lunedì 8 febbraio 2010

CONGRESSO IMMOBILIARE DI PIETRO

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antonio,vota...

1) - PRESENTAZIONE

TRIO LOS FASULLOS FERIAL

Dopo le ultime oscure vicissitudini e disavventure di Totonno o' magnaccione e le mani pulite un po' più sporche,si celebra il congresso dell'immobiliarista zampognaro.Non aveva detto mesi fa che avrebbe tolto il suo nome dal simbolo del partito? Ora si va al 2013.Non aveva detto di non voler indagati a candidati elettorali? Infatti in Campania appoggia l'indagato De Luca.Non aveva detto che non conosceva Contrada e che non aveva mai fatto quel famoso viaggio in USA? Non era in piazza per la libertà di stampa e ora querela chi pubblica le sue foto compromettenti?Non aveva osteggiato per anni Vendola e ora riscoperto per motivi tutt'altro che ideali?
Non aveva detto che......beh,ci sarebbe da riempire due pagine di bufale dette da Antonio La Trippa.
Poi c'è l'inclito De Magistris,ormai nota icona carneade politica e giudiziaria (che continua a dire che non vuol De Luca,con il risultato che s'è visto) e il famoso spyplayer Genchi,già al centro di uno scandalo messo subito a tacere.Uno che per conto di magistrati (De Magistris compreso) e di chi sa mai altri, intercettava mezza Italia,trascrivendo ciò che voleva.Ma la storia di questo personaggio la racconteremo un'altra volta.Che ci fa qui? Dice la sua cazzata su Tartaglia.

Il Magnaccione cerca di farsi passare per un Adenauer da tratturo molisano, e sconfessa la base urlante piazzaiola,che ovviamente,già da lui rincitrullita a dovere,applaude contro se stessa. Ma alcuni capiscono la bufala,conoscono bene il loro imbonitore.
Ma quando mai! Tranquilli,è la solita sola,tanto per cazzeggiare il povero Pd,presente Bersani, un abbraccio e lui se ne va alla bocciofila contento.
Insomma,il festival delle minchiate e delle bufale di Antonio La Trippa.

Qualcuno lamenta che non s'è mai visto un congresso senza banchetti con libri.Quali libri poteva mai mettere in campo l'analfabeta?
Foerse il libro dei conti della combriccola,una specie di ricerca dell'arca perduta,oppure le 30-50 pagine di Micromega,"C'è del marcio in Danimarca" con i suoi galantuomini indagati ,regione per regione. Meglio di no.Tanto,che devon mai leggere questi peones.Son qui per le poltrone,non per la letteratura.
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2) - PREAMBOLO.IL VECCHIO E IL NUOVO.

- Gli esponenti della 'Base' sostengono che "Idv per aumentare il suo consenso elettorale ha ceduto in molti casi a compromessi e ha appaltato ai 'signori delle tessere' la sua vita democratica. Ha spesso venduto la sua anima al diavolo e perduto l'innocenza". Per questo dalla 'Base' viene un no netto "ai riciclati di altri partiti e al modo di fare politica che combattiamo negli altri partiti. Iniziamo da noi a fare una profonda pulizia, tutto questo rafforzerà il partito e lo renderà ancora più determinato nella sua lotta
- Un fondatore IDV,Mario Di Domenico: "ho lasciato l'idv perchè rubavano"
- Franco Barbato, Idv: o Di Pietro caccia i delinquenti, o abbandono il partito
Così Totonno, che per anni è stato il paladino della questione morale e della presunta intransigenza rispetto ai fenomeni di corruttela politica, si trova in questi giorni a fare i conti con chi, all´interno del suo stesso partito, gli rimprovera di aver imbarcato cani e porci, nell´Italia dei Valori.
E´ il caso del deputato napoletano Franco Barbato. Che, in un´intervista a Panorama , si toglie qualche sassolino dalle scarpe, e minaccia di uscire dal partito:
“Mi sospendo dagli incarichi dell´Italia dei Valori in Campania perché qui nel partito spuntano i camorristi, strane facce, gente alla quale io nemmeno stringerei la mano. Questo è il primo passo. O facciamo pulizia o me ne vado“.
Commenta anche la vicenda che ha coinvolto Di Pietro jr, Barbato:
“Ma che vuole che sia la storia di Cristiano. Rispetto alle grane che abbiamo è una pagliuzza. Corriamo il rischio di diventare il partito taxi su cui salgono quelli che vogliono rubare, arraffare, farsi i fatti propri“.
“Io che sono il guardiano del dipietrismo in Campania dico che i conti dell´Idv non tornano. Ma le pare che quando riapre la Camera mi debba sedere a fianco del collega di partito Amerigo Porfidia, indagato per camorra dal brillante e coraggioso pubblico ministero che conduce le inchieste sui Casalesi?“.
Come se non bastasse, stamane, la moglie di Mario Mautone – l´ex provveditore alle Opere pubbliche della Campania, cui si è rivolto Cristiano Di Pietro per raccomandare alcuni suoi amici -, ha lanciato – dalle pagine del Corriere della Sera – pesanti accuse all´indirizzo dell´ex pubblico ministero di Mani Pulite:Io Antonio Di Pietro lo stimavo ai tempi di Mani Pulite. Ma la verità è che non è quello che sembra. Lo conosco da vicino, è uno che sfrutta la situazione".
In che senso?“.
“Diciamo che il manuale Cencelli non è stato mai dismesso. Si fa bene a predicare virtù in astratto“.
Pare che ora Barbato sia ritornato in giostra comunque e che gli sia stato impedito di entrare in sala.Poi si dice che invece c'era,insomma un casino.Chi ci capisce è bravo.
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3) - ATTI DEL CONGRESSO
A) - LA QUESTIONE MORALE.(bandiera... bianca della consorteria)
Tutti gli inquisiti dell’Italia dei Valori
Da TgEU:

“E cosa pensasse di Paride Martella, ex presidente della Provincia di Latina arrestato nell’ambito dell’Inchiesta su appalti truccati della Acqua latina: un giro da 15 milioni di euro, anch’esso esponente di Italia dei Valori ed indagato per concussione e associazione mafiosa. Franco La Rupa, nel 2005 è stato indagato dalla Procura di Paola per presunti brogli elettorali e illeciti nell´utilizzo di fondi della legge 488, mentre l´estate scorsa lo ritroviamo coinvolto nell´operazione «Omnia», indagato per concorso esterno in associazione mafiosa. Il Pm s´è battuto per l´arresto, il gip si è opposto. La Rupa viene nuovamente in seguito nominato nell´inchiesta «Nepetia» per collusioni con la ´ndrangheta perché avrebbe favorito la cosca Gentile.
In Liguria due consiglieri su tre hanno avuto problemi giudiziari e quando s´è trattato di svolgere il congresso provinciale, le fazioni in lotta se le sono date di santa ragione. Gustavo Garifo, capogruppo provinciale dell’IDV di Genova, lo hanno ammanettato a ottobre per aver lucrato sugli incassi delle multe. Andrea Proto, consigliere comunale, reo confesso, ha incassato una condanna a un anno e nove mesi per aver raccolto la firma di un morto. Quanto a Giuliana Carlino, consigliere comunale Idv, indagata per averne falsificato migliaia di firme, Di Pietro si è scagliato contro l´ipocrisia della legge e nonostante fosse «iscritta» l´ha candidata alle comunali.
Per corruzione aggravata è entrato in carcere il segretario Idv di Santa Maria Capua Vetere, Gaetano Vatiero, che secondo i magistrati favoriva alcune Spa in cambio di quote societarie. E che dire di Mario Buscaino, già sindaco di Trapani, nel luglio del 1998 accusato di concorso in associazione mafiosa per voto di scambio. Il filone è quello dello smaltimento dei rifiuti che secondo gli inquirenti era totalmente controllato dai boss Virga e Santapaola. Tre anni dopo beccò 10 mesi di reclusione per infrazioni di carattere amministrativo sul funzionamento di due discariche. Sette anni dopo, fuori dall´Idv, Buscaino corse con la Margherita ma inciampò in un´altra storia di mafia a appalti.
Così Fabio Giambrone, coordinatore siciliano del partito dell´Idv, pretese il ritiro della candidatura dell´ex collega di partito: ma di fronte alla conferma della fiducia a Buscaino da parte dell´Ulivo, l´Idv non protestò più di tanto. Tra i dipietristi c´è anche chi è accusato di aver preteso dai propri collaboratori una percentuale delle loro retribuzioni.
è il caso di Maurizio Feraudo, consigliere regionale calabrese, indagato per concussione (per anni avrebbe preteso la corresponsione di un tot sullo stipendio da un suo autista) e truffa, causa domande di rimborso su missioni mai compiute. Feraudo è stato contestato perché, come componente della commissione regionale antimafia, ha espresso solidarietà a Pietro Giamborino, inquisito nell´operazione antimafia «Rima». A Foggia, invece, l’ex assessore ai Lavori pubblici e coordinatore provinciale del partito, Orazio Schiavone, è stato condannato a un mese e dieci giorni per esercizio abusivo della professione.
Un altro ex assessore dell´Idv, questa volta a Pescara, e rimasto coinvolto nell´inchiesta «Green Connection» sulla gestione del verde pubblico: è Rudy D’Amico, accusato di associazione a delinquere, abuso d’ufficio, tentata turbativa d´asta e tentata corruzione. E ancora. Vincenzo Iannuzzi, ex sindaco di Lungro (Cosenza), condannato nel 1992 per «falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale» e riabilitato dal tribunale di sorveglianza di Catanzaro qualche anno dopo: Di Pietro l´ha premiato candidandolo al Senato.
Giuseppe Soriero a cui il foglio calabrese «Il Dibattito» ha dedicato spazio per l´imbarazzata testimonianza al processo di Palmi sulle infiltrazioni mafiose al porto di Gioia Tauro. L´importante esponente Idv si sarebbe rifiutato di fare il nome del mafioso suggeritogli da un imprenditore per evitare ritorsioni.
E se l´Idv, ufficialmente afferma di «ripudiare la P2 e similari associazioni che tendono a sostituire il potere legale con un potere senza consenso democratico», proprio nell´Idv si materializza un ex piduista. è Pino Aleffi, tessera 762 della loggia di Licio Gelli, candidato in Sardegna. C´è poi Giuseppe Astore, deputato e coordinatore regionale in Molise, coinvolto nel 1989 nell´inchiesta sull´Erim (Ente risorse idriche molisane) poi uscito dal processo.
Per l´ex tesoriere dell´Udeur passato con l´Idv, Tancredi Cimmino, nel 1998 fu chiesto prima il suo arresto e poi il rinvio a giudizio per associazione camorristica, falso e peculato per appoggi elettorali del boss Carmine Alfieri. L´arresto fu negato, poi prosciolto. Aldo Michele Radice, portavoce Idv in Basilicata, consigliere del ministro Di Pietro, è invece alla sbarra dal 2006. Il Pm ha chiesto 9 mesi per una storia simile a quella di lady Mastella: la raccomandazione di un manager sanitario.
Poco prima della presentazione delle liste 2006, Di Pietro fu costretto a rinunciare alla candidatura di Alberto Soldini, contestato presidente della Sambenedettese calcio: gli ultrà gli tirarono addosso pietre e sputi. La black list continua con Sergio Scicchitano, avvocato personale dell´ex Pm, e dal 20 luglio 2006 membro del Cda dell´Anas con Di Pietro ministro delle Infrastrutture. Candidato nel 2001 al Senato e capolista, nel 2005, alle regionali del Lazio, Scicchitano è il liquidatore giudiziale della Federconsorzi, il cui crac coinvolse 15mila risparmiatori.
Sul sito di Tonino i fan accusano Scicchitano di non aver eseguito, in almeno due casi, sentenze passate in giudicato che risarcivano in parte i piccoli risparmiatori. A dirla tutta, nel 2002, Scicchitano viene anche nominato dal comune di Roma delegato per la tutela dei consumatori. Carlo Rienzi, presidente del Codacons, non la prende bene: «La nomina di Scicchitano è illegale, rappresenta il pagamento di un debito politico da parte di Veltroni all´Idv per il suo appoggio politico». Voto di scambio, per dirla coi Pm di Napoli
Anche lo stesso Di Pietro è indagato dalla Procura di Roma – con la tesoriera del partito, l´onorevole Silvana Mura – per truffa aggravata, appropriazione indebita e falso in un procedimento che cerca di fare luce sulla gestione delle risorse finanziare dell´Italia dei Valori. L´ex Pm è «sotto processo» anche all´ordine degli avvocati di Bergamo perché quando lasciò la magistratura per fare il legale, prima difese il suo miglior amico accusato della morte della moglie a Montenero di Bisaccia, eppoi si costituì parte civile nello stesso procedimento. Tradendo due volte: l´amico e il cliente”.
Ne mancherà sicuramente qualcun altro nuovo al posto dei vecchi
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B)- BUONA AMMINISTRAZIONE (uno slendido esempio)
Così prendono il volo gli sprechi di De Magistris
di Alessandro M. Caprettini
L’europarlamentare di Di Pietro disdegna le compagnie low cost con biglietti da 108 euro e per raggiungere Strasburgo utilizza un jet privato. Il prezzo? 1.850 euro, con rimborso a pie’ di lista. E pensare che da pm perseguiva l’uso illecito di fondi europeiRoma«Auto blu, sangue blu, cieli blu... nuntereggae più!» cantava Rino Gaetano alla fine degli anni ’70. Protestatario e profetico. Perché alla macchina di Stato ben nota anche 30 anni fa, già congiungeva l’aereo blu. Il jet privato di cui da tempo si servono Luigi De Magistris, Sonia Alfano, alcuni compagni dell’Italia dei Valori e poi, via via, incoraggiati dal fatto che lo usa l’ex-magistrato anti-casta, altri europarlamentari che trovano conveniente affittare Learjet o Gulfstream per raggiungere Strasburgo o Bruxelles, piuttosto che servirsi di voli di linea o di modesti low cost.Ma come? L’ex sostituto procuratore di Catanzaro, noto per l’inchiesta Poseidon (uso illecito di fondi europei) s’è messo al passo con «lor signori»? Pare proprio di sì. E se non c’è nulla di male nel noleggiare un jet, resta il fatto che pare quantomeno anomalo che un presidente della commissione di Controllo dei bilanci non si faccia scrupolo di farsi pagare da Pantalone. Eh, già! Perché dopo le modifiche apportate a partire da questa legislatura, il deputato europeo viene rimborsato per le sue spese di trasferimento «a pie’ di lista», vale a dire presentando la fattura (o il biglietto) del trasporto utilizzato.E un jet privato costicchia. Visto che per una trasferta a Strasburgo o a Bruxelles con tanto di overnight (aereo a terra pronto a riprendere la strada di casa) il costo si aggira sui 15mila euro. Se si è in 8, circa 1.850 euro a testa. Che è un tantinello superiore rispetto alla tariffa Alitalia su Bruxelles (a/r 1200 euro), ma soprattutto è 17 volte superiore ai prezzi praticati dalla Ryan Air: 108 euro andata e ritorno per Baden Baden (30 chilometri da Strasburgo ma auto blu del Parlamento pronta a portarti a destinazione...) da Ciampino, o solo 61 euro per arrivare a Charleroi, vicino alla capitale belga, anche qui andata e ritorno dal secondo scalo romano.E invece il fustigatore della politica nazionale, se ne guarda bene dall’osservare il controllo dei bilanci. Preferisce la privacy del jet privato assieme a qualche compagno di viaggio e di partito. Che male c’è? Paga Pantalone, no? Così è quanto meno singolare trovare proprio ieri in bella evidenza, sul blog dell’ex-magistrato, una lettera di tal Fabio Amiranda in cui lo si invita a battere «il sistema consociativo di Oligarchi; il partito unico della spesa pubblica finalizzata all'acquisto del consenso; le logiche mafiotiche del Clientelismo, del Nepotismo, dell'Affarismo e della Cooptazione!».Vizi privati e pubbliche virtù. È la solita vecchia storia. Arricchita semmai dal crescere degli interrogativi sulle vere intenzioni di De Magistris da parte dei suoi colleghi di altri 27 Paesi. Già non avevano compreso appieno la veemenza con cui si era battuto per far varare in aula una condanna per lo stato dell’informazione in Italia (bocciata sia pure per un pelo). Ancor meno hanno capito la sua insistenza nei mesi scorsi per l’istituzione di una commissione antimafia al Parlamento europeo: «È un problema vostro» gli rispondevano i più generosi, tanto che anche il Pd si è sfilato rapidamente sollevando le ire di Tonino Di Pietro. Ma a destare maggiore stupore è stata l’idea evocata del magistrato di far ricorso alla Corte penale internazionale dell’Aja (che dipende dall’Onu) per quei Paesi che stabiliscano l’invio di truppe in terra straniera, come è accaduto per l’Irak o l’Afghanistan.A Bruxelles e a Strasburgo De Magistris si applica con furore nella difesa dei diritti dell’uomo; scrive interrogazioni di fuoco sugli scontri di Rosarno, sull’emergenza rifiuti in Campania, sull’incompatibilità dello scudo fiscale rispetto alla normativa europea e addirittura sul mancato rispetto della cosiddetta «direttiva Seveso» nella costruzione del rigassificatore di Trieste. Ma ci sono poche tracce di interventi sul controllo dei bilanci, dove l’hanno collocato al vertice. Forse perché considera l’Europarlamento una discreta mangiatoia da cui (del tutto lecitamente) si può attingere anche l’affitto di un jet privato. Certo, non è un uso illecito di fondi europei come quello che denunciò solerte, divenendo un personaggio. Ma è quantomeno una caduta di stile che - guarda tu come la storia si ripete - fa forse il paio con la Mercedes di Tonino Di Pietro. Un Pantalone che paga, lo si trova sempre. No?
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La Corte dei Conti, come è noto da prima dell’estate, sta conducendo un’istruttoria sui finanziamenti pubblici – adesso di chiamano rimborsi – che l’Italia dei Valori da molti anni percepisce con modalità quantomeno singolari.
E’ un gioco di scatole molisane: in sostanza il partito è sempre stato affiancato da un’altra e diversa associazione costituita da Di Pietro (Presidente) e dall’amica Silvana Mura (tesoriera) e dalla moglie Susanna Mazzoleni (segretaria) nel cui consiglio si poteva accedere solo con il consenso dello stesso Presidente (Di Pietro) il quale si è sempre intascato tutti i soldi e ha deciso come e quando usarli; solamente l’associazione è un soggetto giuridico con tanto di codice fiscale, il partito formalmente era e resta una scatola vuota con facoltà di gestire in termini amministrativi i soldi eventualmente calati dall’alto, ma senza poter dire una parola al riguardo.
In pratica Di Pietro è presidente a vita di questa associazione parallela e gli iscritti al partito non possono sfiduciarlo, non esistono organi di controllo neppure sul bilancio (quindi su entrate e uscite per milioni di euro) e insomma non c’è collegamento diretto tra il partito e l’associazione che lo gestisce economicamente e politicamente: tranne nel fatto che Di Pietro è padrone di entrambi. E’ qualcosa che non si mai visto in nessun paese del mondo e la Corte vuole appunto vederci chiaro, visto che le varie gestioni dei soldi paiono inestricabili.

In uno sforzo di distinzione delle diverse spese, abbiamo infatti:
1) il pubblico partito dell’Italia dei Valori;
2) i pubblici affari dell’Italia dei Valori;
3) gli affari privati dell’associazione Italia dei Valori;
4) gli affari privatissimi di Antonio Di Pietro e della sua famiglia che a sua volta, con Cristiano e Susanna, milita rispettivamente nel partito e nell’associazione Italia dei Valori. Ed ecco: in questo intreccio si muove una quantità di affari immobiliari da conturbare un enigmista.
All’associazione blindata che gestisce i soldi, e al partito scatola vuota, Di Pietro ha pensato infatti di aggiungere un terzo soggetto: la società An.To.Cri., una Srl con a capo ovviamente se stesso e come socia sempre Silvana Mura, e però stavolta, come secondo socio, la novità: non sua moglie, ma il marito di Silvana Mura o convivente che sia. Oggetto sociale della Srl: acquisti immobiliari a raffica in un incrocio continuo col partito e con l’associazione. Per capire di che cosa si sta parlando c’è solo da azzardare un riepilogo di tutta l’impressionante sequenza partitica e societaria e personale e familiare e immobiliare dell’uomo che seguita, ancor oggi, a sventolare il vessillo del conflitto d’interessi e della lotta alle commistioni tra politica e affari. Il lavoro di ricostruzione catastale è stato curato da Giulio Sansevero dal luglio 2008 all’aprile 2009.
Segue cronologia.– Antonio Di Pietro nel 1999 acquista due appartamenti tra loro adiacenti a Busto Arsizio – diverranno uno solo – per complessivi 370 metri quadri. Costo: 845.166.000 lire. Di Pietro ha sostenuto37 di averli rivenduti nel 2004 per 655.533,46 euro.

– Antonio Di Pietro, nello stesso anno, 1999, acquista un bilocale a Bruxelles di 80 metri quadri. Costo: 204 milioni di lire.

– Antonio Di Pietro il 3 gennaio 2002 acquista un appartamento a Roma, in via Merulana, di 180 metri quadri. Costo: circa 400.000 euro. È dove vive durante i soggiorni romani. Il 18 novembre 2002 risulta emessa una fattura di 7200 euro relativa a «Lavori per vostro ordine e conto svolti nella sede sociale di via Merulana 99 Roma, imbiancatura e stuccatura pareti, riparazione idraulica». La fattura non è intestata a Di Pietro, ma a «Italia dei Valori, via Milano 14, Busto Arsizio, Varese». È la vecchia sede del partito. Di Pietro ha sostenuto su «Libero» il 9 gennaio scorso: «A Roma sono proprietario dell’appartamento di via Merulana ove abito quando mi reco lì per ragioni legate al mio lavoro di parlamentare. L’ho comprato prima dei rimborsi elettorali, nel 2001, per 800 milioni di vecchie lire». Ha sbagliato l’anno: l’acquisto è del 2002, quando già percepiva gli odiati rimborsi elettorali.

– Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, il 19 marzo 2003 acquista o diviene proprietario con sua moglie Lara Di Pietro – è il cognome da nubile, si chiama Di Pietro anche lei – di un attico di 173 metri quadri a Montenero di Bisaccia. Costo: circa 200.000 euro. Antonio Di Pietro ha sostenuto che suo figlio l’ha acquistato grazie alla vendita di un immobile posseduto a Curno, ma dell’operazione, così come descritta, non risulta per ora traccia catastale.

– Antonio Di Pietro il 28 marzo 2003 acquista un appartamento a Bergamo in via dei Partigiani, in pieno centro, di 190 metri quadri. Nello stesso giorno la moglie Susanna Mazzoleni compra un monolocale di 48 metri situato sullo stesso piano. A ciò si aggiungono due cantine e un garage. Costo stimato: tra i 700 e gli 800.000 euro.

– Antonio Di Pietro il 1° aprile 2003 costituisce la società Srl An.To. Cri. (dalle iniziali dei suoi tre figli Anna, Toto e Cristiano) con sede a Bergamo in via Ghislanzoni. Capitale versato: 50.000 euro. Socio unico: Antonio Di Pietro. L’anno dopo, nel 2004, si aggiungeranno i consiglieri Silvana Mura e Claudio Belotti, uomo di lei. Obiettivo non dichiarato: gestione immobiliare. Di Pietro è quindi a capo dell’associazione privata Italia dei Valori, del partito Italia dei Valori e di questa società di gestione immobiliare. Silvana Mura lo segue a ruota.

– Antonio Di Pietro il 24 luglio 2004 manda a casa il socio Mario Di Domenico dall’associazione privata Italia dei Valori e lo sostituisce con la moglie Susanna Mazzoleni. A gestire l’intero finanziamento pubblico del partito Italia dei Valori sono quindi i coniugi più Silvana Mura. Si parla di rimborsi per 250.000 euro nel 2001, 2 milioni nel 2002, 400.000 euro all’anno dal 2001 al 2005 e 10.726.000 euro nel 2006. Quasi 20 milioni di euro totali aggiornati all’anno 2007.

– La An.To.Cri. (cioè Di Pietro, Mura e compagno) il 20 aprile 2004 acquista un appartamento a Milano, in via Felice Casati, di 188 metri quadri. Costo: 614.500 euro. Subito dopo l’acquisto, la società affitta l’appartamento al partito dell’Italia dei Valori per 2800 euro al mese, cifra che va a coprire e superare la rata mensile del mutuo che intanto è stato acceso dalla stessa An.To.Cri. Antonio Di Pietro cioè affitta ad Antonio Di Pietro e Silvana Mura versa soldi a Silvana Mura: i soldi sono sempre quelli del finanziamento pubblico. In concreto significa che Di Pietro, cioè la An.To.Cri., con il denaro pubblico del partito, cioè dei contribuenti, compra casa per sé.

– La An.To.Cri. il 7 giugno 2005 acquista un appartamento a Roma, in via Principe Eugenio, di 235 metri quadri. Costo: 1.045.000 euro. Subito dopo la società ripete l’operazione milanese: affitta l’appartamento al partito per 54.000 euro annui, che coprono il mutuo acceso nel frattempo. Di Pietro acquista e affitta a se stesso: ma con soldi pubblici. In seguito di articoli di stampa e interpellanze parlamentari che scopriranno l’altarino, Di Pietro nel 2007 deciderà di vendere l’immobile a 1.115.000 euro. Il giochino però continua tranquillamente per l’appartamento milanese di via Casati. A tutt’oggi.

– Susanna Mazzoleni il 23 dicembre 2005 acquista un appartamento di metratura imprecisata a Bergamo in via del Pradello, in centro.
Nello stesso giorno e nella stessa città e nello stesso stabile acquista un appartamento di 90 metri. Costo complessivo: 400 o 500.000 euro.

– Antonio Di Pietro il 16 marzo 2006 acquista un appartamento di 178 metri quadri a Bergamo, in centro, in via Antonio Locatelli. Costo: 261.661 euro, un incredibile affare regalato dalla cartolarizzazione degli immobili dell’Inail. L’acquisto in precedenza era stato condotto per conto di Di Pietro dal citato Claudio Belotti, il citato compagno di Silvana Mura, e l’aggiudicazione era passata attraverso un ricorso al Tar e un altro al Consiglio di Stato. Anche qui si ripete il giochino: Di Pietro affitta l’appartamento al partito Italia dei Valori, cioè a se stesso, che lo ripaga con soldi pubblici.

– Antonio di Pietro il 6 aprile 2007 acquista una masseria a Montenero di Bisaccia posta di fronte a quella dov’è nato e che pure gli appartiene. Costo comprensivo di 2 ettari di terra: 70.000 euro per l’acquisto e circa 150.000 per la ristrutturazione. Gestisce l’operazione un’immobiliare del posto che si chiama Di Pietro: nessuna parentela, ma il proprietario è stato consigliere provinciale dell’Italia dei Valori.

– Antonio Di Pietro nel 2007 procede alla totale ristrutturazione della masseria di Montenero che il padre Giuseppe gli ha lasciato in eredità negli anni Ottanta. L’ampliamento, sino a 450 metri quadri, prevede una spesa non inferiore ai 300.000 euro. Nella stessa zona, Di Pietro possiede 33 «frazionamenti», ereditati o acquistati da parenti e familiari, per complessivi 16 ettari. I suoi terreni confinano inoltre con quelli che la sorella Concettina ha ricevuto a sua volta in eredità dalla famiglia.
La recente iscrizione di Antonio Di Pietro all’albo degli imprenditori agricoli gli consente, nelle transazioni immobiliari, di scalare le tasse, scendendo dal 20 per cento anche fino all’1.

– Cristiano Di Pietro, figlio di Antonio, nel 2007 acquista due lotti di terreno totalmente edificabile di 700 metri quadri a Montenero di Bisaccia, valutabili in una villa di 500 metri quadri posta su due livelli. Costo del terreno: 150.000 euro.

– Antonio Di Pietro nel 2008 acquista un appartamento a Milano, in piazza Dergano, di 60 metri quadri. Costo: da 250 a 350.000 euro.

– Susanna Mazzoleni, lo ricordiamo per completezza, nel 1985 acquistò una casa con giardino a Curno (Bergamo) in via Lungobrembo. Costo del rudere prima di ristrutturarlo: 38 milioni di lire. La storia di quel rudere – incredibile – la racconteremo un’altra volta.

– Antonio Di Pietro nel 1989, proprio affianco e sempre a Curno in via Lungobrembo, acquistò una villetta a schiera dove visse per qualche tempo suo figlio Cristiano, che in precedenza risultava locatario – irregolare, perché ogni forma di subaffitto era proibita – nel famoso appartamento milanese di via Andegari affittato dal Fondo pensioni Cariplo del socialista inquisito Sergio Radaelli. In una lettera a «Libero», sempre il 9 gennaio 2009, Di Pietro ha precisato che la villetta a schiera di via Lungobrembo è stata «acquistata alla fine degli anni Ottanta e quindi per definizione con soldi non del partito». È vero. I soldi infatti erano dell’inquisito Giancarlo Gorrini (condannato per appropriazione indebita) e corrispondevano al famoso «prestito» di 100 milioni cui si aggiunsero i 100 prestati da Antonio D’Adamo al quale pure Di Pietro si era rivolto parlando dell’acquisto di una casa. Poiché Di Pietro non l’ha scritto, si indica anche il prezzo della villetta: 150 milioni di lire.

Ora: i cosiddetti conti della serva andrebbero sempre evitati. Ci sarebbe da conoscere con maggior precisione i prezzi degli immobili, quelli delle ristrutturazioni, il giochino dei mutui e degli autoaffitti, senza contare ciò che non si conosce: gli acquisti immobiliari sinora ammessi dall’ex magistrato, per capirci, sono parziali e incompleti rispetto a quanto emerso successivamente e riportato nelle righe qui sopra. Ci sarebbe poi da sapere o da chiarire – perché Di Pietro non l’ha chiarito, non ritiene di doverlo fare, benché personaggio pubblico – il suo possibile ruolo di capofamiglia negli acquisti di case e di terreni da parte dei figli e della moglie. Susanna Mazzoleni è un avvocato benestante, ma il figlio Cristiano è un consigliere provinciale che cominciò a comprare case quando aveva lo stipendio di poliziotto. E comunque fare conti nelle tasche altrui comporterebbe anche il conoscere il tenore di vita di un nucleo complessivo che comprende una coppia, tre figli e un’ex moglie.

Pur generica, l’opinione di Di Pietro in merito è stata questa: «Alcuni giocano, altri speculano, altri evadono le tasse e altri ancora girano il mondo o se la godono e si divertono. Io ho preferito e preferisco fare la formichina come mi hanno insegnato i miei genitori». Tuttavia, secondo il il 740 dipietresco dal 1996 a oggi, ha guadagnato in tutto 1 milione di euro netti e ne ha dichiarati circa 200.000 l’anno.
Al milione vanno aggiunti i circa 700.000 euro ottenuti dalle querele che ha sporto (e vinto) nonché 954.317.014 lire (praticamente un miliardo) incassati per una donazione della contessa Malvina Borletti una decina di anni fa: soldi che dovevano servire per attività politiche – espresso desiderio della contessa – ma che Di Pietro utilizzò per comprarci case. Comunque la si metta, alla luce del giro immobiliare di cui sopra, i conti non tornano. Per niente proprio

4) - SALUTO AI DELEGATI (chissà se ci saranno ancora!)

5) - NOTE FINALI
Questo partito-consorteria è stato chiamato in molti modi: italia dei valori bollati,dei bollori,senza valori,degli orrori,dei vapori....ma a questo punto l'unico nome possibile ed adeguato potrebbe solo essere :italia dei fetori.
Il suo padrone,l'analfabeta molisano,ora è alle prese con alcuni altarini scoperti su certi suoi oscuri traffici e maneggi,che non gli procurano certo popolarità,nemmeno tra i suoi seguaci meno impasticcati.Fa eccezione Orlando,che pur di star attaccato allo scoglio come una cozza,gli dice di star tranquillo.Ma il Magnaccione non è così sicuro.
Abbraccia Bersani (che non sa mai dove sta e con chi) e gli fa il piedino.Dialogo:
Ti candido De Luca e tu mi dai una manina per i miei crucci.
Ma non avevi detto di no?
Che c'entra,l'ho detto per far bella figura,capirai che mi frega!
Ma i tuoi che dicono?
i miei ascaretti bevon tutto,non ti preoccupare,sono abituati.
Ok,se lo dici tu,se po' fa'.
Cosentino,dove stai? Ti ricordi che casino han fatto?

sabato 6 febbraio 2010

ANNOZERO E CIAN-CI-MINH

Chissà che il mio Rolex non
sia qui! E speriamo che Armani
non mi veda così!

(dai nostri inviati yoko e ono)
Forte Alamo,4\2\2009
dalla colonna chiagnefotte annozero,ultimo avamposto della libertà..... di minchiate

El borrachon Vauro,invitando i nostri inviati all'osteria prediletta e in preda ad una beata euforia etilica,li ha incitati a partecipare alla solita seduta spiritica assicurando loro che ci sarebbero stati colpi di scena invece del solita soporifera fiction-soap,che addormentava i nostri inviati e pubblico.
A dire il vero,uno scoop eccezionale da condominio c'è stato.Apparizione del fantasma Bocca che farfugliando non si sa ben cosa,ribadiva il suo ormai accertato rimbambimento senile.S'è lanciato da vecchio pirlaman a dar del fascista a tutti,ma è bastato un semplice Ghedini per ricordare all'incauto censore i suoi squallidi trascorsi in camicia nera.Al che, il farfugliatore s'è ritirato in buon ordine nel suo loculo,dopo che Blondie Santoro l'aveva rapidamente salutato.
Tutto qui?Troppo poco,anche per un D'Avanzo e soci.
Si è ripiegato allora sul nuovo eroe guerrigliero Cian-Ci-Minh.Molti ricorderanno il famoso "sentiero Ho-Ci-Minh",reticolo di strade dove passavano gli aiuti ,da stati confinanti ,ai nord-vietnamiti e Vietcong.Il colonnello Blondie Meches Santoro,da settimane sta creando un nuovo "sentiero Cian-Ci-Minh",per far passare ogni tipo di bufala e minchiata in aiuto del Popolo Sinistrato e ai bruscolinares di Totonno er Magnaccione.
In un'aula di tribunale della Trinacria si sta svolgendo un tressette col morto.
Cian-Ci-Minh,riferisce di aver sentito cose da un morto e altre che lo stesso morto aveva sentito da altri morti.Eduardo ne avrebbe tratto una commedia fantastica e Totò una nuova esilarante versione del film "47, morto che parla".
A nessuno viene in mente che il nostro eroe mafioso è indagato per riciclaggio,che sta tentando di salvare il malloppo familiare,frutto di duro e onesto lavoro,e che forse vuol far qualche favore ai picciotti per vivere in pace,dopo le continue retate di galantuomini.Infatti solo ora s'è messo a parlar coi morti.Chissà perche!
Va beh che Pistolin Travaglio (a proposito,la sifaperdir giornalista contessina, te l'ha data o no?),pur di far fuori Papi Santana,arruolerebbe pure Goebbels,spacciandolo per un nuovo compagno pentito.Si è accontentato di Taormina.Già altri chiagnefotte tentano di farlo con Cèline!Figuriamoci!
Per il resto,nulla da segnalare dal fronte popolar-bruscolinaro,se non qualche sillaba del carneade De Magistris che nessuno ricorda e che,da soliti ciapanò politici,tentano di accreditare come nuovo lieder dell'italia dei vapori,dopo che Totonno da eroe sta diventando macchietta.Le disgrazie non arrivan mai da sole.Ah sì,c'era pure Buongiorno Tristezza Ruotolo,che ad ogni intervista,dal tono grave e profondo,pareva annunciare la discesa dello Spirito Santo o una nuova Natività.Meno mesto e triste del solito.Ha tentato,bravo,non ti fermare.
Comunque cari ragazzi del coro (sempre quello),noi continuiamo a sostenervi. Fateci sognare!

Viva il medium Cian-Ci-Minh ,Morgan a San Vittore,la bagna cauda e la nuova collezione Armani!!!

venerdì 5 febbraio 2010

IL PARTITO DEI MUTANTI


moralisti,che palle!


Questa è una breve e abbastanza recente collezione di intrepide imprese di appartenenti alla premiata ditta della darwiniana superiorità morale,vanto e coscienza critica del partito dei bruscolinari, da loro così ben rappresentato.Anche il buon Darwin si sta preoccupando del suo concetto di evoluzione che pare traballare in mezz'Italia.Una specie di virus contagioso,propagatore di un evoluzionismo alla rovescia,di una mutazione antropologica che manda dritto dritto nel cestino una già bruciacchiata icona cartacea, abusivamente messa sugli altari : noi semo er mejo.

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/genova/2010/01/26/AMbqo5JD-indagato_ricandido_vattuone.shtml














mercoledì 3 febbraio 2010

CINZIA,FLAVIO E MORTADELLA

sveglia Romano!

Forse i lettori italiani (e, quindi, anche gli elettori) non hanno capito che quello di Bologna non è per niente uno scandalo sessuale, un sex in the city, un velinagate. Niente di tutto questo. E' una pollopoli, una storia di utilizzo di risorse pubbliche per fini privati. O almeno così pensa una qualsiasi persona intellettualmente normodotata, nel leggere le storie dei burosatrapi della Regione Emilia Romagna (non sono tutti così, certo).
Una buona idea la si può fare in questo articolo di Panorama.
http://blog.panorama.it/italia/2010/02/01/sex-in-the-city-delbono-e-il-cinziagate-in-salsa-bulgara/
Nella versione cartacea della rivista c'è in più un'edificante storia di come i giudici indigeni avessero assolto con troppa fretta le allegre comari di Windsor del Gran Partito di Bologna, prima di essere smentiti da altri giudici esogeni e meno proni al potere.

Ma questa illuminante e piccola storia di provincia non avrà fine se gli italiani del Pd, il Corriere della Sera, gli elettori di Bologna, Bersani, continuano a comportarsi come i De Sade di se stessi. Come è possibile infatti, che subito dopo l'esplosione di uno scandalo invano coperto da omertà alquanto viscide, tutto il mondo progressista italiano si rivolga in ginocchio a Romano Prodi come al futuro sindaco-messia-salvatore di Bologna?Come è possibile che proprio Prodi, colui che ha proposto e imposto Delbono come leader politico di Bologna e dell'Emilia, diventi candidato sindaco del PD? Certo l'originale sarebbe meglio della copia, ma è possibile che i bolognesi votino per Prodi, il mandante politico di Delbono, come se niente fosse successo, come se fossero più ciechi del cieco di Sorrento, sotto la torre degli Asinelli?

ERRANI - Ci si è messo anche il governatore Vasco Errani, questa mattina a RaiNews24: «Se Prodi fosse disponibile - ha detto - sarebbe un segnale di grande amore per questa città». (...)PRESSIONI - Mano a mano che passano le ore, intanto, le pressioni aumentano. La candidatura di Prodi sarebbe «un atto risolutivo» anche per il Pd nazionale, per «il rilancio del Pd e del nostro Paese», secondo la senatrice Pd Mariapia Garavaglia. (Corriere della Sera)

(dalla Pulce di Voltaire)
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il tafazzismo del Pd è ormai cosa accertata.Che sia un gruppo allo sbando,pure.C'è un gruppo dirigente che dovrebbe vincere il premio Masoch,e subito dopo preso a pomodorate.Più che il Pd,Prodi ha certamente un tifoso più eccellente in Debenedetti,vista la sua propensione ad accettar in regalo dall'amico i soldi degli altri.
Ci si mette pure Errani,parla d'amore e intende grana,visti i regali che anche lui sembra fare in famiglia.
Insomma,tutti temono di perder la mangiatoia che in Emilia ha una storia incontrastata lunga di almeno sessantanni.
La Garavaglia poi sta sognando,non ricorda che all'affossamento del Pd ,Prodi molto ci ha messo del suo.Quanto al rilancio del paese,senatrice,è meglio che si dedichi alle parole crociate.

Infine,che la magistratura dorma ,quando non c'è in ballo la lettera B,non è una novità.

martedì 2 febbraio 2010

ULTRACASTA PIAGNONA


La presentazione e le recensioni di "Magistrati. L'ultracasta", saggio di Stefano Livadiotti edito da Bompiani.
Vostro Onore lavora 1.560 ore l’anno, che fanno 4,2 ore al giorno. Ma, quando arriva al vertice della carriera, guadagna quasi il quintuplo degli italiani normali.
Gli esami per le promozioni sono una farsa: li supera il 99,6 per cento dei candidati.
Il Consiglio ha assolto persino il giudice sorpreso con un minorenne nei bagni di un cinema. Secondo la sentenza, costata allo Stato 70 miliardi di lire, era innocente perché tre anni prima aveva sbattuto la testa.
Quella dei giudici e dei pubblici ministeri è la madre di tutte le caste. Uno stato nello stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base a una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l’agenda alla politica.
Un formidabile apparato di potere che, sventolando spesso a sproposito il sacrosanto vessillo dell’indipendenza, e facendo leva sull’immagine dei tanti magistrati-eroi, è riuscito a blindare la cittadella della giustizia, bandendo ogni forma di meritocrazia e conquistando per i propri associati un carnevale di privilegi.
Per la prima volta, cifra per cifra, tutta la scomoda verità sui 9.116 uomini che controllano l’Italia: gli scandalosi meccanismi di carriera, gli stipendi fino all’ultimo centesimo, i ricchi incarichi extragiudiziari, le pensioni d’oro, la scala mobile su misura, gli orari di lavoro, l’incredibile monte-ferie, i benefit dei consiglieri del Csm. E, parola per parola, le segretissime sentenze-burla della Sezione disciplinare, capace di assolvere perfino una toga pedofila
Non c'e' dubbio che il saggio del giornalista Livadiotti costituisca una vera e propria requisitoria contro gli errori e I privilegi della magistratura italiana e non c'e' neppure dubbio alcuno sulla credibilita' delle informazioni contenute nel saggio poiche' sono desunte da fonti attendibili e credibili quali la Banca d'Italia,la Corte dei conti,il Minstero dell'Economia e soprattutto dalle riflessioni di Di Federico e Zanotti.
Il primo dato che merge con nettezza e' il prevalere di un modus operandi autoreferenziale sia nei meccanismi di progressione di carriera-meccanisimi gerontocratici e clienterali-sia nei procedimenti disciplinari nei confronti dei colleghi inadempienti,procedimenti che vengono in realta' erogati spesso per far tacere qualche voce scomoda(Forleo e De Magistris per esempio)e che si risolvono in assoluzioni nonostante la gravita' dei reati.Quanto alla influenza che la casta della magistratura esercita sia sufficiente tenere presente quanto segue:in primo luogo la politica giudiziaria attuata dal Ministero di Giustizia e' di fatto il risultato dell'operato di magistrati e non puo' quindi essere superpartes e in seconda battuta non esiste commissione nella quale non sia presente un rappresentante della magistratura.
Il seconda dato che si palesa e' relativo sia alla lentezza e farraginasita' dei processi-limiti duramnete stigmatizzati gai giudici di Strasburgo-sia alla incapacita' di spendere il denaro erogato dallo stato in modo effiace evitando sprechi e disavanzi di bilancio.
Il terzo dato riguarda la lottizzazione correntenzia presente sia nel Csm sia l'influenza determiante per gli inacrichi direttivi dell'Anm.Il peso insomma del clientelismo e' tale da inficiare la credibilita' della magistratura,assenza di credibilita' che si manifesta-ed e' il terzo dato che emerge- sia nell'accesso alla professione-accesso “che costiutuisce una pagliacciata poiche' la maggior parte dei promossi deve la sua performace al caso”(p.192)-sia nella possibilita' da parte dei magistrati di”mollare il lavoro di tutti I giorni per dedicarsi ad altro pur continuando a ricevere lo stipendio mantendo il posto al caldo”(p.232) .
Superfluo osservare che qualsiasi tentativo di eliminare sprechi e privilegi sia visto come un attentato alla autonomia della magistratura.


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Si consiglia a tutti di leggere questo libro terrificante sullo stato della giustizia italiana,la peggiore d'Europa.Ci sono episodi incredibili di malagiustizia e della protervia di questa casta da ridimensionare sotto ogni aspetto.Dati incontrovertibili che smentiscono i soliti luoghi comuni e bugìe sollevati dall'ANM e dal suo ineffabile segretario Palamara.
LEGGERLO,LEGGERLO,LEGGERLO !

giovedì 28 gennaio 2010

SAVIANO E LA DEMOCRETINERIA INTELLETTUALE

vincenzo consolo


Un altro caso d cretinismo delle guardie rosse di dogmi fasulli,delle s-vergini vestali del nulla,del concilio di trento dell'intellighenzia organica.


"Lo scandalo è nato da una recente intervista a Panorama nella quale Roberto Saviano rivelava di essersi formato «su molti autori riconosciuti della cultura tradizionale e conservatrice». Non una confessione sui generis, ma con nomi e cognomi, scomodi più che mai: «Ernst Jünger, Ezra Pound, Louis Ferdinand Céline, Carl Schmitt». E nemmeno una rivelazione di peccati di gioventù di cui pentirsi, ma una convinzione radicata e rivendicata: «Non mi sogno di rinnegarlo, anzi. Leggo spesso persino Julius Evola...», ribadiva Saviano destando la riprovazione della più sussiegosa classe intellettuale sinistrese. Possibile? Ma quel Saviano lì non era dei nostri? Certo, ma se legge quei libri là dev’essere un pochino anche dei loro. Anche se poi, loro, non lo amano particolarmente magari solo perché porta la barba, l’abito dimesso e rifugge le cravatte.
Nel suo ultimo libro dedicato all’«estinzione degli intellettuali d’Italia», I conformisti (Rizzoli) Pierluigi Battista ha raccontato con un’infinità di esempi il conformismo che affligge gli uomini di cultura di casa nostra. Un conformismo che fa prevalere le logiche dell’appartenenza e dello schieramento sulla circolazione del libero pensiero. E il caso Saviano, per complessità del protagonista e per la rigidità di quelli che sempre Battista chiamerebbe «le sentinelle occhiute dell’ortodossia», si presta alla perfezione a descrivere lo schematismo di cui soffrono anche i nostri migliori intellettuali. Un caso da manuale, insomma.
È accaduto che, sull’onda del successo delle sue produzioni tutte, Einaudi aveva deciso di pubblicare questa primavera nella collana Stile Libero un cofanetto intitolato Orazione civile che, secondo le parole dello stesso Saviano, raccoglie nel libro «storie sconosciute, a volte dimenticate, spesso colpevolmente rimosse. Storie che mappano la mia terra e ne tracciano una geografia diversa da quella ufficiale. A parlare sono le testate locali: titoli e articoli scritti col sangue, che gridano vendetta». Il dvd invece propone l’intero monologo su informazione e criminalità tenuto nella puntata di Che tempo che fa del marzo scorso e un extra inedito di venti minuti. Il tutto nobilitato da prestigiosi interventi tra i quali quello di Vincenzo Consolo, lo scrittore siciliano che proprio di recente aveva annunciato la decisione, stavolta pare davvero definitiva, di abbandonare Milano «città irriconoscibile, centrale della menzogna», per andare a «morire nella mia Isola». Ebbene, letti i nomi degli ascendenti letterari di Saviano, a Consolo si devono essere rimescolate le viscere. Céline e Pound, Jünger e Evola sono troppo indigesti, ostacoli insormontabili.Alla sentinella dell’ortodossia forse era sfuggito che già un paio d’anni fa Saviano aveva pronunciato quei nomi in un famoso colloquio con Alessandro Piperno sul Corriere della Sera. E però stavolta era difficile non accorgersene: Saviano non è editorialista di Repubblica, firmatario di appelli in difesa della Costituzione carta sacra e inviolabile, frequentatore dei talk show più patinati? E allora, al diavolo le sue perversioni letterarie di gioventù. E addio intervento per il cofanetto di Stile Libero. Il bipolarismo culturale non ammette eccezioni, come si permette Saviano di attraversare il Muro di Berlino della letteratura senza avvertire prima?Alla Einaudi si trovano conferme della mancata partecipazione di Consolo. «Il libro uscirà ai primi di marzo con gli interventi di Walter Siti, Aldo Grasso, Benedetta Tobagi e del semiologo Paolo Fabbri», risponde Severino Cesari, uno dei due responsabili di Stile Libero. «Abbiamo fatto tutto un po’ in corsa e siamo soddisfatti anche quando attorno a un’iniziativa si discute. Tra Consolo e Saviano c’è un rapporto personale e noi rispettiamo le scelte di chi decide di non partecipare».
(maurizio caverzan)
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Consolo si è rifiutato di partecipare;tra le altre cose,forse voleva essere citato pure lui da Saviano,come uno dei suoi maestri.Tutti sanno che Consolo vale più di Celine e di Pound,diamine! Più che sentinelle occhiute dell'ortodossia,questi intellettuali cortilizi son sentinelle cieche del nulla,e che Consolo voglia abbandonare Milano e morire nella propeia isola,non ce ne frega proprio nulla.Che poi chiami questa città "centrale della menzogna",dimostra che questi vecchi arnesi,sempre più rancorosi e fuori di testa,sentono prossima la dipartita.Hanno ragione i fratelli Coen : non è un paese per vecchi.

mercoledì 27 gennaio 2010

LA RAZZA INFERIORE

l'anello mancante


Ieri sera a Ballarò e a otto e mezzo,è andata in scena la fiction degli ipocriti.L'anello mancante,rosy bindi,ha detto che in Puglia è stata una vittoria del Pd,dimenticando che le aquile della segreteria,lei compresa, avevano candidato Boccia.Che le primarie,che nessuno voleva,sono un segno della democrazia popolare.Peccato che sian stati costretti a farle.Lo stesso Vendola presente,buttava acqua sul fuoco,dicendo anche lui le stesse cose,dimenticando che han fatto di tutto per buttarlo fuori.Mancava il mago Casanova per continuare l'opera tartufesca di illusionismo dei peones,che applaudivano a comando.Peccato che tutte queste belle minchiate siano contrarie a tutti i commenti politici più autorevoli,che la pensano in altro modo.Bella questa trasmissione imparziale,tutta spostata da una parte ,conduttore Floris compreso,che ha sempre stampato in faccia un risolino idiota da primo della classe,come a dire: avete visto come son bravo a mettere in difficoltà i berlusconiani.Salvo poi passare ad altro quando le cose si fanno complicate e magari un terzo lo sconfessa.Allora fa il mescolino,un po' smarrito,come un bambino colto con le dita nella marmellata.Poi si lamentano di Minzolini e Vespa! Sono pochi,troppo pochi,cento mille Minzolini e Vespa,così potranno lamentarsi davvero,invece di dir cazzate su libertà e democrazia,come fanno ora.
Tecnica vecchia,che usava anche la DDR,chiamandosi repubblica democratica.Sì,del menga!
A otto e mezzo (altra trasmissione filoberlusconiana),la Gruber intervistava il rubagalline del sindaco di Bologna dimissionario Delbono,definito dagli sciagurati sopradetti un nobile galantuomo,dimenticando che è stato costretto a dimettersi prima che l'analfabeta di pietro,arrivato subito a Bologna,lo chiedesse lui.Di nobile non c'è nulla,e anche la vicenda è degna delle peggiori farse di Totò.Roba da squallide mezzecalzette,nulla di grande,tutto di ridicolo e patetico.Questo è il buongoverno di Bologna,modello Pd.Bella accoppiata con Marrazzo.Almeno qui si tratta di topa e non di trans,unico punto a favore di un sindaco da cortile,sponsorizzato dal pretone Prodi,altro campione di tartufismo gesuitico..
Non insisto,dato che tutti ormai conoscono i particolari di questa farsa e di quell'altra in Puglia.
Dove è andata a finire l'altra bufala della superiorità morale? Da nessuna parte,non c'è mai stata.
Anzi,a dir il vero,questi catto-sinistrati sembrano ormai una razza inferiore,evoluzione Neanderthal,che si pensava senza discendenti.
E questi voglion governare l'Italia? Non riescon nemmeno a governarsi loro! Forse una bocciofila,modello ideale bersaniano.Ma per favore,molto meglio il mio fruttivendolo, è più furbo ,capace e non ipocrita come tutta questa gentaglia!

martedì 26 gennaio 2010

D'ALEMA,BERSANI STRATEGHI CONDOMINIALI




Complimenti vivissimi ai dirigenti dilettanti del Pd per l'acuta visione della realtà pugliese e per una nuova edizione del centralismo democratico che ha portato alla vittoria non desiderata di Vendola.Naturalmente,come suo solito,l'intelligente D'Alema ,e il suo scolaro di sventura Bersani,ha toppato per l'ennesima volta.Il candidato imposto dalle segreteria Pd,Boccia,è stato ridicolizzato dagli elettori e con lui il Pd e le sue aquile politiche.Il che la dice lunga sull'affidare un paese a tali dilettanti politici.Quanto a Casini,usato come merce di scambio,non ha certo fatto la sua brillante figura:forse non ha ancora capito con chi ha a che fare.Li credeva meno rincoglioniti.
Non esiste politico di qualsiasi partito che abbia incassato più cornate e sconfitte di D'Alema e continuano a dire che è intelligente! Forse come velista.

lunedì 25 gennaio 2010

WHY ITALY IS UNDER ATTACK


Guardate questo video e probabilmente si chiariranno molte cose su quanto sta succedendo a Berlusconi,con buona pace di tutte le minchiate sulla liberta,sulla democrazia et similia che vengono giornalmente spacciate da molta stampa italiana ed europea.

La cosa non è nuova e qualche accenno è stato fatto alle diverse motivazioni di quanto sta succedendo in italia,ma mai posta in evidenza e comunque sottovalutata.




domenica 24 gennaio 2010

TRAVAGLIEIDE


-Marco Travaglio condannato a 8 mesi per diffamazione di Previti all’articolo pubblicato dal settimanale L’Espresso il 3 ottobre del 2002 con il titolo: «Patto scellerato tra mafia e Forza Italia>
-Il giudice unico della settima sezione civile del Tribunale di Torino ha stabilito che il giornalista Marco Travaglio dovrà risarcire Fedele Confalonieri e Mediaset s.p.a. per un articolo diffamatorio pubblicato su l'Unità il 16 luglio 2006
Trattasi di condanna definitiva, che si aggiunge alle altre quattro che gli sono state comminate in primo grado (due in sede civile, e due in sede penale).
-Marco Travaglio dovrà risarcire l’ex giudice Filippo Verde, per averlo diffamato nel libro “Il manuale del perfetto inquisito”, al cui interno si postula che l’ex magistrato sia stato “più volte inquisito e condannato”. Cosa non vera: Filippo Verde non ha mai riportato condanne.
-Ad “Anno Zero” su Raidue, la stessa trasmissione dove qualche mese fa disse più o meno così: “Non sono un condannato, ma un soccombente (sic!).'A Ma' facce ride!
-Altre condanne poi le ha evitate umiliandosi pubblicamente, come è successo con Antonio Socci. Prima lezione: prostrarsi e chiedere scusa

- Nel 2000 è stato condannato in sede civile,dopo essere stato citato in giudizio da Cesare Previti a causa di un articolo sull'Indipendente, al risarcimento del danno quantificato in 79 milioni di lire.[
- Il 4 giugno 2004 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile a un totale di 85.000 euro (più 31.000 euro di spese processuali) per un errore di omonimia contenuto nel libro «La Repubblica delle banane» scritto assieme a Peter Gomez e pubblicato nel 2001. In esso, a pagina 537, si descriveva «Fallica Giuseppe detto Pippo, neo deputato Forza Italia in Sicilia», «Commerciante palermitano, braccio destro di Gianfranco Miccicché... condannato dal Tribunale di Milano a 15 mesi per false fatture di Publitalia. E subito promosso deputato nel collegio di Palermo Settecannoli». L'errore era poi stato trasposto anche su L'Espresso, il Venerdì di Repubblica e La Rinascita della Sinistra, per cui la condanna in solido, oltreché la Editori Riuniti, è stata estesa anche al gruppo Editoriale L’Espresso.
- Il 5 aprile 2005 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile, assieme all'allora direttore dell'Unità Furio Colombo, al pagamento di 12.000 euro più 4.000 di spese processuali a Fedele Confalonieri (Mediaset) dopo averne associato il nome ad alcune indagini per ricettazione e riciclaggio, reati per i quali, invece, non era
risultato inquisito.
- Il 20 febbraio 2008 il Tribunale di Torino in sede civile lo ha condannato a risarcire Fedele Confalonieri e Mediaset con 26.000 euro, a causa dell'articolo "Piazzale Loreto? Magari" pubblicato nella rubrica Uliwood Party su l'Unità il 16 luglio 2006. La sentenza è di primo grado e Travaglio ha dichiarato di stare preparando l'appello.[
- Nel giugno 2008 è stato condannato dal Tribunale di Roma in sede civile, assieme al direttore dell'Unità Antonio Padellaro e a Nuova Iniziativa Editoriale, al pagamento di 12.000 euro più 6.000 di spese processuali per aver descritto la giornalista del TG1 Susanna Petruni come personaggio servile verso il potere e parziale nei suoi resoconti politici: «La pubblicazione», si leggeva nella sentenza, «difetta del requisito della continenza espressiva e pertanto ha contenuto diffamatorio».
- Nel gennaio 2010 la Corte d'Appello penale di Roma lo ha condannato a 1000 euro di multa per il reato di diffamazione aggravato dall'uso del mezzo della stampa, ai danni di Cesare Previti[. Il reato, secondo il giudice monocratico, sarebbe stato commesso mediante l'articolo Patto scellerato tra mafia e Forza Italia pubblicato sull'Espresso il 3 ottobre 2002.] La sentenza d'appello riforma la condanna dell'ottobre 2009 in primo grado inflitta al giornalista ad 8 mesi di reclusione e 100 euro di multa]. In sede civile, a causa del predetto reato, Travaglio era stato condannato in primo grado, in solido con l'allora direttore della rivista Daniela Hamaui, al pagamento di 20.000 euro a titolo di risarcimento del danno in favore della vittima del reato, Cesare Previti[
- Il 28 aprile 2009 è stato condannato in primo grado dal Tribunale penale di Roma per il reato di diffamazione ai danni dell'allora direttore di Raiuno, Fabrizio Del Noce, perpetrato mediante un articolo pubblicato su L'Unità dell'11 maggio 2007.
- Il 21 ottobre 2009 è stato condannato in Cassazione (Terza sezione civile, sentenza 22190) al risarcimento di 5.000 euro nei confronti del giudice Filippo Verde che era stato definito "più volte inquisito e condannato" nel libro Il manuale del perfetto inquisito, affermazioni giudicate diffamatorie dalla Corte in quanto riferite "in maniera incompleta e sostanzialmente alterata" visto il "mancato riferimento alla sentenza di prescrizione o, comunque, la mancata puntualizzazione del carattere non definitivo della sentenza di condanna, suscitando nel lettore l'idea che la condanna fosse definitiva (se non addirittura l'idea di una pluralità di condanne)".
- Dal 2004 è stato oggetto di un procedimento penale per il reato di diffamazione aggravata dal mezzo della stampa, a seguito degli articoli M'illumino d'incenso e Zitti e Vespa, pubblicati sul quotidiano l'Unità nei giorni 12 marzo e 6 maggio di quello stesso anno. Il procedimento ai danni del giornalista si è concluso nel 2008 dopo che la persona offesa, il giornalista Antonio Socci, ha deciso di rimettere la querela a seguito delle scuse pubbliche di Travaglio.


Insomma,lui dice che è incensurato......anche Berlusconi però!

sabato 23 gennaio 2010

ANNOZERO CHIAGNEFOTTE KAPUTT


Accertato.Forte Alamo è caduto per la stanchezza dei combattenti,costretti ad un teatrino noioso oltremisura.
Con l' Auditel, che certifica i dati di ascolto delle trasmissioni, si e' scoperto che molto famigliole usano Annozero come sonnifero . Solita solfa soporifera e ormai stucchevole.
In effetti da oltre un decennio le trasmissioni di un bollito e appesantito Santoro,pur anche con il neo compagno Travaglio, sono cosi' monocordi da essere diventate una nenia per bambini,una ninna nanna.Si prometton sfracelli,scoops straordinari,ma poi va sempre a finire che Berlusconi è il capo della mafia.Anche la famiglia Adams di Grillomoscio e le truppe cammellate dell'analfabeta molisano,nonostante il riflesso pavloviano,si addormentano pure loro.
Seppelliti nottetempo.
Ieri,ci hanno detto,c'era il professor dei matti Paolo Flores d'Arcais , con magnetici occhi da impasticcato, che non ha smentito il filo propagandistico dei chiagnefotte.
Dagli a B. Avanti con i soliti avvisi di garanzia. Magistrati tutti bravi eroi e martiri,tranne il 90% di gaglioffi come disse Montanelli. Solito pubblico (sic!) acefalo,scelto dopo provini accurati, prezzolato, gaudente e plaudente ad ogni insulto contro B. e centrodestra con araldi d'opposizione riscelti su misura,mansueti e ragionevoli.Ma perchè non Sgarbi,staremmo almeno svegli!
Sermoni da ciceruacchio de noantri del Travaglio, sempre piu' irritabile perchè la contessina non gliela da.. e così via nel banal dormiente.
Noia mortale,tanto che i nostri famosi inviati Yoko e Ono si son rifiutati di fornirci stanche cronache e se ne sono andati da Chiambretti Night,trasmissione senz''altro più viva,gradevole e veritiera.

Ci dispiace un po' di non rivedere più la faccia allegra di Ruotolo,detto "buongiorno tristezza" e quella rosso avvinazzatta del Borrachon Vauro,notevole conoscitore di osterie e vari tipi di chianti
.Ma non si può aver tutto dalla vita,ci basta annozero così com'è,noioso serbatoio di voti del cavaliere.
Loro poverini,che portan pure sfiga ai sinistrati,non se ne accorgono d'aver rotto i coglioni anche ai metalmeccanici e cassintegrati, credon d'essere le oche del campidoglio che svegliano i romani alla battaglia contro i barbari invasori.
Ma questi se son tutti addormiti a li sermoni.
Chissà,se ci terranno svegli,manderemo ancora inviati,altrimenti si vedano da soli.