sabato 22 novembre 2014

MORETTILAQUALUNQUE....MENO PILU PER TUTTI....

Bisogna dire che in mezzo a tante disgrazie,le quote rosa pirla renziane sono una fonte inesauribile di comicità e grottesco fantozziano che non ha eguali nella storia del cabarettismo politico italiano.

Picierno,Serracchiani,De Micheli,Madia,Boschi,Pinotti .....un gruppo formidabile di amazzoni della risata...!

Ma il vertice da guinness spetta sicuramente ad Alessandra Moretti che, dopo aver attraversato tutte le parrocchie possibili,è approdata alla corte del Pentolaio con intenzioni bellicose: vuol diventare Gauleiter del Veneto,e come possibile governatrice ha esposto al mondo il suo programma.

«Noi politiche dallo stile Ladylike: dall’estetista una volta a settimana” Certifica lo stile renziano “ladylike, che deve piacere” e pone il primo mattone del suo programma politico.
Estetisti,siete avvisati.....anche per voi si aprono nuove opportunità....

“Noi,brave, intelligenti e belle,Noi politiche dallo stile Ladylike,per fortuna! 
(parla a nome della categoria....che minchia sarà poi lo stile ladylike?)
È cambiato il mondo, è cambiata la politica! Il suo (la Bindi) era uno stile che mortificava la bellezza. Perché una si deve mortificare? Io invece ho deciso di andare dall’estetista ogni settimana (la Bindi ha mortificato la bellezza... certo però che tu con l'intelligenza sei stata più spietata..)

"Cosa faccio dall’estetista? Qualsiasi cosa. Mi prendo cura di me. Mi faccio le meches, mi faccio la tinta,la ceretta… Poi… non entriamo in altri particolari (ride, lasciando intuire trattamenti più intimi). Vado a correre: accompagno i miei figli di corsa la mattina, loro in bici e io di corsa” (e il guinzaglio...?)
Sono anche una bravissima cantante, peraltro. Insieme a tutte le altre cose che faccio splendidamente… Cucinare? Bravissima. Gli spaghetti al pomodoro… sono fantastica… guarda che cucinare gli spaghetti al pomodoro non sono da tutti…..io ci metto passione...! "
(Campari Red Passion)
Sono bella, brava e preparata.  (AAA offresi....E un "69 da sballo",no? Dove abita questa? )

La Moretti è l'ex portavoce di Bersani ....pare sia ricordata per una particolare proposta politica: il paragone tra Bersani e Cary Grant .Ora mi spiego l'ictus.

“Perché come devo venire, con i peli, i capelli bianchi?
Finalmente la politica cambiata.....La Moretti affronta i problemi veri: i peli superflui.
Ecco svelati i segreti per una buona politica,....meno pilu per tutti...
Almeno Cettolaqualunque prometteva più pilu de fregna per tutti...!
Nuove frontiere della depilazione by Moretti Electronics
La politica è finalmente cambiata...già... La Moretti affronta i problemi veri: i peli superflui.
Ma perchè raccontare delle nuove riforme, di come pensa di governare una regione importante come il Veneto.  Tutta roba superata...il programma è “ceretta per tutti e meno pilu per tutti”

Oltre al Pentolaio,si sentiva la mancanza di un'altra simile spara cazzate: la Moretti ha capito che per governare ci vuole un estetista.
Diceva che ‘il Pd deve mandare i migliori in Europa’ e ora, giusto perché l’Europa non deve essere utilizzata come un autobus, punta alla Regione Veneto...
Poco importa che 230 mila persone l'abbiano eletta a Bruxelles . Gli elettori capiranno"
Ma certo...i piddioti sono famosi per capire e trangugiare ogni contrordine compagni......

Qui la strepitosa performance...comica di razza.....!!!

http://mattinopadova.gelocal.it/regione/2014/11/20/news/moretti-dall-estetista-tutte-le-settimane-1.10346138

Certo,siamo anni luce oltre la storica battuta di Berlusconi alla Bindi, “più bella che intelligente”, che tanto indignò i piddioti.....era solo una battuta, più o meno riuscita, ma questa ce crede veramente alle sue cazzate..!...è una cosa seria...una grande soubrette da Ambra Jovinelli....Petrolini l'avrebbe subito ingaggiata..!.
Povero Giletti....pare sia il suo ganzo...

Poi arriva il filosofo Cacciari...e allarga le braccia sconsolato...«Che cazzo dice? Un'intervista orribile, ha detto una sciocchezza....E' la politica che è allo sbraco,è un crollo etico-estetico-culturale, la Moretti ne è il sintomo"...bravo Massimo...che poi però aggiunge "se sarà il candidato del centrosinistra la voterò"
Non male come filosofia....! The cazzeggio peones must go on....

giovedì 20 novembre 2014

TTIP,L'ENNESIMA GRANDE TRUFFA



Abbiamo già parlato diverse volte della sciagura TTIP in generale,ma riteniamo utile pubblicare alcuni stralci significativi dell'articolo del Prof.Alberto Bagnai che esamina questo trattato dal punto di vista squisitamente economico.....senza che però dimentichiamo altri punti di vista (politico,giuridico...) che fanno di questo trattato una vera disgrazia per i popoli europei.
Se l'euro è la fossa,questo Trattato ne è la lastra tombale.
Una ulteriore e qualificata informazione aggiuntiva per i lettori
Leggere con attenzione,please....conclusioni comprese



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TTIP: la storia si ripete

Oggi voglio parlarvi, da economista, e più precisamente da economista applicato, del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership).
Parlare di un trattato commerciale in chiave economica è, lo premetto, una lettura riduttiva, e lo sappiamo benissimo.
Quello che inquieta del TTIP sono alcuni aspetti giuridici, in particolare giurisdizionali, come la possibilità, che abbiamo sentito evocare più volte, per le imprese multinazionali di chiamare in giudizio gli Stati sovrani (?) che non si attengano alle prescrizioni di liberalizzazione del mercato che il trattato promuove (e che si riferiscono, badate bene, non alle barriere tariffarie - cioè ai dazi - ormai in via di definitivo smantellamento nel quadro dell'OMC, ma a quelle non tariffarie, cioè alle normative ambientali, igieniche, di sicurezza alimentare e fisica, ecc.). Insomma, la famosa fiorentina all'ormone della quale sentite ogni tanto parlare sui giornali...

Parlare di un trattato commerciale in chiave economica è quindi riduttivo, ma, come vedrete, indispensabile per cogliere pienamente il carattere truffaldino e antidemocratico dell'operazione in corso, un'operazione che, come solo un economista può aiutarvi a cogliere pienamente, è del tutto isomorfa a quella compiuta col Trattato di Maastricht. Vengono cioè vendute agli elettori come conquiste assodate risultati di studi metodologicamente dubbi, palesemente in conflitto di interessi, i cui risultati vengono proposti orchestrando un falso pluralismo, e dietro ai quali ci sono, ovviamente, i soliti noti........

Il prequel

Come andò con il Trattato di Maastricht lo sapete e comunque ve lo ricordo in l'Italia può farcela (ultimo libro  di imminente uscita del prof.Bagnai). 


Michael Emerson, Jean Pisani-Ferry e Daniel Gros, prezzolati dall'Unione Europea (perdonatemi: "pagati" non è il verbo giusto, anche perché sono morte delle persone, chiaro?), nel loro studio One market, one money, affermarono che:

“a major effect of EMU is that balance of payments constraints will disappear in the way they are experienced in international relations. Private markets will finance all viable borrowers, and saving and investment balances will no longer be constrained at the national level” (Emerson et al., 1990, p. 24) (*) 

Notate la raffinatezza della loro linea di attacco. Studiosi come Kaldor avevano da tempo ammonito che una moneta senza stato avrebbe disintegrato politicamente l'Europa, in particolare perché avrebbe creato squilibri che sarebbe stato necessario rifinanziare attraverso un budget federale.
E allora i tre porcellini che si inventano? L'uovo di Colombo: loro sostenevano che non ci sarebbe mai stato bisogno, per il Nord, di rifinanziare il debito del Sud mediante trasferimenti, perché i mercati finanziari avrebbero prestato solo a chi fosse stato in grado di generare sufficiente reddito da ripagare i debiti (i “viable borrowers”, appunto).
Ritenevano, cioè, i nostri amici, che non sarebbe stato necessario costituire uno Stato europeo, almeno nell’immediato, perché il mercato, che non può sbagliare, avrebbe pensato da sé a trasferire ove necessario i fondi, all’interno della nuova area finanziariamente integrata, senza bisogno di costruire un bilancio federale, e anzi affidando ai bilanci pubblici nazionali il compito di “respond to national and regional shocks through the mechanisms of social security and other policies” (**).
Non ci sarebbe quindi mai stata una crisi di debito estero all'interno dell'Unione Monetaria (tesi che alcuni economisti ancora oggi sostengono - vedi Boldrin - ma che è sconfessata dai fatti e dall'interpretazione della stessa Bce).

Infatti, che le cose non siano andate come Pisani-Ferry sosteneva (e Boldrin sostiene), ce lo ha spiegato Constâncio(2013) - http://vocidallestero.blogspot.it/2013/06/la-bce-scopre-che-il-problema-e-la.html -  (ma anche De Grauwe 1998 - http://politicaeconomiablog.blogspot.it/2012/05/il-de-grauwe-moment-una-previsione.html - );
prima che i tre porcellini si esprimessero, come sarebbero andate le cosa lo avevano chiarito Thirlwall 1991 (- http://goofynomics.blogspot.it/2012/07/lunione-monetaria-non-e-la-cura-per-i.html ), e subito dopo Feldstein 1992 ( http://www.nber.org/feldstein/economistmf.pdf ), e decenni prima Kaldor 1971 e Meade 1957. 
Se siamo nei guai è proprio per colpa degli errori dei mercati finanziari privati, che hanno accumulato insostenibili debiti esteri all’interno dell’Eurozona.
Quindi i tre porcellini mentivano sapendo di mentire, perché erano pagati per mentire.

l percorso è sempre quello: da Pangloss ("tutto va per il meglio nel migliore dei mercati possibili") a Eichmann ("non sapevo, eseguivo gli ordini"), con biglietto di andata e ritorno, perché in mancanza dei drastici rimedi adottati dal governo israeliano nel caso in specie gli illustri colleghi rimangono disponibili ad appoggiare il progetto successivo.
Ma le "incognite" delle quali parla Pisani-Ferry tutto erano fuorché "incognite": i rischi dell'Unione Monetaria erano stati denunciati dalla letteratura accademica e divulgati sulle più importanti testate finanziarie internazionali.
Quindi "io non sapevo" meriterebbe il trattamento che ha avuto in altri tribunali, ma passons. Noi siamo per la non violenza, cioè per subire la violenza, non per esercitarla, perché gli altri, come vedete, tanti scrupoli purtroppo non se li fanno.

Il sequel

E oggi? Come vanno oggi le cose, con il TTIP? Nello stesso identico modo.
Ci vengono proposte come verità oggettive i risultati di studi basati su una cieca fede nella capacità autoequilibrante del mercato, studi dei quali fin da ora è possibile sconfessare gli errori metodologici, ma, attenzione: gli studi vengono a valle di decisioni politiche già prese (come fu per One market, one money)...
Ci aiuta a orientarci un recente studio di Jeronim Capaldo, The Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership: European Disintegration, Unemployment and Instability.
http://ase.tufts.edu/gdae/policy_research/TTIP_simulations.html

.....Dunque: il copione è sempre il solito. Esattamente come in One market, one money:

1) vengono proposti come vantaggi certi e determinanti dei vantaggi aleatori ed irrisori;
2) non vengono quantificati i potenziali svantaggi;
3) i metodi di analisi adottati si basano su una anacronistica fiducia nel mercato.

Le tre caratteristiche sono ovviamente connesse. Nel caso del TTIP si aggiunge ad esse una quarta, simpatica caratteristica:

4) l'impianto del progetto è intrinsecamente contraddittorio con il progetto europeo.

Vediamo un po' perché

Vantaggi irrisori

Cominciamo dal primo punto. Come ricorderete, One market, one money quantificava il risparmio di costi di transazione (commissioni su cambi) determinato dall'Unione monetaria in uno 0.4% del Pil, che si sarebbe evidentemente verificato una tantum. Voglio cioè dire che in un singolo anno l'abolizione di questi costi avrebbe fatto crescere il Pil dello 0.4% in più. Ma una volta aboliti i costi, i costi non ci sarebbero più stati (per definizione), e quindi già dall'anno successivo non si sarebbero avuti ulteriori effetti. Ve lo spiego in un altro modo: nell'anno dell'introduzione della moneta unica avremmo avuto 0.4 punti percentuali di crescita in più, negli anni successivi no. Chiaro?

Ovviamente Eichengreen ci si fece una bella risata sopra: "Ma come vi viene in mente di affrontare un progetto così incerto a fronte di un beneficio così irrisorio?".
Ma se sa, signora mia, la ggente so tanto tanto 'nvidiosi, gli americani c'hanno paura che je rubbamo er monopolio de 'a moneta...(discorsi da comare che oggi si sentono solo in certi seminari...)

Oggi non va tanto meglio. Lo studio leader per la valutazione dei benefici economici del TTIP è quello del CEPR (Centre for Economic Policy Research): Reducing Transatlantic Barriers for Trade  
http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2013/march/tradoc_150737.pdf

Come nota Jere, le conclusioni di questo studio sono presentate dalla Commissione come fatti, e allora, da bravi europei, facciamo così anche noi. La Table 2 dello studio di Jere riporta una valutazione comparativa dell'impatto sul Pil europeo nel 2027 (fra 13 anni).
Il CEPR (che verosimilmente è quello che ha preso più soldi dalla Commissione) è il più ottimista. In caso di realizzazione di una "full FTA" (Free Trade Area, zona di libero scambio, con pieno abbattimento delle barriere interne, ma mantenimento di barriere tariffarie differenziate verso i paesi terzi - cioè gli Usa potrebbero adottare verso la Cina dazi diversi dall'Europa, in pratica), bene, in questo caso estremamente favorevole, il beneficio sarebbe immenso: lo 0.48% in più del Pil spalmato su 13 anni (cioè un aumento del tasso di crescita medio europeo dello 0.03% l'anno circa)!

Dice: ma che mme stai a pijà per culo? No, no, sto leggendo la Table 16 a p. 46 dello studio del CEPR. Quindi, pensate, se adottassimo il TTIP subito, con un colpo di bacchetta magica, l'anno prossimo la crescita europea sarebbe non del previsto 1.35%, ma, udite udite, dell'1.38%.

Sono i dettagli a fare la delizia dell'intenditore, e questi dettagli potete leggerli solo qui!

Ora, per carità, io capisco di non poter impedire alla maggior parte di voi di adottare toni barricaderi e piazzaleloretisti. Quindi ragliare "multinazzzzionali bbbbrutte, lobby cattive, attentato alla costituzzzzione" è, come dire, la soluzione naturale che si presenta a molti di voi, e, fra l'altro, è un approccio giustificatissimo: dietro questo autentico attentato alla nostra costituzione c'è in effetti il potere di lobbing delle multinazionali, che di fatto agiscono nel loro, certo non nel nostro interesse.

Ma che sorpresa, eh?

A me però, invece di questo segreto di Pulcinella (che strano! I ricchi e potenti comandano nel loro interesse e comprano i politici per farsi i fatti propri! Chi lo avrebbe mai detto?) sembra molto più sorprendente, divertente e dirompente andare a leggere sui documenti ufficiali in base a quali pretesi vantaggi questo attentato ai nostri diritti viene perpetrato. Ci stanno vendendo per una cosa che dal punto di vista statistico è del tutto insignificante. A questo punto chi vuole piazzaleloreteggiare alzerà i toni, sbraiterà, si raccoglierà sotto la bandiera della rivolta.....

Chi invece vuole vincere una battaglia di democrazia andrà avanti con la lettura e mi aiuterà a portare questo dibattito nelle sedi opportune .

Sintesi: per la seconda volta ci stanno proponendo un progetto che comporta rischi notevoli promettendo un beneficio che perfino ricercatori in conflitto di interessi e distorti in favore del progetto (perché pagati da chi lo propugna) quantificano come irrisorio.


I potenziali svantaggi non vengono quantificati

Veniamo al secondo punto (che poi è connesso al terzo): i potenziali svantaggi non vengono quantificati (punto 2) anche e soprattutto perché l'impianto analitico utilizzato per verificare i vantaggi nega che esistano gli svantaggi, e lo fa sempre per il solito motivo: perché si basa su una cieca fiducia nel mercato (punto 3).

Del caso di One market, one money abbiamo già parlato: l'idea era che non ci sarebbero state crisi finanziarie perché i mercati finanziari non avrebbero potuto sbagliare.

Nel caso delle valutazioni del TTIP, la fiducia nel mercato si traduce nel fatto che il modello analitico utilizzato per valutare il progetto è un cosiddetto modello CGE (Computable General Equilibrium).
Due fra i quattro studi che Jere analizza utilizzano proprio lo stesso modello CGE, il GTAP. Il punto è che questi modelli sono basati sul paradigma neoclassico, per cui l'offerta crea la propria domanda, ovvero, in altri termini:

1) tutti i mercati sono riportati perennemente in equilibrio (a meno di frizioni temporanee) dall'aggiustamento dei prezzi relativi, e quindi:

2) tutta la produzione offerta viene anche domandata, e quindi:

2.a) il Pil è determinato da quanto si produce, non da quanto si compra, e
2.b) non c'è disoccupazione.

Abbiamo parlato di alcune implicazioni di questo approccio qui. Ora, nel caso che ci interessa, Jere fa notare che il principale limite di questi modelli consiste nel meccanismo di adattamento alle modifiche normative da essi ipotizzato. Una liberalizzazione del commercio espone alla concorrenza internazionale settori finora protetti, e l'idea è quella darwinista che così i migliori sopravviveranno, e i peggiori andranno a fare altro. I settori più competitivi delle singole economie, quelli che hanno un vantaggio comparato, assorbiranno in tal modo le risorse che si rendono libere negli altri settori, con beneficio di tutti.

Ad esempio: se in Italia la siderurgica non è competitiva, ma l'agroalimentare sì, le acciaierie chiudono e gli operai vanno a lavorare la terra. Facile, no? Ma non ditelo agli operai dell'AST...

Ci sono però alcuni problemini evidenziati da Jere:

1) Intanto, perché questo non produca disoccupazione (e quindi spreco di risorse) a livello aggregato, occorre che i settori competitivi si espandano abbastanza da accogliere tutte le risorse (umane e altre) lasciate libere dai settori "sconfitti" dal mercato;

2) inoltre, le risorse di cui trattasi (che poi sono persone) devono essere molto poliedriche! Il modello presuppone, nelle parole di Jere, che un operaio di una catena di montaggio possa riciclarsi istantaneamente come dipendente di una software house (purché sia disposto ad accettare un salario sufficientemente basso).

3) Qui subentra un terzo problemino, che ora comincia ad essere chiaro a tutti. Il meccanismo di aggiustamento basato sulla flessibilità dei salari al ribasso conduce fatalmente a crisi di domanda. Ovviamente un modello nel quale si rappresenta solo l'offerta di questo aspetto non tiene conto. In un modello simile ci sarà sempre piena occupazione: sarà la flessibilità verso il basso del salario a indurre l'imprenditore ad assumere. Il problema, però, è che questo tipo di modello non considera il fatto che i "costi" che la riforma degli scambi internazionali spinge a tagliare (per diventare più competitivi) sono anche i redditi che sostengono la domanda aggregata di beni.

Ci sono poi problemini "minori" (come l'effetto Daverio-Zingales: maggiore esposizione a shock idiosincratici), ma quelli li lasciamo per dopo. Qui occupiamoci degli effetti sull'occupazione.

Lo studio del CEPR è commovente: andate a pagina 71:

"It should be stressed that the model is a long-run model, where sources of employment and unemployment are “structural” (rather than cyclical). In this sense, changes in labour demand are captured through wage changes (in this case rising wages). As wages increase in the experiments, this means a rising demand for labour, so that under a flexible labour supply specification, employment would increase instead."

"Va sottolineato che il modello è un modello di lungo periodo, in cui le fonti di occupazione e disoccupazione sono "strutturali" (piuttosto che cicliche). In questo senso, i cambiamenti nella domanda di lavoro vengono rilevate mediante variazioni dei salari (in questo caso l'aumento dei salari). Come salari aumentano negli esperimenti, questo significa un aumento della domanda di lavoro, in modo che in una specifica offerta di lavoro flessibile, l'occupazione aumenterebbe invece. "

Ovvero: la relazione fra domanda e occupazione (gli effetti ciclici) non ci interessa - il che, considerando che grazie all'euro la recessione durerà una decina di anni, qualche dubbio lo fa sorgere; le variazioni della domanda di lavoro sono segnalate solo da quelle del costo del lavoro: se i salari aumentano, significa che c'è più domanda di lavoro da parte delle imprese, e quindi più occupazione. E quindi? E quindi l'impatto sulla disoccupazione non viene nemmeno misurato, perché la disoccupazione c'è se la domanda di lavoro (da parte delle imprese) è inferiore all'offerta (da parte delle famiglie), e tutto quello che il modello misura non è quanti posti di lavoro verranno creati o distrutti dal TTIP, ma come la forza lavoro (che si suppone sarà tutta occupata) verrà riallocata da un settore all'altro, considerando separatamente gli effetti per gli "skilled" (qualificati) e i "non skilled" (non qualificati). Quindi, ad esempio, la Table 34 dello studio ci dice che nell'UE la quota di lavoratori "skilled" allocati nell'agricoltura aumenterà dello 0.07%, ma non ci dice quanti nuovi posti di lavoro ci saranno in agricoltura.

E va be'...

Qui i problemi sono due. Il primo ve l'ho detto: di posti di lavoro si preferisce non parlarne, et pour cause. Il meccanismo del modello, per i tre punti sopra esposti, può considerare solo effetti riallocativi, sotto l'ipotesi estremamente eroica che la riconversione di un operaio siderurgico in un dentista, o quella di un parrucchiere in un progettista aerospaziale sia istantanea e senza costi.
L'altro aspetto è che la stima dei potenziali benefici in termini di salari (l'idea che i salari crescerebbero) è basata sull'ipotesi che la distribuzione del reddito rimanga costante. Come nota Jere, il CEPR prevede che nel 2027 la famiglia europea media guadagni 545 euro in più all'anno (45 euro in più al mese!) grazie al TTIP, ma questo, ovviamente, se la distribuzione del reddito rimane invariata, perché se invece la quota salari continua a scendere, il maggior Pil andrà ai profitti, non ai salari, e non tutte le famiglie beneficeranno in ugual misura dei mirabolanti incrementi di cui sopra (lo 0.48%).


La vera chicca

Ma concludiamo con la vera chicca. Gli effetti su Pil e redditi sono irrisori, perché sono irrisori, secondo lo stesso CEPR (cioè secondo la commissione) gli effetti sul commercio!

Il commercio bilaterale crescerebbe tantissimissimo (quante volte abbiamo sentito questa storia), ma siccome crescerebbero sia le esportazioni che le importazioni, l'impatto netto non sarebbe così rilevante.
Le esportazioni europee extra-UE nel 2027 in presenza di TTIP sarebbero del 5.9% superiori a quanto si avrebbe in assenza di TTIP. Il risultato di questa bella storia è che in effetti il TTIP disintegrerebbe l'Europa, nel senso di ridurre il commercio intra-zona (vedi la Table 24 dello studio CEPR). Insomma: con il TTIP gli europei commercerebbero di meno fra loro, e di più con gli Stati Uniti.

Ora, come ci siamo detti più volte, il beneficio di creare un'Unione economica è quello di avere un grande mercato che permetta di assorbire shock esterni: se gli Stati Uniti vanno per aria, la caduta della loro domanda viene compensata dal fatto che il grande mercato unico europeo in teoria sostiene l'acquisto dei beni europei. In pratica no, perché l'euro condanna a politiche di deflazione competitiva, come vi ho spiegato, ma almeno in teoria...

Con il TTIP questo beneficio teorico verrebbe ulteriormente compromesso: saremmo più legati agli Usa, e quindi più esposti agli shock che da essi provengono, pur essendo ugualmente privi di strumenti di politica fiscale, monetaria e valutaria per reagire ad essi. Come nota Jere, un esito simile non lascia tranquilli.

Io mi limito a ribadire quello che abbiamo più volte osservato: i difensori dell'euro e di questa Europa sono costretti, fatalmente, a stuprare la logica. Tutto quello che fanno contraddice platealmente tutto quello che dicono. Vogliono più Europa, e firmano dietro le nostre spalle un trattato che disintegrerà l'Europa prima commercialmente, e poi macroeconomicamente, esponendoci a qualsiasi errore di gestione dell'economia statunitense (e non è che ultimamente ce ne sian stati pochi...).

Perché?

E allora chiediamoci perché? Perché i nostri governanti ci stanno consegnando a questo progetto che ha benefici irrisori, costi potenzialmente elevati, ed è contraddittorio con la retorica dell'integrazione europea.

E la risposta è semplice: perché l'Unione Economica e Monetaria, che ci viene venduta come il momento più alto di realizzazione della nostra identità europea, di un nostro comune progetto europeo, in realtà è il momento più infimo del nostro asservimento all'ideologia e agli interessi statunitensi. 
Ne ho parlato tante volte, non ci ritorno, ma quello che va capito è il senso complessivo dell'operazione, che secondo me è questo: gli Usa hanno bisogno di un mercato di sbocco perché, da potenza declinante, stanno perdendo potere di signoraggio sui mercati internazionali. Gli sviluppi delle relazioni bilaterali fra i BRICS, e in particolare la dedollarizzazione degli scambi fra Cina e Russia, se dovessero generalizzarsi, significherebbero per gli Stati Uniti la fine del periodo dello "stampa (dollari) e compra (ovunque nel mondo)".

Il "privilegio esorbitante", come lo chiamava Valery Giscard d'Estaing, verrebbe meno in un mondo nel quale il dollaro non fosse l'unico e solo strumento di regolazione delle transazioni sui mercati internazionali.
A questo punto gli Stati Uniti non potrebbero permettersi più di essere in deficit strutturale netto verso l'estero. Puoi essere "acquirente di ultima istanza" se stampi a casa tua la moneta nella quale acquisti. Quando le cose non vanno più esattamente così, ti conviene avere una posizione equilibrata negli scambi con l'estero, altrimenti le cose si mettono male. 
Il +1% di esportazioni nette che il TTIP potrebbe arrecare agli Stati Uniti andrebbe proprio nel senso di ridurre il loro deficit (a costo di un aumento del nostro). L'Europa diventerebbe la periferia, in una nuova edizione del romanzo di centro e periferia, da voi tanto amato, dove gli Usa, chiedendoci l'Ani, ci inonderebbero della loro liquidità (con la quale il resto del mondo progressivamente avrebbe iniziato a nettarsi le terga), allo scopo di farci acquistare i loro simpatici bistecconi transgenici.

Sappiamo tutti quali siano gli incentivi che le élite periferiche traggono dal vendere i propri subalterni alle élite del centro, quindi di cosa ci stupiamo? Direi di nulla: BAU! Non è un cane: vuol dire business as usual.

E naturalmente qui sento i ragli dei piddini renziani (ormai tocca distinguere): "eh, ma l'euro ci aiuterebbe a difenderci!".

No!

Noooo!

Nooooooooooooo!

Le cose stanno esattamente al contrario, e ancora una volta tutto questo ci è stato detto, e detto in faccia, e detto in sedi autorevoli. L'euro non ci aiuta a difenderci nemmeno un po', e per due motivi ben evidenti. Il primo è che, come ormai sarebbe futile negare, è causa della nostra crisi, e quindi, banalmente, ci costringe ad affrontare in condizioni di debolezza qualsiasi negoziato internazionale. Il secondo è che nell'ottica statunitense l'euro è il primo passo verso la creazione di una moneta unica transatlantica, e questa non è una novità. 
Mundell ne parla da qualche anno, per capirci. E ora che sappiamo quali benefici ci abbia portato la moneta unica europea, e prima ancora quella italiana, siamo in grado di apprezzare quali e quanti benefici ci apporterebbe quella transatlantica.

Concludendo: nell'affrontare un tema così complesso sono io il primo a segnalarvi che l'ottica economica è necessariamente ristretta. 
Ma sarete d'accordo con me che aiuta a mettere a fuoco i probemi, no? Ricordatevi questo numero: +0.48% del Pil nel 2014.

Alberto Bagnai

http://goofynomics.blogspot.it/2014/11/ttip-la-storia-si-ripete.html

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Ci fa piacere che queste conclusioni siano le stesse esposte da noi dilettanti,ma leggendo le prime formulazioni di questo trattato,non era difficile immaginarne le funeste conseguenze politiche e giuridiche.
Ora abbiamo appreso dettagliatamente anche quelle più strettamente economiche .Un'arma in più per controbattere al piddiotismo imperante.

Una piccola nota.E' noto che il Prof non è un barricadero,ma uno squisito analista economico di tanti fatti che ci riguardano...purtroppo non ci risulta le cose siano mai cambiate nella Storia con dei "dibattiti nelle sedi opportune".
Forse occorre anche qualcos'altro..di politico,e anche anche......"dobbiamo fare qualcosa", malattia senile del qualunquismo,dice il Prof......chissà che risponderebbero Robespierre, Washington, Cromwell,persino  Lenin.....
Il punto dove ha ragione,è che poi da noi finisce sempre tutto per essere discorsi da pizzeria...

Note

(*)- “Il principale effetto dell’Uem sarà che il vincolo della bilancia dei pagamenti come lo sperimentiamo nelle relazioni internazionali scomparirà. I mercati privati finanzieranno ogni debitore solvibile, e il saldo fra risparmi e investimenti non sarà più vincolato a livello nazionale”. 
Ulteriore traduzione per persone normali (cioè per non economisti): i portoghesi (per fare un esempio) potranno fare più investimenti di quelli consentiti dalla loro posizione finanziaria, perché potranno prendere liberamente a prestito dai paesi del Nord (esempio: la Germania), che presterà i soldi solo a chi se lo merita. E infatti s’è visto...

(*)- "
 “Rispondere a shock nazionali e regionali attraverso i meccanismi del welfare e altre politiche”.

sabato 15 novembre 2014

IL FALSO QUOTIDIANO...


LO STATO SI ARRENDE AI FASCISTI

Vergognoso titolo del Fatto Quotidiano...i cittadini di tutte le periferie romane sarebbero fascisti...i pensionati e famiglie milanesi che si son viste occupare le loro abitazioni dagli amici di questi ipocriti pennivendoli,sarebbero fascisti...!
Vergognatevi,squallidi servi degli usurai europei...e ipocrite anime belle fasulle col culo degli altri!
Ve li manderemo sotto le vs abitazioni democratiche,siamo sicuri che li accoglierete a braccia aperte....

Nello stesso numero,un demenziale articolo di Marco Revelli,ex militante di Lotta Continua,dal 2007 è presidente della Commissione di indagine sull'Esclusione Sociale (CIES).Ma che cazzo è?Ma per favore....!
Aderisce alla lista Tsipras....ecco un altro ascaro degli usurai europei,lista civetta dei finti antieuropeisti.
Definisce Salvini "imprenditore dell'odio"...da che pulpito!
Un altro fuori dalla realtà,come il lacchè Furio Colombo,grande campione del bon ton ipocrita...vuole una legge per i rom,sinti,cartaginesi....mettiamoci pure gli algonchini,.
Per anni ha lustrato le scarpe ad Agnelli,ora si atteggia ad anima  buona, libera e bella.....shampoo per tutti...
Questa fuffa di maestrini col dito sempre alzato,non ha mai capito un cazzo della realtà,ora men che mai.

Vadano a fare un giro nelle periferie romane e milanesi e in cento altri posti,sti peracottari di pennivendoli...e poi vedranno qual è la realtà,non le cazzate che scrivono.....non si capisce poi perchè gli abitanti di tutti quei quartieri dovrebbero essere fascisti se lamentano una situazione disastrosa....tranquilli,lo diventeranno certo dopo questo articolo del Falso Quotidiano...

Stendiamo poi un velo pietoso sulla visita in questi quartieri del pinocchietto sindaco Marino,accolto dagli spalti al coro impietoso di "buffone,buffone"...e gli è ancora andata bene,visto che a Roma non ricordano a memoria d'uomo (e storica) un tale zero,un tale ometto,un quaquaraqua direbbe Don Mariano,che abbia mai occupato il Campidoglio.E non si tratta solo di auto parcheggiate a sbafo (ma non andava in bici sto pinguino?),ma bastava vedere le motivazioni  della lettera di licenziamento da parte dell'Istituto Americano per cui lavorava per capire che i Romani erano in presenza di un misero rubagalline,da cresta sulle note spese.Chissà che risate hanno fatto gli yankees quando hanno letto che era diventato sindaco di Roma.
Fateve furbi n'artra volta,figli della lupa...!

Naturalmente,più Salvini acchiappa e più aumenta il fuoco di sbarramento della sbirraglia mediatica.
Ecco quest'altro genio del Corservahttp://roma.corriere.it/cronaca/14_novembre_13/nei-due-fortini-tor-sapienza-qui-non-si-cade-si-mena-basta-9a992924-6b19-11e4-8c60-d3608edf065a.shtml

Anche: http://sauraplesio.blogspot.it/2014/11/tor-sapienza.html

martedì 11 novembre 2014

FUORI UNO (FORSE....)!!


Un paio di brevi osservazioni sul prossimo tormentone....

Pare che il pulcinella quirinalizio a fine anno se ne vada in pensione.
Un po' per l'età,ormai adatta per portare il cane ai giardinetti,e molto di più per il totale fallimento del suo secondo e bizzarro mandato.
Se ricordate le sue parole al momento della rielezione,dovrebbe essere una conseguenza logica del nulla di fatto delle pseudo riforme renziane.
Non una è diventata legge.Tutte arenate alla Camera o al Senato.

A caldo,queste eventuali dimissioni non possono che essere accolte con grida di gioia,dopo tre anni di manomissioni costituzionali,di governi imposti e di totali allineamenti a tutti i diktats dell'Europa usuraia che hanno condotto il paese all'attuale drammatica situazione.
A  mente fredda però stiamo assistendo ad un osceno balletto anticostituzionale di "non confermo e non smentisco" e  "me ne andrò quando lo decido io".

La Kostituzione,caro re di coppe,non  lascia spazio alle bizze di un vecchietto ormai poco lucido (si veda il suo ultimo intervento,farfugliava...),ma fissa limiti ben precisi del mandato.
Quindi,il popolo italiano deve sapere immediatamente se te ne vai o no.O smentisci,o confermi.
Un paese non può stare sotto questo ricatto,non difficile da interpretare....

Ma si sa,questa K.,oltre ad essere stata più volte calpestata,nella sua parte politica istituzionale,è roba a terzo mondo.Una K. che toglie ogni vero potere al popolo comicamente chiamato sovrano,per consegnarlo totalmente nella mani della cricca partitocratica.L'esempio si è avuto nel conferimento di questo secondo mandato,dopo che questa cricca non era stato in grado di eleggere normalmente un Presidente della Repubblica.
Un Presidente che ricordo essere di tutti gli italiani e non di uno schieramento politico.Se deve essere di tutti gli italiani,lo eleggano loro il presidente,e non un Parlamento di abusivi,come fatto notare dalla Consulta.
Un PDR non può appartenere,essere appartenuto a nessun partito politico,nemmeno come fiancheggiatore.

A scorrere la lista di candidati alla successione pubblicate dai giornali,c'è da rabbrividire....tutta gente schierata da una parte come soldatini,alcuni degni solo della galera per quanti danni hanno causato al Paese,altri delle semplici macchiette o demenzialità,tipo Boldrini.
Nessuno di questi,compresi i soliti Rodotà e Zagrebelsky può rappresentare gli italiani.
Ci saranno pure personaggi di ben altro alto profilo e non legati alla cricca partitocratica !....una consorteria che si spartisce pure i posti istituzionali del CSM e della Corte Costituzionale con gli esiti che abbiamo sotto gli occhi.Organi di garanzia e di controllo eletti da parti politiche e da magistrati,altrettanto politicizzati.
Peggio del peggio del vecchio manuale Cencelli...è questo il nuovo che avanza?
Questo è solo il vecchio che ritorna,anzi che non se n'è mai andato....nonostante le rodomontate di rottamazione dell'ebetino fiorentino.

Questa Kostituzione,comicamente detta la più bella del mondo, è totalmente da rifare nei capitoli riguardanti l'aspetto politico-istituzionale,l'architettura dello Stato.

Va introdotto il referendum propositivo,la revoca del mandato,vietare che una legge parlamentare di un qualsiasi pirla invalidi un risultato referendario e l'elezione diretta e popolare el Capo dello Stato,.che non è un organo di partito.Vanno inoltre chiaramente fissati i compiti di questo ruolo,quello che può e non può fare istituzionalmente.
Oggi è solo una cartapecora  pro forma,interpretabile in mille modi,così come tante norme ,volutamente incerte e interpretabili arbitrariamente alla bisogna.

Solo con queste vere riforme costituzionali,si può parlare in qualche modo di popolo sovrano,e non suddito e servo come attualmente è.
Ma questa gentaglia non vuole affatto osservare la K,già dal primo articolo....non vuole affatto che il popolo sia sovrano,ma sempre soggetto alla cricca di potere di questi politicanti azzeccagarbugli autoreferenziali e fuori dalla realtà.

Queste sono le vere riforme costituzionali da fare,e non quelle fasulle che girano attualmente,ininfluenti e persino dannose per il Paese,mentre lasciano intatte tutte le anomalie,i privilegi  e le assurde prerogative di una classe politica ormai squalificata definitivamente agli occhi degli italiani.

E così,anche il nuovo presidente (se ci sarà...) è destinato ad essere una specie di monarca come il napolitano di turno o un burattino in mano a politicanti da strapazzo,a seconda del suo temperamento e della sua interpretazione di questa K. risalente alle guerre puniche.
In entrambe i casi una sciagura.

domenica 9 novembre 2014

Convegno: EURO, MERCATI, DEMOCRAZIA 2014: L’ITALIA PUÒ FARCELA?

EURO, MERCATI, DEMOCRAZIA 2014: L’ITALIA PUÒ FARCELA?
Convegno organizzato da A/Simmetrie e Alberto Bagnai
Hotel Majestic- Pescara

Questo video,godetevolo a pezzi e con calma, dato che dura più di 5 ore,specie l'intervento introduttivo di Vladimiro Giacchè,che vi aprirà gli occhi su molte cose accadute in Germania,un pezzo di storia che forse non conoscete e che ha influenzato non poco la costruzione europea.
(da minuto 50 a ore 1,47).
Ma ovviamente anche tutto il resto.


venerdì 7 novembre 2014

JUNCKER LE TRICHEUR

Controllano lo scontrini a fruttivendoli e ambulanti,ma legalizzano un'evasione colossale nella fogna lussemburghese,grazie al paraculo Juncker,degno presidente di questa accozzagli di euro usurai.

A voi la scelta: intrallazzatore,trafficante,lestofante,faccendiere,baro,disonesto,farabutto...
Naturalmente i media minimizzano.

Mentre un grottesco Padoan non trova di meglio che dire"La credibilita' di Juncker non e' a rischio (eh già,dovrebbe ammazzare qualcuno...) , la vicenda LuxLeaks e' il risultato di un clima piu' trasparente"
Ma vah,gran paraculo...peccato che non arriva mai da voi la trasperenza....!

Se poi non vi bastasse sul personaggio: : http://www.ilnord.it/index.phpfl_limit=12&o=c&j=3198_DOSSIER_JUNCKER__UN_UOMO_CAPACE_DI_TUTTO_ANCHE_DI_FAR_FABBRICARE_FALSE_ACCUSE_DI_PEDOFILIA_CON_CHI_INDAGAVA_SU_DI_LUI

Non poteva essere altrimenti in questa truffa continua chiamata UE,Usurai Europei.....
Se pensiamo che 500 milioni di persone,schiavi di questa aberrazione politica,giuridica ed economica, hanno un presidente lussemburghese,siamo ai vertici del grottesco ,del surreale e della più eclatante presa per i fondelli.
C’è un buco nero nel cuore dell’Europa: è il Lussemburgo, dove convergono flussi finanziari enormi in cerca di tasse minime. Un'emorragia di fondi (legalizzato), che sottrae risorse dall'economia del resto dell'Ue.
Pensate...il Lussemburgo (2 586 km²-abitanti 0,5 milioni),una nazione virtuale da operetta,che ha pure il suo Granduca come il classico paese dei campanelli,una entità di popolo  insignificante, con più banche e finanziarie che abitanti,un paradiso fiscale,covo e rifugio di grandi evasori e riciclatori...ebbene,questo ologramma di Paese esprime il presidente biscazziere di una unione (fasulla) di 27 Paesi e 500 milioni di abitanti..!!!
Basterebbe per capire che questa artificiosa e delinquenziale costruzione è uno dei più grandi bluff della Storia,una dei più grandi imbrogli mai perpetrati ai danni di interi popoli

Non poteva essere altrimenti e infatti....
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Arriva lo scandalo Luxleaks: si tratta d’uno scandalo colossale messo in luce dall’inchiesta d’un gruppo di giornalisti di vari Paesi (The International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ), che viene pubblicata in contemporanea da 26 testate di diversi Paesi..
Secondo le 28 mila pagine dei dossier raccolti,migliaia di documenti riservati rivelano che oltre 300 multinazionali hanno approfittato del regime fiscale favorevole del Lussemburgo, guidato per 18 anni dal presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, per eludere le tasse nei propri paesi.
Le autorità del Lussemburgo hanno stretto accordi fiscali con centinaia di mega aziende di tutto il mondo (comprese 31 italiane) per spostare nel Granducato flussi finanziari enormi, pagando tasse minime ed eludendo quelle degli Stati presso cui hanno la sede. Praticamente, tramite sofisticate operazioni e benevoli interventi mirati del Governo , hanno trasformato il Lussemburgo in un colossale paradiso fiscale dentro la Ue, con tutto ciò che segue in termini di vantaggi economici e commerciali.
Tra i gruppi italiani figurano Finmeccanica, che sarebbe controllata dallo Stato (quello che ci chiede le tasse), Intesa Sanpaolo, Unicredit, Ubi Banca, Banca Sella, Banca delle Marche, Banca popolare dell’Emilia Romagna e il gruppo immobiliare Hines,di Manfredi Catella (finanziatore del Pd renziano).
 Il fatto è che negli ultimi 18 anni, Juncker è stato non solo il Premier del Granducato, ma anche il signore incontrastato di quella scena, senza il cui placet nulla si muoveva. È ovvio che tutto ciò è avvenuto sotto la sua regia, come è ovvio che ora si dirà che tutto ciò era legale (sfido, visto che nel piccolo Stato era lui a dettare le leggi!); quello che ci chiediamo è che credibilità possa mai avere un simile individuo, venduto alla finanza e al capitale internazionale ed ora messo di peso a capo della Commissione, a guardia degli interessi tedeschi,oltre che quelli di tutti gli speculatoro ed evasori.
Sarebbe questa la persona che dovrebbe guidare la Ue fuori dalla sua crisi peggiore?

E i pennivendoli?

Il Corserva illude con un bel titolone centrale in prima pagina: “Fisco, si apre il caso Juncker”, ma dentro è un tomba. Nel pezzo portante, nel sottotitolo, si parla genericamente di centinaia di aziende e in tutto il pezzo ci sono soltanto i nomi di Amazon e Fiat Finance, che al momento pare non c’entrino con Luxleaks, ma sono già sotto inchiesta da parte di Bruxelles (p. 13). Si legge con trepidazione allora il sotto-pezzo di Mario Gerevini dal titolo accattivante: “Un paradiso fiscale in abito blu che attira clienti da tutto il mondo” e uno si chiede chi saranno i clienti italiani.
Ma niente, si recuperano notizie di archivio su Luxottica, sulla scalata Telecom e su Tronchetti, ma non c’è una riga su Intesa, Unicredit, Finmeccanica e le altre banche.

Repubblica non mette una riga in prima pagina (c’è da parlare degli scontrini e della “bomba d’acqua su Roma”, si capisce) e dedica pagina 8 alla vicenda. In tutta la titolazione non c’è traccia di multinazionali italiane. Se ne parla di sfuggita nella seconda colonna, dove sono citati Hines, Finmeccanica, Intesa e Unicredito: tutto in 9 righe.

 Anche la Stampa di Torino non ritiene la notizia da prima pagina (non è la solita polemica Juncker-Renzi, che invece è roba forte...ah,ah...) e se la cava con uno sciatto pezzullo nella parte bassa di pagina 6. Anche qui, nessun nome nella titolazione, ma nella penultima colonna, con qualche imbarazzo, si legge: “Comunque, nell’elenco dei ‘contrattualizzati’ appaiono anche nomi italiani, da Finmeccanica a Intesa Sanpaolo, passando per Banca Sella, il gruppo immobiliare Hines, poi Unicredit e Ubi Banca”. “Comunque” è meraviglioso.

Il Sole 24 Ore, che in fondo si occupa sempre di queste faccende, dedica un taglio basso in prima pagina (“Evasione fiscale, bufera su Juncker”) e dentro scodella un pezzullo in cui, nella titolazione, si parla genericamente di “sconti a oltre trecento società”. Nell’articolo, la curiosità cresce quando si parla di “31 società italiane o con attività in Italia”, ma nomi niente. Non sarebbe elegante.

Il Giornale concede un richiamino in prima e a pagina 7 fa un titolo severo: “Juncker dava casa agli evasori fiscali”. E chi saranno mai questi “evasori fiscali”. E ce ne saranno di italiani, gente che conosciamo? Macchè, niente. Citata solo Fiat, che tanto non è più italiana.

http://www.grandecocomero.com/kunker-scandalo-evasori-banche-aziende-lussemburgo-tasse-evasione/

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La palma va a Procter &Gamble: quasi 80 miliardi di dollari a suon di certificati che coinvolgono anche la filiale italiana di Roma. Segue l’americana Abbott Laboratories: oltre 50 miliardi di dollari. E, ancora, tra i tanti protagonisti, Bayerische Landesbank: 500 milioni di euro; Carlyle Group: 240 milioni di sterline e 150 milioni di dollari; Eon Group: 2,55 miliardi di euro; Gazprom: 4 miliardi di dollari; Glaxo Smith Kline: 6,25 miliardi di sterline; Heinz: 5,7 miliardi di dollari; il fondo Permira, che controlla Hugo Boss insieme ad alcuni membri della famiglia Marzotto: 284 milioni di sterline.
Numerose le operazioni lussemburghesi relative ad attività in Italia . Il colosso immobiliare Hines con i capitali raccolti in Lussemburgo ha ridisegnato, tra grattacieli, giardini e nuove strade, una fetta importante del centro di Milano, tra i quartieri Isola, Garibaldi, Porta Nuova e Varesine.
Hines è guidata in Italia da Manfredi Catella, a lungo finanziato da Salvatore Ligresti, poi uscito di scena causa dissesto.
Ma nelle carte analizzate insieme a banche come Intesa San Paolo, Unicredit, Marche e Sella o aziende di Stato come Finmeccanica, compaiono anche i fondi immobiliari targati Deutsche Bank, che insieme al gruppo Pirelli di Marco Tronchetti Provera si sono messi in affari con la Regione Sicilia dell’allora governatore Salvatore Cuffaro.....

Poi si lamentano che la gente cerca le notizie sul web.

A completamento,anche ...http://www.dagospia.com/…/ue-unione-evasori-juncker-annulla…
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/06/luxleaks-fa-tremare-juncker-elusione-fiscale-in-lussemburgo-per-340-multinazionali/1197107/
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Ma tanto per non farci mancar nulla e dato che le disgrazie non vengon mai sole,c'è pure quest'altra bella notiziola:
Il clamoroso regalo dello Stato ai padroni del gratta&vinci - Lottomatica diventa Gtech, va a Londra per non pagare le tasse italiane, ma la concessione viene prorogata alla nuova società. senza fiatare

Il giro d’affari del gioco, secondo gli ultimi dati, supera di gran lunga i 70 miliardi. Una cifra incredibile.
E ciò spiegherebbe perchè l’attenzione dello Stato deve essere massima. La domanda allora sorge spontanea: perchè mai si permette che una concessione, senza che venga indetta nuova gara pubblica, passi di mano, motu proprio, da una società ad un’altra?
Il riferimento è al colosso del gioco GTech (meglio nota come ex Lottomatica) che sta concludendo il passaggio di fusione con Igt (leader mondiale nel settore dei casinò) per poi lasciare l’Italia ed emigrare in Inghilterra. Non solo: la società abbandonerà anche Piazza Affari per poi quotarsi solo e soltanto negli States.
La fusione proietterà il gruppo De Agostini (attuale proprietario di GTech) a regnare sul mondo del gioco con un fatturato previsto superiore ai 6 miliardi di dollari. Quello che però puzza è il fatto che, nonostante la società abbia deciso di emigrare all’estero, fondersi con Igt e dar vita ad una nuova holding, la Georgia Wordlwide, la concessione non è stata ritirata.
Un regalo di Stato. Bello e buono.
Non potrebbe essere altrimenti se pensiamo che centinaia di milioni non entreranno più nelle casse italiane dato che la società non avrà più residenza in Italia e dunque non sarà più soggetta alla nostra imposizione fiscale. E, nonostante questo, lo Stato comunque le assicura la concessione. Senza indire una nuova gara pubblica, ma andando avanti di proroga.
Insomma, cornuti e mazziati.

La stessa Agenzia delle Entrate aveva presentato al governo forti dubbi sulla proroga della concessione.

Ok, dunque, all’operazione da 6,4 miliardi di euro. A tanto ammonta la portata della fusione.
Una cifra gigantesca, di molto superiore – per capire la portata – anche a quella compiuta dalla Fiat che per 4,35 miliardi di dollari ha acquisito il 41,5% di Chrysler.
Eppure se quella fusione ha fatto tanto discutere, quella del duo Marco Sala (Ad di GTech) e Lorenzo Pelliccioli (presidente) sta ricevendo solo plausi e paginoni dai giornali che esaltano la nascita del “colosso dei giochi”.

Nessuno che si accorga (o che si voglia accorgere) che agli evidenti vantaggi economici per la società si contrappone una enorme fuoriuscita di imposte, dato che GTech non sarà più soggetta all’imposizione fiscale italiana.
Pur conservando – ecco l’assurdo – la concessione da parte dei Monopoli.
Una concessione che lo Stato dovrebbe rimettere in gara, incassando molti soldi a cui oggi rinuncia a vantaggio della stessa GTech.

http://www.dagospia.com/…/clamoroso-regalo-stato-padroni-gr

Ce mancavano pure ste dichiarazioni...!

LOTTOMATICA PUNTA AL MERCATO DELLA GRECIA. Lottomatica Group guarda al potenziale ingresso sul mercato greco attraverso la privatizzazione di Opap come un investimento strategico.
(come noto,di questo ha bisogno la Grecia....)

PELLICIOLI: "Nei giochi abbiamo una funzione sociale..."
ah ah...(te possino...!)


mercoledì 5 novembre 2014

STRESS TEST BCE...UNA COLOSSALE BUFALA...

Ci voleva poco a capire,come subito da dilettanti abbiamo fatto notare, che siamo in presenza dell'ennesimo trucco e imbroglio di questi euro truffatori, e dopo tutti i miliardi che Mr. Britannia Draghi ha dato coi vari LTRO a questi usurai banchieri.

Quando una DBank ha più carta straccia in pancia delle banche fallite in Usa nel 2008...e quando il sistema bancario italiano ha più di 160 miliardi di sofferenze, crediti praticamente inesigibili,anche un comune mortale capisce l'ennesima truffa su cui poggia tutto questo fasullo sistema europeo.
Per anni non si è fatto altro che salvare banche incapaci,a loro volta affondate dagli imbrogli di altre banche (Usa),affamando i popoli europei.
Questa è solo una Europa dei banchieri,una costruzione truffaldina di speculatori e mentitori di professione che deve crollare prima che distrugga tutte la nazioni europee.
Un non senso economico,giuridico e politico...una dittatura della speculazione finanziaria che intende eliminare ogni diritto dedi popoli.
Andrea Resti, docente della Bocconi (brrr ..!) e vicepresidente del comitato consultivo dell’EBA che ha svolto gli stress test — . "Forse alcuni governi europei si sono immischiati nei criteri degli esami....." Incredibile...!
Capito? E questo è vicepresidente coinsultivo dell'EBA..e,come ciliegina finale,meno male che abbiamo un presunto italiano a capo della BCE...!
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Hanno capitale che a malapena copre il 3-4% dell'intero bilancio. E muovono, ciascuna di loro, centinaia di miliardi su titoli, derivati, futures e qualsiasi diavoleria dell'ingegneria finanziaria.
Eppure i loro attivi pesati per il rischio (Rwa *) e su cui si calcola il fabbisogno di capitale sono tra i più bassi d'Europa. Ma come?
Un colosso come Deutsche Bank investe in attività finanziarie oltre 1.000 miliardi, poco meno del Pil italiano, e il suo grado di rischio è ritenuto più sostenibile di una piccola banca commerciale del Sud Europa che fa prevalentemente credito? Un paradosso, visto così

Tutto dipende dal fatto che le attività valutate non sono l'intero bilancio ma solo gli Rwa.
Ebbene le grandi banche d'affari hanno attivi a rischio che valgono solo il 20-30% dei loro immensi bilanci. 
Al contrario le banche commerciali dedite al credito (tipiche del Sud Europa) hanno Rwa che superano il 50-60% dei loro più piccoli bilanci.

E così è aritmetico, ma anche bizzarro, che occorra più capitale alle banche esposte al credito che non al trading finanziario.
Da un lato è evidente che il credito sia l'attività più a rischio per una banca,ma possibile che i rischi di mercato sui titoli (i derivati, le cartolarizzazioni...) siano così bassi?
Invece è così: nella composizione degli Rwa il credito pesa per l'80%, mentre i rischi di mercato sono al 6% e quelli operativi all'11%.

Solo Deutsche Bank ha titoli illiquidi (livello 3) cioè senza un prezzo di mercato che a fine 2013 erano di 30 miliardi a fronte di capitale per 47 miliardi.
Certo l'esame della Eba e della Bce ha guardato anche ai livelli 3, ma Deutsche ha passato lo stesso l'esame. 
Quei 30 miliardi di titoli illiquidi da chi sono valutati, non avendo un prezzo di mercato? E anche quelle centinaia di miliardi di strutturati e derivati chi li valuta? La risposta è tanto semplice quanto sconcertante.
È la stessa banca (vale per Deutsche come per tutte le grandi banche d'investimento) che auto-valuta i suoi rischi di portafoglio (!!!!)... con un modello interno che viene validato dalla banca centrale del suo Paese.

Tratto da : http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2014-11-03/ecco-perche-grandi-banche-nord-europa-piene-derivati-sono-state-promosse-pieni-voti-181934.shtml?uuid=ABGdCw9B

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Tutti vedono ciò che la BCE non vede, scrive Icebergfinanza,

Basta quindi avere come nel caso di Deutsche solo 47 miliardi di capitale - sempre Icebergfinanza - per superare i requisiti di forza patrimoniale. Con un rapporto tra capitale e attivo totale di solo il 3% Deutsche appare una banca più che solida.
Ma solo perché oltre 1.200 miliardi di attività di bilancio sono di fatto escluse dal computo per determinare quanto capitale occorre per superare i test della Bce. Il quadro di Deutsche Bank è esemplificativo dell’intero sistema bancario tedesco.

L’altro big la Commerzbank, ha attivo a rischio per poco più di 200 miliardi, ma ha un bilancio doppio pari a 561 miliardi. E anche qui con solo 20 miliardi di capitale, la seconda banca tedesca appare più solida di banche del Sud Europa. Come se azioni, bond, derivati siano esenti dal rischio di perdite e quindi di erosione di capitale.

Una delle Landesbank considerate più in bilico dagli analisti prima degli stress test, la Hsh Nordbank ha capitale per soli 3,8 miliardi che bastano a farle superare il test, perché parametrati su un attivo a rischio (Rwa) di 38 miliardi. Peccato che l’intero bilancio della banca sia di ben 110 miliardi.

Di fatto ciò che rende più solide le banche germaniche è la loro bassa esposizione al credito, non certo l’abbondanza di capitale che anzi è tenuto ai livelli minimi indispensabili. 
Quel che lascia perplessi è che le attività di trading finanziario siano di fatto considerate meno pericolose. finché i mercati salgono nessun problema per i bilanci di banche come le tedesche imbottite di Bund, azioni, titoli strutturati.

Ma i mercati non possono salire sempre. Siamo poi così sicuri che banche più propense alla speculazione finanziaria che al credito all’economia reale non siano anch’esse una minaccia sistemica?

Una giornata di ordinaria follia da Paese delle meraviglie, la deflazione non esiste e il bilancio di Deutsche Bank e Commerznbank sono solo fantasmi creati dall’immaginazione ....

http://icebergfinanza.finanza.com/2014/10/28/stress-test-la-bufala-dellanno/

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NOTA

(*) Risk-Weighted Assets (RWA),o attività ponderate per il rischio,rappresentano la sintesi dei principali fattori di rischio riconducibili a una data attività finanziaria.
La misurazione degli RWA assume un’importanza notevole soprattutto nel settore delle banche. Infatti, il Comitato di Basilea, in fase di definizione della normativa a livello internazionale sui requisiti di capitale, richiama e regolamenta appunto i Risk-Weighted Assets ai fini del calcolo degli indici di adeguatezza patrimoniale delle banche stesse (cfr. Basilea I1, Basilea II2, Basilea III3).
L’ammontare degli RWA influenza quindi l’entità del patrimonio che le banche dovranno detenere per soddisfare i requisiti di adeguatezza patrimoniale richiesti dal Comitato di Basilea.

Essi fanno sì che una parte del patrimonio - quella che deve essere accantonata a fronte degli impieghi rischiosi - diventi di natura indisponibile (non può cioè essere impiegata in attività rischiose). La banca dovrà quindi coprire con del patrimonio di base una determinata percentuale dei propri RWA, la quale aumenterà al crescere dei rischi assunti.
Un incremento degli indici RWA significa aumento del rischio delle attività,

Tutto bene...peccato che riguardino solo l'esposizione creditizia e non la altrettanto e molto maggiore e più rischiosa esposizione finanziaria,causa del fallimento  delle banche usa nel 2008.

Quindi,tutto questo zelo di messa in sicurezza è fasullo,serve solo a spostare altri capitali nelle casse delle banche bocciate dal test (magari pubblici...vedi MPS..) ,senza peraltro eliminare il rischio di restare sepolte sotto una montagna di carta straccia di derivati e altre schifezze finanziarie.
Quindi,occhi aperti,risparmiatori...e a parte il fatto che i veri stressati da tutti questi marchingegni e sigle degli eurotruffatori siamo noi...!

venerdì 31 ottobre 2014

SOLO LA PIAZZA PUO' MANDARE A CASA IL PENTOLAIO


Ormai le distinzioni sono inutili.La massima è: il nemico del mio nemico è mio amico....sindacati,lavoratori,no tav,gli innumerevoli gruppi web antagonisti...fossero pure gli eschimesi o il diavolo in persona.

Solo la rivolta poco pacifica capiscono questi lacchè che ci stanno sotterrando,come sintetizzava un operaio licenziato della Thyssen e ferito negli scontri di ieri: "solo col sangue si accorgono di noi".
Ed è vero,perchè subito il Governo del dittatorello ha assicurato che gli esuberi,i licenziati, saranno solo 150,e non 537.
Una vertenza aperta nel 2012,ma c'è voluto lo scontro violento per metter mano a risolverlo.

Non servono denunce,manifesti,petizioni,improbabili referendum e dissidenti Pd,parlamenti....ma solo un'azione decisa di un popolo in rivolta.
E solo di questo hanno paura i lestofanti italioti ed europei,come anche la stampa di regime sottolinea preoccupata e come Belpietro,direttore di Libero sottolinea lucidamente
(anche se crediamo per ragioni diverse dalle nostre)

"Si cerca di scatenare un conflitto permanente e diffuso.....Se si inasprisce il clima,se qualcuno soffia sul fuoco,la possibilità di uno scontro vero non appartiene alla fantascienza e per Renzi sarebbero guai seri.Perchè fare i conti con una piazza infuocata,affrontando problemi di ordine pubblico,rischierebbe di sgretolare il consenso di cui gode il premier.Accontentare i burocrati di Bruxelles è un gioco da ragazzi se paragonato alle difficoltà di calmare masse arrabbiate"

Bravo....è proprio questo che vogliamo....troppo tempo da addormentati...ora basta!
Forse se ne stanno accorgendo...amici e nemici...che ormai questa è l'unica strada..il resto non serve più.
Lucide parole anche in risposta alla miopia ed ingenuità  politica  di certuni che paventano improbabili interventi della milizia mercenaria del regime europeo,Eurogendfor .
Sarebbe la sua fine immediata e del suo governo,....e forse definitiva,come nuovo Scelba.
Nessuna polizia può avere ragione di un popolo in rivolta....

Ed è proprio questo che tutte le opposizioni unite devono fare,quello che serve per cacciare con ignominia questo governicchio di servi incapaci e menzogneri,dei nominati non eletti da nessuno,se non dai poteri forti (e qui ha ragione la Camusso) a mezzo lo zelante palafreniere del Colle.

Ebbene,solo i "poteri deboli" possono cacciare questa gentaglia con una grande rivolta permanente.
I pennivendoli di regime dicono che la vertenza Thyssen é solo una scusa,per mirare più in alto.
Non tanto Alfano,ma il pentolaio,il suo governo.Forse ancora non hanno capito...come sempre...
Ebbene,non so se questa era l'intenzione della Fiom e di altri ,ma è comunque  una sacrosanta verità per tutti gli antagonisti.Un caso specifico può essere la scintilla che appicca l'incendio generale.E ci siamo molto vicini,
La verità di 156 vertenze sul lavoro aperte,con 25 mila lavoratori in via di licenziamento,la verità che chi semina vento (tipo l'amico provocatore e strozzino Serra (*) sulla libertà di sciopero) raccoglie tempesta...la verità delle innumerevoli menzogne e raggiri di questi fasulli trafficanti che continuano a prendere in giro un intero popolo da mesi.
Poco importa se l'abusivo di Palazzo Chigi sia o meno il mandante dei manganelli,questione irrilevante che pare appassionare solo i pennivendoli....resta il fatto che il finto premier raccoglie quanto ha seminato con atteggiamenti da bulletto della Suburra,arroganza,annunci e spot da demente,ma sopratutto con la crociata contro il lavoro,secondo i diktat dell'eurousura, con un precariato permanente e a basso costo,il tutto condito da miserabili battute nei confronti di milioni di persone a redditi da fame, paragonati a gettoni telefonici.
Per non parlare del resto....

Se gli italiani si sveglieranno,come può sembrare dal calendario novembrino di manifestazioni,il pentolaio avrà vita corta,anche perchè tutta questa fasulla Legge di Stabilità cimiteriale è stata smontata come un orologio di tutte le fandonie che contiene (800 mila osti di lavoro e altro....),bollata come "virtuale" da Giuseppe Pisauro,membro dell' Upb,Ufficio parlamentare di bilancio ... l'ufficio che il pentolaio vorrebbe amico del governo e non imparziale sui numeri,da quel piccolo e misero trafficante da sagra che é.

Divisi si perde,uniti si vince.Prepariamoci....!
L'obiettivo è cacciare questo miserabile Governo...con tutti quelli che ci stanno.
Casomai,litigheremo dopo....


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 (*) - Davide Serra,il neo tesserato Pd, strozzino e finaziatore della sala bingo Leopolda,ha aperto un ufficio a Milano col suo Fondo Algebris.Per chi ancor non lo sapesse la sua attività è comprare dalle banche crediti in sofferenza (mutui...)a basso prezzo,per poi incassarli direttamente ed interamente presso i privati,che ovviamente non potendo pagare la banca non avendo quattrini,non pagheranno manco Algebris che farà scattare tutti i pignoramenti del caso.Insomma,un'altra Nequitalia.L'amicizia col premier avrà certamente il suo peso presso le banche....
Per i soci partecipanti all'attività di strozzinaggio é previsto un utile netto del 15-18%.....
Attività degna dei piddioti,l'attuale destra del denaro.