lunedì 28 giugno 2010

AUREVOIR


Salutiamo tutti i lettori e gli amici di altri blogs,ringraziandoli della loro partecipazione,dei loro articoli e commenti.


Ce ne andiamo un po' in vacanza,e molto volentieri,divertiti ma anche sconcertati dallo spettacolo circense quotidianamente offerto dai vari giullari che infestano il nostro paese con le più stucchevoli minchiate.


Ci rivediamo a settembre.Ancora saluti a tutti.



(The team)

domenica 27 giugno 2010

DEMODARWINISMO


La democrazia si evolve in democretineria,


- dove fatterelli da cortile di periferia vengono presentati come eventi planetari,

- dove la principale occupazione dei fannulloni mediatici è la sega tuttologica mentale permanente, dall'allevamento delle pulci al mistero dell'universo,

- dove l'istruzione è demandata al tar e a genitori idioti,

- dove una burocrazia neozarista vive felice in tourbillons di carte inutili,

- dove una legge kafkiana-bizantina,ormai incomprensibile,tiranneggia i peones e porta doni ai criminali,

- dove i magistrati del divan vivono in castell di carta autoreferenziale sognando il trono,

- dove la politica è un harem di favoriti dei signori delle tessere e di mezzecalzette,

- dove la bellezza è un dramma per assessori analfabeti e confinata in qualche fica con labrogommoni,tette gassose e culo sagomati,

- dove impera un'asiloretorica vaticinante da far toccar le palle ai gatti neri,

- dove schizofrenici moralisti nell'ora d'aria tiran fuori le tavole di pietra agli altri e quelle di burro a loro,

- dove il solo orgoglio è dei pedofili,

- dove le arti sono in mano a cuochi della mensa aziendale,

- dove preti e chiesa aspirano al martirio,sempre proni davanti ai seguaci del profeta e in piedi dietro a poveri innocenti inginocchiati,

- dove il trucco è arte e guida in ogni angolo del mondo,

- dove L'Euoropa.....e il mondo non fanno che giocare a bingo con le vite dei peones che applaudono rincitrulliti,

- dove.....dove ormai è troppo tardi...



Dove sono i barbari del Nord? Trafficano orologi e cellulari e non han più cavalli.

Attila re degli Unni,mongoli dell'orda d'oro dateci il vostro sangue selvaggio, spargete il nostro dappertutto,venite,distruggete,violate ogni tempio della pirlocrazia ormai meritevole del più spietato khan,tabula rasa e rovine fumanti.
Venite,il mondo è ormai dei criminali,dai colletti bianchi,neri e arlecchinati,maschere ipocrite e arroganti volti nudi.Richiamate Vlad Dracul,l'impalatore!


Balle,il contagio è universale,spazio ai cobra e alle manguste,ai ragni e agli scorpioni,agli orsi ed ai salmoni,alle amebe...,a quel che resta di foglie,aria,acque e rocce...il pianeta è vostro,tenetelo voi...
noi dobbiamo andare,è tardi,molto è stato fatto e ancor più disfatto...
dov'è che andiamo?..
finalmente,a farci fottere.

venerdì 25 giugno 2010

MONDIALI DI CALCIO: ABETE,VATTENE A LAVORARE!!!!

Il calcio ci interessa poco,ma la vergognosa spedizione italiana,fallimentare in toto,permette qualche elementare annotazione di costume.
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Campionati europei 2008


Girone C


Olanda
Italia
Romania
Francia
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qualificate : 1-olanda 2.italia
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Nella sfida tra Spagna e Italia la qualificazione alle Semifinali venne decisa ai rigori, dopo lo 0-0 dei 120 minuti,a favore della Spagna che poi vincerà gli europei.

Risultato:Donadoni silurato,subentra Lippi...
roba da matti...mandate a casa la federazione...
...Abete per primo,un eterno galleggiante e presidente,come il fratello,un semplice incompetente
-------------------------------------------------------Campionati del mondo 2010


Girone


Italia
Paraguay
Nuova Zelanda
Slovacchia.
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Già si nota una differenza tecnica sostanziale con le squadre dell'europeo.

Con tutto questo,Italia eliminata in un girone di carneadi del calcio,nessuna vittoria,ultima del girone,peggior risultato di sempre,Abete ancora lì a dir cazzate,e meno male che il presuntuoso,arrogante e maleducato Lippi avava già annunciato,prima dei mondiali,che se ne sarebbe andato.

Il suo famoso lato B non ha funzionato,ci mancava pure questo dopo la figuracce rimediate ad ogni partita.! Non esclusa la mancata stretta di mano a fine partita col trainer slovacco.
Da bassifondi!

Avevano paura,dice il C.T...,roba da non credere! Della Slovacchia....!!! Che son bambini?

Conferenza stampa da solito mandolinaro,prende ogni responsabilità,ma si capisce che dà la colpa pure alla squadra ed evita qualsiasi disamina della sua incompetenza.

Si faceva scudo dello spauracchio del 1982 (come se quella rocambolesca vicenda fosse una regola e non un eccezione irripetibile!) per tener buoni i giornalisti che,da soliti leccazampisti e pavidi ipocriti,non osavano sbilanciarsi più di tanto,anzi lo elogiavano come "uomo" per questa fasulla conferenza stampa ad usum peones.

Puro avanspettacolo.
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Paragonate i due avvenimenti,le circostanze dell'eliminazione e le squadre che si aveva contro, e diteci se non è il caso di chiedere i danni a questa Federazione di carneadi.
Anche il povero Donadoni,dovrebbe farlo.Persona discreta,educata,per nulla emmerdeur come il suo successore che, non essendo stato ingaggiato da nessun club di prestigio (mica fessi come noi !),ha ripiegato sulla nazionale,spacciandosi come salvatore della patria e confidando sul suo famoso lato B.Gli è andata male,com'era prevedibile anche da numerosi segnali premonitori..
Allenatore come tanti,il miracolo di Germania,non si è ripetuto.


Gli impiegati televisivi poi (Rai 1),hanno allestito indegni spettacoli del dopopartita.
Un Costanzo cha abbisognava di interprete per capir cosa dicesse e che rompeva ogni due minuti per presentare ridicoli interpreti musicali ,lanciandosi pure in improbabili simpatie per ogni risibile ospite di turno in studio.Un Galeazzi con ridicole interviste di tifosi dalle piazze romane e battute da compagnia di giro in Basilicata..
Servizi patetici di un qualche minuto dal Sudafrica,opera d'autore di torme di inviati rai,pagati da voi,e in studio altrettanto ridicole conversazioni simil calcistiche e sketches tomboliniani di quart'ordine che sfidano il grottesco.
Non manca un certo Varriale,supporter pentito di Lippi,o della Federazione e pure un giornalista,Zucconi che mischiava calcio e politica con solite e banali considerazioni.
Insomma un patetico circo Barnum pagato dai contribuenti.


Ultima annotazione: campionati all'insegna di una trombetta rompicoglioni per tutto il tempo delle partite,magnificata dal ras della FIFA Blatter,uno che andrebbe decapitato sulla pubblica piazza,intoccabile presidente a vita nonostante maneggi d'ogni tipo: dice che fa parte delle tradizioni locali e quindi è giusto che rompa los cojones.
Perchè non la birra allora,per tedeschi,inglesi....,ubriachi sugli spalti?..tradizione locale..

De Profundis!

mercoledì 23 giugno 2010

IL RITORNO DI MING




La Banca Centrale Cinese annuncia di "proseguire la riforma del tasso di scambio e aumentare la flessibilità dello yuan",ma molto gradualmente"
In pratica,una rivalutazione della moneta.
Dopo mesi di piagnisteo di USA,Ue..... i Cinesi gettano un ossicino e subito i mercati,euforici fuori misura,si affannano a rosicchiarlo.
Entusiasmo ingiustificato,infatti senza una massiccia rivalutazione dello yuan,(gli Usa dicono del 30-40%) la Cina continuerà ad esportare a prezzi stracciati le proprie merci e servizi,specie negli stessi States,loro principale mercato,ma anche nella UE.
Pechino sta infatti fagocitando la domanda mondiale a ritmi forsennati,per un importo pari a circa l'1% del Pil planetario.
Risultato: disoccupazione per tutti gli altri concorrenti,impossibilitati a praticare i prezzi cinesi.
Nessun interesse infatti ad aumentare la produzione interna fino a che conviene acquistare merci cinesi,con conseguente difficoltà ad uscire dalla recessione.
Però,si deve anche osservare che i figli del drago non hanno di converso alcun interesse ad "assassinare" le economie di questi paesi ed ad alimentare oltremisura il clima di generale depressione,pena gravi conseguenze per la loro stessa economia.
Da mesi infatti sostengono l'economia Usa,comprando titoli del tesoro americano e dollari,fino ad aumentare le sue riserve valutarie all'incredibile cifra di circa 2.500 miliardi di dollari !!.
Questo è il debito Usa verso la Cina (ciò contribuisce a ipervalutare la quotazione drogata della moneta Usa,il cui valore reale è nettamente inferiore a quello virtuale dei mercati).
I Cinesi non son tafazzisti e sanno che rivalutare lo yuan,come molti vorrebbero,significherebbe decurtare il loro credito.
Quindi la caramellina della "graduale flessibilità del tasso di cambio" della moneta cinese,serve più che altro a contenere spinte inflazionistiche che si stanno manifestando sul mercato interno,causa l'incessante movimento di inurbamento dei contadini,i salari ancora molto bassi e il costo della vita continuamente in crescita.
Inoltre servirà anche a render meno care le importazioni,specie dei generi di prima necessità.
Insomma,la tanto salutata apertura è solo un lecca lecca appunto da far succhiare a quelli del prossimo G8 di Toronto e una messa a punto della macchina interna cinese.
Le strade aperte all'Occidente sono strette e piene di... difficoltà,come la famosa scala del pollaio.
O una disastrosa (per tutti) guerra commerciale,con esiti imprevedibili ,(molti spingono in questa direzione),o un massiccio disinvestimento delle multinazionali in Cina,cosa alquanto impraticabile,finche i guadagni saranno ,come ora,astronomici (e bloccando ogni qualsiasi ripresa delle altre economie, con conseguente disoccupazione) .Quindi,ciccia.
Morale della favola: la palla resta saldamente in mano ai Cinesi,ormai arbitri indiscussi dell'economia mondiale,e qualunque cosa faranno,(e certo nel loro interesse) a noi occidentali toccherà bere l'amaro calice,con buona pace di nostrani utopisti che cianciano in tavole rotonde di massimi sistemi filosofici o di improbabili rimedi curati con aspirine dottrinali.
Seghe mentali mentre i figli del drago ti segano le gambe.
E tornato l'imperatore Ming,ma non c'è più un Gordon Flash.
(blog team)

lunedì 21 giugno 2010

ULTIME DEMOCRETINERIE

1 - Parlamento europeo impone di scriver sui vasetti di nutella "favorisce l'obesità" o cose del genere.La nutella non è che ci piace poi tanto,ma molto meno questi nullafacenti di parlamentari che si trastullano con le più micidiali minchiate.Eh sì,allora perche non scrivere "nuoce gravemente a la salute" su tutti i barattoli dei supermercati pieni di E 450... e altre schifezze,sulle bottiglie di vini e liquori,sul parabrezza di tutte le auto,sulle ali degli aerei......e magari ,at least but not the last,sulla loro poco spaziosa fronte che nuoce più d'ogni altra cosa.
O immensi coglioni o furbi matricolati.
Infatti esiste pure l'ipotesi di danneggiar una ditta a favore di un'altra.Guerra di lobbies.
Quale è la verità? Giudichino i lettori.



2 - Da molti siti americani,pare che Il fantasmagorico Obama abbia consentito alla BP(British Petroleum) di trivellare pozzi petroliferi a grande profondità,cosa precedentemente negata da Bush.
Ma non è lo stesso che ora strilla come un'aquila per l'immane danno causato dal riversamento in mare di tonnellate di petrolio?Sarà una bufala?
Poi leggi la Reuters,che non è il Fatto,e scopri che la Bp ha versato qualche milione di dollari a vari politicanti,ma la maggior parte ad Obama come sostegno elettorale,anche quand'era solo senatore.
Ok,come al solito questi impavidi moralizatori,prendono (prima) e strillano (dopo).



3- Milano,Duomo.Si celebrano solenni funerali al cappuccino Padovese,barbaramente trucidato in Turchia.Tutti i don abbondio della Chiesa in cattedra,ad eccezione dell'ex-nunzio Farbat che ha chiaramente affermato che il vescovo Padovese è un martire della Chiesa. (ma non durante la celebrazuione).
Se poi uno legge attentamente l'omelia pronunciata dal cardinal Tettamanzi,sembra che il martire sia morto di freddo o dopo lunga malattia.
"Insensata violenza" aggiunge ad un certo punto.Cos'è,un incidente stradale o gli è caduta una trave in testa mentre passeggiava?
No,era una sensatissima violenza,piena di significati,visto che l'assassino ha gridato :"Ho ammazzato il grande Satana.Allah Akhbar!"
I don Abbondio si occupano dei Blues Brothers intanto che ammazzan le loro truppe.
Un'unica consolazione,saranno spazzati via,una Chiesa come questa non sopravviverà.



4- Polemiche su inno e tricolore.I più impegnati a favore della patria,son quelli che ieri la svillaneggiavano ad ogni occasione,con altre bandiere ed altri canti.
Solita commedia,chi più a da farsi perdonare,più strilla.
Ricordate Falcone,oggi icona di tutti,anche del viscido Orlando,che ieri lo attaccava.
Il recupero ad usum nostrum di cadaveri,per certuni,molti di più di quanto si possa pensare, è diventato un lavoro.

martedì 1 giugno 2010

CIAMPI.....CHE INCIAMPO!


Ora ci si mette anche Ciampi,ansioso di partecipare allo Zelig che è ormai la politica italiana.
Dopo 18 anni salta fuori che nel 1992 temeva un golpe.Avrà delle prove,documenti,rapporti dei servizi.....macchè non si sa.
Ma ammettiamo pure che il temuto golpe (che non sia quello dei famosi colonnelli di Tognazzi...),avesse indizi concreti.
E allora,inclito ex-presidente,Lei ce lo viene a dire solo ora ed alla vigilia dell'uscita di un suo libro di memorie? Non avrebbe avuto il dovere di informarci prima e a tempo? O è la solita operazione chiagnefotte.

D'altronde,caro ex-presidente, noi non abbiam mai avuto eccessiva stima di come Lei si è comportato nei ruoli istituzionali.

Una vita nella stanza dei bottoni di Bankitalia,poi come governatore della stessa Banca per quasi quattordici anni.
Noi ci ricordiamo lo scandalo del Banco Ambrosiano,autorizzato a quotarsi in borsa poco prima del clamoroso crack,come pure del crack del Banco di Napoli (mica due banchette!) e della CDR di Cclabria.
Sempre si chiusero le stalle quando i buoi erano scappati,con tanti saluti all'opera di vigilanza.
Ricordiamo anche lo scandaloso crack della BNL di Atlanta (quella che finanziava il riarmo di Saddam Hussein),che scoprirono gli americani (già,se aspettavi Bankitalia!),il cui capo divisione era il figlio del Governatore.

Ma dove ci ha fatto rimettere un'iradiddio di grana è stata la sciagurata e dilettantesca difesa della lira nel 1992.
Difesa inutile,con grande dispendio delle riserve aureee,tanto che si dovette
svalutar la lira del 30%.
Ciononostante,ministro del tesoro (incaricato di negoziare l'entrata nell'eur,com'è finita col cambio tutti lo sanno),presidente del consiglio e della repubblica, e da ex non trova di meglio di dar del firmaiolo a Napolitano.Lui invece....

Chissà se tutto questo figurerà nell'autobiografia in uscita....

Caro ex-presidente,siccome ancora non abbiam l'anello al naso,ci consentirà di dubitare anche sulla sua attuale sparata a scoppio ritardato e sulla data scelta per queste rivelazioni.
Anzi più che dubitare,ne siam certi,non c'è altra spiegazione,una medidata operazione di marketing editoriale.Stile ex-presidenziale,ma poco azionista.

Tanti saluti e speriamo di non risentirla più, se non all'uscita del prossimo libro.

venerdì 28 maggio 2010

ITALIA UNITA E LE SUE LETTERE



(intervista a Gianni Celati - di A.A.Tristano - Il Riformista 27\5)

"A Manzoni preferisco il darwiniano Leopardi"




Il professore, alla maniera dell’amato Swift, fa una modesta proposta: far studiare a scuola le Operette morali al posto dei Promessi sposi.
Una scelta che ha a che vedere con la sua idea di Italia: «Si parla dei 150 anni dell’Unità, ma non possiamo dimenticare la cecità della cultura piemontese. Cosa fu al sud, quest’Unità, se non una rischiavizzazione dei Savoia?».
Gianni Celati, che ha insegnato linguistica, comparatistica e letteratura in più di un continente, da Princeton a Caen a Bologna, che ha scritto saggi (Finzioni occidentali) e prose di invenzione (Comiche, Parlamenti buffi, Narratori delle pianure), affermandosi come uno dei massimi narratori italiani, oggi fa il libero battitore nei territori del racconto.
Non è un neoborbonico del 2010, mai potrebbe, lui nato a Sondrio nel ’37, cresciuto sul Po ferrarese e presto divenuto cittadino del mondo, ma sull’Italia unita e le sue lettere ha un’idea precisa: «L’Unità era un’operazione sacrosanta, bellissima. Ma che errore fu la cancellazione di Napoli dalla cartina politico-culturale del potere italiano… La città di Basile, di Vico, di Giordano Bruno, all’avanguardia su tutte le altre città italiane. Napoli doveva essere la capitale della nuova Italia, altro che Roma: ci si dovrebbe vergognare della boria di Roma, dove tutti han paura che il Papa li sculacci, come diceva Fellini…».
E a proposito di libri fondanti: «Prendiamo I promessi sposi, capolavoro autentico che introdusse la stabilizzazione ferrea di un sistema letterario, la definizione imperativa di un racconto nazionale. È giusto studiarlo, ma per me l’opera simbolo che tutti gli italiani dovrebbero leggere, sono le Operette morali di Giacomo Leopardi, suprema forma di darwinismo letterario, che prospetta l’uomo oltre il proprio confine, che ci ricorda la nostra mortalità insegnando a vergognarci delle nostre vanità, a non esser categorici mai. Per me quelle pagine sono l’educazione più sicura, quella a cui sento di dover tornare…».
Celati ha da poco pubblicato con Feltrinelli i suoi Sonetti del Badalucco nell’Italia odierna, metà autobiografia e metà ballata - protagonista è un attore povero e anziano, Attilio Vecchiatto - sul tema di Amleto secondo la versione di quel Jules Laforgue che ispirò il Carmelo Bene di Hommelette for Hamlet. E in questi giorni sta ultimando il montaggio di un suo film documentario sull’Africa, frutto di una lunga permanenza nel continente nero:
«Ci andai dopo aver insegnato a Chicago. Lì tutti prendevano Prozac. Anch’io vedevo tutto scuro. Ma in Africa la depressione non esiste...».
Da vent’anni ha trasferito la propria residenza in Inghilterra. Dove, alle ultime elezioni, secondo lui ha vinto comunque Blair: «Al governo sono andati i candidati che più gli somigliano e ha perso quello che gli somigliava di meno, per quanto fosse dello stesso partito. Brown più che all’idea del bene crede in una specie di matematica teologica, da puro protestante scozzese. Blair ha fatto riforme che resteranno. Io comunque avrei votato per i verdi…».
In Italia, Paese «inospite, triviale», di «fango e brulicame» in mano a Badalucco «cavalier furbino» (come scrive nei suoi Sonetti), non saprebbe.
Il rapporto con la politica si è azzerato quando si chiuse la militanza nel vecchio Pci. Lui, addetto al lavoro culturale in quel di Bologna: «Mi ricordo quando battevo le case del popolo in provincia per spiegare il mio anti-stalinismo, con i commenti dei compagni basiti che mi davano del “liberale” o “testa di cazzo”, che per quella platea erano perfetti sinonimi, e mi costringevano a scappare nella nebbia… Frequentavo amici di famiglia, veri partigiani, in fiduciosa attesa della rivoluzione, che della guerra avevano conservato le pistole o i mitra, e mica nascondendoli ma tenendoli bene in vista in cucina. Ma soprattutto amavo le donne di quel vecchio Pci, qualcosa che rendeva il comunismo come l’eros del Simposio di Platone, qualcosa che unisce il greve e l’acuto, il duro e il molle…».
Celati non ha mai smesso l’attività di traduttore. Il suo primo rapporto professionale con la letteratura. «Ero a Londra con una borsa di studio, dedito a quel delirio della lettura che ancora mi accompagna. Scoprii un testo di Jonathan Swift ancora inedito in Italia. Era la Favola della botte. Il testo capitò nelle mani di Italo Calvino, che lo fece pubblicare. Divenimmo amici. Quando tornavo da Londra, e lo facevo sempre in macchina, mi fermavo sempre da lui a Parigi, dove viveva. Grazie a lui debuttai con le mie Comiche. Calvino era una straordinaria macchina narrativa, aveva la capacità di fare di ogni cosa un racconto. Ma fu rovinato dai suoi complessi di inferiorità. Verso tutti: la Francia, gli strutturalisti, Roland Barthes, alla cui lezioni assisteva come uno studente qualunque, Giorgio Manganelli, Edoardo Sanguineti…
A Parigi incrociammo Beckett e lui non volle incontrarlo, e si commosse perché in lui vedeva lo scrittore che non sarebbe mai stato. Era ossessionato dal mantenere la fama che si era conquistato, quella del “grande intellettuale”, “il grande autore”, lui che in privato si definiva “uno scrittore domenicale”, come se quella sua facilità di raccontare fosse una debolezza, una specie di frivolezza intellettuale a cui non doveva piegarsi. Era fermo a un’idea newtoniana della scienza e della letteratura, la teoria dei quanti non la volle frequentare mai. Mi ricordo gli ultimi momenti di lucidità in clinica a Siena, prima che morisse. Ripeteva fra sé: “Le rette, le parallele… Giovanni Di Marzo… fenomenologo”: un romanzo embrionale, queste frasi, il romanzo che non poté scrivere. Ai suoi funerali l’intellighenzia italica diede davvero il peggio di sé: capannelli sparsi e mormoranti dove c’era chi pianificava di pubblicare il suo ultimo libro in quattro lingue, chi si sentiva già suo delfino, chi strologava su contratti da firmare. Povero Italo…».
C'era una volta Alice. E c'è ancora. Tim Burton ne ha tratto un successo planetario per il cinema. Nelle analisi politiche sul recente voto britannico c'è chi l'ha tirata in ballo perché «la Costituzione al pari di Alice nel paese delle meraviglie si deforma come se avesse mangiato funghi allucinogeni» (Richard Newbury sulla Stampa).
Per Celati, Alice invece vuol dire 1977. La Contestazione. «Avevo lasciato l’insegnamento alla Cornell University, nello Stato di New York, dopo essere stato indicato da Manganelli per la cattedra al Dams di Bologna. In America avevo conosciuto a fondo la controcultura, di cui Alice era divenuto il simbolo. Decisi di dedicare il mio corso proprio al personaggio di Lewis Carroll». L’Alice italiana fu la bambina del Movimento che infiammò quell’anno con i carri armati spediti da Cossiga per le strade di Bologna. «Dovetti firmare delle carte con cui mi assumevo la responsabilità totale di quanto accadeva durante il mio corso». In quegli anni, in quelle aule, c’erano ragazzi che di lì a breve avrebbero occupato la scena culturale italiana. Sui quali Celati ha opinioni differenti. Pier Vittorio Tondelli: «Intelligentissimo. Una mente portata per gli affari. Ebbe subito successo con Altri libertini, costruito a tavolino in Feltrinelli. Io gli dicevo: “Ma perché non provi a rileggere Ariosto?”. Ma lui pensava solo agli americani. Riducendosi a scrivere libri che sembravano cattive traduzioni dei romanzi d’oltreoceano». E Andrea Pazienza: «Forse il più grande talento della sua generazione. Non fece mai nulla per compiacere nessuno. Ma che balordi, gli eroinomani…».
Dovesse indicare gli autori di cui mai privarsi, oggi Celati direbbe tre nomi: «In cima ci metto Antonio Delfini, grandissimo stilista semi-sconosciuto, lontano da ogni convento. Poi Beckett, capace di scrivere cose che a nessuno riuscirebbero. E Proust: ho cominciato a leggerlo seriamente solo sui 50 anni, e dentro ci trovo tutto».
Ma, in sostanza, perché si scrive? «Quando scrivo mi capita di pensare a Totò.
Totò ci ha riscattato tutti, ha sgonfiato i tromboni. Perché scrivere? In fondo si scrive perché nessuno è mai da solo, perché immagini da qualche parte qualcuno in sintonia con te. Forse, si scrive solo per amore…».
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(Commento di un ns collaboratore)


La parte del tenero reducismo ,del come eravamo,non mi entusiasma mai molto perchè nasconde sempre il lato oscuro che inevitabilmente si trascina dietro, (e che appunto resta sempre in ombra), a favore dell'alone romantico del poi su fatti e circostanze che al loro tempo non lo avevano affatto.
Più interessante quel che riguarda l'Italia unita e le sue lettere.
Che l'Unità fosse un'operazione sacrosanta e bellissima, è alquanto opinabile,visto che per duemila anni,ad eccezione di Roma e fascismo,la terra italiana mai ha conosciuto unità politica,culturale e spirituale.
Mi vien da dire che questa è la sua naturale condizione esistenziale.
Una certa unità può essersi verificata,seppur parzialmente,a livello linguistico.
Una condizione simile ha vissuto la Germania,la cui unità è ancora piu recente,ma dove le varie entità territoriali conservano ampie autonomie che in Italia non si son mai sognati di riconoscere,facendo di questa unità una traballante chimera.
Si diceva,l'Italia è fatta,ora bisogna fare gli italiani.
Forse bisognerebbe rifarli entrambi.
Quanto ai libri fondanti,d'accordo sulle operette morali e su Leopardi in toto,ma il libro più moderno,anche poeticamente,resta sempre la Commedia dantesca in particolare (sapendola spiegare,cosa mai accaduta nelle scuole, e senza che le note sian più lunghe del testo) e tutta la produzione in generale del fiorentino.Aggiungerei pure il Machiavelli.
Tralascio la troppo facile e banale battuta africana e il must dell'italia inospite e triviale,così pure altre affermazioni condite di facile retorica.
Pare che questi personaggi sian vissuti in un altro mondo dal dopoguerra in avanti,sempre a mitizzare un'italia che non è mai esistita come loro l'immaginano.
Pare inoltre che non si siano accorti della generale mutazione antropologica intervenuta in tutto il globo,certamente in peggio.
Dopo Badalucco ci sarà un Badalicchio,o pensa Celati che tutto sarà diverso? Che la trivialità scomparirà?
E' costume di ogni intellettuale italiano trovarsi bene in paesi in cui vengono applicate leggi che non vorrebbero mai in Italia e contrarie a tutta la loro storia politica e culturale.
Penso proprio a Gran Bretagna,USA e Francia.Lì però stanno al passo,mentre quando ritornano qui ,o parlano del loro paese,fan fuoco e fiamme.
Su Calvino,come scrittore,nutro qualche perplessità e credo sia stato molto sopravalutato.
Sarà pure stato una straordinaria macchina narrativa,come dice Celati,ma quanto resterà?
Forse non era tutto understatement quando lui stesso si definiva "scrittore domenicale",mentre non era affatto un intellettuale della domenica,razza ora in enorme espansione.
Certo Becket è Beckett.....l'abbiamo mai avuto noi uno come questo o uno scrittore che,almeno dal dopoguerra in avanti,non infilasse sempre la politica in un certo modo nei suo romanzi?
Solo molto provincialismo letterario.Pochi si son salvati,forse il Gattopardo,Gadda.
Di Alice non voglio parlare,si può dir tutto ed il contrario di tutto.
Gli autori di cui mai privarsi?
Ok Proust,che una volta entrati nel suo modo di scrivere,vorresti continuare a leggerlo ancora dopo quattromila pagine,e ovviamente Beckett la cui sintesi comica e tragica del mondo è inarrivabile.
Delfini non lo conosco e quindi mi taccio.
Io aggiungerei Nietzsche,Cèline e Shakespeare.

(corrado prestianni)

mercoledì 26 maggio 2010

IL BATTERISTA DEI POOH

il pianista jazz

Da tempo circola un video su youtube di un pianista jazz che ironizza sulle qualità tecniche del batterista,forse ora ex,dei Pooh confrontandole con quelle di alcuni batteristi jazz.

Apriti cielo,rivolta dei fans del gruppo che hanno ricoperto l'incauto pianista di contumelie,adducendo il senso di invidia,le belle canzoni dei Pooh,il loro successo,il senso di frustrazione,l'immodestia,la puzza sotto il naso,il rispetto e chi più ne ha più ne metta.

L'ironia era semplicemente concentrata sulle qualità del batterista D'Orazio e non c'era nessuna ragione di sollevare un polverone di lesa maestà del gruppo.
In effetti,come si potrà sentire e vedere nei video sotto linkati,la distanza tecnica coi batteristi jazz è incolmabile.


I due video ironici





I confronti



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Per restare in tema di musica e di minchiate ecco un video di Jovanotti,un vero miracolato di Lourdes,ad Harvard.Cosa mai potrà dire questo parlatore di musica ultra politically correct in questa università,è uno dei misteri che ci circondano.Il vecchio Frank si rivolterà nella tomba.
Lui pensa positivo e probabilmente lo è veramente....