2008 all’aprile 2009.
Segue cronologia.– Antonio Di Pietro nel 1999 acquista due appartamenti tra loro adiacenti a Busto Arsizio – diverranno uno solo – per complessivi 370 metri quadri. Costo: 845.166.000 lire. Di Pietro ha sostenuto37 di averli rivenduti nel 2004 per 655.533,46 euro.
– Antonio Di Pietro, nello stesso anno, 1999, acquista un bilocale a Bruxelles di 80 metri quadri. Costo: 204 milioni di lire.
– Antonio Di Pietro il 3 gennaio 2002 acquista un appartamento a Roma, in via Merulana, di 180 metri quadri. Costo: circa 400.000 euro. È dove vive durante i soggiorni romani. Il 18 novembre 2002 risulta emessa una fattura di 7200 euro relativa a «Lavori per vostro ordine e conto svolti nella sede sociale di via Merulana 99 Roma, imbiancatura e stuccatura pareti, riparazione idraulica». La fattura non è intestata a Di Pietro, ma a «Italia dei Valori, via Milano 14, Busto Arsizio, Varese». È la vecchia sede del partito. Di Pietro ha sostenuto su «Libero» il 9 gennaio scorso: «A Roma sono proprietario dell’appartamento di via Merulana ove abito quando mi reco lì per ragioni legate al mio lavoro di parlamentare. L’ho comprato prima dei rimborsi elettorali, nel 2001, per 800 milioni di vecchie lire». Ha sbagliato l’anno: l’acquisto è del 2002, quando già percepiva gli odiati rimborsi elettorali.
– Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, il 19 marzo 2003 acquista o diviene proprietario con sua moglie Lara Di Pietro – è il cognome da nubile, si chiama Di Pietro anche lei – di un attico di 173 metri quadri a Montenero di Bisaccia. Costo: circa 200.000 euro. Antonio Di Pietro ha sostenuto che suo figlio l’ha acquistato grazie alla vendita di un immobile posseduto a Curno, ma dell’operazione, così come descritta, non risulta per ora traccia catastale.
– Antonio Di Pietro il 28 marzo 2003 acquista un appartamento a Bergamo in via dei Partigiani, in pieno centro, di 190 metri quadri. Nello stesso giorno la moglie Susanna Mazzoleni compra un monolocale di 48 metri situato sullo stesso piano. A ciò si aggiungono due cantine e un garage. Costo stimato: tra i 700 e gli 800.000 euro.
– Antonio Di Pietro il 1° aprile 2003 costituisce la società Srl An.To. Cri. (dalle iniziali dei suoi tre figli Anna, Toto e Cristiano) con sede a Bergamo in via Ghislanzoni. Capitale versato: 50.000 euro. Socio unico: Antonio Di Pietro. L’anno dopo, nel 2004, si aggiungeranno i consiglieri Silvana Mura e Claudio Belotti, uomo di lei. Obiettivo non dichiarato: gestione immobiliare. Di Pietro è quindi a capo dell’associazione privata Italia dei Valori, del partito Italia dei Valori e di questa società di gestione immobiliare. Silvana Mura lo segue a ruota.
– Antonio Di Pietro il 24 luglio 2004 manda a casa il socio Mario Di Domenico dall’associazione privata Italia dei Valori e lo sostituisce con la moglie Susanna Mazzoleni. A gestire l’intero finanziamento pubblico del partito Italia dei Valori sono quindi i coniugi più Silvana Mura. Si parla di rimborsi per 250.000 euro nel 2001, 2 milioni nel 2002, 400.000 euro all’anno dal 2001 al 2005 e 10.726.000 euro nel 2006. Quasi 20 milioni di euro totali aggiornati all’anno 2007.
– La An.To.Cri. (cioè Di Pietro, Mura e compagno) il 20 aprile 2004 acquista un appartamento a Milano, in via Felice Casati, di 188 metri quadri. Costo: 614.500 euro. Subito dopo l’acquisto, la società affitta l’appartamento al partito dell’Italia dei Valori per 2800 euro al mese, cifra che va a coprire e superare la rata mensile del mutuo che intanto è stato acceso dalla stessa An.To.Cri. Antonio Di Pietro cioè affitta ad Antonio Di Pietro e Silvana Mura versa soldi a Silvana Mura: i soldi sono sempre quelli del finanziamento pubblico. In concreto significa che Di Pietro, cioè la An.To.Cri., con il denaro pubblico del partito, cioè dei contribuenti, compra casa per sé.
– La An.To.Cri. il 7 giugno 2005 acquista un appartamento a Roma, in via Principe Eugenio, di 235 metri quadri. Costo: 1.045.000 euro. Subito dopo la società ripete l’operazione milanese: affitta l’appartamento al partito per 54.000 euro annui, che coprono il mutuo acceso nel frattempo. Di Pietro acquista e affitta a se stesso: ma con soldi pubblici. In seguito di articoli di stampa e interpellanze parlamentari che scopriranno l’altarino, Di Pietro nel 2007 deciderà di vendere l’immobile a 1.115.000 euro. Il giochino però continua tranquillamente per l’appartamento milanese di via Casati. A tutt’oggi.
– Susanna Mazzoleni il 23 dicembre 2005 acquista un appartamento di metratura imprecisata a Bergamo in via del Pradello, in centro.
Nello stesso giorno e nella stessa città e nello stesso stabile acquista un appartamento di 90 metri. Costo complessivo: 400 o 500.000 euro.
– Antonio Di Pietro il 16 marzo 2006 acquista un appartamento di 178 metri quadri a Bergamo, in centro, in via Antonio Locatelli. Costo: 261.661 euro, un incredibile affare regalato dalla cartolarizzazione degli immobili dell’Inail. L’acquisto in precedenza era stato condotto per conto di Di Pietro dal citato Claudio Belotti, il citato compagno di Silvana Mura, e l’aggiudicazione era passata attraverso un ricorso al Tar e un altro al Consiglio di Stato. Anche qui si ripete il giochino: Di Pietro affitta l’appartamento al partito Italia dei Valori, cioè a se stesso, che lo ripaga con soldi pubblici.
– Antonio di Pietro il 6 aprile 2007 acquista una masseria a Montenero di Bisaccia posta di fronte a quella dov’è nato e che pure gli appartiene. Costo comprensivo di 2 ettari di terra: 70.000 euro per l’acquisto e circa 150.000 per la ristrutturazione. Gestisce l’operazione un’immobiliare del posto che si chiama Di Pietro: nessuna parentela, ma il proprietario è stato consigliere provinciale dell’Italia dei Valori.
– Antonio Di Pietro nel 2007 procede alla totale ristrutturazione della masseria di Montenero che il padre Giuseppe gli ha lasciato in eredità negli anni Ottanta. L’ampliamento, sino a 450 metri quadri, prevede una spesa non inferiore ai 300.000 euro. Nella stessa zona, Di Pietro possiede 33 «frazionamenti», ereditati o acquistati da parenti e familiari, per complessivi 16 ettari. I suoi terreni confinano inoltre con quelli che la sorella Concettina ha ricevuto a sua volta in eredità dalla famiglia.
La recente iscrizione di Antonio Di Pietro all’albo degli imprenditori agricoli gli consente, nelle transazioni immobiliari, di scalare le tasse, scendendo dal 20 per cento anche fino all’1.
– Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, nel 2007 acquista due lotti di terreno totalmente edificabile di 700 metri quadri a Montenero di Bisaccia, valutabili in una villa di 500 metri quadri posta su due livelli. Costo del terreno: 150.000 euro.
– Antonio Di Pietro nel 2008 acquista un appartamento a Milano, in piazza Dergano, di 60 metri quadri. Costo: da 250 a 350.000 euro.
– Susanna Mazzoleni, lo ricordiamo per completezza, nel 1985 acquistò una casa con giardino a Curno (Bergamo) in via Lungobrembo. Costo del rudere prima di ristrutturarlo: 38 milioni di lire. La storia di quel rudere – incredibile – la racconteremo un’altra volta.
– Antonio Di Pietro nel 1989, proprio affianco e sempre a Curno in via Lungobrembo, acquistò una villetta a schiera dove visse per qualche tempo suo figlio Cristiano, che in precedenza risultava locatario – irregolare, perché ogni forma di subaffitto era proibita – nel famoso appartamento milanese di via Andegari affittato dal Fondo pensioni Cariplo del socialista inquisito Sergio Radaelli. In una lettera a «Libero», sempre il 9 gennaio 2009, Di Pietro ha precisato che la villetta a schiera di via Lungobrembo è stata «acquistata alla fine degli anni Ottanta e quindi per definizione con soldi non del partito». È vero. I soldi infatti erano dell’inquisito Giancarlo Gorrini (condannato per appropriazione indebita) e corrispondevano al famoso «prestito» di 100 milioni cui si aggiunsero i 100 prestati da Antonio D’Adamo al quale pure Di Pietro si era rivolto parlando dell’acquisto di una casa. Poiché Di Pietro non l’ha scritto, si indica anche il prezzo della villetta: 150 milioni di lire.
Ora: i cosiddetti conti della serva andrebbero sempre evitati. Ci sarebbe da conoscere con maggior precisione i prezzi degli immobili, quelli delle ristrutturazioni, il giochino dei mutui e degli autoaffitti, senza contare ciò che non si conosce: gli acquisti immobiliari sinora ammessi dall’ex magistrato, per capirci, sono parziali e incompleti rispetto a quanto emerso successivamente e riportato nelle righe qui sopra. Ci sarebbe poi da sapere o da chiarire – perché Di Pietro non l’ha chiarito, non ritiene di doverlo fare, benché personaggio pubblico – il suo possibile ruolo di capofamiglia negli acquisti di case e di terreni da parte dei figli e della moglie. Susanna Mazzoleni è un avvocato benestante, ma il figlio Cristiano è un consigliere provinciale che cominciò a comprare case quando aveva lo stipendio di poliziotto. E comunque fare conti nelle tasche altrui comporterebbe anche il conoscere il tenore di vita di un nucleo complessivo che comprende una coppia, tre figli e un’ex moglie.
Pur generica, l’opinione di Di Pietro in merito è stata questa: «Alcuni giocano, altri speculano, altri evadono le tasse e altri ancora girano il mondo o se la godono e si divertono. Io ho preferito e preferisco fare la formichina come mi hanno insegnato i miei genitori». Tuttavia, secondo il il 740 dipietresco dal 1996 a oggi, ha guadagnato in tutto 1 milione di euro netti e ne ha dichiarati circa 200.000 l’anno.
Al milione vanno aggiunti i circa 700.000 euro ottenuti dalle querele che ha sporto (e vinto) nonché 954.317.014 lire (praticamente un miliardo) incassati per una donazione della contessa Malvina Borletti una decina di anni fa: soldi che dovevano servire per attività politiche – espresso desiderio della contessa – ma che Di Pietro utilizzò per comprarci case. Comunque la si metta, alla luce del giro immobiliare di cui sopra, i conti non tornano. Per niente proprio
4) - SALUTO AI DELEGATI (chissà se ci saranno ancora!)
5) - NOTE FINALI
Questo partito-consorteria è stato chiamato in molti modi: italia dei valori bollati,dei bollori,senza valori,degli orrori,dei vapori....ma a questo punto l'unico nome possibile ed adeguato potrebbe solo essere :italia dei fetori.
Il suo padrone,l'analfabeta molisano,ora è alle prese con alcuni altarini scoperti su certi suoi oscuri traffici e maneggi,che non gli procurano certo popolarità,nemmeno tra i suoi seguaci meno impasticcati.Fa eccezione Orlando,che pur di star attaccato allo scoglio come una cozza,gli dice di star tranquillo.Ma il Magnaccione non è così sicuro.
Abbraccia Bersani (che non sa mai dove sta e con chi) e gli fa il piedino.Dialogo:
Il suo padrone,l'analfabeta molisano,ora è alle prese con alcuni altarini scoperti su certi suoi oscuri traffici e maneggi,che non gli procurano certo popolarità,nemmeno tra i suoi seguaci meno impasticcati.Fa eccezione Orlando,che pur di star attaccato allo scoglio come una cozza,gli dice di star tranquillo.Ma il Magnaccione non è così sicuro.
Abbraccia Bersani (che non sa mai dove sta e con chi) e gli fa il piedino.Dialogo:
Ti candido De Luca e tu mi dai una manina per i miei crucci.
Ma non avevi detto di no?
Che c'entra,l'ho detto per far bella figura,capirai che mi frega!
Ma i tuoi che dicono?
i miei ascaretti bevon tutto,non ti preoccupare,sono abituati.
Ok,se lo dici tu,se po' fa'.
Cosentino,dove stai? Ti ricordi che casino han fatto?


















